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Le autostrade italiane – Avanzato #19

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di livello avanzato. Questo episodio è stato scritto da Erika e ha come argomento le autostrade in Italia. Potrebbe sembrare un argomento non molto interessante mi vi assicuro che lo è. Credo che qualcuno in passato abbia consigliato questo tema, quindi ringrazio chiunque fosse stato. Scusami se non mi ricordo il tuo nome. Vi ricordo di andare sul sito, podcastitaliano.com, a leggere la trascrizione dell’episodio con la traduzione in inglese delle parole più difficili, perché ci sono tante parole che probabilmente non conoscerete. Dunque non disperate se non capite tutte le parole, cercate di capirle dal contesto la prima volta e poi andate sul sito a leggere la trascrizione per ulteriori chiarimenti. Incominciamo.

autostrade = highways, freeways, etc.
non disperate = don’t despair
ulteriori chiarimenti = for more explanations

Le autostrade! Come faremmo senza queste strade lunghe e rettilinee, che ci permettono di viaggiare velocemente da una città all’altra con la nostra automobile? Ogni paese ha il proprio sistema autostradale, più o meno sviluppato e con le proprie peculiarità.
In Italia la prima autostrada venne inaugurata il 21 settembre 1924: collegava Milano a Varese, un’altra città della Lombardia non molto lontana da Milano.
Da quel giorno di settembre molte cose sono cambiate, il traffico è aumentato e la rete autostradale si è espansa per collegare sempre più efficientemente tutte le zone della Penisola.
Oggi in Italia ci sono 36 autostrade, per un totale di quasi 7000 km. Ognuna, oltre ad essere caratterizzata da un numero, ha anche un proprio nome: alcuni nomi sono più noti di altri e sono molto evocativi e romantici, per esempio l’Autostrada del Sole (Milano – Napoli), l’Autostrada dei Fiori (Genova – Ventimiglia), l’Autostrada Serenissima (Torino – Trieste).
La rete è più fitta al Nord che al Sud, come si può vedere dall’immagine che vi linkerò nelle note di questo episodio. 

strade rettilinee = straight roads
il traffico è aumentato = traffic increased
fitto = dense, thick, busy

La rete autostradale in Italia

In Italia, a differenza di altri paesi come la Germania, non esiste il sistema delle vignette o bollini autostradali, per cui si paga una somma fissa che permette di viaggiare su tutta la rete autostradale senza limitazioni. Per poter percorrere le nostre autostrade è necessario pagare di volta in volta una tassa, il pedaggio, fermandosi a delle stazioni chiamate “caselli” che si incontrano durante il percorso. Nella maggior parte delle autostrade si preleva un biglietto al casello d’ingresso che si presenta poi al casello di uscita, in modo da pagare il pedaggio in base al chilometraggio percorso. Più raramente capita di pagare invece una quota fissa, che dipende dal tipo di veicolo con cui si viaggia. 
Fermarsi ai caselli è abbastanza fastidioso, sia perché a nessuno piace pagare sia perché spesso si formano code lunghissime. Per ovviare a questo problema è stato creato il sistema Telepass: acquistando un piccolo dispositivo da inserire in auto, si può passare al casello senza fermarsi, perché la sbarra si apre automaticamente. Il dispositivo registra i dati del viaggio e addebita i costi direttamente sul conto corrente del proprietario. Questo permette ai veicoli di fluire molto più velocemente e ridurre i tempi di attesa quando il traffico è molto intenso, in quelli che i telegiornali chiamano “weekend da bollino rosso”, quando tanti italiani rientrano in città per esempio dalle vacanze o da una giornata al mare.

vignetta autostradale / bollino autostradale = una tassa (clicca QUI per ulteriori informazioni)
pedaggio = toll, road tax
casello = toll gate
quota fissa = somma fissa
sbarra = bar (quella che si apre e si chiude)
addebitare i costi = it charges the expense

Un casello in un’autostrada italiana

Può capitare naturalmente durante il viaggio di avere un certo languorino o di dover fare rifornimento di benzina… nessun problema! Le autostrade italiane sono disseminate di numerose stazioni di servizio… ma dimenticate questa espressione, perché gli italiani non si fermano alla stazione di servizio, no… gli italiani si fermano all’Autogrill! Autogrill è l’azienda leader nel settore della ristorazione autostradale in Italia e nel mondo. In pratica quasi tutte le stazioni di servizio in Italia sono segnate da una grande scritta rossa “Autogrill” e per questo il nome commerciale dell’azienda è diventato per noi sinonimo di stazione di servizio, anche quando siamo all’estero o la stazione è gestita da un’altra azienda (per lo stesso fenomeno per cui chiamiamo “Jeep” qualsiasi SUV o “Coca-cola” qualsiasi “Cola”). All’Autogrill si può fare benzina, rifocillarsi e comprare oggetti di vario genere, dai libri all’olio per il motore, il tutto a prezzi esorbitanti. Iconico il panino Camogli, un grande classico e esempio dei prezzi eccessivi degli Autogrill. Provatelo se passate da un autogrill italiano. L’unica cosa economica sono i servizi igienici, che solitamente sono sempre gratuiti.
Per quanto riguarda i limiti di velocità, in Italia il limite consentito sulle autostrade è di 130 km/h ed è bene rispettarlo, in quanto sul percorso si trovano spesso Autovelox (sistemi che rilevano la velocità in un dato punto) e Tutor (sistemi che calcolano la velocità media mantenuta su un determinato tratto di strada, quindi tra un punto A e un punto B) e si rischia, oltre a mettere a repentaglio la propria sicurezza, anche di incorrere in multe salate
Per tutte le informazioni sul traffico, gli eventuali incidenti, code e lavori sul percorso si può ascoltare Isoradio, un canale radiofonico Rai che offre tutte queste informazioni 24 ore al giorno.

