Interviste, Podcast

Intervista a Yana da Mosca

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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo episodio è il primo di una serie di interviste che intendo fare, interviste a persone che imparano o hanno imparato l’italiano. Penso che possa essere interessante, utile e magari fungere da motivazione. Oggi parlo con Yana, una mia amica russa di Mosca che studia italiano da tre anni. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione dell’intervista in cui correggo gli errori fatti da Yana o propongo alcune frasi in un modo più naturale per un madrelingua italiano. Per problemi logistici in questa intervista Yana ha risposte alle domande che le ho inviato in precedenza, quindi non è una conversazione vera e propria; le prossime interviste però saranno delle conversazioni, perché penso sia interessante ascoltare l’italiano in un dialogo reale. Penso comunque sia interessante anche questa intervista.  Detto questo, buon ascolto!

La prima domanda è molto semplice. Chi sei? Introduciti brevemente a chi ci ascolta.
Ciao, mi chiamo Yana. Sono (una) studentessa dell’istituto (di un istituto) letterario a Mosca. Studio nella facoltà di traduzione e imparo l’italiano quasi per tre anni (da quasi tre anni).

Perché hai iniziato a imparare l’italiano?
Per dir la verità non è la scelta mia (meglio: non è stata una mia scelta), perché io penso quando passo tutti gli esami, dopo gli esami faccio una possibilità di scegliere tra alcune lingue (meglio: Pensavo che dopo aver passato tutti gli esami avrei avuto la possibilità di scegliere tra alcune lingue), ma questo non funziona così nel nostro istituto. Perché ogni anno c’è solo un gruppo di traduttori e nel 2013 era un gruppo di traduttori italiani (meglio: di italiano)

Secondo te qual è l’aspetto più  difficile dell’italiano?
Per me ci sono (ce ne sono) molti. Il primo aspetto è (anche possibile: sono) le preposizioni. Perché quando parlo e uso le preposizioni inglesi, norvegesi, ma non italiane, non so perché, [ho qualche problema]. Magari è difficile solamente per me , ma non è la (una) difficoltà comune. Poi la cosa difficile è (meglio: un’altra cosa/aspetto difficile sono) i pronomi, perché neanche in inglese, neanche in norvegese, neanche in russo ( in inglese, in norvegese, ecc.) non ci sono pronomi così diversi, così differenti. E’ difficile da ricordarli (oppure: sono difficili da ricordare). Ok, l’altra cosa è il congiuntivo, che gli italiani non si usano, ma è obbligatorio da impararlo. Anche ci sono (ci sono anchele forme dei verbi al passato remoto.

Che cosa pensano i russi dell’italia e degli italiani?
Per i russi l’Italia è un paese di pizza (è il paese della pizza), del vino, del formaggio, anche il paese dello stile, della moda, della musica, ma della musica popolare negli anni ’80, ’90, non è la musica contemporanea. Ci sono molti russi che guardano Sanremo (ed: the most popular italian music festival). Anche l’Italia per i russi è un il paese del teatro, o il paese del ciclismo, perché molti seguono il Giro d’Italia. (meglio: L’italia per i russi è anche ecc., oppure Inoltre l’italia per i russi è ecc. / Anche l’Italia means “Italy too” not “Also, Italy”). L’Italia per i russi è un paese fraterno, se si può dire così, perché gli italiani sono fratelli, ma fratelli un po’ più fortunati, magari. Perché la Russia è il (un) paese grosso, con i problemi grossi, l’Italia sembra un paese più piccolo con i problemi più piccoli. Magari non è vero ma per molti russi si pare così (a molti russi sembra sia così / “pare” can’t be used like that in italian. It’s used mostly in phrases like “pare che/a quanto pare” (it seems that), “mi pare che” (“it seems to me that”) or “così pare” (so it seems), but  “sembrare” is more often used).

Sei stata in Italia. Che cosa ti è piaciuto e che cosa invece NON ti è piaciuto dell’Italia?
Mi piace la gente, la gente mi piace moltissimo. Anche il cibo, anche la birra, questa birra sarda, come si chiama, Ichnusa, mi piace moltissimo. Mi piacciono i treni, perché in Russia la ferrovia (meglio: le ferrovie) è un incubo infinito, se si può dire così, ma in Italia i treni sono benissimi (i treni sono buonissimi/bellissimi, oppure i treni funzionano bene), anche i regionali. Anche l’atmosfera, non so perché ma quando arrivo in Italia mi sento più tranquilloa che qua a in Russia. La cosa che non mi piace (meglio: quello/ciò che non mi piace).. ah, in Italia non c’è Internet gratis. Non c’è il wi-fi gratis, e per gli stranieri è un problema perché internet in roaming è molto caro.

