Episodi senza trascrizioni, Intermedio, Podcast

Guida alle forme di cortesia in italiano – Intermedio #22 – VIDEO


Prima di iniziare questo video voglio farvi vedere il setup per registrare questo video.
Sedia, sgabello (stool), microfono (il microfono è buono) e poi specchio per vedere quello che sto registrando. Professionalità fatta a persona (in human form).

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Vi piace questo microfono di fronte a me? Spero di sì, è il mio nuovo microfono e oggi lo utilizzerò per fare un episodio-video. Quindi questo episodio potete sia vederlo che ascoltarlo. Prima di iniziare il video volevo ringraziare però Italki, che ne è lo sponsor.

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Italki è una piattaforma per poter imparare le lingue con dei tutor, degli insegnanti professionisti, ed è molto più comodo di qualsiasi scuola di lingue oppure qualsiasi insegnante privato da cui potete andare, perché è più comodo (economico), potete fare lezione da casa vostra e poi ha un terzo vantaggio che è… potete fare lezione pure con me. Insegno da un po’, da febbraio 2016 e… ho quasi 200 studenti. Quindi se volete potete diventare lo studente numero 200 seguendo il link in descrizione. Avrete inoltre 10 dollari in crediti Italki da poter utilizzare. E sì, ve lo consiglio molto, è davvero un ottimo modo di poter mettere in pratica tutte le skill che avete acquisito ascoltando Podcast Italiano, per esempio. Quindi grazie ad Italki e ci vediamo su Skype.

E ora vediamoci il video. Ho qui il mio tablet con pronte tutte le cose che voglio dirvi, quindi incominciamo. Si dà il caso che in italiano noi abbiamo tantissime forme di cortesia (polite forms) per rendere le nostre richieste e domande più cortesi, ma che non tutti usano correttamente. Non usano correttamente perché è difficile sapere come usarle, perché queste sono cose che si imparano vivendo, più che altro (your learn by living, mainly). Di solito queste cose si dicono quando uno va al bar, va al negozio, va al ristorante, ma magari voi non vivendo in Italia non potete fare tutte queste esperienze. Per questo c’è Podcast Italiano che vi spiega, così saprete nel prossimo viaggio in Italia come fare domande. Tra l’altro è molto importante utilizzare le forme di cortesia in italiano e mi vengono in mente i miei amici russi, che sono persone assolutamente gentili, ma dato che nella loro lingua non esistono, o meglio, non si usano tutte queste forme di cortesia, parlando in italiano – e loro parlano bene – in italiano non le usano. Ma in italiano alcune richieste senza queste forme possono sembrare decisamente troppo dirette. Innanzitutto in italiano non usate mai l’imperativo a meno che non vogliate dare un ordine (unless you want to give an order), quindi non dite “dammi due etti di prosciutto”,”dammi una pizza”. Mai, questo mai. “Dimmi come arrivare alla stazione”, “passami la maionese”. No, per favore, questo no, se no rischiate di prendervi uno schiaffo (slap) in faccia da un italiano.
Ho diviso l’episodio in tre parti.
– Le richieste di azioni – quindi vogliamo che una persona faccia qualcosa per noi.
– Le richieste di informazioni e
– Le ordinazioni – perché è importante anche sapere come ordinare qualcosa al bar.

Quindi voi potete trovare i timecode sotto nella descrizione, oppure tra i commenti, e potete ascoltare e ritornare a ciò che vi interessa personalmente, quindi utilizzatelo.

A) Richieste di azioni

1) Potresti (potrebbe)

Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”. Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”.

Quindi:
– potresti darmi un passaggio (ride) a casa?
– potresti prestarmi (lend me) 5 euro?
– potrebbe portarci del pane?

Quindi potresti tu, potrebbe lei (forma di rispetto). E fate attenzione, io non direi “puoi portarci del pane” da solo, secondo me non è abbastanza. Bisogna come minimo (at the very least) aggiungere “per favore”, poi vedremo dopo che a questi modi queste frasi si può aggiungere anche “per favore” e altre frasi. Quindi “puoi portarci” da solo no, meglio il condizionale, “potrebbe portarci del pane”, “potresti portarci del pane”.

2) Non è che potresti (potrebbe)…?

Secondo modo: la stessa cosa, ma una versione ancora più gentile, che è:

“non è che potresti…?
oppure
“non è che potrebbe…?”

Non pensate alla logica di questa frase, a cosa vuol dire. Imparatela. Imparatela così.

“Non è che potresti darmi un passaggio a casa?”
“Non è che potresti prestarmi 5 euro?”
“Non è che potrebbe portarci del pane?”

3) Posso chiederti/Le di…?

Infine abbiamo un terzo modo che è:
“posso chiederti di…?”
o
“posso chiederle di…?”.

Quindi:
“posso chiederle una firma? (signature)” o “…di firmare qui?”
posso chiederle di chiudere la finestra?”
” chiederti di parlare a voce più bassa?”

Sentite anche l’intonazione che uso. Vi consiglio di risentire tutto il video, magari prestando attenzione all’intonazione solo (paying attention to the intonation only ), perché è una componente fondamentale quando facciamo richieste cortesi.