Avere un certo languorino = feeling a bit peckish, a little hungry
Fare rifornimento di benzina = fare benzina = get gas
Disseminate = scattered with, dotted with
Rifocillarsi = mangiare qualcosa
Prezzi esorbitanti = prezzi esagerati, eccessivi (exorbitant prices)
Servizi igienici = bagno = toilet
Mettere a repentaglio la propria sicurezza = endanger your own security
Incorrere in multe salate = ricevere multe (fines) molto costose (“salate” ha questo significato solo nella collocazione “multa salata”)

Un tipico “autogrill”

Infine, se si parla di autostrade non si può non fare almeno un accenno alla Salerno-Reggio Calabria, il tratto autostradale che è diventato l’emblema delle grandi opere eterne all’italiana, iniziate e mai finite, e delle contraddizioni del Bel Paese. Considerate che la pianificazione di questa linea autostradale  risale a prima della Seconda Guerra Mondiale. Era infatti il 1934 quando si pensò di costruire un’autostrada tirrenica Livorno-Civitavecchia-Salerno-Reggio Calabria. I lavori però iniziarono (finalmente) solo nel gennaio 1962 (quasi vent’anni dopo!!!) e tra 1968 e 1969 vennero aperti alcuni tratti, ma con delle deviazioni e varie difficoltà dovute alle caratteristiche del territorio. Negli anni a venire una frana sul percorso obbligherà ad una deviazione che durerà 40 anni, verranno stanziati miliardi su miliardi e approvati programmi di ammodernamento, il tutto con una lentezza esasperante. Tra scandali, ritardi, studi e dibattiti, ma anche soluzioni architettoniche innovative e fortemente all’avanguardia, i lavori si concludono il 22 dicembre 2016: ad 82 anni dal primo progetto e a 55 dall’inizio dei lavori, la A3 Salerno-Reggio Calabria, l’opera eterna per eccellenza, è finalmente finita. 

fare un accenno = to mention
tratto autostradale = stretch of motorway/highway
l’emblema = the epitome, the symbol
grandi opere = large-scale public works
frana = landslide
stanziare fondi = to allocate funds
programmi di ammodernamento = modernization programs
lentezza esasperante = infuriating slowness
all’avanguardia = state-of-the-art

Ora che sapete tutte le informazioni necessarie per viaggiare sulle nostre autostrade e anche una breve storia sull’autostrada che è stato il cantiere più lungo e controverso d’Italia, non vi resta che venire e sperimentare tutto questo di persona, viaggiare sulle nostre autostrade per misurarne l’efficienza (o inefficienza, sarete voi a decidere), ammirarne i paesaggi e toccarne con mano le mille contraddizioni. Allacciate le cinture e… occhio ai weekend da bollino rosso!

L’autostrada “Salerno-Reggio Calabria”

Grazie ad Erika per aver scritto questo episodio e grazie a voi per averlo ascoltato. È da un po’ che non lo dico, ma vi ricordo che se vi piace Podcast Italiano potete lasciare una recensione su Apple Podcasts. Nella versione americana mancano 3 recensioni per arrivare alle 100 recensioni, quindi se qualcuno di voi vive negli Stati Uniti scrivete una recensione! Nella versione brasiliana ne mancano 7 per arrivare alle 50 recensioni. Nella versione tedesca due per arrivare alle venti. Insomma, avete capito. Lasciate delle recensioni affinché Podcast Italiano sia facilmente rintracciabile nella lista di podcast di Apple. In questo modo più persone ascolteranno i contenuti che produco, il che mi motiverebbe a produrne di più e di migliore qualità. Vedete, è un circolo virtuoso! Grazie a chi lascerà una recensione e ci sentiamo nel prossimo episodio. Alla prossima!

cantiere = construction site
toccare con mano = to experience first-hand
allacciate le cinture = fasten your seat-belt
occhio…! = look out for… be careful with…
rintracciabile = trovabile, traceable
circolo virtuoso = virtuous cycle

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Omaggio alle montagne – Avanzato #18

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Come va? Tutto bene? Non mi potete rispondere ma spero che stiate bene. Spero vi sia piaciuta la riflessione senza trascrizione che è uscita qualche giorno fa, ascoltatela se non l’avete ancora ascoltata, e spero che vi sia anche piaciuto l’ultimo video sul canale YouTube.
A proposito, se non lo sapevate – e può darsi che qualcuno che abbia scoperto di recente questo podcast non lo sappia – io ho anche un canale YouTube! Andate a dargli un’occhiata perché di recente ho pubblicato un video di ben 50 minuti, quasi un film potremmo dire, che documenta le vacanze in Croazia che abbiamo fatto di recente io ed Erika.
Il video è sottotitolato interamente, quindi vi consiglio davvero di dargli un’occhiata e di farmi sapere che ve ne pare, perché finora il video ha ricevuto un buon numero di visualizzazioni per la media del canale ma non molti commenti, quindi non so se vi è piaciuto e si vi piacerebbe vedere in futuro altri contenuti del genere, ovvero molto lunghi, oppure magari preferite video più corti. Non lo so, fatemi sapere. È molto importante per me avere un feedback da parte vostra per capire se i materiali che produco vi piacciono e vi sembrano utili.

dare un’occhiata = to check out
Che me/te/glie/ce/ve/glie ne pare = what I/you/etc. think about it

Detto questo passiamo all’episodio di oggi, che è dedicato alle montagne. Ma vi ricordo che potete rileggere la trascrizione di questo episodio su podcastitaliano.com. Potete trovare il link esatto tra le informazioni di questo episodio nell’applicazione attraverso la quale state ascoltando questo episodio.
Non voglio fare un episodio promozionale sulle montagne italiane, né tantomeno descrivervi la composizione territoriale dell’Italia come un manuale di geografia.  Per quello c’è Wikipedia. Voglio invece fare una riflessione.
Come forse sapete vivo vicino a Torino, all’imbocco di una valle, la val di Susa. Per questo motivo sono abituato alla vista delle Alpi sempre all’orizzonte, nonostante io viva nella parte più ad ovest della pianura Padana, la più grande pianura italiana, che abbraccia tutte le regioni del settentrione italiano.
Più di una volta quando ho mostrato ad altre persone il panorama che si vede da casa mia ho ricevuto commenti del tipo “sei fortunato, vivi proprio in una bella zona, vedi le montagne”, e questo mi ha portato a riflettere su quanto siano effettivamente maestose e spettacolari le montagne. Sì, perché vivere in una zona dove si possono ammirare questi giganti non è per nulla scontato. Restando in Europa basta andare in paesi come Francia, Germania, Olanda, Danimarca, Ungheria per incontrare paesaggi completamente diversi, quasi del tutto piatti, interrotti al massimo da qualche piccolo colle qua e là.

