Episodi senza trascrizioni, Podcast

Preferiresti sapere cosa pensano gli altri di te o leggere il pensiero degli animali? – Preferiresti #2 – RST #63

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Dopo un po’ di tempo un nuovo episodio di Riflessioni senza Trascrizioni! Io ed Erika abbiamo nuovamente deciso di registrare un episodio del tipo “Preferiresti”, dato che siamo chiaramente a corto idee. Indi per cui, consigliateci argomenti di cui parlare nei prossimi episodi!! :)
Ecco il link al merch, nel caso vogliate supportarci comprando qualche maglietta, tazza, borsa, ecc.

Qui di seguito trovate le parole difficili e il contesto in cui le abbiamo utilizzate nell’episodio.
Buon ascolto!

Lo scibile umano = Tutta la conoscenza umana (“scibile” deriva dal latino scire=conoscere, da cui la parola “scienza”. Quindi “tutto ciò che è conoscibile”)
– Abbiamo parlato di tutto ciò che ci veniva in mente.
– Tutto lo scibile umano

4:30

A corto di = running out of
Siamo un po’ a corto di idee.
4:48

Tappabuchi = stopgap, placeholder (tappa i buchi)
Un episodio tappabuchi, ma simpatico.
5:08

Graduatoria = ranking
C’è una graduatoria e mi hanno chiamata.
6:00

Scannerizzare = to scan
Scannerizzo documenti.
6:15

Fantasmagorico = fantastici, incredibili
Faccio questi contenuti fantasmagorici.
7:10

Districarsi = disentangle oneself, free oneself – Erika mi prende un pochino un giro, dicendo che dovessi “districarmi” tra la mia fama, tra i miei fan (come se fossero tanti, in realtà una persona sola), ovvero “farmi strada” (=make my way)
Cercavi di fare tutto questo mentre ti districavi tra la tua fama.
8:20

Responsabilizzare = (qui) To empower someone, give them responsabilities (like an adult)
Se da un lato questa cosa li responsabilizza
9:05

Coetaneo = peer, uno che ha la tua età
Non è che puoi trattare i bambini come tratti un tuo coetaneo
9:25

Mettere paletti = to set limitations (letteralmente un paletto è un palo piccolo – little pole)
Fa sempre così, si rende conto che la domanda non è abbastanza difficile e inizia a mettere paletti.
14:20

Cunicolo = narrow tunnel
Preferiresti vivere una vita normale ma sottoterra, tipo in dei cunicoli sottoterra…
16:57

Morire di stenti = die of hardship, morire per sofferenza
Tu non puoi dormire con la luce, quindi se vai al polo nord muori di stenti
17:34

Formica = ant
Talpa = mole
Oppure sei una formica, una talpa che vive sottoterra.
18:00

A caccia di = hunting for, chasing something, looking for something
Se mi dici che non posso emigrare per andare a caccia di sole…
19:20

Bombarsi di (qualcosa) (SLANG) = riempirsi di qualcosa
Endovena = intravenously – iniezione dentro le vene
– Mi bombo di vitamina D..
– Per endovena

Azzardato = rischioso – reckless
Mi sembra una scelta un po’ azzardata.
20:20

Divergenza di vedute = difference in opinions – disaccordo
Avercela vinta = have one’s way, impose one’s will,
Se avete una divergenza di vedute alla fine tu ce l’hai vinta
21:02


Leggere il pensiero di = read the mind of
Preferisci leggere il pensiero delle persone o degli animali?
26:30

Ammesso e non concesso = difficile da tradurre, si usa questa frase per considerare un punto di vista (ammesso) ma non concedendo che sia effettivamente così (non concesso)
Ammesso e non concesso che gli animali davvero abbiano l’abilità di pensare.
28:30

Ti pesa = Soffri di più, è più difficile per te
TI pesa molto di più che muoia il tuo vicino di casa che le stragi dello tsunami.
32:50

Pazienza! = that’s how it is, too bad – espressione di rassegnazione
Eh, pazienza.
34:30

Investire = (in questo caso) to run over
Preferiresti investire una vecchietta sapendo di salvare il bambino al 100%?
34:56


Tirare sotto = investire, ma slang
Ho responsabilità legali se tiro sotto la vecchietta?
36:50