+ le paroline magiche (per favore/per cortesia/per piacere/per caso)

A queste forme possiamo aggiungere le cosiddette “paroline magiche(magic little words). Non ho inventato io il nome, davvero gli adulti insegnano ai propri figli di (corretto: insegnano A) utilizzare la parolina magica, che è “per favore”, “per cortesia”. C’è anche un’altra, che ho aggiunto io, “per caso”, che usiamo. (Queste sono) le cosiddette paroline magiche per avere tutto in questo mondo.
Beh, no, tutto no.
I soldi magari no.
Comunque.

4) Mi faresti/farebbe il favore/la cortesia/il piacere di… (senza paroline magiche)

Inoltre c’è un altro tipo che non utilizzerei con “per favore”, “per cortesia”, “per caso” e adesso capite perché.

“Mi faresti il favore di passare in posta?”.
“Mi farebbe la cortesia di aprire la porta?”.
“Mi faresti il piacere di andare tu a prendere la bambina a scuola?”


Beh, adesso siamo cortesi ma dire “mi faresti il favore di passare in posta PER FAVORE” magari no. Magari lo evitiamo (maybe we should avoid that).

B) Richieste di informazioni

E ora passiamo al secondo gruppo di richieste, ovvero le richieste di informazioni.

1) Sai/sa per caso mica?

“Per caso sa come si arriva alla stazione?”
“Sai per caso che ore sono?”
“Sa mica se l’ufficio oggi è aperto?”

2) Mi sai/sa sapresti (saprebbe) dire se…?

Passiamo al prossimo punto che è:
“mi sai dire se…?”
oppure
“mi saprebbe dire se…?”
O anche, ovviamente,
“mi sa dire se…?”
Quindi dipende dal grado di confidenza.

“Mi sa dire se il museo è ancora aperto?”
“Mi sai dire dove si trova il Colosseo?”
“Saprebbe dirmi se questo pullman arriva in via Roma?”

3) Non è che sapresti/sa (saprebbe) dirmi se…?

Infine abbiamo il terzo modo di richiedere informazioni che è:
“Non è che sapresti dirmi, oppure “
“(non è che) saprebbe dirmi…?”
“Non è che saprebbe dirmi dove si trova il Colosseo?”
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione?”

+ paroline magiche

Come abbiamo già visto prima per le richieste di azioni, a queste tre strutture possiamo aggiungere le paroline magiche, ovvero “per caso”, “per favore”, “per cortesia”, “per piacere”. Quindi:
“Mi sa dire per caso se il museo è ancora aperto?”
Oppure:
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione, per cortesia?”

Ok, forse (così) è un pochino gentile, un pochino troppo gentile questo, però si può dire.
Noi italiani siamo persone molto gentili, quindi utilizzatele.

Ordinazioni (orders)

E passiamo alla terza parte del video, ovvero le ordinazioni. Come fare ordinazioni in italiano. Abbiamo ben cinque modi. Scusate, sono tanti modi però sono cose utili da sapere.

1) per favore (ma anche “per piacere”/”per cortesia”)

Allora, il primo modo molto semplicemente è “per favore”.
“Un caffè macchiato, per favore”.
“Un cornetto (croissant) alla nutella, per favore”.
“Una margherita con la mozzarella di bufala, per favore”

2) Per me…

Possiamo inoltre dire “per me”. Quindi immaginatevi che ci sia un cameriere (waiter) qui, non ho un cameriere, però un cameriere può chiedermi:”Siete pronti per ordinare?” e io posso dire:

“Sì, per me una pizza margherita”
“Per me le tagliatelle ai funghi”.


Quindi semplicemente “per me”.

3) Posso avere…?

Abbiamo un terzo modo che è: “posso avere…?”
Quindi:
“posso avere un caffè macchiato?”
“Posso avere una pizza senza mozzarella?”

Tra l’altro questo è un modo per fare una richiesta magari più particolare, no? Perché voi magari volete una pizza fatta in un certo modo, con un ingrediente particolare.
Quindi:
“posso avere della mozzarella di bufala extra sulla mozzarella? (???)
Quindi questo è il modo di chiederlo.
“Posso avere l’antipasto della casa?”

4) Mi dà …, per favore? Mi potrebbe dare…?

Abbiamo un quarto modo che è:
“Mi dà per favore…?”
Quindi:

“Mi dà due etti di prosciutto, per favore?”
“Mi dà 5 pagnotte, per favore?”
Mi dà un metro di questo tessuto per favore?”

E io direi anche:
“mi potrebbe dare…?”.
Non l’avevo scritto ma mi sembra possibile.
“Mi potrebbe dare 5 pagnotte?”
“Mi potrebbe dare un metro di questo tessuto, per favore?”

E forse, forse è anche possibile dire “non è che…?”, ma adesso non voglio complicare. Però, “non è che mi darebbe 5 pagnotte?” È molto molto gentile.

Noi tutte queste cose possiamo combinarle, quindi adesso non voglio complicare troppo il video, però sì, potete sentire tante di queste forme combinate.

5) Volevo / vorrei

E infine abbiamo l’ultima, che è un’altra forma semplice, “volevo” o “vorrei”.
“Volevo un chilo di biscotti”,
“vorrei tre pizze d’asporto, per favore” che significa “pizze che ti porti a casa”, da asporto. “Volevamo prendere il menù del pranzo”.

