Episodi senza trascrizioni, Podcast

Preferiresti? (would you rather) – Con Erika – RST #58


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In questo episodio di riflessioni senza trascrizioni io ed Erika giochiamo al celebre gioco “Would you rather?” e ci facciamo domande assurde. Speriamo che questo episodio vi strappi una risata (o per lo meno una risata… ci accontentiamo). Buon ascolto!
Di seguito alcune parole difficili che abbiamo utilizzato:

Svanire – to vanish
E poi questo episodio è svanito, è completamente sparito, non si sa dove sia andato
[00:33]

Risate genuine – Genuine laughter
Era divertentissimo, c’erano risate genuine come raramente ci sono qui su Podcast Italiano [00:45]

Disperare – despair (non “disperarsi”)
Ma non bisogna disperare, io sento già i nostri ascoltatori in lacrime in questo momento [00:54]

Barare – to cheat
Ma è la stessa dell’altra volta! Davide ha già barato tantissimo
[02:44]

Progredire – to progress
Imparare altre cinque lingue, ma sapere l’italiano come a sette anni – E non puoi progredire, cioè rimarrà sempre così.
[03:14]

Aprire prospettive – open up prospects, possibilities
Quindi questa è la tua scelta definitiva? – Si, non so quanto saggia, ma mi sembra mi apra comunque più prospettive nella vita.

Ipotizzare – imagine, envisage
Si potrebbe ipotizzare un futuro in cui […] le lingue si ridurranno come numero, sta già succedendo.
[06:27]
Dall’oggi al domani – overnight
Cioè tu mi dici che da adesso, dall’oggi al domani cambia tutto?
[07:27]

Venire a sapere = scoprire sentendo da qualcuno
Se nessuno viene a sapere che ho avuto questa scelta, magari sceglierei di parlare tutte le lingue.
[07:55]

Avere a cuore – care about something
Eh lo so, però io ho a cuore il futuro dell’umanità.
[08:30]

Integrare – in questo esempio significa “guadagnare qualcosa in più, aggiungere una fonte di guadagni extra”
Però tu non è che puoi fare altri lavori per integrare
[09:35]

Andare in ferie – Go on vacation
Tu lavori tutti i giorni, puoi andare in ferie, farti le tue due settimane annuali di ferie
[10:07]

Che cosa te ne fai? – What’s the point of having it, implying that something is useless
Non hai mai tempo di spenderli, cioè non hai tempo di fare nulla, quindi cosa te ne fai? [10:27]
Un altro esempio può essere “non me ne faccio niente dell’auto, non la uso mai e non mi serve”

Arrivare a fine mese – make ends meet
Ma mi sembra uno spreco non poter usare il resto del tempo per guadagnare dei soldi e dovere […] fare fatica ad arrivare a fine mese
[11:02]

Dare valore – to value
A cosa dai più valore, al tempo o ai soldi? [11:28]A conduzione familiare – Family-run, family-owned

In tilt = broken, not working – andare in tilt = go haywire
L’ho mandata in tilt, non sa cosa rispondere.
[11:45]

A conduzione familiare = family-run
Poi magari puoi fare dei lavori in cui hai una cosa a conduzione familiare, quindi stai anche con i tuoi familiari
[12:00]

Ritenere = considerare
[…] essere ricco e onesto, ma essere ritenuto un ladro dai tuoi conoscenti
[12:39]

Apportare = causare, generare
Rubo, ma quindi però apporto danno a qualcuno?
[13:31]

illecito (aggettivo) = illegale
Illecito (sostantivo) = una pratica illecita
Guadagni questi soldi con pratiche illecite, di solito gli illeciti non fanno bene agli altri
[13:35]

Perseguibile penalmente = punishable by law
Rapina = robbery
No, perseguibili penalmente. tipo una rapina. Se no troppo facile, è quello che fanno tutti gli italiani.
[13:55]

Beccare (slang) = scoprire
Sono a rischio che la polizia mi becca?
[14:05]

Gattabuia = prigione (ma una parola più arcaica), jail
Non rischio che un giorno arriva la polizia e mi porta in gattabuia?
[14:20]

Incustoditi – unattended
Sì, (rubano dai) carrelli lasciati incustoditi.
[15:56]

Intraprendere – iniziare, take up
Questo è il tipo di criminalità che intraprenderei, una criminalità che ruba a tutti.
[16:10]

Fartela passare = chiudere un occhio su un tuo comportamento, non lamentarmi per ciò che hai fatto
Te la faremo passare.
[16:20]

Pinne = flippers (per nuotare sott’acqua)
Muta da sub = wetsuite
Preferiresti indossare costantemente delle pinne oppure una muta da sub con la maschera?
[16:27]

Prospettiva inaccettabile – unacceptable prospect
Mi sembrano entrambe due prospettive socialmente inaccettabili.
[16:50]

Attillato = tight (for clothes)
Beh, (la tuta) è un po’ attillata no?
[17:30]

Boccaglio = snorkel, mouthpiece, that tube you breath out of when you’re swimming underwater
Devi respirare però dal boccaglio
[18:20]

Girare = go around, walk around
Preferiresti girare sempre con i pantaloncini corti o con un cappello di lana in testa?
[19:12]

Kebabbaro (slang) – Kebab place
Forse sembri un po’ troppo elegante se vai dal kebabbaro con un cappello di lana, però si può usare.
[20:15]

Penultima – second to last, penultimate
È l’ultima (categoria) vero? No, penultima:
[21:50]

Di nascosto – secretly, on the sly
Puoi andare tipo di nascosto, ti mangi un panino sotto un tavolo.
[23:45]

Consistenza – texture (of food)
Sì, devi scegliere quale consistenza preferisci.
[25:10]

Fragrante = profumato (for food)
Addentare = mordere (bite), mettere sotto i denti
Vedi una torta, così fragrante, poi la addenti e sa di pesce.
[25:20]

Viscido = slimy
Scartato = bocciare, reject, discard
Preferisco la consistenza viscida del salmone appena pescato.
[26:10]

