Podcast, Principiante

Lettera dal treno – Principiante #21

Take an Italian class with me and get $10 in Italki credits

Caro ascoltatore o ascoltatrice.
Dear listener (male) or listener (female)

Ti scrivo dal treno. Ogni giorno prendo il treno per andare all’università. Dalla mia piccola cittadina vado a Torino, in città. Il treno passa dalla stazione della mia città ogni trenta minuti e fa solo tre fermate.
I’m writing you from the train. I take the train everyday to go to university. From my little town, I go to Turin, to the city. The train stops at the station in my town every thirty minutes and makes only three stops.

Ci mette 15 minuti in totale. Io scendo all’ultima fermata, che è il capolinea. La stazione di Torino si chiama Porta Nuova ed è molto bella. Dalla stazione vado all’università a piedi.
It takes 15 minutes in total. I get off (lit: “go down”) at the last stop, which is the terminus. Turin’s station is called Porta Nuova and is very beautiful. From the station I walk to the university (lit. “I go on foot”).

Ci metto circa venti minuti. Potrei prendere il pullman ma preferisco andare a piedi, soprattutto ora che è primavera. Così posso fare un po’ di movimento.
It takes me about twenty minutes. I could take the bus but I prefer to walk, especially now that it’s spring. That way, I can move a bit (lit: “do some movement”).

Dopo la lezione torno alla stazione e prendo il treno del ritorno. I treni in Italia spesso non sono il massimo. Quello che prendo io a volte è un po’ più vecchio e brutto ed altre volte è più bello e moderno. Ma mai troppo bello.
After the class I go back to the station and I take the train home. Trains in Italy are often not that great. The one I take is sometimes a bit old and ugly, some other times it’s a little bit nicer and modern. But never too nice.

L’importante però è che sia in orario e che non sia troppo pieno, se possibile. Ora sono quasi arrivato, quindi ti saluto.
The most important thing, though, is that it’s on time and not too crowded (lit. full), if possible. I’m almost there (lit. arrived), so I’ll leave you here (I’ll say goodbye).

Davide


Avanzato, Podcast

Vita di mare (con mia madre) – Avanzato #15

Ciao tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, e nello specifico state ascoltando un episodio di livello avanzato. Questo episodio è stato scritto e letto da mia madre, quindi grazie a mia madre. E di che cosa parla? Beh, questo episodio parla praticamente della sua vita di mare da piccola, della sua vita balneare (seaside life) potremmo dire, quindi, diciamo, racconta un po’ il suo passato da piccola. di quando andava al mare qua, diciamo, (vicino). Vicino alla nostra regione. che si chiama Piemonte c’è un’altra regione, la Liguria, e quindi, diciamo, che è la meta turistica (tourist destination) più comune per i piemontesi che vogliono andare al mare, perché in Piemonte non c’è il mare. Quindi il mare più vicino è quello della Liguria. Racconta anche di come ha imparato a nuotare e… l’ho messo tra gli episodi avanzati perché ci sono tante parole che secondo me non sapete e quindi… come impararle? Beh, se non le capite potete andare su podcastitaliano.com, sul sito, e potete rileggere questo episodio, o meglio leggere e anche risentirlo ma leggendolo. Questo è un ottimo modo per imparare e, diciamo. interiorizzare (internalize), tutte queste parole difficili.

Prima di incominciare inoltre vi ricordo anche che questo episodio e Podcast Italiano di questi tempi è sponsorizzato da italki. italki un sito per fare lezioni individuali di qualsiasi lingua praticamente. Io sono un insegnante su italki, quindi se non ne avete abbastanza (if you don’t have enough of) della mia brutta voce e anche della mia brutta faccia nei video e volete fare lezioni, addirittura delle lezioni con me, beh potete farlo. Seguendo il link in descrizione, nella descrizione di questo podcast avrete $10 di sconto e niente… oppure (potete pensare) Davide, io sono stanco di te, voglio fare lezione con un’altra persona. Potete farlo e, anzi, vi consiglio magari di farlo se volete, o di provare, perlomeno, più insegnanti (various teachers – “più” in questo caso non significa “more” ma “vari”, ovvero “più di uno), perché su Italki ci sono tantissimi insegnanti, tantissimi insegnanti bravissimi. Quindi è molto comodo, lo potete fare da casa vostra, ve lo consiglio e… niente, grazie ad Italki e adesso ci sentiamo l’episodio.

