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I trasporti in Italia (o meglio, a Torino) – Intermedio #30

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[Introduzione improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 03:40]

Oggi vi parlerò dei trasporti pubblici in Italia, o perlomeno a Torino. Inizialmente volevo fare un episodio sullo “spostarsi” in Italia, includendo pure una parte sulla guida in Italia, ma poi ho pensato che sarebbe stato interessante dedicare un intero episodio a questo argomento, quindi oggi mi limiterò a parlare dei trasporti pubblici a Torino, la mia città.
Ad essere precisi, non vivo esattamente a Torino, ma un pochino fuori, nella cosiddetta provincia di Torino: questo è un elemento importante nella nostra narrazione che complica tutto.
Per andare a Torino dalla mia cittadina con i mezzi pubblici ci sono due opzioni: si può prendere il treno, che ci mette circa 20 minuti, oppure si può andare in metropolitana. Partiamo da quest’ultima, sulla quale ho meno cose da dire perché in realtà funziona generalmente bene. La metropolitana è stata costruita nel 2006 in occasione delle olimpiadi invernali di Torino e di conseguenza è abbastanza moderna, anche se è limitata perché esiste solamente una linea e non si sa se e quando verrà costruita una seconda linea.

Guida = driving
Mi limiterò a parlare = I’m only going to talk about, lit. “I will limit myself to talk about”
Ci mette = ci impiega – it takes
In occasione delle olimpiadi invernali = on the occasion of the Winter Olympics

Per prendere la metro (o “il metrò”, come lo chiamano alcuni torinesi francofili) è necessario andare al capolinea della metropolitana, ovvero una delle due stazioni alle estremità della linea. Per arrivarci in macchina da casa mia ci vogliono una decina di minuti circa. “Ma Davide!”, esclamerete. Questo è un episodio sui mezzi pubblici! Se non ho la macchina come faccio? Beh, alla metro puoi arrivarci in pullman, ma devi accettare il fatto che ci impiegherai molto più tempo (almeno 30-40 minuti stando a Google Maps) e la sera probabilmente dovrai aspettare e sperare che passi un pullman. Avete notato che uso la parola “pullman”? Se non lo sapevate, “pullman” in italiano è un sinonimo di “autobus”.
Dalla mia città passa anche il treno, che in una ventina di minuti porta nel centro di Torino. E questo è un lusso, perché non tutte le città hanno una stazione ferroviaria. Il problema del treno è che negli orari di punta (la mattina e la sera, quando la gente va e torna dal lavoro) è decisamente sovraffollato e spesso è difficile trovare posti a sedere. In generale Trenitalia, la compagnia statale che si occupa del trasporto tranviario, è tradizionalmente molto criticata. Noi italiani amiamo lamentarci di Trenitalia e siamo anche creativi nel fare battute e nel lamentarci dell’inefficienza del servizio, sui ritardi, sulle cancellazioni, sull’aria condizionata a volte assente d’estate con 35 gradi fuori, ecc.

Capolinea = terminus – fine della linea
Decina = circa dieci (ventina, trentina, quarantina, ecc.)
Mezzi pubblici = trasporti pubblici
Ci impiegherai = ci metterai (vedi sopra)
Pullman = autobus
Stazione ferroviaria = stazione dei treni (ferrovia = railways)
Orario di punta = rush hour
Sovraffollato = overcrowded
Posti a sedere = seats
Tranviario = ferroviario
Fare battute su qualcosa = joke about

Per quanto riguarda l’azienda pubblica di trasporti della città, che a Torino si chiama GTT (Gruppo torinese trasporti), la situazione non è molto migliore. Come ho già detto in un episodio recente, a Torino abbiamo ancora diversi tram degli anni 70, che in realtà si compongono di vagoni a loro volta costruiti negli anni 30! Potete immaginare il casino, ovvero il forte rumore che fanno quando passano. Ci sono anche tram un po’ più moderni, ma comunque i più recenti risalgono ai primi anni 2000 e hanno ormai già una ventina di anni. Per quanto riguarda i pullman la situazione non è molto migliore, dato che molto spesso i veicoli sono abbastanza vecchiotti, ma, soprattutto, sono spesso pienissimi negli orari di punta e non sempre puntuali.
Non escludo però che la situazione a Torino sia migliore rispetto ad altre città, come Roma, in cui i trasporti pubblici sono tradizionalmente un settore in grandissima difficoltà.
Una caratteristica peculiare che non amo dei trasporti pubblici in Italia è che, al contrario di qualsiasi altro paese europeo che ho visitato, non ci sono macchinette per comprare i biglietti del pullman o del tram, né sui mezzi, né alle fermate! I biglietti di pullman e tram vanno comprati o in edicola, ovvero quei chioschi dove si comprano anche i giornali, o in tabaccheria, negozi che, come suggerisce il nome, vendono sigarette, ma anche tante altre cose (tra cui i biglietti). Questo è molto scomodo quando le edicole o le tabaccherie sono chiuse, perché non c’è modo di comprare i biglietti. In questi casi, se non si è abbonati, si è obbligati a fare quello che molti italiani purtroppo fanno, ovvero viaggiare senza biglietto. Oppure andare a piedi. Ora, forse in altre città italiane sono state adottate soluzioni più al passo coi tempi (a Firenze so per esempio si possono comprare i biglietti dal telefono) e inoltre se uno ha un abbonamento questo non è un problema. Mi metto però nei panni di un turista che, disorientato, cerca di capire come comprare un biglietto, magari la sera, e non capisce come diavolo farlo.

