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Caparezza, rapper italiano – Intermedio #8


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Bentornati su podcast italiano, il Podcast per imparare l’italiano in maniera naturale utilizzando contenuti autentici. Troverete la trascrizione di questo episodio sul sito podcastitaliano.com o nella descrizione di questo episodio, nell’applicazione che utilizzate per ascoltare podcast sul vostro telefono.

Mi chiamo Davide e nell’episodio di oggi ho deciso di parlare di musica, di un artista che mi sta molto a cuore (is close to my heart) che si chiama Caparezza. Caparezza è un rapper pugliese (viene dalla Puglia), di quasi 44 anni – tra l’altro tra pochi giorni, compirà 44 anni dunque non è più un giovanotto (he’s not a young boy anymore). È un rapper, ma un rapper atipico, nel senso che il suo stile è molto diverso dalla maggior parte degli altri rapper mainstream. Premetto che (Let me start by saying) io non sono un intenditore (connoisseur) di rap e a dire il vero non mi piace molto il rap come genere musicale. A me piacciono di più altri generi come il rock e il metal, diversi generi.. il rap non è esattamente il mio genere preferito, nonostante ci siano alcuni artisti italiani e stranieri che ascolto. Ed è proprio per il fatto che Caparezza è un rapper atipico, diverso dalla maggior parte degli altri rapper, che a me piace così tanto. Si distingue (he stands out) da tutti gli altri – o se non da tutti (perché, come ho detto, non me ne intendo molto di rap) dalla stragrande maggioranza (vast majority) di loro. In che cosa si distingue Caparezza dagli altri rapper?

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Beh, innanzitutto il genere musicale, perché Caparezza fa ampio uso (often uses) di chitarre elettriche, di diversi strumenti, diverse sonorità (sounds), diversi stili. Molto spesso, appunto, ci sono chitarre elettriche, dunque la musica ha contaminazioni rock (rock influences). Ma non solo rock, perché ci sono canzoni che hanno sonorità degli anni 80, 70, 60; Caparezza sperimenta (experiments) molto con lo stile della sua musica e questa è una cosa che io adoro, perché ogni volta che ascolto un suo nuovo disco non so cosa aspettarmi (I don’t know what to expect) dalle sue canzoni. Ogni canzone è una vera sorpresa dal punto di vista musicale.

La seconda ragione che lo distingue dalla maggior parte degli altri rapper sono i temi trattati (topics covered) nelle sue canzoni. Perché molto spesso nel Rap ci sono cliché, i tre cliché principali sono il sesso, la droga e soldi. Caparezza si distanzia (stays away) il più possibile da questi temi e tratta temi completamente diversi. È difficile dire di cosa parli, perché parla davvero di qualsiasi cosa. Nelle sue canzoni ci sono riferimenti (references) letterari, riferimenti culturali, musicali, cinematografici (relating to films), può parlare di politica, può parlare di mitologia, può parlare di tantissime cose. Pensate che il suo sesto e penultimo (second to last) album è un concept album basato sulle opere d’arte, su quadri (paintings). Ogni canzone è ispirata da un quadro da cui lui parte per parlare di qualcos’altro. Questo è qualcosa che non penso nessun altro rapper, almeno in Italia, abbia mai fatto. Qualcosa di molto innovativo. Infatti non è facile cogliere tutti i riferimenti (grasp all the references) presenti nelle sue canzoni, perché bisogna avere una grande cultura per poterlo fare. Al primo ascolto viene colta una piccola percentuale – almeno io colgo una piccola percentuale dei riferimenti che fa Caparezza nel testo della canzone. Solamente cercando su internet, oppure utilizzando per esempio il sito Genius.com, in cui una comunità di persone spiega ogni verso  della canzone (line of the song).. solo in questo modo (this is the only way) si possono cogliere tutti i riferimenti inseriti o nascosti nel testo di una canzone, che sono davvero tantissimi.