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Fin da piccoli (ever since we were kids) i nostri genitori  portavano d’estate me e mio fratello in vacanza al mare in Liguria, una regione italiana  confinante a sud con il Piemonte e lambita (lapped by, toccato leggermente – in questo caso “bagnato”)  appunto dal mar Ligure e, pertanto, meta facilmente accessibile ai torinesi. In particolare ci recavamo (=andavamo) nella graziosa (cute, pretty) cittadina chiamata Finale Ligure, dove soggiornavamo tre settimane presso la pensione Riviera, un accogliente piccolo albergo a conduzione familiare (family-owned). Le nostre giornate scorrevano (went by) tranquille, iniziando con una gustosa colazione, dopo la quale ci recavamo in spiaggia, per poi tornare in albergo per il pranzo, seguito da una passeggiatina digestiva (=una passeggiata per digerire) e dall’immancabile riposino (inevitable nap – ironico) in camera. Verso le 16 si tornava in spiaggia, per poi rientrare nel tardo pomeriggio e prepararsi per la cena, seguita da una passeggiata più lunga in riva al mare (by the sea). Adoravo quelle giornate, ma al di sopra di tutto mi piaceva proprio la vita balneare, ossia trascorrere bei momenti in spiaggia con mio fratello e gli amichetti e soprattutto fare il bagno in mare (swimming in the sea). Una precisazione: di solito andavamo in uno stabilimento balneare (bathing establishment), cioè una struttura a pagamento dotata di ombrelloni (sunshades), sedie a sdraio (sunbeds – da “sdraiarsi”, che significa “to lay down”), bar, bagni, docce, cabine per cambiarsi, pedalò per far qualche giro in mare,  e  soprattutto i bagnini (lifeguards), il cui compito è di vigilare sulla sicurezza dei bagnanti (watch over the swimmer’s safety), intervenendo in caso di pericolo. In alternativa esistevano, ed esistono tuttora, le cosiddette spiagge libere gratuite, dove occorre portarsi tutta l’attrezzatura (equipment) e non c’è personale addetto alla sicurezza (security personnel). Pertanto, per motivi di comodità, da piccoli abbiamo sempre frequentato spiagge private, che tuttora sono abbastanza costose. Come già anticipato, il momento che attendevo spasmodicamente (I would spasmodically wait for = con molta emozione) era appunto quello del bagno in mare. C’erano però due problemi. Il primo problema  era che non sapevo ancora nuotare, o meglio, intorno ai 6-8 anni nuoticchiavo (I kind of swimmed – il suffisso “icchiare” indica un’azione fatta con un po’ di difficoltà oppure non con grande convinzione) con il salvagente (lifejacket), ossia una ciambella (“doughnut”) di plastica gonfia di aria infilata sotto le ascelle (tucked under the armpits), che mi permetteva di stare a galla (stay afloat). Successivamente il salvagente è stato rimpiazzato dai braccioli (armband, water wings), piccole ciambelle allo stesso modo gonfiate e infilate (put on, worn) in alto intorno alle braccia. Oltretutto in città non andavamo, per vari motivi, a corsi di nuoto per bambini, e quindi non c’era modo di imparare. Il secondo problema era che tassativamente (=obbligatoriamente) bisognava aspettare non meno di tre ore dopo i pasti per poter fare il bagno senza interferire con la digestione: regola questa che in tempi più recenti si è un po’ mitigata (= si è ridotta, è diventata meno severa). Perciò cercavo di ingannare il tempo giocando con la sabbia, bagnandomi i piedi ( quello almeno era permesso) e chiedendo ogni mezz’ora a mia mamma se potevo entrare in acqua. Finalmente il momento tanto atteso arrivava, ma mi era concesso di stare in acqua al più venti minuti, per non raffreddarmi e buscare qualche malanno (catch a disease).
Ma veniamo alla questione più interessante: come ho imparato a nuotare senza salvagente. Avrò avuto circa 11 anni, dunque non ero più una bambina. Una nostra vicina di ombrellone (sunshade neighbor), una ragazza simpatica, si era offerta di insegnarmi: perciò mi portava in acqua senza braccioli e mi sorreggeva a galla a pancia in su o a pancia in giù (she would hold me and keep me afloat face-down or face-up) per farmi acquisire le nozioni di base. Però non è che facessi grandi progressi. Un bel giorno mi ricordo che di mia iniziativa (of my own accords), all’insaputa dei miei genitori (unbeknownst to my parents, senza che lo sapessero i miei genitori), entro in acqua senza braccioli e mi lascio scivolare provando due o tre bracciate a stile libero (two or three strokes swimming freestyle). Una grande conquista: sono riuscita a stare a galla da sola e man mano con il passare del tempo e il costante esercizio ho acquisito sempre più sicurezza in acqua, fino a raggiungere la meta più ambita (yearned for, coveted) da noi ragazzi, la boa (buoy), ossia in realtà la piattaforma galleggiante collocata a circa 50 metri dalla riva!
Ma veniamo ad un’altra conquista: come nuotare a faccia in giù, ossia con il viso immerso nell’acqua, e come imparare a respirare correttamente. Di fatto avevo imparato a muovermi in acqua, ma con la testa rigorosamente fuori, e quindi per acquisire uno stile più adeguato bisognava fare un ulteriore passo avanti. Un’estate, alla fine delle vacanze (avrò avuto 14 anni) trovo dal giornalaio un libriccino (un libro piccolo) intitolato “Saper nuotare”. Interessatissima,  decido di acquistarlo, ma ahimè (alas) era ora di tornare in città e pertanto non avrei avuto modo di mettere in pratica gli insegnamenti. Però non demordo (I don’t give in) e, una volta a Torino, decido di cimentarmi (try my hand at) ugualmente con il primo, fondamentale esercizio: come tenere aperti gli occhi sott’acqua. Si trattava di riempire una bacinella (bucket) o un lavandino di acqua, collocare sul fondo qualche oggettino, tipo un anello, un braccialetto o simili, immergere il volto fino alla fronte, aprire gli occhi e guardare gli oggettini prima posati. Insomma, mi sono armata di coraggio (I armed myself with courage) e ho seguito alla lettera le istruzioni: non è stato poi così difficile e la soddisfazione che ho provato è stata indescrivibile! Da quel momento la strada verso la conquista del nuoto è stata in discesa (downhill). L’anno successivo i miei genitori hanno acquistato un alloggio (=appartamento) in un’altra località della Liguria, in un condominio con piscina: a quel punto, tutte le occasioni erano buone per acquisire maggior sicurezza negli stili, soprattutto rana (breaststroke swimming) (il mio preferito) e stile libero. Poi più avanti ho anche seguito corsi di nuoto in città, però ricordo ancora con nostalgia il momento cruciale in cui, vincendo le paure, i miei occhi si sono aperti sott’acqua e hanno visto per la prima volta le bollicine d’aria soffiate fuori dalla bocca (air bubbles blew out from the mouth).


