Episodi senza trascrizioni, Podcast

Analisi di “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti – RST #62

Dopo l’analisi di “Soldi” di Mahmood e “Una Chiave” di Caparezza oggi vi propongo una nuova analisi. Questa volta il brano da me scelto è “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti, una canzone molto bella e toccante. Potete vedere anche la versione video di questo episodio:

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Volano le libellule
Sopra gli stagni e le pozzanghere in città
Sembra che se ne freghino
Della ricchezza che ora viene e dopo va
Prendimi non mi concedere
Nessuna replica alle tue fatalità
Eccomi son tutto un fremito ehi
Passano alcune musiche
Ma quando passano la terra tremerà
Sembrano esplosioni inutili
Ma in certi cuori qualche cosa resterà
Non si sa come si creano
Costellazioni di galassie e di energia
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magiaSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassiSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere
Arriva subito
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di teSbocciano i fiori sbocciano
E danno tutto quel che hanno in libertà
Donano non si interessano
Di ricompense e tutto quello che verrà
Mormora la gente mormora
Falla tacere praticando l’allegria
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magiaSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere vienimi a prendere
Mi riconosci ho un mantello fatto di stracciSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere
Arriva subito
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di teSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
Vienimi a prendere
Mi vien da piangere
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te



Parlare a braccio – to speak off the cuff
RST è una rubrica in cui io parlo a braccio senza trascrivere quello che dico [0:55]

Giovanotto – young man, lad

Pelle d’oca – goosebumps
È una canzone da pelle d’oca.

Stagno, palude = pond, swamp

Pozzanghera = puddle

Fatalità = disgrazia, qualcosa di “fatale”

Replica = risposta

Fremito = rustle, shudder, quiver

Tremare = to shiver, to tremble

Dadi = dice

Avanzo = leftovers, remains

Mi viene da = I feel like…

Schiaffo/ceffone = slap

Sbocciare

Ricompensa = reward

Murmur = to whisper, to murmur, to talk negatively about someone spreading rumors

Tacere = to shut up, stare zitti

Intermedio, Podcast

L’esame di maturità – Intermedio #27

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Avviso! Ho deciso di provare a mettere le parole difficile alla fine di ogni paragrafo. Ditemi come vi sembra.

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Io sono Davide e in questo episodio parliamo di un argomento abbastanza interessante che è l’esame di maturità, ovvero un esame alla fine della scuola superiore che è, diciamo, motivo di ansia per tanti ragazzi italiani. E, a proposito, in questi giorni gli studenti italiani stanno affrontando questa terribile prova, o meglio prove, più di una. L’episodio si ricollega, ovvero è collegato all’episodio che abbiamo fatto sulla scuola italiana, quindi vi consiglio prima di sentire quell’episodio sulla scuola italiana e poi tornare qua e sentire questo. Penso che faremo anche un episodio di riflessioni senza trascrizioni in cui parleremo della nostra esperienza all’esame di maturità, quindi un trittico, una trilogia di episodi sulla scuola e questo è un testo scritto da Erika come al solito scritto ottima è un pochino difficile ho deciso di metterlo a livello intermedio, ma potrebbe essere quasi avanzato. Quindi a maggior ragione per questo episodio andate a vedere la trascrizione sul sito. Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast e ascoltate l’episodio più di una volta per cercare di ricordarvi le strutture più difficili, che sono più di una in questo episodio. Inoltre voglio ringraziare Italki che sponsorizza questo episodio come sapete. Italki [è una] grandissima piattaforma per imparare le lingue. Sto insegnando molto di questi tempi su Italki. In molti di voi hanno, diciamo, deciso di iscriversi attraverso il link ,quindi si sono contento che 1) italki sponsorizzi Podcast Italiano e 2) di poter fare lezione con tanti di voi che mi dicono: “Davide, io ti seguo dal podcast”. Quindi sì, sono contento di riuscire ad aiutare tante persone e ricordatevi, come ho detto nell’ultimo video, che se se volete parlare bene dovete parlare tanto. Quindi voi mi conoscete, sapete più o meno chi sono, come sono, come parlo, quindi se avete paura di parlare con altre persone potete parlare con me, vi prometto che non mordo, diciamo in italiano. Quindi grazie ad Italki e ricordatevi avrete $10 in crediti da spendere per le lezioni se seguite il mio link.