né tantomeno = let alone, and much less
manuale di geografia = geography textbook
imbocco di una valle = the entrance of a valley
pianura = plain
abbraccia tutte le regioni = embraces, covers all the regions

Io penso che le montagne e le colline siano uno degli elementi che rendono bella e interessante l’Italia e, in generale, qualsiasi paese. Rompono la monotonia della pianura e svettano all’orizzonte con una bellezza che chi vive in queste zone, come spesso accade, non riconosce, se non spostandosi in zone dalla geografia più piatta. Certo, forse l’economia e l’agricoltura ne risentono un po’: coltivare sulle colline o costruire infrastrutture sui rilievi è più laborioso, ma a livello di bellezza naturale a mio modo di vedere non ci sono paragoni. 
Sto facendo questa riflessione mentre mi trovo su un treno, il cui finestrino da sulle montagne della valle di Susa. Ed è proprio vedere questo spettacolo da vicino, essere circondato da entrambi i lati da pareti montuose, che mi ha spinto a scrivere questo episodio.

svettano all’orizzonte = stand out on the horizon
se non spostandosi in zone dalla geografia più piatta = unless they move (by moving) to places whith a flatter geography
ne risentono = are affected (negatively)
laborioso = labor-intensive
non ci sono paragoni = there’s no comparison
il finestrino da sulle montagne = the window (of a train, car, etc.) shows a view of the mountains

Io credo che chiunque sia nato e cresciuto circondato dalle montagne provi una sensazione di vuoto quando si trova in luoghi in cui queste sono assenti. Non voglio metterla su un piano troppo sentimentale o poetico, ma penso che dopotutto si tratti della stessa sensazione che provano coloro che si trasferiscono dal centro-Italia, dal sud, dalle isole, per venire a vivere in città del nord come Torino o Milano. La cosa che manca di più a questi emigranti spesso, dopo la famiglia, è il mare, che qua al nord è assente (e il lago, a loro detta, non ne è un valido sostituto). Ho sempre trovato un po’ divertente e esagerata la nostalgia che dicono di provare per il mare, una vera e propria saudade, come la definirebbero in Brasile. Pensavo: “Davvero non riuscite a farne a meno? Davvero per voi è così fondamentale il mare?” Che poi chi vive vicino al mare non va certo in spiaggia tutto il tempo
Pensandoci, però, anche io provo la stessa strana sensazione quando mi trovo in un luogo privo di montagne, quindi in un certo senso posso comprendere chi soffre di assenza di mare. Nemmeno io mi reco così spesso in montagna, se non ogni tanto per fare qualche gita o escursione. Avrò sciato una volta negli ultimi 8 anni, se va bene. È però la loro presenza sullo sfondo che mi manca, il loro svettare imponente all’orizzonte. 

pareti montuose = mountain walls
sensazione di vuoto = feeling of emptiness
non voglio metterla su un piano sentimentale = I don’t want to make it sound to sentimenta or poetic
Farne a meno = do without it
Che poi… = And, I mean,… / And also…
Privo di montagne = che non ha montagne
Mi reco (recarsi) = andare
gita = day-trip, outing

Mio nonno, anche lui nato e cresciuto qui, da giovane passò del tempo all’accademia militare di Lecce, in Puglia. Ricordo che anche lui, che non aveva mai vissuto da nessun’altra parte, raccontava di aveva provato questa sensazione di vuoto e disorientamento dovuta alla totale mancanza di montagne: si da il caso che Lecce sia uno di quei rari luoghi molto pianeggianti, non molto comuni in Italia. Perché a parte la pianura Padana al nord, l’Italia è perlopiù un saliscendi fatto di colline, colli, montagne, con la pianura che spesso occupa una piccola fetta di terra lungo la costa. L’Italia infatti ha solamente il 23 % di pianura ed è il paese più alto come altitudine media in Europa dopo Svizzera, Islanda e Spagna. Ebbene, anche mio nonno raccontava di questa sensazione di assenza che lo pervadeva
Penso che chi viva in una zona di montagna possa capirmi, ma forse anche chi vive al mare o nella natura. E dato che si dice che la sensazione di gratitudine faccia bene alla psiche, oggi ho voluto dimostrare la mia gratitudine alle montagne, compagne ferme e silenziose di chi, come me, vive al loro fianco.
E voi vivete vicino alle montagne? Oppure di montagne da voi non c’è traccia? C’è qualche elemento naturale della vostra terra che vi manca quando viaggiate? O magari vi manca l’architettura della vostra città. Magari siete di New York e vi manca vedere i grattacieli che svettano sulla skyline della vostra città. Fatemi saperi nei commenti di questo episodio, sono curioso di sapere se sono l’unico che prova questo tipo di sensazione, ma non credo di esserlo .
Riascoltate come sempre questo episodio più di una volta per assorbire, per così dire, tutte le parole e strutture difficili e leggete la trascrizione sul sito. Noi ci vediamo nel prossimo episodio.
Alla prossima!