Mosca = fly
Sciame = swarm
ronzare = buzz, whirr, il suono che fanno gli insetti volando
Preferiresti essere piena di occhi come una mosca oppure avere uno sciame di mosche che ti ronzano costantemente attorno?
[26:20]

Inibire = frenare, inhibit, restrict, hinder
Mi sembrano entrambe cose che ti inibiscono socialmente
[27:05]

Capigliatura = hairstyle
Folto = thick, dense
Fisico scolpito = muscoloso
Calvo = pelato (che è una parola un po’ dispregiativa), bald
Preferiresti avere una capigliatura foltissima o un fisico scolpito ma solo per 20 anni ed essere calvo?
[29:30]
Ad Erika piacciono gli uomini pelati
[30:40]

Fisico da sollevatore di polemiche – un fisico (body) non eccezionale.
gioco di parole nato come meme su internet. I “weightlifters” in italiano sono “sollevatori di pesi”, ma in italiano possiamo anche dire “sollevare una polemica”, ovvero “say something controversial”.
[30:15]

Parrucca = wig
Piuttosto ti metti una parrucca! [32:00]

Infoltirsi (diventare più folti, vedi sopra)
Ti si infoltiscono i capelli, casomai…
[32:56]

Pagliacciata = qualcosa di stupido, come un pagliaccio (clown)
Finiamo questa pagliacciata
[35:15]

Avanzato, Podcast

Cinque situazioni oggettivamente imbarazzanti (con Erika) – Avanzato #14


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D. Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di livello avanzato. Sono in compagnia di Erika…

E. Ciao a tutti!

D:… che come forse sapete da qualche tempo si occupa di un progetto molto interessante, di cui ora ci parlerà.

E: Sì, è il mio blog, che si chiama “Di pare e altri disagi”, è un blog in cui tratto vari argomenti tra cui, diciamo, ansia sociale, timidezza, introversione, cose di cui io e Davide abbiamo parlato diverse volte anche qui nel podcast.

D: Sì, il blog di Erika è una pratica di livello molto molto avanzato, perché scrive molto molto bene e…

E: Grazie.

D: …in una maniera anche scorrevole, secondo me. E abbiamo deciso insieme quindi di portarvi… trasportare in versione audio, in versione Podcast Italiano uno dei suoi post, l’ultimo post. Di che cosa parla, Erika?

E: Parla di cinque situazioni imbarazzanti che succedono a tutti prima o poi nella vita, in cui tutti molto probabilmente ci siamo ritrovati.

D. Ok, allora sono curioso di sentirlo, Erika. Ti lascio il palco, i riflettori e ci sentiamo alla fine dell’episodio.



Salve amici! Se in passato avevo parlato di situazioni considerate normali e tranquille dai più, ma che a me generano ansia per motivi talvolta difficili da comprendere, oggi voglio prendere in considerazione situazioni sociali in cui, secondo me, tutti almeno una volta abbiamo provato imbarazzo. Facciamo un coming out di gruppo e ammettiamo candidamente (plainly, frankly, sincerely) che ci siamo passati tutti. Come sempre, si accettano consigli su come comportarsi per evitare di volersi scavare una fossa in cui sotterrarsi (digging a ditch in which to bury oneself) ogni volta che una di queste situazioni si verifica. Io provvederò ad elargirvi (hand out, bestow) i miei, ma siete avvisati: probabilmente non funzionano. Bando alle ciance, partiamo subito con questa impietosa (merciless, pitiless) hit parade!

  1.   Non sapere se dare del tu o del lei

In italiano, forse più che in altre lingue, questa questione è particolarmente spinosa (thorny, complicated / spina = thorn). Nella nostra lingua, infatti, è ancora viva la norma sociale di utilizzare le forme di rispetto, norma che però sembra non avere più regole sufficientemente rigide. Il tu sta allargando la propria sfera di utilizzo (expanding its sphere of use), creando talvolta incertezza su quale delle due forme usare e, nel mio caso, dando vita a situazioni imbarazzanti e scenette ridicole (ridiculous gags). Molto spesso, infatti, mi trovo nel bel mezzo dell’indecisione (lit. in the middle of indecision) tu o lei? lei o tu? quando non c’è affatto tempo per decidere. Come devo rivolgermi al segretario a cui tutti gli studenti danno del tu, ma con cui io non ho mai parlato in vita mia? Come saluto il commesso che avrà si e no (=circa, più o meno) 3 anni più di me, ma è vestito di tutto punto (dressed up, vestito elegante)? E i genitori dei miei amici? Sembrerò troppo fredda o gli starò mancando di rispetto? È una questione di ruoli, di età, di reciprocità? Le guide su internet non sembrano fugare i miei dubbi (dispel my doubts). Si sa, la necessità aguzza l’ingegno (necessity is the mother of invention/sharpen yout wits – lit.) e dunque, in caso di dubbio non mi resta che ingegnarmi (I just have to use my ingenuity) In questi casi infatti, ho sviluppato una non indifferente abilità nell’evitare con tutte le mie forze l’impiego di questi pronomi. Forzature (stretching the meaning) dell’italiano e frasi innaturali sono i miei più grandi alleati in questa tecnica a base di richieste indirette o impersonali “mi chiedevo se…”, “si potrebbe per caso…”, “sarebbe possibile…” e saluti anonimi “buon lavoro”, “buona giornata”, “a presto”. Una tecnica che rasenta il patetico (borders on thr pathetic), ma, amici ve lo confesso, alla fin fine tira fuori dai guai (it gets you out of trouble).

