Intermedio, Podcast

L’esame di maturità – Intermedio #27

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Avviso! Ho deciso di provare a mettere le parole difficile alla fine di ogni paragrafo. Ditemi come vi sembra.

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Io sono Davide e in questo episodio parliamo di un argomento abbastanza interessante che è l’esame di maturità, ovvero un esame alla fine della scuola superiore che è, diciamo, motivo di ansia per tanti ragazzi italiani. E, a proposito, in questi giorni gli studenti italiani stanno affrontando questa terribile prova, o meglio prove, più di una. L’episodio si ricollega, ovvero è collegato all’episodio che abbiamo fatto sulla scuola italiana, quindi vi consiglio prima di sentire quell’episodio sulla scuola italiana e poi tornare qua e sentire questo. Penso che faremo anche un episodio di riflessioni senza trascrizioni in cui parleremo della nostra esperienza all’esame di maturità, quindi un trittico, una trilogia di episodi sulla scuola e questo è un testo scritto da Erika come al solito scritto ottima è un pochino difficile ho deciso di metterlo a livello intermedio, ma potrebbe essere quasi avanzato. Quindi a maggior ragione per questo episodio andate a vedere la trascrizione sul sito. Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast e ascoltate l’episodio più di una volta per cercare di ricordarvi le strutture più difficili, che sono più di una in questo episodio. Inoltre voglio ringraziare Italki che sponsorizza questo episodio come sapete. Italki [è una] grandissima piattaforma per imparare le lingue. Sto insegnando molto di questi tempi su Italki. In molti di voi hanno, diciamo, deciso di iscriversi attraverso il link ,quindi si sono contento che 1) italki sponsorizzi Podcast Italiano e 2) di poter fare lezione con tanti di voi che mi dicono: “Davide, io ti seguo dal podcast”. Quindi sì, sono contento di riuscire ad aiutare tante persone e ricordatevi, come ho detto nell’ultimo video, che se se volete parlare bene dovete parlare tanto. Quindi voi mi conoscete, sapete più o meno chi sono, come sono, come parlo, quindi se avete paura di parlare con altre persone potete parlare con me, vi prometto che non mordo, diciamo in italiano. Quindi grazie ad Italki e ricordatevi avrete $10 in crediti da spendere per le lezioni se seguite il mio link.

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E ora sentiamoci questo magnifico episodio scritto da Erika.

motivo di ansia = source of anxiety
si ricollega = is linked, is connected
trittico = opera in tre parti
a maggior ragione = even more so, all the more reason
di questi tempi = these times
non mordo = I don’t bite


Con l’arrivo del mese di giugno si avvicina, in Italia, il momento più atteso, desiderato, sognato da tutti gli studenti: la fine della scuola. Ormai le giornate sono lunghe e calde, l’aria sa di primavera e la mente dei ragazzi vaga verso i lidi assolati, le serate fuori con gli amici, i giochi all’aria aperta, i gelati, gli amori estivi… i libri rimarranno, per qualche mese, a riposare sui loro scaffali , chiusi, e con loro tutte le preoccupazioni relative alle interrogazioni, alle verifiche, ai professori.

C’è solo una categoria di studenti che vorrebbe, invece, che questo mese non arrivasse mai. Sono i cosiddetti “maturandi”, i ragazzi all’ultimo anno delle scuole superiori, ormai diciottenni, ormai adulti, che si stanno pericolosamente avvicinando ad un evento che li aspetta da anni, a cui pensano con ansia e preoccupazione da settembre o chissà, forse addirittura da prima. Si tratta del cosiddetto “esame di maturità”, l’esame finale a cui tutti gli studenti italiani, al termine del quinto anno di scuola superiore  devono sottoporsi. È un esame temutissimo, un po’ perché è oggettivamente difficile, un po’ perché viene dipinto come una sorta di rito di passaggio dal periodo scanzonato dell’adolescenza alle responsabilità dell’età adulta, alle decisioni sul proprio futuro e il proprio destino.
È quindi un passaggio che segna la fine di un’epoca della vita, della scuola e dell’adolescenza.

(la mente dei ragazzi) vaga = wanders
lidi assolati
= spiagge assolate (ma più poetico)
scaffali = shelves
interrogazioni
= oral tests
verifiche
= written tests
cosiddetto = so-called
al termine =
alla fine
(un esame a cui gli studenti devono) sottoporsi
= undergo, go through
temutissimo
= molto temuto (feared)
un po’ perché
= partly because
viene dipinto (come un rito di passaggio)
= it’s depicted as a
Periodo scanzonato
= light-hearted, cheerful
segna la fine di un’epoca
=  marks the end of an era

Vi consiglio di ascoltare una famosissima canzone di Antonello Venditti, Notte prima degli esami, e di guardare il film che porta lo stesso titolo, per avere un’idea, seppur un po’ romanzata , di quello che rappresenta la maturità per i giovani italiani.
Ma in che cosa consiste, quindi, questo temutissimo esame?
Negli anni si sono succedute varie discussioni e varie riforme sulle sue modalità, ma il succo è che si tratta di una sorta di test sulle competenze acquisite e le nozioni imparate durante un percorso di studi durato cinque anni. L’esame è diviso in due parti: una parte scritta e una parte orale.
La parte scritta si divide a sua volta (dopo l’ultima riforma) in due prove. La prima prova consiste nel cosiddetto “tema”, ovvero la stesura di un testo in italiano, con il quale lo studente deve dimostrare di padroneggiare perfettamente la propria lingua e di saper organizzare le idee in modo logico. È possibile scegliere tra più “tracce”, cioè diversi tipi di testo: tema di attualità, tema argomentativo o analisi di un testo letterario.
La seconda prova invece dipende dal tipo di scuola frequentata, perché è legata alle “materie caratterizzanti”, cioè le materie tipiche dell’indirizzo scelto, per esempio le lingue per il liceo linguistico o la matematica per il liceo scientifico.
La difficoltà e la preoccupazione maggiore sta nel fatto che queste prove sono uguali per tutta Italia, poiché sono elaborate dal Ministero e non dai professori, come avviene invece per le verifiche svolte durante l’anno. Quindi non è possibile ottenere indizi di nessun tipo sulle prove: il loro contenuto è imprevedibile e viene scoperto solo il giorno dell’esame.
Fino all’anno scorso era prevista anche una terza prova (eliminata dall’ultima riforma) che faceva molta paura agli studenti, perché consisteva in uno scritto in cui bisognava rispondere a 12 domande aperte riguardanti gli argomenti svolti durante l’anno in tre o quattro materie diverse. Le domande per questa prova, però, erano scelte dai docenti.

seppur = anche se
romanzato
= fictionalized – reso simile a un romanzo per rendere il racconto più interessante
il succo è
= the central idea is (lit. “the juice”)
a sua volta
= in turn
stesura
= qui significa “scrittura”
padroneggiare
= master
(la difficoltà) sta nel fatto che
= lies in the fact that
indizi
= hints
uno scritto =
a written test
docenti
= insegnanti

Queste due prove come abbiamo visto non sono semplici, ma la prova più temuta è senza dubbio l’esame orale: lo studente deve essere preparato sul programma di tutte (o quasi) le materie studiate all’ultimo anno. Il giorno dell’esame orale il maturando si trova infatti davanti ad una commissione composta da alcuni dei professori che ha avuto durante l’anno (i cosiddetti “interni”), da alcuni professori sconosciuti (perché provenienti da altre scuole, i cosiddetti “esterni”) ed un presidente che controlla che tutto venga svolto secondo le regole.
Ogni professore pone allo studente una o più domande sulla materia di sua competenza, alle quali lo studente deve rispondere nella maniera più completa possibile. I professori “interni” sono professori conosciuti, quindi è più semplice rispondere alle loro domande che, se sono gentili, solitamente non sono troppo difficili. Non si può dire lo stesso per i professori esterni, le cui domande invece sono più imprevedibili.
Insomma, bisogna ricordarsi un sacco di informazioni, confrontarsi con professori mai visti prima e, naturalmente, tenere a bada (control) l’ansia: da questo esame dipende il voto finale con il quale termineremo la scuola superiore!

provenienti = che vengono da
secondo le regole

porre una domanda = fare una domanda
(materie) di sua competenza = in cui è competente, ovvero che insegna
tenere a bada = keep under control

È piuttosto raro, ma è possibile anche venire bocciati (fail) all’esame di maturità, se nelle tre prove non viene superato un certo punteggio (score). In quel caso, lo studente dovrà ripetere il quinto anno e rifare l’esame l’anno successivo. È raro ma può capitare, per questo l’ansia è a mille! Inoltre, dato che da questo esame dipende il voto finale, anche i più studiosi sono preoccupati, perché non vogliono rovinare in tre giorni tutti gli sforzi fatti in cinque anni. Insomma, è proprio una sfida per tutti!
Una volta superato (passed) l’esame, che solitamente ha luogo a fine giugno e in tre date diverse, una per ciascuna prova, si ottiene, o meglio, si consegue il cosiddetto “diploma di maturità”, il documento che attesta la fine dei nostri studi e il voto finale che abbiamo ottenuto, voto che viene stabilito dalla commissione in base ai voti ottenuti negli ultimi tre anni di scuola e ai punteggi delle prove d’esame.
Superare l’esame di maturità è sempre una grande gioia per gli studenti, perché significa non solo essersi liberati di un grande peso e di una grande paura, ma anche essere riusciti a superare con successo una prova molto difficile, che apre le porte agli studi successivi o al mondo del lavoro e, soprattutto, ad un futuro tutto da costruire.
E ora diteci: nei vostri paesi esistono prove di questo tipo? Raccontateci le vostre storie nei commenti all’episodio.

venire/essere bocciati = fail an exam, be flunked
punteggio = score
(l’ansia è) a mille = molto alta
superato = passed
ha luogo = takes place
attesta = attests, certifies


Bellissimo episodio. Grazie di nuovo Erika. Scrivetemi, scriveteci se volete più episodi scritti da Erika, perché io penso che lei sia più brava a scrivere di me i suoi episodi sono sempre i migliori, quindi scrivetemi. oppurere potete anche seguirla su Instagram (@erikaporreca), si chiama Erika con la k, mi raccomando, e scriverle un messaggio: “Erika fai più episodi, perché i tuoi episodi sono i migliori” , se pensate sia così (io penso sia così).
Lasciate una recensione su Apple Podcasts se vi è piaciuto questo episodio, se possibile positiva, se non è possibile non lasciatela perché… beh potete anche tenervi la vostra opinione negativa :D
Niente, ci vediamo, ci sentiamo, nel prossimo episodio. Statemi bene e alla prossima. Ciao!