Tra le città che hai visitato qual è la tua preferita?
La mia città preferita è Roma. Ma anche mi piace (meglio: ma mi piace anche) Pisa, e Torino è bella. Ma la Roma mi piace di più (if you say “La Roma” it sounds like you’re talking about AS Roma, the football club. Same with “Mi piace Torino” (I like Turin) vs “Mi piace il Torino” (I like Torino FC) or “Mi piace Napoli” vs “Mi piace IL Napoli” (I like SSC Napoli). As a rule cities don’t need the article, but cities’ clubs do)

Da dove nasce il tuo interesse per i dialetti, in particolare quello napoletano?
Ok, tutte le cose più belle nella mia vita succedono all’improvviso, anche questa (e questa anche/pure). Ho visto il film Gomorra, e poi Gomorra la serie e questo è un punto quando nasce il mio interesse per il dialetto (in quel momento è nato il mio interesse per il dialetto / ed è li che è nato il mio interesse per il dialetto). Poi sento (o ascolto) alcuni rapper napoletani, che recitano (cantano) in dialetto. Ora sto* innamorata nella della lingua napoletana. Anche ho letto (ho anche letto) qualche poesia qualche fiaba in napoletano. (“qualche” is always followed by a singular noun)

*(we can see here how Yana listens to neapolitan and southern italian :)  In standard or northern italian we would say “sono innamorato della lingua napoletana”, but in central and southern italian “sto innamorato” is perfectly fine).

Leggi o guardi film in italiano?
Guardo il i film con i sottotitoli inglesi (in inglese) a volte per imparare due lingue, l’italiano è l’inglese. Leggo molto, non solo letteratura  come letteratura (meglio: letteratura vera e propria) ma anche le notizie nel (sul) giornale nell‘internet (su/in internet), qualche articolo, tutto questo. In russia è difficile da guardare film in italiano senza traduzione, si può solo scaricarli ma è difficile. Per i libri è (persino) più difficile che per i film.

C’è qualcosa in particolare che consiglieresti a una persona che impara l’italiano?
Posso consigliere (consigliare / “consigliere” is counsellor) da di andare in Italia, da di sentire, da di vedere tutto per  con i propri occhi, per sentire come la lingua funziona in Italia, non in Russia, e anche per di leggere molto, guardare il film, non solo film ma tv, magari in streaming, per di ascoltare la radio, la musica. Oh, lo so: il mio consiglio è per di trovare una cosa che t’interessi in Italia, magari la musica, il teatro, letteratura, il calcio. E poi seguire il tuo interessoe

Hai dei trucchi nell’apprendimento dell’italiano che chiunque lo studi dovrebbe conoscere?
Per me il trucco è  per traducere (tradurre / the infinitive is irregular, as it is in verbs like “condurre”, “produrre”, “indurre” ecc.) i miei pensieri, i miei sogni non so, tutto ciò che leggo in russo ad esempio provo a traducere (tradurlo) in italiano, e viceversa, per parlare l’italiano, anche l’italiano molto sbagliato, per (con) i miei amici, per mandare i messaggi, sms o sui social network, non in russo ma in italiano. Poi non so, Il meglio (miglior) trucco è da non avere paura, da di comunicare in italiano, non solo in italiano ma in alcune (tutte le) lingue che impari. Perché senza comunicazione non esistono le lingue.

Questa era l’intervista con Yana, spero vi sia piaciuta. Sul sito podcastitaliano.com troverete la trascrizione , in cui correggo gli errori di Yana oppure riformulo alcune frasi in un italiano più naturale (anche se parla bene Yana!) . Spero di fare presto altre interviste. Ascoltate gli altri episodi, e ci vediamo nel prossimo episodio. Alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

Podcast, Principiante

Principiante/pre-intermedio #5: Le scimmie in viaggio – Favola di Gianni Rodari


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Bentornati su Podcast Italiano, in questo episodio vi leggerò di nuovo un favola di Gianni Rodari, tratta da “Favole al telefono”. E’ molto breve ma ci sono comunque delle espressioni interessanti che magari non conoscete.

Le scimmie in viaggio (monkeys on a trip)

Un giorno le scimmie dello zoo decisero di fare un viaggio di istruzione (field trip). Cammina, cammina, si fermarono e una domandò:

Cosa si vede? (what can you see?)

– La gabbia (cage) del leone, la vasca delle foche (the seals’ tank / vasca can also be “tub”) e la casa della giraffa.

Com’è grande il mondo, e com’è istruttivo viaggiare (com’è + adjective + noun = how + adj. is + noun / com’è bello l’italiano!) .

