Interviste, Podcast

Quattro chiacchiere con il mio amico e poliglotta russo Artem Nazarov – Interviste #18

Ciao a tutti e benvenuti su podcast italiano. Dopo l’intervista che ho appena fatto con Amir ho un’altra intervista -o meglio, io direi conversazione perché non è una vera e propria intervista però si tratta di (= “è”, ma più formale) una conversazione – che ho fatto con il mio amico Artem di Novosibirsk, una città in Russia. Ci siamo visti di recente a Milano e abbiamo fatto un video insieme che potete vedere come video oppure potete sentire come episodio audio. Abbiamo parlato un po’ di alcune cose, lui è un poliglotta, anche lui amante delle lingue, e ci conosciamo da diversi anni e nel video ripercorriamo un po’ (recall, retrace) la nostra conoscenza. Parliamo di lingue, parliamo di Italia e di altre cose. Ma prima di iniziare con il video volevo ricordarvi che potete potete andare su Italki, se non conoscete Italki è un sito per fare lezione con dei professori di lingua oppure dei tutor, sono lezioni personalizzate e sono estremamente comode perché potete farle da casa, ovunque voi siate. Non dovete spostarvi e pagate mediamente decisamente meno rispetto a delle lezioni in una scuola di lingue. Io insegno su Italki, tra l’altro ho quasi raggiunto il traguardo delle 600 lezioni, quindi se volete fare lezione con me potete seguire il link che troverete nella descrizione di questo episodio, nell’ applicazione di podcast dove ascoltate, oppure sul sito podcastitaliano.com, e facendo così potrete avere $10 in crediti Italki, e potrete anche se volete fare lezione con me oppure con qualsiasi altro insegnante. Ve lo consiglio, è un ottimo modo per migliorare italiano e parlare magari come Artem adesso andiamo a sentirci la nostra conversazione.

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– Ciao a tutti e benvenuti su Podcast italiano e in questo video vi presento, un poliglotta straordinario, ovvero… presentati (introduce yourself), chi sei?

– Buongiorno a tutti, mi chiamo Artem e è una bugia (lie) che sono un poliglotta straordinario, so qualche lingua ma straordinario no!

– Artem fa il modesto (is being modest) ma in realtà lui sa moltissime lingue tra cui il tailandese (thai), beh un po’…

– Un po’. Un po’ il tailandese.

– E anche… beh, tante altre lingue, tra cui l’italiano. Non mi ricordo tutte. Beh, come ci siamo conosciuti? Perché questa è una cosa interessante.

– Sì.

– Quando… quanti anni fa era, ti ricordi?

– Cinque… quattro anni fa, credo. Quattro anni fa ho avuto (*avevo) un blog…

– Ma spieghiamo che tu sei russo, non l’abbiamo detto.

– Ah, sì! – Ma avete capito, no, che non sono italiano.

– Artem, Artyom in realtà, è un siberiano vero. Viene da Novosibirsk.

– Sì sì sì, da Novosibirsk e sono qua… siamo a Milano e sono qua in Italia per (*la) quarta volta, giusto?

– Per la quarta volta.

– E l’Italia è stata la ragione principale per cui mi sono messo sulle lingue (meglio: ad imparare lingue) (I started to learn languages / how got into languages).

– Ti sei messo ad imparare le lingue.

– Sì sì sì, e ho cominciato dall’italiano, poi facendo quello che… utilizzando i materiali come (quelli che) fa Davide, contenuti autentici, sono riuscito ad imparare l’italiano, poi le altre lingue. Ma la domanda era di (*su) come ci siamo conosciuti?

– Sì… beh, su Facebook era!

– Su Feisbukeee!!!

– Mi piace come mi prende in giro, imita il mio accento.

– Su Facebook! Sì, su Facebook.. (il fatto) è che ho avuto (avevo) un blog e volevo che le persone leggessero il mio…

– Ah, quindi era spam?

– Sì, era spam.

– Io questo non lo sapevo. Pensavo fosse un interesse nei confronti di una persona italiana, della lingua… no, era spam, puro!

– Questo era spam all’inizio, poi dato che Davide (mi) ha chiesto: “Ma cosa vuoi?!”Ma cosa vuoi di (*da) me?!

– “Sì, ma chi sei?!”

– Dovevo inventare (make up) una ragione.

– Una scusa!

– E così sono terminato… come dire?

– Ho finito… abbiamo finito per diventare amici.

– Abbiamo finito per diventare amici. Ma sì, all’inizio non necessariamente cercavo (senza “le”) persone con cui praticare, ma poi è un destino che adesso ho amici italiani, e tutti questo grazie a(llo) spam, quindi (lo) spam…

– Lo spam è cosa buona e giusta (=è una cosa buona – espressione che viene dalla Bibbia)!

– Ripeti.

– Lo spam è cosa buona e giusta!

– Erika, la voce della verità.

Sì perché tu sei venuto in italia in viaggio, se non sbaglio, a Verona e ti sei innamorato della lingua italiana e così è iniziato il tuo percorso linguistico (linguistic journey).

– Sì, sono venuto (nel) 2013 (duemilatredici), poi due-tre mesi dopo ho cominciato a studiare la lingua e poi il mio prossimo viaggio (*viaggio successivo) in italia tutto fatto (l’ho fatto tutto*) in italiano. È completamente l’altra esperienza (*è tutta un’altra esperienza) di (*che, rispetto ad) essere un turista che non parla neanche inglese quando sono stato in Italia per la prima volta e quando puoi parlare, quando hai amici italiani, quindi mi raccomando (please, make sure that…), studiare (studiate*) l’italiano.

– Studiate, imparate l’italiano. Aha.

– Devo anch’io migliorare il mio italiano ma non bisogna parlare come nativo (come un madrelingua*) se il vostro obiettivo è solo viaggiare, avere amici, ma… sì.

– Sono d’accordo. Sì, spieghiamo meglio, perché… tu praticamente stavi imparando l’italiano all’epoca…e quindi, vabè… abbiamo scoperto che era spam, si trattava di spam in realtà, però la tua scusa era che volevi fare uno scambio italiano-russo, e poi abbiamo iniziato effettivamente a farlo, non so per quanto abbiamo parlato, ma in realtà neanche così frequentemente, ogni tanto solo (only once in a while).

– Sì sì, ma all’epoca dopo… all’inizio utilizzavo il tuo concorrente (competitor)

– No, non è concorrente.

– Si può dire il nome?

– Sì, Alberto, ma non è concorrente, non creare rivalità che non ci sono. [ride]

– Alberto Arrighini, Italiano Automatico, lo conoscono tutti, se conoscete me conoscete di sicuro Alberto.

– Sì, Alberto, se guardi questo video la metà è grazie a te, l’altra metà è grazie a Davide, che ho imparato l’italiano. Sì, quindi dopo aver studiato con i contenuti autentici da (*per) quattro-sei mesi ho cominciato a parlare con gli italiani su Skype e anche con l’altro mio amico Carlo che magari guarda questo video, ciao Carlo. Sì, non bisogna parlare, non bisogna praticare ogni giorno, due volte, tre volte per (a*) settimana basterebbero (would be enough).

– Sì, sì. E poi ripercorrendo la nostra amicizia noi ci siamo visti per la prima volta…era… a Torino, sì, sei venuto, ti ho ospitato.

– Sì, sì sì.

– E poi di nuovo… aspetta ma questa è la seconda volta… Ah, è la seconda volta! No, pensavo..

– Sì, ci siamo visti mille volte su Skype ma in (di*) persona è la seconda volta solo.

Pensavo di più, mi sono confuso (I thought it was more, I got confused)..

– Non vi siete… vabbè, ma non devi mettere questa parte (e invece l’ho messa :D), non vi siete visti a Bratislava?