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Capisco bene ma parlo male. Qualche consiglio – Intermedio #26 (VIDEO)

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Capisco bene ma parlo male. Oppure…. capisco bene, ma parlare è frustrante. Credetemi quando vi dico che sento queste frasi praticamente tutti i giorni quando faccio lezione. Ma com’è che (how come, why) ci sono così tante persone che hanno questo problema?

Ciao a tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale youtube oppure podcast dove potete ascoltare l’italiano e imparare attraverso i contenuti autentici che creo per voi. E oggi come avete capito l’argomento del nostro episodio è parlare. Parleremo di parlare! Vorrei fare alcune considerazioni su questo argomento che magari vi aiuteranno.

La prima è che questo problema è assolutamente universale, come ho detto, quindi non siete strani, siamo, così mi includo nella categoria, perché anche io imparo altre lingue. Ma pensate anche alla vostra lingua madre (mothertongue). Immagino che voi siate in grado (you are able to) di leggere un romanzo (novel) e di capire quello che succede (happens) in un romanzo. Ma difficilmente voi siete in grado… sarete in grado di scrivere un romanzo come quelli che leggete di scrittori famosi, e questo è perché le due cose sono diverse. Cioè, capire è molto più facile rispetto a parlare (o scrivere).

Tutte le persone che parlano bene in una lingua straniera sicuramente hanno faticato (struggled) tantissimo, quindi quello che vedete è la punta (the tip) dell’iceberg, non vedete l’enorme massa che sta sott’acqua (underwater) e l’enorme quantità di lavoro che c’è stata. Quindi prima iniziate a parlare meglio è, se non l’avete ancora fatto. Cercate di superare la fase più frustrante e stressante all’inizio perché poi vi divertirete molto di più e sarà molto più facile. Capire bene e saper parlare bene sono due abilità molto diverse, e volevo spiegarvi questa cosa utilizzando un’immagine che ho sentito in un video, una conferenza in russo. Praticamente dovete immaginarvi… Pensiamola così.

[SOLO NEL VIDEO] Queste sono tutte le parole, le frasi, le strutture che voi capite. Quindi quando le sentite le capite. All’interno di questo cerchio c’è un altro cerchio che potremmo chiamare “cerchio di padronanza”. E queste sono le cose che voi effettivamente sapete dire. La maggior parte delle persone sono in questa situazione, sanno dire poche cose rispetto a quelle che capiscono*. Il nostro obiettivo è far crescere questo cerchio di padronanza, arrivare a una situazione così. Come facciamo quindi a ingrandire questo cerchio più piccolo, il cerchio della padronanza? Bisogna parlare.

Di nuovo, questo era il punto a cui tornerò sempre e non bisogna commettere l’errore che io ho commesso, che molti commettono, e che è quello di ascoltare, ascoltare, ascoltare e non fare altro, ovvero non parlare, perché se voi ascoltate un’ora al giorno una lingua per un anno migliorate di tanto così la vostra comprensione di quello che ascoltate, la vostra abilità nel parlare magari migliorerà tanto così o di tanto così. Quindi le due cose assolutamente non vanno di pari passo (don’t go hand in hand). Ascoltare, ascoltare, ascoltare vi darà una situazione di questo tipo: capirete tantissime cose, ma saprete dire più o meno sempre le stesse.

Secondo me è facile cadere nella tentazione (fall into the temptation) di ascoltare ascoltare e appunto avere tanto input passivo, perché nella nostra era basta andare (you just go) su YouTube, basta aprire un’applicazione di podcast e ci sono un milione di cose che possiamo ascoltare e video che possiamo vedere e questo è utile, vi aiuterà a migliorare la vostra comprensione, ma non a parlare meglio. Quindi bisogna parlare e sicuramente è più facile andare su YouTube rispetto a organizzare una chiamata con un amico, ma bisogna fare questo lavoro di organizzazione.

Parlare con qualcuno, organizzare una chiamata con un insegnante, oppure con un amico, oppure andare a un evento linguistico nella vostra città richiede più organizzazione, sicuramente è più facile andare su YouTube e mettersi a guardare un video. Però c’è una pratica molto utile che non richiede nessuna organizzazione, non dovete trovare un momento nella vostra settimana per parlare ma potete farlo sempre. Sto parlando di parlare da soli.

Ebbene sì, parlare da soli non è una cosa strana, non è una cosa da pazzi (it’s not a crazy thing to do), ma è una cosa molto utile. Magari fatelo quando non c’è nessuno che vi sta ascoltando. Il motivo per cui è utile è che non c’è la pressione che c’è quando parlate con un insegnante o con una persona vera, cioè voi avete tempo di pensare, avete tempo di cercare le parole che vi servono, potete rendervi conto (realize) di ciò che sapete dire e ciò che non sapete dire e andare sul dizionario a cercare una parola, una frase, quindi avete tutto il tempo e tutta la calma del mondo, e questa è una cosa molto molto importante.

Una cosa che potete fare è anche registrarvi e metterlo (mettere il video) (qui: upload) su YouTube, mandarlo ad altre persone e chiedere a queste persone di lasciare un commento oppure di valutare la vostra performance. C’è un canale di un americano che ha fatto questo ed è diventato addirittura famoso in Italia.

Poi c’è l’annoso dibattito (age-old debate): parlare fin da subito oppure aspettare? Io penso che dipenda da voi. La vostra priorità è parlare oppure no? Perché se non vi interessa allora in questo video non è molto rilevante per voi, ma se volete parlare prima o poi dovete iniziare. Quando iniziare dipende da voi, dalla vostra personalità: ci sono persone come me che non amano parlare fin da subito quando non sanno dire nulla e aspettano di avere un minimo di vocabolario; ci sono persone che amano dire due cose in croce (just a few things), saper parlare di sé, sentire se stessi parlare in una lingua straniera, perché è una sensazione davvero sorprendente (surprising), davvero esaltante (exiciting, exilarating). Quindi questo dipende da voi.

Se non parlate fin da subito (from the very beginning) vi consiglio però una strategia utile, che è quella dello shadowing, che consiste praticamente nell’ascoltare qualcosa e ripetere a pappagallo (parrot back) tutto quello che sentite. Quindi mettete un video e provate a ripetere imitando la pronuncia, l’intonazione, tutti gli elementi. In questo modo iniziate ad allenarvi ad imitare suoni, ad imitare intonazioni, anche se in realtà non parlate e quindi iniziate a sviluppare questo aspetto, diciamo un po’ più attivo, anche se non è del tutto attivo.

Parlare da soli è bello però ovviamente dovete anche parlare con qualcun altro e vi consiglio di fare due cose:

  • provare a fare uno scambio linguistico, trovare una persona con cui parlate nella vostra lingua e nella lingua che state imparando: lo svantaggio (drawback) è che dovete dedicare metà del tempo a parlare un’altra lingua, il vantaggio (benefit) è che è gratis, potete utilizzare applicazioni come HelloTalk, oppure Tandem, su Italki c’è la funzione anche di trovare partner linguistici. È difficile, ma a volte si riescono a trovare persone con cui si parla per mesi.
  • seconda cosa, fate lezione su Italki oppure su altri siti. Fare lezione online, lezioni individuali, è molto più economico (cheap) rispetto a fare lezioni individuali nella vita reale con un insegnante che viene a casa vostra.

Quinto consiglio che vi voglio dare è accettate il fatto che in una lingua straniera non parlerete mai, probabilmente, a meno che non facciate sforzi davvero immensi (huge efforts), come parlate nella vostra lingua madre. Quindi non potrete essere altrettanto eloquenti (as articulate), altrettanto precisi, utilizzare un linguaggio qualitativamente come quello che usate nella vostra lingua madre. E purtroppo è così. Una volta che avrete accettato questo fatto, sicuramente avrete molta più calma e non vi farete problemi (you won’t worry too much), non vi preoccuperete se non sapete la parola esatta, il termine esatto, non vi preoccuperete se usate una collocazione che non esiste perché l’importante alla fine è farsi capire (make oneself understood), questa è la cosa più importante: le lingue sono un mezzo di comunicazione. Ovviamente cercando di migliorarsi ma cercando di usare quello che si sa e senza usare l’inglese se si riesce. Quindi parafrasate, sviluppate questa skill perché è davvero molto molto utile nelle lingue straniere.