Si compongono di = sono composti di = are composed of
Casino = forte rumore (qui, in altri casi significa disordine, “mess”)
Risalire = to date back to
Macchinetta = ticket machine
Fermata = stop
Vanno comprati = si comprano = devono essere comprati
Edicola = newsstand
Tabaccheria = tobacco shop
Abbonato = che ha l’abbonamento (season ticket)
Al passo coi tempi = up to date, in step with the times – moderno
Disorientato = confuso
Come diavolo farlo = how the hell to do it


Nel mio caso specifico c’è anche un altro problema abbastanza grande: la mia città e Torino sono praticamente non collegate dopo la mezzanotte durante la settimana. Non c’è modo di tornare da Torino alla mia città: né in treno (non ci sono più treni), né in metropolitana (è chiusa), né con i mezzi (c’è solo un autobus ma parte da una zona di Torino non molto centrale). Quindi se uno esce e va a Torino la sera deve o tornare prestissimo (il che è molto triste), o prendere un taxi (e spendere un patrimonio) oppure andare in macchina (e affrontare l’incubo della ricerca del parcheggio, di cui parleremo però nel prossimo episodio). Ed è per questo che, secondo me, l’Italia è un paese per automobilisti: senza l’auto si è molto limitati, soprattutto fuori dalle grandi città (ma nemmeno COSì fuori, vivo a 15 km da Torino, non in una campagna sperduta). Ma di automobili e guida parlerò in un altro episodio, che sicuramente sarà frizzantino.
Per concludere, la cosa che mi manda in bestia, cioè che mi fa arrabbiare, è vedere l’efficienza e la modernità dei trasporti pubblici in altri paesi, anche tradizionalmente meno forti economicamente dell’Italia, come la Polonia. Non conosco a fondo la questione, però colpisce il fatto che in una delle 10 economie più forti al mondo i trasporti pubblici abbiano così tanti problemi e siano così inadeguati.
Ok, sono arrivato alla fine di questo episodio e mi rendo conto che dopo questo episodio e l’episodio “L’Italia fa schifo” (il cui titolo è provocatorio, ricordo) sembro un po’ brontolone che sa solo lamentarsi. Prometto che cercherò di fare episodi un pochino più positivi in futuro, però penso sia anche interessante parlare dei lati un po’ più negativi del nostro paese e non solamente di quanto sia buona la pizza, di quanto sia bello il mare, di quanto siano belle le nostre chiese e il nostro patrimonio culturale. Voi che ne pensate? Fatemi sapere se avete avuto esperienze con i trasporti pubblici in Italia e come sono se paragonati al vostro paese. Mi raccomando, siate onesti.

Collegate = connected
Patrimonio = tantissimo soldi
Incubo = nightmare
In una campagna sperduta = far away in the countryside (sperduto = remote, godforsaken)
Frizzantino = interessante, vivace (slag)
Mi manda in bestia = drives me crazy
Conoscere a fondo = I don’t fully understand
Colpisce = sorprende, stupisce – it’s surprising
Brontolone = grumpy, a curmudgeon – una persona che si lamenta sempre


[Outro improvvisata e non trascritta]

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Chi è un raccomandato? – Intermedio #28

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio scritto da Erika, in cui parliamo dei cosiddetti “raccomandati”. Chi sono i raccomandati? Lo scoprirete presto, quindi rimanete in ascolto, come si dice alla radio.

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Qualunque italiano ha sentito o ha usato la parola “raccomandato” nella propria vita e più di qualcuno lo è anche stato, almeno una volta. Chi sono allora questi “raccomandati” di cui tutti parlano? Partiamo dal significato del verbo raccomandare, come descritto dal vocabolario Treccani: Affidare ad altri persona o cosa che sta molto a cuore, pregando o esortando […] di averne comunque la massima cura

In questo senso, raccomandare significa solo pregare qualcuno di trattare bene qualcun altro, in poche parole. In un senso simile a questo, si utilizza molto spesso l’espressione “mi raccomando!”, quindi con il verbo al riflessivo, nel senso di “ripongo in te la mia fiducia”, in contesti come “non fare tardi, mi raccomando!” oppure “ricordati di portarmi quello che ti ho chiesto, mi raccomando!”.
Inoltre è importante ricordare che “raccomandare” non si usa come in inglese il verbo “to recommend”. Questo è un errore che fanno in molti, ma noi non diremmo mai una frase come: “ti raccomando un film”, “ti raccomando un libro”. Diremmo invece “ti consiglio un film” o “un libro”.

Affidare = to entrust
Stare a cuore
= to care for have at heart
Avere cura
= to take care of
Riporre la propria fiduce in qualcuno/qualcosa = to put one’s trust in something

Quindi, si direbbe che questo verbo di per sé non abbia alcuna connotazione negativa. Tuttavia le parole cambiano di significato e con il tempo questo verbo ha assunto anche un altro significato, legato in parte al primo ma leggermente diverso, ovvero, sempre citando Treccani: Segnalare una persona, intercedere a suo favore, affinché sia favorita in un esame, in un concorso, nell’assegnazione di un posto, ecc.” Il che può anche essere positivo, se si tratta di favorire una persona molto competente, quindi diciamo “consigliarla” a qualcun altro per i suoi meriti. Il problema nasce quando si tratta di persone che non sono affatto competenti o migliori degli altri concorrenti, per esempio per un posto di lavoro, ma ottengono comunque la precedenza perché qualcuno “li ha raccomandati”.