  1.   Lasciare il posto sui mezzi pubblici

Lasciare il posto sui mezzi è buona norma e segno di educazione e civiltà. O almeno così credevo, prima che nella mia vita si verificassero incidenti del tipo “Ma le sembro così vecchio?” seguiti da ostinati, irremovibili (firm) rifiuti. In pratica, alzarsi per offrire a qualcuno il proprio posto rischia di tradursi in un maleducatissimo “Lei è un vecchio, si sieda”. Così, ho imparato che un semplice atto di gentilezza può nascondere subdolamente (sneakily) in sé una lama molto affilata (a very sharp blade) Trovare un posto a sedere sull’autobus smette di essere un privilegio e diventa un compito: a ogni fermata grava sulle mie spalle (every stop is a burden on my shoulders) la responsabilità di monitorare attentamente le porte, fare una stima dell’età, delle condizioni di salute, dell’eventuale stato interessante (=incinta, pregnant) dei passeggeri in salita e valutare a quale sia il caso di rivolgersi per offrire il posto. Il rischio di chiedere a un uomo sovrappeso se vuole sedersi perché ci sembra gravido (=incinta as well) è sempre dietro l’angolo. Si può vivere così? Non si può. Ecco che allora le uniche brillanti soluzioni che, dopo anni di studi ed esperienza, ho trovato al problema, si rivelano insospettabilmente essere diametralmente opposte (=completamente diverse). La prima, e forse più saggia, consiste nell’alzarsi in silenzio. Fare un gesto caritatevole (=act of kindness), lasciare il proprio posto quando ci sembra opportuno, senza però rivolgersi direttamente a una persona specifica per offrirglielo, senza farle sapere che avete pensato direttamente a lei. Lasciare il posto, lì, vuoto, per il bene collettivo (for the common good), pensando che ci ha bisogno, vedendolo libero, ne approfitterà per sedersi. Fare del bene in silenzio, come le celebrities che donano milioni in beneficienza senza metterlo in pubblica piazza (make it public, lit. put it in the public square) tra le pagine di Chi. L’alternativa, un po’ più subdola ed egoistica, per quando non avete voglia di cedere il posto (=dare il posto) che vi siete conquistati con le unghie e con i denti, è quella di fingersi totalmente distratti e presi nei propri affari. Immergete la faccia in un libro (=iniziate a leggere in un libro) e isolatevi completamente dal mondo circostante. In questo modo, non dovrete preoccuparvi di nulla e, sebbene dentro di voi saprete la verità e dovrete conviverci, non verrete tacciati di insensibilità (=you won’t be accused of being indifferent), ma sembrerete semplicemente troppo distratti o troppo presi dalla cultura. Altrimenti, fate finta di dormire.

  1.   Non sapere come salutare

Che dire, penso tutti abbiate capito di che cosa sto parlando. Si, mi riferisco proprio a quegli imbarazzanti balletti che talvolta si innescano (=iniziano, lit. are triggered) quando non sappiamo bene in che modo salutare l’altra persona, perché comunque va detto che c’è un’ampia gamma di possibilità e gesti tra cui scegliere: stretta di mano formale, stretta di mano da macho (gli uomini sanno), stretta di mano con bacio, tre baci, due baci (in quale ordine? Quale guancia va baciata per prima?), un solo bacio, un abbraccio (quanto lungo?), saluto senza contatto fisico (il mio preferito, che ve lo dico a fare = I don’t even need to tell you). Anche in questo caso, il tipo di saluto dipende da numerose variabili quali l’occasione, il rapporto che intercorre tra i salutanti (the relationship that exists between the people who are greeting each other), il sesso (combinazioni uomo-uomo, uomo-donna, donna-donna), le abitudini legate al luogo di provenienza (gli stranieri hanno verosimilmente usanze diverse, ma anche da una regione italiana all’altra i costumi possono variare). E poi, i baci sulle guance sono dei baci veri? O sono un semplice contatto di guance seguito dalle labbra che schioccano a vuoto (lips smacking in the air)? Questi e molti altri interrogativi (=domande) rendono il saluto un gesto molto più complesso – e talvolta imbarazzante – di quanto si potrebbe sospettare. Evitare le incomprensioni, gli imbarazzi e i balletti non è semplice, ma il mio consiglio è quello di non tentennare (hesitate): decidete più o meno arbitrariamente il saluto che vi sembra opportuno e “imponetelo” all’altra persona, avvicinandovi con convinzione per i due baci o tendendo (reaching out) fermamente il braccio per una più sobria stretta di mano. E che Dio ve la mandi buona (may God be with you).

  1.   Tenere o non tenere la porta? Questo è il dilemma

Qualcuno, non so bene come né quando, a un certo punto della nostra vita ci ha insegnato che è buona educazione tenere aperta la porta a chi sta arrivando dietro di noi e, verosimilmente, intende uscire o entrare da quella stessa porta. Quello che non ci è stato precisato è oltre quale distanza dell’altra persona siamo legittimati a infischiarcene (we are entitled to not give a damn – infischiarsene = fregarsene = sbattersene = ecc.) e fare come se la suddetta persona non esistesse. Infatti, esiste un range di distanze intermedie tra lontano e vicino che causa inevitabile confusione. Non procedere nel nostro cammino e stare dieci secondi impalati a tenere la porta come il più servile degli uscieri (the most servile husher) può sembrare ridicolo, ma allo stesso tempo fare come nulla fosse quando evidentemente ci siamo accorti della persona che sta arrivando e abbiamo incrociato il suo sguardo, non è molto educato. Specialmente se si tratta di una persona che siamo destinati ad incontrare altre volte, come un collega, un vicino di casa, un insegnante. Quando poi il nostro stare impalati provoca senso di colpa nella persona che sta arrivando e la costringe a corricchiare (run slightly – the suffix “icchiare” makes an action less “strong” – canticchiare = sing softly) per non farci aspettare i suoi comodi troppo a lungo, ogni nostro tentativo di farle un favore fallisce miseramente. Insomma, sembra proprio il caso di dire che come fai sbagli (=qualunque cosa fai, sbagli), e così è.

  1.   Sbagliare strada

Ah, a proposito di sbagliare. Ammetto che questo è un problema che potrebbe riguardare la mia persona in maniera più particolare rispetto ad altri, essendo io un essere umano completamente deprivato del senso dell’orientamento (deprived of any sense of direction). Però, a tutti può capitare ogni tanto di accorgersi di stare camminando da dieci minuti nella direzione sbagliata, no? Ditemi di sì.