– Eh no, non c’era a Bratislava “Artemio”.

– Ma sembra… sembra già mio fratello.

– Ormai è passato tempo… è difficile credere…

– che ci siamo visti per (la) seconda volta.

-Sì, infatti, pensavo fosse tipo la terza almeno.

– Sì

.- E niente, tu vorresti vivere a Milano, in Italia?

– Sì.

– Beh, so già la risposta però te lo chiedo lo stesso (I’m asking you anyway).

– Sì, vorrei fare un’esperienza, studiare qui, vedere… cioè immergermi (immerse myself)nella lingua italiana, nella cultura italiana perché…

Riprendi (in questo caso riprendere = to film) la cultura italiana. Non si vede il KFC. Ah, sì vede? Vabbè, Milano ha anche molte catene internazionali (international chains) e molte culture.

– Sì, anche quello è bello, così gli italiani non mi buttano fuori (won’t kick me out), così gli stranieri si (vedono) bene (meglio: sono ben visti). Perché se è una città piccola magari devi essere come (un) italiano.

– Sì, mentre Milano è molto più multietnica (multi-ethnic).

– Anche volevo dire (*Volevo anche dire) che anche se si può imparare la lingua a casa, a casa tua, Russia, Inghilterra, qualsiasi paese, è meglio stare qui perché qui impari molto veloce, soprattutto se hai amici, fai tutto in italiano, così impari veloce e impari anche le cose natural(i).

– Beh, in un giorno che, anzi meno di un giorno, qualche ora, quante parole ti abbiamo insegnato? Poi non se te le ricordi, però…ti abbiamo insegnato… che cosa ti abbiamo insegnato? Beh, le bacchette (sticks) del cibo cinese.

– Sì.

– Non so, tante parole.

– Tante parolacce (bad words).

– Tante parolacce che non possiamo ripetere.

– Ok, un’ultima domanda. Se dovessi individuare una sola cosa che ti ha dato non l’italiano, in generale le lingue che cosa sceglieresti?

– Nel senso che… che cosa mi ha portato?

– Che cosa ti ha apportato (brought about) nella tua vita.

– Va bene, questa è molto semplice perché prima di avere… prima di studiare le lingue pensavo che il mondo è come (la) Russia. Sì, sapevo che ci sono altri paesi ma l’idea principale è che non guardo all’Italia, alla Francia, alle altre culture, almeno la lingua cui so (*di cui conosco la lingua) come la (una*) cultura straniera, per me è come se io fossi nato nel mondo e il mondo per me è la mia casa.

– Sei un cittadino del mondo.

– Un cittadino del mondo, davvero. Perché… pensiamo al nostro paese, per esempio. Se… io sono nato a Novosibirsk e per me (la) Russia è qualcosa del (di) mio, perché sono Russo. Ma quando impari le lingue capisci che tutto il mondo è tuo, se parli una lingua e vieni in italia, per esempio, puoi utilizzare questa lingua, puoi fare amicizie, è molto più facile tutto anche se a volte, anche se a volte dici delle cavolate (stupid things) perché non parli molto bene. Ma sì, semplicemente le lingue mi hanno dato il sentimento (meglio: la sensazione) che sono a casa anche se non sono a (in*) Russia.

– E su queste “note di diversità” ti ringrazio. Non eravamo così seri prima del video, però sì, è vero, sono d’accordo. Forse le lingue meglio di qualsiasi altra cosa ti fanno capire che tu sei così ma non vuol dire che tutti sono come te. Quindi grazie per queste belle parole. Ci vediamo… non so, in Italia oppure in Russia la prossima volta.

– Vi aspetto in Russia.

– Beh, noi personalmente su Skype probabilmente. Grazie per aver visto questo video.Se state imparando il russo andate sul canale di Artem.

– “Il” Russian Progress.

– Russian Progress. Ottimo canale, come Podcast Italiano ma un po’ meno bello. Ma per il russo. Eh sì. Andate sul suo canale. Grazie e alla prossima. Ciao.

– Ciao!

Interviste, Podcast

Intervista ad Amir Ordabayev, poliglotta kazako che conosce 10 lingue – Intervista #17

Alcuni link menzionati durante l’episodio:

Fai una lezione con me su Italki e ottieni gratuitamente 10$ in crediti Italki: go.italki.com/teacher-davide
Intervista Amir e Artem: https://youtu.be/ZW8Y0o9ztO0
Intervista Amir e Luca: https://www.youtube.com/watch?v=AyC_or_L30A&t=321s

Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano. Io mi chiamo Davide e oggi ho il piacere di rispolverare o forse resuscitare (resurrect) una rubrica (section, feature) del mio podcast che da un po’ di tempo non era attiva, ovvero quella delle interviste. Perché oggi abbiamo un’intervista con un poliglotta, Amir Ordabayev, un poliglotta kazako, che sa tantissime lingue 10 lingue – se non di più, ho perso anche io il conto (I lost count as well) – tra cui l’italiano. Quindi l’intervista ovviamente è in italiano, parliamo di tante cose soprattutto che c’entrano (have to do with) con l’italiano, l’Italia, la sua passione per il calcio, tra l’altro, perché ama il calcio. Se sapete in russo il canale di Amir vi può interessare perché fa tanti video in cui insegna varie lingue utilizzando il metodo… un metodo simile a quello di Michelle Thomas.

Prima di far partire (to start) l’intervista però volevo parlarvi di un altro ottimo metodo – oltre al canale di Amir – per imparare le lingue straniere, per imparare a parlarle soprattutto, che è Italki. Italki, che sponsorizza gli episodi che sto facendo in questo periodo di Podcast Italiano, è un ottimo strumento per iniziare a parlare qualsiasi lingua e soprattutto è bello perché io, come forse sapete, insegno su Italki. Se volete fare lezione con me potete seguire il link in descrizione, nella descrizione di questo episodio, e potete iniziare a fare lezione con me. La cosa bella è che Italki vi da dieci dollari che potete utilizzare per fare una lezione, per provare a fare una lezione e questo è utile anche per me. Quindi sarebbe un ottimo modo di aiutare me e anche voi stessi e il vostro italiano. Devo dire che è un ottimo servizio, lo uso anch’io per imparare le lingue e soprattutto ci insegno (I teach there), quindi ci vediamo su Italki se volete parlare l’italiano con me.

Vi ricordo che potete trovare anche la trascrizione di questa intervista sul sito Podcast Italiano. Se state ascoltando su Apple Podcasts oppure su Spotify o su qualsiasi altra applicazione, nella descrizione di questo episodio troverete il link alla trascrizione. Ora incominciamo. Buon ascolto!

D: Ciao Amir, benvenuto su Podcast Italiano, sono contento che tu abbia acconsentito a questa intervista.



A: Ciao Davide, beh, ti ringrazio per l’invito e sì, sono molto contento di essere qua e di poter fare quattro chiacchiere (have a chat) con te, sì, sono stra-felice (super happy). 

D: Sì, noi ci conosciamo, diciamo, indirettamente, perché è la prima volta che parliamo di fatto (in fact), però conosciamo ognuno l’esistenza dell’altra persona (meglio: sappiamo entrambi dell’esistenza / siamo entrambi consapevoli dell’esistenza dell’altra persona).

A: Sì, ho visto un paio di video con Artyom, con un (il) creatore di Russian Progress. Penso che sia un contenuto molto interessante anche per le persone che imparano russo. Sì, sapevo che tu parli russo.

D: Sì, sì. Tra l’altro ieri io mi sono preparato a questa intervista e ho rivisto l’intervista con Artyom, quindi sì, sono pronto a farti un sacco di domande. Riassumiamo un po’ la tua carriera linguistica Amir, tu parli di 10 lingue credo, se non hai aggiunte altre nel frattempo (in the meantime), che sono il russo, il kazako, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco, l’italiano, il cinese, il turco, il portoghese, forse anche il giapponese che non c’è in questa lista.