Schivare = avoid, dodge
Oppure schivare la vecchietta, quindi salvarla di sicuro…
35:10

Punteggio = score
Hanno i punteggi di merito per le persone
36:30

Essere/venire perseguiti dalla legge = being prosecuted
Ok, non vengo perseguito dalla legge.
37:15

Strisce (pedonali) = pedestrian crossing
Se l’ho investita è perché non era sulle strisce, perché io mi fermo alle strisce pedonali
37:30

Lugubre = gloomy, grin
In Italia quando le persone dicono queste frase lugubri, non so, pessimistiche, ci si tocca i genitali.
39:38

Spensierato = carefree
Non vuoi essere un cane spensierato?
39:58

Costernato = dismayed, shocked
Non posso sapere se è costernato dalle ultima novità sulla politica americana.
40:14

Per ogni evenienza = for every eventuality – per ogni situazione in cui possa servire
C’è Google traduttore per ogni evenienza.
42:00


Intermedio, Podcast

I trasporti in Italia (o meglio, a Torino) – Intermedio #30

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[Introduzione improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 03:40]

Oggi vi parlerò dei trasporti pubblici in Italia, o perlomeno a Torino. Inizialmente volevo fare un episodio sullo “spostarsi” in Italia, includendo pure una parte sulla guida in Italia, ma poi ho pensato che sarebbe stato interessante dedicare un intero episodio a questo argomento, quindi oggi mi limiterò a parlare dei trasporti pubblici a Torino, la mia città.
Ad essere precisi, non vivo esattamente a Torino, ma un pochino fuori, nella cosiddetta provincia di Torino: questo è un elemento importante nella nostra narrazione che complica tutto.
Per andare a Torino dalla mia cittadina con i mezzi pubblici ci sono due opzioni: si può prendere il treno, che ci mette circa 20 minuti, oppure si può andare in metropolitana. Partiamo da quest’ultima, sulla quale ho meno cose da dire perché in realtà funziona generalmente bene. La metropolitana è stata costruita nel 2006 in occasione delle olimpiadi invernali di Torino e di conseguenza è abbastanza moderna, anche se è limitata perché esiste solamente una linea e non si sa se e quando verrà costruita una seconda linea.

Guida = driving
Mi limiterò a parlare = I’m only going to talk about, lit. “I will limit myself to talk about”
Ci mette = ci impiega – it takes
In occasione delle olimpiadi invernali = on the occasion of the Winter Olympics

Per prendere la metro (o “il metrò”, come lo chiamano alcuni torinesi francofili) è necessario andare al capolinea della metropolitana, ovvero una delle due stazioni alle estremità della linea. Per arrivarci in macchina da casa mia ci vogliono una decina di minuti circa. “Ma Davide!”, esclamerete. Questo è un episodio sui mezzi pubblici! Se non ho la macchina come faccio? Beh, alla metro puoi arrivarci in pullman, ma devi accettare il fatto che ci impiegherai molto più tempo (almeno 30-40 minuti stando a Google Maps) e la sera probabilmente dovrai aspettare e sperare che passi un pullman. Avete notato che uso la parola “pullman”? Se non lo sapevate, “pullman” in italiano è un sinonimo di “autobus”.
Dalla mia città passa anche il treno, che in una ventina di minuti porta nel centro di Torino. E questo è un lusso, perché non tutte le città hanno una stazione ferroviaria. Il problema del treno è che negli orari di punta (la mattina e la sera, quando la gente va e torna dal lavoro) è decisamente sovraffollato e spesso è difficile trovare posti a sedere. In generale Trenitalia, la compagnia statale che si occupa del trasporto tranviario, è tradizionalmente molto criticata. Noi italiani amiamo lamentarci di Trenitalia e siamo anche creativi nel fare battute e nel lamentarci dell’inefficienza del servizio, sui ritardi, sulle cancellazioni, sull’aria condizionata a volte assente d’estate con 35 gradi fuori, ecc.

