Categoria: Intermedio

Intermedio #6 – La pasta

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Benvenuti su Podcast Italiano, in questo episodio molto gustoso e molto “calorico” (high in calories), in cui parleremo di uno dei piatti più famosi d’Italia, la pasta.

Penso che una delle associazioni generate dalla parola “Italia” nella mente di molte persone (the association created by the word “Italy” in the mind of many people), anche di coloro che non sono interessati all’Italia e alla cultura italiana, sia il cibo, e dunque i  due piatti che sono conosciuti universalmente: la pasta e la pizza. Oggi parleremo della pasta, e magari andremo a scoprire qualcosa di nuovo.

La pasta, come detto, fa parte dei luoghi comuni (stereotypes) associati all’idea di “italianità” (italianness), come anche il nostro modo di gesticolare (the way we use hand gestures), la figura del mafioso, la carnagione abbronzata (tan skin color), il vino ecc. Spesso gli stereotipi sono falsi, o comunque non corrispondono esattamente alla realtà, ma bisogna dire che nel caso della pasta c’è molto di vero (a lot of is true). Noi italiani consumiamo pasta quasi quotidianamente, e secondo i dati che ho trovato mediamente un italiano consuma circa 25 kg di pasta ogni anno, (che mi sorprende perché pensavo fossero almeno il doppio!) e si mantiene  al primo posto della lista stabilmente (keeps its leading position in the chart) .

In Italia vengono prodotti 3,5 milioni di tonnellate di pasta ogni anno, di cui più della metà vengono esportati in altri paesi.
Ci sono davvero moltissime varietà: la pasta può essere lunga (come gli spaghetti), può essere corta (come le penne), può essere ripiena (stuffed/filled) (come i ravioli), può essere liscia, rigata (striped), spessa, sottile, ecc. Queste caratteristiche possono dare origine a diverse combinazioni. Inoltre i condimenti (toppings) possibili sono anch’essi innumerevoli, dunque le ricette della pasta sono infinite. La ricetta che però tutto il mondo conosce è quella della pasta al pomodoro. Solitamente la pasta si cuoce “al dente”, che letteralmente vuol dire “to the tooth”.

Solitamente si produce a partire dalla farina di grano duro (Durum wheat/pasta wheat), chiamata di solito semola. Si ottiene dunque la cosiddetta “pasta secca”, ovvero quella prodotta industrialmente. La “pasta fresca”, solitamente fatta in casa, si differenzia in (differs in) umidità e acidità. A proposito, queste cose sono stabilite dalla legge italiana!

La pasta è stata inventata  parallelamente (at the same time) in Italia e in Cina, ma con tecniche diverse. Infatti in Cina non era presente il grano, dunque si faceva uso del riso o di altri cereali, soprattutto il miglio (millet). Esiste una leggenda, soprattutto negli Stati Uniti, secondo la quale (according to which) Marco Polo avesse portato la pasta in Italia dopo il suo viaggio in Cina. Ciò non è assolutamente vero, è una leggenda appunto, anche perché Marco Polo ebbe a che fare (had to deal with) soprattutto con i Mongoli e non con i Cinesi, che erano consumatori di pasta. Inoltre le tracce storiche che testimoniano (testifying to)  un consumo di pasta sono molto antiche sia in Italia che in Cina.

Chiunque di voi abbia vissuto in Italia, o viaggerà in Italia, sicuramente si renderà conto (will realize) di quanto la pasta sia onnipresente (omnipresent, everywhere) nella dieta italiana. La pasta è anche un elemente culturale importantissimo, come non dimenticare la celebre scena del film “Un Americano in Italia“, in cui il protagonista “Nando Mericoni” (interpretato dal leggendario Alberto Sordi), benché amante delle abitudini americane non riesce a resistere davanti a un piatto di spaghetti (da lui chiamati “macaroni”).

In questo caso, dunque, il luogo comune corrisponde alla realtà!

Ci sono alcune espressioni collegate con la pasta di cui vi voglio parlare:
“Avere le mani in pasta”, significa essere coinvolto in qualcosa, solitamente un’attività illegale. Si può dire per esempio – rimanendo in tema di stereotipi che a volte non sono neanche stereotipi –
“Il mafioso aveva le mani in pasta in tutti gli affari del comune!
Un’altra espressione è “Essere fatti della stessa pasta”, ovvero avere la stessa natura caratteriale, che può essere positiva o negativa. “Loro due sono fatti della stessa pasta”. Si può anche dire “Vediamo di che pasta sei fatto”, “let’s see what you’re made of” si può dire in inglese.

