Podcast, Usi colloquiali

Ordine delle parole strano in italiano– Usi colloquiali #14 – VIDEO

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Io a scuola non ci vado!
È di giovanni che sto parlando.
Piero non lo vedo mai.


Ciao a tutti, benvenuti su Podcast Italiano, il canale YouTube e podcast per imparare l’italiano. Io mi chiamo Davide e oggi è (meglio: abbiamo) un video di usi colloquiali, diciamo così, anche se a dire il vero non è una espressione quanto una struttura grammaticale che è comune in italiano, soprattutto nel parlato, quindi ho pensato che “Usi colloquiali” fosse la rubrica giusta.
Premetto che non ho preparato questo episodio, sto improvvisando a braccio (off the cuff), quindi spero non sia un disastro. Sta di fatto (the thing is,) che sto leggendo per l’università un libro che si chiama “Tipi di frase e ordine delle parole”. Una roba noiosa…- cioè a me piace perché sono un nerd di queste cose – comunque, che parla delle cosiddette frasi marcate, che adesso spiegherò cosa sono, e mi sono detto: “Mmm, questo potrebbe essere interessante per Podcast Italiano e per voi che imparate l’italiano”.

Ma che cosa sono le frasi marcate? Sono frasi che hanno un ordine delle parole non comune. Diverso dal solito. Allora, in italiano la struttura della frase è soggetto-verbo-oggetto.
Io mangio la mela, Luca guarda il film. Questa è la struttura canonica (=convenzionale, standard).
Però l’italiano è molto flessibile e quindi ci sono anche le cosiddette frasi marcate, che sono tutte le altre frasi che non seguono questa struttura. Ci sono vari tipi. Vi ho fatto alcuni esempi all’inizio. Ora, la classificazione che c’è in questo libro è molto molto complicata, quindi vi voglio solo fare qualche esempio dei tipi che io reputo (=ritengo, I deem) più importanti. Vediamoli.

1) Frasi con soggetto dopo il verbo

Allora, innanzitutto abbiamo le frasi con il soggetto che va dopo il verbo.
In italiano teoricamente potremmo dire:

Frase standard
Piero mi ha telefonato

Ma spesso in italiano noi non diciamo: “Piero mi ha telefonato”. Diciamo (o diremmo):

Frase marcata (soggetto dopo il verbo)
Mi ha telefonato Piero

È per questo che sono importanti queste frasi, perché rendono il vostro italiano molto molto più naturale. A volte, ma non sempre, possiamo anche usare l’intonazione per, di solito, creare un contrasto. Se io dico:

“L’ha mangiata PIERO” vuol dire “non l’ho mangiata IO, “non l’ha mangiata Giovanni”, “non l’ha mangiata Pippo”, “l’ha mangiata PIERO”.

2) Dislocazione a sinistra

Il secondo tipo di frase marcata è la cosiddetta dislocazione a sinistra, che non è tipo dislocazione… non è la spalla slogata (dislocated shoulder), non è una malattia. È semplicemente lo spostamento (shift) di una fras… di una parola a sinistra. Che cosa vuol dire? Al posto di dire:

Frase standard:
“Non vedo mai Piero”
potrete dire:

Frase marcata (dislocazione a sinistra):
“Piero non lo vedo mai”.

Oppure al posto di dire:
“Ho detto la verità a giovanni” possiamo dire “A giovanni (gli)ho detto la verità”.

Se abbiamo un complemento oggetto, quindi “non vedo mai CHI? Piero”, quando facciamo questo spostamento dobbiamo dire: “Piero non lo vedo mai”. Quindi è obbligatorio dire: “Piero non lo vedo mai”. Non possiamo dire: “Piero non vedo mai”.
Questo è un errore che fanno molti russi, perché in russo si può fare questo spostamento, uguale, ma senza il pronome, la ripresa (“pickup”) del pronome. In italiano dobbiamo riprendere, oppure ripetere il pronome. È obbligatorio se volete dire una frase naturale. Quindi “Piero non lo vedo mai”oppure,

“non ho visto il film” -> “il film non l’ho visto”.
“Ho comprato le mele” -> “Le mele le ho comprate”.