Ripresero il cammino (they started wakling again / riprendere + noun OR verb = restart, resume (ricominciare) / Ho ripreso a studiare l’italiano = I went back to studying italian) e si fermarono soltanto a mezzogiorno.

– Cosa si vede adesso?

– La casa della giraffa, la vasca delle foche e la gabbia del leone.

– Come è strano il mondo e come è istruttivo viaggiare.

Si rimisero in marcia (“they got back on the road/resumed walking / “rimettersi in marcia”) e si fermarono solo al tramonto del sole (sunset, usually we just say “tramonto” and “alba”, “sunrise”).

Che c’è da vedere? (what’s there to see?)

– La gabbia del leone, la casa della giraffa e la vasca delle foche.

– Come è noioso il mondo: si vedono sempre le stesse cose. E viaggiare non serve proprio a niente (is useless /non servire a niente = to be useless)

Per forza (no wonder, of course!): viaggiavano, viaggiavano, ma non erano uscite dalla gabbia e non facevano che (they kept / non fare che = to keep doing sth / la situazione non fa che peggiorare) girare in tondo (going in circles) come i cavalli di una giostra (merry-go round).

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Intermedio, Podcast

Il terremoto in Italia centrale – Intermedio #4


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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo è un episodio di livello intermedio, in cui vi parlerò del terremoto (earthquake) avvenuto ad Agosto in Italia centrale, e in generale del problema delle catastrofi naturali in Italia. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione con la traduzione delle parole più difficili.

Come forse saprete il 24 agosto 2016 c’è stato un forte terremoto nel centro Italia, nella cosiddetta “Valle del Tronto”, al confine tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Tre sono i comuni che hanno subito danni ingenti (serious damage): Accumoli, Amatrice (famosa per il famoso sugo all’Amatriciana, conosciuto in tutto il mondo) e Arquata del Tronto. Le scosse (shocks, quakes) sono state numerose, e l’attività sismica non è ancora conclusa del tutto. Infatti oggi, 16 ottobre, c’è stata un’ulteriore (an additional) scossa di magnitudo 4,1. Ma la scossa principale è avvenuta appunto il 24 agosto alle 3:36:32 con una magnitudo di circa 6 gradi della scala Richter. Le vittime sono state 298, i feriti 388. Gravi sono inoltre i danni al patrimonio culturale locale (local cultural heritage), come chiese ed edifici. I danni stimati (estimated damage) dal presidente del consiglio (prime minister) Matteo Renzi sono di 4 miliardi di euro.
L’Italia, specialmente il centro e il sud, è notoriamente (famously, is known as) una zona ad alto rischio sismico (high risk of earthquakes)– ovvero la probabilità che avvengano terremoti è estremamente elevata. Tra i paesi europei infatti l’Italia è quello storicamente più colpito da sismi (synonim of earthquake), che in diverse occasioni sono stati distruttrici (destructive). Uno dei più famosi negli ultimi anni è stato quello che ha colpito e devastato l’Aquila, in Abruzzo, nel 2009, causando ben 309 morti. Nel 1980 il famoso terremoto dell’Irpinia causò quasi 300 morti, e se torniamo indietro di circa un secolo (if we go back one century), nel 1908, il terremoto di Messina fu la più grande catastrofe naturale di cui si ha memoria (in living memoryin Europa per numero di vittime (circa 100.000, forse di più)
I terremoti dunque sono molte frequenti in Italia. Ma perché allora, si potrebbe obiettare (one might wonder, ask) ci troviamo ogni volta così impreparati? (we are unprepared / trovarsi impreparati). Perché terremoti di 6 gradi di magnitudo, che in Giappone non provocherebbero nemmeno una vittima (would not cause a single victim), in Italia ne causano centinaia? E’ una questione difficile.

Uno dei problemi principali che rendono i terremoti in Italia così pericolosi è la grande ricchezza di edifici storici, di antica costruzione (built a long time ago). L’Italia ha un patrimonio culturale e artistico gigantesco (è il paese che ha il numero maggiore di siti storici inseriti nella lista dell’Unesco), e comuni come quelli colpiti dal sisma dallo scorso agosto non hanno edifici moderni, costruiti secondo (built following) le moderne tecnologie antisismiche (antiseismic, earthquake-proof); è per questo che spesso subiscono danni ingenti quando capitano terremoti di questo tipo. Ristrutturare (renovating) un così grande numero di edifici antichi non a norma (noncompliant) comporterebbe un costo secondo alcuni non sostenibile per le casse dello stato (state coffers, state funds). Dall’altro lato però, i terremoti in Italia sono una realtà tristemente nota (infamous, sadly famous) e se non si trova una soluzione periodicamente ci toccherà assistere a tragedie di questo tipo  .
Ma non sono solamente i terremoti a causare problemi al nostro paese: le alluvioni e inondazioni (floods) che si verificano puntualmente (reguarlyogni anno con l’arrivo dell’inverno e della pioggia (soprattutto in regioni come Liguria, Toscana, Emilia-Romagna), sono una piaga dell’Italia.
E’ un dato di fatto (it’s a fact) che la nostra penisola sia spesso colpita da catastrofi naturali, come è un dato di fatto che non si sia fatto abbastanza in passato al fine di prevenirne e limitarne i danni. A mio parere però, è necessario intervenire in maniera sistematica e soprattutto avere memoria storica (historical memory). Terremoti e inondazioni sono la norma per il nostro paese, e purtroppo possono solo continuare ad esserlo anche in futuro.