Queste sono le espressioni che mi vengono in mente relative alla pasta. Spero che vi sia piaciuto questo episodio e non vi sia venuta troppa fame. Se vi è venuta, soddisfatela con un bel piatto di pasta, e noi ci vediamo nel prossimo episodio. Alla prossima!

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Intermedio #5 – Black Mirror, una serie tv fantastica

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Benvenuti su Podcast Italiano! In questo episodio di livello intermedio vi parlerò di Black Mirror, una delle mie serie tv preferite negli ultimi tempi. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Incominciamo!

Come, penso, molti di voi, adoro le serie tv. Se dovessi dire cosa preferisco tra serie e film, credo che sceglierei le serie. Soprattutto da quando Netflix è arrivato in Italia, guardo decisamente più serie che film. Penso che tutti sappiate cos’è Netflix, ma per chi non lo sapesse (for those who don’t) Netflix è un servizio online che permette di guardare film, serie tv, documentari, cartoni animati (cartoons) a un prezzo mensile che si aggira intorno ai 10 euro. Con mia grande gioia (much to my delight) è arrivato in Italia circa un anno fa, e personalmente sono molto soddisfatto! Per chi impara le lingue poi è molto utile, dato che quasi sempre sono presenti sottotitoli, almeno in inglese, quindi è davvero un servizio ottimo.  Oggi vi volevo parlare di una serie tv che mi è piaciuta davvero tanto, che c’è su Netflix, e che considero una delle migliori degli ultimi anni. La serie si chiama Black Mirror, traducibile (translatable as) come specchio nero in italiano, che a quanto ho capito (from what I understand) sarebbe lo schermo spento di uno smartphone o di un qualsiasi dispositivo elettronico (electronic device). Dato il mio interesse (given my interest) per la tecnologia, era naturale che mi piacesse una serie di questo tipo. Riassumendo (to sum up) il contenuto della serie in poche parole, gli episodi, che contengono tutti storie a sé stanti (separate, stand-alone), narrano  avvenimenti ambientati in futuri non troppo lontani da noi, che si possono definire per molti aspetti “distopici”.  La tecnologia è vista in una luce decisamente negativa (in a negative light) e vengono mostrate le potenziali conseguenze negative che può avere sulla società. E’ una serie non facile da guardare, nel senso che ogni episodio è molto impattante (with a great impact) e serve un po’ di tempo per “digerirlo(digest it, process it); non è una serie in cui si può fare “binge-watching”, non si possono dunque guardare tutti gli episodi di getto (really fast, right away), uno dopo l’altro. O meglio, si può ma non lo consiglierei a nessuno! 🙂
Ogni episodio infatti porta lo spettatore a riflettere su come la tecnologia può prendere una piega (take a turn / ha preso una brutta piega = it took a turn for the worseinquietante nel futuro a noi prossimo. Per quanto a me la tecnologia interessi molto, sono consapevole che ci sono molti modi in cui le cose potrebbero non andare per il verso giusto (go wrong), come ho parlato anche nel mio episodio sull’automazione. Se vi interessa l’argomento, leggete il libro “Superintelligence” di Nick Bostrom, che parla dei pericoli enormi che potrebbe rappresentare la creazione dell’intelligenza artificiale, un libro che a volte sembra quasi scritto da un pazzo furioso (lunatic, total psycho) ma che in realtà contiene osservazioni lucide, scientifiche. Inoltre vi consiglio anche il film Ex Machina, uscito nel 2015, che ricorda Black Mirror in molti aspetti ed  anch’esso molto bello e profondo.  Non vi dico altro.