Ringrazio di nuovo mia madre, penso che scriva molto bene, che cosa ne pensate? Potete scrivermelo nei commenti a questo episodio sul sito e scrivetemi se volete altri episodi con mia madre. Mi hanno detto alcune persone che mia madre ha una bella voce, quindi mi fa piacere sentirlo. Penso anche… mi chiedo anche se questo significa che io ho una brutta voce, non lo so, ma potete scrivermelo. Anzi, potete rassicurarmi (reassure me) se volete, potete dirmi che vi piace anche la mia, non lo so, come volete, ma siate onesti, l’onestà è importante. E niente, vi consiglio di riascoltare questo episodio 3, 4, 5 volte per abituarvi e interiorizzare tutte queste parole. Andate su Italki e niente, lasciate anche una recensione a questo podcast su Apple Podcasts perché questo come sapete dovrebbe… almeno, non lo so per certo, ma dovrebbe essere utile. Almeno credo. Non lo so per certo, però così dicono tutti e così lo faccio anch’io.
Vi leggo per esempio l’ultima recensione. Tra l’altro se non lo sapevate su Apple Podcasts le recensioni sono divise per paesi (divided by country), quindi se uno va su, diciamo, sul sito americano legge le recensioni americane, sul sito tedesco solo le recensioni tedesche, però… per esempio il mercato americano che è quello più grande ha 87 recensioni, anzi 87 valutazioni, non tutti scrivono, però se scrivete è ancora meglio. Per esempio Armani Barboncino (bel nome) mi ha scritto:

Educational, entertaining, engaging!!!

I am subscribed to a dozen Italian language podcasts but this one is my “hands down” favorite. Davide and Erika are true professionals. Hats off to them!

Grazie Armani per le tue belle parole e… penso che una cosa che potrò fare è leggere le recensioni (sul podcast), penso sia simpatica come idea, anche in altre lingue magari. Ok, questo è tutto, grazie e ci risentiamo presto. Ciao!

Intermedio, Podcast

Un’analisi di 11 accenti in italiano – Intermedio #24


Ciao a tutti, questo è Podcast Italiano, io mi chiamo Davide e questo episodio è sponsorizzato da Italki. Italki è una piattaforma dove potete fare lezione con insegnanti madrelingua (mothertongue teachers) professionisti e non, cioè anche tutor come me. Io insegno su Italki da un po’ di tempo e mi piace molto farlo. Quindi se Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast, nella vostra applicazione preferita dove ascoltate Podcast Italiano, arriverete su Italki e li potrete registrarvi (sign up) e avere $10 di sconto, e poi potete decidere: o fate lezione proprio con me, oppure magari dite “no, non voglio fare lezione con te, voglio fare lezione con qualcun altro, magari perché sono abituato al tuo accento Davide. Io voglio in realtà sentire anche altri accenti, magari un accento calabrese, un accento siciliano, un accento friulano”. Potete sicuramente farlo! In ogni caso approfittate di questa opportunità (take advantage of this opportunity), e adesso, a proposito di accenti, andiamo a sentirci un bel po’ di accenti italiani.
Un’altra cosa che però devo dire che questo episodio è stato pensato soprattutto come video, quindi diciamo che in alcuni punti le grafiche del video vi aiutano di più e quindi se alcune cose non sono chiare date un’occhiata poi anche al video, vi chiarirà un po’ le idee (help you understand better).
Buon ascolto!