Riassunto: se non parlate mai non parlerete mai bene.

Davide Gemello, 2019

E se anche voi avete questo problema pensate davvero di capire molto meglio rispetto a quanto sapete dire, provate a pensare: quanto spesso parlate in italiano? Una volta alla settimana, una volta al mese, mai? Ed è per questo che voglio indire una challenge su Instagram. Ho preso questa idea da una mia amica russa, Maria, che fa una cosa simile in francese. Io voglio farla in italiano, voglio fare una challenge per cui voi dovete ogni giorno oppure il più (spesso) possibile per 30 giorni registrare delle storie su Instagram, parlare in italiano, fare un monologo breve di qualche secondo – il tempo di una storia su Instagram – dire quello che volete che (può essere) quello che avete fatto oggi, un libro che avete letto, un piatto buono che avete mangiato, provare a parlare in italiano, mettere l’hashtag #speakingitalianfor30days – voglio che questa cosa duri 30 giorni – e taggare Podcast Italiano. Io riposterò il vostro video e vi incoraggerò (I will encourage you) e sicuramente questa cosa vi darà un sacco di motivazione, di autostima (confidence), e sono sicuro che ci divertiremo facendo questa cosa. Quindi podcast_italiano, #speakingitalianfor30days.

E niente, parlate parlate parlate, ci vediamo su Instagram e… alla prossima!

Intermedio, Podcast

La scuola in Italia – Intermedio #25

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio di livello intermedio vi parlerò del sistema scolastico italiano. Infatti mi sono reso conto (I realized) che molte persone non sono a conoscenza (are not aware) di come funzioni la scuola qui in Italia.
Prima di cominciare però volevo parlarvi di Italki. Italki è un sito dove potete fare lezione di lingua con un tutor o un insegnante professionista. Potete fare lezione anche con me! Fare lezioni individuali è un ottimo modo di mettere in pratica la lingua, molto più efficace di ciò che l’istruzione scolastica, per rimanere sul tema di oggi,  o le scuole di lingua sono in grado di offrire. Quanti brutti ricordi mi sono rimasti dalle lezioni di inglese al liceo… la mia professoressa con esperienza di 25 anni che diceva “themselvis” al posto di “themselves”. Su italki non troverete niente di tutto questo perché potrete fare lezioni con insegnanti madrelingua o che parlano una lingua a livello C2. Se seguite il link che vi lascio nel post sul sito oppure nelle note di questo episodio avrete $10 dollari in crediti per provare il sito. Potete provarlo facendo lezione con me con me, se vi fidate di me… altrimenti con qualsiasi altra persona.

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Detto questo, parliamo della scuola in Italia. Vi ricordo che trovate la trascrizione integrale se seguite il link che trovate sempre nelle note di questo podcast. Partiamo proprio dagli inizi. I primi due gradi di scuola che esistono in Italia sono l’asilo nido, che va dagli 1 ai 3 anni e la scuola materna o scuola dell’infanzia, che però spesso viene chiamata semplicemente “asilo”, per i bambini dai 3 ai 6 anni. Sono scuole non obbligatorie, e io personalmente ho fatto solamente la scuola materna. Tra l’altro notate l’utilizzo dell’onnipresente verbo “fare”: in questo caso “fare l’asilo”, “fare l’università”, ecc. significa “frequentare(attend) quel tipo di scuola. Dopo la scuola materna abbiamo tre gradi. O meglio, in realtà sono due, ma in realtà sono tre. Niente panico! Ora vi spiego.

Risultati immagini per scuola materna
La scuola materna, o “asilo”

Dopo la scuola materna inizia il grado dell’istruzione primaria, comunemente noto (commonly known) come “scuola elementare” oppure “scuole elementari”. Quasi sempre infatti usiamo il plurale quando parliamo: “elementari”, “medie”, “superiori”, ecc. La scuola elementare in Italia dura 5 anni, ovvero dai 7 agli 11 anni. Alle elementari abbiamo solitamente due insegnanti, che chiamiamo “maestri” o maestre”, che si dividono tra loro le materie (subjects) da insegnare.
Alle elementari i bambini danno del tu agli insegnanti e hanno un rapporto molto stretto (close relationship) con loro, quasi come se fossero loro genitori o parenti. Si fa lezione la mattina e il pomeriggio, con due intervalli (breaks), e si mangia nella mensa (canteen) della scuola.

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Una scuola elementare italiana

Dopo il primo grado, o scuole elementari, abbiamo la scuola secondaria, che si divide in due gradi, primo e secondo. Per questo dicevo che sono due gradi ma in realtà è come se fossero tre. In realtà nessuno si sognerebbe mai di usare (would never use) il termine “scuola secondaria di primo grado”. Normalmente infatti parliamo di “scuole medie” e “scuole superiori”. Vi consiglio di imparare questi termini.
Tra l’altro (by the way) è importante notare che in ogni passaggio noi cambiamo fisicamente scuola, cioè edificio. Quindi dalle elementari alle medie, dalle medie alle superiori noi cambiamo il luogo in cui noi andiamo a scuola. E non solo, anche il gruppo di persone con cui facciamo lezione cambia, ovvero la classe. Ho parlato di questo in un video recente, sugli errori fatti dagli stranieri in italiano: in Italia uno studente è in un gruppo con altri compagni. Questa è la cosiddetta “classe”, che non è come una “class” in inglese, che sarebbe per noi una “lezione”. Tra l’altro noi facciamo lezione di tutte le materie con lo stesso gruppo di persone e di solito nella stessa aula, ovvero stanza. Quindi facciamo matematica, storia, italiano, educazione fisica, ecc. con gli stessi compagni di classe (classmates). Questo è diverso in molti altri paesi, anche se non sono esperto di come funziona l’istruzione all’estero.

Le medie durano 3 anni, dai 12 ai 14, e sono forse il periodo peggiore della vita di tanti poveri bambini, o ragazzini. Infatti è il momento della adolescenza, e come tutti sappiamo, l’adolescenza è un periodo abbastanza di merda (quite a shitty period) sia per i teenager stessi, sia per i poveri professori, vittima di ragazzini cafoni (bad-mannered), svogliati (listless, lazy), inpreda alle prime tempeste ormonali (in the first flush of suddenly high hormone levels). Belle le medie, vero?
Avete notato che ho detto “professori”? Già! Per noi gli insegnanti, dalle medie in poi, sono professori! Questa è una differenza linguistica rispetto all’inglese (e forse altre lingue), dove “professor” indica solamente il professore universitario. Al professore si dà del lei e il rapporto è un po’ più distaccato rispetto a quello che si ha con i maestri delle elementari.
Dopo i tre anni di scuole medie abbiamo l’esame di terza media.

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Una scuola media

Finite le medie si va alle superiori (ovvero la scuola secondaria di secondo grado). Molte persone che imparano l’italiano pensano che il liceo sia ciò che in inglese si chiama “high school”, ma non è così. Il liceo è UN tipo di scuola superiore e solitamente al liceo va chi è praticamente sicuro di fare l’università. Il liceo infatti dà una forte preparazione culturale sia umanistica che matematico-scientifica. O meglio: il liceo scientifico (quello che ho fatto io) dà una preparazione forte in entrambi i settori, il liceo classico soprattutto nel settore umanistico. Perché diciamoci la verità, non fanno quasi matematica (al liceo classico). Il liceo è solo un tipo di scuola superiore, perché ci sono anche gli istituti tecnici, che hanno vari indirizzi (specializations) e preparano lo studente in un campo di studio specifico (come meccanica, agraria (agricolture), turismo, ecc.), e gli istituti professionali, che insegnano allo studente una professione, come, non so, l’idraulico (plumber), l’elettricista (electrician), ecc.Le scuole superiori vanno dai 14 ai 19 anni, ma è obbligatorio frequentarle fino ai 16, età in cui finisce la cosiddetta “scuola dell’obbligo(compulsory schooling). Dopo i 16 anni infatti si può lavorare legalmente. Alla fine delle superiori abbiamo un altro esame, ovvero “l’esame di maturità”, di cui però parleremo in un episodio a parte, perché è un argomento abbastanza interessante.