Tornando però a Black Mirror: è difficile rimanere indifferenti a una serie di questo tipo! Black Mirror ci fa pensare e magari avrà una sua utilità nel sensibilizzare il suo pubblico (increase awareness among its audience) il suo pubblico a questioni  importanti; solo il tempo saprà dirci (only time will tell) poi se le questioni sollevate saranno rilevanti nel futuro, ma, come si dice in italiano, “meglio prevenire che curare(prevention is better than a cure).
Non voglio entrare nel dettaglio delle trame di ogni episodio perché sono dell’idea che ogni serie, film, romanzo, sia più godibile (enjoyable) quando si conosce il meno possibile della storia; dunque non farò nessuno spoiler e non vi rovinerò la sorpresa (spoil the surprise). In totale ci sono 12 episodi divisi in tre stagioni più uno speciale natalizio (che forse è il mio episodio preferito), e la durata è solitamente di un’ora. Se, come me siete interessati alla tecnologia e alle tematiche ad essa correlate (issues related to it), dovete assolutamente guardare Black Mirror. Non ci sono scuse 🙂 A mio parere, da amante di serie TV, è una delle serie più geniali e innovative degli ultimi tempi. Detto questo, non mi resta molto altro da dirvi. Spero possa piacervi la serie, che potete trovare su Netflix se siete abbonati. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Vi auguro una buona giornata e alla prossima!

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Intermedio #4 – Il terremoto in Italia centrale


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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo è un episodio di livello intermedio, in cui vi parlerò del terremoto (earthquake) avvenuto ad Agosto in Italia centrale, e in generale del problema delle catastrofi naturali in Italia. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione con la traduzione delle parole più difficili.

Come forse saprete il 24 agosto 2016 c’è stato un forte terremoto nel centro Italia, nella cosiddetta “Valle del Tronto”, al confine tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Tre sono i comuni che hanno subito danni ingenti (serious damage): Accumoli, Amatrice (famosa per il famoso sugo all’Amatriciana, conosciuto in tutto il mondo) e Arquata del Tronto. Le scosse (shocks, quakes) sono state numerose, e l’attività sismica non è ancora conclusa del tutto. Infatti oggi, 16 ottobre, c’è stata un’ulteriore (an additional) scossa di magnitudo 4,1. Ma la scossa principale è avvenuta appunto il 24 agosto alle 3:36:32 con una magnitudo di circa 6 gradi della scala Richter. Le vittime sono state 298, i feriti 388. Gravi sono inoltre i danni al patrimonio culturale locale (local cultural heritage), come chiese ed edifici. I danni stimati (estimated damage) dal presidente del consiglio (prime minister) Matteo Renzi sono di 4 miliardi di euro.
L’Italia, specialmente il centro e il sud, è notoriamente (famously, is known as) una zona ad alto rischio sismico (high risk of earthquakes)– ovvero la probabilità che avvengano terremoti è estremamente elevata. Tra i paesi europei infatti l’Italia è quello storicamente più colpito da sismi (synonim of earthquake), che in diverse occasioni sono stati distruttrici (destructive). Uno dei più famosi negli ultimi anni è stato quello che ha colpito e devastato l’Aquila, in Abruzzo, nel 2009, causando ben 309 morti. Nel 1980 il famoso terremoto dell’Irpinia causò quasi 300 morti, e se torniamo indietro di circa un secolo (if we go back one century), nel 1908, il terremoto di Messina fu la più grande catastrofe naturale di cui si ha memoria (in living memoryin Europa per numero di vittime (circa 100.000, forse di più)
I terremoti dunque sono molte frequenti in Italia. Ma perché allora, si potrebbe obiettare (one might wonder, ask) ci troviamo ogni volta così impreparati? (we are unprepared / trovarsi impreparati). Perché terremoti di 6 gradi di magnitudo, che in Giappone non provocherebbero nemmeno una vittima (would not cause a single victim), in Italia ne causano centinaia? E’ una questione difficile.

Uno dei problemi principali che rendono i terremoti in Italia così pericolosi è la grande ricchezza di edifici storici, di antica costruzione (built a long time ago). L’Italia ha un patrimonio culturale e artistico gigantesco (è il paese che ha il numero maggiore di siti storici inseriti nella lista dell’Unesco), e comuni come quelli colpiti dal sisma dallo scorso agosto non hanno edifici moderni, costruiti secondo (built following) le moderne tecnologie antisismiche (antiseismic, earthquake-proof); è per questo che spesso subiscono danni ingenti quando capitano terremoti di questo tipo. Ristrutturare (renovating) un così grande numero di edifici antichi non a norma (noncompliant) comporterebbe un costo secondo alcuni non sostenibile per le casse dello stato (state coffers, state funds). Dall’altro lato però, i terremoti in Italia sono una realtà tristemente nota (infamous, sadly famous) e se non si trova una soluzione periodicamente ci toccherà assistere a tragedie di questo tipo  .
Ma non sono solamente i terremoti a causare problemi al nostro paese: le alluvioni e inondazioni (floods) che si verificano puntualmente (reguarlyogni anno con l’arrivo dell’inverno e della pioggia (soprattutto in regioni come Liguria, Toscana, Emilia-Romagna), sono una piaga dell’Italia.
E’ un dato di fatto (it’s a fact) che la nostra penisola sia spesso colpita da catastrofi naturali, come è un dato di fatto che non si sia fatto abbastanza in passato al fine di prevenirne e limitarne i danni. A mio parere però, è necessario intervenire in maniera sistematica e soprattutto avere memoria storica (historical memory). Terremoti e inondazioni sono la norma per il nostro paese, e purtroppo possono solo continuare ad esserlo anche in futuro.