A: Sì, il giapponese ma non… ancora non l’ho padroneggiata  (corretto: padroneggiatO) (I still haven’t mastered it) ma per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue penso che il “padroneggio” (corretto: la padronanza) non esiste. In (nel) senso, anche se tu parli una lingua molto bene, da madrelingua, di tanto in tanto (from time to time)tutti facciamo errori. E proprio perciò (meglio: proprio per questo / e perciò) ho deciso di aspettare almeno due-tre anni e poi forse sarò capace di aggiungere il giapponese ma…

D: Non ti senti di definirti… di aggiungerlo alla lista di lingue padroneggiate,  sì.

A:  Ancora no, ma vedremo che cosa succederà nel futuro.

D: Capisco, capisco. Dunque la mia domanda è: perché? Cioè, qual è la tua personale motivazione? Cioè, è chiaro che ci sono tante motivazioni, tanti motivi, tante cose belle che “escono”, diciamo, da una lingua imparata (meglio: che otteniamo dall’apprendimento di una lingua).  Ma c’è qualcosa, proprio, che più di tutto il resto tu trovi in una lingua straniera? Se ti faccio il mio esempio brevemente, nel mio caso la cosa che proprio mi piace di una lingua – e secondo me potrai, diciamo, capirmi in questo senso (in this respect, regard) – è la pronuncia. Proprio i suoni di una lingua straniera, l’aspetto fonetico delle intonazioni, tutto questo, io lo trovo estremamente interessante ed è qualcosa che è abbastanza irrazionale, non so spiegare questo interesse. C’è qualcosa di simile per te? Magari la stessa pronuncia e fonetica.

A. Sì, assolutamente. La pronuncia mi piace moltissimo in qualsiasi lingua straniera. E poi per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, io non saprei dire perché mi piace così tanto. Forse è l’unico talento che ho, forse, quello per le lingue. Perché tutto quello che c’entra con le altre materie… io (per esempio) direi che non sono bravo in matematica. Poi quando ero giovane giocavo gli (corretto: a) scacchi (chess), ma non ci riuscì (meglio: non ci sono mai riuscito). In (nel) senso, non sono diventato un giocatore molto forte, diciamo. E per quanto riguarda le lingue mi piace moltissimo l’intonazione, ascoltare, diciamo, la pronuncia, la pronuncia straniera. E proprio perciò (per questo) ho deciso di imparare le lingue, di usare tutto il mio tempo libero ad (per) imparare le lingue. Ho cominciato con l’inglese, perché era obbligatorio (compulsory) a scuola, e poi ho deciso di imparare le altre lingue mediterranee, diciamo, il francese, spagnolo, ed italiano.

D. E tu quindi sei… essendo nato e cresciuto in Kazakistan… quindi tu sei bilingue dalla nascita?

A. Sì ma per me è molto più facile usare il russo perché quando sono andato a scuola tutto, diciamo, l’insegnamento (teaching, education) era in russo ma parlavo il kazako in casa di tanto in tanto con i miei genitori.

D. Ma quindi il kazako lo usi anche nella vita di tutti i giorni?

A. Beh direi che lo capisco abbastanza bene, ma se l’argomento, diciamo, è piuttosto scientifico io… per me sarebbe molto più difficile usarlo. Nelle grandi città si può vivere e parlare soltanto in russo e sentirsi comodo (meglio: a proprio agio). Penso che sia (un’)ottima cosa che vuol dire che in Kazakistan le persone non soffrono da xenofobia (meglio: non sono xenofobe) e ancora usano (meglio: usano ancora) la lingua russa, che è comunque una bellissima lingua che mi piace moltissimo.

D. Ed è una ricchezza, poi.

A. Sì, sarebbe stato un errore perché la lingua russa rappresenta una ricchezza. Diciamo il patrimonio culturale (cultural heritage).

D. Tu pensi che comunque essere bilingue – magari non al 100%, perché hai una lingua più forte di un’altra – ti abbia aiutato nell’apprendere altre lingue? Perché spesso i bilingui, almeno per quanto riguarda la pronuncia, sembrano essere più bravi di altre persone. Almeno, questa è la mia esperienza…

A. Sì, sono stra-convinto (I’m totally convinced) che mi ha (abbia) aiutato molto perché soprattutto con la pronuncia… col francese, soprattutto, perché ci sono suoni molto simili che magari sono un po’ più difficili per i russi, cioè per le persone di madrelingua russa, ma per me era, diciamo, un vantaggio abbastanza importante. E anche per quanto riguarda la logica, perché sono sono stato fortunato di imparare due lingue che appartengono alle diverse (corretto: a diverse) famiglie linguistiche. Diciamo che questo mi ha permesso ad (di) avere la mente più aperta, o forse più flessibile se posso dire così.

D. Certo perché automaticamente hai un sacco di suoni in più (you have a lot more sounds).

A. Sono stra-convinto che almeno quattro o cinque suoni non esistano in russo e(d) è quello che come ho detto già (meglio: come ho già detto) mi ha permesso di, diciamo, di avere una pronuncia francese forse superiore.

D. Certo, sapevi già fare questi suoni fin da subito (right away). Parlaci allora nello specifico della tua esperienza con l’italiano. Dato che alla fine questo è un podcast per chi impara l’italiano, parliamo più nello specifico di questo, com’è iniziata la tua avventura con l’italiano e… non so, raccontaci un po’.

A. Da un lato, diciamo, sono assolutamente d’accordo con quello che dice Luca Lampariello. Non bisogna imparare due tre lingue allo stesso tempo, ma quando cominciavo… diciamo, quando cominciava la mia avventura con le lingue io cercavo di imparare… e anzi (actually), imparavo spagnolo e francese allo stesso tempo quanto già mi sentivo comodo (a mio agio) con l’inglese. E poi mi sono reso conto che io volevo anche imparare l’italiano. E da un lato diciamo che la conoscenza del francese aiuta con l’apprendimento dell’italiano, ma dall’altro so benissimo che ogni tanto faccio errori quando parlo italiano, faccio (i) tipici errori spagnoli, non so se posso dire così.

D: Lo spagnolo esce fuori, emerge quando vuoi parlare. Ho presente (I know) la sensazione di avere questa interferenza in testa. 

A: Di tanto in tanto sì, capita, ma io cerco in ogni caso di ridurre quegli errori. Ma diciamo che ho cominciato ad impararla… a imparare la lingua italiana dopo aver raggiunto un livello B1 in spagnolo e in francese, e questo mi ha aiutato un po’.

D. Certo. Tu come usi l’italiano nella vita quotidiana e… anzi, lo usi tutti i giorni oppure no? Perché arrivato a 10 lingue (once you reached 10 languages) è probabile che alcuni giorni ovviamente non c’è (meglio: ci sia) alcuna presenza dell’italiano, immagino. Che ruolo ha?

A.  Mi avrebbe (CORRETTO: sarebbe) piaciuto parlare italiano molto più spesso, ultimamente partecipo in (ad) uno scambio linguistico con il mio amico che si chiama Gabriele e di solito parliamo una volta a settimana, che vuol dire trenta minuti parliamo russo e poi parliamo un po’ italiano, e lo uso anche in maniera più passiva, diciamo, guardando i video su YouTube e i video che riguardano gli argomenti come… beh, la filosofia, un gioco di scacchi (il gioco degli scacchi) e il calcio.