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E ora sentiamoci questo magnifico episodio scritto da Erika.

motivo di ansia = source of anxiety
si ricollega = is linked, is connected
trittico = opera in tre parti
a maggior ragione = even more so, all the more reason
di questi tempi = these times
non mordo = I don’t bite


Con l’arrivo del mese di giugno si avvicina, in Italia, il momento più atteso, desiderato, sognato da tutti gli studenti: la fine della scuola. Ormai le giornate sono lunghe e calde, l’aria sa di primavera e la mente dei ragazzi vaga verso i lidi assolati, le serate fuori con gli amici, i giochi all’aria aperta, i gelati, gli amori estivi… i libri rimarranno, per qualche mese, a riposare sui loro scaffali , chiusi, e con loro tutte le preoccupazioni relative alle interrogazioni, alle verifiche, ai professori.

C’è solo una categoria di studenti che vorrebbe, invece, che questo mese non arrivasse mai. Sono i cosiddetti “maturandi”, i ragazzi all’ultimo anno delle scuole superiori, ormai diciottenni, ormai adulti, che si stanno pericolosamente avvicinando ad un evento che li aspetta da anni, a cui pensano con ansia e preoccupazione da settembre o chissà, forse addirittura da prima. Si tratta del cosiddetto “esame di maturità”, l’esame finale a cui tutti gli studenti italiani, al termine del quinto anno di scuola superiore  devono sottoporsi. È un esame temutissimo, un po’ perché è oggettivamente difficile, un po’ perché viene dipinto come una sorta di rito di passaggio dal periodo scanzonato dell’adolescenza alle responsabilità dell’età adulta, alle decisioni sul proprio futuro e il proprio destino.
È quindi un passaggio che segna la fine di un’epoca della vita, della scuola e dell’adolescenza.

(la mente dei ragazzi) vaga = wanders
lidi assolati
= spiagge assolate (ma più poetico)
scaffali = shelves
interrogazioni
= oral tests
verifiche
= written tests
cosiddetto = so-called
al termine =
alla fine
(un esame a cui gli studenti devono) sottoporsi
= undergo, go through
temutissimo
= molto temuto (feared)
un po’ perché
= partly because
viene dipinto (come un rito di passaggio)
= it’s depicted as a
Periodo scanzonato
= light-hearted, cheerful
segna la fine di un’epoca
=  marks the end of an era

Vi consiglio di ascoltare una famosissima canzone di Antonello Venditti, Notte prima degli esami, e di guardare il film che porta lo stesso titolo, per avere un’idea, seppur un po’ romanzata , di quello che rappresenta la maturità per i giovani italiani.
Ma in che cosa consiste, quindi, questo temutissimo esame?
Negli anni si sono succedute varie discussioni e varie riforme sulle sue modalità, ma il succo è che si tratta di una sorta di test sulle competenze acquisite e le nozioni imparate durante un percorso di studi durato cinque anni. L’esame è diviso in due parti: una parte scritta e una parte orale.
La parte scritta si divide a sua volta (dopo l’ultima riforma) in due prove. La prima prova consiste nel cosiddetto “tema”, ovvero la stesura di un testo in italiano, con il quale lo studente deve dimostrare di padroneggiare perfettamente la propria lingua e di saper organizzare le idee in modo logico. È possibile scegliere tra più “tracce”, cioè diversi tipi di testo: tema di attualità, tema argomentativo o analisi di un testo letterario.
La seconda prova invece dipende dal tipo di scuola frequentata, perché è legata alle “materie caratterizzanti”, cioè le materie tipiche dell’indirizzo scelto, per esempio le lingue per il liceo linguistico o la matematica per il liceo scientifico.
La difficoltà e la preoccupazione maggiore sta nel fatto che queste prove sono uguali per tutta Italia, poiché sono elaborate dal Ministero e non dai professori, come avviene invece per le verifiche svolte durante l’anno. Quindi non è possibile ottenere indizi di nessun tipo sulle prove: il loro contenuto è imprevedibile e viene scoperto solo il giorno dell’esame.
Fino all’anno scorso era prevista anche una terza prova (eliminata dall’ultima riforma) che faceva molta paura agli studenti, perché consisteva in uno scritto in cui bisognava rispondere a 12 domande aperte riguardanti gli argomenti svolti durante l’anno in tre o quattro materie diverse. Le domande per questa prova, però, erano scelte dai docenti.