Risultati immagini per scuole superiori
Le superiori

Una volta finite le superiori si può passare all’istruzione superiore, ovvero l’università, oppure altri istituti, come l’Accademia delle Belle Arti, per esempio. Normalmente l’università si divide in Laurea triennale, (corrispondente al “Bachelor’s” in altri paesi) e dura tre anni (come dice il nome) e  laurea magistrale, che dura due anni (e sarebbe il “Master’s”). Ci sono poi anche altri corsi universitari “a ciclo unico”, che significa che non sono suddivisi in due livelli ma c’è un unico ciclo che dura 5 o 6 anni. Mi riferisco a (I am referring to) corsi come medicina, architettura, giurisprudenza (law), ecc.
Dopo la laurea magistrale, se ancora si vuole continuare a studiare si può fare un dottorato di ricerca (PhD in inglese), che dura dai tre ai cinque anni. In Italia probabilmente non avrai alcun fondo (funding) e sarai obbligato ad emigrare all’estero per avere migliori prospettive, ma per le persone più eroiche (o masochiste) esiste la possibilità di farlo anche in Italia.
Inoltre le università rilasciano altri titoli, i cosiddetti “Master”, che causano una confusione incredibile con la terminologia. I “master” non c’entrano nulla (have nothing to do) con il “master’s degree” in inglese, che sarebbe la nostra “laurea magistrale”. I “master” in Italia durano almeno un anno accademico e sono dei corsi di perfezionamento a cui si accede con una laurea. Alla fine della laurea triennale e magistrale dobbiamo scrivere la tesi di laurea (dissertation, thesis), quella che io dovrei stare scrivendo al posto di questo episodio, perché io sto quasi finendo la laurea magistrale. E niente, questa è la potenza della procrastinazione!

Un vlog che ho fatto sull’università di Torino

Sulla scuola italiana potremmo dire tantissime altre cose, alcune non troppo belle, come, per esempio, che l’istruzione in Italia non è finanziata(funded) quanto dovrebbe esserlo, e questo causa un sacco di problemi, come il fatto che le strutture siano fatiscenti(crumbling) e spesso inadeguate. Notare, a proposito (in this respect), che ho detto “istruzione”, e non “educazione”. L’educazione infatti in italiano è ciò che ci viene impartito (form. given) dai genitori, ovvero come comportarsi nel mondo, come essere persone educate (well-mannered), saper stare al mondo. L’istruzione ha a che vedere(= ha a che fare, has to do) con ciò che si impara a scuola (e questa è “education” in inglese).
Questo è tutto per oggi. Fatemi sapere se sapevate tutte queste cose o avete scoperto qualcosa di nuovo e, come al solito, andate a leggervi la trascrizione seguendo il link in descrizione. Lasciatemi anche una recensione su Apple Podcasts se pensate che Podcast Italiano vi aiuti nella vostra missione, nel vostro sogno, nella vostra bellissima ambizione di imparare l’italiano, perché altre persone mi troverebbero, quindi magari se altre persone mi trovano io faccio più episodi e voi siete più contenti. Che ne dite?
Grazie ancora per l’ascolto e alla prossima.
Ciao!





Intermedio, Podcast

Un’analisi di 11 accenti in italiano – Intermedio #24


Ciao a tutti, questo è Podcast Italiano, io mi chiamo Davide e questo episodio è sponsorizzato da Italki. Italki è una piattaforma dove potete fare lezione con insegnanti madrelingua (mothertongue teachers) professionisti e non, cioè anche tutor come me. Io insegno su Italki da un po’ di tempo e mi piace molto farlo. Quindi se Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast, nella vostra applicazione preferita dove ascoltate Podcast Italiano, arriverete su Italki e li potrete registrarvi (sign up) e avere $10 di sconto, e poi potete decidere: o fate lezione proprio con me, oppure magari dite “no, non voglio fare lezione con te, voglio fare lezione con qualcun altro, magari perché sono abituato al tuo accento Davide. Io voglio in realtà sentire anche altri accenti, magari un accento calabrese, un accento siciliano, un accento friulano”. Potete sicuramente farlo! In ogni caso approfittate di questa opportunità (take advantage of this opportunity), e adesso, a proposito di accenti, andiamo a sentirci un bel po’ di accenti italiani.
Un’altra cosa che però devo dire che questo episodio è stato pensato soprattutto come video, quindi diciamo che in alcuni punti le grafiche del video vi aiutano di più e quindi se alcune cose non sono chiare date un’occhiata poi anche al video, vi chiarirà un po’ le idee (help you understand better).
Buon ascolto!

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! 

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo video che è davvero un esperimento per me, perché ho deciso di finalmente abbordare l’argomento (tackle the topic) degli accenti con un po’ di esempi pratici. Molti mi avete chiesto di parlare più nello specifico di accenti… lo faremo oggi!
Cos’è che ho fatto, praticamente: ho scritto 11 frasi che sono particolarmente ricche di suoni che pronunciamo in maniera diversa in italiano e ho chiesto a 11 persone di pronunciarmele (say them out loud for me) e mandarmi delle registrazioni, ed è quello che hanno fatto. Le ringrazio tutte di cuore e ringrazio le persone che mi hanno aiutato a trovare altre persone. E niente, quindi praticamente ce le sentiamo, commenterò alcune caratteristiche interessanti e io vi farò sentire la versione “neutra” o “standard” al meglio di quanto riesco a farla (at the best of my abilities), perché anch’io non sono un esperto di dizione, però posso imitarla, come sto facendo adesso, questo non è il mio modo normale di parlare! Vi farò sentire anche il mio accento e niente, direi che possiamo incominciare con la prima frase che è:

1) Bisogna accettare la verità, anche se so che a te non piacerà per niente

Devo fare la voce da doppiatore, tipo da blockbuster. Se parlassi così penso che non so, non avrei più una vita sociale, perché tutti mi odierebbero… però il mio accento invece è questo.

[pronuncia di Davide]

Le altre persone la pronunciano così. Gli accenti che sentiremo in ordine saranno quello di Federica da Milano, Silvia da Padova, Margherita da Firenze, Emilio da Chieti, Luca e Benedetta da Roma, Raffaele da Napoli, Federica da Lecce, Giulia da Bari e Serena da Palermo. Quindi più o meno partendo dal nord e finendo al sud, in Sicilia.

[altri accenti]

Allora, alcune cose interessanti sono: per esempio, la pronuncia della “e”.
In italiano, come forse sapete, abbiamo due “e”:”e” chiusa e “e” aperta, così come una “o” chiusa ed una “o” aperta. E qui in questa frase frase già sentiamo varie pronunce: per esempio Federica e Silvia, che sono del nord, di Milano e di Padova, dicono “t[è]” e “ni[é]nte“, “t[è]” e “ni[é]nte”. Mentre tutti gli altri – io dico “t[è]” e “ni[è]nte“, tutto aperto nel mio modo di parlare – tutti gli altri invece dicono “t[é]” e “ni[è]nte“, quindi al contrario: “te” chiusa, “niente” aperto.
Davide del futuro, faccio una correzione perché non è vero che tutti gli altri dicono “t[é]” e “ni[è]nte”perché abbiamo diversi esempi di “t[è]” e “ni[è]nte”, quindi entrambe aperte. Oppure anche Raffaele che ha un suono molto napoletano nella parola “niente”.

Un’altra cosa interessante è la pronuncia della “s”. Se avete visto il mio video su “Sei differenze tra italiano del Nord e del Sud” saprete già che al nord noi diciamo “bi[z]ogna“. Ovvero, la s tra due vocali è una [z]. Mentre al sud è una [s]”bi[s]ogna” – anche se qualcuno non lo dice, ma secondo me perché sta provando un po’ a italianizzare il suo accento, perché poi in altre frasi sentiamo chiaramente la [s]. Al nord si dice “bi[z]ogna“. Un’altra cosa è che al nord diciamo “biso[ŋ]a“,quindi non “biso[ŋŋ]a“. Non è mai “biso[ŋ]a” in italiano standard, ma “biso[ŋŋ]a“, e al centro-sud si dice [ŋŋ]: “bi[z]o[ŋŋ]a” o “bi[s]o[ŋŋ]a“.

Poi al centro-sud sentiamo un sacco di raddoppiamenti (double consonants, geminated consonants) in mezzo alla frase, ma tutti leggermente diversi, per esempio sentiamo: “anche se [ss]ò“. Sentiamo “anche se so che a [tt]e“:Sentiamo “non piacerà [p]per niente“, “non piacerà [p]per niente“:E varie combinazioni. Qualcuno fa delle doppie in alcuni punti ma non in altri, quindi questo è interessante.
Sentiamo Raffaele per esempio, che la fa prima ma…”[s]so che a [t]te“, ma poi dice: “non piacerà per“, quindi nessun raddoppiamento lì.
Interessantissimo è poi come Margherita, di Firenze, vicino Firenze, dice “verità”. Questa è una pronuncia veramente toscana perché lei dice “veri[θ]à“. Questa è la cosiddetta “gorgia toscana“, che si manifesta in alcuni suoni intervocalici, cioè tra vocali, come “verità” che diventa “veri[θ]à”. La parola per cui prendono, prendiamo bonariamente in giro (we tease them good-naturedly) i toscani è “Coca-Cola”,che loro pronunciano appunto così. (hoha-hola).
La seconda frase è…

2) Ma cos’è che hai detto al tuo amico?

Mentre pronunciata col mio accento sarebbe.

[pronuncia di Davide]

Sentiamo l’accento milanese! È interessante perché il modo in cui Federica di milano lo legge è così, dice: “cos'[é]” aperta e poi “che hai d[è]tto al tuo amico“. Allora, questa [è] in “detto” è dovuta al fatto che in milanese prima di una doppia “t” si dice sempre [è], tipo “str[è]tto” o “l[è]tto”. Quindi lei dice “d[è]tto”, quindi: “ma cos'[é] che hai d[è]tto?”che è al contrario rispetto alla maggior parte degli altri accenti in cui c’è: “ma cos'[è] che hai d[é]tto“. Quindi [è] aperta e d[é]tto, “e” chiusa. Risentiamo!
Un appunto (clarification) però dal futuro: sia la mia pronuncia che quella di Giulia di Bari e Serena di Palermo hanno tutte le [è] aperte.