D: Su quello poi ti faccio una domanda dopo. Però volevo farti prima la domanda anche su questo, no? Dici che lo ascolti più passivamente di quanto tu lo parli, e spesso è così, no? Però quello che volevo chiederti (è): come fai a cercare di migliorare, appunto, il parlato, le abilità attive? Perché io lo vedo ancora nel mio Russo, è una cosa che non mi piace, non mi piace del tutto e non mi soddisfa del mio russo. Io capisco molto bene il russo parlato però ogni volta che devo parlarlo io stesso mi rendo conto che non lo parlo a sufficienza (meglio: sufficientemente bene) e tante strutture che sono perfettamente chiare e trasparenti quando le sento non le capisco. Ed è una cosa normale, capita a tutti. Però tu come fai, soprattutto… immagino poi che ad Almaty… immagino non ci siano molti italiani con cui (parlare italiano)… o ce ne sono? Non lo so, dimmelo tu.

A: Beh, c’è la comunità italiana ma io purtroppo ancora non sono riuscito a fare gli (non serve “gli”) amici italiani qua, ma vedremo che cosa succederà in futuro. Sì, per quanto riguarda il miglioramento delle tue capacità più attive, cioè parlare… sì, di commettere, di fare meno sbagli io cerco di leggere le notizie a voce alta. Ultimamente, recentemente ho cominciato di (A) registrare la mia propria voce utilizzando il programma che si chiama Adobe Audition e poi paragonare la mia versione con quella della versione italiana. E anche un’altra cosa che mi piace fare è leggere, diciamola, la novella (corretto: IL ROMANZO)… nonostante sia superficiale (meglio: anche se è superficiali, anche se non è delle più profonde), come quelle scritte da Paolo Coelho, che è uno scrittore famoso. E, per esempio, il primo capitolo per la prima volta lo leggo in russo e poi cerco di leggere lo stesso capitolo in italiano e poi prestare attenzione (pay attention to) e e analizzare come si può esprimere lo stesso pensiero in una lingua straniera e poi registrare la mia propria voce. Se io sono stra-convinto che magari utilizzerò con l’espressione nella vita reale cerco di scriver(mela) su carta (su un foglio) e poi come un’altra attività registrare la mia propria voce. E così piano piano spero di poter migliorare, diciamo, la qualità.

D. Beh diciamo che questo tuo… questo è un lavoro di analisi, più che altro. Però la cosa difficile secondo me è poi mettere in pratica queste cose che uno nota, perché anch’io ho spesso noto tante cose quando sento il russo… “ah, qua sarebbe bello utilizzare questa parola attivamente”. Però poi, come diciamo noi, “tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare” (un’altra espressione con lo stesso significato è “è molto più facile a dirsi che a farsi”). 

A. Sì, ma almeno così forse sarai un po’ più preparato ad usare qualche frase, ma sì, è un processo che forse… è un processo molto molto lento sfortunatamente.

D. Ho capito. Sei mai stato in Italia?

A. Sì, sono stato a Roma. Ho passato tre giorni a Roma e poi ho conosciuto un posto… una bella città, una piccola città che si chiama Gaeta, molto vicina di (A) Roma. Ci vuole (vogliono) soltanto 30 minuti per arrivarci con il treno, ma mi è piaciutA la tranquillità soprattutto, il carattere delle persone che sono state, così, diciamo sorpresE quando cominciavo ad utilizzare L’italiano, con loro. Volevo anche vedere le altre città, Milano, Torino, poi. Sì, c’è (meglio: ci sono le) Cinque Terre, Porto Venere se lo pronuncio correttamente. È un posto che è molto conosciuto e penso che meriti.

D. Quali associazioni mentali ti vengono in mente quando senti l’italiano?

A. Beh, diciamo che 4-5 anni fa io avrebbe (AVREI) risposto con una lista dei (di) giocatori italiani tipo, come… non so, tipo Alex Del Piero, Francesco Totti, Gigi Buffon, ma recentemente ho deciso anche di imparare altre cose legate alla cultura italiana e oggi, la risposta di oggi sarebbe forse Leonardo da Vinci,  che ancora oggi da (d)a mangiare ai francesi (to this day is feeding the French), non agli italiani quanto soprattutto ai francesi. Beh, Dante Alighieri che… lui aveva cominciato a scrivere non in latino ma anche in taliano parlato che non so fino a che punto potremmo chiamarlo, diciamo, il padre della letteratura italiana. E forse il clima, il sole e il cibo, soprattutto.

D. Ma tu leggi… hai provato a leggere Dante o la Divina Commedia in originale?

A. Oggi, diciamo, mi trovo in un momento in cui sono capace di leggere la novella (romanzo) superficiale (meglio al plurale: romanzi superficiali), diciamo a livello delle novelle (romanzi) scritte da Paolo Coelho.

D. Ti correggo solo, ti correggo solo, “romanzi”, perché le “novelle” in italiano esistono ma sono un’altra cosa, sono come quelle di… sono racconti brevi (short stories), come quelle di un altro scrittore fiorentino di quell’epoca, ovvero Boccaccio, non so se lo conosci, che ha scritto Il Decameron (o Decamerone), e lì sono 99 – o 100, non mi ricordo – novelle. Anche quello tra l’altro è molto famoso, è un’opera molto famosa, un po’ difficile ovviamente perché la lingua è diversa, ma non troppo.

A. Comunque ti ringrazio per il tuo feedback, e un’altra cosa molto importante quando si tratta dell’apprendimento delle lingue è  assolutamente necessario di (senza “di”) avere una mente aperta ed essere in grado di accettare tutto… beh, tutto il feedback, soprattutto quando viene da parte di una persona madrelingua.

D. Certo ci sono delle specificità dell’italiano, secondo te, che bisogna tenere in considerazione quando lo impari? Magari degli aspetti diversi che ha solo l’italiano, che le altre lingue non hanno, oppure l’italiano è come tutte le altre lingue e quindi imparare l’italiano non si differenzia (=non è diverso da) da imparare altre lingue?

A. Beh, soprattutto io direi per gli stranieri non esagerare l’intonazione italiana, perché…

D. Bel consiglio, mi piace questo, sono d’accordo.

A. Ho sentito tante persone (che) con lo scopo, diciamo nella speranza di imitare, di cercare di diventare un buon(O) studente (imitano l’accento italiano), ma molte volte esagerano.

D. Sì, *con accento stereotipato italiano* pizza, pasta, questo, quell’altro!!
Conosco questo accento che di fatto poi non è molto realistico, per fortuna nessuno parla così.

A. E anche per gli italiani immagino che questo sia un po’…

D. Un po’ offensivo forse. Nel senso, capiamo, e alla fine anche noi imitiamo i tedeschi, tutti imitano altri popoli in maniera (esagerata), cioè tutti facciamo imitazioni, come dire, esagerate e caricaturali (come delle “caricature”, mostruose, esagerate). (Però è meglio non esagerare!)

A. Per dare qualche consiglio, sì, io direi (di) non esagerare le intonazioni, soprattutto all’inizio dell’apprendimento, poi con il patto di tempo si può adattare piano piano. E un altro consiglio che mi piacerebbe dare è prestare molta molta attenzione all’uso d(ei) congiuntivi, che è molto diverso dallo spagnolo e dal francese in italiano.  

D. Sì, il congiuntivo anche per noi italiani è un po’… è un tema ostico (=difficile, tricky), una una cosa che spesso sbagliamo. Ma alla fine in tutte le lingue c’è qualcosa che i madrelingua sbagliano, in quale misura è un errore e in quale misura è un errore… cioè scusa una evoluzione della lingua? Questa è una questione filosofica, forse.
Volevo farti una domanda molto semplice, ma non magari non così semplice in realtà. Hai una parola preferita in italiano? Per suono, per… non so, per come scorre (for the way it flows).

A.  Mi piace una (meglio: LA) parola “mossa(move) che quella… che ha a che vedere con gli scacchi (has to do with chess).