Quindi sì, sono arrivato alla fine del video. Per fortuna ora il mio braccio può riposare. Beh, grazie per aver visto questo video, riguardatelo diverse volte e andate su podcastitaliano.com, link in descrizione, dove troverete tutte queste bellissime cose scritte e schematizzate, così quando siete in dubbio, non sapete come ordinare qualcosa, voi prendete podcastitaliano.com e andato a vedere e dite: “Non è che per cortesia potrei avere due litri di birra fresca, per favore?”. E non avrete nessun problema. Se vi è piaciuto questo episodio lasciate anche una recensione su itunes, e ricordatevi che potete ascoltarlo come solo podcast, quindi se adesso andate a farvi una passeggiata dopo aver visto questo video e volete risentirvi questo episodio, beh, potete risentirvelo e imparerete ancora di più. Io vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo nel prossimo video. Alla prossima. Ciao!


Interviste, Podcast

Il nostro cane, Giotto – Intermedio #21

Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Ho pensato per un po’ in quale categoria di episodi mettere questo episodio, se metterlo tra gli episodi per principianti oppure tra gli episodi intermedi. Ho deciso di metterlo tra gli episodi intermedi perché nonostante l’argomento possa sembrare abbastanza semplice, ovvero l’arrivo del nostro cane nelle nostre vite, in realtà la lingua utilizzata in questo testo, che ha scritto e letto mia madre, non è così elementare.
Quindi questo è un episodio di livello intermedio, di cui potete leggere la trascrizione seguendo il link che trovate nella descrizione, nelle informazioni di questo podcast. Se siete abituati agli episodi intermedi normali forse questo è un po’ più facile, ma è comunque un buon esercizio.

Ma prima di incominciare volevo dire che ho l’onore per la prima volta di dire che questo episodio è sponsorizzato, e soprattutto ho l’onore di dire che è sponsorizzato da italki! Penso che molti di voi conoscano italki. Italki è una piattaforma per imparare le lingue, dove si possono trovare degli insegnanti madrelingua e dove insegno da più di 2 anni, a dire il vero, e  ho fatto quasi 600 lezioni. Italki è secondo me è un ottimo servizio, che mi ha permesso di incontrare tantissimi studenti, alcuni… tra cui anche tanti ascoltatori di Podcast Italiano e mi ha permesso di aiutarli con il loro italiano. E quindi sono molto contento perché i prossimi episodi del podcast saranno sponsorizzati da Italki. Davvero non posso consigliarvelo abbastanza (I can’t recommend it enough), è un servizio comodissimo (very convenient – in this case “convenient” doesn’t mean “comfortable”), potete fare lezione su Skype senza spostarvi, pagando un molto meno di quanto paghereste in una scuola di lingue fisica. E quindi niente, se volete fare lezione con me oppure con altri insegnanti seguite il link che trovate nella descrizione del podcast, avrete diritto (you’re entitled to) a $10 di lezione gratuita, e facendo così aiuterete anche Podcast Italiano, ovvero me. Se non lo sapete io sono Podcast Italiano. Quindi sì, ci vediamo su Italki, spero di vedervi su Skype. E detto questo, sentiamoci l’episodio.

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A fine marzo di due anni fa è entrato nella nostra casa e nella nostra vita Giotto, uno Schnauzer nano nero di due mesi. È il nostro primo cane. La prima volta che l’ho visto, all’allevamento, tremava tutto (he was shaking) e si nascondeva sotto i mobili. Quando siamo andati a prenderlo, invece, era allegro e vivace (lively, energetic) e scodinzolava (was wagging its tail – da “coda” = tail) facendoci le feste (un cane o un animale “fa le feste”, ovvero “acts very friendly”).
Si è subito adattato alla nostra casa e ai due gatti presenti. Il compito più arduo è stato di abituarlo a fare i suoi bisogni (his needs, meaning pee and poo) fuori e non sul pavimento dell’appartamento. Nel giro di due mesi la questione si è risolta con successo. Fin da subito abbiamo iniziato a portarlo a passeggio (to walk him) con noi durante le gite (trips) in montagna. Lo teniamo quasi sempre legato, per timore che scappi o incontri una vipera o un cane più grosso e pericoloso.
Adesso  Giotto è un cagnetto di circa 9 kg, e sfoga la sua energia (“pours out” its energy – sfogare is a very hard word to translate, check out Elissa’s explanation) con lunghe corse in giardino. Gli piace molto giocare con la pallina, che si fa lanciare e poi riporta, anche se  non sempre se la lascia prendere. Oltre ai suoi croccantini (dog food, from “croccante”, meaning “crunchy, crispy”), che mangia due volte al giorno, gli piacciono molto le mele, le pere, le croste di formaggio, il pane e i grissini, che sgranocchia  con gran gusto (munches/crunches and really enjoys) .

Di notte dorme nella sua cuccia (doghouse) in una comoda gabbia chiusa, così non disturba il nostro riposo. Non  uggiola (whine) quasi mai, tranne quando si accorge che ci prepariamo per la passeggiata, per far capire che vuole uscire anche lui.
Non ama molto essere spazzolato (being brushed) e perciò, per tenerlo in ordine, lo porto in un centro di toelettatura (grooming – where dogs are shave/trimmed and cleaned), dove lo tosano (they shave him),  lo lavano e lo profumano.
È un ottimo cane da guardia (guard dog), perché ci avverte abbaiando quando passano estranei (strangers)davanti a casa, ma fa le feste a tutte le persone che ci vengono a trovare. È anche un ottimo cagnolino da compagnia (companion dog), ma ama anche la vita all’aria aperta e quando incontra altri cani pensa di essere uno schnauzer gigante!