Capolinea = terminus – fine della linea
Decina = circa dieci (ventina, trentina, quarantina, ecc.)
Mezzi pubblici = trasporti pubblici
Ci impiegherai = ci metterai (vedi sopra)
Pullman = autobus
Stazione ferroviaria = stazione dei treni (ferrovia = railways)
Orario di punta = rush hour
Sovraffollato = overcrowded
Posti a sedere = seats
Tranviario = ferroviario
Fare battute su qualcosa = joke about

Per quanto riguarda l’azienda pubblica di trasporti della città, che a Torino si chiama GTT (Gruppo torinese trasporti), la situazione non è molto migliore. Come ho già detto in un episodio recente, a Torino abbiamo ancora diversi tram degli anni 70, che in realtà si compongono di vagoni a loro volta costruiti negli anni 30! Potete immaginare il casino, ovvero il forte rumore che fanno quando passano. Ci sono anche tram un po’ più moderni, ma comunque i più recenti risalgono ai primi anni 2000 e hanno ormai già una ventina di anni. Per quanto riguarda i pullman la situazione non è molto migliore, dato che molto spesso i veicoli sono abbastanza vecchiotti, ma, soprattutto, sono spesso pienissimi negli orari di punta e non sempre puntuali.
Non escludo però che la situazione a Torino sia migliore rispetto ad altre città, come Roma, in cui i trasporti pubblici sono tradizionalmente un settore in grandissima difficoltà.
Una caratteristica peculiare che non amo dei trasporti pubblici in Italia è che, al contrario di qualsiasi altro paese europeo che ho visitato, non ci sono macchinette per comprare i biglietti del pullman o del tram, né sui mezzi, né alle fermate! I biglietti di pullman e tram vanno comprati o in edicola, ovvero quei chioschi dove si comprano anche i giornali, o in tabaccheria, negozi che, come suggerisce il nome, vendono sigarette, ma anche tante altre cose (tra cui i biglietti). Questo è molto scomodo quando le edicole o le tabaccherie sono chiuse, perché non c’è modo di comprare i biglietti. In questi casi, se non si è abbonati, si è obbligati a fare quello che molti italiani purtroppo fanno, ovvero viaggiare senza biglietto. Oppure andare a piedi. Ora, forse in altre città italiane sono state adottate soluzioni più al passo coi tempi (a Firenze so per esempio si possono comprare i biglietti dal telefono) e inoltre se uno ha un abbonamento questo non è un problema. Mi metto però nei panni di un turista che, disorientato, cerca di capire come comprare un biglietto, magari la sera, e non capisce come diavolo farlo.

Si compongono di = sono composti di = are composed of
Casino = forte rumore (qui, in altri casi significa disordine, “mess”)
Risalire = to date back to
Macchinetta = ticket machine
Fermata = stop
Vanno comprati = si comprano = devono essere comprati
Edicola = newsstand
Tabaccheria = tobacco shop
Abbonato = che ha l’abbonamento (season ticket)
Al passo coi tempi = up to date, in step with the times – moderno
Disorientato = confuso
Come diavolo farlo = how the hell to do it


Nel mio caso specifico c’è anche un altro problema abbastanza grande: la mia città e Torino sono praticamente non collegate dopo la mezzanotte durante la settimana. Non c’è modo di tornare da Torino alla mia città: né in treno (non ci sono più treni), né in metropolitana (è chiusa), né con i mezzi (c’è solo un autobus ma parte da una zona di Torino non molto centrale). Quindi se uno esce e va a Torino la sera deve o tornare prestissimo (il che è molto triste), o prendere un taxi (e spendere un patrimonio) oppure andare in macchina (e affrontare l’incubo della ricerca del parcheggio, di cui parleremo però nel prossimo episodio). Ed è per questo che, secondo me, l’Italia è un paese per automobilisti: senza l’auto si è molto limitati, soprattutto fuori dalle grandi città (ma nemmeno COSì fuori, vivo a 15 km da Torino, non in una campagna sperduta). Ma di automobili e guida parlerò in un altro episodio, che sicuramente sarà frizzantino.
Per concludere, la cosa che mi manda in bestia, cioè che mi fa arrabbiare, è vedere l’efficienza e la modernità dei trasporti pubblici in altri paesi, anche tradizionalmente meno forti economicamente dell’Italia, come la Polonia. Non conosco a fondo la questione, però colpisce il fatto che in una delle 10 economie più forti al mondo i trasporti pubblici abbiano così tanti problemi e siano così inadeguati.
Ok, sono arrivato alla fine di questo episodio e mi rendo conto che dopo questo episodio e l’episodio “L’Italia fa schifo” (il cui titolo è provocatorio, ricordo) sembro un po’ brontolone che sa solo lamentarsi. Prometto che cercherò di fare episodi un pochino più positivi in futuro, però penso sia anche interessante parlare dei lati un po’ più negativi del nostro paese e non solamente di quanto sia buona la pizza, di quanto sia bello il mare, di quanto siano belle le nostre chiese e il nostro patrimonio culturale. Voi che ne pensate? Fatemi sapere se avete avuto esperienze con i trasporti pubblici in Italia e come sono se paragonati al vostro paese. Mi raccomando, siate onesti.