Da nessun’altra parte = nowhere else
Dovuta a = causata a
Pianeggiante = flat – dove c’è pianura
Saliscendi = ups and downs – “sale e scende”
Fetta di terra = “slice” of land
Lo pervadeva = pervaded him
Sensazione di gratitudine = feeling of gratitude
Psiche = mind
Al loro fianco = by their side
Non c’è traccia = there’s no trace
Grattacieli = skyscrapers

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La lingua latina – Avanzato #17

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
Di recente ho ritrovato un file con il copione, quindi il testo, di un  episodio di livello avanzato che non ho mai registrato. Risale a quasi un anno fa, pensate! Dato che mi sembra un episodio interessante, ho deciso di registrarlo ora.
Il tema di questo episodio  è la lingua latina, più nello specifico il rapporto degli studenti italiani con il latino, ma anche il rapporto che ho io con la lingua di Cesare. Seguite il link nella descrizione dell’episodio per leggerne la trascrizione.

Il latino, come quasi tutti gli studenti che lo apprendono, l’ho studiato al liceo. Ho fatto il liceo scientifico (andate a risentirvi l’episodio sulla scuola in Italia se non sapete cos’è un liceo) e a liceo scientifico si è obbligati a imparare il latino.
Per chi non lo sapesse, il latino che si impara nella scuola italiana è il latino classico, che parlavano gli antichi romani ai tempi della repubblica e dell’impero romano. Con il passare dei secoli la lingua si è deteriorata – oppure, per non dare giudizi di merito, è cambiata – suddividendosi in tutte le lingue romanze che conosciamo noi. L’italiano, per ovvie ragioni geografiche e storiche, è la lingua più simile al latino. Effettivamente leggendo testi latini, pur non comprendendoli, magari a causa delle differenze nel sistema grammaticale, abbiamo tuttavia un grande senso di familiarità. Inoltre – e questo credo sia una peculiarità italiana – la pronuncia che apprendiamo è la cosiddetta “pronuncia ecclesiastica”. Che cosa significa? Beh, il latino dopo la caduta dell’impero romano è rimasto la lingua della chiesa e dello Stato della chiesa, del Vaticano. La pronuncia, però, è cambiata. Anche durante le celebrazioni ufficiali, la pronuncia, appunto ecclesiastica, era più simile alla pronuncia delle nuove lingue (o dialetti) che erano andati a formarsi. Quindi il latino ecclesiastico è una sorta di latino pronunciato all’italiana.

Copione = script
Per chi non lo sapesse = for those who don’t know
Con il passare dei secoli = with the passing of centuries
Giudizio di merito = value judgment
Pur non comprendendoli = anche non capendoli, anche non li capiamo
Ecclesiastico = relativo alla chiesa


Facciamo degli esempi:
– in latino si diceva “kentum”, non centum.
– in latino si diceva “winum”, non vinum.
– in latino si diceva “kaesar”, non cesar.
– in latino si diceva “Genua”, non Genua, per parlare della città che oggi conosciamo come Genova.
Potrei apportare molti altri esempi.
Il sistema vocalico era persino più complicato, dunque non ne parlerò. Che io sappia, tuttavia, in altri paesi si cerca di imparare una pronuncia più corretta dal punto di vista filologico, quindi più simile a quella originale. Va detto che, non essendoci registratori, non è possibile sapere con certezza come parlassero i romani, ma è possibile fare stime accurate.

Parliamo del rapporto degli studenti italiani con il latino. Innanzitutto è importante sottolineare che il latino ha la  reputazione di materia complicata e, per alcuni, persino del tutto inutile. La domanda classica che molti si pongono (ma non solo nel caso del latino) è “ma a che serve imparare una lingua morta, che non si parla da 2000 anni?”.
Vi dico subito che non sono qui per dire quanto sia bello imparare il latino, ma nemmeno per dire quanto sia noioso e inutile. Nel mio caso è stato entrambe le cose: a volte interessante, a volte assolutamente frustrante. Da un certo punto di vista sono contento di avere le conoscenze che ho oggi, perché mi aiutano a comprendere meglio l’influenza del latino sulla mia lingua, ma anche su tante altre lingue. Persino il russo è pieno zeppo di parole di origine latina che, come di solito accade (lo stesso accade in inglese), sono di un registro più alto e formale rispetto alle parole, per così dire, “autoctone“.
Dall’altro lato mi chiedo: non sarebbe stato forse più proficuo dedicare tutte queste ore umane allo studio di qualche altra materia, magari più utile al giorno d’oggi? Per fare un esempio, programmazione?
Non è una domanda retorica, me lo chiedo per davvero. Secondo me porsi questo interrogativo è lecito.

Non essendoci registratori = dato che non c’erano registratori (recorders)
Del tutto = completamente
Pieno zeppo = completamente pieno / chock-full
Autoctono = locale / native
Proficuo = profitable, beneficial

Un aspetto dello studio del latino a scuola che non mi piace affatto è la metodologia con cui viene insegnato. Questo non è molto diverso alla maniera in cui vengono insegnate altre lingue straniere ma, se vogliamo, nel caso del latino è persino peggio. Infatti l’apprendimento scolastico del latino non ha alcuna componente attiva: non si parla, non si ascolta. Si impara solamente la grammatica e si traduce, solitamente dal latino verso l’italiano, facendo una “versione”, ovvero uno “spostamento”, una traduzione. I test (verifiche) di Latino spesso consistevano in versioni, traduzioni. Mi ricordo scene di miei compagni che copiavano grazie all’ausilio dei già esistenti smartphone le versioni dal telefono, facendo traduzioni in italiano decisamente superiori alle loro capacità, a mio modo di vedere in maniera alquanto sospetta. In maniera inspiegabile però la facevano franca quasi sempre e non destavano dubbi nei professori!
Insomma, il latino piaceva e piace a pochi, questo è fuor di dubbio. C’è un aspetto che però a me ha sempre affascinato, ovvero l’etimologia del latino e il lascito del latino all’italiano. Successivamente, questo è stato utile anche nell’imparare altre lingue, romanze e non. Vi faccio alcuni esempi di etimologie interessanti. Il primo riguarda la parola “considerare”, composto di “cum” (“con”) e “sidus”, stella. Abbiamo altre parole che derivano da “sidus”, come “distanza siderale”, ovvero una grande distanza, un freddo siderale (molto freddo), facendo un allusione al freddo dello spazio. Ma che c’entrano le stelle con “considerare”? Beh, gli antichi guardavano le stelle per riflettere sul destino. In un certo senso, mettevano insieme le stelle e, un po’ come fanno gli astrologi, facevano predizioni sul futuro.