Questo era tutto sul nostro cane Giotto. Tra l’altro una piccola nota interessante, il nome “Giotto” l’ho proposto io per la prima volta. Dato che è un cane di razza vige questa regola (there’s a rule – vigere = to be active, in force) per cui in un determinato anno, se non mi sbaglio, tutti i cani di razza devono essere chiamati con un nome che inizi con una determinata lettera. Nell’anno di Giotto la lettera era, appunto, la G. Secondo me il nome “Giotto” è bello sia come suono – “Giotto!”,  suona bene, no? – ma anche perché è un omaggio al celebre pittore e architetto italiano. E voi avete cani, o animali in generale? Scrivetemi nei commenti al post.
Ci sentiamo nel prossimo episodio! Ah, e ci vediamo su Italki.
Alla prossima!
Ciao.

Podcast, Principiante

Cartolina da Roma – Principiante #20 (absolute beginners)

Ciao. Sono Davide e oggi vi leggerò un testo per principianti. Lo leggerò prima lentamente e poi a velocità naturale. Cominciamo!
Hey! I’m Davide. Today I’m going to read a text for beginners. First, I’m going to read it slowly, then at normal (natural) speed. Let’s start.

Caro Podcast Italiano,
Dear Podcast Italiano.

Sei mai stato a Roma? Roma, come sicuramente sai, è la capitale d’Italia ed è una città molto vecchia e storica.
Have you ever been to Rome? Rome, as you certainly know, is the capital of Italy and is a very old and historic city.

A Roma ci sono tante rovine di edifici costruiti ai tempi degli antichi romani. Sicuramente conosci il colosseo. È forse uno dei luoghi più famosi al mondo.
There are many ruins of buildings (that were) built at the time of the Ancient Romans. Certainly you know the coliseum.It’s probably one of the most famous places in the world.

Ma oltre al colosseo ci sono tanti altri posti famosi in tutto il mondo: il pantheon, piazza Navona, la fontana di Trevi, la Basilica di San Pietro.
But apart from the Coliseum there are lots of other places (that are) famous all over the world: the pantheon, piazza Navona, the Trevi Fountain, St. Peter’s Basilica.

Di Roma, oltre alla storia, mi piace anche che ci sono molti parchi belli e eleganti, come i Giardini Vaticani, Villa Borghese e tanti altri.
About Rome, apart from its history, I like that there are many beautiful and elegant parks, like the Vatican Garden, Villa Borghese and many more.

Se non sei mai venuto a Roma devi assolutamente venirci! Non per niente la chiamano “la città eterna”.
If you have never been to Rome you absolutely have to come! Not for nothing is it called “the eternal city”.

Un saluto da Roma,
Greetings from Rome,

Davide

Intermedio, Podcast

La volta che persi il passaporto in Russia – Intermedio #20 – VIDEO

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo video che registro per voi.
In questo video volevo raccontarvi una storia che forse ho già raccontato nel podcast, ma volevo anche ri-raccontarla in formato video. E perché una storia? Beh, perché ho visto questo format in un canale di una ragazza che insegna tedesco, questo formato… format, formato, storytime, quindi ho pensato: “Ma perché non fare una cosa simile anche su Podcast Italiano? Alla fine a tutti piacciono le storie, a tutti piace sentire storie.


Ok. Iniziamo la storia. Si dà il caso che mi trovavo in Russia (I happened to be in Russia). Come forse voi sapete io imparo il russo. Era due estati fa, credo estate 2017, e dopo un po’ di giorni in Russia, a San Pietroburgo e poi a Mosca, ero pronto per tornare in italia e prendere l’aereo di ritorno (the flight back). Ero da solo perché i miei genitori erano stati con me solo a San Pietroburgo. Io avevo proseguito (=continuato) il viaggio da solo e… e niente, il viaggio era arrivato alla sua conclusione. Dovevo tornare. Allora faccio per andare all’aeroporto e chiamo un Uber per… per andare all’aeroporto, no? E, salgo, arriva l’Uber, salgo sulla macchina (I get on the car) e l’autista mi fa (=dice): “Ma vuoi lasciare lo zaino (backpack) nel sedile posteriore (back seat) dell’auto? “Perché io avevo questo zaino. Allora sì, lo metto, lo prendo, lo metto nel sedile posteriore, dico: “Massì, ma tanto mi ricorderò, mi ricorderò!”


Cosa succede? Beh, forse alcuni di voi conoscono (meglio: sanno) già che io ho avuto un po’ di sfortuna (bad luck) con gli zaini, perché non l’ho dimenticato solo una volta. Beh, come avrete capito l’ho dimenticato. Io sono una persona abbastanza smemorata (forgetful), abbastanza così, che non mi ricordo le cose che devo fare. In questo caso non mi sono ricordato che dovevo riprendere lo zaino, quindi arrivato a destinazione con molta tranquillità io esco dall’uber, me ne vado all’aeroporto senza pensare che forse mi serviva quello zaino, perché in quello zaino c’era il passaporto, e per volare dalla Russia all’Unione Europea mi serve il passaporto, se no… non so cosa mi può succedere ma probabilmente nulla di bello.

