Interviste, Podcast

L’estate italiana – Intermedio #29

Listen to this episode on Apple PodcastsSpotify, or any podcast app of your choice.

[Intro improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 04:00]

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!  

Merchandise

Il blog di Erika (di livello molto avanzato)

Siamo a luglio, il caldo non ci dà pace, c’è luce fino a tarda sera, le scuole sono finite… siamo proprio nel bel mezzo dell’estate! 
Ogni stagione ha le sue caratteristiche, ma d’estate si respira proprio un’aria particolare, e se qualcuno non lo sapesse basterebbe un secondo per guardarsi attorno e capire in quale periodo dell’anno ci troviamo. L’estate italiana, in particolare, è caratterizzata da alcuni elementi che si ripropongono ogni anno e, appunto, contribuiscono a creare quell’atmosfera e quel sapore di estate inequivocabili. Vediamone alcuni!

Nel bel mezzo di = right in the middle of…
Si respira = you can breathe, you can feel…
Basterebbe un secondo = an instant would be enough
Si ripropongono = ritornano, si presentano
Inequivocabile = unmistakable

  • Le feste di paese: con le temperature miti delle sere d’estate, a tutti viene voglia di uscire e incontrarsi per le strade del paese, sentire buona musica e mangiare all’aperto. E infatti in estate pullulano le feste di paese o le cosiddette sagre: feste che hanno per tema qualcosa di specifico, molto spesso un cibo (lo sapete, noi italiani siamo un po’ fissati) e durano magari anche più giorni, con musica dal vivo, bancarelle, cibo di strada. Anche le cosiddette “notti bianche” possono rientrare in questa categoria. Dato che siamo italiani e non russi le nostre “notti bianche” non hanno nulla a che fare con il colore del cielo: sono semplicemente delle sere (solitamente una a settimana, dipende dalla città) in cui i negozi e le attività commerciali rimangono aperti fino a tardi ed è possibile quindi fare shopping anche dopo cena (di solito in italia i negozi chiudono verso le 19/20). 
  • I dehors: perché dover rimanere chiusi tra quattro mura (=muri) quando si può stare fuori e godere dell’arietta estiva guardando i passanti camminare affaccendati nella città in movimento? D’estate i bar e i ristoranti mettono in strada, davanti al locale, tavolini e sedie per far accomodare i clienti all’aperto. I dehors possono essere rialzati, chiusi da vetrate, coperti da ombrelloni, non importa: l’importante è stare all’aperto. La parola “dehors” non sembra molto italiana e infatti chiaramente non lo è: deriva dall’avverbio francese “dehors” che in italiano si può tradurre semplicemente come “fuori”. Bisogna anche specificare che la parola è di uso corrente nel nord-Italia, o perlomeno a Torino, mentre in altre regioni sembra essere molto meno diffusa e sostituita con “esterno”. In ogni caso, diversi dizionari di italiano la riportano proprio con questo significato. 

Feste di paese / sagra = town festival
Pullulare = to be crawling with – qualcosa c’è in grandi in quantità
Essere fissato = essere ossessionato
Bancarella = stand, stall, booth
Arietta = brezza – breeze
Affaccendato = busy – una persona che ha tante cose di fare, tante “faccende” ed è quindi molto occupato, non ha tempo, è “affaccendato”
Far accomodare = to seat someone
Rialzato = raised – ad un livello più alto
Riportare = to be listed – indicare, contenere

  • I tormentoni estivi: non sarebbe davvero estate senza le tipiche canzoni estive che un po’  fanno venire un’irrefrenabile voglia di ballare e un po’ danno tremendamente sui nervi per l’insistenza con cui vengono trasmesse in continuazione dalle radio. Negli ultimi anni sono le canzoni reggaeton, in spagnolo, ad andare per la maggiore: si sentono ovunque nei negozi, nei bar, nelle discoteche, sulle spiagge. Non c’è modo di sfuggirgli, insomma! Ma anche gli artisti italiani solitamente sfornano la loro hit estiva proprio per l’occasione: si tratta sempre di canzoni allegre, ritmate, che raccontano di mare, sole, feste e sono confezionate apposta per essere ballate e cantate per la durata di un’estate.