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! 

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo video che è davvero un esperimento per me, perché ho deciso di finalmente abbordare l’argomento (tackle the topic) degli accenti con un po’ di esempi pratici. Molti mi avete chiesto di parlare più nello specifico di accenti… lo faremo oggi!
Cos’è che ho fatto, praticamente: ho scritto 11 frasi che sono particolarmente ricche di suoni che pronunciamo in maniera diversa in italiano e ho chiesto a 11 persone di pronunciarmele (say them out loud for me) e mandarmi delle registrazioni, ed è quello che hanno fatto. Le ringrazio tutte di cuore e ringrazio le persone che mi hanno aiutato a trovare altre persone. E niente, quindi praticamente ce le sentiamo, commenterò alcune caratteristiche interessanti e io vi farò sentire la versione “neutra” o “standard” al meglio di quanto riesco a farla (at the best of my abilities), perché anch’io non sono un esperto di dizione, però posso imitarla, come sto facendo adesso, questo non è il mio modo normale di parlare! Vi farò sentire anche il mio accento e niente, direi che possiamo incominciare con la prima frase che è:

1) Bisogna accettare la verità, anche se so che a te non piacerà per niente

Devo fare la voce da doppiatore, tipo da blockbuster. Se parlassi così penso che non so, non avrei più una vita sociale, perché tutti mi odierebbero… però il mio accento invece è questo.

[pronuncia di Davide]

Le altre persone la pronunciano così. Gli accenti che sentiremo in ordine saranno quello di Federica da Milano, Silvia da Padova, Margherita da Firenze, Emilio da Chieti, Luca e Benedetta da Roma, Raffaele da Napoli, Federica da Lecce, Giulia da Bari e Serena da Palermo. Quindi più o meno partendo dal nord e finendo al sud, in Sicilia.

[altri accenti]

Allora, alcune cose interessanti sono: per esempio, la pronuncia della “e”.
In italiano, come forse sapete, abbiamo due “e”:”e” chiusa e “e” aperta, così come una “o” chiusa ed una “o” aperta. E qui in questa frase frase già sentiamo varie pronunce: per esempio Federica e Silvia, che sono del nord, di Milano e di Padova, dicono “t[è]” e “ni[é]nte“, “t[è]” e “ni[é]nte”. Mentre tutti gli altri – io dico “t[è]” e “ni[è]nte“, tutto aperto nel mio modo di parlare – tutti gli altri invece dicono “t[é]” e “ni[è]nte“, quindi al contrario: “te” chiusa, “niente” aperto.
Davide del futuro, faccio una correzione perché non è vero che tutti gli altri dicono “t[é]” e “ni[è]nte”perché abbiamo diversi esempi di “t[è]” e “ni[è]nte”, quindi entrambe aperte. Oppure anche Raffaele che ha un suono molto napoletano nella parola “niente”.

Un’altra cosa interessante è la pronuncia della “s”. Se avete visto il mio video su “Sei differenze tra italiano del Nord e del Sud” saprete già che al nord noi diciamo “bi[z]ogna“. Ovvero, la s tra due vocali è una [z]. Mentre al sud è una [s]”bi[s]ogna” – anche se qualcuno non lo dice, ma secondo me perché sta provando un po’ a italianizzare il suo accento, perché poi in altre frasi sentiamo chiaramente la [s]. Al nord si dice “bi[z]ogna“. Un’altra cosa è che al nord diciamo “biso[ŋ]a“,quindi non “biso[ŋŋ]a“. Non è mai “biso[ŋ]a” in italiano standard, ma “biso[ŋŋ]a“, e al centro-sud si dice [ŋŋ]: “bi[z]o[ŋŋ]a” o “bi[s]o[ŋŋ]a“.

Poi al centro-sud sentiamo un sacco di raddoppiamenti (double consonants, geminated consonants) in mezzo alla frase, ma tutti leggermente diversi, per esempio sentiamo: “anche se [ss]ò“. Sentiamo “anche se so che a [tt]e“:Sentiamo “non piacerà [p]per niente“, “non piacerà [p]per niente“:E varie combinazioni. Qualcuno fa delle doppie in alcuni punti ma non in altri, quindi questo è interessante.
Sentiamo Raffaele per esempio, che la fa prima ma…”[s]so che a [t]te“, ma poi dice: “non piacerà per“, quindi nessun raddoppiamento lì.
Interessantissimo è poi come Margherita, di Firenze, vicino Firenze, dice “verità”. Questa è una pronuncia veramente toscana perché lei dice “veri[θ]à“. Questa è la cosiddetta “gorgia toscana“, che si manifesta in alcuni suoni intervocalici, cioè tra vocali, come “verità” che diventa “veri[θ]à”. La parola per cui prendono, prendiamo bonariamente in giro (we tease them good-naturedly) i toscani è “Coca-Cola”,che loro pronunciano appunto così. (hoha-hola).
La seconda frase è…

2) Ma cos’è che hai detto al tuo amico?