Collegate = connected
Patrimonio = tantissimo soldi
Incubo = nightmare
In una campagna sperduta = far away in the countryside (sperduto = remote, godforsaken)
Frizzantino = interessante, vivace (slag)
Mi manda in bestia = drives me crazy
Conoscere a fondo = I don’t fully understand
Colpisce = sorprende, stupisce – it’s surprising
Brontolone = grumpy, a curmudgeon – una persona che si lamenta sempre


[Outro improvvisata e non trascritta]

Interviste, Podcast

L’estate italiana – Intermedio #29

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[Intro improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 04:00]

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Merchandise

Il blog di Erika (di livello molto avanzato)

Siamo a luglio, il caldo non ci dà pace, c’è luce fino a tarda sera, le scuole sono finite… siamo proprio nel bel mezzo dell’estate! 
Ogni stagione ha le sue caratteristiche, ma d’estate si respira proprio un’aria particolare, e se qualcuno non lo sapesse basterebbe un secondo per guardarsi attorno e capire in quale periodo dell’anno ci troviamo. L’estate italiana, in particolare, è caratterizzata da alcuni elementi che si ripropongono ogni anno e, appunto, contribuiscono a creare quell’atmosfera e quel sapore di estate inequivocabili. Vediamone alcuni!

Nel bel mezzo di = right in the middle of…
Si respira = you can breathe, you can feel…
Basterebbe un secondo = an instant would be enough
Si ripropongono = ritornano, si presentano
Inequivocabile = unmistakable

  • Le feste di paese: con le temperature miti delle sere d’estate, a tutti viene voglia di uscire e incontrarsi per le strade del paese, sentire buona musica e mangiare all’aperto. E infatti in estate pullulano le feste di paese o le cosiddette sagre: feste che hanno per tema qualcosa di specifico, molto spesso un cibo (lo sapete, noi italiani siamo un po’ fissati) e durano magari anche più giorni, con musica dal vivo, bancarelle, cibo di strada. Anche le cosiddette “notti bianche” possono rientrare in questa categoria. Dato che siamo italiani e non russi le nostre “notti bianche” non hanno nulla a che fare con il colore del cielo: sono semplicemente delle sere (solitamente una a settimana, dipende dalla città) in cui i negozi e le attività commerciali rimangono aperti fino a tardi ed è possibile quindi fare shopping anche dopo cena (di solito in italia i negozi chiudono verso le 19/20). 
  • I dehors: perché dover rimanere chiusi tra quattro mura (=muri) quando si può stare fuori e godere dell’arietta estiva guardando i passanti camminare affaccendati nella città in movimento? D’estate i bar e i ristoranti mettono in strada, davanti al locale, tavolini e sedie per far accomodare i clienti all’aperto. I dehors possono essere rialzati, chiusi da vetrate, coperti da ombrelloni, non importa: l’importante è stare all’aperto. La parola “dehors” non sembra molto italiana e infatti chiaramente non lo è: deriva dall’avverbio francese “dehors” che in italiano si può tradurre semplicemente come “fuori”. Bisogna anche specificare che la parola è di uso corrente nel nord-Italia, o perlomeno a Torino, mentre in altre regioni sembra essere molto meno diffusa e sostituita con “esterno”. In ogni caso, diversi dizionari di italiano la riportano proprio con questo significato. 