Tormentone estivo = summer hit. Ma un “tormentone” è qualcosa che “tormenta”, che si ripresenta in maniera fastidiosa. Può anche essere quindi una “catchphrase”
Irrefrenabile = uncontrollable – che non si può frenare
Dare sui nervi = get on someone’s nerves
Andare per la maggiore = to be all the rage – essere il più popolare
Sfuggire (a qualcosa) = escape from something
Sfornare = churn out – creare, produrre, fabbricare (di solito a ritmi elevati)
Confezionare = lett. “wrap up”, in questo caso “pensate”, “prodotte” con uno scopo preciso

  • I programmi televisivi: anche chi lavora in televisione va in vacanza e dunque di solito in estate la programmazione tv è abbastanza ridotta. I programmi più seri si congedano con un “arrivederci a settembre” e lasciano il posto a programmi più leggeri: festival di musica, barzellette, concorsi per aspiranti vallette, film estivi. E poi, da non dimenticare, l’appuntamento con le partite di calcio: fino a luglio, quando si giocano i Mondiali o gli Europei, non si può mancare all’appuntamento! Gli italiani seguono con il fiato sospeso ogni partita della nazionale nelle calde serate estive, sperando ogni volta di arrivare in finale e vincere la tanto sognata coppa. 
  • I gelati: ai primi segnali di caldo i bar e le televisioni sono già pronti: è il momento dei gelati! I bar tirano fuori i loro “tabelloni” con le immagini e i prezzi di tutti i gelati confezionati (industriali) che vendono, mentre in tv le aziende che li producono fanno a gara per trovare ogni anno pubblicità che rimangano impresse nella mente degli italiani. Iconico è il cosiddetto “cornetto”: no, non quello che si mangia a colazione con il cappuccino, ma un gelato industriale che ricorda nella forma il classico cono gelato. Ci sono poi le gelaterie che offrono gelati artigianali, nei tradizionali coni o coppette: per le strade di qualunque città italiana in estate è impossibile non incrociare almeno una persona che cammina gustandosi un bel gelato da passeggio! In alternativa ai gelati, nei bar si possono anche trovare le granite o i ghiaccioli, entrambi a base di ghiaccio e sciroppo a vari gusti, che offrono un po’ di refrigerio e sollievo dalla calura estiva. 

Questi sono alcuni dei tratti distintivi dell’estate italiana, sono quelle cose che fanno subito dire: sì, è ufficiale, siamo in estate!

Congedarsi = take leave, say goodbye
Valletta = TV showgirl
Mancare all’appuntamento = miss the appointment
Con il fiato sospeso = in suspense, with baited breath
Tratti distintivi = distinguishing features

Li conoscevate già tuttti? Sono gli stessi nel vostro paese? Ne conoscete o ne avete notati degli altri? Fateci sapere in un commento sul sito!

[Outro senza trascrizione]


Avanzato, Podcast

La lingua latina – Avanzato #17

Listen to this episode on Apple PodcastsSpotify, or any podcast app of your choice.

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! 

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
Di recente ho ritrovato un file con il copione, quindi il testo, di un  episodio di livello avanzato che non ho mai registrato. Risale a quasi un anno fa, pensate! Dato che mi sembra un episodio interessante, ho deciso di registrarlo ora.
Il tema di questo episodio  è la lingua latina, più nello specifico il rapporto degli studenti italiani con il latino, ma anche il rapporto che ho io con la lingua di Cesare. Seguite il link nella descrizione dell’episodio per leggerne la trascrizione.

Il latino, come quasi tutti gli studenti che lo apprendono, l’ho studiato al liceo. Ho fatto il liceo scientifico (andate a risentirvi l’episodio sulla scuola in Italia se non sapete cos’è un liceo) e a liceo scientifico si è obbligati a imparare il latino.
Per chi non lo sapesse, il latino che si impara nella scuola italiana è il latino classico, che parlavano gli antichi romani ai tempi della repubblica e dell’impero romano. Con il passare dei secoli la lingua si è deteriorata – oppure, per non dare giudizi di merito, è cambiata – suddividendosi in tutte le lingue romanze che conosciamo noi. L’italiano, per ovvie ragioni geografiche e storiche, è la lingua più simile al latino. Effettivamente leggendo testi latini, pur non comprendendoli, magari a causa delle differenze nel sistema grammaticale, abbiamo tuttavia un grande senso di familiarità. Inoltre – e questo credo sia una peculiarità italiana – la pronuncia che apprendiamo è la cosiddetta “pronuncia ecclesiastica”. Che cosa significa? Beh, il latino dopo la caduta dell’impero romano è rimasto la lingua della chiesa e dello Stato della chiesa, del Vaticano. La pronuncia, però, è cambiata. Anche durante le celebrazioni ufficiali, la pronuncia, appunto ecclesiastica, era più simile alla pronuncia delle nuove lingue (o dialetti) che erano andati a formarsi. Quindi il latino ecclesiastico è una sorta di latino pronunciato all’italiana.