Quando capita a me, e si, purtroppo mi capita molto più spesso di quanto possiate immaginare, e si, anche quando sto seguendo – o credo di stare seguendo – il navigatore, non è facile decidere come comportarsi. Sento improvvisamente tutte le persone attorno a me puntarmi gli occhi addosso (fissarmi = staring at me), mi chiedo cosa pensino nel vedere una tizia fermarsi improvvisamente in mezzo alla via, senza che ci sia nulla di particolare, fare dietro front (turn around) e ripartire tutta convinta nella direzione opposta. Penseranno che ha sbagliato strada, direte voi, ed effettivamente è così, ma nella mia mente lo fanno con scherno e derisione (object of ridicule and derision), atteggiamenti dei quali non fa mai piacere essere oggetto. Per non parlare delle volte in cui sbaglio palesemente a scendere dall’autobus e mi ritrovo a camminare, parallelamente ad esso, nella direzione della fermata successiva, dove avrei dovuto scendere. Con i passeggeri che, sempre nella mia mente, mi guardano perplessi chiedendosi perché non sono rimasta sull’autobus invece di fare lo stesso tragitto (way) a piedi.

Solitamente in questi casi adotto strategie ridicole come quella di fermarmi, guardare accigliata il telefono (looking at the phone frowning) fingendo di aver ricevuto un messaggio che mi indica di andare da un’altra parte e voltarmi scuotendo la testa, quasi infastidita dal cambiamento di programma. O semplicemente, mi limito a portarmi la mano alla fronte con sorpresa, per fingere di essermi ricordata di qualcosa, per esempio di aver scordato un oggetto nella direzione da cui provenivo. Il ricorso a simili stratagemmi (tricks) è caldamente sconsigliato, dato che generalmente le persone pensano ai fatti propri, non notano neppure i vostri comportamenti e non hanno alcun interesse nei vostri movimenti. Però che dire, ognuno è libero di rendersi ridicolo come meglio crede (see fit).

Amici, spero che questo piccolo elenco di situazioni sociali imbarazzanti vi abbia strappato un sorriso (raised a smile) e che vi siate ritrovati in almeno uno dei punti elencati. Fatemi sapere quale di questi inconvenienti vi capita più spesso, o quali sono le situazioni sociali che più vi mettono in imbarazzo, siamo tutti molto curiosi!

Io per ora vi mando un saluto (con quanti baci? senza contatto? una stretta di mano?) e vi ringrazio per aver letto fino a qui!

Alla prossima!


 

D: Complimenti Erika! Secondo me è il tuo episodio più riuscito (=il migliore) finora.

E. Grazie, grazie mille.

D. Ed è anche molto molto difficile secondo, me ma proprio per questo noi veniamo in vostro aiuto e traduciamo in inglese tutte le parole ed espressioni più difficili, che potrete trovare nel post dell’episodio su podcastitaliano.com. Nella descrizione di questo episodio troverete anche il link al blog di Erika. Dunque Erika, l’unica cosa che devi fare è fare altri episodi, adesso!

E. Va bene, non mancherò!

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D. Facebook non lo diciamo di solito. Sì, perché no, anche su Facebook.  Grazie per l’ascolto e un saluto da Torino!

E. Ciao!

D. Ciao!

Intermedio, Podcast

Dal dottore in Italia – Intermedio #17


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di livello intermedio. Oggi non sarò io a leggervi l’episodio ma Erika, che ci parlerà di un luogo da cui tutti in Italia (e nel mondo) dobbiamo passare prima o poi, ovvero il dottore. Niente panico, non vi vogliamo propinare (=offrirvi qualcosa di poco piacevole, noioso, ecc.)  il classico dialogo “dal dottore”, ma raccontarvi le peculiarità (peculiarities)  italiane legate a questo luogo. Come al solito potete trovare la trascrizione e le parole ed espressioni più complicate tradotte in inglese su podcastitaliano.com. Incominciamo!


 

Con la primavera e il cambio di stagione, può capitare a tutti di prendersi un malanno (=ammalarsi, get sick). Che fare allora?

Beh, se siete in Italia la cosa più semplice da fare è rivolgersi (consult) al proprio medico di base.

In ogni città sono a disposizione numerosi medici di base (general practitioners): dottori che non sono specializzati in un campo particolare, ad esempio la chirurgia (surgery), l’ortopedia (orthopaedics), l’odontoiatria (dentistry), ma a cui ci si può rivolgere per questioni generali e piccoli problemi di salute. Prima di rivolgersi a uno specialista (specialist), quindi, andiamo dal medico di base, che ci consiglia quali medicinali prendere, ci dice quanto è grave il problema e ci suggerisce (suggest)  quali ulteriori (further) visite o esami fare, nel caso in cui sia necessario.
Ogni persona sceglie (o viene assegnato) a un certo medico della sua città e deve rivolgersi esclusivamente a lui in caso di bisogno: non può andare dagli altri medici di base, perché non è nella loro lista di pazienti. I membri di una famiglia di solito hanno tutti lo stesso medico di base, anche se possono esserci eccezioni.
Si va dal medico di base per farsi visitare, farsi fare le ricette (prescriptions) per dei medicinali o per degli esami, o per richiedere la “mutua(sick leave), ovvero giorni di assenza dal lavoro pagati in caso di malattia.
Andare dal medico di base è gratis: non si paga nulla per essere visitati.
Tuttavia, recarsi (going to, more formal than “andare”) dal dottore è spesso un’operazione noiosa, per via delle (=a causa delle) lunghe attese.
Infatti, in molti studi medici si viene visitati per ordine di numero, cioè si prende un bigliettino con un numero che determina l’ordine di passaggio, o comunque si segue l’ordine di arrivo.
Passare per primi è quasi impossibile: per quanto presto si cerchi di arrivare (no matter how soon (you may try to get there), ci sarà sempre un anziano (di solito più di uno) già lì ad aspettare. Come questo sia possibile, rimane ancora un mistero.
La cosa certa è che molti anziani vanno dal medico di base per diverse questioni, e sono anche molto mattinieri (morning people, early birds).
Alcune persone arrivano anche prima dell’orario di apertura per aggiudicarsi (win, grab) un posto ad un orario non troppo tardo.
Quindi, si attende il proprio turno nella sala d’aspetto (waiting room), dove di solito ci sono alcune sedie, un tavolino con delle riviste, dei quadri e musica soffusa (soft music). Gli anziani spesso chiacchierano tra di loro e a volte cercano di attaccare bottone (strike up a conversation) con i più giovani, che di solito guardano il cellulare. È anche molto comune trovare donne incinta (corretto: incintE – pregnant women) e magari qualche bambino con la tosse (coughing) accompagnato dai genitori o dai nonni.
L’attesa può durare anche alcune ore ed è quindi molto più lunga del tempo della visita in sé: le visite degli altri sembrano sempre eterne, mentre la propria sembra durare pochissimo.
Quindi, se dovete fare una visita dal medico di base, ricordatevi di portare con voi qualcosa per ingannare l’attesa (pass the time, literally “cheat the time”) il libro che state leggendo, il pc, un paio di cuffiette (earphones) per ascoltare il vostro podcast preferito. Non vi sto nemmeno a dire quale (I don’t even need to tell you which one).
E soprattutto, armatevi di tanta pazienza (arm yourself with a lot of patience)!
E voi? Siete mai stati dal dottore in Italia? Raccontateci come funziona nel vostro paese, se anche voi avete un medico di base e se anche a voi capita di aspettare ore ed ore prima di essere visitati.