Un classico esempio: per ottenere un posto e lavorare per lo Stato, per esempio come impiegato in un ufficio, bisogna partecipare a dei concorsi, dove generalmente si è sottoposti a una serie di test da superare (per esempio domande a crocette, colloqui orali, ecc). In base ai risultati ottenuti viene stilata una graduatoria, quindi una lista in ordine di merito basata sui punteggi ottenuti nei test. Una persona che ha ottenuto un punteggio basso può tuttavia superare, sorpassare quelli davanti a lui se per esempio conosce qualcuno connesso a chi compila queste graduatorie, o qualcuno di importante nel settore. La più classica delle raccomandazioni è quella di essere figlio di qualcuno di importante ed influente in un dato settore. La “raccomandazione” è dunque un esempio di nepotismo, ovvero cercare di favorire i propri parenti e amici al fine di fargli ottenere una carica, un ufficio, un lavoro.

Segnalare = to recommend (someone)
intercedere = fare da mediatore aiutando qualcuno

Favorire = to support, to facilitate, to advance
Posto di lavoro
= workplace
La precedenza
= come first, get priority
concorso
= competitive exam to get a job for the state
si è sottoposti
= one undergoes
domande a crocette
= multiple choice questions
viene stilata una graduatoria
= a ranking is drawn up
superare / sorpassare = overtake, pass
compilare = to fill out

La raccomandazione è ovviamente una procedura illecita, ma non per questo poco diffusa. Il problema delle raccomandazioni in Italia è più che mai attuale, soprattutto nella sfera pubblica. Purtroppo, molto spesso in Italia si sentono frasi del tipo “senza raccomandazione non vai da nessuna parte”, soprattutto per quanto riguarda alcune professioni particolarmente prestigiose, e spesso si sentono frasi del tipo “in Italia non c’è meritocrazia”. Infatti, per colpa delle raccomandazioni, alcuni ruoli importanti e delicati sono troppo spesso occupati da persone poco competenti, che non ricoprono la posizione per i loro meriti, ma esclusivamente grazie alle loro conoscenze. Nel tempo in Italia sono state introdotte alcune misure per limitare e combattere questa pratica, che forse oggi è meno diffusa che in passato, ma non ancora scomparsa.

Insomma, dare a qualcuno del “raccomandato” non è un bel complimento: significa accusarlo di avere ottenuto qualcosa solo perché qualcuno ha “messo una buona parola” per lui. Proprio pochi giorni fa è esploso in Italia un grave caso riguardante i magistrati, che dovrebbero essere “i custodi della giustizia” e, si è invece scoperto, sono stati anche loro coinvolti in fatti legati alle raccomandazioni e alla corruzione.
Insomma, si tratta in Italia di un problema che talvolta blocca le persone davvero meritevoli ed è quindi particolarmente grave, ma allo stesso tempo molto difficile da risolvere, perché esiste da moltissimo tempo ed è quasi diventato parte della nostra cultura e della nostra mentalità. Fateci sapere se anche nel vostro paese esistono i raccomandati e le raccomandazioni e se sapevate che questa pratica è ancora così diffusa in Italia.

A presto!

Illecita = illegal
Attuale = present, current
Ricoprire una posizione = to hold a position
Conoscenza = in questo caso “connection”, una persona conosciuta
Dare a qualcuno del… = call someone …
Mettere una buona parola = put in a good word

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L’esame di maturità – Intermedio #27

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Avviso! Ho deciso di provare a mettere le parole difficile alla fine di ogni paragrafo. Ditemi come vi sembra.

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Io sono Davide e in questo episodio parliamo di un argomento abbastanza interessante che è l’esame di maturità, ovvero un esame alla fine della scuola superiore che è, diciamo, motivo di ansia per tanti ragazzi italiani. E, a proposito, in questi giorni gli studenti italiani stanno affrontando questa terribile prova, o meglio prove, più di una. L’episodio si ricollega, ovvero è collegato all’episodio che abbiamo fatto sulla scuola italiana, quindi vi consiglio prima di sentire quell’episodio sulla scuola italiana e poi tornare qua e sentire questo. Penso che faremo anche un episodio di riflessioni senza trascrizioni in cui parleremo della nostra esperienza all’esame di maturità, quindi un trittico, una trilogia di episodi sulla scuola e questo è un testo scritto da Erika come al solito scritto ottima è un pochino difficile ho deciso di metterlo a livello intermedio, ma potrebbe essere quasi avanzato. Quindi a maggior ragione per questo episodio andate a vedere la trascrizione sul sito. Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast e ascoltate l’episodio più di una volta per cercare di ricordarvi le strutture più difficili, che sono più di una in questo episodio. Inoltre voglio ringraziare Italki che sponsorizza questo episodio come sapete. Italki [è una] grandissima piattaforma per imparare le lingue. Sto insegnando molto di questi tempi su Italki. In molti di voi hanno, diciamo, deciso di iscriversi attraverso il link ,quindi si sono contento che 1) italki sponsorizzi Podcast Italiano e 2) di poter fare lezione con tanti di voi che mi dicono: “Davide, io ti seguo dal podcast”. Quindi sì, sono contento di riuscire ad aiutare tante persone e ricordatevi, come ho detto nell’ultimo video, che se se volete parlare bene dovete parlare tanto. Quindi voi mi conoscete, sapete più o meno chi sono, come sono, come parlo, quindi se avete paura di parlare con altre persone potete parlare con me, vi prometto che non mordo, diciamo in italiano. Quindi grazie ad Italki e ricordatevi avrete $10 in crediti da spendere per le lezioni se seguite il mio link.