Feste di paese / sagra = town festival
Pullulare = to be crawling with – qualcosa c’è in grandi in quantità
Essere fissato = essere ossessionato
Bancarella = stand, stall, booth
Arietta = brezza – breeze
Affaccendato = busy – una persona che ha tante cose di fare, tante “faccende” ed è quindi molto occupato, non ha tempo, è “affaccendato”
Far accomodare = to seat someone
Rialzato = raised – ad un livello più alto
Riportare = to be listed – indicare, contenere

  • I tormentoni estivi: non sarebbe davvero estate senza le tipiche canzoni estive che un po’  fanno venire un’irrefrenabile voglia di ballare e un po’ danno tremendamente sui nervi per l’insistenza con cui vengono trasmesse in continuazione dalle radio. Negli ultimi anni sono le canzoni reggaeton, in spagnolo, ad andare per la maggiore: si sentono ovunque nei negozi, nei bar, nelle discoteche, sulle spiagge. Non c’è modo di sfuggirgli, insomma! Ma anche gli artisti italiani solitamente sfornano la loro hit estiva proprio per l’occasione: si tratta sempre di canzoni allegre, ritmate, che raccontano di mare, sole, feste e sono confezionate apposta per essere ballate e cantate per la durata di un’estate.

Tormentone estivo = summer hit. Ma un “tormentone” è qualcosa che “tormenta”, che si ripresenta in maniera fastidiosa. Può anche essere quindi una “catchphrase”
Irrefrenabile = uncontrollable – che non si può frenare
Dare sui nervi = get on someone’s nerves
Andare per la maggiore = to be all the rage – essere il più popolare
Sfuggire (a qualcosa) = escape from something
Sfornare = churn out – creare, produrre, fabbricare (di solito a ritmi elevati)
Confezionare = lett. “wrap up”, in questo caso “pensate”, “prodotte” con uno scopo preciso

  • I programmi televisivi: anche chi lavora in televisione va in vacanza e dunque di solito in estate la programmazione tv è abbastanza ridotta. I programmi più seri si congedano con un “arrivederci a settembre” e lasciano il posto a programmi più leggeri: festival di musica, barzellette, concorsi per aspiranti vallette, film estivi. E poi, da non dimenticare, l’appuntamento con le partite di calcio: fino a luglio, quando si giocano i Mondiali o gli Europei, non si può mancare all’appuntamento! Gli italiani seguono con il fiato sospeso ogni partita della nazionale nelle calde serate estive, sperando ogni volta di arrivare in finale e vincere la tanto sognata coppa. 
  • I gelati: ai primi segnali di caldo i bar e le televisioni sono già pronti: è il momento dei gelati! I bar tirano fuori i loro “tabelloni” con le immagini e i prezzi di tutti i gelati confezionati (industriali) che vendono, mentre in tv le aziende che li producono fanno a gara per trovare ogni anno pubblicità che rimangano impresse nella mente degli italiani. Iconico è il cosiddetto “cornetto”: no, non quello che si mangia a colazione con il cappuccino, ma un gelato industriale che ricorda nella forma il classico cono gelato. Ci sono poi le gelaterie che offrono gelati artigianali, nei tradizionali coni o coppette: per le strade di qualunque città italiana in estate è impossibile non incrociare almeno una persona che cammina gustandosi un bel gelato da passeggio! In alternativa ai gelati, nei bar si possono anche trovare le granite o i ghiaccioli, entrambi a base di ghiaccio e sciroppo a vari gusti, che offrono un po’ di refrigerio e sollievo dalla calura estiva. 

Questi sono alcuni dei tratti distintivi dell’estate italiana, sono quelle cose che fanno subito dire: sì, è ufficiale, siamo in estate!

Congedarsi = take leave, say goodbye
Valletta = TV showgirl
Mancare all’appuntamento = miss the appointment
Con il fiato sospeso = in suspense, with baited breath
Tratti distintivi = distinguishing features

Li conoscevate già tuttti? Sono gli stessi nel vostro paese? Ne conoscete o ne avete notati degli altri? Fateci sapere in un commento sul sito!

