Podcast, Usi colloquiali

Mica – Usi colloquiali #6


DOWNLOAD

Ciao a tutti, benvenuti su Podcast Italiano. Questa è la rubrica “usi colloquiali” e oggi parleremo di una parola che usiamo nel linguaggio colloquiale abbastanza di frequente (often). Questa parola è ‘mica’. Avete mai sentito frasi come “Puoi mica farmi un favore?” o “Non parla mica l’inglese Gianni “? Può darsi (=forse, maybe)che le abbiate già sentite. Ma che cosa vuol dire questa strana parola ‘mica’?

“Mica” viene definito dal dizionario Treccani come “un “avverbio di negazione” che ha la funzione di rafforzare (intensify) la negazione della frase.

Prendiamo come esempio la frase di prima: “Non parla mica inglese il tuo amico”.
Normalmente in italiano diremmo “Non parla l’inglese il tuo amico”. La funzione di “mica” è quella di rafforzare la negazione, un po’ come lo fanno anche altre parole come ‘affatto’ (“Non parla affatto l’inglese”), ‘assolutamente’ (“non parla assolutamente l’inglese”), ‘per niente/nulla’ (“non parla per niente inglese”).
Se per caso (by any chance) avete studiato il francese, saprete che nel francese scritto (nel parlato non si usa quasi mai) si usa una doppia negazione: ne e pas. Solitamente nel parlato si usa solo “pas” che corrisponde al nostro ‘mica’, ma nello scritto c’è una doppia negazione.
“Il ne parle pas anglais” – “Non parla mica inglese”. La struttura è la stessa: ‘ne’ corrisponde a ‘non’, mentre ‘pas’ corrisponde a ‘mica’.
Ma torniamo all’italiano, perché questo è Podcast Italiano e non Podcast Français e vediamo come continua il dizionario Treccani.
“È tipico dell’uso parlato e informale ed è quindi sconsigliabile nello scritto”
Dunque sconsiglia (advises against) di usarlo quando si scrive. Va benissimo usarlo quando parliamo ma è meglio evitarlo quando scriviamo con un linguaggio formale; si può usare invece quando cerchiamo di essere ironici. Ma qual è l’origine di “mica”?

‘Mica’ è  la briciola (crumb). La briciola (o le briciole) è ciò che rimane quando mangiamo per esempio il pane. I resti di ciò che mangiamo, qualcosa di piccolissimo, minuscolo, che col suo significato praticamente annulla (cancels) il verbo che affianca (a cui è vicino); ‘mica’ è qualcosa di insignificante, simile in un certo senso a ‘(per) niente’. “Non mi piace per niente” – “Non mi piace mica”. Perché ‘mica’ è simile a ‘niente’, è qualcosa di piccolissimo. ‘Per niente’ è più forte di ‘mica’, secondo me. Ma ‘mica’ secondo Treccani, ha un significato vagamente sprezzante (contemptous, scornful), perché compie un paragone (draws a comparison) con qualcosa che non ha valore, come la briciola, che è così piccola e insignificante che non ha nessun valore.

A quanto pare è un uso antichissimo, che si trova già in latino, e che esisteva anche in francese con la parola ‘mie’. Oggi però il francese usa ‘pas’.
Rivediamo dunque la funzione di “rafforzativo”, quella forse principale, di cui abbiamo parlato.

1. = affatto, rafforzativo della negazione

– Carlo non lo sa mica il russo

– Non ho mica capito che cosa mi ha detto il tuo amico

– Non l’ho mica fatto apposta (on purpose)!

In tutte queste frasi si può anche fare un inversione, dunque potrete sentire anche le seguenti versioni:

Mica sa il russo Carlo

Mica ho capito che cosa mi ha detto il tuo amico

Mica l’ho fatto apposta!

‘Mica’ però ha anche altre funzioni, vediamo quali sono. Per esempio si può usare per chiedere informazioni o fare proposte in modo gentile (simile dunque a “per caso”)

2. = per caso, per chiedere informazioni in modo gentile

– Hai mica (per caso) visto Luca?