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E ora sentiamoci questo magnifico episodio scritto da Erika.

motivo di ansia = source of anxiety
si ricollega = is linked, is connected
trittico = opera in tre parti
a maggior ragione = even more so, all the more reason
di questi tempi = these times
non mordo = I don’t bite


Con l’arrivo del mese di giugno si avvicina, in Italia, il momento più atteso, desiderato, sognato da tutti gli studenti: la fine della scuola. Ormai le giornate sono lunghe e calde, l’aria sa di primavera e la mente dei ragazzi vaga verso i lidi assolati, le serate fuori con gli amici, i giochi all’aria aperta, i gelati, gli amori estivi… i libri rimarranno, per qualche mese, a riposare sui loro scaffali , chiusi, e con loro tutte le preoccupazioni relative alle interrogazioni, alle verifiche, ai professori.

C’è solo una categoria di studenti che vorrebbe, invece, che questo mese non arrivasse mai. Sono i cosiddetti “maturandi”, i ragazzi all’ultimo anno delle scuole superiori, ormai diciottenni, ormai adulti, che si stanno pericolosamente avvicinando ad un evento che li aspetta da anni, a cui pensano con ansia e preoccupazione da settembre o chissà, forse addirittura da prima. Si tratta del cosiddetto “esame di maturità”, l’esame finale a cui tutti gli studenti italiani, al termine del quinto anno di scuola superiore  devono sottoporsi. È un esame temutissimo, un po’ perché è oggettivamente difficile, un po’ perché viene dipinto come una sorta di rito di passaggio dal periodo scanzonato dell’adolescenza alle responsabilità dell’età adulta, alle decisioni sul proprio futuro e il proprio destino.
È quindi un passaggio che segna la fine di un’epoca della vita, della scuola e dell’adolescenza.

(la mente dei ragazzi) vaga = wanders
lidi assolati
= spiagge assolate (ma più poetico)
scaffali = shelves
interrogazioni
= oral tests
verifiche
= written tests
cosiddetto = so-called
al termine =
alla fine
(un esame a cui gli studenti devono) sottoporsi
= undergo, go through
temutissimo
= molto temuto (feared)
un po’ perché
= partly because
viene dipinto (come un rito di passaggio)
= it’s depicted as a
Periodo scanzonato
= light-hearted, cheerful
segna la fine di un’epoca
=  marks the end of an era

Vi consiglio di ascoltare una famosissima canzone di Antonello Venditti, Notte prima degli esami, e di guardare il film che porta lo stesso titolo, per avere un’idea, seppur un po’ romanzata , di quello che rappresenta la maturità per i giovani italiani.
Ma in che cosa consiste, quindi, questo temutissimo esame?
Negli anni si sono succedute varie discussioni e varie riforme sulle sue modalità, ma il succo è che si tratta di una sorta di test sulle competenze acquisite e le nozioni imparate durante un percorso di studi durato cinque anni. L’esame è diviso in due parti: una parte scritta e una parte orale.
La parte scritta si divide a sua volta (dopo l’ultima riforma) in due prove. La prima prova consiste nel cosiddetto “tema”, ovvero la stesura di un testo in italiano, con il quale lo studente deve dimostrare di padroneggiare perfettamente la propria lingua e di saper organizzare le idee in modo logico. È possibile scegliere tra più “tracce”, cioè diversi tipi di testo: tema di attualità, tema argomentativo o analisi di un testo letterario.
La seconda prova invece dipende dal tipo di scuola frequentata, perché è legata alle “materie caratterizzanti”, cioè le materie tipiche dell’indirizzo scelto, per esempio le lingue per il liceo linguistico o la matematica per il liceo scientifico.
La difficoltà e la preoccupazione maggiore sta nel fatto che queste prove sono uguali per tutta Italia, poiché sono elaborate dal Ministero e non dai professori, come avviene invece per le verifiche svolte durante l’anno. Quindi non è possibile ottenere indizi di nessun tipo sulle prove: il loro contenuto è imprevedibile e viene scoperto solo il giorno dell’esame.
Fino all’anno scorso era prevista anche una terza prova (eliminata dall’ultima riforma) che faceva molta paura agli studenti, perché consisteva in uno scritto in cui bisognava rispondere a 12 domande aperte riguardanti gli argomenti svolti durante l’anno in tre o quattro materie diverse. Le domande per questa prova, però, erano scelte dai docenti.

seppur = anche se
romanzato
= fictionalized – reso simile a un romanzo per rendere il racconto più interessante
il succo è
= the central idea is (lit. “the juice”)
a sua volta
= in turn
stesura
= qui significa “scrittura”
padroneggiare
= master
(la difficoltà) sta nel fatto che
= lies in the fact that
indizi
= hints
uno scritto =
a written test
docenti
= insegnanti

Queste due prove come abbiamo visto non sono semplici, ma la prova più temuta è senza dubbio l’esame orale: lo studente deve essere preparato sul programma di tutte (o quasi) le materie studiate all’ultimo anno. Il giorno dell’esame orale il maturando si trova infatti davanti ad una commissione composta da alcuni dei professori che ha avuto durante l’anno (i cosiddetti “interni”), da alcuni professori sconosciuti (perché provenienti da altre scuole, i cosiddetti “esterni”) ed un presidente che controlla che tutto venga svolto secondo le regole.
Ogni professore pone allo studente una o più domande sulla materia di sua competenza, alle quali lo studente deve rispondere nella maniera più completa possibile. I professori “interni” sono professori conosciuti, quindi è più semplice rispondere alle loro domande che, se sono gentili, solitamente non sono troppo difficili. Non si può dire lo stesso per i professori esterni, le cui domande invece sono più imprevedibili.
Insomma, bisogna ricordarsi un sacco di informazioni, confrontarsi con professori mai visti prima e, naturalmente, tenere a bada (control) l’ansia: da questo esame dipende il voto finale con il quale termineremo la scuola superiore!