Anche qui abbiamo la pronuncia della “s” che una [z]: “co[z]’è” al nord, mentre invece è una [s] negli accenti del centro sud: “co[z]’è” – “co[s]’è”. Nell’accento di Firenze c’è la cosiddetta “gorgia toscana”, quindi “ami[h]o“, quello che dicevo prima. Negli altri accenti del centro-sud abbiamo una pronuncia che potrebbe essere tipo “ami[g]o”. Sentiamo qualche esempio di questo fenomeno. Questa “c” la sentiamo anche in “che”, in realtà, che a volte diventa più tipo “[g]he”,”co[s]’è [g]he hai detto?”, “ma co[s]’è [g]he hai detto?”

3) Ma perché tua zia Agnese mi ha chiesto se volevo dello zucchero?

Allora, la frase successiva è anch’essa interessante, perché allora… io ho messo la parola “zucchero” che io… almeno secondo la dizione ufficiale, si legge “[ts]ucchero“, ma nessuna delle persone che mi hanno mandato i file ha detto “[ts]ucchero”, hanno detto tutti “[ds]ucchero“. Non so, è interessante. Mi chiedo se qualcuno dica davvero zucchero, oppure sia solo una cosa così, della dizione ufficiale. Allora, la frase è questa.

[pronuncia di Davide]

Tutte [è]: “vol[è]vo”, “Agn[è]se”, “mi ha chi[è]sto”, “perch[è]”… quindi tutte [è]!
Sentite come le altre persone leggono le “e”:alcuni dicono “Agn[é]se“, alcuni “Agn[è]se“, alcuni “chi[é]sto“, alcuni “chi[è]sto“, “vol[é]vo“, “vol[è]vo“…”p[é]rché“, “p[èrch[è]”… quindi questo è interessante. Mi piace molto la pronuncia milanese di”p[è]rch[è]” con due [è] molto aperte, “p[è]rch[è]” e “chi[è]sto“.
Mentre Silvia da Padova dice molte più [é] chiuse:”ma p[é]rch[é] tua zia Agn[é]se ha chi[é]sto se vol[è]vo…”forse “volevo” è aperta? Non so, risentiamo.

[pronuncia di Silvia da Padova]

Sentiamo decisamente più [è] aperte nell’accento di Giulia di Bari, sentiamo il modo in cui dice “p[è]rch[è] tua zia Agn[è]s[è] mi ha chi[è]sto”.

[pronuncia di Giulia da Bari]

Che in questo caso corrisponde al modo in cui dice queste [è] Serena di Palermo.

[pronuncia di Serena da Palermo]

Poi ho messo la parola “zia” perché volevo sentire chi avrebbe detto “[ds]ia” e chi “[ts]ia” e sentiamo che Luca dice “[ts]ia” e anche qualcun altro. Risentiamo chi dice “[ts]ia” e chi “[ds]ia”.

[varie pronunce]

Di nuovo una precisazione (clarification) dal futuro: quindi, abbiamo visto che in realtà solo nel fiorentino e nel romano si sente “[ts]io” mentre in tutti gli altri accenti è “[ds]io”, ma la dizione corretta del dizionario fonetico dice “[ts]io”.

Sentiamo anche le “s” in “Agn[é][s]e” o “Agn[è][s]e” che si sentono al centro-sud.
Sentiamo anche il raddoppiamento di se [v]volevo fatto se non sbaglio da Benedetta di Roma e Raffaele di Napoli: “se [v]volevo”, mentre altri dicono “se volevo”.
Sentiamo che al nord le persone dicono “A[ɲ]ese” con una [ɲ]: “A[ɲ]ese” non “A[ɲɲ]ese“.
Sentiamo il raddoppiamento molto interessante che fa Margherita, cioè la serie: “ma [p]perché [t]tua [z]zia“, sono tre raddoppiamenti.

Ok, passiamo alla frase numero 4, che è la seguente.

4) Non avevo pensato che anche lei sapeva fare la pastasciutta in casa

Dovete sentirvi in un blockbuster quando state parlando con un accento da doppiatore, sennò non funziona. Sentiamo le altre pronunce.

[altre pronunce]

Come al solito al nord “pasta[ʃ]iutta“:al centro sud “pasta[ʃʃ]iutta“. Se avete visto il mio video delle differenze tra nord e sud, sapete che al centro-sud quando abbiamo il suono “ns” – questa combinazione – non si legge come al nord “pen[s]ato“, ma si legge “pen[ts]ato“, con una [ts], “pen[ts]ato”.
Margherita va oltre, perché la sua pronuncia fiorentina fa sì che lei non dica solamente “pen[ts]ato” ma “pen[ts]a[θ]o“con una [θ].
Al nord poi si dice “ca[z]a”, al centro-sud “ca[s]a“.
Giulia di bari dice “l[é]i“, chiusa, ed l’unica tra queste persone, non dice “l[è]i” con la [è] aperta, ma dice “l[é]i”.
Col mio accento io direi “sap[è]va”, quindi come vi ho fatto vedere, nel mio accento praticamente non esistono quasi [é] e sono l’unico di questa lista, perché tutti gli altri dicono “sap[é]va” non “sap[è]va”.

Andiamo avanti con l’ultima frase di questa prima parte di questo episodio che è questa:

5) Metti il vino nella botte, se no ti do un sacco di botte e non voglio averti sulla coscienza.

che io direi:

[pronuncia di Davide]

Allora, questo è un esempio dell’importanza del saper pronunciare le [ó] e le [ò], le [é], [è] diverse, perché abbiamo “b[ó]tte(barrel) dove si tiene il vino e “b[ò]tte” come quelle che dai a una persona, le botte (blows, punches ). E nel mio accento in realtà non c’è differenza: è sempre [ò].In piemontese non esiste la [ó]: tutti i piemontesi non dicono la [ó], quindi tutti diciamo [ò].”un sacco di b[ò]tte”, “metti il vino nella b[ò]tte“.
Federica invece, Federica di Lecce, dice entrambe le due “o” chiuse: “b[ó]tte”, “b[ó]tte”.
Tutti gli altri invece differenziano e dicono “b[ó]tte”di legno e “b[ò]tte” quelle che dai a una persona.
Abbiamo come sempre la [è] molto aperta in milanese su “m[è]tti”. Due “t”, ricordatevi: “m[è]tti”.
Abbiamo al nord “co[ʃ]i[é]nza” con una [ʃ] o “co[ʃ]i[è]nza” e al centro-sud “co[ʃʃ]ienza”.
E sentiamo che la parola “coscienza,” dato che ha una vocale di “sulla”, “sulla coscienza”diventa al centro sud “sulla [g]oscienza“, tipo una [g].
Il fiorentino porta questa cosa ancora più in là e sentiamo “sulla [h]oscienza“, quindi gorgia toscana.
Diciamo che la gorgia toscana corrisponde ad altri suoni che cambiano, ma in altri modi, al centro sud, quindi a Firenze dicono “veri[θ]à” e magari al sud direbbero “veri[d]à“.
A Roma sicuramente: “la veri[d]à con una “d”, più o meno, no? “Veri[d]à”.”Veri[θ]à” – “Sulla [h]oscienza” – “sulla [g]oscienza”, quindi interessante questo, questa corrispondenza.

Sentiamo che molti, non al nord, raddoppiano “nella [b]botte”, “nella [b]botte”, “se no ti do un sacco di [b]botte”, “un sacco di [b]botte”, come… abbondano le “b”!
Non Margherita però, che dice “nella botte”, “sacco di botte”.

Interessante anche come Margherita fa le due “o”, perché non sono così diverse come altri che dicono [ó], [ò]:”b[ó,]tte”, “b[ò]tte”… lei le dice in una maniera più simile, risentiamo.

[pronuncia di Margherita da Firenze]

E niente, questo era tutto per oggi. Io trovo questa cosa fantastica, la varietà di accenti in Italia è una cosa davvero interessante, magari non lo è per tutti, perché magari voi volete davvero imparare l’accento, un accento neutro in italiano. Però parlate con persone che parlano con tanti accenti diversi, parlate con un milanese, poi con un siciliano poi con un romano… e tutti parliamo in una maniera leggermente diversa.
Quindi secondo me imparare imparare l’accento neutro è una cosa che… benché nessuno parli davvero così, se voi state imparando l’italiano da stranieri può essere utile, perché appunto è un modo che nasconde un po’ la vostra provenienza (hides your origins), quindi… mentre se vivete in una regione italiana, una città italiana, secondo me ha senso imparare l’accento di quella città. E ci sono persone che l’hanno fatto, come il mio amico Vladimir Skultety, poliglotta straordinario,che parla con un accento di Parma, praticamente. Che una cosa davvero bella, perché ha vissuto a Parma. Se vi è piaciuto, potete riascoltare questo episodio in formato podcast e potete anche lasciare una recensione su Apple Podcasts, dicendo che Podcast Italiano vi piace tantissimo.Potreste aiutarmi molto anche consigliando questo progetto ad altre persone che conoscete che parlano l’italiano, mi aiutereste tantissimo perché il passaparola (words of mouth) è sempre una strategia ottima .Questo è davvero tutto per oggi, grazie per aver visto o ascoltato questo episodio. Ci vediamo o sentiamo nel prossimo. Ciao!