Ma se non è un complemento oggetto, quindi è un altro complemento, tipo “A…”., quindi:

“A Giovanni GLI ho detto la verità”, non è obbligatorio “gli”, potremmo dire:
“a Giovanni ho detto la verità”. Va benissimo.

Topic e comment

Quindi questa è la differenza. E voi ora potreste domandarmi “ok, ma a cosa serve fare questa cosa è più difficile, a cosa serve?”
È difficile da spiegare, è molto difficile, però nella linguistica c’è l’idea di Topic.
Cioè, il Topic è la cosa di cui… sulla quale fate un commento. Quindi se io dico:

“Non vedo mai Piero”, IO sono (è) il Topic, il commento è che non vedo mai Piero. No? Topic e commento.

Ma se dico:

“Piero non lo vedo mai” è il contrario. PIERO è il topic, PIERO è l’argomento della frase. “Non lo vedo mai” è il commento che faccio su Piero. Cioè, il topic è ciò di cui stiamo parlando.

E questa è una cosa un po’ difficile da spiegare, che magari non vi serve sapere (maybe you don’t need to know), ma è per questo motivo che facciamo queste cose, perché se dico:

“Piero non lo vedo mai” la frase riguarda Piero.
Ma se dico:

“non vedo mai Piero” la frase riguarda me. Cioè, sono due cose diverse.

Se dico:
“Non leggo mai i giornali” questa è una frase su di me.

Ma se dico: “I giornali non li leggo mai” la frase riguarda i giornali, il topic della frase sono i giornali.

3) Dislocazione a destra

La dislocazione, ovvero questo spostamento, può essere anche a destra. Quindi possiamo dire:

“Ci vado in treno, a roma”,
“lo porto domani, il dolce”.


Quello che spostiamo diventa il topic della frase, un po’ come prima. La differenza è che qui il topic, cioè quello che sta alla fine, è una cosa che già sappiamo. Se io dico:

“Ci vado in treno, a Roma”. Roma è… sappiamo già che vado a Roma. Per questo lo posso mettere alla fine.
Se dico:
“lo porto domani, il dolce” sappiamo già di che cosa stiamo parlando .Abbiamo già menzionato il dolce, è un’informazione nota (a known information), quella che esiste un dolce che porteremo. L’informazione nuova è che lo porteremo domani.
Vi faccio un esempio che secondo me chiarisce. Allora, se… c’è una festa, c’è una festa da Mario e io chiedo: “Ma chi porta cosa da Mario?” Cioè, dobbiamo portare il dolce, dobbiamo portare tante cose, cibo, bevande (drinks). Chi porta cosa da Mario? Io posso dire:
“Il dolce lo porto io, il vino lo porti tu”.
Sono informazioni nuove, non abbiamo parlato del dolce, non abbiamo parlato del vino. Per questo non posso rispondere alla domanda “ma chi porta cosa da Mario?”dicendo:
“lo porto io il dolce”, o “lo porti tu, il vino”. – NON SI PUO’ DIRE
No, perché non abbiamo parlato di dolce né di vino.

Ma se la domanda fosse:
“Scusate ragazzi, ma chi porta il dolce? o “ma chi lo porta il dolce?” (nella domanda può esserci la dislocazione, già).

Allora la risposta può essere:
“lo porto io, il dolce” o “lo porto io, il vino”.
Perché abbiamo già parlato di questa cosa, quindi un’informazione nota.

4) Le frasi scisse

Infine, voglio ancora parlarvi delle frasi scisse. “Scindere” significa dividere. Sono frasi divise, in un certo senso, che sono le frasi tipo:

“È solo con voi che riesco a rilassarmi”. Cioè, potremmo dire:

Frase standard
“Riesco a rilassarmi solo con voi”,

Frase marcata (scissa)
oppure la frase marcata scissa che diventa:
“È solo con voi che riesco a rilassarmi”.

Il focus

A che cosa serve fare questa cosa qua? Qua c’è un altro concetto, che è il concetto di focus. Allora, è diverso dal topic. Il topic è ciò di cui parliamo. Il focus è il motivo per cui stiamo dicendo la frase, no? Dove vogliamo riporre la nostra attenzione (draw our attention to). Quindi se dico:

“È solo con voi che riesco rilassarmi” il focus è su “solo con voi”.
Per questo creiamo questa cosa, per cambiare il focus.