provenienti = che vengono da
secondo le regole

porre una domanda = fare una domanda
(materie) di sua competenza = in cui è competente, ovvero che insegna
tenere a bada = keep under control

È piuttosto raro, ma è possibile anche venire bocciati (fail) all’esame di maturità, se nelle tre prove non viene superato un certo punteggio (score). In quel caso, lo studente dovrà ripetere il quinto anno e rifare l’esame l’anno successivo. È raro ma può capitare, per questo l’ansia è a mille! Inoltre, dato che da questo esame dipende il voto finale, anche i più studiosi sono preoccupati, perché non vogliono rovinare in tre giorni tutti gli sforzi fatti in cinque anni. Insomma, è proprio una sfida per tutti!
Una volta superato (passed) l’esame, che solitamente ha luogo a fine giugno e in tre date diverse, una per ciascuna prova, si ottiene, o meglio, si consegue il cosiddetto “diploma di maturità”, il documento che attesta la fine dei nostri studi e il voto finale che abbiamo ottenuto, voto che viene stabilito dalla commissione in base ai voti ottenuti negli ultimi tre anni di scuola e ai punteggi delle prove d’esame.
Superare l’esame di maturità è sempre una grande gioia per gli studenti, perché significa non solo essersi liberati di un grande peso e di una grande paura, ma anche essere riusciti a superare con successo una prova molto difficile, che apre le porte agli studi successivi o al mondo del lavoro e, soprattutto, ad un futuro tutto da costruire.
E ora diteci: nei vostri paesi esistono prove di questo tipo? Raccontateci le vostre storie nei commenti all’episodio.

venire/essere bocciati = fail an exam, be flunked
punteggio = score
(l’ansia è) a mille = molto alta
superato = passed
ha luogo = takes place
attesta = attests, certifies


Bellissimo episodio. Grazie di nuovo Erika. Scrivetemi, scriveteci se volete più episodi scritti da Erika, perché io penso che lei sia più brava a scrivere di me i suoi episodi sono sempre i migliori, quindi scrivetemi. oppurere potete anche seguirla su Instagram (@erikaporreca), si chiama Erika con la k, mi raccomando, e scriverle un messaggio: “Erika fai più episodi, perché i tuoi episodi sono i migliori” , se pensate sia così (io penso sia così).
Lasciate una recensione su Apple Podcasts se vi è piaciuto questo episodio, se possibile positiva, se non è possibile non lasciatela perché… beh potete anche tenervi la vostra opinione negativa :D
Niente, ci vediamo, ci sentiamo, nel prossimo episodio. Statemi bene e alla prossima. Ciao!

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Capisco bene ma parlo male. Qualche consiglio – Intermedio #26 (VIDEO)

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Capisco bene ma parlo male. Oppure…. capisco bene, ma parlare è frustrante. Credetemi quando vi dico che sento queste frasi praticamente tutti i giorni quando faccio lezione. Ma com’è che (how come, why) ci sono così tante persone che hanno questo problema?

Ciao a tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale youtube oppure podcast dove potete ascoltare l’italiano e imparare attraverso i contenuti autentici che creo per voi. E oggi come avete capito l’argomento del nostro episodio è parlare. Parleremo di parlare! Vorrei fare alcune considerazioni su questo argomento che magari vi aiuteranno.

La prima è che questo problema è assolutamente universale, come ho detto, quindi non siete strani, siamo, così mi includo nella categoria, perché anche io imparo altre lingue. Ma pensate anche alla vostra lingua madre (mothertongue). Immagino che voi siate in grado (you are able to) di leggere un romanzo (novel) e di capire quello che succede (happens) in un romanzo. Ma difficilmente voi siete in grado… sarete in grado di scrivere un romanzo come quelli che leggete di scrittori famosi, e questo è perché le due cose sono diverse. Cioè, capire è molto più facile rispetto a parlare (o scrivere).

Tutte le persone che parlano bene in una lingua straniera sicuramente hanno faticato (struggled) tantissimo, quindi quello che vedete è la punta (the tip) dell’iceberg, non vedete l’enorme massa che sta sott’acqua (underwater) e l’enorme quantità di lavoro che c’è stata. Quindi prima iniziate a parlare meglio è, se non l’avete ancora fatto. Cercate di superare la fase più frustrante e stressante all’inizio perché poi vi divertirete molto di più e sarà molto più facile. Capire bene e saper parlare bene sono due abilità molto diverse, e volevo spiegarvi questa cosa utilizzando un’immagine che ho sentito in un video, una conferenza in russo. Praticamente dovete immaginarvi… Pensiamola così.

[SOLO NEL VIDEO] Queste sono tutte le parole, le frasi, le strutture che voi capite. Quindi quando le sentite le capite. All’interno di questo cerchio c’è un altro cerchio che potremmo chiamare “cerchio di padronanza”. E queste sono le cose che voi effettivamente sapete dire. La maggior parte delle persone sono in questa situazione, sanno dire poche cose rispetto a quelle che capiscono*. Il nostro obiettivo è far crescere questo cerchio di padronanza, arrivare a una situazione così. Come facciamo quindi a ingrandire questo cerchio più piccolo, il cerchio della padronanza? Bisogna parlare.