Intermedio, Podcast

Al ristorante… in Italia – Intermedio #23


Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Oggi abbiamo un testo di livello intermedio scritto da Erika che parla di alcune peculiarità (peculariaties – particolarità) del ristorante – dell’andare a cena, o a pranzo o quando volete al ristorante – che forse non sapete. Quindi secondo me è molto carino come testo, ringrazio Erika per averlo scritto. Vi consiglio come sempre di andare su podcastitaliano.com per leggerne la trascrizione e seguire tutto quello che sto dicendo. Inoltre volevo anche ricordarvi di Italki, il fantastico Italki che sponsorizza da qualche episodio Podcast Italiano. Italki è un sito per imparare le lingue, per fare lezioni con dei tutor, e io di recente ho superato la soglia (threshold) delle 600 lezioni insegnate, potete crederci? Volevo parlarvi di una delle cose che mi piace di più di Italki, che parlo con un sacco di persone davvero… in inglese si divertirebbe “from all walks of life”. Non so, davvero che fanno… (lavori) di qualsiasi tipo. Per esempio ultimamente ho parlato con un pilota che sta imparando l’inglese, un pilota di aerei (airplane pilot), lui è russo e sta imparando l’inglese con me, quindi non ci sta ascoltando credo. Posso sparlare di lui (talk behind his back – just kiddin). Perché insegno anche l’inglese su Italki. Ma invece uno che sicuramente mi sta ascoltando, almeno credo, credo mi ascolti, è un altro mio studente che invece è un pilota di barche (boat pilot), di barche commerciali, di navi, quindi sì, ho tutti i piloti, mi mancano solo un pilota di di treni, uno che guida i treni, come si chiama, un macchinista (train driver). Se siete macchinista potete raccontarmelo. Però sì anche voi avete cose interessanti e volete raccontarmele in italiano potete fare lezione con me iscrivendovi ad Italki. Seguite il link che vi metto nella descrizione di questo episodio e potrete fare lezione con me, avrete 10 dollari gratis e… e niente, facendo così aiuterete molto me e aiuterete sicuramente il vostro italiano perché parlarlo è molto molto importante.

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Ora ci sentiamo l’episodio.


Andare al ristorante è sicuramente una delle prime esperienze da fare in Italia: siamo o non siamo la patria del buon cibo (homeland of good food)? Certo che sì.

Però, prima di mettere le gambe sotto il tavolo
Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! e ordinare qualche prelibatezza (delicacy), ci sono alcune particolarità italiane che è utile sapere per non farsi cogliere impreparati (to not be caught unprepared) e non sbagliare:

1.      La differenza tra ristorante e trattoria. Vi capiterà sicuramente di leggere sulle insegne (sign on a shop) di alcuni locali il nome “Trattoria”. Qual è la differenza tra una trattoria e un ristorante? Non sono entrambi luoghi dove poter pranzare o cenare? La risposta è sì, ma esiste una leggera differenza. In generale, la trattoria è un locale più piccolo, più informale, magari con arredamento rustico (rustic décor), dove vengono serviti piatti non troppo elaborati o piatti tipici locali e vino della casa. Il ristorante è invece solitamente più grande, ha un aspetto più formale e un menù più ricercato e dunque più costoso. Alcuni ristoranti, poi, sono dei “Ristorante Pizzeria”, dove quindi è possibile ordinare sia piatti di cucina (=i piatti normali) che pizze e sono l’ideale per mettere tutti i commensali* d’accordo! (bring all of the tablemates together)

*Nota: commensale è una parola di registro formale che Erika usa con un certo tono ironico.

2.      Il cestino del pane. (bread basket) Nei ristoranti italiani è normale trovare, spesso già sul tavolo, un cestino con del pane, magari insieme a dei grissini. Oppure, può capitare che il cameriere lo porti insieme agli altri piatti ordinati, senza che nessuno lo abbia richiesto. Non preoccupatevi: quel pane è tutto per voi ed è gratis! Potete anche chiedere al cameriere di portarvene altro se lo finite e nemmeno questo vi verrà addebitato (it won’t be charged [to you]).

3.      L’acqua. Solitamente gli italiani non ordinano l’acqua in caraffa (jar), come può avvenire in altri paesi, ma semplicemente “un’acqua (naturale o frizzante)”, che è sottinteso (implied) essere in bottiglia. Questo probabilmente perché in Italia l’acqua non è molto costosa, essendo il nostro paese ricco di montagne e quindi di sorgenti di acqua (water sources) buonissima.

4.      Il coperto. Vi potrebbe capitare di trovare nel menù o direttamente nello scontrino (check, bill) la dicitura (entry) “coperto”. Di che cosa si tratta? Il concetto di coperto risale ai
tempi del medioevo (goes back to the times of the Middle Ages) ma è sopravvissuto fino ai nostri giorni come una particolarità tutta italiana. Si tratta di una sorta di “tassa” del valore di qualche euro, che viene calcolata per ogni persona seduta al tavolo. In teoria, questa tassa serve a coprire il costo dello spazio occupato da ogni commensale e di tutti gli oggetti che utilizza durante il pasto: le posate (cutlery), i tovaglioli (napkins), il bicchiere, la tovaglia (tablecloth), ecc. Quindi, se quando ricevete il conto scoprite di dover pagare una somma superiore a quella che avevate previsto, probabilmente non ci sono errori: non avete solo considerato il costo del coperto!

5.      L’ammazzacaffè. È risaputo che gli italiani non possono rinunciare a chiudere il loro pasto con un buon caffè. In alcuni ristoranti, potrebbe capitare che proprietari particolarmente gentili vi offrano dopo il caffè il cosiddetto “ammazzacaffè”, ovvero un amaro (bitter, liquor), un liquore digestivo per concludere il pasto. A meno che non vi piacciano gli alcolici, accettate l’offerta: avrete così occasione di provare qualche amaro tipicamente italiano come l’Amaro Lucano, l’Amaro Montenegro, il Cynar o il Limoncello, che non può mai mancare (it can never be missing) e, se siete fortunati, magari è anche fatto in casa!

6.      La mancia. In Italia non è considerato obbligatorio o doveroso lasciare la mancia (tip) ai camerieri, come avviene invece in altri paesi. Infatti, il costo del servizio solitamente è già calcolato nel totale. Tuttavia se vi sentite particolarmente generosi o avete apprezzato il lavoro dei camerieri, potete senz’altro (certainly, definitely) lasciare una mancia, che sarà sicuramente gradita (will surely be appreciated) e vista come un gesto di cortesia.

Queste sono alcune piccole dritte (tips, pieces of advice), delle specie di “istruzioni per l’uso” per riuscire a comportarvi come un vero italiano al ristorante  e non farvi sorprendere da alcune nostre stranezze (oddities). Fateci sapere se avete notato altre particolarità e se qualcuna di queste abitudini è presente anche nel vostro paese.

Detto questo… a presto e buon appetito!


Siamo arrivati alla fine anche di questo episodio, che a me è piaciuto molto. Spero che sia piaciuto anche a voi, però… queste sono cose molto molto vere e sì, anche interessanti. Per esempio, (per quanto riguarda) la cosa delle mance, è proprio vero che noi in Italia non lasciamo quasi mai la mancia, cioè è una cosa molto molto rara, e quindi quando andiamo all’estero poi siamo un pochino tirchi (stingy). Nel senso che non è nostra abitudine lasciare la mancia. Adesso magari ci stiamo un po’ abituando perché sempre più spesso andiamo all’estero e quindi sappiamo che all’estero si fa di più (it’s more common), però comunque non è nelle nostre corde (it’s not up our alley), non è un’abitudine italiana. Quindi sì, se se venite in Italia, beh, potete non lasciare mance, non siete obbligati. Ma se invece lavorate in un ristorante e vengono degli italiani – in un ristorante all’estero – vengono degli italiani e non vi lasciano la mancia sappiate che questa è probabilmente la ragione. Poi non so quanto possa confortarvi questa cosa, magari… probabilmente sarete arrabbiati lo stesso però sì, questo è il motivo.

Ringrazio di nuovo Erika per aver scritto questo fantastico episodio, vi ricordo che abbiamo Instagram (podcast_italiano), dato che ultimamente molte nuove persone ascoltano Podcast Italiano, soprattutto su Spotify, e soprattutto tanti brasiliani su Spotify. Quindi sono molto molto contento di questa cosa è un abbraccio a tutte le nuove persone che hanno appena iniziato ad ascoltare il podcast. Se vi piace ascoltare il podcast potete per esempio lasciare una recensione su Apple Podcasts, che sarebbe iTunes, In passato si chiamava iTunes, e questo sarebbe molto utile, almeno credo perché… credo sia utile, non ho mai capito se è davvero utile, ma penso sia utile per far sì che (so that…)altre persone mi trovino. O meglio, gli altri podcasters dicono così, non so se è vero ma io li copio, quindi diciamo che è utile. Grazie ancora e ci sentiamo nel prossimo episodio. Ciao

Episodi senza trascrizioni, Intermedio, Podcast

Guida alle forme di cortesia in italiano – Intermedio #22 – VIDEO


Prima di iniziare questo video voglio farvi vedere il setup per registrare questo video.
Sedia, sgabello (stool), microfono (il microfono è buono) e poi specchio per vedere quello che sto registrando. Professionalità fatta a persona (in human form).