Oppure possiamo anche dire:
“È stato mio figlio ad aver mangiato la torta”, oppure
“(è mio figlio) che ha mangiato la torta”.

Entrambe sono valide, no? Stiamo cambiando il focus, praticamente. Vi faccio un altro esempio. Qualcuno vi dice: “Sai, sono in Italia, ho provato a parlare in francese ma le persone non mi parlavano, non mi rispondevano in francese”.E voi potete dire:

“ma sei scemo? È in Francia che parlano il francese! In Italia parlano l’italiano”. No?

Quindi il focus è su “è in Francia che parlano il francese”, e sentite l’intonazione.


Ecco, questi sono alcuni tipi di frasi marcate. Sono difficili ma riascoltate l’episodio (per capirli meglio). Diciamo… perché l’ho fatto, perché ho fatto questo video? Uno, perché penso sia interessante, e due perché penso che la prossima volta che troverete queste strane strutture non normali, non canoniche potrete dire: “Ah, forse è una frase marcata! Forse è una dislocazione a sinistra o una frase con il soggetto messo alla fine”.
Magari potrete rendervene conto (realize that). Io penso che se iniziate a rendervi conto di queste cose poi magari riuscirete anche voi ad usarle, ma il primo passo è rendersi conto, l’abilità di accorgersi delle cose che succedono nella lingua, questo è importante.
Spero non sia stato un caos totale questo video, grazie per averlo guardato, potete anche riascoltarlo se andate qui sotto, seguendo il link in descrizione. Oppure se lo avete ascoltato beh potete anche vedermi, cioè vedete questa faccia in HD con la nuova fotocamera che ho comprato.
Ah, vi lascio anche il link a Apple Podcasts, se volete lasciare una recensione a questo podcast,ve ne sarei davvero molto molto grato perché altre persone potrebbero trovare Podcast Italiano in questo modo. Beh, è davvero tutto, grazie per l’ascolto e ci vediamo nel prossimo video. Ciao!

Podcast, Principiante

Lettera dalla casa in montagna – Principiante #23

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Caro ascoltatore o ascoltatrice
Ti scrivo dalla montagna.

Sono fortunato che la mia famiglia possieda una casa in montagna. I miei genitori infatti hanno deciso di comprarla qualche anno fa quando mia madre è andata in pensione.


La nostra casa in montagna si trova molto vicino al confine con la Francia. Se non lo sapevi, infatti, io abito in Piemonte, che è una regione a nord-ovest dell’Italia  confinante con la Francia.

La casa è bella, è stata costruita di recente e per questo è moderna. L’’arredamento è nuovo ed è più minimalista rispetto alla nostra casa in provincia* di Torino, che è più vecchia ed è piena di oggetti e quindi spesso disordinata.

La nostra casa vicino Torino è all’inizio, all’imbocco della cosiddetta Valle di Susa. La nostra casa in montagna è nella valle vera e propria. È un’ottima zona per andare a sciare oppure andare a camminare nei boschi e lungo i sentieri.

Personalmente io non scio molto ma camminare mi piace. Della montagna inoltre mi piace molto il clima più fresco rispetto alla città, soprattutto d’estate, quando a Torino ci sono più di 30 gradi con un’umidità del 70%.

E a te piace la montagna? Sei mai stato in montagna qui in Italia?
Scrivimi nei commenti di questo episodio sul sito. Se farai errori te li correggerò.
Davide

Dear listener (male) or listener (female)
I’m writing you from the mountains.

I’m very fortunate* that my family owns a house in the mountains (lit. in mountain). My parents decided to buy one (lit: to buy it) a few years ago when my mother retired (lit. went to pension).

Our house in the mountains is located very close to the border with France. If you didn’t know, I live in Piemonte, (which is) a region in the north-west of Italy, bordering with France.

The house is beautiful, it was built recently and for that reason it’s modern. The furniture is new and a lot more minimalist compared to our house near Turin (lit. in the province of Turin) which is older and it’s full of objects and thus often messy.

Our house near Turin is at the beginning, at the opening of the so-called Susa Valley. Our house in the mountains is in the actual valley. It’s a great region to go skying or hiking (lit. walking) in the woods and along the trails.