D. Ah, una mossa di scacchi.

A. Una mossa di scacchi. Beh, sfizio (whim, fancy, treat)

D. Sfizio.

A …perché mi piace così tanto io non (lo) saprei dire, forse come una persona (corretto: da persona) che parla Russo da madrelingua per me non è difficile pronunciarla, quella combinazione. Sfizio.

D. Lo sfizio come togliersi uno sfizio (do something you wanted to do far some time)? Oppure uno sfizio come qualcosa da mangiare, che vuol dire “una tentazione”, uno sfizio?

A. Sì, la tentazione, in quel senso, tentazione. “Kapris” (dal francese caprice, simile all’italiano “capriccio”) in russo.

D. Togliersi uno sfizio. Mi sono tolto lo sfizio di intervistare Amir, finalmente.

A. E poi riuscire, è un verbo che che mi piace. “Riuscire a fare”, no? A volte… l’espressione, per esempio, “a volte ci riusciamo, a volte no”. Penso che sia molto elegante.

D. Ho capito in realtà prima abbiamo toccato, diciamo, un pochino, il tema del calcio, però non l’abbiamo sviluppato. Volevo chiederti un po’ com’è nato il tuo amore per il calcio (football / soccer) e il ruolo dell’italiano in questa tua passione.

A. Penso che il calcio sia qualcosa (di) universale, che condividiamo tutti. Beh, quasi tutti (i) paesi, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua, dalle radici. È lo (UNO) sport molto semplice, con la meta… con l’obiettivo semplicemente (di) mettere la palla in rete (put the ball in the net). E proprio perciò (per questo) non bisogna avere tanti soldi, non bisogna appartenere a (una classe sociale specifica) per poter giocare, e proprio perciò (per questo) penso che sia così universale, è un fattore molto importante per quanto riguarda la facciamo lo scambio fra i paesi, fra le culture, e quando quando avevo, se non sbaglio, 6-7 anni ho cominciato a giocare con altri ragazzi e così, diciamo, è nata la mia passione per il calcio.

D. Ma segui il calcio italiano?

A. Beh, oggi lo seguo perché da quando Cristiano Ronaldo…

D. Volevo arrivare lì! (that’s where I was driving at)

A. Sì, è andato alla Juve penso che diciamo il… lo status di (della) Serie A sia un po’ superiore a paragone con (paragonato a) due-tre anni fa.

D. Tu utilizzi l’italiano anche per, non so, ascoltare le interviste dei calciatori (footballers / soccer players) e degli allenatori?

A. Beh, soprattutto degli allenatori.

D Perché quella… è una cosa divertente, poi, perché diciamo che in Italia prendiamo un po’ un po’ in giro (we make fun of) soprattutto i calciatori per il loro modo di parlare, perché spesso ci sono anche esempi celebri (famous examples) (come Cassano oppure Totti) di persone che non parlano molto bene l’italiano…

A. Sì, una volta ha detto “se sapessi che rimaneva avrei detto rimane”.  Sono d’accordo che non è un buon esempio per quelli che stanno imparando in italiano.

D. Però è comunque un linguaggio semplice, quindi… e dicono sempre le stesse cose poi, alla fine, è un disco rotto (broken record) sentire le interviste dei calciatori.
Avevo una domanda che mi interessa personalmente. La passione delle lingue… come fare (=come si fa) per farla diventare, secondo te, un lavoro? Perché non è una cosa così facile. Appunto tu fai il traduttore, insegni, fai l’interprete, fai varie cose. Secondo te questo è il modo? Ovvero occuparsi di tante cose diverse e ognuna ti apporta (generates, produces) una parte dei guadagni? Perché è una cosa che mi chiedo anch’io, no? Cioè uno impara le lingue, è una laurea (degree) che non è delle più (quotate), come dire, non è certo una laurea in ingegneria (engineeering)? Come facciamo noi amanti delle lingue a viverci di lingue (make a living out of languages)?

A. Penso che sia importante studiare il mercato, in (nel) senso che (meglio: di scoprire) quali sono le capacità che sono richieste da un mercato dove abiti, nella tua città. Qua ad Almaty io direi che l’inglese non è già (più) utile per (gli) interpreti perché tante persone già lo usano diciamo ogni giorno, no? Quotidianamente (daily). Ma io ero (sono stato) piuttosto fortunato di poter imparare due, tre altre lingue, lo spagnolo, il francese che nel contesto della (di) Almaty loro (non serve “loro”) sono lingue rare, e quello mi dà una (la) possibilità di offrire i miei servizi ai (a) prezzi un po’ più un po’ più elevati  rispetto alla media. Io direi che da un lato sia importante imparare qualche lingue rare (corretto: QUALCHE LINGUA RARA) ma poi cercare le possibilità di offrire i tuoi servizi, perché se impari una lingua come lo Swahili, se ci sono pochi contatti, scambi o fra le due paesi (corretto: I paesi), quello non ti servirà, non servirà a nulla. Dunque da un lato bisogna essere consapevoli (di) quali sono le capacità che sono veramente richieste e poi cercare di imparare almeno due lingue rare.

D. Tu lavori anche con l’italiano come traduttore e interprete?

A. Lavorare con l’italiano ancora non mi è capitato, ma forse in futuro. Beh, io vorrei migliorare in ogni caso la mia conoscenza delle lingue, e poi non lo so, fra 2 anni mi piacerebbe provarci, ma la combinazione che viene più spesso è quella di francese-russo e spagnolo-russo e viceversa.

D. Volevo chiederti se ti sono… se hai qualche aneddoto del lavoro di interprete, in particolare, qualche situazione curiosa, oppure stressante, o qualcosa che ci puoi raccontare che ti è capitato, perché tu fai l’interprete, quindi, nelle conferenze.

A. Ogni volta quando lo speaker  decide di prendere un’altra persona in giro (prendere in giro un’altra persona) oppure di raccontare un aneddoto è sempre molto stressante per (gli) interpreti, soprattutto quando tu devi tradurre in tempo reale (in real time). (Una volta) facevo un (l’)interprete per il Global Summit of Financial Directors.

D. Una cosa molto seria.

A. Una cosa molto seria, e poi le persone hanno cominciato di (a) parlare di politica, di tutto quello che che abbia (corretto: a) capitato con (all’)Ucraina, fra Ucraina e Russia. Eh sì, era molto stressante tradurre tutto in tempo reale, direi.

D.  Anche perché se poi traduci male qualcosa rischi di mettere in bocca a una persona delle cose che non ha detto (put in someone’s mouth words they didn’t say) e rischi che vada molto male, finisca molto male.

A. Sì, una (quella) volta anche se l’argomento del summit non era la politica le persone, non so, per qualche ragione avevano cominciato di (a) parlarne.

D. Qual è la tua, diciamo, il tuo rapporto, la tua opinione sul ruolo della tecnologia anche nella traduzione? Dato che ti occupi di traduzione e la tecnologia migliora pian piano. Tu come la vedi, qual è il tuo rapporto personale con la tecnologia, i traduttori automatici e tutte queste cose che vengono fuori?

A.  Ma sono, saranno soprattutto (meglio: perlopiù) disponibili fra un po’ di tempo, ma penso la domanda sempre rimarrà (meglio: la domanda rimarrà / ci sarà sempre), la domanda soprattutto per i (meglio: la domanda di) professionisti di altissimo livello. Dunque penso che non bisogna aver paura che i robot rubino il lavoro.

D. Quindi sei ottimista da questo questo punto di vista.
Ok, volevo farti un test pronuncia, finire in maniera divertente e farti dire degli scioglilingua (tongue-twisters) in italiano, dato che abbiamo capito, tu hai una pronuncia buona, lo abbiamo visto tutti, abbiamo avuto modo di toccare toccare con mano questa cosa (we had the chance to experience it firsthand) Allora, adesso ho due scioglilingua per te che Proverò anch’io a pronunciare, perché non sono facili nemmeno per me, e il primo è questo, lo dico io prima. Sopra la campa (panca* :D) la capra campa, sotto la panca la capra crepa. (literally: over the bench the goat lives, under the bench the goat dies) Vediamo Amir alla prova.