Copione = script
Per chi non lo sapesse = for those who don’t know
Con il passare dei secoli = with the passing of centuries
Giudizio di merito = value judgment
Pur non comprendendoli = anche non capendoli, anche non li capiamo
Ecclesiastico = relativo alla chiesa


Facciamo degli esempi:
– in latino si diceva “kentum”, non centum.
– in latino si diceva “winum”, non vinum.
– in latino si diceva “kaesar”, non cesar.
– in latino si diceva “Genua”, non Genua, per parlare della città che oggi conosciamo come Genova.
Potrei apportare molti altri esempi.
Il sistema vocalico era persino più complicato, dunque non ne parlerò. Che io sappia, tuttavia, in altri paesi si cerca di imparare una pronuncia più corretta dal punto di vista filologico, quindi più simile a quella originale. Va detto che, non essendoci registratori, non è possibile sapere con certezza come parlassero i romani, ma è possibile fare stime accurate.

Parliamo del rapporto degli studenti italiani con il latino. Innanzitutto è importante sottolineare che il latino ha la  reputazione di materia complicata e, per alcuni, persino del tutto inutile. La domanda classica che molti si pongono (ma non solo nel caso del latino) è “ma a che serve imparare una lingua morta, che non si parla da 2000 anni?”.
Vi dico subito che non sono qui per dire quanto sia bello imparare il latino, ma nemmeno per dire quanto sia noioso e inutile. Nel mio caso è stato entrambe le cose: a volte interessante, a volte assolutamente frustrante. Da un certo punto di vista sono contento di avere le conoscenze che ho oggi, perché mi aiutano a comprendere meglio l’influenza del latino sulla mia lingua, ma anche su tante altre lingue. Persino il russo è pieno zeppo di parole di origine latina che, come di solito accade (lo stesso accade in inglese), sono di un registro più alto e formale rispetto alle parole, per così dire, “autoctone“.
Dall’altro lato mi chiedo: non sarebbe stato forse più proficuo dedicare tutte queste ore umane allo studio di qualche altra materia, magari più utile al giorno d’oggi? Per fare un esempio, programmazione?
Non è una domanda retorica, me lo chiedo per davvero. Secondo me porsi questo interrogativo è lecito.

Non essendoci registratori = dato che non c’erano registratori (recorders)
Del tutto = completamente
Pieno zeppo = completamente pieno / chock-full
Autoctono = locale / native
Proficuo = profitable, beneficial

Un aspetto dello studio del latino a scuola che non mi piace affatto è la metodologia con cui viene insegnato. Questo non è molto diverso alla maniera in cui vengono insegnate altre lingue straniere ma, se vogliamo, nel caso del latino è persino peggio. Infatti l’apprendimento scolastico del latino non ha alcuna componente attiva: non si parla, non si ascolta. Si impara solamente la grammatica e si traduce, solitamente dal latino verso l’italiano, facendo una “versione”, ovvero uno “spostamento”, una traduzione. I test (verifiche) di Latino spesso consistevano in versioni, traduzioni. Mi ricordo scene di miei compagni che copiavano grazie all’ausilio dei già esistenti smartphone le versioni dal telefono, facendo traduzioni in italiano decisamente superiori alle loro capacità, a mio modo di vedere in maniera alquanto sospetta. In maniera inspiegabile però la facevano franca quasi sempre e non destavano dubbi nei professori!
Insomma, il latino piaceva e piace a pochi, questo è fuor di dubbio. C’è un aspetto che però a me ha sempre affascinato, ovvero l’etimologia del latino e il lascito del latino all’italiano. Successivamente, questo è stato utile anche nell’imparare altre lingue, romanze e non. Vi faccio alcuni esempi di etimologie interessanti. Il primo riguarda la parola “considerare”, composto di “cum” (“con”) e “sidus”, stella. Abbiamo altre parole che derivano da “sidus”, come “distanza siderale”, ovvero una grande distanza, un freddo siderale (molto freddo), facendo un allusione al freddo dello spazio. Ma che c’entrano le stelle con “considerare”? Beh, gli antichi guardavano le stelle per riflettere sul destino. In un certo senso, mettevano insieme le stelle e, un po’ come fanno gli astrologi, facevano predizioni sul futuro.