Personally, I don’t sky a lot but I like to walk.
About the mountains I really like the cooler weather compared to the city, especially in the summer, when we have (lit. there are) more than 30 degrees (celsius, dear Americans :D) in Turin, with 70% humidity.

Do you like the mountains? Have you ever been to the mountains here in Italy?
Write me in the comments of this episode on the site. If you make any mistakes, I’ll correct them for you.
Davide

*Lucky and fortunate are both “fortunato” in Italian
*In Italy we have three administrative units: città, province, regioni.

Altri episodi di livello principiante

Intermedio, Podcast

Chi è un raccomandato? – Intermedio #28

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio scritto da Erika, in cui parliamo dei cosiddetti “raccomandati”. Chi sono i raccomandati? Lo scoprirete presto, quindi rimanete in ascolto, come si dice alla radio.

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Qualunque italiano ha sentito o ha usato la parola “raccomandato” nella propria vita e più di qualcuno lo è anche stato, almeno una volta. Chi sono allora questi “raccomandati” di cui tutti parlano? Partiamo dal significato del verbo raccomandare, come descritto dal vocabolario Treccani: Affidare ad altri persona o cosa che sta molto a cuore, pregando o esortando […] di averne comunque la massima cura

In questo senso, raccomandare significa solo pregare qualcuno di trattare bene qualcun altro, in poche parole. In un senso simile a questo, si utilizza molto spesso l’espressione “mi raccomando!”, quindi con il verbo al riflessivo, nel senso di “ripongo in te la mia fiducia”, in contesti come “non fare tardi, mi raccomando!” oppure “ricordati di portarmi quello che ti ho chiesto, mi raccomando!”.
Inoltre è importante ricordare che “raccomandare” non si usa come in inglese il verbo “to recommend”. Questo è un errore che fanno in molti, ma noi non diremmo mai una frase come: “ti raccomando un film”, “ti raccomando un libro”. Diremmo invece “ti consiglio un film” o “un libro”.

Affidare = to entrust
Stare a cuore
= to care for have at heart
Avere cura
= to take care of
Riporre la propria fiduce in qualcuno/qualcosa = to put one’s trust in something

Quindi, si direbbe che questo verbo di per sé non abbia alcuna connotazione negativa. Tuttavia le parole cambiano di significato e con il tempo questo verbo ha assunto anche un altro significato, legato in parte al primo ma leggermente diverso, ovvero, sempre citando Treccani: Segnalare una persona, intercedere a suo favore, affinché sia favorita in un esame, in un concorso, nell’assegnazione di un posto, ecc.” Il che può anche essere positivo, se si tratta di favorire una persona molto competente, quindi diciamo “consigliarla” a qualcun altro per i suoi meriti. Il problema nasce quando si tratta di persone che non sono affatto competenti o migliori degli altri concorrenti, per esempio per un posto di lavoro, ma ottengono comunque la precedenza perché qualcuno “li ha raccomandati”.

Un classico esempio: per ottenere un posto e lavorare per lo Stato, per esempio come impiegato in un ufficio, bisogna partecipare a dei concorsi, dove generalmente si è sottoposti a una serie di test da superare (per esempio domande a crocette, colloqui orali, ecc). In base ai risultati ottenuti viene stilata una graduatoria, quindi una lista in ordine di merito basata sui punteggi ottenuti nei test. Una persona che ha ottenuto un punteggio basso può tuttavia superare, sorpassare quelli davanti a lui se per esempio conosce qualcuno connesso a chi compila queste graduatorie, o qualcuno di importante nel settore. La più classica delle raccomandazioni è quella di essere figlio di qualcuno di importante ed influente in un dato settore. La “raccomandazione” è dunque un esempio di nepotismo, ovvero cercare di favorire i propri parenti e amici al fine di fargli ottenere una carica, un ufficio, un lavoro.

