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Che cosa vuol dire “ospite” in italiano? – Intermedio #12

Benvenuti su Podcast Italiano. L’episodio di oggi sarà dedicato all’etimologia, un argomento che mi interessa molto. Infatti voglio parlarvi di una parola italiana interessante, la parola “ospite”.

“Ospite” in italiano ha due significati.

  1. La persona che ospita (in inglese “host”)
  2. La persona che viene ospitata. (in inglese “guest”)
    Vi dico subito che il secondo significato (quindi quello di persona ospitata) è molto più comune in italiano moderno.

Però esiste un grado di ambiguità (a degree of amibiguity). È possibile infatti trovare dei casi in cui l’ospite è la persona che ospita qualcuno (dunque “host”) in  espressioni come “famiglia ospite”, “paese ospite”, “ospiti premurosi(attentive, caring host). Facendo una ricerca su Google si nota come “famiglia ospitante” e “paese ospitante” siano decisamente più comuni di “famiglia ospite” e “paese ospite”, dunque questo è indicativo della tendenza (indicative of this trend, reflects this trend) della parola ospite a significare più che altrocolui che (he who – la persona che)  viene ospitato” (guest) e non “colui che ospita” (host). Però queste espressioni, in cui “ospite” significa “host”, sono comuni nella letteratura. Anche in biologia si parla di “organismo ospite” e “cellula ospite”, ovvero l’organismo al cui interno (inside of which) si sviluppa un altro organismo. Perché esiste dunque questa ambiguità?

È interessante andare a cercare l’etimologia della parola ospite. In latino esisteva la parola “hostis”, che inizialmente significava “straniero con diritti uguali a quelli dei cittadini romani“. C’era un rapporto reciproco (mutual relationship) tra il cittadino romano e il cosiddetto “hostis”, un rapporto di ospitalità. Io ospito il mio “hostis” e un giorno questo “hostis” ospiterà me. La parola “hostis” deriva  infatti dalla radice indoeuropea “Ghos-ti” (scusate per la mia pronuncia probabilmente sbagliata del proto-indoeuropeo), da cui deriva anche la parola inglese “guest“. E già nel proto-indoeuropeo, all’interno di “Ghos-ti” c’era questo rapporto reciproco.

Perfino la radice greca “xeno-” (che significa “straniero”) in parole come “xenofobia” è imparentata con “ghos-ti”.
In latino “hostis” però con il tempo venne a significare “nemico”. Uno straniero infatti poteva essere un nemico, pensate alle parole ostile (hostile), ostico (tough, difficult), osteggiare (oppose, thwart). O anche a un altro signficato delll’inglese “host”, il significato di “esercito” (anche in italiano tra l’altro c’è la parola arcaica “oste” che ha questo significato e deriva appunto da nemico, “hostis”). Si creò dunque un vuoto semantico (semantic void – non c’era più una parola che indicasse quella cosa).
 Il posto di “hostis” fu quindi occupato da una nuova parola “hostipotis“, composta da “hostis” (che in origine significava “straniero”, come abbiamo detto) e “potis” (signore, padrone – si pensi a “potere”, “potenza”, “despota”).  Dunque “hostipostis” era il “signore dello straniero”, “padrone dello straniero”. Per chi conosce il russo – so che ho molti ascoltatori russi gost’, ospite, persona ospitata) ha la stessa radice di hostis (ghos-ti) e Gospod’ (“Signore” in senso religioso, “Gesù Cristo”) e “gospodin” (“signore” come persona di sesso maschile) sono molto simili al latino “hostipotis”. “Hostipotis”, successivamente si riduce e diventa “hospes” e va a ricoprire il ruolo (fill the role) che aveva una volta “hostis”, prima che “hostis” assumesse il significato di “nemico”.”Hospes” era colui che dava ospitalità a uno straniero, a un forestiero (out-of-towner). Ma tra colui che  ospitava e colui che era ospitato si instaurava (si creava, was estabilished) un rapporto stretto: chi ospitava spesso ricambiava  in futuro l’ospitalità(returned the hospitality) Gli obblighi di ospitalità (hospitality duties) erano reciproci: e come abbiamo detto prima questa idea di reciprocità già esisteva nell’antica radice proto-indoeuropea “ghos-ti”. Di conseguenza anche in latino esisteva questa ambiguità e “hospes” indicava non solo il “padrone/signore dello straniero”, ma anche lo straniero stesso, perché lo straniero un giorno sarebbe diventato il padrone, colui che avrebbe a sua volta ospitato.