[Outro senza trascrizione]


Avanzato, Podcast

La lingua latina – Avanzato #17

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
Di recente ho ritrovato un file con il copione, quindi il testo, di un  episodio di livello avanzato che non ho mai registrato. Risale a quasi un anno fa, pensate! Dato che mi sembra un episodio interessante, ho deciso di registrarlo ora.
Il tema di questo episodio  è la lingua latina, più nello specifico il rapporto degli studenti italiani con il latino, ma anche il rapporto che ho io con la lingua di Cesare. Seguite il link nella descrizione dell’episodio per leggerne la trascrizione.

Il latino, come quasi tutti gli studenti che lo apprendono, l’ho studiato al liceo. Ho fatto il liceo scientifico (andate a risentirvi l’episodio sulla scuola in Italia se non sapete cos’è un liceo) e a liceo scientifico si è obbligati a imparare il latino.
Per chi non lo sapesse, il latino che si impara nella scuola italiana è il latino classico, che parlavano gli antichi romani ai tempi della repubblica e dell’impero romano. Con il passare dei secoli la lingua si è deteriorata – oppure, per non dare giudizi di merito, è cambiata – suddividendosi in tutte le lingue romanze che conosciamo noi. L’italiano, per ovvie ragioni geografiche e storiche, è la lingua più simile al latino. Effettivamente leggendo testi latini, pur non comprendendoli, magari a causa delle differenze nel sistema grammaticale, abbiamo tuttavia un grande senso di familiarità. Inoltre – e questo credo sia una peculiarità italiana – la pronuncia che apprendiamo è la cosiddetta “pronuncia ecclesiastica”. Che cosa significa? Beh, il latino dopo la caduta dell’impero romano è rimasto la lingua della chiesa e dello Stato della chiesa, del Vaticano. La pronuncia, però, è cambiata. Anche durante le celebrazioni ufficiali, la pronuncia, appunto ecclesiastica, era più simile alla pronuncia delle nuove lingue (o dialetti) che erano andati a formarsi. Quindi il latino ecclesiastico è una sorta di latino pronunciato all’italiana.

Copione = script
Per chi non lo sapesse = for those who don’t know
Con il passare dei secoli = with the passing of centuries
Giudizio di merito = value judgment
Pur non comprendendoli = anche non capendoli, anche non li capiamo
Ecclesiastico = relativo alla chiesa


Facciamo degli esempi:
– in latino si diceva “kentum”, non centum.
– in latino si diceva “winum”, non vinum.
– in latino si diceva “kaesar”, non cesar.
– in latino si diceva “Genua”, non Genua, per parlare della città che oggi conosciamo come Genova.
Potrei apportare molti altri esempi.
Il sistema vocalico era persino più complicato, dunque non ne parlerò. Che io sappia, tuttavia, in altri paesi si cerca di imparare una pronuncia più corretta dal punto di vista filologico, quindi più simile a quella originale. Va detto che, non essendoci registratori, non è possibile sapere con certezza come parlassero i romani, ma è possibile fare stime accurate.

Parliamo del rapporto degli studenti italiani con il latino. Innanzitutto è importante sottolineare che il latino ha la  reputazione di materia complicata e, per alcuni, persino del tutto inutile. La domanda classica che molti si pongono (ma non solo nel caso del latino) è “ma a che serve imparare una lingua morta, che non si parla da 2000 anni?”.
Vi dico subito che non sono qui per dire quanto sia bello imparare il latino, ma nemmeno per dire quanto sia noioso e inutile. Nel mio caso è stato entrambe le cose: a volte interessante, a volte assolutamente frustrante. Da un certo punto di vista sono contento di avere le conoscenze che ho oggi, perché mi aiutano a comprendere meglio l’influenza del latino sulla mia lingua, ma anche su tante altre lingue. Persino il russo è pieno zeppo di parole di origine latina che, come di solito accade (lo stesso accade in inglese), sono di un registro più alto e formale rispetto alle parole, per così dire, “autoctone“.
Dall’altro lato mi chiedo: non sarebbe stato forse più proficuo dedicare tutte queste ore umane allo studio di qualche altra materia, magari più utile al giorno d’oggi? Per fare un esempio, programmazione?
Non è una domanda retorica, me lo chiedo per davvero. Secondo me porsi questo interrogativo è lecito.