Copiare = (qui) copiare le risposte di qualcuno in un test a scuola / to cheat on a test by “copying” someone’s answers

Pensate anche a “desiderare”, in cui al posto di “cum” abbiamo “de”, che indica una direzione dall’alto verso il basso oppure un’assenza (come un caffè decaffeinato, senza caffeina). In questo caso, l’assenza di una stella (o di un astro) rappresentava una delusione, una mancanza. Quindi, “si desidera” qualcosa che non si ha.
Oppure all’inglese “despise”, che viene dal latino (tramite il passaggio in francese) “despicere”. “spicere” significa guardare. Pensate a “spettatore”, “aspettare”, “rispettare”, “ispettore”, ecc. In questo caso, “despicere” significava guardare (spicere) dall’alto verso il basso (de). Chi guarda dall’alto in basso.. beh, prova sdegno! In italiano diciamo “disprezzare“, che però deriva dalla parola prezzo, o in latino “pretium”, ovvero abbassare il valore di qualcosa (contrario di “apprezzare”).
Di esempi simili ce ne sono vagonate, dunque mi fermo qui prima che sia troppo tardi e che l’episodio diventi lunghissimo. Al giorno d’oggi però il latino mi aiuta a notare tante piccole cose di questo tipo. Per un nerd delle lingue come me è una fonte di una certa soddisfazione e sorpresa.
Al giorno d’oggi credo di essermi dimenticato molto di quanto sapevo del latino, com’è normale che sia dopo molto tempo che qualcosa viene abbandonato. Chissà, un giorno potrei ritоrnarci e riscoprirlo un po’.
E voi avete mai imparato il latino? Vi affascina come lingua o non vi interessa? Scrivetemi nei commenti sul sito.
Questo era tutto per oggi, se vi è piaciuto questo episodio riascoltatelo più di una volta per memorizzare le parole e le strutture. Inoltre io ed Erika abbiamo aperto una pagina Teespring di merchandise. Se trovate Podcast Italiano utile e volete aiutarci potete, oltre a fare una donazione su PayPal (che è sempre apprezzato), anche comprare una maglietta, una borsa, una tazza con su scritto “Podcast Italiano”. Perché no? è un modo di supportare noi e di ricevere qualcosa in cambio. Quindi andate a dare un’occhiata alla collezione, sempre seguendo il link nella descrizione. Ho fatto anche la rima!
Detto questo, grazie per l’ascolto. Ci sentiamo nel prossimo episodio!
Alla prossima.

Sdegno = indignation, disdain
Disprezzare = to despise
Ce ne sono vagonate = there are truckloads of them
Ho fatto la rima = I even made it rhyme

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“L’Italia fa schifo” – Avanzato #16 – VIDEO

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Benvenuti in un un nuovo episodio di livello avanzato. Se avete letto il titolo di questo episodio potreste aver pensato che sono uscito di testa. “L’Italia fa schifo”? Ma che stai dicendo, Davide! Sei fuori?
Premetto subito che non penso che l’Italia faccia schifo. Questa frase riassume però il punto di vista pessimistico di molti italiani, in particolar modo di noi giovani. Ho notato che c’è una enorme disparità tra come noi italiani vediamo il nostro paese e quello che pensano dell’Italia gli stranieri. Lo vedo nelle mie lezioni: quanti di voi mi dicono che imparano l’italiano per amore della cultura, del cibo, oltre che della lingua in sé.
Non dico che noi italiani non sappiamo apprezzare le bellezze del nostro paese e della nostra cultura; dico che noi ci concentriamo più facilmente sugli aspetti negativi, mentre voi stranieri solitamente su quelli positivi.

Uscire di testa = go out of one’s mind
Disparità = differenza – disparity
Per amore = for the love of, for the sake of

Forse questo non è così sorprendente: si sa, alla fine “l’erba del vicino è sempre più verde”.
Voglio però spiegarvi perché secondo me esiste questa disparità di opinioni tra noi italiani e voi stranieri. Secondo me i motivi sono principalmente due:
Il primo è che noi italiani siamo in un certo senso abituati a ciò che voi apprezzate maggiormente dell’Italia. Sì, amiamo il nostro cibo, ma in fin dei conti per noi il cibo italiano non è cibo italiano, è cibo e basta. Ci piace molto e ci manca quando siamo all’estero, ma ci siamo abituati.
La stesso vale per l’architettura e per le bellezze storiche e culturali dell’Italia: siamo talmente abituati a chiese del 1200 che vederne una non ci fa un grande effetto, come se ne fossimo assuefatti.

Il secondo è che vivere in un paese non è come visitarlo. Se è vero che alcuni degli aspetti negativi dell’Italia possono anche interessare un turista (treni in ritardo, disorganizzazione, sporcizia in alcune città), un italiano che vive in Italia ha a che fare con gli stessi problemi e con molti altri che magari un turista o uno straniero che ama l’Italia non conosce e di cui vi parlerò oggi. Vediamo questi motivi che spingono alcuni di noi a dire che “l’Italia fa schifo”.

L’erba del vicino è sempre più verde = the grass is always greener on the other side / si pensa sempre che le cose negli altri paesi siano migliori

Fare effetto = to affect, to impress, to surprise, etc. – in questo caso = non ci impressiona
Assuefatto = abituato – di solito si dice di una medicina che non funziona più
Sporcizia = dirt, filth, in questo caso spazzatura (trash)
Spingere = to push letteralmente, in questo caso “ci portano a dire”, “ci fanno dire” (make us say)

– la disoccupazione giovanile. In Italia il livello di disoccupazione giovanile (calcolata tra giovani tra i 15 e i 24) anni è circa al 30%. Questo è un problema che persiste da anni e per il quale la politica non fa e non ha fatto pressoché nulla, perché si sa, alla politica i problemi di difficile soluzione, da affrontare con strategie a lungo termine non interessano.
Collegato a questo problema c’è quello della “fuga di cervelli”: ci sono tanti laureati, ragazzi qualificati che preferiscono abbandonare l’Italia perché non hanno grandi prospettive di lavoro qua in Italia. Tanti ricercatori per esempio si vedono costretti ad emigrare per andare dove avranno la possibilità di fare ricerca. Si sa che quando tutte le menti più intelligenti del tuo paese se ne vanno all’estero le prospettive di crescita del paese intero vanno in fumo.