E quindi niente, dopo qualche minuto mi rendo conto che io non c’ho nulla, non c’ho nulla, cioè ho il telefono, sì, avevo il telefono, ma non avevo nemmeno la la power bank, quindi il mio telefono non aveva molta batteria (power [of a device]), si sarebbe scaricato (it would have died). Allora io ero nel panico totale (in utter panic) addirittura mi sono messo a piangere (I started to cry), cioè io piango abbastanza raramente, non è qualcosa che faccio spesso, ma quella volta mi sono messo a piangere perché ero in panico totale, cioè non sapevo cosa fare, non potevo nemmeno fare chiamare perché avevo sì internet (I did have the internet, BUT…), ma non potevo chiamare perché avevo questa strana situazione: praticamente io per stare in Russia qualche giorno avevo speso un sacco di soldi per comprarmi un router, un mini-router per avere internet. Vi chiederete: “Ma perché ti sei comprato un mini-router per stare in Russia, non puoi comprarti una sim?” Costano anche poco le sim in Russia. Sì, peccato che (the problem is/was) il mio telefono, il mio telefono che ho comprato con un piano telefonico – una cosa che non… penso non rifarò mai più – cioè, l’ho comprato con una agenzia, con un operatore telefonico in Italia per pagarlo un po’ meno, pagarlo a rate (in installments). Però questo ha fatto sì che (this meant that) io praticamente non possa (meglio: potessi) cambiare la sim. O meglio, forse c’è un modo ma non sapevo come fare all’epoca, e quindi avevo deciso di spendere tutti questi soldi e avere un router esterno per avere internet, ma il mio telefono aveva la sim mia, italiana. Quindi non potevo fare comunque chiamate, chiamate di emergenza, no? O meglio… magari potevo, però avrei speso tantissimi soldi, non so nemmeno come funzionano queste cose.

Ho dimenticato di dire anche una cosa importante, ovvero che io avevo provato a contattare Uber, cioè, avevo provato… – tramite l’applicazione si può praticamente provare a mettersi in contatto con l’autista (meglio: ci si può provare a mettere in contatto = you can try to get in touch with the driver) , perché non ti danno il numero di telefono dell’autista per questioni di privacy – però senza successo. Praticamente Uber prova a fare una chiamata e metterti in contatto con l’autista, ma l’autista non rispondeva e quindi non c’era nulla da fare (there was nothing I could do) per mettersi in contatto con lui.

Quindi non sapevo cosa fare, cioè mi guardo intorno (I look around), il taxi, l’Uber non c’è, se n’è andato via, che c… faccio? E allora niente, provo a scrivere ai miei genitori e mio fratello, chiedo consiglio (I ask for advice), non so assolutamente cosa fare, sono in panico totale, dico: “Beh, che ne so proviamo entrare aeroporto,magari… non lo so magari lì trovo qualcuno con cui parlare, trovo… che ne so, mi inventerò qualcosa (I’ll think of something), dovrò pur fare qualcosa”. Considerando che comunque, cioè, io ok parlo russo (come prima, “io parlo sì il russo, MA” oppure “il russo parlare lo parlo, MA”), però avere queste conversazioni in una lingua straniera non è mai molto bello, e poi il mio russo non è forte quanto il mio inglese, quindi sicuramente non era molto piacevole come situazione. Tra l’altro… magari in passato (intendevo: in futuro) poi parlo anche di quando ho perso la valigia e ho dovuto parlare in russo all’aeroporto. Io ho sempre queste bellissime avventure in Russia.

Comunque… quindi entro in aeroporto e mi si illumina il volto di felicità (my face lights up in happiness), sorrido di felicità e di gioia, un sorriso a 32 denti (in italiano “fare un sorriso a 32 denti” significa fare un sorriso grande), o forse anche a 64, mi spuntano altri denti (new teeth come out) per sorridere di più. Perché vedo che c’era l’autista all’interno dell’aeroporto che mi aspettava con lo zaino. E quindi io gli dico: “Grazie, grazie! Ti pago, ti do dei soldi, ti do una ricompensa per questo favore che mi hai fatto”, lui però (è stato) molto gentile, mi fa: “No no, non ti preoccupare, non ti preoccupare” E se n’è andato.

Così io ho tirato un sospiro di sollievo (I gave a sigh of relief) come diciamo in italiano, perché sono andato molto vicino a… non so bene cosa sarebbe successo, però non era sicuramente una situazione molto bella, quindi ho recuperato il mio zaino (I got my backpack back), ho recuperato il mio passaporto, la power bank e niente, tutto quello che mi serviva per poter tornare in italia.

E sì, non è stata una storia molto bella, ma come spesso capita le storie che sono poco belle da vivere sono le storie più belle da raccontare. Quindi se avete già sentito questa storia beh, l’avete risentita. E se è la prima volta che la sentite ditemi cosa ve ne pare di questo format, se volete più video “formato storia”… e niente, vi ringrazio per l’ascolto e ci vediamo nel prossimo video e nella prossima storia. Alla prossima! Ciao.