A. Cercherò di fare del mio meglio (do my best), no?  Sopra la panca la carpa campa sotto la campa la capra crepa.

D. Capra. Carpa è un pesce, capra è l’animale.

A. È stata una sfida, no?

D. Ho altro scioglilingua per te, sei pronto?

A. Sì.

D. Trentatre trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando. (literally: 33 people from Trento entered Trento, all 33 of them trotting along)

A. Ci proverò. Trentini… ah! Trentatré trentini en… ah! Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando.

D. Trotterellando. Sì, dai, non male, te la sei cavata abbastanza bene (you did a pretty good job), devo dire.

Ok e l’ultima scioglilingua per te è questo: se oggi seren non è doman doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà. (literally: if today the sky is not clear it will get clear tomorrow, if doesn’t get clear it will get clear – it makes no sense, I know).


A. Se oggi seren non è doman seren sarà se non sarà seren si rassenerà…

D. Rasserenerà.

A. Rassenerà, ah!

D. All’ultima parola! Vabbè comunque quasi. Beh Amir, ti ringrazio per il tuo tempo.

A. Sì, grazie per l’invito soprattutto.

D. Amir, dove ti possono trovare le persone su internet?

A.  Il (sul) canale di YouTube..

D..con più di 100.000 iscritti, tra l’altro! Quindi Complimenti per il successo su YouTube.

A. Sì, beh, grazie ma ci voleva (ci è voluto) almeno, non lo so, 5-6 anni di caricare un video ogni settimana ma piano piano si può si può raggiungere quella cifra.

D. A proposito, tu (su YouTube) fai tante lezioni in tante lingue in…  usando il russo come lingua base, quindi io ho tante persone che mi ascoltano dalla Russia, quindi se siete russi e volete imparare l’italiano con Amir, Amir ha fatto tanti video. Ma anche (video di) altre lingue tu fai un video per tedesco, per il giapponese, per lo spagnolo ho visto tanti video. Quindi andate sul canale di Amir e… non so, da qualche altra parte (somewhere else)?

A. Io direi YouTube e forse Instagram, non so se potremmo lasciare il link in un articolo o nella descrizione.

D. Certo, lasciamo anche il link a tutti i social, anche alle interviste, l’intervista che hai fatto con Luca (Lampariello), o meglio una chiacchierata multilingue che ho risentito ieri. (È) un po’ datata (dated, old) ormai, avrà 7-8 anni, però è comunque interessante. E anche all’intervista con il mio amico Artyom per chi parla russo molto interessante. Dura quasi un’ora, più di un’ora forse.

A. Abbiamo parlato, beh, di tante cose non solo legate con (all’) apprendimento delle lingue ma anzi, delle cose che non c’entrano nulla con le lingue, ma penso che sia stata una una chiacchiera(ta) (chat) molto simpatica, come quella di oggi.

D. Va bene allora grazie mille ancora e alla prossima Amir, ci sentiamo.

A. Grazie Davide, ciao.

D. Ciao ciao.

Episodi senza trascrizioni, Podcast

Come festeggiamo la Pasqua! (con Erika) – RST #60

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Buona Pasqua, cari ascoltatori di Podcast Italiano! Oggi io ed Erika vi parliamo della Pasqua nelle nostre vite (e in Italia). Il nostro regalo per voi è che per la prima volta in questo episodio di Riflessioni senza trascrizioni c’è il video!

Alcune parole che forse non conoscete che abbiamo utilizzato nell’episodio:

Stare a cuore – Hold dear
L’argomento di oggi è un argomento che ti sta particolarmente a cuore ed è la Pasqua  [0:55]

Martellate e trapanate – suoni di martello (hammer) e trapano (drill)
Stanno facendo dei lavori quindi se sentite delle martellate o delle trapanate beh, sapete il motivo. [1:15]

Agnello – Lamb
L’agnello è una cosa di Pasqua? O forse mi confondo tra i simboli di Pasqua e i piatti tipici. [4:48]

Impasto – Dough
La colomba […] in realtà è molto simile al panettone come impasto. [5:26]

Avanzi – Leftovers
Sembra che abbiano preso gli avanzi del panettone e gli abbiano rimescolati. [5:36]

Avvezzo – Accustomed
Eh ma sei tu che sei più fervente cattolico di me. – Avvezzo? [6:30]

Dote – Skill
Non sono una persona conosciuta per le sue doti artistiche [7:59]

Anello di fidanzamento – Engagement ring
Sai che ci sono certi che mettono gli anelli di fidanzamento dentro le uova di Pasqua? [8:39]

Carati – Carats
E poi dentro metti un bell’anello da 300 carati. [8:57]

Una volta tanto – For once
Una volta tanto parliamo di lingua italiana! [9:47]

Essere patiti di qualcosa – To be a fan of something
Non so, io non sono patito di sorprese [10:19]

Calare drasticamente – Drastically decrease
Con gli anni la quantità di uova di Pasqua è andata drasticamente calando [10:55]

Smaltire – Work off
Ah pensavo “si va in palestra a smaltire sul tapis roulant!” [11:49]

Giorno feriale – Giorno in cui si lavora
Ed è un giorno festivo […] feriale è (un giorno) lavorativo [12:53]

Grigliata – Barbecue
C’è questa traduzione di passare la pasquetta, cioè il giorno dopo Pasqua, facendo una grigliata [14:46]

Sfogarsi – Let off steam
Quindi è come se tu a pasquetta ti sfogassi e mangiassi tutta la carne che non hai mangiato durante la quaresima [15:01]

Cortile – Courtyard
Spesso grigliamo direttamente qua, nel mio cortile [15:45]

Scintilla – Spark
Come facevano gli uomini primitivi ad accendere un fuoco con una pietra, fare una scintilla e creare un falò [17:10]

Motoscafo – Speedboat
Poi c’abbiamo il motoscafo, andiamo a grigliare il pesce… [19:25]

Prendersela – To blame
Non puoi prendertela con chi ti ha fatto la domanda, ma prenditela con te stesso che non ti sei organizzato [19:34]

Chicca – Caramella, cioccolatino (qui: piccolo regalo, sorpresa)
Trovate anche come delle piccole chicche, delle anteprime degli episodi sia video che audio [21:57]

Episodi senza trascrizioni, Intermedio, Podcast

Guida alle forme di cortesia in italiano – Intermedio #22 – VIDEO


Prima di iniziare questo video voglio farvi vedere il setup per registrare questo video.
Sedia, sgabello (stool), microfono (il microfono è buono) e poi specchio per vedere quello che sto registrando. Professionalità fatta a persona (in human form).

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Vi piace questo microfono di fronte a me? Spero di sì, è il mio nuovo microfono e oggi lo utilizzerò per fare un episodio-video. Quindi questo episodio potete sia vederlo che ascoltarlo. Prima di iniziare il video volevo ringraziare però Italki, che ne è lo sponsor.

Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Italki è una piattaforma per poter imparare le lingue con dei tutor, degli insegnanti professionisti, ed è molto più comodo di qualsiasi scuola di lingue oppure qualsiasi insegnante privato da cui potete andare, perché è più comodo (economico), potete fare lezione da casa vostra e poi ha un terzo vantaggio che è… potete fare lezione pure con me. Insegno da un po’, da febbraio 2016 e… ho quasi 200 studenti. Quindi se volete potete diventare lo studente numero 200 seguendo il link in descrizione. Avrete inoltre 10 dollari in crediti Italki da poter utilizzare. E sì, ve lo consiglio molto, è davvero un ottimo modo di poter mettere in pratica tutte le skill che avete acquisito ascoltando Podcast Italiano, per esempio. Quindi grazie ad Italki e ci vediamo su Skype.