A presto!


 

Ringrazio Erika per aver scritto e letto questo episodio e vi ricordo di riascoltarlo 3, 4, 5 volte per acquisire familiarità con tutte queste nuove parole ed espressioni. Vi consiglio anche di scrivervele da qualche parte oppure inserirle in un mazzo (deck) di flashcards. Poi quando ne avete la possibilità potete cercare di utilizzarle attivamente in una conversazione. In questo modo acquisirete padronanza attiva (active mastery) e non solo passiva di queste parole.
Io vi ringrazio ancora per l’ascolto e ci vediamo nel prossimo episodio. Ciao!

 

 

Episodi senza trascrizioni, Podcast

Analisi della canzone “Soldi” di Mahmood – RST #57


Scarica questo episodio!

[Strofa 1]
In periferia fa molto caldo
Mamma stai tranquilla, sto arrivando
Te la prenderai per un bugiardo
Ti sembrava amore ma era altro
Beve champagne sotto Ramadan
Alla TV danno Jackie Chan
Fuma narghilè, mi chiede come va

[Pre-Ritornello]
Mi chiede come va, come va, come va
Sai già come va, come va, come va
Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai
Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei
È difficile stare al mondo
Quando perdi l’orgoglio
Lasci casa in un giorno
Tu dimmi se

[Ritornello 1]
Pensavi solo ai soldi, soldi
Come se avessi avuto soldi, soldi
Dimmi se ti manco o te ne fotti, fotti
Mi chiedevi come va, come va, come va
Adesso come va, come va, come va

[Strofa 2]
Ciò che devi dire non l’hai detto
Tradire è una pallottola nel petto
Prendi tutta la tua carità
Menti a casa ma lo sai che lo sa
Su una sedia lei mi chiederà

[Pre-Ritornello]
Mi chiede come va, come va, come va
Sai già come va, come va, come va
Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai
Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei
È difficile stare al mondo
Quando perdi l’orgoglio
Ho capito in un secondo
Che tu da me

[Ritornello 2]
Volevi solo soldi, soldi
Come se avessi avuto soldi, soldi
Prima mi parlavi fino a tardi, tardi
Mi chiedevi come va, come va, come va
Adesso come va, come va, come va

[Bridge]
Waladi waladi habibi ta’aleena
Mi dicevi giocando, giocando con aria fiera
Waladi waladi habibi, sembrava vera
La voglia, la voglia di tornare come prima

[Pre-Ritornello]
Io da te non ho voluto soldi
È difficile stare al mondo
Quando perdi l’orgoglio
Lasci casa in un giorno
Tu dimmi se

[Ritornello 3]
Volevi solo soldi, soldi
Come se avessi avuto soldi, soldi
Lasci la città ma nessuno lo sa
Ieri eri qua, ora dove sei papà?
Mi chiedi come va, come va, come va
Sai già come va, come va, come va

Il video di “Soldi”

Generare polemiche – generate controversy
”[…] questo cantante per metà egiziano, e questo ha generato anche diverse polemiche perché… perché in Italia diciamo che abbiamo alcuni politici che amano capitalizzare […] sull’immigrazione” – 0:50
Si da il caso che  – it just so happens that
”Questo ragazzo è un ragazzo al 100% italiano, perché è nato a Milano, ha una madre sarda e si da il caso che abbia il padre egiziano”  – 1:14
Giuria  – jury
”A Sanremo funziona così: c’è il voto della giuria […] e c’è anche il voto da casa” – 1:32
Tirare (slang) – be popular
”Io odio la musica pop italiana, so che ad alcune persone piace, per esempio in Russia tira molto […] la musica italiana cantautorale” – 2:46
Padre modello – perfect father
“L’argomento della canzone, di Soldi, è praticamente questo padre, il padre egiziano che […] non era una persona molto buona, non un padre modello. – 4:00
Prendersela – to take offence, to get angry
”Te la prenderai per un bugiardo” – 4:26
Narghilè – hookah, shisha
”Fuma narghilè, mi chiede come va” – 6:12
Fregare qualcuno – to play someone
”Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai” – 8:28
Chiarire – to talk it out
”Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei” – 8:32
Stare al mondo – to live
”… è difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio” – 8:37
Ritornello – chorus, hook
”… e qui siamo arrivati al ritornello, ma prima del ritornello […] volevo farvi sentire alcune caratteristiche della pronuncia di Mahmood” – 12:24
Mancare  – to be missed
”Dimmi se ti manco o te ne fotti” – 14:56
Fottersene/fregarsene/sbattersene – don’t give a ****
”Dimmi se ti manco o te ne fotti” – 14:57
Strofa – verse (attenzione! “strofa” significa “verse” e “verso” significa “line”)
”Ok, procediamo con la strofa numero 2, quindi ai prossimi cinque versi, perché ci sono cinque versi, la strofa numero 2 dura solo cinque versi e non sette come la prima” – 17:43
Pallottola nel petto – bullet in the chest
”Tradire è una pallottola nel petto” – 17:48
Carità – sympathy
”Prendi tutta la tua carità, menti a casa ma lo sai che lo sa” – 17:56
Fino a tardi – till late
”Prima mi parlavi fino a tardi significa mi parlavi fino alle ore tarde” – 18:48
Con aria fiera – proudly
”Waladi waladi habibi ta’aleena, mi dicevi giocando con aria fiera” – 22:49