Copiare = (qui) copiare le risposte di qualcuno in un test a scuola / to cheat on a test by “copying” someone’s answers

Pensate anche a “desiderare”, in cui al posto di “cum” abbiamo “de”, che indica una direzione dall’alto verso il basso oppure un’assenza (come un caffè decaffeinato, senza caffeina). In questo caso, l’assenza di una stella (o di un astro) rappresentava una delusione, una mancanza. Quindi, “si desidera” qualcosa che non si ha.
Oppure all’inglese “despise”, che viene dal latino (tramite il passaggio in francese) “despicere”. “spicere” significa guardare. Pensate a “spettatore”, “aspettare”, “rispettare”, “ispettore”, ecc. In questo caso, “despicere” significava guardare (spicere) dall’alto verso il basso (de). Chi guarda dall’alto in basso.. beh, prova sdegno! In italiano diciamo “disprezzare“, che però deriva dalla parola prezzo, o in latino “pretium”, ovvero abbassare il valore di qualcosa (contrario di “apprezzare”).
Di esempi simili ce ne sono vagonate, dunque mi fermo qui prima che sia troppo tardi e che l’episodio diventi lunghissimo. Al giorno d’oggi però il latino mi aiuta a notare tante piccole cose di questo tipo. Per un nerd delle lingue come me è una fonte di una certa soddisfazione e sorpresa.
Al giorno d’oggi credo di essermi dimenticato molto di quanto sapevo del latino, com’è normale che sia dopo molto tempo che qualcosa viene abbandonato. Chissà, un giorno potrei ritоrnarci e riscoprirlo un po’.
E voi avete mai imparato il latino? Vi affascina come lingua o non vi interessa? Scrivetemi nei commenti sul sito.
Questo era tutto per oggi, se vi è piaciuto questo episodio riascoltatelo più di una volta per memorizzare le parole e le strutture. Inoltre io ed Erika abbiamo aperto una pagina Teespring di merchandise. Se trovate Podcast Italiano utile e volete aiutarci potete, oltre a fare una donazione su PayPal (che è sempre apprezzato), anche comprare una maglietta, una borsa, una tazza con su scritto “Podcast Italiano”. Perché no? è un modo di supportare noi e di ricevere qualcosa in cambio. Quindi andate a dare un’occhiata alla collezione, sempre seguendo il link nella descrizione. Ho fatto anche la rima!
Detto questo, grazie per l’ascolto. Ci sentiamo nel prossimo episodio!
Alla prossima.

Sdegno = indignation, disdain
Disprezzare = to despise
Ce ne sono vagonate = there are truckloads of them
Ho fatto la rima = I even made it rhyme

Podcast, Principiante

Lettera dal fiume – Principiante #24

Listen to this episode on Apple PodcastsSpotify, or any podcast app of your choice.

Take an Italian class with me and get $10 in Italki credits: CLICK HERE

Caro ascoltatore o ascoltatrice,
Dear listener (male or female)

ti ho già ho scritto tante lettere e cartoline da tanti luoghi diversi: dal mare, dalla montagna, dal lago. Tuttavia non ti ho ancora scritto dal fiume. Oggi sono venuto ad un fiume non lontano da casa mia per fare il bagno.
I already wrote you many letters and postcards from lots of different places: from the sea(side), from the mountains, from the lake. However, I still haven’t written you from the river. Today, I came (down) to a river not far from my house to have a swim.