– Sai mica dov’è via Garibaldi?

– Potresti mica farmi un favore?

E anche questo uso è molto molto usato nell’italiano parlato.
Vediamo un terzo uso, ovvero “mica” usato quando siamo sorpresi da qualcosa, oppure quando esprimiamo un apprezzamento di qualcosa che ci piace e diciamo “mica male!” (che corrisponde più o meno a “non male!”)

3. = non, per esprimere sorpresa apprezzamento

Mica male questa birra!

Mica scemo tuo figlio! A 10 anni sa risolvere le equazioni di secondo grado.

– Quanto costa quest’auto?
– 80.000 euro
Mica poco!

In tutti questi casi potremmo anche aggiungere “non è ” prima di “mica”, quindi “non è mica male”, “non è mica scemo”, “non è mica poco”.

E ora vediamo l’ultimo uso che ho individuato, ovvero “mica” nelle domande retoriche.

4. Domande retoriche

– Come mai sei già a casa? Non avrai mica saltato scuola (skipped class) anche oggi?

Mica hai paura del buio (are you seriously afraid of the dark)?! Sei grande ormai!

– Che fai dietro la porta? Non starai mica origliando (eavesdropping)?.

Anche qui ci sono due possibilità: non + verbo + mica oppure verbo + mica.
Non hai mica paura del buio?! = Mica hai paura del buio?!
Entrambe sono possibili.

Questi sono tutti gli usi di “Mica” che ho individuato (=trovato). Come al solito li metterò tutti in un dialogo un po’ assurdo, lo ammetto, in cui i partecipanti dicono “mica” ogni due parole. Fa ridere ma penso sia utile per ripassare i vari usi. Inoltre tra parentesi scriverò il numero (1,2,3,4) in base al tipo di uso.

M: Ciao Marco, da quanto tempo! Come va?
F: Tutto bene Fabio, e tu?
M: Anch’io bene. Senti ti andrebbe (would you like to, how about) mica (2) di andare a mangiarci una pizza una delle prossime sere?
F: Sì, perché no. Non so, domani?
M: Domani ci sono!
F No, aspetta.. io non posso mica (1) domani, esco da lavoro tardi.
M: Ma tu mica (1) lavoravi.. hai trovato un lavoro?
F: Eh sì, lavoro da un un annetto circa.
M: Ah, mica poco (3)! E come mai non me l’hai mai detto?
F: Pensavo lo sapessi. Mica (1) voglio nasconderti le cose (hide things from you). È che non ci vediamo da una vita.
M: Eh, hai ragione. Mercoledì invece ci saresti?
F: Mercoledì sì. Porto anche Laura allora.
M: E chi è Laura? Mica (4) ora hai pure una ragazza?!
F: Eh sì, non (4) te l’ho mica detto?
M: E no, mica me l’hai detto! Ma non sarà mica (4) Laura quella della palestra?
F: Proprio lei.
M: Mica male! (3) Lei è molto carina. Bravo Fabio, son contento. Senti, ora devo scappare.
Allora ci vediamo mercoledì, così mi aggiorni un po’  sulla tua vita (bring me up to speed on your life), che se no mica (1) mi racconti cosa succede nella tua vita.
F: Va bene, allora ci sentiamo per mercoledì.
M: Un’ultima cosa, sei mica (2) andato alla pizzeria di via Verdi? Hanno aperto da un mesetto. È molto buona lì la pizza. Se vuoi ci possiamo andare.
F: No, non ci sono ancora andato. Va bene, possiamo andare lì. Allora ci sentiamo, ciao!

Spero che questo dialogo un po’ assurdo vi sia piaciuto e che questo episodio vi abbia dato un’idea di come si usa ‘mica’. Vi consiglio di riascoltarlo e di leggere la trascrizione su podcastitaliano.com se già non lo avete fatto. Questo è l’ultimo episodio del 2017, dunque vi auguro buone feste e buon anno. Spero che il 2018 vi porti grandi gioie e successi nella vita e nell’apprendimento dell’italiano. Detto questo, ci sentiamo l’anno prossimo!
Ciao!