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Il terzo punto è il timbro, la voce che usa Caparezza quando canta, Il timbro vocale (voice, vocals), che per alcune persone è fastidioso e penso che quello fosse l’intento (intention) di Caparezza quando decise di cantare in questo modo. È un timbro unico che, appunto,  a molti non piace ma è il suo marchio di fabbrica (trademark), per così dire. A questo proposito penso sia più semplice farvi ascoltare un estratto di una sua canzone. Non preoccupatevi se capite poco o niente perché anche per noi italiani è difficile capire i testi, perché il linguaggio è complicato e ci sono molti riferimenti non immediati da capire. Vi riprodurrò un estratto (I will play an excerpt) dal pezzo “Mica Van Gogh” che appartiene al concept album di cui vi parlavo, basato su sull’arte, sui quadri. In questo pezzo Caparezza paragona Van Gogh, che era considerato pazzo, con un uomo o un ragazzo moderno, e mostra come quest’ultimo (the latter) sia più pazzo di quanto lo fosse Van Gogh.
Buon ascolto!

Prima di dare del pazzo  a Van Gogh (calling Van Gogh crazy) sappi che lui è terrazzo (terrace), tu ground floor
Prima di dire che era fuori di senno (out of his mind), fammi un disegno con fogli di carta e crayon
Van Gogh, mica quel tizio là, ma uno che alla tua età, libri di Emile Zola
Shakespeare nelle corde (familiar with, right up his alley)
Dickens nelle corde
Tu, leggi manuali (user’s guides) di DVD Recorder
Lui, trecento lettere, letteratura fine (fine literature)
Tu, centosessanta caratteri, due faccine (smileys), fine (that’s all)
Lui, London, Paris, Anvers
Tu, megastore, iper, multiplex
Lui, distante ma sa tutto del fratello Teo
Tu, convivi (live together) e non sai nulla del fratello Tuo
Lui a piedi per i campi, lo stimola
Tu, rinchiuso con i crampi (holed up with cramps) sul Tapis Roulant
Beh, da una prima stima (on a first estimation) mio caro ragazzo
Dovresti convenire (agree) che
Tu sei pazzo
Mica (Not) Van Gogh
Tu sei pazzo
Mica Van Gogh

Dunque questa era la prima strofa (verse) di “Mica Van Gogh”. Non intendo spiegarvi verso per verso (line by line) il significato di questa strofa, anche se è qualcosa che potrei fare in episodi successivi. Potrebbe essere un’idea interessante prendere una canzone e spiegare il significato di ogni verso della canzone, e magari spiegare alcune espressioni contenute nella canzone che possono essere complicate a livello di linguaggio per uno straniero che impara l’italiano.

Ma non è quello che voglio fare in questo episodio del podcast, perché verrebbe troppo lungo (It would be too long) Volevo solo darvi un’idea di chi è Caparezza, dello stile  (anche se è difficile parlare di stile perché ogni canzone ha un suo stile proprio) anche per farvi sentire come canta e per spiegarvi semplicemente chi sia Caparezza.

Ho deciso di parlarvi di lui, uno (meglio dire: prima di tutto, first of all) perché è uno dei pochi artisti italiani che ascolto; non ascolto molta musica italiana a dire il vero. A volte gli stranieri mi chiedono consigli (recommendations) di musica italiana e io non ne ho perché non ascolto molta musica italiana, non ascolto pop italiano praticamente. Caparezza è uno dei pochi artisti italiani che ascolto.

E il secondo motivo è perché è appena uscito il settimo disco che si chiama Prisoner Seven o Nine. Il titolo e le canzoni rientrano in (form part of) un Concept album molto interessante e come ho detto Caparezza osa (dares) fare cose che molti altri artisti non fanno e nella scena rap direi che è unico in questo. Inoltre Caparezza suonerà a Torino a inizio dicembre e andrò a vederlo. Sono andato a vederlo una volta nel passato qualche anno fa e mi è piaciuto davvero moltissimo.