Qui a Torino è estate e fa molto caldo: ci sono più di trenta gradi quasi tutto il giorno. Se sei americano o americana 30 gradi celsius corrispondono a 86 gradi Fahrenheit. Sono tanti!
Here in Turin it’s summer and it’s very hot: it’s (lit: there are) 30 degrees all day long. If you’re american (male or female), 30 degrees celsius correspond to 86 degrees Fahrenheit. That’s a lot (lit: they are many)

Dato che qui a Torino non abbiamo un mare dove possiamo andare a rinfrescarci quando fa caldo, dobbiamo optare per altre soluzioni, come i laghi o i fiumi. È per questo che sono venuto qua.
Since there is no seaside (lit: we don’t have a sea) here in Turin where we can go and freshen up when it’s hot, we have to opt for other solutions, like lakes or rivers. This is why I came here.

Il fiume si trova in mezzo a un bosco. Non è un fiume molto grande in realtà, potremmo chiamarlo torrente. In Italiano abbiamo tre parole per descrivere le dimensioni di un corso d’acqua: ruscello (molto piccolo), torrente (medio) e fiume.
Ci sono anche altre parole, come fiumiciattolo, che è simile a ruscello e indica un piccolo fiume.
The river is in the middle (meaning: inside) a wood. It’s actually not a big river, we could call it a “torrente” (stream). In Italian we have three words to describe the size of a watercourse: “ruscello” (small stream), torrent (medium-sized [stream]) and river. There are other words as well, like “fiumiciattolo” (creek), which is similar to “ruscello” and indicates a small river.

Mi piace andare in un punto del fiume dove c’è una pozza d’acqua, ovvero un’area dove l’acqua è più profonda e si può fare il bagno. Naturalmente l’acqua è molto fredda e all’inizio l’impatto è doloroso. A me piace comunque entrare a capofitto, tuffandomi dentro.
I like to go to a spot (“a point”) in the river where there’s a pool of water, that is, an area where the water is deeper and you can swim inside. The water is very cold, of course, and the impact is very painful at first (lit: at the beginning). But I still like to dive in the water head first.

Non sono l’unico a fare il bagno: ci sono almeno una decina di persone, tra cui famiglie con bambini che sono venute a godersi una giornata al fiume per fuggire dal caldo della città.
I’m not the only one swimming (lit: i’m not the only one to have a bath): there are at least ten (decina = about ten) people, among them families with kids who came to enjoy a day by the river to escape the heat of the city.

Ora sono uscito dall’acqua perché dopo 15 minuti mi è venuto freddo e non mi andava più di rimanere dentro. Mi sento però molto bene dopo questo breve bagno.  
Now I came out of the water because after 15 minutes I was feeling cold and I didn’t feel like staying in. But I feel a lot better after this short swim.

A te piace fare il bagno nel fiume o nel lago? Ci sono posti di questo tipo vicino a casa tua?
Fammi sapere nei commenti sotto l’episodio sul sito, correggerò i tuoi errori, se ne farai!
Do you like swimming in the river or in the lake? Are there any places like this close to your house? Let me know in the comments below the episode on the site, I will correct your mistakes, if you make any!

A presto,
Davide

Avanzato, Podcast

“L’Italia fa schifo” – Avanzato #16 – VIDEO

Listen to this episode on Apple PodcastsSpotify, or any podcast app of your choice.

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!  

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Benvenuti in un un nuovo episodio di livello avanzato. Se avete letto il titolo di questo episodio potreste aver pensato che sono uscito di testa. “L’Italia fa schifo”? Ma che stai dicendo, Davide! Sei fuori?
Premetto subito che non penso che l’Italia faccia schifo. Questa frase riassume però il punto di vista pessimistico di molti italiani, in particolar modo di noi giovani. Ho notato che c’è una enorme disparità tra come noi italiani vediamo il nostro paese e quello che pensano dell’Italia gli stranieri. Lo vedo nelle mie lezioni: quanti di voi mi dicono che imparano l’italiano per amore della cultura, del cibo, oltre che della lingua in sé.
Non dico che noi italiani non sappiamo apprezzare le bellezze del nostro paese e della nostra cultura; dico che noi ci concentriamo più facilmente sugli aspetti negativi, mentre voi stranieri solitamente su quelli positivi.