 

Podcast, Senza categoria, Usi colloquiali

“I miei”, “ti pare”, “fare a qualcuno” – Usi colloquiali #5


DOWNLOAD

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di “usi colloquiali”, questa serie di episodi in cui parliamo di espressioni colloquiali, comuni che possono rendere (make) il vostro italiano più naturale. Oggi parliamo di alcune espressioni che ritengo (deem, consider) curiose e che possono interessarvi se volete, appunto, parlare in maniera più naturale e colloquiale.
Iniziamo subito parlando di “i miei”, oppure “i tuoi”, o “i suoi”. Di che cosa sto parlando? Sto parlando dei “miei genitori”. È molto comune infatti nel linguaggio colloquiale parlare di “i miei”, “i suoi”, “i tuoi” quando ci riferiamo ai genitori. Intuitivamente non direi però “i nostri”, “i vostri”, “i loro”, mi sembra un po’ strano e innaturale. Però le prime tre persone (“i miei”, “i tuoi”, “i suoi”) si usano molto molto spesso nel linguaggio colloquiale. Facciamo dunque alcuni esempi.
“Come stanno i tuoi?  Non li vedo da un po’ (= un po’ di tempo)”

I miei sono in vacanza alle Maldive”

“Sono andato a una festa a casa del mio amico. I suoi non c’erano e lui ha organizzato una festa con una cinquantina di persone.  Hanno fatto festa (they partied) tutta la notte e hanno distrutto la casa.. ovviamente i suoi quando sono tornati non erano molto contenti”

C’è anche un detto che recita (a saying that goes): “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, in cui c’è appunto questa parola “tuoi” con il significato di “tuoi genitori”. Questo detto significa: “passa il Natale con i tuoi genitori e la Pasqua con chi vuoi”. Ad essere onesti penso che avrebbe più senso dire  (it would make more sense to say) “Natale con chi vuoi, Capodanno (New year’s day new your’s eve sarebbe “la sera di capodanno” or “la veglia di Capodanno”, ma molto persone con “Capodanno” intendono la sera del 31/12) con chi vuoi” perché credo che la Pasqua la maggior parte delle persone la passi (spends it) in famiglia, mentre è a Capodanno, il 31 dicembre [intendo la sera di capodanno, perché capodanno è il primo giorno di gennaio], che di solito dopo una certa età i ragazzi festeggiano con i loro amici e non più con la famiglia. Comunque non importa, il detto dice che a Pasqua possiamo festeggiare con chi ci pare.

“Ci pare”. Mmh. Che cosa vuol dire “con chi ci pare?”
Il verbo “parere” è solitamente è un sinonimo di “sembrare”.
“Mi pare strano = “Mi sembra strano”

“Mi sembrava  che il suo compleanno fosse il 21 agosto” = “mi pareva che il suo compleanno fosse il 21 agosto”.

“Sembrare” però è decisamente più comune di “parere”.

“Ieri Gianni mi è parso pensieroso (thoughtful)” = Ieri Gianni mi è sembrato pensieroso.

Penso abbiate capito che sono sostanzialmente sinonimi.

In questa accezione (meaning, sense), però,  “passa (festeggia) la Pasqua con chi ti pare”, “chi ti pare” significa “con chi vuoi“.
Non so la ragione etimologica, magari è sottinteso (implied) un altro verbo come “con chi ti pare giusto/opportuno (appropriate, suitable)“. Non lo so, però si dice così. Facciamo altri esempi.

“Fai quello che ti pare” = “fai quello che vuoi”.
“Vai dove ti pare, io non vengo con te” = “vai dove vuoi, io non vengo con te”.
In queste frasi dove ci sono degli imperativi (fai, vai) “ti pare” mi sembra denoti (=indichi, indicates) un certo fastidio (irritation). La persona che dice queste frasi potrebbe essere un pochino infastidita (annoyed, irritated), un po’ anche irritata. Dunque attenzione a usare “ti pare” in questo modo.
La versione ancora più, in un certo senso,”infastidita”, è questa costruzione: “ti pare e piace”. Per esempio un bambino un po’ insolente (sassy) potrebbe dire:

“Io faccio quello che mi pare e piace” = ovvero “faccio tutto quello che voglio, non puoi dirmi cosa devo fare e cosa non devo fare, faccio tutto quello che mi pare e piace”.