Grazie per aver ascoltato l’episodio. L’argomento non è per niente facile, è un argomento controverso e spesso dibattuto e quindi sono rimasto sul generico (keep it general) per non dire imprecisioni (inaccuracies), non sono un esperto in materia e quindi non voglio dire cose non vere; spero che vi sia comunque piaciuto e abbiate imparato qualcosa. Per la trascrizione visitate podcastitaliano.com e riascoltate l’episodio più di una volta per migliorare la vostra comprensione. Alla prossima! Ciao.

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Avanzato, Podcast

Avanzato #3 – Il calcio in Italia

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Benvenuti su podcast italiano. Questo è un episodio di livello intermedio, in cui parleremo del calcio in Italia. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione del testo, che vi aiuterà a seguire più facilmente il testo e a studiare le parole sconosciute. Incominciamo.

In Italia ci siano molti sport di lunga tradizione (long estabilished, with long traditions), ma il calcio in Italia è di gran lunga (by far and away) quello più seguito e praticato. Secondo le statistiche, 4 italiani su 10 si dichiarano “tifosi”. Ma che cosa vuol dire tifoso? La parola tifoso è usata per indicare una persona che sostiene (here means supports), o “tifa” (cheers for) una squadra di calcio; deriva da “tifo(typhus), una malattia infettiva caratterizzata da alta febbre e sensi offuscati (numbed senses). Si potrebbe dire, in un certo senso, che anche il “tifo” sportivo può a volte offuscare i sensi dato che nello sport – ma anche in altri ambiti, come nella politica – “facciamo il tifo”, e in ogni circostanza sosteniamo una squadra (o un partito) a spada tratta (defend strenously, take up the cudgels), come si suol dire (as we say). E’ un’etimologia curiosa, così come interessante è l’origine  della parola “calcio”. Infatti in molte lingue esiste una parola che deriva o da “football” o da “soccer”, ma non in italiano. Calcio infatti significa “kick”. Come mai? Ai tempi del fascismo, molti forestierismi (foreign words, from “forestiero”, not so common word meaning “foreigner”, straniero), ovvero parole straniere non apprezzate dal regime, sono state sostituite da parole italiane equivalenti. Alcune non hanno attecchito (didn’t catch on) e non sono state usate dopo la caduta del regime, altre sì. Calcio è una di queste, che ha rimpiazzato (replaced) completamente “football”.
Etimologia a parte, per molti italiani il calcio è importante, ed è sicuramente una causa di disaccordo (reason for disagreement) e di discussioni accese (heated discussions) (appunto, come la politica). Il calcio è uno degli argomenti di cui gli italiani amano discutere all’ossessione (to obsession)nella vita quotidiana.
I club italiani hanno ricoperto un ruolo importante (had an importat part) nella storia del calcio europeo e mondiale, avendo vinto molti trofei internazionali; la nazionale italiana (the italian national team) è seconda solamente al Brasile in quanto a (as for) coppe del mondo vinte (4 contro le 5 brasiliane). Nel campionato italiano, conosciuto come Serie A, hanno giocato innumerevoli campioni italiani e stranieri.
Negli ultimi anni però si è visto un netto calo nella qualità del calcio italiano: spesso in partite internazionali le squadre italiane fanno fatica (struggle) contro quelle estere, perdendo o pareggiando più del dovuto (more than they should), diciamo. Sempre meno campioni scelgono di giocare in Italia, i club italiani sono più poveri rispetto a quelli esteri e in generale si dice ci sia un calo di “appeal”, utilizzando questa parola inglese, della Serie A. Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui gli stadi fatiscenti (crumbling, dilapidated), spesso costruiti molti decenni fa, e la violenza delle tifoserie (organized groups of fans, or “tifosi”) (ma non solo). Nella storia del calcio italiano infatti non sono pochi i casi di scontri tra tifosi di squadre opposte o scontri con la polizia. I tifosi più agguerriti (fierce)sono chiamati “ultras” e, benché siano capaci di tifare pacificamente la propria squadra cantando e incoraggiando i proprio giocatori, a volte si macchiano di azioni violente (are guilt of acts of violence) che non sono perdonabili. E’ anche per questo che molte famiglie o persone ordinarie preferiscono non andare allo stadio e guardare magari la partita alla TV, per paura del tifo organizzato, e anche a causa di questo gli spettatori medi nelle partite di Serie A sono in calo.
Nonostante i numerosi problemi del calcio italiano, resta uno sport molto amato dal popolo italiano, che sostiene la propria nazionale molto calorosamente durante i tornei internazionali (anche se ultimamente si potrebbe dire che questo sostegno non è stato ripagato da prestazioni eccelse (hasn’t been repaid by excellent performances) :D).
Molti ragazzini giocano da calcio fin da piccoli nelle cosiddette “scuole calcio”, ma il calcio è anche un passatempo di quasi tutti i bambini maschi (ma non solamente): basta un pallone e due alberi (o degli oggetti per creare una “porta” (goal as the one the goalkeeper defends. a goal that you score is a “gol” or “rete”) improvvisata per poter giocare ovunque, nei giardini delle scuole, nei parchi, nelle piazze, per strada. Chi è cresciuto in Italia difficilmente non ha mai giocato a pallone da bambino, anche chi non lo ama.
Nonostante ciò sono molti coloro a cui il calcio interessa marginalmente o proprio per niente (not at all). A volte si crea infatti una divisione tra la fazione (faction, side) degli “stupidi tifosi ossessionati da milionari che rincorrono (chase) un pallone” e quella degli  “alternativi/hipster che non seguono il calcio, preferendogli meeting di geopolitica e diritto comparato”. Scherzi a parte (joking aside), a me personalmente il calcio piace e lo seguo, ma penso che non abbia senso criticare chi abbia interessi diversi dai propri. Tutti abbiamo dei passatempi non necessariamente “produttivi”, che siano questi (here meaningwhether that’s X or Y”) guardare il calcio in tv, andare al pub a bersi una birra o giocare a Pokemon Go. Il nostro cervello ha bisogno di distrazioni dalla complessa e stressante vita di tutti i giorni. L’importante è essere equilibrati e ricordarsi che, per quanto appassionante (as exciting it is, however exciting it is), rimane solo un gioco.