Segnalare = to recommend (someone)
intercedere = fare da mediatore aiutando qualcuno

Favorire = to support, to facilitate, to advance
Posto di lavoro
= workplace
La precedenza
= come first, get priority
concorso
= competitive exam to get a job for the state
si è sottoposti
= one undergoes
domande a crocette
= multiple choice questions
viene stilata una graduatoria
= a ranking is drawn up
superare / sorpassare = overtake, pass
compilare = to fill out

La raccomandazione è ovviamente una procedura illecita, ma non per questo poco diffusa. Il problema delle raccomandazioni in Italia è più che mai attuale, soprattutto nella sfera pubblica. Purtroppo, molto spesso in Italia si sentono frasi del tipo “senza raccomandazione non vai da nessuna parte”, soprattutto per quanto riguarda alcune professioni particolarmente prestigiose, e spesso si sentono frasi del tipo “in Italia non c’è meritocrazia”. Infatti, per colpa delle raccomandazioni, alcuni ruoli importanti e delicati sono troppo spesso occupati da persone poco competenti, che non ricoprono la posizione per i loro meriti, ma esclusivamente grazie alle loro conoscenze. Nel tempo in Italia sono state introdotte alcune misure per limitare e combattere questa pratica, che forse oggi è meno diffusa che in passato, ma non ancora scomparsa.

Insomma, dare a qualcuno del “raccomandato” non è un bel complimento: significa accusarlo di avere ottenuto qualcosa solo perché qualcuno ha “messo una buona parola” per lui. Proprio pochi giorni fa è esploso in Italia un grave caso riguardante i magistrati, che dovrebbero essere “i custodi della giustizia” e, si è invece scoperto, sono stati anche loro coinvolti in fatti legati alle raccomandazioni e alla corruzione.
Insomma, si tratta in Italia di un problema che talvolta blocca le persone davvero meritevoli ed è quindi particolarmente grave, ma allo stesso tempo molto difficile da risolvere, perché esiste da moltissimo tempo ed è quasi diventato parte della nostra cultura e della nostra mentalità. Fateci sapere se anche nel vostro paese esistono i raccomandati e le raccomandazioni e se sapevate che questa pratica è ancora così diffusa in Italia.

A presto!

Illecita = illegal
Attuale = present, current
Ricoprire una posizione = to hold a position
Conoscenza = in questo caso “connection”, una persona conosciuta
Dare a qualcuno del… = call someone …
Mettere una buona parola = put in a good word

Episodi senza trascrizioni, Podcast

Analisi di “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti – RST #62 – VIDEO

Dopo l’analisi di “Soldi” di Mahmood e “Una Chiave” di Caparezza oggi vi propongo una nuova analisi. Questa volta il brano da me scelto è “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti, una canzone molto bella e toccante. Potete vedere anche la versione video di questo episodio:

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Volano le libellule
Sopra gli stagni e le pozzanghere in città
Sembra che se ne freghino
Della ricchezza che ora viene e dopo va
Prendimi non mi concedere
Nessuna replica alle tue fatalità
Eccomi son tutto un fremito ehi
Passano alcune musiche
Ma quando passano la terra tremerà
Sembrano esplosioni inutili
Ma in certi cuori qualche cosa resterà
Non si sa come si creano
Costellazioni di galassie e di energia
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magiaSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassiSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere
Arriva subito
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di teSbocciano i fiori sbocciano
E danno tutto quel che hanno in libertà
Donano non si interessano
Di ricompense e tutto quello che verrà
Mormora la gente mormora
Falla tacere praticando l’allegria
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magiaSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere vienimi a prendere
Mi riconosci ho un mantello fatto di stracciSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere
Arriva subito
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di teSono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
Vienimi a prendere
Mi vien da piangere
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te



Parlare a braccio – to speak off the cuff
RST è una rubrica in cui io parlo a braccio senza trascrivere quello che dico [0:55]

Giovanotto – young man, lad

Pelle d’oca – goosebumps
È una canzone da pelle d’oca.

Stagno, palude = pond, swamp

Pozzanghera = puddle

Fatalità = disgrazia, qualcosa di “fatale”

Replica = risposta

Fremito = rustle, shudder, quiver

Tremare = to shiver, to tremble

Dadi = dice

Avanzo = leftovers, remains

Mi viene da = I feel like…

Schiaffo/ceffone = slap

Sbocciare

Ricompensa = reward

Murmur = to whisper, to murmur, to talk negatively about someone spreading rumors

Tacere = to shut up, stare zitti