– le tasse altissime. In Italia la pressione fiscale è estremamente alta se si considera la qualità dei servizi che riceviamo. La percentuale delle tasse rispetto al PIL italiano è del 43% circa. Cioè, le tasse che riceve lo stato ammontano al 43% del prodotto interno lordo. Ci sono sicuramente paesi in cui questo rapporto è simile, come la Germania. Nessuno però oserebbe dire che l’efficienza delle infrastrutture, dei trasporti e degli ospedali italiani sia allo stesso livello dei corrispettivi tedeschi.
Il problema è collegato all’altissima evasione fiscale. Tanti in Italia evadono, ovvero non pagano le tasse e quindi lo stato è costretto ad aumentarle. L’Italia è infatti il primo paese in Europa per evasione fiscale. Si è stimato che per ogni euro riscosso dal fisco, ovvero effettivamente pagati in tasse, 23 centesimi siano evasi. Questo crea un circolo vizioso: se tante persone non pagano le tasse, le persone che le pagano finiscono per pagarne ancora di più.

Persistere = durare, continuare (ma più formale)
Pressoché = quasi (ma più formale)
Fuga di cervelli = brain drain – quando persone qualificate fuggono (run, flee) dal proprio paese alla ricerca di lavoro
Andare in fumo = go up in smoke, go down the drain – finire male
PIL = prodotto interno lordo, GDP
Osare = to dare
Evasione fiscale = tax evasion – non pagare le tasse
Fisco = treasury – un nome usato per indicare il Tesoro dello stato
Circolo vizioso = vicious cycle

– l’istruzione inadeguata. Secondo vari studi statistici i ragazzi italiani hanno capacità di lettura e competenze in scienze e matematica inferiori a quelle dei coetanei in altri paesi. Meno di un italiano su tre tra i 25 e 34 anni ha una laurea (in Europa la media è del 44%). Meno di un italiano su sei in età lavorativa è laureato (peggio dell’Italia c’è solo la Romania). Noi italiani, in sostanza, siamo un popolo abbastanza ignorante. Un popolo ignorante è anche un popolo facilmente manipolabile dalla politica. Ogni riferimento alla situazione politica in Italia o al fatto che Berlusconi abbia governato 4 volte è puramente voluto.

– i trasporti e le infrastrutture inadeguate. In paesi che ho visitato come l’Ungheria e Polonia, che sicuramente hanno economie meno forti della nostra, i trasporti cittadini e le infrastrutture (almeno nelle grandi città) sono anni luce dai nostri. Va detto che forse questi paesi ricevono molti fondi europei, però è inaccettabile che Roma, una delle città più visitate al mondo, abbia un sistema di trasporti disastroso, strade piene di buche, sporcizia ad ogni angolo. O che Torino per esempio abbia ancora tram degli anni 80. Per non parlare delle scuole fatiscenti, degli ospedali inadeguati, dei ponti che crollano, del fatto che una nuova opera richieda anni ed anni di lavoro per essere ultimata, e più grande è più è possibile che ci sia il problema della…

– mafia. Sì, in Italia la mafia esiste, è un problema attuale e ancora irrisolto. Molti miei studenti mi chiedono, incuriositi, se questa cosa che sembra tanto stereotipata e quasi “da film” sia davvero vera. Lo è purtroppo, e non solo al sud. La mafia si infiltra negli appalti, nelle grandi opere, nella politica. Certo, l’estorsione mafiosa, ovvero il “pizzo”, quella somma di denaro che bisogna pagare alla mafia se si ha un negozio, un ristorante, un’impresa è un problema concentrato al sud-Italia, ma la mafia a grandi livelli è un problema in tutto il paese.

Coetanei = peers – persone della stessa età
Manipolabile = che si può manipolare, controllare (in senso negativo)
Anni luce da = light yefromars, in questo caso = molto peggio rispetto a  
Fatiscente = crumbling, run-down, in condizioni pessime
Appalti = tender, contract
Grandi opere = grandi costruzioni
Pizzo = protection money

È per questo (e a dire il vero, per tanti altri motivi) che l’Italia spesso ci fa incazzare. E forse, in un certo senso, rosichiamo (almeno io lo faccio), ovvero siamo frustrati: perché il nostro è un paese che ha potenzialità incredibili, un territorio bellissimo, un clima mite e soleggiato, mare, montagne, colline, forse la cucina migliore al mondo, una quantità di siti unesco che non può vantare nessun altro paese al mondo, e, non dimentichiamoci che è anche la nona economia più forte del pianeta. Però, come ho detto, quando in un paese ci vivi e quando hai a che fare con tutto il peggio che questo ha da offrire, quando non si ha un lavoro, quando il treno è cancellato per l’ennesima volta, quando senti che all’estero guadagnano molto più di quanto tu possa guadagnare facendo lo stesso lavoro, ecc., ecc.,  è facile dimenticarsi del sole, del mare, degli spaghetti allo scoglio e del Chianti.
Non sono però di certo una persona che ritiene che l’estero sia la terra promessa, che trasferirsi all’estero risolva tutti i tuoi problemi e migliori la tua vita nel 100% dei casi. Di questo magari parlerò in un altro episodio. In questo però volevo spiegarvi il punto di vista che abbiamo un po’ tutti qua in Italia e spero di essere riuscito a darvi una prospettiva più ampia di ciò che è il nostro paese: un paese che a volte ami, a volte odi, ma di certo non ti fa restare indifferente.
Grazie per essere arrivati fino alla fine. Vi consiglio di riascoltare l’episodio più di una volta per assorbire tutte le parole e le strutture difficili. Vi ricordo che potete leggere la trascrizione integrale dell’episodio sul sito, trovate un link nelle note dell’episodio. Se vi piace Podcast Italiano vi chiedo un favore: parlatene almeno ad un’altra persona che conoscete che sta imparando l’italiano. Ve ne sarei molto grato. Seguitemi anche su Instagram (podcast_italiano) Noi ci sentiamo nel prossimo episodio.