Intermedio, Podcast

Sei errori che gli stranieri spesso commettono – Intermedio #16


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano! Il video che voglio fare oggi riguarda alcuni degli errori più comuni, errori che sento più spesso quando faccio lezioni di italiano. Io nelle ultime lezioni ho cercato di segnarmi (make a note of, write down) su un documento tutti gli errori che gli stranieri fanno più spesso e oggi ve ne parlerò. Ho già fatto in passato un episodio solamente audio, senza video, che vi lascio in descrizione. Vi lascio il link in descrizione e potete andare a sentirlo. Oggi vi parlo di altri errori comuni.

 

1) Errori con la preposizione “per”

Il primo errore, in realtà una serie di errori che mi sono segnato, riguardano l’utilizzo della preposizione “per”. Molte persone per l’influenza dell’inglese dicono per esempio:

 “studio le lingue due ore per giorno” oppure “due ore per settimana”, “una volta per mese”, “una volta per anno”, cose di questo tipo.

Non si dice “per” in italiano, ma si dice “a” oppure “al”. Per esempio:

“faccio esercizio tre volte alla settimana”, “vado al mare 10 volte all’anno”, cose di questo tipo.

Quindi “per” (in inglese) si traduce “a”. Molte persone invece dicono un’altra cosa, ovvero:
“studio l’italiano per 5 mesi”, traducendo “I’ve been studying/learning Italian for 5 months”, ma in italiano “per 5 mesi” non ha questo significato. Dovremmo dire:

“studio l’italiano da 5 mesi” oppure “sono 5 mesi che studio l’italiano”, “registro/sto registrando un video da 5 minuti” oppure “sono 5 minuti che registro un video”,
ma non
“registro un video per 5 minuti”.
“Per” significa che qualcosa è finito, quindi “in passato ho imparato l’italiano per 5 mesi”, oppure “di solito imparo una lingua per due anni e poi inizio una nuova lingua”. Ricordatevi che noi in realtà possiamo anche omettere (omit) questo “per”, non è obbligatorio, quindi possiamo dire “ho studiato l’italiano da giovane 3 anni/per 3 anni”, “imparo una lingua 2 anni e poi passo a quella successiva”… non è obbligatorio il “per”. Tornando al primo errore, quello di “due ore per giorno, due ore per settimana”, in realtà se parliamo di ore e diciamo “due ore per giorno”, così non va bene, ma se diciamo “per due ore al giorno” in realtà diventa una frase giusta – quindi basta spostare (it’s enough to move) il “per” – che significa “for two hours a day” oppure “two hours a day”: “faccio esercizio per due ore al giorno”… che non è vero.


2) Viaggiare A un paese

Il secondo errore riguarda invece il verbo “viaggiare”. Molte persone dicono “viaggiare a Italia/viaggiare a un paese”, ma in italiano non diciamo “viaggiare” come “travel to a country”. Per noi viaggiare – innanzitutto è in un paese, “viaggiare in Italia” – ma noi intendiamo, con questo verbo, che viaggiamo all’interno dell’Italia, oppure viaggiamo per tutta l’Italia. “Ho viaggiato per il sud-est asiatico”. Non “viaggiamo a” nel senso “travel to”, perché diremmo semplicemente “andare in Italia”, oppure “voglio andare in Italia”,  “voglio andare in Spagna quest’estate”. Se diciamo “voglio viaggiare in Italia” si intende all’interno dell’Italia. Questa è la differenza: in spagnolo per esempio si dice “viajar a Italia”, in inglese “travel to”… Ricordatevi questa differenza!

3) Vado a imparare l’italiano!

Un altro errore che sento spessissimo, soprattutto dai parlanti di inglese, francese, spagnolo e portoghese è dire “vado a fare qualcosa”, nel senso “adesso vado a studiare” oppure “adesso vado… vado a uscire” o “vado a fare qualcosa”, nel senso “I’m going to study”, nel senso “studio tra poco”. “I’m going to go out tonight”, in italiano diremmo “stasera esco”, semplicemente. Non diciamo “stasera vado a uscire”. Quindi, per i piani che abbiamo tra qualche giorno, (come) “I’m going to go to the mountains”, noi non diciamo “vado ad andare in montagna”, ma diciamo “vado in montagna”. “Vado” in italiano quindi ha solo il significato di movimento, cioè ci spostiamo fisicamente. Quindi posso dire “vado a studiare” per esempio, se intendo che vado fisicamente, non so, in un caffè, oppure in un parco, oppure vado da qualche parte, mi sposto per studiare. Ma non significa che tra poco inizio.

4) Classe o lezione?

Un errore che sento spesso è utilizzare la parola “classe” per dire “class”. Allora, in italiano è un pochino diverso il significato di “classe”, rispetto all’inglese “class”, oppure in spagnolo “clase”. Molte persone dicono che fanno classi di italiano con me, ma io non direi mai “classi di italiano”, io direi “lezioni di italiano”, oppure “lezioni all’università/a scuola”, eccetera. Noi parliamo di “lezioni”. Ma che cos’è allora una classe? Beh, in Italia abbiamo un sistema scolastico in cui praticamente abbiamo le scuole elementari, le scuole medie, le scuole superiori: 3 gradi. In ognuno di questi gradi, noi siamo sempre con lo stesso gruppo di persone, quindi non è che abbiamo le lezioni di matematica con un certo gruppo, le lezioni di italiano con un altro gruppo, eccetera. Sono sempre le stesse persone, e questo è diverso in altri paesi. In italiano questo gruppo di persone si chiama “la classe”, quindi questo collettivo (group) è la classe. Quindi… se fate lezione con me state facendo lezione e non una classe.