Spero vi sia piaciuto l’episodio, riascoltatelo per migliorare la vostra comprensione. Come sempre sul sito troverete la trascrizione con la traduzione delle parole e espressioni più complicate. Non mi resta che salutarvi, ci vediamo presto! Ciao.

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Podcast, Principiante

Principiante/pre-intermedio #4 – Torino

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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo è il quarto episodio di livello principiante/pre-intermedio e oggi volevo parlarvi di Torino. Nel precedente episodio vi ho parlato della maratona di Torino, che si svolge (takes place) a Torino. Oggi invece volevo parlare più in generale di Torino stessa, la mia città. In realtà non abito dentro Torino, ma non lontano, in quella che chiamiamo “prima cintura” (first belt), ovvero un anello (ring) di città e cittadine (small towns) attorno a Torino. Torino è il capoluogo (capital of one of the 20 italian regions) del Piemonte e si trova a nord-ovest della penisola, dello stivale (boot), non lontano dalla Francia e dalle Alpi, che sono le famose montagne dell’Europa centrale. La sua popolazione è di quasi 900.000 abitanti, quarta in Italia quindi, ed è un importante centro per l’arte, lo studio, la scienza, la cultura, il cinema e molto altro, ma è conosciuta soprattutto (mostly known) per l’industria di automobili.
Infatti nel ventesimo secolo Torino aveva infatti la fama (fame) di città industriale: a Torino c’era la sede (headquarters) della FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), la più famosa casa automobilistica italiana, fondata all’inizio del 1900. Moltissimi emigranti dal Sud e dal Veneto si sono trasferiti (moved to) a Torino, soprattutto nel secondo dopoguerra (aftermath of WWII), per lavorare alla Fiat. Forse è a causa di questa fama di città industriale che il turismo per molto tempo non è decollato (didn’t take off, from “decollare”), o forse semplicemente perché in Italia ci sono città come Roma, Firenze, Venezia, Napoli, e moltissime altre, che sono città ricchissime di arte in ogni angolo, sicuramente più di Torino.  Torino però negli ultimi vent’anni è cambiata molto, soprattutto nel 2006 in occasione delle olimpiadi invernali (winter olympics), ed è diventata più bella e più turistica.
Alcune curiosità: Torino ospita la cosiddetta “sindone(known in english as “Shroud of Turin”), un telo (a shroud) in cui i cristiani pensano fosse avvolto Gesù (in which christians believe Jesus was wrapped)  al momento della sua morte, ed è quindi la reliquia (relic) più importante della religione cristiana.
Inoltre è stata la prima capitale (first capital) del regno d’Italia (kingdom of Italy) dal 1861 al 1865.