Fare incazzare = to piss someone off
Rosicare = essere frustrati, arrabbiati (slang)
Potenzialità = potential
Vantare = to boast
Avere a che fare con = (qui) deal with
Ennesima volta = the nth time
Terra promessa = promised land
Restare indifferente = remain indifferent 

Avanzato, Podcast

Vita di mare (con mia madre) – Avanzato #15

Ciao tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, e nello specifico state ascoltando un episodio di livello avanzato. Questo episodio è stato scritto e letto da mia madre, quindi grazie a mia madre. E di che cosa parla? Beh, questo episodio parla praticamente della sua vita di mare da piccola, della sua vita balneare (seaside life) potremmo dire, quindi, diciamo, racconta un po’ il suo passato da piccola. di quando andava al mare qua, diciamo, (vicino). Vicino alla nostra regione. che si chiama Piemonte c’è un’altra regione, la Liguria, e quindi, diciamo, che è la meta turistica (tourist destination) più comune per i piemontesi che vogliono andare al mare, perché in Piemonte non c’è il mare. Quindi il mare più vicino è quello della Liguria. Racconta anche di come ha imparato a nuotare e… l’ho messo tra gli episodi avanzati perché ci sono tante parole che secondo me non sapete e quindi… come impararle? Beh, se non le capite potete andare su podcastitaliano.com, sul sito, e potete rileggere questo episodio, o meglio leggere e anche risentirlo ma leggendolo. Questo è un ottimo modo per imparare e, diciamo. interiorizzare (internalize), tutte queste parole difficili.

Prima di incominciare inoltre vi ricordo anche che questo episodio e Podcast Italiano di questi tempi è sponsorizzato da italki. italki un sito per fare lezioni individuali di qualsiasi lingua praticamente. Io sono un insegnante su italki, quindi se non ne avete abbastanza (if you don’t have enough of) della mia brutta voce e anche della mia brutta faccia nei video e volete fare lezioni, addirittura delle lezioni con me, beh potete farlo. Seguendo il link in descrizione, nella descrizione di questo podcast avrete $10 di sconto e niente… oppure (potete pensare) Davide, io sono stanco di te, voglio fare lezione con un’altra persona. Potete farlo e, anzi, vi consiglio magari di farlo se volete, o di provare, perlomeno, più insegnanti (various teachers – “più” in questo caso non significa “more” ma “vari”, ovvero “più di uno), perché su Italki ci sono tantissimi insegnanti, tantissimi insegnanti bravissimi. Quindi è molto comodo, lo potete fare da casa vostra, ve lo consiglio e… niente, grazie ad Italki e adesso ci sentiamo l’episodio.