Mentre pronunciata col mio accento sarebbe.

[pronuncia di Davide]

Sentiamo l’accento milanese! È interessante perché il modo in cui Federica di milano lo legge è così, dice: “cos'[é]” aperta e poi “che hai d[è]tto al tuo amico“. Allora, questa [è] in “detto” è dovuta al fatto che in milanese prima di una doppia “t” si dice sempre [è], tipo “str[è]tto” o “l[è]tto”. Quindi lei dice “d[è]tto”, quindi: “ma cos'[é] che hai d[è]tto?”che è al contrario rispetto alla maggior parte degli altri accenti in cui c’è: “ma cos'[è] che hai d[é]tto“. Quindi [è] aperta e d[é]tto, “e” chiusa. Risentiamo!
Un appunto (clarification) però dal futuro: sia la mia pronuncia che quella di Giulia di Bari e Serena di Palermo hanno tutte le [è] aperte.

Anche qui abbiamo la pronuncia della “s” che una [z]: “co[z]’è” al nord, mentre invece è una [s] negli accenti del centro sud: “co[z]’è” – “co[s]’è”. Nell’accento di Firenze c’è la cosiddetta “gorgia toscana”, quindi “ami[h]o“, quello che dicevo prima. Negli altri accenti del centro-sud abbiamo una pronuncia che potrebbe essere tipo “ami[g]o”. Sentiamo qualche esempio di questo fenomeno. Questa “c” la sentiamo anche in “che”, in realtà, che a volte diventa più tipo “[g]he”,”co[s]’è [g]he hai detto?”, “ma co[s]’è [g]he hai detto?”

3) Ma perché tua zia Agnese mi ha chiesto se volevo dello zucchero?

Allora, la frase successiva è anch’essa interessante, perché allora… io ho messo la parola “zucchero” che io… almeno secondo la dizione ufficiale, si legge “[ts]ucchero“, ma nessuna delle persone che mi hanno mandato i file ha detto “[ts]ucchero”, hanno detto tutti “[ds]ucchero“. Non so, è interessante. Mi chiedo se qualcuno dica davvero zucchero, oppure sia solo una cosa così, della dizione ufficiale. Allora, la frase è questa.

[pronuncia di Davide]

Tutte [è]: “vol[è]vo”, “Agn[è]se”, “mi ha chi[è]sto”, “perch[è]”… quindi tutte [è]!
Sentite come le altre persone leggono le “e”:alcuni dicono “Agn[é]se“, alcuni “Agn[è]se“, alcuni “chi[é]sto“, alcuni “chi[è]sto“, “vol[é]vo“, “vol[è]vo“…”p[é]rché“, “p[èrch[è]”… quindi questo è interessante. Mi piace molto la pronuncia milanese di”p[è]rch[è]” con due [è] molto aperte, “p[è]rch[è]” e “chi[è]sto“.
Mentre Silvia da Padova dice molte più [é] chiuse:”ma p[é]rch[é] tua zia Agn[é]se ha chi[é]sto se vol[è]vo…”forse “volevo” è aperta? Non so, risentiamo.

[pronuncia di Silvia da Padova]

Sentiamo decisamente più [è] aperte nell’accento di Giulia di Bari, sentiamo il modo in cui dice “p[è]rch[è] tua zia Agn[è]s[è] mi ha chi[è]sto”.

[pronuncia di Giulia da Bari]

Che in questo caso corrisponde al modo in cui dice queste [è] Serena di Palermo.

[pronuncia di Serena da Palermo]

Poi ho messo la parola “zia” perché volevo sentire chi avrebbe detto “[ds]ia” e chi “[ts]ia” e sentiamo che Luca dice “[ts]ia” e anche qualcun altro. Risentiamo chi dice “[ts]ia” e chi “[ds]ia”.

[varie pronunce]

Di nuovo una precisazione (clarification) dal futuro: quindi, abbiamo visto che in realtà solo nel fiorentino e nel romano si sente “[ts]io” mentre in tutti gli altri accenti è “[ds]io”, ma la dizione corretta del dizionario fonetico dice “[ts]io”.

Sentiamo anche le “s” in “Agn[é][s]e” o “Agn[è][s]e” che si sentono al centro-sud.
Sentiamo anche il raddoppiamento di se [v]volevo fatto se non sbaglio da Benedetta di Roma e Raffaele di Napoli: “se [v]volevo”, mentre altri dicono “se volevo”.
Sentiamo che al nord le persone dicono “A[ɲ]ese” con una [ɲ]: “A[ɲ]ese” non “A[ɲɲ]ese“.
Sentiamo il raddoppiamento molto interessante che fa Margherita, cioè la serie: “ma [p]perché [t]tua [z]zia“, sono tre raddoppiamenti.