seppur = anche se
romanzato
= fictionalized – reso simile a un romanzo per rendere il racconto più interessante
il succo è
= the central idea is (lit. “the juice”)
a sua volta
= in turn
stesura
= qui significa “scrittura”
padroneggiare
= master
(la difficoltà) sta nel fatto che
= lies in the fact that
indizi
= hints
uno scritto =
a written test
docenti
= insegnanti

Queste due prove come abbiamo visto non sono semplici, ma la prova più temuta è senza dubbio l’esame orale: lo studente deve essere preparato sul programma di tutte (o quasi) le materie studiate all’ultimo anno. Il giorno dell’esame orale il maturando si trova infatti davanti ad una commissione composta da alcuni dei professori che ha avuto durante l’anno (i cosiddetti “interni”), da alcuni professori sconosciuti (perché provenienti da altre scuole, i cosiddetti “esterni”) ed un presidente che controlla che tutto venga svolto secondo le regole.
Ogni professore pone allo studente una o più domande sulla materia di sua competenza, alle quali lo studente deve rispondere nella maniera più completa possibile. I professori “interni” sono professori conosciuti, quindi è più semplice rispondere alle loro domande che, se sono gentili, solitamente non sono troppo difficili. Non si può dire lo stesso per i professori esterni, le cui domande invece sono più imprevedibili.
Insomma, bisogna ricordarsi un sacco di informazioni, confrontarsi con professori mai visti prima e, naturalmente, tenere a bada (control) l’ansia: da questo esame dipende il voto finale con il quale termineremo la scuola superiore!

provenienti = che vengono da
secondo le regole

porre una domanda = fare una domanda
(materie) di sua competenza = in cui è competente, ovvero che insegna
tenere a bada = keep under control

È piuttosto raro, ma è possibile anche venire bocciati (fail) all’esame di maturità, se nelle tre prove non viene superato un certo punteggio (score). In quel caso, lo studente dovrà ripetere il quinto anno e rifare l’esame l’anno successivo. È raro ma può capitare, per questo l’ansia è a mille! Inoltre, dato che da questo esame dipende il voto finale, anche i più studiosi sono preoccupati, perché non vogliono rovinare in tre giorni tutti gli sforzi fatti in cinque anni. Insomma, è proprio una sfida per tutti!
Una volta superato (passed) l’esame, che solitamente ha luogo a fine giugno e in tre date diverse, una per ciascuna prova, si ottiene, o meglio, si consegue il cosiddetto “diploma di maturità”, il documento che attesta la fine dei nostri studi e il voto finale che abbiamo ottenuto, voto che viene stabilito dalla commissione in base ai voti ottenuti negli ultimi tre anni di scuola e ai punteggi delle prove d’esame.
Superare l’esame di maturità è sempre una grande gioia per gli studenti, perché significa non solo essersi liberati di un grande peso e di una grande paura, ma anche essere riusciti a superare con successo una prova molto difficile, che apre le porte agli studi successivi o al mondo del lavoro e, soprattutto, ad un futuro tutto da costruire.
E ora diteci: nei vostri paesi esistono prove di questo tipo? Raccontateci le vostre storie nei commenti all’episodio.

venire/essere bocciati = fail an exam, be flunked
punteggio = score
(l’ansia è) a mille = molto alta
superato = passed
ha luogo = takes place
attesta = attests, certifies


Bellissimo episodio. Grazie di nuovo Erika. Scrivetemi, scriveteci se volete più episodi scritti da Erika, perché io penso che lei sia più brava a scrivere di me i suoi episodi sono sempre i migliori, quindi scrivetemi. oppurere potete anche seguirla su Instagram (@erikaporreca), si chiama Erika con la k, mi raccomando, e scriverle un messaggio: “Erika fai più episodi, perché i tuoi episodi sono i migliori” , se pensate sia così (io penso sia così).
Lasciate una recensione su Apple Podcasts se vi è piaciuto questo episodio, se possibile positiva, se non è possibile non lasciatela perché… beh potete anche tenervi la vostra opinione negativa :D
Niente, ci vediamo, ci sentiamo, nel prossimo episodio. Statemi bene e alla prossima. Ciao!