Grazie per aver ascoltato l’episodio. L’argomento non è per niente facile, è un argomento controverso e spesso dibattuto e quindi sono rimasto sul generico (keep it general) per non dire imprecisioni (inaccuracies), non sono un esperto in materia e quindi non voglio dire cose non vere; spero che vi sia comunque piaciuto e abbiate imparato qualcosa. Per la trascrizione visitate podcastitaliano.com e riascoltate l’episodio più di una volta per migliorare la vostra comprensione. Alla prossima! Ciao.

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Intermedio # 3 – Cinque anni fa l’addio a Steve Jobs – Articolo

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Cinque anni fa, poche settimane dopo aver passato il testimone (after passing the baton, passare il testimone = leaving somebody else take over) al suo successore Tim Cook, il genio visionario di Apple, Steve Jobs, si spegneva (passed away / spegnersi = morire) per un tumore al pancreas: le sue intuizioni hanno aperto nuovi capitoli nella storia dell’informatica, e il suo culto è ancora vivo più che mai (more than ever) tra i fan in tutto il mondo. Oggi Apple è la più grande società al mondo per valore di mercato (market value) e rimane una delle più influenti, il suo utile netto (net profit) di 53 miliardi di dollari dell’anno scorso era superiore a quello combinato di colossi (giants) dell’high tech come Facebook, Amazon e Microsoft.

Allo stesso tempo, però, la crescita di Cupertino sta rallentando (is slowing down, from “rallentare”) e si trova ad affrontare (has to face) più preoccupazioni che mai (more worries than ever before) sul suo futuro, con le vendite di iPhone e iPad in calo (decreasing) per una progressiva saturazione del mercato, e il fatto che l’Apple Watch non è diventato un prodotto di grande successo (very successful). Secondo diversi osservatori, insomma, la Mela non è più quella di una volta, o quanto meno (at least / = almeno), sembra sia venuto a mancare (disappeared / can also mean “to die” like “spegnersi” es. “È venuto a mancare durante la notte”) il colpo di genio (stroke of genius) nel pensare prodotti precursori (precursor of, groundbreaking) di consumi (consumption) e tendenze (trends), seguendo l’eredità (following the steps, literally “heritage”) di colui (of him who) che ha stravolto (revolutionized, radically changed from “stravolgere”) il mondo della tecnologia, ideando (coming up with, from “ideare”) oggetti che hanno cambiato la vita a più di una generazione.

E la Apple (sometimes we use the article “la” in front of the name of companies), forse per la prima volta, viene percepita  almeno in Europa, come (is perceived asuna entità di una certa arroganza (an entity of a certain arrogance) che non vuole pagare le tasse: accusata di avere approfittato (taking advantage of) di un regime fiscale (tax system, tax regime) troppo favorevole in Irlanda, la Casa di Cupertino ha reagito (replied, literally “reacted”) stizzita (irritated) all’annuncio di una ‘multa’ di 13 miliardi di euro comminata (inflicted, from “comminare”, very formal) dalla Commissione europea. Dal Macintosh, il primo personal computer con il mouse, passando per iPod e iTunes Store, che hanno modificato radicalmente (radically changed) il modo di acquistare la musica, fino all’iPad e soprattutto all’iPhone, su cui Jobs ha sostituito (replaced) i pulsanti (buttons, but  only for devices) con il touchscreen dando vita (bringing forth, giving life to) ad una vera rivoluzione.