Ok, passiamo alla frase numero 4, che è la seguente.

4) Non avevo pensato che anche lei sapeva fare la pastasciutta in casa

Dovete sentirvi in un blockbuster quando state parlando con un accento da doppiatore, sennò non funziona. Sentiamo le altre pronunce.

[altre pronunce]

Come al solito al nord “pasta[ʃ]iutta“:al centro sud “pasta[ʃʃ]iutta“. Se avete visto il mio video delle differenze tra nord e sud, sapete che al centro-sud quando abbiamo il suono “ns” – questa combinazione – non si legge come al nord “pen[s]ato“, ma si legge “pen[ts]ato“, con una [ts], “pen[ts]ato”.
Margherita va oltre, perché la sua pronuncia fiorentina fa sì che lei non dica solamente “pen[ts]ato” ma “pen[ts]a[θ]o“con una [θ].
Al nord poi si dice “ca[z]a”, al centro-sud “ca[s]a“.
Giulia di bari dice “l[é]i“, chiusa, ed l’unica tra queste persone, non dice “l[è]i” con la [è] aperta, ma dice “l[é]i”.
Col mio accento io direi “sap[è]va”, quindi come vi ho fatto vedere, nel mio accento praticamente non esistono quasi [é] e sono l’unico di questa lista, perché tutti gli altri dicono “sap[é]va” non “sap[è]va”.

Andiamo avanti con l’ultima frase di questa prima parte di questo episodio che è questa:

5) Metti il vino nella botte, se no ti do un sacco di botte e non voglio averti sulla coscienza.

che io direi:

[pronuncia di Davide]

Allora, questo è un esempio dell’importanza del saper pronunciare le [ó] e le [ò], le [é], [è] diverse, perché abbiamo “b[ó]tte(barrel) dove si tiene il vino e “b[ò]tte” come quelle che dai a una persona, le botte (blows, punches ). E nel mio accento in realtà non c’è differenza: è sempre [ò].In piemontese non esiste la [ó]: tutti i piemontesi non dicono la [ó], quindi tutti diciamo [ò].”un sacco di b[ò]tte”, “metti il vino nella b[ò]tte“.
Federica invece, Federica di Lecce, dice entrambe le due “o” chiuse: “b[ó]tte”, “b[ó]tte”.
Tutti gli altri invece differenziano e dicono “b[ó]tte”di legno e “b[ò]tte” quelle che dai a una persona.
Abbiamo come sempre la [è] molto aperta in milanese su “m[è]tti”. Due “t”, ricordatevi: “m[è]tti”.
Abbiamo al nord “co[ʃ]i[é]nza” con una [ʃ] o “co[ʃ]i[è]nza” e al centro-sud “co[ʃʃ]ienza”.
E sentiamo che la parola “coscienza,” dato che ha una vocale di “sulla”, “sulla coscienza”diventa al centro sud “sulla [g]oscienza“, tipo una [g].
Il fiorentino porta questa cosa ancora più in là e sentiamo “sulla [h]oscienza“, quindi gorgia toscana.
Diciamo che la gorgia toscana corrisponde ad altri suoni che cambiano, ma in altri modi, al centro sud, quindi a Firenze dicono “veri[θ]à” e magari al sud direbbero “veri[d]à“.
A Roma sicuramente: “la veri[d]à con una “d”, più o meno, no? “Veri[d]à”.”Veri[θ]à” – “Sulla [h]oscienza” – “sulla [g]oscienza”, quindi interessante questo, questa corrispondenza.

Sentiamo che molti, non al nord, raddoppiano “nella [b]botte”, “nella [b]botte”, “se no ti do un sacco di [b]botte”, “un sacco di [b]botte”, come… abbondano le “b”!
Non Margherita però, che dice “nella botte”, “sacco di botte”.

Interessante anche come Margherita fa le due “o”, perché non sono così diverse come altri che dicono [ó], [ò]:”b[ó,]tte”, “b[ò]tte”… lei le dice in una maniera più simile, risentiamo.

[pronuncia di Margherita da Firenze]

E niente, questo era tutto per oggi. Io trovo questa cosa fantastica, la varietà di accenti in Italia è una cosa davvero interessante, magari non lo è per tutti, perché magari voi volete davvero imparare l’accento, un accento neutro in italiano. Però parlate con persone che parlano con tanti accenti diversi, parlate con un milanese, poi con un siciliano poi con un romano… e tutti parliamo in una maniera leggermente diversa.
Quindi secondo me imparare imparare l’accento neutro è una cosa che… benché nessuno parli davvero così, se voi state imparando l’italiano da stranieri può essere utile, perché appunto è un modo che nasconde un po’ la vostra provenienza (hides your origins), quindi… mentre se vivete in una regione italiana, una città italiana, secondo me ha senso imparare l’accento di quella città. E ci sono persone che l’hanno fatto, come il mio amico Vladimir Skultety, poliglotta straordinario,che parla con un accento di Parma, praticamente. Che una cosa davvero bella, perché ha vissuto a Parma. Se vi è piaciuto, potete riascoltare questo episodio in formato podcast e potete anche lasciare una recensione su Apple Podcasts, dicendo che Podcast Italiano vi piace tantissimo.Potreste aiutarmi molto anche consigliando questo progetto ad altre persone che conoscete che parlano l’italiano, mi aiutereste tantissimo perché il passaparola (words of mouth) è sempre una strategia ottima .Questo è davvero tutto per oggi, grazie per aver visto o ascoltato questo episodio. Ci vediamo o sentiamo nel prossimo. Ciao!