Di nuovo, questo era il punto a cui tornerò sempre e non bisogna commettere l’errore che io ho commesso, che molti commettono, e che è quello di ascoltare, ascoltare, ascoltare e non fare altro, ovvero non parlare, perché se voi ascoltate un’ora al giorno una lingua per un anno migliorate di tanto così la vostra comprensione di quello che ascoltate, la vostra abilità nel parlare magari migliorerà tanto così o di tanto così. Quindi le due cose assolutamente non vanno di pari passo (don’t go hand in hand). Ascoltare, ascoltare, ascoltare vi darà una situazione di questo tipo: capirete tantissime cose, ma saprete dire più o meno sempre le stesse.

Secondo me è facile cadere nella tentazione (fall into the temptation) di ascoltare ascoltare e appunto avere tanto input passivo, perché nella nostra era basta andare (you just go) su YouTube, basta aprire un’applicazione di podcast e ci sono un milione di cose che possiamo ascoltare e video che possiamo vedere e questo è utile, vi aiuterà a migliorare la vostra comprensione, ma non a parlare meglio. Quindi bisogna parlare e sicuramente è più facile andare su YouTube rispetto a organizzare una chiamata con un amico, ma bisogna fare questo lavoro di organizzazione.

Parlare con qualcuno, organizzare una chiamata con un insegnante, oppure con un amico, oppure andare a un evento linguistico nella vostra città richiede più organizzazione, sicuramente è più facile andare su YouTube e mettersi a guardare un video. Però c’è una pratica molto utile che non richiede nessuna organizzazione, non dovete trovare un momento nella vostra settimana per parlare ma potete farlo sempre. Sto parlando di parlare da soli.

Ebbene sì, parlare da soli non è una cosa strana, non è una cosa da pazzi (it’s not a crazy thing to do), ma è una cosa molto utile. Magari fatelo quando non c’è nessuno che vi sta ascoltando. Il motivo per cui è utile è che non c’è la pressione che c’è quando parlate con un insegnante o con una persona vera, cioè voi avete tempo di pensare, avete tempo di cercare le parole che vi servono, potete rendervi conto (realize) di ciò che sapete dire e ciò che non sapete dire e andare sul dizionario a cercare una parola, una frase, quindi avete tutto il tempo e tutta la calma del mondo, e questa è una cosa molto molto importante.

Una cosa che potete fare è anche registrarvi e metterlo (mettere il video) (qui: upload) su YouTube, mandarlo ad altre persone e chiedere a queste persone di lasciare un commento oppure di valutare la vostra performance. C’è un canale di un americano che ha fatto questo ed è diventato addirittura famoso in Italia.

Poi c’è l’annoso dibattito (age-old debate): parlare fin da subito oppure aspettare? Io penso che dipenda da voi. La vostra priorità è parlare oppure no? Perché se non vi interessa allora in questo video non è molto rilevante per voi, ma se volete parlare prima o poi dovete iniziare. Quando iniziare dipende da voi, dalla vostra personalità: ci sono persone come me che non amano parlare fin da subito quando non sanno dire nulla e aspettano di avere un minimo di vocabolario; ci sono persone che amano dire due cose in croce (just a few things), saper parlare di sé, sentire se stessi parlare in una lingua straniera, perché è una sensazione davvero sorprendente (surprising), davvero esaltante (exiciting, exilarating). Quindi questo dipende da voi.

Se non parlate fin da subito (from the very beginning) vi consiglio però una strategia utile, che è quella dello shadowing, che consiste praticamente nell’ascoltare qualcosa e ripetere a pappagallo (parrot back) tutto quello che sentite. Quindi mettete un video e provate a ripetere imitando la pronuncia, l’intonazione, tutti gli elementi. In questo modo iniziate ad allenarvi ad imitare suoni, ad imitare intonazioni, anche se in realtà non parlate e quindi iniziate a sviluppare questo aspetto, diciamo un po’ più attivo, anche se non è del tutto attivo.

Parlare da soli è bello però ovviamente dovete anche parlare con qualcun altro e vi consiglio di fare due cose:

  • provare a fare uno scambio linguistico, trovare una persona con cui parlate nella vostra lingua e nella lingua che state imparando: lo svantaggio (drawback) è che dovete dedicare metà del tempo a parlare un’altra lingua, il vantaggio (benefit) è che è gratis, potete utilizzare applicazioni come HelloTalk, oppure Tandem, su Italki c’è la funzione anche di trovare partner linguistici. È difficile, ma a volte si riescono a trovare persone con cui si parla per mesi.
  • seconda cosa, fate lezione su Italki oppure su altri siti. Fare lezione online, lezioni individuali, è molto più economico (cheap) rispetto a fare lezioni individuali nella vita reale con un insegnante che viene a casa vostra.

Quinto consiglio che vi voglio dare è accettate il fatto che in una lingua straniera non parlerete mai, probabilmente, a meno che non facciate sforzi davvero immensi (huge efforts), come parlate nella vostra lingua madre. Quindi non potrete essere altrettanto eloquenti (as articulate), altrettanto precisi, utilizzare un linguaggio qualitativamente come quello che usate nella vostra lingua madre. E purtroppo è così. Una volta che avrete accettato questo fatto, sicuramente avrete molta più calma e non vi farete problemi (you won’t worry too much), non vi preoccuperete se non sapete la parola esatta, il termine esatto, non vi preoccuperete se usate una collocazione che non esiste perché l’importante alla fine è farsi capire (make oneself understood), questa è la cosa più importante: le lingue sono un mezzo di comunicazione. Ovviamente cercando di migliorarsi ma cercando di usare quello che si sa e senza usare l’inglese se si riesce. Quindi parafrasate, sviluppate questa skill perché è davvero molto molto utile nelle lingue straniere.

Riassunto: se non parlate mai non parlerete mai bene.