Non essendoci registratori = dato che non c’erano registratori (recorders)
Del tutto = completamente
Pieno zeppo = completamente pieno / chock-full
Autoctono = locale / native
Proficuo = profitable, beneficial

Un aspetto dello studio del latino a scuola che non mi piace affatto è la metodologia con cui viene insegnato. Questo non è molto diverso alla maniera in cui vengono insegnate altre lingue straniere ma, se vogliamo, nel caso del latino è persino peggio. Infatti l’apprendimento scolastico del latino non ha alcuna componente attiva: non si parla, non si ascolta. Si impara solamente la grammatica e si traduce, solitamente dal latino verso l’italiano, facendo una “versione”, ovvero uno “spostamento”, una traduzione. I test (verifiche) di Latino spesso consistevano in versioni, traduzioni. Mi ricordo scene di miei compagni che copiavano grazie all’ausilio dei già esistenti smartphone le versioni dal telefono, facendo traduzioni in italiano decisamente superiori alle loro capacità, a mio modo di vedere in maniera alquanto sospetta. In maniera inspiegabile però la facevano franca quasi sempre e non destavano dubbi nei professori!
Insomma, il latino piaceva e piace a pochi, questo è fuor di dubbio. C’è un aspetto che però a me ha sempre affascinato, ovvero l’etimologia del latino e il lascito del latino all’italiano. Successivamente, questo è stato utile anche nell’imparare altre lingue, romanze e non. Vi faccio alcuni esempi di etimologie interessanti. Il primo riguarda la parola “considerare”, composto di “cum” (“con”) e “sidus”, stella. Abbiamo altre parole che derivano da “sidus”, come “distanza siderale”, ovvero una grande distanza, un freddo siderale (molto freddo), facendo un allusione al freddo dello spazio. Ma che c’entrano le stelle con “considerare”? Beh, gli antichi guardavano le stelle per riflettere sul destino. In un certo senso, mettevano insieme le stelle e, un po’ come fanno gli astrologi, facevano predizioni sul futuro.

Copiare = (qui) copiare le risposte di qualcuno in un test a scuola / to cheat on a test by “copying” someone’s answers

Pensate anche a “desiderare”, in cui al posto di “cum” abbiamo “de”, che indica una direzione dall’alto verso il basso oppure un’assenza (come un caffè decaffeinato, senza caffeina). In questo caso, l’assenza di una stella (o di un astro) rappresentava una delusione, una mancanza. Quindi, “si desidera” qualcosa che non si ha.
Oppure all’inglese “despise”, che viene dal latino (tramite il passaggio in francese) “despicere”. “spicere” significa guardare. Pensate a “spettatore”, “aspettare”, “rispettare”, “ispettore”, ecc. In questo caso, “despicere” significava guardare (spicere) dall’alto verso il basso (de). Chi guarda dall’alto in basso.. beh, prova sdegno! In italiano diciamo “disprezzare“, che però deriva dalla parola prezzo, o in latino “pretium”, ovvero abbassare il valore di qualcosa (contrario di “apprezzare”).
Di esempi simili ce ne sono vagonate, dunque mi fermo qui prima che sia troppo tardi e che l’episodio diventi lunghissimo. Al giorno d’oggi però il latino mi aiuta a notare tante piccole cose di questo tipo. Per un nerd delle lingue come me è una fonte di una certa soddisfazione e sorpresa.
Al giorno d’oggi credo di essermi dimenticato molto di quanto sapevo del latino, com’è normale che sia dopo molto tempo che qualcosa viene abbandonato. Chissà, un giorno potrei ritоrnarci e riscoprirlo un po’.
E voi avete mai imparato il latino? Vi affascina come lingua o non vi interessa? Scrivetemi nei commenti sul sito.
Questo era tutto per oggi, se vi è piaciuto questo episodio riascoltatelo più di una volta per memorizzare le parole e le strutture. Inoltre io ed Erika abbiamo aperto una pagina Teespring di merchandise. Se trovate Podcast Italiano utile e volete aiutarci potete, oltre a fare una donazione su PayPal (che è sempre apprezzato), anche comprare una maglietta, una borsa, una tazza con su scritto “Podcast Italiano”. Perché no? è un modo di supportare noi e di ricevere qualcosa in cambio. Quindi andate a dare un’occhiata alla collezione, sempre seguendo il link nella descrizione. Ho fatto anche la rima!
Detto questo, grazie per l’ascolto. Ci sentiamo nel prossimo episodio!
Alla prossima.