Apple, però, cerca ancora di inventare futuro, e nel nuovo iPhone 7 abbandona il jack, la presa per le cuffie. Forse un po’ troppo poco, osservano i più critici (the most critical say) Da quando è morto, Jobs è diventato protagonista di libri e film, il suo discorso (speech) ai neolaureati (recent graduates) dell’Universita’ di Stanford con la celebre frase “Siate affamati, siate folli” viene ripetuto come un mantra. Il suo ricordo viaggia sui social network e anche sul sito Apple, dove gli è stata dedicata una pagina dal titolo ‘Remembering Steve’, che raccoglie (gathers, from “raccogliere”) in tempo reale tutti i pensieri dei suoi fan. Ormai (at this point) sono milioni le persone da tutto il mondo ad aver condiviso i propri ricordi e messaggi: “Una cosa che tutti hanno in comune, da quelli degli amici personali, ai colleghi, ai possessori di prodotti Apple – si legge sul sito – è il modo in cui sono stati toccati (they’ve been moved) dalla sua passione e creatività”.

Come avete potuto notare ci sono numerose parole relative alla tecnologia che in italiano rimangono uguali (stay the same, don’t change) come, pronunciate all’italiana, high-tech, mouse, personal computer, touch screen – queste sono quelle che c’erano nel testo, ma ce ne sono molte altre come per esempio webcam, monitor, router. Solitamente nel settore della tecnologia le parole inglesi non vengono tradotte, ci sono alcune eccezioni, ma generalmente rimangono tutte in inglese.

Spero vi sia piaciuto questo episodio, su podcastitaliano.com troverete il testo, non mi resta che salutarvi. Ci vediamo nel prossimo episodio.

Alla prossima!

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Intermedio #2 – I dialetti italiani


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Benvenuti su podcast italiano. Questo è il secondo episodio della serie intermedio e il tema di oggi sono i dialetti italiani, che a me interessano molto e che spesso causano dubbi (cause doubts) a tutti gli stranieri che imparano l’italiano.

Forse sapete già che in Italia ci sono molti dialetti, e se siete già stati in Italia probabilmente vi siete resi conto di come non sempre il modo di parlare di persone di diverse regioni sia comprensibile (understandable, comprehensible) allo stesso modo. Magari capite senza problemi le persone di una regione, ma quando vi spostate (you move to.. / spostarsi = to move, not with the meaning of moving house = trasferirsi) in un’altra regione la vostra comprensione peggiora (gets worse) molto. Forse vi hanno detto che questo è causato dal fatto che in Italia ci sono molti dialetti.

Bisogna fare una distinzione tra dialetto e accento. In inglese, per esempio, con “dialect” spesso si intende (we mean) “varietà di inglese”. In italiano però il dialetto è un’altra cosa. I dialetti in Italia, infatti, sono delle vere e proprie (actual) lingue separate, “sorelle” dell’italiano, ma diverse. Io, che abito in Piemonte (living in Piemonte / lit. “I, who I live..”), nel nord,, capirei molto poco se una persona mi parlasse in dialetto siciliano.

In Italia, dunque, ci sono tantissimi dialetti. Quanti? Difficile dirlo, perché spostandosi anche solo di pochi chilometri ogni dialetto cambia leggermente, quindi potenzialmente ne potrebbero esistere migliaia (there could be thousands of them).

L’italiano, come saprete (as you will/may know), deriva dal latino. Quello che forse non sapete è che l’italiano si parla da poco tempo. La base dell’italiano è il fiorentino letterario del 1300. Penso abbiate sentito parlare di (I think you might have heard of / lit. “heard talk about”) Dante, il più famoso scrittore italiano. L’italiano viene definito spesso come “la lingua di Dante, che spesso viene chiamato “il padre dell’Italiano”. Infatti è stato uno dei primi a (one of the first to) scegliere di non scrivere solo in latino, ma anche nella lingua locale. Il suo capolavoro (masterpiece) “La Divina Commedia” fu scritto in fiorentino, ovvero la lingua di Firenze.

L’importanza di Dante è stata così grande che di fatto (in fact) i letterati (scholars, intellectuals) di tutta Italia iniziarono a utilizzare l’italiano per comunicare e scrivere, lingua che però la gente comune non conosceva e non parlava. Persino a Firenze la lingua di Dante col passare del tempo (as time went on) cambiò moltissimo. In Italia c’erano molti piccoli regni (kingdoms) e stati, e in ognuno di questi (in each of these) il popolo parlava la propria lingua.