Oppure, per esempio:

“Non puoi dire quello che ti pare e piace alle persone, devi badare (look out for, take care of) ai loro sentimenti”.

Dunque [mi pare e piace] è un sorta di estensione di “mi pare”, “ti pare”, ecc.
Come ho trovato sul dizionario La Repubblica, si tratta di una  “rivendicazione risentita (resentful claim) della propria libertà”. Questa definizione mi è piaciuta. Mi sembra abbastanza divertente ma anche veritiera (truthful).

Ho anche pensato a un ulteriore (one more) uso di “ti pare”, che è quello della frase “ma ti pare?!”. Fate attenzione all’intonazione. È molto importante. È una frase che impieghiamo quando qualcuno dice qualcosa di stupido oppure irragionevole (unreasonable). Ci sembra che il nostro interlocutore abbia detto qualcosa di un po’ strano, assurdo. Per esempio:

– “Vieni con me a saltare in paracadute?”
– “Ma ti pare? Soffro di vertigini (I’m afraid of heights)
In altre parole “Ti sembra una proposta logica? Ma che stai dicendo?”
“Ti pare” può anche essere sostituito da “Ma ti sembra?”

– “il mio amico mi ha chiesto se gli do una mano a tinteggiare (paint) le pareti di casa sua”
– “E lo farai?”
– “Ma ti pare? Ho un esame domani e un sacco di cose da fare. Magari la prossima settimana se ha ancora bisogno. Oggi proprio non posso”

E passiamo all’ultima frase di oggi che è “fare a qualcuno”. Se state imparando l’italiano saprete che l’italiano ama il verbo “fare”. Fare può essere utilizzato in mille modi diversi, ma oggi ne vedremo uno particolarmente colloquiale, ovvero “fare” con il significato di “dire”.
“Il mio prof ieri stava facendo lezione [one more use of fare :)] e a un certo punto fa a un mio compagno: “Rossi, sta dormendo”? E lui non ha risposto, evidentemente aveva molto sonno e si è addormentato sul banco (on the desk)
“Ieri Gianni mi fa: “Ti va di andarci a bere una birra?” (Do you want get a beer?) e io gli faccio “No, domani devo alzarmi presto”. Alla fine siamo tornati alle 4 di mattina”

Come al solito voglio concludere questo episodio inserendo tutti questi usi all’interno di un dialogo che li contiene tutti per darvi modo di (so that you can, to give you the possibility of) sentirli in azione.

“I tuoi non ci sono?”
“No, sono andati a un museo di arte moderna”
“Ah, che bello! E perché tu non sei andato?”
Ma ti pare che vado a un museo di arte moderna? Non mi piace per niente l’arte moderna”
“Scusami, però tu che sei un appassionato di arte (art enthusiast) dovresti anche apprezzare l’arte moderna, è importante”
“Io apprezzo ciò che mi pare e piace. L’arte moderna proprio mi annoia, quindi non ci voglio andare”
“Ma adesso se non sbaglio c’è una mostra di Kandinskij.. potremmo andare insieme”
“Senti, tu vai dove ti pare, io non ci vengo”
“Ok, però non arrabbiarti. Che cos’hai? (what’s wrong?)
“Scusa, è che oggi Gianni mi fa che stasera non viene al cinema con me. Dovevamo andare a vedere il nuovo film di Star Wars e adesso non so chi andare, per questo sono un po’ arrabbiato.”
“Ah mi spiace. Io vado a vederlo con i miei stasera”.
“Non stai migliorando la situazione..”

Questo era l’episodio di oggi di “usi colloquiali”. Spero vi sia piaciuto e vi sia sembrato utile. Vi ricordo che su podcastitaliano.com come sempre troverete l’intera trascrizione dell’episodio.
Detto questo grazie ancora per l’ascolto e alla prossima, ciao!