A Torino sono stati creati alcuni famosissimi simboli dell’Italia, come il caffè espresso, il Martini e il cioccolato gianduja, o anche conosciuto come giandujotto, ovvero un cioccolatino a forma di barca.

Molti personaggi famosi hanno vissuto a Torino, tra cui il filosofo Nietzsche (che a Torino è morto), che ha detto:” « Trovo ch qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti (I find it a place worth living in under all aspects)“. Ma molti altri filosofi, letterati italiani ma anche personaggi storici stranieri come Mark Twain, Jean Jacques Rousseu, hanno descritto Torino come una città molto bella e molto valida (valuable) dal punto di vista artistico.

In conclusione, Torino è una città che, secondo me, non è conosciuta e apprezzata abbastanza dai turisti (isn’t known and appreciated enough by tourists). Forse sono di parte (biased), sicuramente lo sono perché ci vivo (here, ci here means “there, inside of it”), ma penso che l’atmosfera elegante della sua architettura e dei suoi portici (arcades, see here) la rendono unica nel suo genere in Italia (make it [a] one of kind [city] in Italy). Se visitate l’Italia e avete tempo e modo, vi consiglio caldamente (I strongly recommend) di visitare Torino!

Questo era l’episodio di oggi, su podcastitaliano.com troverete la trascrizione con la traduzione tra parentesi delle parole più difficili, vi consiglio di riascoltare l’episodio più di una volta perché questo aiuterà la vostra comprensione. Detto questo grazie dell’attenzione, alla prossima!

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Intermedio, Podcast, Senza categoria

Cinque anni fa l’addio a Steve Jobs – Articolo – Intermedio #3

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Cinque anni fa, poche settimane dopo aver passato il testimone (after passing the baton, passare il testimone = leaving somebody else take over) al suo successore Tim Cook, il genio visionario di Apple, Steve Jobs, si spegneva (passed away / spegnersi = morire) per un tumore al pancreas: le sue intuizioni hanno aperto nuovi capitoli nella storia dell’informatica, e il suo culto è ancora vivo più che mai (more than ever) tra i fan in tutto il mondo. Oggi Apple è la più grande società al mondo per valore di mercato (market value) e rimane una delle più influenti, il suo utile netto (net profit) di 53 miliardi di dollari dell’anno scorso era superiore a quello combinato di colossi (giants) dell’high tech come Facebook, Amazon e Microsoft.

Allo stesso tempo, però, la crescita di Cupertino sta rallentando (is slowing down, from “rallentare”) e si trova ad affrontare (has to face) più preoccupazioni che mai (more worries than ever before) sul suo futuro, con le vendite di iPhone e iPad in calo (decreasing) per una progressiva saturazione del mercato, e il fatto che l’Apple Watch non è diventato un prodotto di grande successo (very successful). Secondo diversi osservatori, insomma, la Mela non è più quella di una volta, o quanto meno (at least / = almeno), sembra sia venuto a mancare (disappeared / can also mean “to die” like “spegnersi” es. “È venuto a mancare durante la notte”) il colpo di genio (stroke of genius) nel pensare prodotti precursori (precursor of, groundbreaking) di consumi (consumption) e tendenze (trends), seguendo l’eredità (following the steps, literally “heritage”) di colui (of him who) che ha stravolto (revolutionized, radically changed from “stravolgere”) il mondo della tecnologia, ideando (coming up with, from “ideare”) oggetti che hanno cambiato la vita a più di una generazione.

E la Apple (sometimes we use the article “la” in front of the name of companies), forse per la prima volta, viene percepita  almeno in Europa, come (is perceived asuna entità di una certa arroganza (an entity of a certain arrogance) che non vuole pagare le tasse: accusata di avere approfittato (taking advantage of) di un regime fiscale (tax system, tax regime) troppo favorevole in Irlanda, la Casa di Cupertino ha reagito (replied, literally “reacted”) stizzita (irritated) all’annuncio di una ‘multa’ di 13 miliardi di euro comminata (inflicted, from “comminare”, very formal) dalla Commissione europea. Dal Macintosh, il primo personal computer con il mouse, passando per iPod e iTunes Store, che hanno modificato radicalmente (radically changed) il modo di acquistare la musica, fino all’iPad e soprattutto all’iPhone, su cui Jobs ha sostituito (replaced) i pulsanti (buttons, but  only for devices) con il touchscreen dando vita (bringing forth, giving life to) ad una vera rivoluzione.