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Fin da piccoli (ever since we were kids) i nostri genitori  portavano d’estate me e mio fratello in vacanza al mare in Liguria, una regione italiana  confinante a sud con il Piemonte e lambita (lapped by, toccato leggermente – in questo caso “bagnato”)  appunto dal mar Ligure e, pertanto, meta facilmente accessibile ai torinesi. In particolare ci recavamo (=andavamo) nella graziosa (cute, pretty) cittadina chiamata Finale Ligure, dove soggiornavamo tre settimane presso la pensione Riviera, un accogliente piccolo albergo a conduzione familiare (family-owned). Le nostre giornate scorrevano (went by) tranquille, iniziando con una gustosa colazione, dopo la quale ci recavamo in spiaggia, per poi tornare in albergo per il pranzo, seguito da una passeggiatina digestiva (=una passeggiata per digerire) e dall’immancabile riposino (inevitable nap – ironico) in camera. Verso le 16 si tornava in spiaggia, per poi rientrare nel tardo pomeriggio e prepararsi per la cena, seguita da una passeggiata più lunga in riva al mare (by the sea). Adoravo quelle giornate, ma al di sopra di tutto mi piaceva proprio la vita balneare, ossia trascorrere bei momenti in spiaggia con mio fratello e gli amichetti e soprattutto fare il bagno in mare (swimming in the sea). Una precisazione: di solito andavamo in uno stabilimento balneare (bathing establishment), cioè una struttura a pagamento dotata di ombrelloni (sunshades), sedie a sdraio (sunbeds – da “sdraiarsi”, che significa “to lay down”), bar, bagni, docce, cabine per cambiarsi, pedalò per far qualche giro in mare,  e  soprattutto i bagnini (lifeguards), il cui compito è di vigilare sulla sicurezza dei bagnanti (watch over the swimmer’s safety), intervenendo in caso di pericolo. In alternativa esistevano, ed esistono tuttora, le cosiddette spiagge libere gratuite, dove occorre portarsi tutta l’attrezzatura (equipment) e non c’è personale addetto alla sicurezza (security personnel). Pertanto, per motivi di comodità, da piccoli abbiamo sempre frequentato spiagge private, che tuttora sono abbastanza costose. Come già anticipato, il momento che attendevo spasmodicamente (I would spasmodically wait for = con molta emozione) era appunto quello del bagno in mare. C’erano però due problemi. Il primo problema  era che non sapevo ancora nuotare, o meglio, intorno ai 6-8 anni nuoticchiavo (I kind of swimmed – il suffisso “icchiare” indica un’azione fatta con un po’ di difficoltà oppure non con grande convinzione) con il salvagente (lifejacket), ossia una ciambella (“doughnut”) di plastica gonfia di aria infilata sotto le ascelle (tucked under the armpits), che mi permetteva di stare a galla (stay afloat). Successivamente il salvagente è stato rimpiazzato dai braccioli (armband, water wings), piccole ciambelle allo stesso modo gonfiate e infilate (put on, worn) in alto intorno alle braccia. Oltretutto in città non andavamo, per vari motivi, a corsi di nuoto per bambini, e quindi non c’era modo di imparare. Il secondo problema era che tassativamente (=obbligatoriamente) bisognava aspettare non meno di tre ore dopo i pasti per poter fare il bagno senza interferire con la digestione: regola questa che in tempi più recenti si è un po’ mitigata (= si è ridotta, è diventata meno severa). Perciò cercavo di ingannare il tempo giocando con la sabbia, bagnandomi i piedi ( quello almeno era permesso) e chiedendo ogni mezz’ora a mia mamma se potevo entrare in acqua. Finalmente il momento tanto atteso arrivava, ma mi era concesso di stare in acqua al più venti minuti, per non raffreddarmi e buscare qualche malanno (catch a disease).
Ma veniamo alla questione più interessante: come ho imparato a nuotare senza salvagente. Avrò avuto circa 11 anni, dunque non ero più una bambina. Una nostra vicina di ombrellone (sunshade neighbor), una ragazza simpatica, si era offerta di insegnarmi: perciò mi portava in acqua senza braccioli e mi sorreggeva a galla a pancia in su o a pancia in giù (she would hold me and keep me afloat face-down or face-up) per farmi acquisire le nozioni di base. Però non è che facessi grandi progressi. Un bel giorno mi ricordo che di mia iniziativa (of my own accords), all’insaputa dei miei genitori (unbeknownst to my parents, senza che lo sapessero i miei genitori), entro in acqua senza braccioli e mi lascio scivolare provando due o tre bracciate a stile libero (two or three strokes swimming freestyle). Una grande conquista: sono riuscita a stare a galla da sola e man mano con il passare del tempo e il costante esercizio ho acquisito sempre più sicurezza in acqua, fino a raggiungere la meta più ambita (yearned for, coveted) da noi ragazzi, la boa (buoy), ossia in realtà la piattaforma galleggiante collocata a circa 50 metri dalla riva!
Ma veniamo ad un’altra conquista: come nuotare a faccia in giù, ossia con il viso immerso nell’acqua, e come imparare a respirare correttamente. Di fatto avevo imparato a muovermi in acqua, ma con la testa rigorosamente fuori, e quindi per acquisire uno stile più adeguato bisognava fare un ulteriore passo avanti. Un’estate, alla fine delle vacanze (avrò avuto 14 anni) trovo dal giornalaio un libriccino (un libro piccolo) intitolato “Saper nuotare”. Interessatissima,  decido di acquistarlo, ma ahimè (alas) era ora di tornare in città e pertanto non avrei avuto modo di mettere in pratica gli insegnamenti. Però non demordo (I don’t give in) e, una volta a Torino, decido di cimentarmi (try my hand at) ugualmente con il primo, fondamentale esercizio: come tenere aperti gli occhi sott’acqua. Si trattava di riempire una bacinella (bucket) o un lavandino di acqua, collocare sul fondo qualche oggettino, tipo un anello, un braccialetto o simili, immergere il volto fino alla fronte, aprire gli occhi e guardare gli oggettini prima posati. Insomma, mi sono armata di coraggio (I armed myself with courage) e ho seguito alla lettera le istruzioni: non è stato poi così difficile e la soddisfazione che ho provato è stata indescrivibile! Da quel momento la strada verso la conquista del nuoto è stata in discesa (downhill). L’anno successivo i miei genitori hanno acquistato un alloggio (=appartamento) in un’altra località della Liguria, in un condominio con piscina: a quel punto, tutte le occasioni erano buone per acquisire maggior sicurezza negli stili, soprattutto rana (breaststroke swimming) (il mio preferito) e stile libero. Poi più avanti ho anche seguito corsi di nuoto in città, però ricordo ancora con nostalgia il momento cruciale in cui, vincendo le paure, i miei occhi si sono aperti sott’acqua e hanno visto per la prima volta le bollicine d’aria soffiate fuori dalla bocca (air bubbles blew out from the mouth).


Ringrazio di nuovo mia madre, penso che scriva molto bene, che cosa ne pensate? Potete scrivermelo nei commenti a questo episodio sul sito e scrivetemi se volete altri episodi con mia madre. Mi hanno detto alcune persone che mia madre ha una bella voce, quindi mi fa piacere sentirlo. Penso anche… mi chiedo anche se questo significa che io ho una brutta voce, non lo so, ma potete scrivermelo. Anzi, potete rassicurarmi (reassure me) se volete, potete dirmi che vi piace anche la mia, non lo so, come volete, ma siate onesti, l’onestà è importante. E niente, vi consiglio di riascoltare questo episodio 3, 4, 5 volte per abituarvi e interiorizzare tutte queste parole. Andate su Italki e niente, lasciate anche una recensione a questo podcast su Apple Podcasts perché questo come sapete dovrebbe… almeno, non lo so per certo, ma dovrebbe essere utile. Almeno credo. Non lo so per certo, però così dicono tutti e così lo faccio anch’io.
Vi leggo per esempio l’ultima recensione. Tra l’altro se non lo sapevate su Apple Podcasts le recensioni sono divise per paesi (divided by country), quindi se uno va su, diciamo, sul sito americano legge le recensioni americane, sul sito tedesco solo le recensioni tedesche, però… per esempio il mercato americano che è quello più grande ha 87 recensioni, anzi 87 valutazioni, non tutti scrivono, però se scrivete è ancora meglio. Per esempio Armani Barboncino (bel nome) mi ha scritto:

Educational, entertaining, engaging!!!

I am subscribed to a dozen Italian language podcasts but this one is my “hands down” favorite. Davide and Erika are true professionals. Hats off to them!

Grazie Armani per le tue belle parole e… penso che una cosa che potrò fare è leggere le recensioni (sul podcast), penso sia simpatica come idea, anche in altre lingue magari. Ok, questo è tutto, grazie e ci risentiamo presto. Ciao!