In conclusione vi faccio sentire un altro estratto di un pezzo (song=canzone) che a me piace molto, un singolo che penso molti italiani abbiano sentito. Anche questo del 2014 dall’album “Museica”, quello che parla di quadri in sostanza. Questo pezzo si chiama “Non me lo posso permettere” e questo pezzo è stato passato alla radio (aired on the radio) per un certo periodo. Anche in questo caso troverete la trascrizione di questo estratto del pezzo. Non vi preoccupate, lo ripeto, non vi preoccupate se capite poco o non capite proprio niente perché è assolutamente normale. Il linguaggio non è affatto facile. Detto questo buon ascolto questa è la prima strofa di “Non me lo posso permettere” di Caparezza.

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Come medico non posso farmi un tattoo sulla faccia, non me lo posso permettere (I can’t afford it)
Come donna ho peli (hair) sulle gambe e le braccia e non me li posso permettere
Quando supero gli ‘anta (after 40 years of age, quarANTA, cinquANTA, ecc.) metto su panza (I get fatter), lascio i capelli sul pettine (on the comb) 
Vorrei provarci con te (hit on you), ma ho la faccia da rettile, non me lo posso permettere
Pensioni come i senatori non me le posso permettere
Stasera niente cena fuori, non me la posso permettere
E tra l’altro qui passano i mesi ma non ho riscosso (earned) per niente, man
Era meglio la Roma dei sette re, di un futuro che fa bubu settete (peekaboo!) 
Non me lo posso permettere, non me lo posso permettere
Non me lo posso permettere… Quindi ti dico di no!

Non me lo posso permettere, non me lo posso permettere
E non ci devo riflettere (I don’t have to think about it), te lo dico a chiare lettere,
Non me lo posso permettere… Quindi ti dico di no!

Grazie di aver ascoltato Podcast Italiano. Troverete la trascrizione di quest’episodio nella descrizione dell’ episodio sull’applicazione di podcast che usate per ascoltarlo o sul sito podcastitaliano.com. Grazie di nuovo e alla prossima.

Ciao!

 

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Nuovo formato e nuovi incontri – Intermedio #7


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Bentornati su podcast italiano. Mi chiamo Davide ed è da molto tempo che non mi sentite. È da molto tempo che non registro podcast. Ci sono delle ragioni per questo: una delle quali è che mi sono laureato (I graduated) a luglio, mi sono laureato in Mediazione Linguistica (traduzione e interpretariato), dunque ho lavorato alla tesi. Ma mentirei (I would lie) se dicessi che quella è la ragione, l’unica ragione, la ragione principale. La vera ragione è che sono stato abbastanza pigro e che ho avuto anche un calo di motivazione (decrease in motivation) nel lavorare su questo podcast; ma la mia intenzione è di riprenderlo (get back on it) e di cambiare un pochino le cose per trovare un modo di far funzionare, per trovare un modo che che mi permetta di creare più episodi. E una cosa che voglio provare, che sto facendo in questo episodio, è parlare senza scrivere uno script e semplicemente dire ciò che mi passa per la testa(pops into my head) e quindi editarle. Ovviamente con un tema, parlare di qualcosa che voglio raccontare – e editare togliendo tutti gli “hmm” oppure le pause, che possono essere un po’ fastidiose per l’ascoltatore. La mia intenzione è questa perché a me non piace molto scrivere e mi sono reso conto che scrivere un episodio del podcast per me è un ostacolo, perché apro un file vuoto di Word e mi passa subito la voglia (I lose the will to) di lavorare, di scrivere qualcosa e a volte non ho nemmeno idee su cosa scrivere. Ovviamente quello che sto facendo adesso – questo formato in cui semplicemente parlo – è possibile se il tema non è un tema per il quale devo fare un lavoro di ricerca, non devo cercare informazioni, perché in quel caso dovrei scrivere un vero e proprio testo di ciò che voglio dire. Ma per quanto possibile (as far as possible) vorrei provare a fare episodi di questo tipo, in cui semplicemente parlo e dico ciò di cui voglio parlare e successivamente faccio la trascrizione. Una possibilità è quella di iniziare anche a fare dei video – questa è una cosa che magari proverò in seguito – per questo episodio intendo semplicemente parlare.