Podcast, Principiante

Lettera dal parco – Principiante #22

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Caro ascoltatore o ascoltatrice,
Ti scrivo dal parco. A Torino c’è un parco molto grande che si chiama “Parco del Valentino”. Questo parco mi piace molto perché è molto grande. Si trova lungo il fiume di Torino (il fiume Po) ed è spesso pieno di gente che fa sport e attività fisica, soprattutto in primavera e d’estate.
I’m writing you from the park. In Turin there’s a very big park called “Parco del Valentino”. It’s next to Turin’s river (the Po river) and it’s often full of people who play sports and exercise, especially in the spring and in the summer.

In questo momento sono seduto su una panchina e sto leggendo un libro all’ombra di di un albero. Beh, almeno questo è quello che stavo facendo prima di iniziare a scriverti questa lettera.
Right now I’m sitting [i’m seated] on a bench and I’m reading the book in the shade of a tree. Or at least that is what I was doing before starting to write [you] this letter.

Mi piacciono molto i parchi. Il verde infatti è importante per la nostra mente e per il nostro benessere. Mi piacerebbe poter venire a fare sport in questo parco (venire a correre, per esempio) ma purtroppo vivo fuori da Torino e quindi non è molto fattibile. Sì, potrei fare sport, però poi dovrei tornare sudato in treno o in macchina a casa… che non è una bella sensazione.
I like parks a lot. Nature [lit. “the green”, greenery] is important for our mind and for our well-being. I’d like to be able to come and exercise [“do sport”] in this park (to go running, for example), but unfortunately I live outside Turin and that is not that easy to do (“feasible”). Yeah, I could do it, but then I would have to come back home by car or by train all sweaty… which is not a great feeling.

Se vieni a Torino ti consiglio di passare dal parco del Valentino e di andare a vedere anche il Castello del Valentino, una residenza in mezzo al parco da cui prende il nome tutto il parco.
If you come to Turin, I recommend you go to the the Valentino park and you have a look at the valentino Castle, a mansion in the middle of the park, which is named after it [lit. from which the whole park takes the name].

Vai anche a fare un giro nel borgo medievale, che è molto pittoresco! Si tratta di una ricostruzione di un borgo medievale, appunto, costruita per un’esposizione universale a Torino nel 1884.
Also, walk around the Borgo medieval, which is very pictoresque. It’s a reconstruction of a medieval village, built for a universal exposition in Turin in 1884.

È piaciuto così tanto ai torinesi che hanno voluto tenerlo alla fine dell’esposizione e non demolirlo (un po’ come per la torre Eiffel per i parigini) e oggi è un’attrazione turistica del parco e di Torino.
The Turinese liked it so much that they wanted to keep it at the end of the exposition and not demolish it (a little bit like (what happened) with the Eiffel tower for the Parisians) and it’s now [today] a tourist attraction of the park and of the city.

E a te piacciono i parchi? Parlami del tuo parco preferito nei commenti sotto questo episodio sul sito. Correggerò i tuoi errori (se ne farai!)
Do you like parks? Tell me about your favorite park in the comments below this episode on the website. I will correct your mistakes (if you make any!)

Alla prossima,
Davide

Intermedio, Podcast

Capisco bene ma parlo male. Qualche consiglio – Intermedio #26 (VIDEO)

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Capisco bene ma parlo male. Oppure…. capisco bene, ma parlare è frustrante. Credetemi quando vi dico che sento queste frasi praticamente tutti i giorni quando faccio lezione. Ma com’è che (how come, why) ci sono così tante persone che hanno questo problema?

Ciao a tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale youtube oppure podcast dove potete ascoltare l’italiano e imparare attraverso i contenuti autentici che creo per voi. E oggi come avete capito l’argomento del nostro episodio è parlare. Parleremo di parlare! Vorrei fare alcune considerazioni su questo argomento che magari vi aiuteranno.

La prima è che questo problema è assolutamente universale, come ho detto, quindi non siete strani, siamo, così mi includo nella categoria, perché anche io imparo altre lingue. Ma pensate anche alla vostra lingua madre (mothertongue). Immagino che voi siate in grado (you are able to) di leggere un romanzo (novel) e di capire quello che succede (happens) in un romanzo. Ma difficilmente voi siete in grado… sarete in grado di scrivere un romanzo come quelli che leggete di scrittori famosi, e questo è perché le due cose sono diverse. Cioè, capire è molto più facile rispetto a parlare (o scrivere).