Dunque “ospite” deriva da “hospes”. Infatti nel passaggio dal latino alle lingue romanze i sostantivi entravano al caso accusativo, dunque per quanto riguarda “hospes”, prendiamo il caso accusativo “hospitem”. Si toglie la “m” finale e abbiamo “hospite”. L’h si perde, oppure rimane scritta ma di fatto non si pronuncia e abbiamo quindi l’italiano “ospite”, lo spagnolo “huesped” e il portoghese “hospede“. In francese invece si ha avuto una riduzione ulteriore e “hospite” è diventato prima hoste, oggi hôte. Vi ricorda qualcosa? Forse avete pensato a “host“, in inglese. Infatti “host” deriva proprio dal francese antico “hoste”, che derivava da “hospitem”, accusativo di “hospes”, che a sua volta aveva la radice “ghosti”. Dunque sia “guest” che “host” condividono la stessa lontana radice indoeuropea “Ghos-ti”, in cui era intrinseca questa idea di reciprocità ancora presente oggi in italiano e ancora di più in francese, dove questa ambiguità è molto forte. In spagnolo (huesped) e in portoghese (hospede) credo che questa ambiguità sia meno presente e che entrambe queste parole significhino principalmente colui che viene ospitato, come in italiano (ovvero “guest”).
Ma se ci sono ascoltatori di queste lingue potete lasciare un commento e dirmi come si usa questa parola.

Come già detto, anche in italiano moderno “ospite” è principalmente la persona ospitata. Per parlare del “host”, di colui che ospita,  preferiamo dire “il padrone di casa“, “l’amico/la persona che mi ospita“. Nello sport si parla di “squadra ospitante” e “squadra ospite”.  Sappiate però che, soprattutto nella letteratura, questa accezione compare.
Come avrete notato, l’etimologia è un argomento che mi affascina e di cui magari parlerò ancora in futuro. Se volete rileggere la trascrizione di quanto ho detto in questo episodio la troverete sul sito podcastitaliano.com. Detto questo grazie per l’ascolto e alla prossima!

Ciao!

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Come usare correttamente “infatti”? -Intermedio #11


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Ciao a tutti. Benvenuti su Podcast Italiano, mi chiamo Davide e oggi vi parlerò di come si usa la congiunzione “infatti”. Ho notato che molti stranieri non utilizzano “infatti” correttamente, dunque oggi cercherò di spiegarvi l’uso corretto.
Partiamo da una prima considerazione. La parola “infatti” NON traduce l’inglese “in fact”. O almeno, non lo traduce quasi mai. Questo magari non è sempre vero, ma di regola è meglio non tradurre “In fact” con “infatti”.  “In fact” in italiano corrisponde a “in realtà”, “a dire il vero”.
Vediamo come si usa “infatti” in italiano, con alcuni esempi.

“Ieri non stavo molto bene, infatti sono stato a casa”
“Oggi piove, infatti non c’è nessuno per strada”
“Oggi fa davvero molto caldo, infatti la neve si sta sciogliendo”

Notate come l’ho usato? “Infatti” conferma ciò che ho detto e aggiunge delle informazioni. Queste informazioni sono una conseguenza logica della prima affermazione (statement)
“Fa caldo, quindi/infatti la neve si sta sciogliendo (is melting)“. “La neve si sta sciogliendo” è un’informazione in più, extra, che fornisco (which I’m providing), ed è una conseguenza logica del caldo.

Vediamo altri esempi simili che ci possono aiutare a capire come si usa:

“Il museo era molto interessante, infatti siamo rimasti 5 ore a visitarlo”
“La lezione era di una noia mortale (incredibly boring), infatti molti studenti dopo un’ora hanno iniziato ad andarsene”
“Sentendo il suo accento pensavo fosse tedesca, infatti mi ha detto che è di Dusseldorf”

In tutte queste frasi facciamo un’affermazione e poi aggiungiamo delle informazioni che sono una conseguenza logica. Se vogliamo trovare una parola inglese per tradurre “infatti” userei “indeed”, e non “in fact”.
“Infatti”, però, spesso non si usa come congiunzione tra due frasi, ma come risposta.  Ho confermato questo facendo una ricerca nelle mie chat di Whatsapp. È un modo interessante di vedere come uso in modo reale le parole. Vi faccio alcuni esempi.

“Oggi piove?”
“Sì, infatti non penso andrò al mare”

“Fabio non è venuto alla festa”
“Eh, ma infatti aveva detto che non sarebbe venuto”

“Hai ascoltato il nuovo episodio di Podcast Italiano?”
“Sì, infatti adesso so come si usa la parola “infatti””

In alcuni casi la parola “infatti” può essere usata come esclamazione (exclamation, interjection). Se conoscete l’inglese in questo caso è simile alla parola “Indeed!”