Intermedio, Podcast

Al ristorante… in Italia – Intermedio #23


Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Oggi abbiamo un testo di livello intermedio scritto da Erika che parla di alcune peculiarità (peculariaties – particolarità) del ristorante – dell’andare a cena, o a pranzo o quando volete al ristorante – che forse non sapete. Quindi secondo me è molto carino come testo, ringrazio Erika per averlo scritto. Vi consiglio come sempre di andare su podcastitaliano.com per leggerne la trascrizione e seguire tutto quello che sto dicendo. Inoltre volevo anche ricordarvi di Italki, il fantastico Italki che sponsorizza da qualche episodio Podcast Italiano. Italki è un sito per imparare le lingue, per fare lezioni con dei tutor, e io di recente ho superato la soglia (threshold) delle 600 lezioni insegnate, potete crederci? Volevo parlarvi di una delle cose che mi piace di più di Italki, che parlo con un sacco di persone davvero… in inglese si divertirebbe “from all walks of life”. Non so, davvero che fanno… (lavori) di qualsiasi tipo. Per esempio ultimamente ho parlato con un pilota che sta imparando l’inglese, un pilota di aerei (airplane pilot), lui è russo e sta imparando l’inglese con me, quindi non ci sta ascoltando credo. Posso sparlare di lui (talk behind his back – just kiddin). Perché insegno anche l’inglese su Italki. Ma invece uno che sicuramente mi sta ascoltando, almeno credo, credo mi ascolti, è un altro mio studente che invece è un pilota di barche (boat pilot), di barche commerciali, di navi, quindi sì, ho tutti i piloti, mi mancano solo un pilota di di treni, uno che guida i treni, come si chiama, un macchinista (train driver). Se siete macchinista potete raccontarmelo. Però sì anche voi avete cose interessanti e volete raccontarmele in italiano potete fare lezione con me iscrivendovi ad Italki. Seguite il link che vi metto nella descrizione di questo episodio e potrete fare lezione con me, avrete 10 dollari gratis e… e niente, facendo così aiuterete molto me e aiuterete sicuramente il vostro italiano perché parlarlo è molto molto importante.

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Ora ci sentiamo l’episodio.


Andare al ristorante è sicuramente una delle prime esperienze da fare in Italia: siamo o non siamo la patria del buon cibo (homeland of good food)? Certo che sì.

Però, prima di mettere le gambe sotto il tavolo
Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! e ordinare qualche prelibatezza (delicacy), ci sono alcune particolarità italiane che è utile sapere per non farsi cogliere impreparati (to not be caught unprepared) e non sbagliare:

1.      La differenza tra ristorante e trattoria. Vi capiterà sicuramente di leggere sulle insegne (sign on a shop) di alcuni locali il nome “Trattoria”. Qual è la differenza tra una trattoria e un ristorante? Non sono entrambi luoghi dove poter pranzare o cenare? La risposta è sì, ma esiste una leggera differenza. In generale, la trattoria è un locale più piccolo, più informale, magari con arredamento rustico (rustic décor), dove vengono serviti piatti non troppo elaborati o piatti tipici locali e vino della casa. Il ristorante è invece solitamente più grande, ha un aspetto più formale e un menù più ricercato e dunque più costoso. Alcuni ristoranti, poi, sono dei “Ristorante Pizzeria”, dove quindi è possibile ordinare sia piatti di cucina (=i piatti normali) che pizze e sono l’ideale per mettere tutti i commensali* d’accordo! (bring all of the tablemates together)

*Nota: commensale è una parola di registro formale che Erika usa con un certo tono ironico.

2.      Il cestino del pane. (bread basket) Nei ristoranti italiani è normale trovare, spesso già sul tavolo, un cestino con del pane, magari insieme a dei grissini. Oppure, può capitare che il cameriere lo porti insieme agli altri piatti ordinati, senza che nessuno lo abbia richiesto. Non preoccupatevi: quel pane è tutto per voi ed è gratis! Potete anche chiedere al cameriere di portarvene altro se lo finite e nemmeno questo vi verrà addebitato (it won’t be charged [to you]).