In questo episodio vorrei parlare di una cosa che ho fatto recentemente, ovvero ospitare un mio amico russo. Anzi due miei amici in realtà – io conoscevo solo uno di loro. Questo mio amico è Artem Nazarov, è russo, siberiano, viene dalla città di Novosibirsk. Grazie a lui ho avuto diverse visite al podcast. Artem è un poliglotta, ovvero parla molte lingue, tra queste l’italiano, e ci conosciamo da almeno tre anni. Lui mi ha aggiunto su Facebook, mi ricordo, e abbiamo iniziato a praticare le nostre lingue – soprattutto l’italiano e il russo – e finalmente abbiamo avuto l’opportunità di incontrarci dal vivo (in real life), che è una cosa molto particolare (false friend: peculiar). Vedere che una persona con cui parli da diverso tempo (ma solo attraverso Skype) esiste in carne ed ossa (in the flesh), è una persona che esiste davvero, è qualcosa di molto particolare. Sono stato molto contento di incontrare Artem e il suo amico Dima, anche lui di Novosibirsk, e abbiamo girato per Torino,  gli ho fatto vedere i luoghi più importanti della città. Artem e Dima sono in Italia per un mese e sono sicuro che impareranno moltissimo l’italiano. Ed è una cosa sicuramente bellissima se imparate l’italiano o qualsiasi lingua, è molto bello poter visitare il paese dove si parla e poter passare un periodo di tempo così lungo, come un mese, per poterne vedere molte città e luoghi. L’Italia un paese che ha luoghi molto diversi l’uno dall’altro: il nord è diverso dal centro che è diverso dal sud. Dunque sicuramente sarà molto interessante per loro e Artem che impara l’italiano sicuramente ne otterrà un grande vantaggio (will benefit a great deal from it). Tra l’altro se mi seguite proprio grazie a lui vi ringrazio; abbiamo registrato un video multilingue che credo uscirà sul suo canale di Youtube e probabilmente verrà postato anche sulla sua pagina di Vkontakte, che, se non sapete di cosa sto parlando, è il social network russo dove Artem ha una pagina chiamata Yaziki, che in russo vuol dire “lingue”. Ma se non siete russi e non vi interessa tutto questo non importa.

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Io e Artem a casa mia, dopo esserci incontrati per la prima volta

Volevo solo sottolineare quanto sia bello e quanto sia arricchente (enriching) poter incontrare.. avere innanzitutto un amico con cui poter praticare una lingua straniera anche se non tutti i giorni – perché io in realtà con Artyom parlavo non molto spesso, magari una volta al mese ma magari anche meno a volte. Però comunque ogni tanto ci parlavamo. Poter finalmente incontrare una persona dal vivo è qualcosa di molto bello e soprattutto una persona come lui, che davvero ti infonde motivazione (inspires, provides motivation) e mi ha dato volontariamente o involontariamente motivazione nel continuare a imparare il russo, che studio da tre anni, ma anche tutte le altre lingue che conosco. Dunque abbiamo passato due giorni e mezzo molto belli, abbiamo camminato molto, abbiamo visto molti luoghi a Torino che è la mia città natale (hometown) e spero che apprezzeranno il resto delle città e dei luoghi che visiteranno in Italia e le conoscenze che faranno (the acquaintances they will make) nel mio paese.

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Io, Artem e Dima che mangiamo focacce genovesi

Quindi gli auguro buona fortuna (I wish them good luck) e direi che concludo qui questo episodio, anche di prova, perché come vi ho detto voglio provare questo nuovo formato in cui parlo senza aver pensato a cosa dire. Penso che questo potrebbe essere un formato interessante nel futuro, appunto, perché come vi ho detto a me non piace molto scrivere ed è una barriera mentale dover pensare di scrivere un episodio.

Detto questo grazie per l’attenzione e ci vediamo nel prossimo episodio, che spero non sia tra 6 mesi. Spero di trovare maggiore continuità (be more regular), che mi è un po’ mancata. Grazie a tutte le persone che hanno detto che il mio podcast li aiuta con italiano. Intendo produrre più materiale, più contenuti, ma il primo passo è trovare una regolarità. Dunque questo è quello che intendo fare adesso.

Grazie di nuovo per l’attenzione e alla prossima. Ciao!