“Oggi il tempo è bellissimo, sarebbe bello fare una gitta. Peccato dover rimanere chiusi in casa a studiare”
“Sì, infatti!”

“Mi hanno parlato di questo film come qualcosa di fantastico (something fantastic), ma io mi sono un po’ annoiato a dire il vero”
“No, infatti io l’ho trovato molto noioso. Mi sono addormentato a metà”

“È meglio iniziare a pensare ai regali di Natale presto quest’anno, se no ci  dimentichiamo e dobbiamo comprarli all’ultimo (at the last minute)
“Eh, infatti. Domani compro i regali per i miei parenti”

Ok, spero abbiate capito come si usa “infatti”. Ora vediamo invece come NON si usa “infatti”, ovvero gli errori più comuni.

“Pensavo fosse spagnolo, ma infatti era tedesco”
Molte persone (straniere) usano “infatti” in questo modo ma non è giusto, perché un italiano qua direbbe:
“Pensavo fosse spagnolo, ma in realtà/a dire il vero era tedesco”. “Infatti” non si può utilizzare in questo modo.

“Le persone pensano che i pomodori siano una verdura, infatti sono un frutto”
Anche questo frase non è corretta, perché in italiano si dice:
“Le persone pensano che i pomodori siano una verdura, (ma) in realtà/a dire il vero sono un frutto”

Spero abbiate capito come NON si usa infatti.

Utilizziamo l’inglese per capire la differenza tra “in fact” e “infatti”, che spesso confonde gli stranieri secondo me. Spero non vi dia fastidio che uso un po’ di inglese. Prendiamo un mini-dialogo  inglese.

– Italian cars are supposed to be great.
In fact, they aren’t. They are horrible!

In italiano diremmo:
In realtà/A dire il vero non lo sono. Sono pessime!
Non diciamo “infatti non lo sono”, ma “in realtà non lo sono”.

– Italian cars are supposed to be great.
Indeed, they are! / They are indeed!

In italiano diremmo:
Infatti lo sono!”, “Lo sono, infatti!”

E dunque questo è il modo in cui si usa infatti.
Come abbiamo detto “infatti” è più simile a “indeed”. Non sempre però corrispondono al 100 %.
Inoltre “infatti” corrisponde alla parola “difatti“. Se sentite “difatti” potete sostituirla con “infatti”. Sono praticamente sinonimi.
Poi c’è una serie di parole simili che potrebbero confondervi, che sono”effettivamente”, “in effetti”, “di fatto”.
Però  questo episodio non può durare in eterno, dunque non parlerò di queste parole.

Prima di concluderlo però volevo, come spesso faccio, creare un dialogo in cui utilizzo le parole “infatti” e “in realtà”.

“Oggi è una giornata bellissima e sono costretto (I have to, I’m forced to) a studiare. Che tristezza (that’s so sad)
“Eh, infatti. Ti capisco, anch’io devo studiare per un esame”
“Tu però sabato e domenica vai in montagna, no?”
“No, in realtà rimarrò a casa alla fine, devo studiare troppo”
“Ah, capito. Sì, infatti mi ricordo che mi dicevi che non eri sicuro di andare. Ma invece una delle prossime sere ti va di (do you want to) prendere una birra?”
Sì, ci può stare (sure/we could do it/why not?). Le prossime sere dovrei essere libero. Potremmo andare al nuovo pub che hanno aperto in via Roma”
“Sì sì, infatti volevo andarci. Mi hanno detto che è molto economico”
“Ma, insomma.. in realtà le birre costano abbastanza care. Ci sono andato lo scorso sabato e ho pagato una birra media 6.50€, mi sembra ”
“Ah sì? Vabè, comunque ci sono molti locali (pubs, bars, clubs) belli da quelle parti.
“Sì sì, infatti. Tu come sei messo giovedì sera? (what about Friday evening)
“In realtà giovedì sera forse non posso, è l’unica sera della settimana che sono occupato. Tutte le altre dovrei esserci”
“Va bene! Comunque ci sentiamo per messaggio (by text). Ciao, buono studio!”
“Ciao, ci sentiamo  ”

Con questo dialogo, che spero vi abbia ulteriormente chiarito le idee (shed some light), concludo l’episodio di oggi. Spero ora sappiate come si utilizza “infatti” e la differenza tra “infatti” e “in realtà”. Vi ricordo ancora una volta: “infatti” non è “in fact” (se non fosse chiaro dopo 8 minuti di episodio :D).
Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione dell’episodio, vi consiglio di riascoltarlo più di una volta per capire meglio l’argomento. Detto questo, grazie davvero dell’ascolto e alla prossima!
Ciao!