Episodi senza trascrizioni, Podcast

Analisi della canzone “Una chiave” di Caparezza – Riflessioni senza trascrizioni #59

Analisi di “Una chiave” di Caparezza
Il video di “Una chiave” di Caparezza

Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi
Da come cammini, come ti vesti
Dagli occhi spalancati come I libri di fumetti che leggi
Da come pensi che hai più difetti che pregi

Dall’invisibile che indossi tutte le mattine
Dagli incisivi con cui mordi tutte le matite
Le spalle curve per il peso delle aspettative
Come le portassi nelle buste della spesa all’Iper

E dalla timidezza che non ti nasconde
perché ha il velo corto
Da come diventi rosso e ti ripari dall’imbarazzo che sta piovendo addosso
Con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto

Potessi abbattere lo schermo degli anni
Ti donerei l’inconsistenza dello scherno, degli altri
So che siamo tanto presenti quanto distanti
So bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi


[Rit.]
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo
Ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco
E ti fai solitario quando tutti fanno branco
Ti senti libero ma intanto ti stai ancorando

Tutti bardati, cavalli da condottieri
Tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri
Sei nato nel Mezzogiorno però purtroppo vedi
Solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti


La vita è un cinema tanto che taci
Le tue bottiglie non hanno messaggi
Chi dice che il mondo è meraviglioso
Non ha visto quello che ti stai creando per restarci

Rimani zitto, niente pareri
Il tuo soffitto, stelle e pianeti
A capofitto nel tuo limbo, in preda ai pensieri
Procedi nel tuo labirinto senza pareti

[Rit.]
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

Noi siamo tali e quali, facciamo viaggi astrali
Con i crani tra le mani
Abbiamo planetari tra le ossa parietali
Siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati
Ci separano solo i calendari

Vai, tallone sinistro verso l’interno
Caronte, diritto verso l’inferno
Lunghe corse, unghie morse, lune storte
Qualche notte svanita in un sonno incerto
Poi l’incendio

Potessi apparirti come uno spettro lo farei adesso
Ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso
E mi diresti: “Guarda, tutto a posto
Da quel che vedo, invece, tu l’opposto
Sono sopravvissuto al bosco ed ho battuto l’orco
Lasciami stare, fa uno sforzo, e prenditi il cosmo
E non aver paura che”

No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

I recognize you by your hair, frizzy like cypresses
By the way you walk, the way you dressby
By your eyes, wide open like those comic books you read
By how you think you have more flaws than qualities

By the “invisible” you wear every morning
By your front teeth with which you bite all your pencils
Your shoulders hunched by the weight of expectations
As if you carried them in a shopping bag to the store

And by your shyness that doesn’t hide you because its veil is too short
By how you blush and protect yourself from the embarassment raining down on you
With a smile stretched like a broken umbrella

If I could tear down the “screen” of time
I’d give you the inconsistency of others’ scorn
I know we’re as present as we are distant
I know how you feel and I know how wrong you are, believe me

No, it’s not true
that you can’t do it, that there isn’t a key
No, it’s not true
that you can’t do it, that there isn’t a key

Eyes down, you’re looking for a reason to take another step
But there’s the hook behind and the shork in front of you
And you isolate yourself when everyone else forms their packs

You feel free but you’re dropping your anchor
All harnessed, warlord’s horses
Your sweaters are torn, tacky and not at all serious
You were born in the south but sadly all you see
is snow and cold all around, like a Yeti

Life is a movie theatre, so you remain silent
Your bottles don’t carry any message
Whoever says the world is beautiful hasn’t seen what you’ve created for yourself to stay in it

You stay silent, no opinions
Your ceiling, planets and stars
Head-first into your limbo, caught up in your thoughts
you keep going in your maze without walls


No, it’s not true
that you can’t do it, that there isn’t a key
No, it’s not true
that you can’t do it, that there isn’t a key

We’re identical, we go on astral travels
with our skulls in our hands
We have planetariums in our parietal bones
We’re exactly the same, we are not relatives
Only calendars keep us apart

Go on, left heel in
Charon, straight towards hell
Long races, bitten nails, bad moods
A few nights vanished in a shaky sleep
Then the fire

If I could show myself to you as a ghost, I’d do it now
But I would scare you because I’d be the ghost of myself
And you would tell me: “Everything’s fine
But from what I can see it’s the opposite for you
I survived the woods and defeated the orc
Leave me alone, make an effort and take the cosmos
And don’t be scared, because”

No, it’s not true
that you can’t do it, that there isn’t a key
No, it’s not truethat you can’t do it, that there isn’t a key

Traduzione dell’utente Mizar sul sito lyricstranslate, con qualche mio cambiamento.
https://lyricstranslate.com/it/translator/mizar

Episodio in cui parlo di Caparezza
Post sul blog di Erika su alcune situazioni imbarazzanti
Episodio su Mica

Parlare a braccio (a ruota libera) – speak off the cuff, improvise a speech
Riflessioni senza trascrizioni significa che io parlo a braccio di tante cose senza una trascrizione – 0:20

Radiofonico – related to the radio
Venire/essere passato – to be played (on the radio)
Questo pezzo ha avuto molto successo radiofonico, cioè alla radio veniva passato questo pezzo – 3:10

Come di consueto = come al solito – as usual
Come di consueto per Caparezza è un pezzo molto complicato dal punto di vista del testo, delle parole usate e anche delle metafore – 3:32

Rovesciamento – reversal, act of turning upside down
C’è un rovesciamento, oppure un ribaltamento dei ruoli – 4:45

Via d’uscita – Way out
Quando pensi che non ci sia più via d’uscita Caparezza dice “c’è una chiave” – 9:20