Sdegno = indignation, disdain
Disprezzare = to despise
Ce ne sono vagonate = there are truckloads of them
Ho fatto la rima = I even made it rhyme

Podcast, Principiante

Lettera dal fiume – Principiante #24

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Caro ascoltatore o ascoltatrice,
Dear listener (male or female)

ti ho già ho scritto tante lettere e cartoline da tanti luoghi diversi: dal mare, dalla montagna, dal lago. Tuttavia non ti ho ancora scritto dal fiume. Oggi sono venuto ad un fiume non lontano da casa mia per fare il bagno.
I already wrote you many letters and postcards from lots of different places: from the sea(side), from the mountains, from the lake. However, I still haven’t written you from the river. Today, I came (down) to a river not far from my house to have a swim.

Qui a Torino è estate e fa molto caldo: ci sono più di trenta gradi quasi tutto il giorno. Se sei americano o americana 30 gradi celsius corrispondono a 86 gradi Fahrenheit. Sono tanti!
Here in Turin it’s summer and it’s very hot: it’s (lit: there are) 30 degrees all day long. If you’re american (male or female), 30 degrees celsius correspond to 86 degrees Fahrenheit. That’s a lot (lit: they are many)

Dato che qui a Torino non abbiamo un mare dove possiamo andare a rinfrescarci quando fa caldo, dobbiamo optare per altre soluzioni, come i laghi o i fiumi. È per questo che sono venuto qua.
Since there is no seaside (lit: we don’t have a sea) here in Turin where we can go and freshen up when it’s hot, we have to opt for other solutions, like lakes or rivers. This is why I came here.

Il fiume si trova in mezzo a un bosco. Non è un fiume molto grande in realtà, potremmo chiamarlo torrente. In Italiano abbiamo tre parole per descrivere le dimensioni di un corso d’acqua: ruscello (molto piccolo), torrente (medio) e fiume.
Ci sono anche altre parole, come fiumiciattolo, che è simile a ruscello e indica un piccolo fiume.
The river is in the middle (meaning: inside) a wood. It’s actually not a big river, we could call it a “torrente” (stream). In Italian we have three words to describe the size of a watercourse: “ruscello” (small stream), torrent (medium-sized [stream]) and river. There are other words as well, like “fiumiciattolo” (creek), which is similar to “ruscello” and indicates a small river.

Mi piace andare in un punto del fiume dove c’è una pozza d’acqua, ovvero un’area dove l’acqua è più profonda e si può fare il bagno. Naturalmente l’acqua è molto fredda e all’inizio l’impatto è doloroso. A me piace comunque entrare a capofitto, tuffandomi dentro.
I like to go to a spot (“a point”) in the river where there’s a pool of water, that is, an area where the water is deeper and you can swim inside. The water is very cold, of course, and the impact is very painful at first (lit: at the beginning). But I still like to dive in the water head first.

Non sono l’unico a fare il bagno: ci sono almeno una decina di persone, tra cui famiglie con bambini che sono venute a godersi una giornata al fiume per fuggire dal caldo della città.
I’m not the only one swimming (lit: i’m not the only one to have a bath): there are at least ten (decina = about ten) people, among them families with kids who came to enjoy a day by the river to escape the heat of the city.

Ora sono uscito dall’acqua perché dopo 15 minuti mi è venuto freddo e non mi andava più di rimanere dentro. Mi sento però molto bene dopo questo breve bagno.  
Now I came out of the water because after 15 minutes I was feeling cold and I didn’t feel like staying in. But I feel a lot better after this short swim.

A te piace fare il bagno nel fiume o nel lago? Ci sono posti di questo tipo vicino a casa tua?
Fammi sapere nei commenti sotto l’episodio sul sito, correggerò i tuoi errori, se ne farai!
Do you like swimming in the river or in the lake? Are there any places like this close to your house? Let me know in the comments below the episode on the site, I will correct your mistakes, if you make any!

A presto,
Davide