3.      L’acqua. Solitamente gli italiani non ordinano l’acqua in caraffa (jar), come può avvenire in altri paesi, ma semplicemente “un’acqua (naturale o frizzante)”, che è sottinteso (implied) essere in bottiglia. Questo probabilmente perché in Italia l’acqua non è molto costosa, essendo il nostro paese ricco di montagne e quindi di sorgenti di acqua (water sources) buonissima.

4.      Il coperto. Vi potrebbe capitare di trovare nel menù o direttamente nello scontrino (check, bill) la dicitura (entry) “coperto”. Di che cosa si tratta? Il concetto di coperto risale ai
tempi del medioevo (goes back to the times of the Middle Ages) ma è sopravvissuto fino ai nostri giorni come una particolarità tutta italiana. Si tratta di una sorta di “tassa” del valore di qualche euro, che viene calcolata per ogni persona seduta al tavolo. In teoria, questa tassa serve a coprire il costo dello spazio occupato da ogni commensale e di tutti gli oggetti che utilizza durante il pasto: le posate (cutlery), i tovaglioli (napkins), il bicchiere, la tovaglia (tablecloth), ecc. Quindi, se quando ricevete il conto scoprite di dover pagare una somma superiore a quella che avevate previsto, probabilmente non ci sono errori: non avete solo considerato il costo del coperto!

5.      L’ammazzacaffè. È risaputo che gli italiani non possono rinunciare a chiudere il loro pasto con un buon caffè. In alcuni ristoranti, potrebbe capitare che proprietari particolarmente gentili vi offrano dopo il caffè il cosiddetto “ammazzacaffè”, ovvero un amaro (bitter, liquor), un liquore digestivo per concludere il pasto. A meno che non vi piacciano gli alcolici, accettate l’offerta: avrete così occasione di provare qualche amaro tipicamente italiano come l’Amaro Lucano, l’Amaro Montenegro, il Cynar o il Limoncello, che non può mai mancare (it can never be missing) e, se siete fortunati, magari è anche fatto in casa!

6.      La mancia. In Italia non è considerato obbligatorio o doveroso lasciare la mancia (tip) ai camerieri, come avviene invece in altri paesi. Infatti, il costo del servizio solitamente è già calcolato nel totale. Tuttavia se vi sentite particolarmente generosi o avete apprezzato il lavoro dei camerieri, potete senz’altro (certainly, definitely) lasciare una mancia, che sarà sicuramente gradita (will surely be appreciated) e vista come un gesto di cortesia.

Queste sono alcune piccole dritte (tips, pieces of advice), delle specie di “istruzioni per l’uso” per riuscire a comportarvi come un vero italiano al ristorante  e non farvi sorprendere da alcune nostre stranezze (oddities). Fateci sapere se avete notato altre particolarità e se qualcuna di queste abitudini è presente anche nel vostro paese.

Detto questo… a presto e buon appetito!


Siamo arrivati alla fine anche di questo episodio, che a me è piaciuto molto. Spero che sia piaciuto anche a voi, però… queste sono cose molto molto vere e sì, anche interessanti. Per esempio, (per quanto riguarda) la cosa delle mance, è proprio vero che noi in Italia non lasciamo quasi mai la mancia, cioè è una cosa molto molto rara, e quindi quando andiamo all’estero poi siamo un pochino tirchi (stingy). Nel senso che non è nostra abitudine lasciare la mancia. Adesso magari ci stiamo un po’ abituando perché sempre più spesso andiamo all’estero e quindi sappiamo che all’estero si fa di più (it’s more common), però comunque non è nelle nostre corde (it’s not up our alley), non è un’abitudine italiana. Quindi sì, se se venite in Italia, beh, potete non lasciare mance, non siete obbligati. Ma se invece lavorate in un ristorante e vengono degli italiani – in un ristorante all’estero – vengono degli italiani e non vi lasciano la mancia sappiate che questa è probabilmente la ragione. Poi non so quanto possa confortarvi questa cosa, magari… probabilmente sarete arrabbiati lo stesso però sì, questo è il motivo.

Ringrazio di nuovo Erika per aver scritto questo fantastico episodio, vi ricordo che abbiamo Instagram (podcast_italiano), dato che ultimamente molte nuove persone ascoltano Podcast Italiano, soprattutto su Spotify, e soprattutto tanti brasiliani su Spotify. Quindi sono molto molto contento di questa cosa è un abbraccio a tutte le nuove persone che hanno appena iniziato ad ascoltare il podcast. Se vi piace ascoltare il podcast potete per esempio lasciare una recensione su Apple Podcasts, che sarebbe iTunes, In passato si chiamava iTunes, e questo sarebbe molto utile, almeno credo perché… credo sia utile, non ho mai capito se è davvero utile, ma penso sia utile per far sì che (so that…)altre persone mi trovino. O meglio, gli altri podcasters dicono così, non so se è vero ma io li copio, quindi diciamo che è utile. Grazie ancora e ci sentiamo nel prossimo episodio. Ciao