Vai avanti per la tua strada – Go your own way
C’è un modo di risolvere qualsiasi problema, vai avanti per la tua strada – 9:40

Ricercato – polished, refined
Il suo italiano è ottimo e anche, devo dire, ricercato – 13:14

Appariscente – showy, eye-catching
L'”invisibile” potrebbero essere i vestiti poco appariscenti – 13:55

Criptico – difficile da capire, cryptic
Non so cosa intenda Caparezza, è un verso un po’ criptico – 14:50

Accomunare – quando una caratteristica accomuna due persone significa che entrambe le persone hanno quella caratteristica in comune
Queste sono tutte cose che accomunano Caparezza grande e Caparezza piccolo – 16:05

Trasparire – show through, be visibile
Traspare il suo imbarazzo e la sua timidezza non lo salva – 20:25

Malcapitato – unfortunate, unlucky person – una persona che è “capitata male”
I malcapitati erano costretti a saltare giù – 28:05

Dispregiativo – derogatory, con una connotazione negativa
Branco è una parola dispregiativa – 28:55

Finimenti – harness (for a horse)
I finimenti si chiamano tutti gli accessori che usano i cavalli – 30:50

Badare a qualcosa – to look after, to care for
Tutti che badano molto alle apparenze, tutti bardati – 31:25

Commuovere – to move (emotionally)
Questa parte mi commuove ogni volta che la sento – 33:10

Mi fa venire i brividi – it sends shivers down my spine
Questa parte mi piace davvero tantissimo e mi fa venire i brividi ogni volta – 33:50

Fittizio – non vero, finto, artificiale
Questo labirinto non ha parenti, è un ostacolo fittizio, che non esiste, generato dalla sua mente -38:00

Vagare – to wander, to roam
Caparezza con l’immaginazione vaga in questo suo universo che si è creato – 39:45

Soffrire di – suffer from
Soffre di insonnia, Caparezza – 47:00

Travolgere – overwhelm, crush, swamp
L’emerge della sua passione per la musica che l’ha travolto – 47:25

Prendere la parola – take the floor,
Caparezza piccolo prende la parola e dice… – 49:30

C’entrare con qualcosa – to have do to with something
Problema c’entra con questo videogioco, questa frase che dice Caparezza – 51:40

Spur – incitare, to spur, to incite
Il piccolo sprona l’adulto – 52:35





















Intermedio, Podcast

Questioni di vita o di morte – Intermedio #19

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
Io mi chiamo Davide e in questo episodio di livello intermedio – scritto da Erika ma letto da me – vi parlerò di due usanze italiane, una legata alla vita (o alla nascita) e una legata alla morte. Su podcastitaliano.com troverete come sempre la trascrizione dell’episodio con la traduzione delle parole più difficili in inglese. Cominciamo!


La nascita di un bambino porta sempre con sé momenti di grande gioia e felicità. Si sa, quando si è felici si vorrebbe condividere il proprio stato d’animo con più persone possibile. Ed è proprio per rendere tutti partecipi di un evento lieto come la nascita di un figlio che esiste in Italia la tradizione del fiocco nascita. Il fiocco nascita è un fiocco di stoffa, una specie di coccarda che si usa appendere alla porta o al portone di casa per annunciare la nascita di un bambino. Il fiocco è tradizionalmente di colore rosa se si tratta della nascita di una femminuccia, azzurro se si tratta di un maschietto. Sul fiocco inoltre viene solitamente scritta una piccola frase come “è nato x”, “benvenuto x”, per rendere noto anche il nome del nuovo nato. La tradizione di appendere questo fiocco non ha però origini italiane e, sembrerebbe, nemmeno occidentali. Si pensa derivi da un’usanza orientale, che ha a che fare con la superstizione. Secondo questa usanza, alla nascita dei figli maschi, che erano ritenuti più importanti e degno di protezione, si appendeva alle porte un amuleto, il fiocco appunto, che aveva la funzione di proteggere il bambino. La tradizione del fiocco nascita è stata poi importata in Occidente ed oggi è molto diffusa non solo in Italia, ma anche in diversi altri Paesi.

Un fiocco nascita

Un’altra usanza italiana che spesso stupisce gli stranieri che non la conoscono ha a che fare con l’opposto della nascita: la morte. Passeggiando per qualsiasi città italiana è facile imbattersi in dei fogli, attaccati a un muro o ad una bacheca, in cui si possono leggere la data di nascita e di morte, nonché quella dei funerali, di individui deceduti di recente e residenti in quella città. Questi fogli, in cui spesso è presente anche la foto del defunto, si chiamano “manifesti funebri” e servono, un po’ come i fiocchi di nascita, a comunicare un evento, in questo caso la morte di un concittadino. In questo modo, chi legge il manifesto è informato anche sulla data e l’orario del funerale, così da potervi partecipare per dare conforto ai familiari.   Sul manifesto funebre molto spesso vengono anche scritte frasi, scelte dai cari o dall’agenzia di pompe funebri, per rendere onore al defunto. Alcuni annunci funebri sono anche presenti nei giornali locali, in una apposita sezione dedicata ai cosiddetti “necrologi”, piccoli articoli dove vengono indicate, come nei manifesti funebri, le date di nascita e morte e magari una piccola biografia per rendere omaggio al defunto.