E ora vediamoci il video. Ho qui il mio tablet con pronte tutte le cose che voglio dirvi, quindi incominciamo. Si dà il caso che in italiano noi abbiamo tantissime forme di cortesia (polite forms) per rendere le nostre richieste e domande più cortesi, ma che non tutti usano correttamente. Non usano correttamente perché è difficile sapere come usarle, perché queste sono cose che si imparano vivendo, più che altro (your learn by living, mainly). Di solito queste cose si dicono quando uno va al bar, va al negozio, va al ristorante, ma magari voi non vivendo in Italia non potete fare tutte queste esperienze. Per questo c’è Podcast Italiano che vi spiega, così saprete nel prossimo viaggio in Italia come fare domande. Tra l’altro è molto importante utilizzare le forme di cortesia in italiano e mi vengono in mente i miei amici russi, che sono persone assolutamente gentili, ma dato che nella loro lingua non esistono, o meglio, non si usano tutte queste forme di cortesia, parlando in italiano – e loro parlano bene – in italiano non le usano. Ma in italiano alcune richieste senza queste forme possono sembrare decisamente troppo dirette. Innanzitutto in italiano non usate mai l’imperativo a meno che non vogliate dare un ordine (unless you want to give an order), quindi non dite “dammi due etti di prosciutto”,”dammi una pizza”. Mai, questo mai. “Dimmi come arrivare alla stazione”, “passami la maionese”. No, per favore, questo no, se no rischiate di prendervi uno schiaffo (slap) in faccia da un italiano.
Ho diviso l’episodio in tre parti.
– Le richieste di azioni – quindi vogliamo che una persona faccia qualcosa per noi.
– Le richieste di informazioni e
– Le ordinazioni – perché è importante anche sapere come ordinare qualcosa al bar.

Quindi voi potete trovare i timecode sotto nella descrizione, oppure tra i commenti, e potete ascoltare e ritornare a ciò che vi interessa personalmente, quindi utilizzatelo.

A) Richieste di azioni

1) Potresti (potrebbe)

Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”. Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”.

Quindi:
– potresti darmi un passaggio (ride) a casa?
– potresti prestarmi (lend me) 5 euro?
– potrebbe portarci del pane?

Quindi potresti tu, potrebbe lei (forma di rispetto). E fate attenzione, io non direi “puoi portarci del pane” da solo, secondo me non è abbastanza. Bisogna come minimo (at the very least) aggiungere “per favore”, poi vedremo dopo che a questi modi queste frasi si può aggiungere anche “per favore” e altre frasi. Quindi “puoi portarci” da solo no, meglio il condizionale, “potrebbe portarci del pane”, “potresti portarci del pane”.

2) Non è che potresti (potrebbe)…?

Secondo modo: la stessa cosa, ma una versione ancora più gentile, che è:

“non è che potresti…?
oppure
“non è che potrebbe…?”

Non pensate alla logica di questa frase, a cosa vuol dire. Imparatela. Imparatela così.

“Non è che potresti darmi un passaggio a casa?”
“Non è che potresti prestarmi 5 euro?”
“Non è che potrebbe portarci del pane?”

3) Posso chiederti/Le di…?

Infine abbiamo un terzo modo che è:
“posso chiederti di…?”
o
“posso chiederle di…?”.

Quindi:
“posso chiederle una firma? (signature)” o “…di firmare qui?”
posso chiederle di chiudere la finestra?”
” chiederti di parlare a voce più bassa?”

Sentite anche l’intonazione che uso. Vi consiglio di risentire tutto il video, magari prestando attenzione all’intonazione solo (paying attention to the intonation only ), perché è una componente fondamentale quando facciamo richieste cortesi.

+ le paroline magiche (per favore/per cortesia/per piacere/per caso)

A queste forme possiamo aggiungere le cosiddette “paroline magiche(magic little words). Non ho inventato io il nome, davvero gli adulti insegnano ai propri figli di (corretto: insegnano A) utilizzare la parolina magica, che è “per favore”, “per cortesia”. C’è anche un’altra, che ho aggiunto io, “per caso”, che usiamo. (Queste sono) le cosiddette paroline magiche per avere tutto in questo mondo.
Beh, no, tutto no.
I soldi magari no.
Comunque.

4) Mi faresti/farebbe il favore/la cortesia/il piacere di… (senza paroline magiche)

Inoltre c’è un altro tipo che non utilizzerei con “per favore”, “per cortesia”, “per caso” e adesso capite perché.

“Mi faresti il favore di passare in posta?”.
“Mi farebbe la cortesia di aprire la porta?”.
“Mi faresti il piacere di andare tu a prendere la bambina a scuola?”


Beh, adesso siamo cortesi ma dire “mi faresti il favore di passare in posta PER FAVORE” magari no. Magari lo evitiamo (maybe we should avoid that).

B) Richieste di informazioni

E ora passiamo al secondo gruppo di richieste, ovvero le richieste di informazioni.

1) Sai/sa per caso mica?

“Per caso sa come si arriva alla stazione?”
“Sai per caso che ore sono?”
“Sa mica se l’ufficio oggi è aperto?”

2) Mi sai/sa sapresti (saprebbe) dire se…?

Passiamo al prossimo punto che è:
“mi sai dire se…?”
oppure
“mi saprebbe dire se…?”
O anche, ovviamente,
“mi sa dire se…?”
Quindi dipende dal grado di confidenza.

“Mi sa dire se il museo è ancora aperto?”
“Mi sai dire dove si trova il Colosseo?”
“Saprebbe dirmi se questo pullman arriva in via Roma?”

3) Non è che sapresti/sa (saprebbe) dirmi se…?

Infine abbiamo il terzo modo di richiedere informazioni che è:
“Non è che sapresti dirmi, oppure “
“(non è che) saprebbe dirmi…?”
“Non è che saprebbe dirmi dove si trova il Colosseo?”
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione?”

+ paroline magiche

Come abbiamo già visto prima per le richieste di azioni, a queste tre strutture possiamo aggiungere le paroline magiche, ovvero “per caso”, “per favore”, “per cortesia”, “per piacere”. Quindi:
“Mi sa dire per caso se il museo è ancora aperto?”
Oppure:
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione, per cortesia?”

Ok, forse (così) è un pochino gentile, un pochino troppo gentile questo, però si può dire.
Noi italiani siamo persone molto gentili, quindi utilizzatele.

Ordinazioni (orders)

E passiamo alla terza parte del video, ovvero le ordinazioni. Come fare ordinazioni in italiano. Abbiamo ben cinque modi. Scusate, sono tanti modi però sono cose utili da sapere.

1) per favore (ma anche “per piacere”/”per cortesia”)

Allora, il primo modo molto semplicemente è “per favore”.
“Un caffè macchiato, per favore”.
“Un cornetto (croissant) alla nutella, per favore”.
“Una margherita con la mozzarella di bufala, per favore”

2) Per me…

Possiamo inoltre dire “per me”. Quindi immaginatevi che ci sia un cameriere (waiter) qui, non ho un cameriere, però un cameriere può chiedermi:”Siete pronti per ordinare?” e io posso dire:

“Sì, per me una pizza margherita”
“Per me le tagliatelle ai funghi”.


Quindi semplicemente “per me”.

3) Posso avere…?

Abbiamo un terzo modo che è: “posso avere…?”
Quindi:
“posso avere un caffè macchiato?”
“Posso avere una pizza senza mozzarella?”

Tra l’altro questo è un modo per fare una richiesta magari più particolare, no? Perché voi magari volete una pizza fatta in un certo modo, con un ingrediente particolare.
Quindi:
“posso avere della mozzarella di bufala extra sulla mozzarella? (???)
Quindi questo è il modo di chiederlo.
“Posso avere l’antipasto della casa?”