Uscire di testa = go out of one’s mind
Disparità = differenza – disparity
Per amore = for the love of, for the sake of

Forse questo non è così sorprendente: si sa, alla fine “l’erba del vicino è sempre più verde”.
Voglio però spiegarvi perché secondo me esiste questa disparità di opinioni tra noi italiani e voi stranieri. Secondo me i motivi sono principalmente due:
Il primo è che noi italiani siamo in un certo senso abituati a ciò che voi apprezzate maggiormente dell’Italia. Sì, amiamo il nostro cibo, ma in fin dei conti per noi il cibo italiano non è cibo italiano, è cibo e basta. Ci piace molto e ci manca quando siamo all’estero, ma ci siamo abituati.
La stesso vale per l’architettura e per le bellezze storiche e culturali dell’Italia: siamo talmente abituati a chiese del 1200 che vederne una non ci fa un grande effetto, come se ne fossimo assuefatti.

Il secondo è che vivere in un paese non è come visitarlo. Se è vero che alcuni degli aspetti negativi dell’Italia possono anche interessare un turista (treni in ritardo, disorganizzazione, sporcizia in alcune città), un italiano che vive in Italia ha a che fare con gli stessi problemi e con molti altri che magari un turista o uno straniero che ama l’Italia non conosce e di cui vi parlerò oggi. Vediamo questi motivi che spingono alcuni di noi a dire che “l’Italia fa schifo”.

L’erba del vicino è sempre più verde = the grass is always greener on the other side / si pensa sempre che le cose negli altri paesi siano migliori

Fare effetto = to affect, to impress, to surprise, etc. – in questo caso = non ci impressiona
Assuefatto = abituato – di solito si dice di una medicina che non funziona più
Sporcizia = dirt, filth, in questo caso spazzatura (trash)
Spingere = to push letteralmente, in questo caso “ci portano a dire”, “ci fanno dire” (make us say)

– la disoccupazione giovanile. In Italia il livello di disoccupazione giovanile (calcolata tra giovani tra i 15 e i 24) anni è circa al 30%. Questo è un problema che persiste da anni e per il quale la politica non fa e non ha fatto pressoché nulla, perché si sa, alla politica i problemi di difficile soluzione, da affrontare con strategie a lungo termine non interessano.
Collegato a questo problema c’è quello della “fuga di cervelli”: ci sono tanti laureati, ragazzi qualificati che preferiscono abbandonare l’Italia perché non hanno grandi prospettive di lavoro qua in Italia. Tanti ricercatori per esempio si vedono costretti ad emigrare per andare dove avranno la possibilità di fare ricerca. Si sa che quando tutte le menti più intelligenti del tuo paese se ne vanno all’estero le prospettive di crescita del paese intero vanno in fumo.

– le tasse altissime. In Italia la pressione fiscale è estremamente alta se si considera la qualità dei servizi che riceviamo. La percentuale delle tasse rispetto al PIL italiano è del 43% circa. Cioè, le tasse che riceve lo stato ammontano al 43% del prodotto interno lordo. Ci sono sicuramente paesi in cui questo rapporto è simile, come la Germania. Nessuno però oserebbe dire che l’efficienza delle infrastrutture, dei trasporti e degli ospedali italiani sia allo stesso livello dei corrispettivi tedeschi.
Il problema è collegato all’altissima evasione fiscale. Tanti in Italia evadono, ovvero non pagano le tasse e quindi lo stato è costretto ad aumentarle. L’Italia è infatti il primo paese in Europa per evasione fiscale. Si è stimato che per ogni euro riscosso dal fisco, ovvero effettivamente pagati in tasse, 23 centesimi siano evasi. Questo crea un circolo vizioso: se tante persone non pagano le tasse, le persone che le pagano finiscono per pagarne ancora di più.

Persistere = durare, continuare (ma più formale)
Pressoché = quasi (ma più formale)
Fuga di cervelli = brain drain – quando persone qualificate fuggono (run, flee) dal proprio paese alla ricerca di lavoro
Andare in fumo = go up in smoke, go down the drain – finire male
PIL = prodotto interno lordo, GDP
Osare = to dare
Evasione fiscale = tax evasion – non pagare le tasse
Fisco = treasury – un nome usato per indicare il Tesoro dello stato
Circolo vizioso = vicious cycle

– l’istruzione inadeguata. Secondo vari studi statistici i ragazzi italiani hanno capacità di lettura e competenze in scienze e matematica inferiori a quelle dei coetanei in altri paesi. Meno di un italiano su tre tra i 25 e 34 anni ha una laurea (in Europa la media è del 44%). Meno di un italiano su sei in età lavorativa è laureato (peggio dell’Italia c’è solo la Romania). Noi italiani, in sostanza, siamo un popolo abbastanza ignorante. Un popolo ignorante è anche un popolo facilmente manipolabile dalla politica. Ogni riferimento alla situazione politica in Italia o al fatto che Berlusconi abbia governato 4 volte è puramente voluto.