Nel 1861 l’Italia si è unita, e l’italiano, basato sul fiorentino, è stato adottato come lingua nazionale a causa della sua importanza letteraria, ma ci è voluto molto tempo (it took a long time) prima che il popolo iniziasse a utilizzarlo. L’istruzione obbligatoria (compulsory education) per molti decenni non ebbe successo. Le guerre mondiali hanno in parte aiutato, in quanto persone da ogni angolo del paese dovevano comunicare tra di loro.

Ma ciò che ha contribuito maggiormente alla (contributed the most to)  diffusione (the spreading) della lingua è stato l’arrivo della televisione negli anni ‘50. La televisione ha portato l’italiano in ogni angolo d’Italia. Per questo l’italiano è una lingua giovane: è utilizzato su larga scala (on a large scale) solamente da circa 70 anni.

Oggi l’italiano è diffuso (widespread) praticamente ovunque in Italia. Nel 2006 il 91,8% di abitanti dichiarava (claimed) di parlare italiano. Ma i dialetti, non sono morti, e sono parlati maggiormente da persone anziane e in zone di provincia (ma non esclusivamente) e in contesti familiari e informali, meno in ambito lavorativo (working environment / ambito = scope, context, field).

I dialetti sono però sempre meno (less and less) utilizzati. Io, per esempio, nonostante (although) tutti i miei nonni siano piemontesi, non parlo il dialetto piemontese, ma conosco solo alcune parole e frasi. La diffusione del dialetto dipende molto da regione, età, classe sociale, ecc., ci sono molti fattori. Per esempio il dialetto Veneto, che ha un’importante storia letteraria, è ancora molto vivo (very much alive).

I dialetti hanno influenzato e influenzano ancora oggi molto l’italiano. Infatti in ogni regione l’italiano è caratterizzato da (characterized by) parole e usi provenienti dal dialetto locale, e gli accenti sono svariati (several, multiple). Per questo ogni regione ha il suo “italiano regionale”, mentre l’italiano scritto è molto più uniforme (uniform, as in not changing). Gli italiani però si capiscono (understand each other) senza troppi problemi (without too much difficulty) quando comunicano in italiano.

So che tutto questo può spaventarvi un po’, ma non preoccupatevi: è difficile al giorno d’oggi (nowadays) trovare un italiano che non parli l’italiano. La difficoltà principale può essere capire l’accento, che varia fortemente (will vary widely) da regione a regione, e alcune parole regionali. Spero che con il tempo imparerete ad apprezzare questa grande ricchezza (great wealth) di accenti, di parole e di usi che sono l’eredità (heritage) dei dialetti nella lingua italiana .

Spero che questo episodio vi sia piaciuto, se non avete capito tutto ascoltatelo una seconda, una terza volta. Se volete potete provare ad ascoltare l’episodio della serie avanzata in cui parlo dei dialetti. Come ho già detto troverete la trascrizione sul sito, inoltre sempre sul sito vi lascio una cartina (map / sinonimo = mappa) dei dialetti italiani. Come ho detto nell’episodio è difficile definire i confini (estabilish the borders) da un dialetto all’altro, comunque alcune persone ci hanno provato e secondo me, anche se non è perfetta, avere una cartina di come sono divisi i dialetti è molto interessante.

Detto questo ci vediamo nel prossimo episodio.

Alla prossima!

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Intermedio #1: Episodio Introduttivo

italy_round_icon_64Il primo testo contiene traduzioni (tra parentesi) delle parole e delle strutture più complicate. Questo è un testo di livello intermedio, quindi troverai le traduzioni solo delle espressioni che reputo più difficili per uno straniero che impara l’italiano. Se qualche passaggio nel testo non ti è chiaro, scrivi un commento.

Più in basso troverai il link allo stesso testo ma senza suggerimenti. Ti consiglio di utilizzare il primo testo se alcune delle parole ed espressioni non ti sono chiare, per poi rileggere il testo ma questa volta senza traduzioni. Ascolta contemporaneamente la registrazione.

united_kingdom_round_icon_64The first text contains translations (in parenthesesof complicated words and structures. This is an intermediate level text, so you will only find translations of what I think might be difficult for a foreigner who is learning italian. If you find any passage in the text hard to understand, please write a comment below.

Scroll down to find the link to the same text  without any hints. I reccomend you read the first text if you don’t understand some of the words or phrases, and then try to read the same text without any translations. Listen to the audio at the sime time.