Tutte le persone che parlano bene in una lingua straniera sicuramente hanno faticato (struggled) tantissimo, quindi quello che vedete è la punta (the tip) dell’iceberg, non vedete l’enorme massa che sta sott’acqua (underwater) e l’enorme quantità di lavoro che c’è stata. Quindi prima iniziate a parlare meglio è, se non l’avete ancora fatto. Cercate di superare la fase più frustrante e stressante all’inizio perché poi vi divertirete molto di più e sarà molto più facile. Capire bene e saper parlare bene sono due abilità molto diverse, e volevo spiegarvi questa cosa utilizzando un’immagine che ho sentito in un video, una conferenza in russo. Praticamente dovete immaginarvi… Pensiamola così.

[SOLO NEL VIDEO] Queste sono tutte le parole, le frasi, le strutture che voi capite. Quindi quando le sentite le capite. All’interno di questo cerchio c’è un altro cerchio che potremmo chiamare “cerchio di padronanza”. E queste sono le cose che voi effettivamente sapete dire. La maggior parte delle persone sono in questa situazione, sanno dire poche cose rispetto a quelle che capiscono*. Il nostro obiettivo è far crescere questo cerchio di padronanza, arrivare a una situazione così. Come facciamo quindi a ingrandire questo cerchio più piccolo, il cerchio della padronanza? Bisogna parlare.

Di nuovo, questo era il punto a cui tornerò sempre e non bisogna commettere l’errore che io ho commesso, che molti commettono, e che è quello di ascoltare, ascoltare, ascoltare e non fare altro, ovvero non parlare, perché se voi ascoltate un’ora al giorno una lingua per un anno migliorate di tanto così la vostra comprensione di quello che ascoltate, la vostra abilità nel parlare magari migliorerà tanto così o di tanto così. Quindi le due cose assolutamente non vanno di pari passo (don’t go hand in hand). Ascoltare, ascoltare, ascoltare vi darà una situazione di questo tipo: capirete tantissime cose, ma saprete dire più o meno sempre le stesse.

Secondo me è facile cadere nella tentazione (fall into the temptation) di ascoltare ascoltare e appunto avere tanto input passivo, perché nella nostra era basta andare (you just go) su YouTube, basta aprire un’applicazione di podcast e ci sono un milione di cose che possiamo ascoltare e video che possiamo vedere e questo è utile, vi aiuterà a migliorare la vostra comprensione, ma non a parlare meglio. Quindi bisogna parlare e sicuramente è più facile andare su YouTube rispetto a organizzare una chiamata con un amico, ma bisogna fare questo lavoro di organizzazione.

Parlare con qualcuno, organizzare una chiamata con un insegnante, oppure con un amico, oppure andare a un evento linguistico nella vostra città richiede più organizzazione, sicuramente è più facile andare su YouTube e mettersi a guardare un video. Però c’è una pratica molto utile che non richiede nessuna organizzazione, non dovete trovare un momento nella vostra settimana per parlare ma potete farlo sempre. Sto parlando di parlare da soli.

Ebbene sì, parlare da soli non è una cosa strana, non è una cosa da pazzi (it’s not a crazy thing to do), ma è una cosa molto utile. Magari fatelo quando non c’è nessuno che vi sta ascoltando. Il motivo per cui è utile è che non c’è la pressione che c’è quando parlate con un insegnante o con una persona vera, cioè voi avete tempo di pensare, avete tempo di cercare le parole che vi servono, potete rendervi conto (realize) di ciò che sapete dire e ciò che non sapete dire e andare sul dizionario a cercare una parola, una frase, quindi avete tutto il tempo e tutta la calma del mondo, e questa è una cosa molto molto importante.

Una cosa che potete fare è anche registrarvi e metterlo (mettere il video) (qui: upload) su YouTube, mandarlo ad altre persone e chiedere a queste persone di lasciare un commento oppure di valutare la vostra performance. C’è un canale di un americano che ha fatto questo ed è diventato addirittura famoso in Italia.