– i trasporti e le infrastrutture inadeguate. In paesi che ho visitato come l’Ungheria e Polonia, che sicuramente hanno economie meno forti della nostra, i trasporti cittadini e le infrastrutture (almeno nelle grandi città) sono anni luce dai nostri. Va detto che forse questi paesi ricevono molti fondi europei, però è inaccettabile che Roma, una delle città più visitate al mondo, abbia un sistema di trasporti disastroso, strade piene di buche, sporcizia ad ogni angolo. O che Torino per esempio abbia ancora tram degli anni 80. Per non parlare delle scuole fatiscenti, degli ospedali inadeguati, dei ponti che crollano, del fatto che una nuova opera richieda anni ed anni di lavoro per essere ultimata, e più grande è più è possibile che ci sia il problema della…

– mafia. Sì, in Italia la mafia esiste, è un problema attuale e ancora irrisolto. Molti miei studenti mi chiedono, incuriositi, se questa cosa che sembra tanto stereotipata e quasi “da film” sia davvero vera. Lo è purtroppo, e non solo al sud. La mafia si infiltra negli appalti, nelle grandi opere, nella politica. Certo, l’estorsione mafiosa, ovvero il “pizzo”, quella somma di denaro che bisogna pagare alla mafia se si ha un negozio, un ristorante, un’impresa è un problema concentrato al sud-Italia, ma la mafia a grandi livelli è un problema in tutto il paese.

Coetanei = peers – persone della stessa età
Manipolabile = che si può manipolare, controllare (in senso negativo)
Anni luce da = light yefromars, in questo caso = molto peggio rispetto a  
Fatiscente = crumbling, run-down, in condizioni pessime
Appalti = tender, contract
Grandi opere = grandi costruzioni
Pizzo = protection money

È per questo (e a dire il vero, per tanti altri motivi) che l’Italia spesso ci fa incazzare. E forse, in un certo senso, rosichiamo (almeno io lo faccio), ovvero siamo frustrati: perché il nostro è un paese che ha potenzialità incredibili, un territorio bellissimo, un clima mite e soleggiato, mare, montagne, colline, forse la cucina migliore al mondo, una quantità di siti unesco che non può vantare nessun altro paese al mondo, e, non dimentichiamoci che è anche la nona economia più forte del pianeta. Però, come ho detto, quando in un paese ci vivi e quando hai a che fare con tutto il peggio che questo ha da offrire, quando non si ha un lavoro, quando il treno è cancellato per l’ennesima volta, quando senti che all’estero guadagnano molto più di quanto tu possa guadagnare facendo lo stesso lavoro, ecc., ecc.,  è facile dimenticarsi del sole, del mare, degli spaghetti allo scoglio e del Chianti.
Non sono però di certo una persona che ritiene che l’estero sia la terra promessa, che trasferirsi all’estero risolva tutti i tuoi problemi e migliori la tua vita nel 100% dei casi. Di questo magari parlerò in un altro episodio. In questo però volevo spiegarvi il punto di vista che abbiamo un po’ tutti qua in Italia e spero di essere riuscito a darvi una prospettiva più ampia di ciò che è il nostro paese: un paese che a volte ami, a volte odi, ma di certo non ti fa restare indifferente.
Grazie per essere arrivati fino alla fine. Vi consiglio di riascoltare l’episodio più di una volta per assorbire tutte le parole e le strutture difficili. Vi ricordo che potete leggere la trascrizione integrale dell’episodio sul sito, trovate un link nelle note dell’episodio. Se vi piace Podcast Italiano vi chiedo un favore: parlatene almeno ad un’altra persona che conoscete che sta imparando l’italiano. Ve ne sarei molto grato. Seguitemi anche su Instagram (podcast_italiano) Noi ci sentiamo nel prossimo episodio.

Fare incazzare = to piss someone off
Rosicare = essere frustrati, arrabbiati (slang)
Potenzialità = potential
Vantare = to boast
Avere a che fare con = (qui) deal with
Ennesima volta = the nth time
Terra promessa = promised land
Restare indifferente = remain indifferent