Davide Gemello, 2019

E se anche voi avete questo problema pensate davvero di capire molto meglio rispetto a quanto sapete dire, provate a pensare: quanto spesso parlate in italiano? Una volta alla settimana, una volta al mese, mai? Ed è per questo che voglio indire una challenge su Instagram. Ho preso questa idea da una mia amica russa, Maria, che fa una cosa simile in francese. Io voglio farla in italiano, voglio fare una challenge per cui voi dovete ogni giorno oppure il più (spesso) possibile per 30 giorni registrare delle storie su Instagram, parlare in italiano, fare un monologo breve di qualche secondo – il tempo di una storia su Instagram – dire quello che volete che (può essere) quello che avete fatto oggi, un libro che avete letto, un piatto buono che avete mangiato, provare a parlare in italiano, mettere l’hashtag #speakingitalianfor30days – voglio che questa cosa duri 30 giorni – e taggare Podcast Italiano. Io riposterò il vostro video e vi incoraggerò (I will encourage you) e sicuramente questa cosa vi darà un sacco di motivazione, di autostima (confidence), e sono sicuro che ci divertiremo facendo questa cosa. Quindi podcast_italiano, #speakingitalianfor30days.

E niente, parlate parlate parlate, ci vediamo su Instagram e… alla prossima!

Intermedio, Podcast

La scuola in Italia – Intermedio #25

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio di livello intermedio vi parlerò del sistema scolastico italiano. Infatti mi sono reso conto (I realized) che molte persone non sono a conoscenza (are not aware) di come funzioni la scuola qui in Italia.
Prima di cominciare però volevo parlarvi di Italki. Italki è un sito dove potete fare lezione di lingua con un tutor o un insegnante professionista. Potete fare lezione anche con me! Fare lezioni individuali è un ottimo modo di mettere in pratica la lingua, molto più efficace di ciò che l’istruzione scolastica, per rimanere sul tema di oggi,  o le scuole di lingua sono in grado di offrire. Quanti brutti ricordi mi sono rimasti dalle lezioni di inglese al liceo… la mia professoressa con esperienza di 25 anni che diceva “themselvis” al posto di “themselves”. Su italki non troverete niente di tutto questo perché potrete fare lezioni con insegnanti madrelingua o che parlano una lingua a livello C2. Se seguite il link che vi lascio nel post sul sito oppure nelle note di questo episodio avrete $10 dollari in crediti per provare il sito. Potete provarlo facendo lezione con me con me, se vi fidate di me… altrimenti con qualsiasi altra persona.

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Detto questo, parliamo della scuola in Italia. Vi ricordo che trovate la trascrizione integrale se seguite il link che trovate sempre nelle note di questo podcast. Partiamo proprio dagli inizi. I primi due gradi di scuola che esistono in Italia sono l’asilo nido, che va dagli 1 ai 3 anni e la scuola materna o scuola dell’infanzia, che però spesso viene chiamata semplicemente “asilo”, per i bambini dai 3 ai 6 anni. Sono scuole non obbligatorie, e io personalmente ho fatto solamente la scuola materna. Tra l’altro notate l’utilizzo dell’onnipresente verbo “fare”: in questo caso “fare l’asilo”, “fare l’università”, ecc. significa “frequentare(attend) quel tipo di scuola. Dopo la scuola materna abbiamo tre gradi. O meglio, in realtà sono due, ma in realtà sono tre. Niente panico! Ora vi spiego.

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La scuola materna, o “asilo”

Dopo la scuola materna inizia il grado dell’istruzione primaria, comunemente noto (commonly known) come “scuola elementare” oppure “scuole elementari”. Quasi sempre infatti usiamo il plurale quando parliamo: “elementari”, “medie”, “superiori”, ecc. La scuola elementare in Italia dura 5 anni, ovvero dai 7 agli 11 anni. Alle elementari abbiamo solitamente due insegnanti, che chiamiamo “maestri” o maestre”, che si dividono tra loro le materie (subjects) da insegnare.
Alle elementari i bambini danno del tu agli insegnanti e hanno un rapporto molto stretto (close relationship) con loro, quasi come se fossero loro genitori o parenti. Si fa lezione la mattina e il pomeriggio, con due intervalli (breaks), e si mangia nella mensa (canteen) della scuola.

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Una scuola elementare italiana

Dopo il primo grado, o scuole elementari, abbiamo la scuola secondaria, che si divide in due gradi, primo e secondo. Per questo dicevo che sono due gradi ma in realtà è come se fossero tre. In realtà nessuno si sognerebbe mai di usare (would never use) il termine “scuola secondaria di primo grado”. Normalmente infatti parliamo di “scuole medie” e “scuole superiori”. Vi consiglio di imparare questi termini.
Tra l’altro (by the way) è importante notare che in ogni passaggio noi cambiamo fisicamente scuola, cioè edificio. Quindi dalle elementari alle medie, dalle medie alle superiori noi cambiamo il luogo in cui noi andiamo a scuola. E non solo, anche il gruppo di persone con cui facciamo lezione cambia, ovvero la classe. Ho parlato di questo in un video recente, sugli errori fatti dagli stranieri in italiano: in Italia uno studente è in un gruppo con altri compagni. Questa è la cosiddetta “classe”, che non è come una “class” in inglese, che sarebbe per noi una “lezione”. Tra l’altro noi facciamo lezione di tutte le materie con lo stesso gruppo di persone e di solito nella stessa aula, ovvero stanza. Quindi facciamo matematica, storia, italiano, educazione fisica, ecc. con gli stessi compagni di classe (classmates). Questo è diverso in molti altri paesi, anche se non sono esperto di come funziona l’istruzione all’estero.