Poi c’è l’annoso dibattito (age-old debate): parlare fin da subito oppure aspettare? Io penso che dipenda da voi. La vostra priorità è parlare oppure no? Perché se non vi interessa allora in questo video non è molto rilevante per voi, ma se volete parlare prima o poi dovete iniziare. Quando iniziare dipende da voi, dalla vostra personalità: ci sono persone come me che non amano parlare fin da subito quando non sanno dire nulla e aspettano di avere un minimo di vocabolario; ci sono persone che amano dire due cose in croce (just a few things), saper parlare di sé, sentire se stessi parlare in una lingua straniera, perché è una sensazione davvero sorprendente (surprising), davvero esaltante (exiciting, exilarating). Quindi questo dipende da voi.

Se non parlate fin da subito (from the very beginning) vi consiglio però una strategia utile, che è quella dello shadowing, che consiste praticamente nell’ascoltare qualcosa e ripetere a pappagallo (parrot back) tutto quello che sentite. Quindi mettete un video e provate a ripetere imitando la pronuncia, l’intonazione, tutti gli elementi. In questo modo iniziate ad allenarvi ad imitare suoni, ad imitare intonazioni, anche se in realtà non parlate e quindi iniziate a sviluppare questo aspetto, diciamo un po’ più attivo, anche se non è del tutto attivo.

Parlare da soli è bello però ovviamente dovete anche parlare con qualcun altro e vi consiglio di fare due cose:

  • provare a fare uno scambio linguistico, trovare una persona con cui parlate nella vostra lingua e nella lingua che state imparando: lo svantaggio (drawback) è che dovete dedicare metà del tempo a parlare un’altra lingua, il vantaggio (benefit) è che è gratis, potete utilizzare applicazioni come HelloTalk, oppure Tandem, su Italki c’è la funzione anche di trovare partner linguistici. È difficile, ma a volte si riescono a trovare persone con cui si parla per mesi.
  • seconda cosa, fate lezione su Italki oppure su altri siti. Fare lezione online, lezioni individuali, è molto più economico (cheap) rispetto a fare lezioni individuali nella vita reale con un insegnante che viene a casa vostra.

Quinto consiglio che vi voglio dare è accettate il fatto che in una lingua straniera non parlerete mai, probabilmente, a meno che non facciate sforzi davvero immensi (huge efforts), come parlate nella vostra lingua madre. Quindi non potrete essere altrettanto eloquenti (as articulate), altrettanto precisi, utilizzare un linguaggio qualitativamente come quello che usate nella vostra lingua madre. E purtroppo è così. Una volta che avrete accettato questo fatto, sicuramente avrete molta più calma e non vi farete problemi (you won’t worry too much), non vi preoccuperete se non sapete la parola esatta, il termine esatto, non vi preoccuperete se usate una collocazione che non esiste perché l’importante alla fine è farsi capire (make oneself understood), questa è la cosa più importante: le lingue sono un mezzo di comunicazione. Ovviamente cercando di migliorarsi ma cercando di usare quello che si sa e senza usare l’inglese se si riesce. Quindi parafrasate, sviluppate questa skill perché è davvero molto molto utile nelle lingue straniere.

Riassunto: se non parlate mai non parlerete mai bene.

Davide Gemello, 2019

E se anche voi avete questo problema pensate davvero di capire molto meglio rispetto a quanto sapete dire, provate a pensare: quanto spesso parlate in italiano? Una volta alla settimana, una volta al mese, mai? Ed è per questo che voglio indire una challenge su Instagram. Ho preso questa idea da una mia amica russa, Maria, che fa una cosa simile in francese. Io voglio farla in italiano, voglio fare una challenge per cui voi dovete ogni giorno oppure il più (spesso) possibile per 30 giorni registrare delle storie su Instagram, parlare in italiano, fare un monologo breve di qualche secondo – il tempo di una storia su Instagram – dire quello che volete che (può essere) quello che avete fatto oggi, un libro che avete letto, un piatto buono che avete mangiato, provare a parlare in italiano, mettere l’hashtag #speakingitalianfor30days – voglio che questa cosa duri 30 giorni – e taggare Podcast Italiano. Io riposterò il vostro video e vi incoraggerò (I will encourage you) e sicuramente questa cosa vi darà un sacco di motivazione, di autostima (confidence), e sono sicuro che ci divertiremo facendo questa cosa. Quindi podcast_italiano, #speakingitalianfor30days.

E niente, parlate parlate parlate, ci vediamo su Instagram e… alla prossima!