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Vi piace questo microfono di fronte a me? Spero di sì, è il mio nuovo microfono e oggi lo utilizzerò per fare un episodio-video. Quindi questo episodio potete sia vederlo che ascoltarlo. Prima di iniziare il video volevo ringraziare però Italki, che ne è lo sponsor.

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Italki è una piattaforma per poter imparare le lingue con dei tutor, degli insegnanti professionisti, ed è molto più comodo di qualsiasi scuola di lingue oppure qualsiasi insegnante privato da cui potete andare, perché è più comodo (economico), potete fare lezione da casa vostra e poi ha un terzo vantaggio che è… potete fare lezione pure con me. Insegno da un po’, da febbraio 2016 e… ho quasi 200 studenti. Quindi se volete potete diventare lo studente numero 200 seguendo il link in descrizione. Avrete inoltre 10 dollari in crediti Italki da poter utilizzare. E sì, ve lo consiglio molto, è davvero un ottimo modo di poter mettere in pratica tutte le skill che avete acquisito ascoltando Podcast Italiano, per esempio. Quindi grazie ad Italki e ci vediamo su Skype.

E ora vediamoci il video. Ho qui il mio tablet con pronte tutte le cose che voglio dirvi, quindi incominciamo. Si dà il caso che in italiano noi abbiamo tantissime forme di cortesia (polite forms) per rendere le nostre richieste e domande più cortesi, ma che non tutti usano correttamente. Non usano correttamente perché è difficile sapere come usarle, perché queste sono cose che si imparano vivendo, più che altro (your learn by living, mainly). Di solito queste cose si dicono quando uno va al bar, va al negozio, va al ristorante, ma magari voi non vivendo in Italia non potete fare tutte queste esperienze. Per questo c’è Podcast Italiano che vi spiega, così saprete nel prossimo viaggio in Italia come fare domande. Tra l’altro è molto importante utilizzare le forme di cortesia in italiano e mi vengono in mente i miei amici russi, che sono persone assolutamente gentili, ma dato che nella loro lingua non esistono, o meglio, non si usano tutte queste forme di cortesia, parlando in italiano – e loro parlano bene – in italiano non le usano. Ma in italiano alcune richieste senza queste forme possono sembrare decisamente troppo dirette. Innanzitutto in italiano non usate mai l’imperativo a meno che non vogliate dare un ordine (unless you want to give an order), quindi non dite “dammi due etti di prosciutto”,”dammi una pizza”. Mai, questo mai. “Dimmi come arrivare alla stazione”, “passami la maionese”. No, per favore, questo no, se no rischiate di prendervi uno schiaffo (slap) in faccia da un italiano.
Ho diviso l’episodio in tre parti.
– Le richieste di azioni – quindi vogliamo che una persona faccia qualcosa per noi.
– Le richieste di informazioni e
– Le ordinazioni – perché è importante anche sapere come ordinare qualcosa al bar.

Quindi voi potete trovare i timecode sotto nella descrizione, oppure tra i commenti, e potete ascoltare e ritornare a ciò che vi interessa personalmente, quindi utilizzatelo.

A) Richieste di azioni

1) Potresti (potrebbe)

Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”. Incominciamo con le richieste di azioni. Il primo modo che ho segnato è quello di dire “potresti” oppure “potrebbe”.

Quindi:
– potresti darmi un passaggio (ride) a casa?
– potresti prestarmi (lend me) 5 euro?
– potrebbe portarci del pane?

Quindi potresti tu, potrebbe lei (forma di rispetto). E fate attenzione, io non direi “puoi portarci del pane” da solo, secondo me non è abbastanza. Bisogna come minimo (at the very least) aggiungere “per favore”, poi vedremo dopo che a questi modi queste frasi si può aggiungere anche “per favore” e altre frasi. Quindi “puoi portarci” da solo no, meglio il condizionale, “potrebbe portarci del pane”, “potresti portarci del pane”.

2) Non è che potresti (potrebbe)…?

Secondo modo: la stessa cosa, ma una versione ancora più gentile, che è:

“non è che potresti…?
oppure
“non è che potrebbe…?”

Non pensate alla logica di questa frase, a cosa vuol dire. Imparatela. Imparatela così.

“Non è che potresti darmi un passaggio a casa?”
“Non è che potresti prestarmi 5 euro?”
“Non è che potrebbe portarci del pane?”

3) Posso chiederti/Le di…?

Infine abbiamo un terzo modo che è:
“posso chiederti di…?”
o
“posso chiederle di…?”.

Quindi:
“posso chiederle una firma? (signature)” o “…di firmare qui?”
posso chiederle di chiudere la finestra?”
” chiederti di parlare a voce più bassa?”

Sentite anche l’intonazione che uso. Vi consiglio di risentire tutto il video, magari prestando attenzione all’intonazione solo (paying attention to the intonation only ), perché è una componente fondamentale quando facciamo richieste cortesi.

+ le paroline magiche (per favore/per cortesia/per piacere/per caso)

A queste forme possiamo aggiungere le cosiddette “paroline magiche(magic little words). Non ho inventato io il nome, davvero gli adulti insegnano ai propri figli di (corretto: insegnano A) utilizzare la parolina magica, che è “per favore”, “per cortesia”. C’è anche un’altra, che ho aggiunto io, “per caso”, che usiamo. (Queste sono) le cosiddette paroline magiche per avere tutto in questo mondo.
Beh, no, tutto no.
I soldi magari no.
Comunque.

4) Mi faresti/farebbe il favore/la cortesia/il piacere di… (senza paroline magiche)

Inoltre c’è un altro tipo che non utilizzerei con “per favore”, “per cortesia”, “per caso” e adesso capite perché.

“Mi faresti il favore di passare in posta?”.
“Mi farebbe la cortesia di aprire la porta?”.
“Mi faresti il piacere di andare tu a prendere la bambina a scuola?”


Beh, adesso siamo cortesi ma dire “mi faresti il favore di passare in posta PER FAVORE” magari no. Magari lo evitiamo (maybe we should avoid that).

B) Richieste di informazioni

E ora passiamo al secondo gruppo di richieste, ovvero le richieste di informazioni.

1) Sai/sa per caso mica?

“Per caso sa come si arriva alla stazione?”
“Sai per caso che ore sono?”
“Sa mica se l’ufficio oggi è aperto?”

2) Mi sai/sa sapresti (saprebbe) dire se…?

Passiamo al prossimo punto che è:
“mi sai dire se…?”
oppure
“mi saprebbe dire se…?”
O anche, ovviamente,
“mi sa dire se…?”
Quindi dipende dal grado di confidenza.

“Mi sa dire se il museo è ancora aperto?”
“Mi sai dire dove si trova il Colosseo?”
“Saprebbe dirmi se questo pullman arriva in via Roma?”

3) Non è che sapresti/sa (saprebbe) dirmi se…?

Infine abbiamo il terzo modo di richiedere informazioni che è:
“Non è che sapresti dirmi, oppure “
“(non è che) saprebbe dirmi…?”
“Non è che saprebbe dirmi dove si trova il Colosseo?”
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione?”

+ paroline magiche

Come abbiamo già visto prima per le richieste di azioni, a queste tre strutture possiamo aggiungere le paroline magiche, ovvero “per caso”, “per favore”, “per cortesia”, “per piacere”. Quindi:
“Mi sa dire per caso se il museo è ancora aperto?”
Oppure:
“Non è che sapresti dirmi come si arriva alla stazione, per cortesia?”

Ok, forse (così) è un pochino gentile, un pochino troppo gentile questo, però si può dire.
Noi italiani siamo persone molto gentili, quindi utilizzatele.

Ordinazioni (orders)

E passiamo alla terza parte del video, ovvero le ordinazioni. Come fare ordinazioni in italiano. Abbiamo ben cinque modi. Scusate, sono tanti modi però sono cose utili da sapere.

1) per favore (ma anche “per piacere”/”per cortesia”)

Allora, il primo modo molto semplicemente è “per favore”.
“Un caffè macchiato, per favore”.
“Un cornetto (croissant) alla nutella, per favore”.
“Una margherita con la mozzarella di bufala, per favore”

2) Per me…

Possiamo inoltre dire “per me”. Quindi immaginatevi che ci sia un cameriere (waiter) qui, non ho un cameriere, però un cameriere può chiedermi:”Siete pronti per ordinare?” e io posso dire:

“Sì, per me una pizza margherita”
“Per me le tagliatelle ai funghi”.


Quindi semplicemente “per me”.

3) Posso avere…?

Abbiamo un terzo modo che è: “posso avere…?”
Quindi:
“posso avere un caffè macchiato?”
“Posso avere una pizza senza mozzarella?”

Tra l’altro questo è un modo per fare una richiesta magari più particolare, no? Perché voi magari volete una pizza fatta in un certo modo, con un ingrediente particolare.
Quindi:
“posso avere della mozzarella di bufala extra sulla mozzarella? (???)
Quindi questo è il modo di chiederlo.
“Posso avere l’antipasto della casa?”

4) Mi dà …, per favore? Mi potrebbe dare…?