4) Mi dà …, per favore? Mi potrebbe dare…?

Abbiamo un quarto modo che è:
“Mi dà per favore…?”
Quindi:

“Mi dà due etti di prosciutto, per favore?”
“Mi dà 5 pagnotte, per favore?”
Mi dà un metro di questo tessuto per favore?”

E io direi anche:
“mi potrebbe dare…?”.
Non l’avevo scritto ma mi sembra possibile.
“Mi potrebbe dare 5 pagnotte?”
“Mi potrebbe dare un metro di questo tessuto, per favore?”

E forse, forse è anche possibile dire “non è che…?”, ma adesso non voglio complicare. Però, “non è che mi darebbe 5 pagnotte?” È molto molto gentile.

Noi tutte queste cose possiamo combinarle, quindi adesso non voglio complicare troppo il video, però sì, potete sentire tante di queste forme combinate.

5) Volevo / vorrei

E infine abbiamo l’ultima, che è un’altra forma semplice, “volevo” o “vorrei”.
“Volevo un chilo di biscotti”,
“vorrei tre pizze d’asporto, per favore” che significa “pizze che ti porti a casa”, da asporto. “Volevamo prendere il menù del pranzo”.

Quindi sì, sono arrivato alla fine del video. Per fortuna ora il mio braccio può riposare. Beh, grazie per aver visto questo video, riguardatelo diverse volte e andate su podcastitaliano.com, link in descrizione, dove troverete tutte queste bellissime cose scritte e schematizzate, così quando siete in dubbio, non sapete come ordinare qualcosa, voi prendete podcastitaliano.com e andato a vedere e dite: “Non è che per cortesia potrei avere due litri di birra fresca, per favore?”. E non avrete nessun problema. Se vi è piaciuto questo episodio lasciate anche una recensione su itunes, e ricordatevi che potete ascoltarlo come solo podcast, quindi se adesso andate a farvi una passeggiata dopo aver visto questo video e volete risentirvi questo episodio, beh, potete risentirvelo e imparerete ancora di più. Io vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo nel prossimo video. Alla prossima. Ciao!


Interviste, Podcast

Il nostro cane, Giotto – Intermedio #21

Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Ho pensato per un po’ in quale categoria di episodi mettere questo episodio, se metterlo tra gli episodi per principianti oppure tra gli episodi intermedi. Ho deciso di metterlo tra gli episodi intermedi perché nonostante l’argomento possa sembrare abbastanza semplice, ovvero l’arrivo del nostro cane nelle nostre vite, in realtà la lingua utilizzata in questo testo, che ha scritto e letto mia madre, non è così elementare.
Quindi questo è un episodio di livello intermedio, di cui potete leggere la trascrizione seguendo il link che trovate nella descrizione, nelle informazioni di questo podcast. Se siete abituati agli episodi intermedi normali forse questo è un po’ più facile, ma è comunque un buon esercizio.

Ma prima di incominciare volevo dire che ho l’onore per la prima volta di dire che questo episodio è sponsorizzato, e soprattutto ho l’onore di dire che è sponsorizzato da italki! Penso che molti di voi conoscano italki. Italki è una piattaforma per imparare le lingue, dove si possono trovare degli insegnanti madrelingua e dove insegno da più di 2 anni, a dire il vero, e  ho fatto quasi 600 lezioni. Italki è secondo me è un ottimo servizio, che mi ha permesso di incontrare tantissimi studenti, alcuni… tra cui anche tanti ascoltatori di Podcast Italiano e mi ha permesso di aiutarli con il loro italiano. E quindi sono molto contento perché i prossimi episodi del podcast saranno sponsorizzati da Italki. Davvero non posso consigliarvelo abbastanza (I can’t recommend it enough), è un servizio comodissimo (very convenient – in this case “convenient” doesn’t mean “comfortable”), potete fare lezione su Skype senza spostarvi, pagando un molto meno di quanto paghereste in una scuola di lingue fisica. E quindi niente, se volete fare lezione con me oppure con altri insegnanti seguite il link che trovate nella descrizione del podcast, avrete diritto (you’re entitled to) a $10 di lezione gratuita, e facendo così aiuterete anche Podcast Italiano, ovvero me. Se non lo sapete io sono Podcast Italiano. Quindi sì, ci vediamo su Italki, spero di vedervi su Skype. E detto questo, sentiamoci l’episodio.

Clicca qui per fare lezione con me su italki!


A fine marzo di due anni fa è entrato nella nostra casa e nella nostra vita Giotto, uno Schnauzer nano nero di due mesi. È il nostro primo cane. La prima volta che l’ho visto, all’allevamento, tremava tutto (he was shaking) e si nascondeva sotto i mobili. Quando siamo andati a prenderlo, invece, era allegro e vivace (lively, energetic) e scodinzolava (was wagging its tail – da “coda” = tail) facendoci le feste (un cane o un animale “fa le feste”, ovvero “acts very friendly”).
Si è subito adattato alla nostra casa e ai due gatti presenti. Il compito più arduo è stato di abituarlo a fare i suoi bisogni (his needs, meaning pee and poo) fuori e non sul pavimento dell’appartamento. Nel giro di due mesi la questione si è risolta con successo. Fin da subito abbiamo iniziato a portarlo a passeggio (to walk him) con noi durante le gite (trips) in montagna. Lo teniamo quasi sempre legato, per timore che scappi o incontri una vipera o un cane più grosso e pericoloso.
Adesso  Giotto è un cagnetto di circa 9 kg, e sfoga la sua energia (“pours out” its energy – sfogare is a very hard word to translate, check out Elissa’s explanation) con lunghe corse in giardino. Gli piace molto giocare con la pallina, che si fa lanciare e poi riporta, anche se  non sempre se la lascia prendere. Oltre ai suoi croccantini (dog food, from “croccante”, meaning “crunchy, crispy”), che mangia due volte al giorno, gli piacciono molto le mele, le pere, le croste di formaggio, il pane e i grissini, che sgranocchia  con gran gusto (munches/crunches and really enjoys) .

Di notte dorme nella sua cuccia (doghouse) in una comoda gabbia chiusa, così non disturba il nostro riposo. Non  uggiola (whine) quasi mai, tranne quando si accorge che ci prepariamo per la passeggiata, per far capire che vuole uscire anche lui.
Non ama molto essere spazzolato (being brushed) e perciò, per tenerlo in ordine, lo porto in un centro di toelettatura (grooming – where dogs are shave/trimmed and cleaned), dove lo tosano (they shave him),  lo lavano e lo profumano.
È un ottimo cane da guardia (guard dog), perché ci avverte abbaiando quando passano estranei (strangers)davanti a casa, ma fa le feste a tutte le persone che ci vengono a trovare. È anche un ottimo cagnolino da compagnia (companion dog), ma ama anche la vita all’aria aperta e quando incontra altri cani pensa di essere uno schnauzer gigante!


Questo era tutto sul nostro cane Giotto. Tra l’altro una piccola nota interessante, il nome “Giotto” l’ho proposto io per la prima volta. Dato che è un cane di razza vige questa regola (there’s a rule – vigere = to be active, in force) per cui in un determinato anno, se non mi sbaglio, tutti i cani di razza devono essere chiamati con un nome che inizi con una determinata lettera. Nell’anno di Giotto la lettera era, appunto, la G. Secondo me il nome “Giotto” è bello sia come suono – “Giotto!”,  suona bene, no? – ma anche perché è un omaggio al celebre pittore e architetto italiano. E voi avete cani, o animali in generale? Scrivetemi nei commenti al post.
Ci sentiamo nel prossimo episodio! Ah, e ci vediamo su Italki.
Alla prossima!
Ciao.