Le medie durano 3 anni, dai 12 ai 14, e sono forse il periodo peggiore della vita di tanti poveri bambini, o ragazzini. Infatti è il momento della adolescenza, e come tutti sappiamo, l’adolescenza è un periodo abbastanza di merda (quite a shitty period) sia per i teenager stessi, sia per i poveri professori, vittima di ragazzini cafoni (bad-mannered), svogliati (listless, lazy), inpreda alle prime tempeste ormonali (in the first flush of suddenly high hormone levels). Belle le medie, vero?
Avete notato che ho detto “professori”? Già! Per noi gli insegnanti, dalle medie in poi, sono professori! Questa è una differenza linguistica rispetto all’inglese (e forse altre lingue), dove “professor” indica solamente il professore universitario. Al professore si dà del lei e il rapporto è un po’ più distaccato rispetto a quello che si ha con i maestri delle elementari.
Dopo i tre anni di scuole medie abbiamo l’esame di terza media.

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Una scuola media

Finite le medie si va alle superiori (ovvero la scuola secondaria di secondo grado). Molte persone che imparano l’italiano pensano che il liceo sia ciò che in inglese si chiama “high school”, ma non è così. Il liceo è UN tipo di scuola superiore e solitamente al liceo va chi è praticamente sicuro di fare l’università. Il liceo infatti dà una forte preparazione culturale sia umanistica che matematico-scientifica. O meglio: il liceo scientifico (quello che ho fatto io) dà una preparazione forte in entrambi i settori, il liceo classico soprattutto nel settore umanistico. Perché diciamoci la verità, non fanno quasi matematica (al liceo classico). Il liceo è solo un tipo di scuola superiore, perché ci sono anche gli istituti tecnici, che hanno vari indirizzi (specializations) e preparano lo studente in un campo di studio specifico (come meccanica, agraria (agricolture), turismo, ecc.), e gli istituti professionali, che insegnano allo studente una professione, come, non so, l’idraulico (plumber), l’elettricista (electrician), ecc.Le scuole superiori vanno dai 14 ai 19 anni, ma è obbligatorio frequentarle fino ai 16, età in cui finisce la cosiddetta “scuola dell’obbligo(compulsory schooling). Dopo i 16 anni infatti si può lavorare legalmente. Alla fine delle superiori abbiamo un altro esame, ovvero “l’esame di maturità”, di cui però parleremo in un episodio a parte, perché è un argomento abbastanza interessante.

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Le superiori

Una volta finite le superiori si può passare all’istruzione superiore, ovvero l’università, oppure altri istituti, come l’Accademia delle Belle Arti, per esempio. Normalmente l’università si divide in Laurea triennale, (corrispondente al “Bachelor’s” in altri paesi) e dura tre anni (come dice il nome) e  laurea magistrale, che dura due anni (e sarebbe il “Master’s”). Ci sono poi anche altri corsi universitari “a ciclo unico”, che significa che non sono suddivisi in due livelli ma c’è un unico ciclo che dura 5 o 6 anni. Mi riferisco a (I am referring to) corsi come medicina, architettura, giurisprudenza (law), ecc.
Dopo la laurea magistrale, se ancora si vuole continuare a studiare si può fare un dottorato di ricerca (PhD in inglese), che dura dai tre ai cinque anni. In Italia probabilmente non avrai alcun fondo (funding) e sarai obbligato ad emigrare all’estero per avere migliori prospettive, ma per le persone più eroiche (o masochiste) esiste la possibilità di farlo anche in Italia.
Inoltre le università rilasciano altri titoli, i cosiddetti “Master”, che causano una confusione incredibile con la terminologia. I “master” non c’entrano nulla (have nothing to do) con il “master’s degree” in inglese, che sarebbe la nostra “laurea magistrale”. I “master” in Italia durano almeno un anno accademico e sono dei corsi di perfezionamento a cui si accede con una laurea. Alla fine della laurea triennale e magistrale dobbiamo scrivere la tesi di laurea (dissertation, thesis), quella che io dovrei stare scrivendo al posto di questo episodio, perché io sto quasi finendo la laurea magistrale. E niente, questa è la potenza della procrastinazione!

Un vlog che ho fatto sull’università di Torino

Sulla scuola italiana potremmo dire tantissime altre cose, alcune non troppo belle, come, per esempio, che l’istruzione in Italia non è finanziata(funded) quanto dovrebbe esserlo, e questo causa un sacco di problemi, come il fatto che le strutture siano fatiscenti(crumbling) e spesso inadeguate. Notare, a proposito (in this respect), che ho detto “istruzione”, e non “educazione”. L’educazione infatti in italiano è ciò che ci viene impartito (form. given) dai genitori, ovvero come comportarsi nel mondo, come essere persone educate (well-mannered), saper stare al mondo. L’istruzione ha a che vedere(= ha a che fare, has to do) con ciò che si impara a scuola (e questa è “education” in inglese).
Questo è tutto per oggi. Fatemi sapere se sapevate tutte queste cose o avete scoperto qualcosa di nuovo e, come al solito, andate a leggervi la trascrizione seguendo il link in descrizione. Lasciatemi anche una recensione su Apple Podcasts se pensate che Podcast Italiano vi aiuti nella vostra missione, nel vostro sogno, nella vostra bellissima ambizione di imparare l’italiano, perché altre persone mi troverebbero, quindi magari se altre persone mi trovano io faccio più episodi e voi siete più contenti. Che ne dite?
Grazie ancora per l’ascolto e alla prossima.
Ciao!