Un manifesto funebre

Avete mai visto un fiocco nascita o un manifesto funebre in Italia? Questi modi di comunicare la nascita o la morte di una persona esistono anche nei vostri paesi? Come si chiamano? Fateci sapere!


Grazie ad Erika per aver scritto questo testo. Come al solito vi consiglio di ascoltarlo, 3, 4, 5 volte per interiorizzare tutte le parole sconosciute. Se vi è piaciuto l’episodio lasciate per favore una recensione su Apple Podcast. Questo aiuterebbe altre persone a trovare Podcast Italiano. Grazie ancora per l’ascolto. Alla prossima! Ciao!



Intermedio, Podcast

I parcheggiatori abusivi – Intermedio #18


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
Io mi chiamo Davide e in questo episodio di livello intermedio – scritto da Erika ma letto da me – vi parlerò di una figura italiana molto fokloristica, quella del parcheggiatore. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione dell’episodio con la trascrizione delle parole più difficili in inglese. Cominciamo!


Parcheggiare nelle grandi città italiane è sempre un problema: non ci sono mai abbastanza parcheggi, tanti sono a pagamento, è difficilissimo trovare un posto libero. Cercare parcheggio, magari nel traffico, magari quando siamo in ritardo, è spesso un’operazione stressante. Come se tutto questo non bastasse (and on top of that), molte volte bisogna anche preoccuparsi dei parcheggiatori abusivi.
Chi sono i parcheggiatori abusivi, dite (here: you ask?)? Sono dei soggetti (individuals), solitamente uomini, che in maniera illegale hanno fatto dei parcheggi la loro fonte di guadagno (made a source of income out of car parks).
Queste persone “lavorano”, per così dire (so to speak), in parcheggi molto trafficati, vicino a luoghi molto frequentati, come il centro città, gli stadi, gli ospedali. In pratica sorvegliano” (watch) una determinata area di parcheggi e segnalano i posti liberi, facendo gesti agli autisti (drivers) per indicare i  parcheggi vuoti.
Insomma, il loro compito è quello di aiutare gli automobilisti a trovare parcheggio con più rapidità.
Dopodiché, chiedono una ricompensa” (reward) per l’aiuto fornito (= dato, offerto), di solito qualche moneta.
Chi parcheggia in un posto che gli è stato indicato da un parcheggiatore, si sente obbligato da una legge non scritta a dargli dei soldi. E questo non tanto per ringraziarlo (not so much to thank him) dell’aiuto, dato che molto spesso i parcheggiatori segnalano posti che sarebbero ben evidenti anche senza il loro intervento. Secondo la legge non scritta, o meglio, il ricatto (blackmail) non scritto, non pagare un parcheggiatore significa mettere a rischio (put at risk) la propria auto: una volta andati via, la macchina resta nelle grinfie (in the clutch, under the control) del parcheggiatore, che se è arrabbiato perché non ha ricevuto il denaro richiesto, può danneggiarla (damage) per vendicarsi.
Quindi, molto spesso, pur di parcheggiare (just to park) e di non rischiare danni alla propria auto, si da qualche moneta al parcheggiatore: meglio dare 50 centesimi a lui che dover pagare centinaia di euro per riparare l’auto.
Questa pratica, sebbene sia illegale, è veramente molto diffusa.
A Torino, per esempio, c’è un parcheggiatore che è diventato ormai una personalità e che lavora nella stessa piazza da più di vent’anni. Tutti lo conoscono e alcuni gli lasciano addirittura le chiavi della propria auto, fidandosi ciecamente di lui (blindly trusting him). Persino il giornale La Stampa, uno dei giornali italiani più diffusi, gli ha dedicato un articolo. Ovviamente la polizia sa della sua esistenza e gli ha anche fatto delle multe, ma lui continua imperterrito (=senza avere paura) la sua attività. Per fortuna però, non ricatta le persone e anzi, sorveglia le auto.
Ma aldilà della simpatia che può suscitare un personaggio come lui, l’attività dei parcheggiatori rimane un’attività abusiva (=illegale), quindi non prevista dalla legge. Queste persone riescono a guadagnare denaro tramite il ricatto,  e su questo denaro ovviamente non pagano alcun tipo di tassa.
È molto frustrante dover pagare una persona per un servizio di fatto inutile, solo per paura di subire la sua vendetta (to face, to suffer his revenge). Se dovete parcheggiare in Italia e vedete qualcuno che vi segnala con ampi gesti (sweeping gestures) dove andare, cercate di evitarlo: probabilmente è un parcheggiatore. Non pagandolo, rischierete di trovare la macchina rigata (scratched) o danneggiata, pagandolo finanzierete un’attività illegale.
In questi casi, la cosa migliore è, con un po’ di pazienza e un po’ di fortuna, trovare un altro parcheggio, senza parcheggiatori in vista e senza rischi.
Nel vostro paese esistono i parcheggiatori abusivi? Pensate che questa attività sia da punire o che tutto sommato non faccia male a nessuno, dato che si tratta di piccole somme di denaro? Fateci sapere il vostro parere!


Grazie ad Erika per aver scritto questo testo. Se vi è piaciuto l’episodio lasciate per favore una recensione su Apple Podcast. Questo aiuterebbe altre persone a trovare Podcast Italiano. Sapete inoltre che siamo su Spotify? Se ascoltate podcast lì, beh, ci siamo anche noi. Grazie ancora per l’ascolto. Alla prossima!
Ciao