Abbiamo un quarto modo che è:
“Mi dà per favore…?”
Quindi:

“Mi dà due etti di prosciutto, per favore?”
“Mi dà 5 pagnotte, per favore?”
Mi dà un metro di questo tessuto per favore?”

E io direi anche:
“mi potrebbe dare…?”.
Non l’avevo scritto ma mi sembra possibile.
“Mi potrebbe dare 5 pagnotte?”
“Mi potrebbe dare un metro di questo tessuto, per favore?”

E forse, forse è anche possibile dire “non è che…?”, ma adesso non voglio complicare. Però, “non è che mi darebbe 5 pagnotte?” È molto molto gentile.

Noi tutte queste cose possiamo combinarle, quindi adesso non voglio complicare troppo il video, però sì, potete sentire tante di queste forme combinate.

5) Volevo / vorrei

E infine abbiamo l’ultima, che è un’altra forma semplice, “volevo” o “vorrei”.
“Volevo un chilo di biscotti”,
“vorrei tre pizze d’asporto, per favore” che significa “pizze che ti porti a casa”, da asporto. “Volevamo prendere il menù del pranzo”.

Quindi sì, sono arrivato alla fine del video. Per fortuna ora il mio braccio può riposare. Beh, grazie per aver visto questo video, riguardatelo diverse volte e andate su podcastitaliano.com, link in descrizione, dove troverete tutte queste bellissime cose scritte e schematizzate, così quando siete in dubbio, non sapete come ordinare qualcosa, voi prendete podcastitaliano.com e andato a vedere e dite: “Non è che per cortesia potrei avere due litri di birra fresca, per favore?”. E non avrete nessun problema. Se vi è piaciuto questo episodio lasciate anche una recensione su itunes, e ricordatevi che potete ascoltarlo come solo podcast, quindi se adesso andate a farvi una passeggiata dopo aver visto questo video e volete risentirvi questo episodio, beh, potete risentirvelo e imparerete ancora di più. Io vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo nel prossimo video. Alla prossima. Ciao!


Intermedio, Podcast

La volta che persi il passaporto in Russia – Intermedio #20 – VIDEO

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo video che registro per voi.
In questo video volevo raccontarvi una storia che forse ho già raccontato nel podcast, ma volevo anche ri-raccontarla in formato video. E perché una storia? Beh, perché ho visto questo format in un canale di una ragazza che insegna tedesco, questo formato… format, formato, storytime, quindi ho pensato: “Ma perché non fare una cosa simile anche su Podcast Italiano? Alla fine a tutti piacciono le storie, a tutti piace sentire storie.


Ok. Iniziamo la storia. Si dà il caso che mi trovavo in Russia (I happened to be in Russia). Come forse voi sapete io imparo il russo. Era due estati fa, credo estate 2017, e dopo un po’ di giorni in Russia, a San Pietroburgo e poi a Mosca, ero pronto per tornare in italia e prendere l’aereo di ritorno (the flight back). Ero da solo perché i miei genitori erano stati con me solo a San Pietroburgo. Io avevo proseguito (=continuato) il viaggio da solo e… e niente, il viaggio era arrivato alla sua conclusione. Dovevo tornare. Allora faccio per andare all’aeroporto e chiamo un Uber per… per andare all’aeroporto, no? E, salgo, arriva l’Uber, salgo sulla macchina (I get on the car) e l’autista mi fa (=dice): “Ma vuoi lasciare lo zaino (backpack) nel sedile posteriore (back seat) dell’auto? “Perché io avevo questo zaino. Allora sì, lo metto, lo prendo, lo metto nel sedile posteriore, dico: “Massì, ma tanto mi ricorderò, mi ricorderò!”


Cosa succede? Beh, forse alcuni di voi conoscono (meglio: sanno) già che io ho avuto un po’ di sfortuna (bad luck) con gli zaini, perché non l’ho dimenticato solo una volta. Beh, come avrete capito l’ho dimenticato. Io sono una persona abbastanza smemorata (forgetful), abbastanza così, che non mi ricordo le cose che devo fare. In questo caso non mi sono ricordato che dovevo riprendere lo zaino, quindi arrivato a destinazione con molta tranquillità io esco dall’uber, me ne vado all’aeroporto senza pensare che forse mi serviva quello zaino, perché in quello zaino c’era il passaporto, e per volare dalla Russia all’Unione Europea mi serve il passaporto, se no… non so cosa mi può succedere ma probabilmente nulla di bello.

E quindi niente, dopo qualche minuto mi rendo conto che io non c’ho nulla, non c’ho nulla, cioè ho il telefono, sì, avevo il telefono, ma non avevo nemmeno la la power bank, quindi il mio telefono non aveva molta batteria (power [of a device]), si sarebbe scaricato (it would have died). Allora io ero nel panico totale (in utter panic) addirittura mi sono messo a piangere (I started to cry), cioè io piango abbastanza raramente, non è qualcosa che faccio spesso, ma quella volta mi sono messo a piangere perché ero in panico totale, cioè non sapevo cosa fare, non potevo nemmeno fare chiamare perché avevo sì internet (I did have the internet, BUT…), ma non potevo chiamare perché avevo questa strana situazione: praticamente io per stare in Russia qualche giorno avevo speso un sacco di soldi per comprarmi un router, un mini-router per avere internet. Vi chiederete: “Ma perché ti sei comprato un mini-router per stare in Russia, non puoi comprarti una sim?” Costano anche poco le sim in Russia. Sì, peccato che (the problem is/was) il mio telefono, il mio telefono che ho comprato con un piano telefonico – una cosa che non… penso non rifarò mai più – cioè, l’ho comprato con una agenzia, con un operatore telefonico in Italia per pagarlo un po’ meno, pagarlo a rate (in installments). Però questo ha fatto sì che (this meant that) io praticamente non possa (meglio: potessi) cambiare la sim. O meglio, forse c’è un modo ma non sapevo come fare all’epoca, e quindi avevo deciso di spendere tutti questi soldi e avere un router esterno per avere internet, ma il mio telefono aveva la sim mia, italiana. Quindi non potevo fare comunque chiamate, chiamate di emergenza, no? O meglio… magari potevo, però avrei speso tantissimi soldi, non so nemmeno come funzionano queste cose.

Ho dimenticato di dire anche una cosa importante, ovvero che io avevo provato a contattare Uber, cioè, avevo provato… – tramite l’applicazione si può praticamente provare a mettersi in contatto con l’autista (meglio: ci si può provare a mettere in contatto = you can try to get in touch with the driver) , perché non ti danno il numero di telefono dell’autista per questioni di privacy – però senza successo. Praticamente Uber prova a fare una chiamata e metterti in contatto con l’autista, ma l’autista non rispondeva e quindi non c’era nulla da fare (there was nothing I could do) per mettersi in contatto con lui.

Quindi non sapevo cosa fare, cioè mi guardo intorno (I look around), il taxi, l’Uber non c’è, se n’è andato via, che c… faccio? E allora niente, provo a scrivere ai miei genitori e mio fratello, chiedo consiglio (I ask for advice), non so assolutamente cosa fare, sono in panico totale, dico: “Beh, che ne so proviamo entrare aeroporto,magari… non lo so magari lì trovo qualcuno con cui parlare, trovo… che ne so, mi inventerò qualcosa (I’ll think of something), dovrò pur fare qualcosa”. Considerando che comunque, cioè, io ok parlo russo (come prima, “io parlo sì il russo, MA” oppure “il russo parlare lo parlo, MA”), però avere queste conversazioni in una lingua straniera non è mai molto bello, e poi il mio russo non è forte quanto il mio inglese, quindi sicuramente non era molto piacevole come situazione. Tra l’altro… magari in passato (intendevo: in futuro) poi parlo anche di quando ho perso la valigia e ho dovuto parlare in russo all’aeroporto. Io ho sempre queste bellissime avventure in Russia.

Comunque… quindi entro in aeroporto e mi si illumina il volto di felicità (my face lights up in happiness), sorrido di felicità e di gioia, un sorriso a 32 denti (in italiano “fare un sorriso a 32 denti” significa fare un sorriso grande), o forse anche a 64, mi spuntano altri denti (new teeth come out) per sorridere di più. Perché vedo che c’era l’autista all’interno dell’aeroporto che mi aspettava con lo zaino. E quindi io gli dico: “Grazie, grazie! Ti pago, ti do dei soldi, ti do una ricompensa per questo favore che mi hai fatto”, lui però (è stato) molto gentile, mi fa: “No no, non ti preoccupare, non ti preoccupare” E se n’è andato.

Così io ho tirato un sospiro di sollievo (I gave a sigh of relief) come diciamo in italiano, perché sono andato molto vicino a… non so bene cosa sarebbe successo, però non era sicuramente una situazione molto bella, quindi ho recuperato il mio zaino (I got my backpack back), ho recuperato il mio passaporto, la power bank e niente, tutto quello che mi serviva per poter tornare in italia.

E sì, non è stata una storia molto bella, ma come spesso capita le storie che sono poco belle da vivere sono le storie più belle da raccontare. Quindi se avete già sentito questa storia beh, l’avete risentita. E se è la prima volta che la sentite ditemi cosa ve ne pare di questo format, se volete più video “formato storia”… e niente, vi ringrazio per l’ascolto e ci vediamo nel prossimo video e nella prossima storia. Alla prossima! Ciao.