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Benvenuti su Podcast Italiano! Questo è un episodio introduttivo in cui voglio presentarmi  e spiegare l’obiettivo di questo mio progetto. Mi chiamo Davide e abito in provincia di Torino, nel Nord Italia. Ho ventuno anni e attualmente (at the moment, presently, doesn’t mean actually”) studio traduzione e interpretariato all’università. Le lingue sono una delle mie più grandi passioni. Oltre all’italiano, la mia lingua madre, parlo l’inglese, lo spagnolo, il francese e il russo (in questo ordine di “fluency”, o “fluenza”, parola che oramai (by now) è comune anche in italiano).  Oltre a studiare le lingue alle università, dedico al loro studio buona parte (a big chunk, a big part) del mio tempo libero. Le lingue da qualche anno a questa parte (for some years, in the last few years) giocano un ruolo davvero importante nella mia vita. Di questo però parlerò più nel dettaglio in  episodi a venire (to come, as in “years to come” etc.).

L’idea di creare Podcast Italiano mi è balenata in testa qualche tempo fa (balenare in testa = to pop into sb’s head). Su internet ci sono molti podcast e materiali per le lingue più “grandi” e più studiate, come per esempio l’inglese, lo spagnolo e il francese. Benché l’italiano sia una lingua comunque molto studiata, la mole (amount, bulk) di contenuti non è paragonabile a quella di lingue come, appunto, inglese, spagnolo e francese. Per questo motivo ho deciso di creare Podcast Italiano, con lo scopo di promuovere e facilitare lo studio della mia lingua, l’italiano.

Quali saranno i contenuti di questo podcast? La mia idea è di non parlare di grammatica. O perlomeno (in any case) alla grammatica non dedicherò la maggior parte (most) della mia attenzione. Se siete interessati alla grammatica ci sono centinaia (hundreds) di altre risorse, su internet o su libri, che potete utilizzare. La mia personale convinzione (belief, convinction) – e non solo mia, ma anche di numerosi “poliglotti”  e appassionati di lingue su internet – è che la grammatica non abbia un ruolo fondamentale nello studio delle lingue e che, per quanto (although) in dosi “omeopatiche”, dosi molto piccole, possa servire, spesso si commetta l’errore (commettere un errore = to make a mistake) di concentrarsi (to focus onquasi esclusivamente alla grammatica, che può essere noioso e frustrante, tralasciando (tralasciare = to neglect) inoltre il fatto che non si può imparare una lingua senza esporsi ad essa, a contenuti autentici. Esporsi a una lingua vuol dire ascoltarla e leggerla. L’ascolto e la lettura sono fondamentali, ed è ancora meglio se vengono fatti contemporaneamente (at the sime time, simultaneusly). Tramite (via, through, thanks to) questa esposizione intuitivamente capirete i meccanismi e le strutture (o “pattern”, per dirla all’inglese) ricorrenti (recurring) all’interno della lingua.

Ed è proprio l’ascolto e la lettura che potrete praticare su Podcast Italiano. Ogni episodio è accompagnato dalla sua trascrizione contenente la traduzione tra parentesi delle parole ed espressioni che io considero più complicate. Dunque potrete leggere o ascoltare ogni episodio, o, meglio ancora, fare le due cose (both thingscontemporaneamente (simultaneously, at the same time).

Gli episodi si dividono in tre livelli di difficoltà: principiante, intermedio e avanzato. I contenuti saranno di diverso tipo, a partire da testi scritti da me, fino ad articoli di giornale e, perché no, qualche pillola di letteratura (pillolatidbit, nugget, literally “pill”, in this case it means excerpt. It can mean something brief, not extensive or comprehensive).  Non farò però una traduzione dei miei podcast perché sarebbe troppo laborioso (laborious, time-consuming). Vi consiglio di dare un’0cchiata (have a look at) siti come LingQ.com o Readlang.com (a pagamento), che vi permettono di lavorare sui testi ottenendo traduzioni di ogni singola parola o gruppi di parole. Altrimenti potete utilizzare il plugin gratuito per browser di Google Translate.

Che vogliate iniziare a parlare e scrivere fin da subito, con un vocabolario evidentemente limitato, o successivamente (later on), quando il vostro vocabolario sarà più ampio (big, vast, extensive), questo sta a voi. In ogni caso è impensabile (it’s unthinkable/impossible) essere bravi a parlare e a scrivere se non si legge e ascolta tanto.

Detto questo, non mi resta che (it only remains for me / maybe not used very often in english, but pretty common in italian) augurarvi buon ascolto e buona lettura!

Alla prossima.

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