5) Practice = praticare?

Un altro errore, che non è un errore brutto, un semi-errore, diciamo così, è l’utilizzo della parola “praticare” come “practice” in inglese… forse anche in spagnolo si dice, o in francese, ma in italiano noi non diciamo tanto “praticare” per dire “praticare una lingua”. Noi diciamo spesso “esercitarsi”, quindi questo è un po’ più difficile perché è un verbo riflessivo. Però, possiamo dire per esempio “quando si imparano le lingue bisogna esercitarsi”, oppure non so, “fare esercizio” anche si può dire: “bisogna fare molto molto esercizio”, oppure “fare pratica”. Quindi avete questi tre modi: “esercitarsi”, “fare esercizio”, “fare pratica”. “Fare esercizio” può essere anche esercizio fisico – è un’altra cosa – come “workout” o “exercise”, ma io non direi tanto “praticare”. “Praticare” si usa per altre cose, in altri contesti, come non so, “praticare la meditazione”, che si intende “svolgere una certa pratica”, no? Ma non significa “allenarsi, esercitarsi per migliorare”, sono due cose diverse. In inglese “practice” può essere sia praticare come “pratico la meditazione tutti i giorni”, ma può essere “practice” nel senso “lavoro duramente per diventare più bravo”. Quindi in italiano no, non si pratica la chitarra, ma ci si esercita a suonare la chitarra, oppure si fa pratica a suonare la chitarra, qualcosa del genere.

6) Preposizioni con sperare, volere e provare

E un altro errore che riguarda le preposizioni… in realtà non è un errore ma (sono) tre errori che riguardano i verbi “sperare”, “volere” e – qual è il terzo?? – “provare”. Quindi vi consiglio di memorizzar(li) e ditevi come un mantra “spero di, provo a, voglio (senza nulla)”. “Spero di vincere, provo a vincere, voglio vincere”. “Spero di mangiare, provo a mangiare – non so cosa voglia dire, ma… – voglio mangiare”. “Spero di arrivare in tempo, provo ad arrivare in tempo, voglio arrivare in tempo”. Prendete tanti verbi e dite, oppure scrivetevi magari da qualche parte, perché questo è un errore davvero che sento sempre… ed è normale, perché “hope to”, “want to”, eccetera, eccetera. Le lingue causano molta confusione per quanto riguarda le preposizioni. Ricordatevi queste tre preposizioni, esercitatevi con queste preposizioni… e noi ci vediamo nel prossimo video!



Ma prima di concludere questo, volevo dirvi che innanzitutto potete ascoltare quest’episodio come audio nel mio podcast, come sempre. Inoltre di recente ho pubblicato il mio podcast su Spotify, quindi se siete una persona che ascolta i podcast su Spotify, potete andare, cercare Podcast Italiano e lo troverete. Lasciate anche una recensione su Apple Podcast, cosìcché altre persone possano trovare questo podcast. Ah, vi ricordo che Podcast Italiano ha anche Instagram… è da un po’ che non parlo di Instagram, magari alcuni di voi non lo sanno, quindi podcast trattino basso (underscore in inglese) italiano (podcast_italiano) potete trovare alcuni video, brevi video che faccio, che magari vi possono piacere. Questo è davvero tutto per oggi, ci vediamo nel prossimo video! Ciao!

 

Avanzato, Podcast

Lo sci (con mia madre) – Avanzato #13


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di livello avanzato. Anche oggi, come nell’ultimo episodio, ho come ospite mia madre, che viracconterà la sua esperienza con uno sport, ovvero lo sci. Come al solito su podcastitaliano.com troverete la trascrizione dell’episodio con anche la traduzione in inglese delle parole più difficili, e vi assicuro che in questo episodio ce ne saranno un po’! Il testo è abbastanza tecnico e sono inoltre presentimolte parole che descrivono movimenti fisici, che per mia esperienza sono un aspetto della lingua non così facile da apprendere.
Ora lascio la parola a mia madre. Buon ascolto!



In questo episodio vorrei parlarvi di un’attività sportiva invernale che
accomuna me e mio marito (my husband and I have in common), e in cui abbiamo trascinato (we dragged), quando erano ancora piccoli e finché ne hanno avuto voglia, i nostri due figli Marco e Davide: lo sci di fondo (cross-country skiing).

Alcune premesse. La regione in cui abitiamo, il Piemonte, dispone di (has/ has available) vaste zone montuose, le Alpi occidentali, e pertanto nel periodo invernale, neve permettendo (snow permitting), si possono praticare svariate attività sportive, quali ad esempio lo sci alpino (alpine skiing) (o da discesa), lo sci alpinismo (ski mountaineering), lo sci di fondo o nordico appunto, ecc.

Da ragazza mi sono cimentata (I tried my hand) un po’ nello sci da discesa, ovvero la varietà a cui immediatamente viene da pensare (that immediately comes to mind) sentendo parlare di sci. Tuttavia non sono mai diventata esperta: non andavo oltre la classica tecnica da principianti, lo spazzaneve (snowplough), per scendere, curvare e frenare, e oltretutto avevo appreso solamente i rudimenti (rudiments, basics) di base da qualche amica molto brava, che mi aveva fatto da maestra (had been my coach, had taught me); non avevo preso pertanto delle vere e proprie lezioni. Perciò ero molto insicura, cauta e soprattutto timorosa (afraid) di farmi male.