Apple, però, cerca ancora di inventare futuro, e nel nuovo iPhone 7 abbandona il jack, la presa per le cuffie. Forse un po’ troppo poco, osservano i più critici (the most critical say) Da quando è morto, Jobs è diventato protagonista di libri e film, il suo discorso (speech) ai neolaureati (recent graduates) dell’Universita’ di Stanford con la celebre frase “Siate affamati, siate folli” viene ripetuto come un mantra. Il suo ricordo viaggia sui social network e anche sul sito Apple, dove gli è stata dedicata una pagina dal titolo ‘Remembering Steve’, che raccoglie (gathers, from “raccogliere”) in tempo reale tutti i pensieri dei suoi fan. Ormai (at this point) sono milioni le persone da tutto il mondo ad aver condiviso i propri ricordi e messaggi: “Una cosa che tutti hanno in comune, da quelli degli amici personali, ai colleghi, ai possessori di prodotti Apple – si legge sul sito – è il modo in cui sono stati toccati (they’ve been moved) dalla sua passione e creatività”.

Come avete potuto notare ci sono numerose parole relative alla tecnologia che in italiano rimangono uguali (stay the same, don’t change) come, pronunciate all’italiana, high-tech, mouse, personal computer, touch screen – queste sono quelle che c’erano nel testo, ma ce ne sono molte altre come per esempio webcam, monitor, router. Solitamente nel settore della tecnologia le parole inglesi non vengono tradotte, ci sono alcune eccezioni, ma generalmente rimangono tutte in inglese.

Spero vi sia piaciuto questo episodio, su podcastitaliano.com troverete il testo, non mi resta che salutarvi. Ci vediamo nel prossimo episodio.

Alla prossima!

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Avanzato, Podcast

Avanzato #2 – L’automazione


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Oggi vi parlo di un argomento che reputo estremamente interessante: l’automazione. Questo è un episodio di livello avanzato, quindi vi consiglio di andare sul sito podcastitaliano.com per leggere la trascrizione con la traduzione delle parole e espressioni più difficili. Forse avete già sentito la parola “automazione”. Vi riporto la definizione del dizionario Garzanti:”l’automazione è l’introduzione di processi produttivi meccanici, specialmente guidati da sistemi elettronici, in cui l’intervento manuale dell’uomo è ridotto al minimo”.

Detta in modo semplice, si tratta di macchine, robot, algoritmi, ecc., ovvero strumenti atti a (aimed at) semplificare di gran lunga (significantly)  il lavoro umano.

Già nell’antichità (in ancient times) l’uomo costruiva strumenti – “muscoli meccanici” – per semplificarsi il lavoro, a tal punto che al giorno d’oggi in molti paesi meno del 5 % della popolazione è impiegata nell’agricoltura, senza che ciò pregiudichi (without detriment, without affecting) l’abbondanza di cibo, che, nell’occidente almeno, è data per scontata (taken for granted). 200 anni fa la rivoluzione industriale ha accelerato moltissimo questo processo, che non s’è mai fermato, ma, anzi, continua ad accelerare di pari passo con (in step with, hand in hand with) il miglioramento degli standard di vita. E oggi stiamo entrando in un’era in cui gli strumenti da noi creati sono delle vere e proprie “menti meccaniche”.

Quando pensiamo a scenari apocalittici in cui i robot si ribellano ai loro creatori umani, ci viene da ridere. Ma stiamo parlando di qualcosa di molto diverso, ovvero un mondo in cui i robot fanno i nostri lavori meglio di noi e a costi inferiori.

Molti dubitano che gli umani possano diventare obsoleti e che i loro lavori possano essere automatizzati. Anche se lo fossero, dicono, ci adatteremo (we will adapt, “adattarsi”) come abbiamo sempre fatto. Il problema è che la rivoluzione a cui ci stiamo avvicinando (we’re approaching) è fondamentalmente diversa. L’era digitale porta con sé (brings with it) l’intelligenza artificiale, che diventerà presto più efficiente di noi umani nello svolgimento  di (in carrying out)  diversi compiti. Già oggi possiamo osservare come i cosiddetti “bot”, che non sono robot con un corpo fisico ma “software”, stanno diventando sempre più bravi a svolgere mansioni in passato affidate esclusivamente a persone. I cosiddetti “colletti bianchi(white-collar workers) potrebbero essere tra le prime “vittime” dell’automazione di massa (mass automation) secondo chi si interessa dell’argomento.