Lo sci di fondo, meno praticato rispetto a quello da discesa, l’ho conosciuto frequentando il mio futuro marito, che,a differenza mia (unlike me), non aveva mai praticato discesa. Anche lui era un autodidatta (self-taught). Perciò, non appena si è presentata l’occasione (as soon as the opportunity came up), abbiamo iniziato a frequentare dei corsi, per correggere l’impostazione (ovvero come stare sugli sci), imparare il passo base (quello alternato che prevede l’utilizzo di apposite tracce (tracks) sulla neve), imparare a curvare (turn, steer), a  frenare (slow down) a spazzaneve, ecc. Insomma grazie a questi corsi, pur rimanendo sempre a livello amatoriale, abbiamo acquisito una tecnica che utilizziamo ancora adesso, dopo oltre 35 anni.

Qualche precisazione tecnica. Nello sci di fondo si possono usare due differenti tipi di passi, che richiedono anche un’attrezzatura (equipment) differente: il passo alternato, ovvero la tecnica classica, e il passo pattinato.  Noi abbiamo imparato il passo alternato, il quale richiede, oltre a bastoncini (ski poles) e scarpette, sci stretti, lunghi (più di quelli da discesa) e soprattutto sprovvisti di lamine (metal edges), il che li rende molto instabili e più difficili da controllare in discesa. Il passo alternato si pratica, grazie alla spinta dei bastoncini, scivolando a passi alterni su apposite tracce sulla neve, dette anche binari. A volte si può uscire dai binari per affrontare discese a spazzaneve, ossia con le code degli  sci aperte dietro, le punte ravvicinate (the tips close to each other) e gli sci leggermente inclinati (tilted) verso l’interno per fare maggiormente attrito (for better grip) con la neve.

Il passo pattinato, invece, richiede sci più corti, scarpette che arrivano alle caviglie e bastoncini più lunghi.  Si pratica su pista battuta (smooth trail) senza tracce: tipicamente si pattina (you ski) a passi alterni sempre spingendosi con i bastoncini. In entrambi i casi le scarpette sono agganciate agli sci tramite gli attacchi (bindings) solo nella parte anteriore: il tacco (heel) è libero.

Tutte le piste prevedono i binari su uno o due lati per chi pratica il passo alternato e l’area compresa fra coppie di binari è riservata alla tecnica del passo pattinato: in questo modo le piste sono percorribili (possono essere percorse) da entrambe le tipologie di sciatori.

I percorsi variano e la difficoltà è indicata da colori diversi. Si va dalle piste facili, blu-verdi con pochissimi dislivelli, a quelle più difficili, rosse-nere che prevedono salite e discese più impegnative (demanding). Eh già, se ancora non fosse chiaro, lo sci di fondo non utilizza impianti di risalita (ski lifts): pertanto le salite si affrontano a forza di gambe e braccia (slopes are dealt with using the strength of your arms and legs)! A seconda di come lo si pratica, lo sci di fondo può essere dunque uno sport molto dispendioso per il fisico (demanding for the body); però con le dovute cautele (with all due caution) si può affrontare anche ad età più avanzata, moderando la velocità a vantaggio di un maggior apprezzamento del paesaggio in cui le piste si snodano (wind): pinete, lariceti (larch forests) e fondovalli (valley bottoms) attraversati da ruscelli e circondati da alte vette (peaks).

Infine, qualche parola va spesa (it’s worth saying a few words) sui costi. Lo sci di fondo è molto più economico di quello da discesa: attrezzatura a parte (peraltro poco dispendiosa), i costi si abbattono anche di un ordine di grandezza (costs get cut by an order of magnitude),  poiché non ci sono impianti (facilities) e l’unico onere (burden) è dovuto alla manutenzione delle piste. Purtroppo però la stagione del fondo è più breve rispetto a quella della discesa, poiché le piste sono collocate a quote (=altezze, heights) più basse dove la neve si scioglie più in fretta.

Detto questo, indipendentemente dalle vostre preferenze sportive invernali, venite a visitare le Alpi piemontesi: troverete paesaggi meravigliosi,  natura incontaminata e buon cibo!


Vi ringrazio nuovamente per aver ascoltato l’episodio. Come sempre vi chiedo di lasciare una recensione su Apple Podcasts se questo episodio vi è piaciuto, in tal modo altre persone scopriranno Podcast Italiano. Se avete idee per episodi di questo tipo (anche argomenti di cui potrebbe parlare mia madre, perché no) scrivetemi qui sotto nei commenti a questo episodio. Inoltre – è da un po’ che non lo dico – vi ricordo di seguirci su Instagram, dove ogni tanto carichiamo mini-video con spiegazioni sull’italiano. Ora è davvero tutto, grazie per l’ascolto e alla prossima! Ciao!

Podcast, Principiante

Cartolina dal lago – Principiante #18 (absolute beginners)


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Ciao, sono Erika. Oggi vi leggerò un breve testo per principianti. Lo leggerò prima lentamente e poi a velocità naturale. Cominciamo!
Hey! I’m Erika. Today I’m going to read a short text for beginners. First, I’m going to read it slowly, then at normal (natural) speed. Let’s start.

Cartolina dal lago
Postcard from the lake

Caro Podcast Italiano,
Dear Podcast Italiano

Sono in vacanza al lago. È primavera, la temperatura è perfetta.
I’m on vacation at the lake. It’s spring, the temperature is perfect.

Di giorno il lago è azzurro come il cielo e intorno ci sono tanti alberi e piante con i loro fiori colorati.
By day the lake is (light) blue like the sky and there are many trees and plants with their colorful flowers all around .

Il paesaggio è fantastico. Spesso ci sono delle barche in mezzo al lago, alcune grandi, altre più piccole.
The landscape is beautiful. Oftentimes there are boats in the middle of the lake, some big, some smaller.

Mi piace molto guardare il lago al tramonto. Il cielo diventa di colore rosa e arancione mentre il sole scende lentamente.
I like it a lot to watch the lake at sunset. The sky turns pink and orange while the sun slowly goes down.

Ora è sera e piove, l’acqua sembra nera come la notte.
Now it’s nightfall (evening) and it’s raining, the water looks (seems) black as the night.

A presto!
Talk to you soon!

Erika