Il nocciolo della questione (the bottomline is, the fact of the matter is..) è che la tecnologia per la prima volta sta diventando più efficace nello svolgere compiti che necessitano di intelligenza, qualità che in passato era ad appannaggio (a prerogative of) degli esseri umani (e non delle “stupide macchine”). Ma ciò sta cambiando, e non importa che questa “intelligenza” sia fondamentalmente diversa dalla nostra, perché questo non toglie (this doesn’t change the fact) che sarà comunque più efficace della nostra in molte situazioni, e non potrà che migliorare ulteriormente.

Una delle aree in cui presto vedremo gli effetti positivi e negativi dell’automazione sono i trasporti. Sentiamo parlare sempre più spesso di “veicoli autonomi(self-driving cars); Google già da diversi anni li sta testando con successo, ma anche altre compagnie come Tesla, Apple e più recentemente Uber (che intende sostituire i guidatori umani con una flotta di veicoli autonomi), puntano fortemente (stongly bet on) su questa tecnologia. I veicoli autonomi sono già adesso migliori di noi per quanto riguarda la sicurezza stradale. Pensate che ogni anno più di un milione di persone in tutto il mondo muore in incidenti stradali, i quali sono la nona causa di morte nel mondo: un numero esagerato (dispoportionate) e inammissibile (inadmissible, unacceptable), soprattutto se la tecnologia può aiutarci a ridurlo drasticamente.

Tutto questo è molto interessante, ma proviamo a pensare quante persone lavorano attualmente nei trasporti: tassisti, camionisti (truck drivers / camion = truck), conducenti di autobus, tram, treni, metropolitane ecc. Si tratta di 70 milioni di impieghi a livello mondiale, che potrebbero potenzialmente scomparire. Alcuni sostengono (claim) che nei prossimi 20 anni addirittura il 45 % dei lavori che costituiscono attualmente (that now make up) il mercato americano potrebbero essere automatizzati. Queste sono cifre elevate: difficilmente sapremo adattarci con sufficiente rapidità (quickly enough), perché è improbabile che si verranno a creare lavori che anche i robot non sapranno fare, o non impareranno a fare in breve tempo e meglio di noi. Inoltre, la maggior parte dei lavori più comuni  esistevano in una qualche forma già 100 anni fa: al contrario di quanto si pensi (contrary to popular belief), la tecnologia non ha creato una grande quantità di nuovi lavori.

I bot potranno non solo sostituire i “colletti bianchi”, ma anche gli avvocati (il ruolo di ricerca e analisi di dati tra montagne di carte e documenti è fatto in modo molto più efficace dai bot), i baristi, i dottori, i giornalisti, persino i creativi. Ci sono algoritmi capaci di comporre musica e arte. A San Francisco ho avuto modo di visitare il primo ristorante completamente automatizzato del mondo, e ne sono stato molto colpito (I’ve been very impressed by it).

Uno dei motivi per cui questo è possibile, consiste nel modo in cui i bot sono capaci di migliorarsi da soli: sono capaci infatti di imparare a svolgere un compito correttamente, tramite l’analisi di quantità enormi di dati, senza che debbano essere programmati (without them having to be programmed) direttamente a farlo. Mio padre lavora nel campo del riconoscimento vocale (ovvero software, come Siri per l’iPhone, in grado di  comprendere il linguaggio umano) e mi spiega come anche in quell’area predomini questa tecnologia, chiamata “reti neurali”, che è la stessa che permette a Google di indovinare il contenuto di un’immagine e di migliorare le performance dei suoi veicoli autonomi.

L’automazione non è né buona né cattiva, ma inevitabile. Se un’azienda inizia a farne uso (use it/make use of it), le altre dovranno fare lo stesso se vogliono rimanere competitive. Ma se la disoccupazione (unemployment) aumenta, chi comprerà i prodotti di quelle stesse aziende? Sempre meno (less and less) persone, portando di conseguenza meno introiti alle aziende, le quali saranno incentivate a tagliare ancora di più i costi automatizzando ulteriori posti di lavoro. E’ un circolo vizioso irrisolvibile (unsolvable vicious cycle) .

Alcuni esperti avanzano l’idea (suggest, propose) di un reddito di base universale (universal basic income) : ogni persona riceverebbe una quantità di denaro per il semplice fatto di esistere. Non voglio dilungarmi troppo (dwell / the object is not necessary) quindi non entrerò nel dettaglio; in ogni caso il fenomeno dell’automazione sarà con ogni probabilità talmente impattante (that has a great impact) per la nostra società che qualche misura di questo tipo sarà necessaria.

In conclusione penso che questo argomento di cui nei prossimi anni ne sentiremo parlare sempre di più, ed è qualcosa a cui dobbiamo pensare seriamente se vogliamo essere preparati a vivere nel mondo che verrà (in the world to come).

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