Interviste, Podcast

Stefano Suigo: il mestiere del traduttore, essere italiano all’estero e molto altro – Intervista #21

 

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Ascolta la PRIMA PARTE dell’intervista!

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, il podcast per imparare l’italiano attraverso contenuti autentici e interessanti. Questa è la seconda parte dell’intervista a Stefano sugo. Vi consiglio di andare a sentire la prima parte, se non lo avete ancora fatto, perché è importante per dare un contesto a quello che diremo, ma probabilmente non è necessario, in realtà, potete anche ascoltare questa per prima.
Nella prima parte avevamo parlato nello specifico delle lingue, delle lingue che sa Stefano, di quelle che hai imparato, dei suoi metodi, in questa parte invece parliamo del suo lavoro – o dei suoi lavori – collegati alle lingue, ovvero la traduzione e il tutoraggio online. Inoltre gli faccio alcune domande sulla cultura italiana all’estero com’è vista… com’è visto, diciamo, l’essere italiani all’estero, l’italianità, le differenze tra Italia ed estero, ciò che c’è di meglio all’estero rispetto all’Italia, invece ciò che è peggio e altre cose, diciamo, su questa linea.
Beh, ora mi taccio, smetto di parlare, vi auguro un buon ascolto, spero che vi piaccia anche questa seconda parte.

 

[1:20]
D: Volevo fare qualche altra domanda, più, magari, culturale… in realtà non solamente culturale, ma di vario tipo.

S: Sì.

D: E volevo farti qualche domanda sulla tua carriera da traduttore, perché tu hai… diciamo, è una parte importante della tua vita, se non sbaglio, no?

S: Sì, assolutamente, sono traduttore free-lance da 18 anni, quindi sì… e per 16 anni non ho fatto altro.

D: E poi ha iniziato anche a fare il tutor?

S: Esatto! Da due anni.

D: E da quali lingue traduci?

S: Le mie lingue di lavoro sono, a parte l’italiano naturalmente, tedesco, inglese, portoghese, finlandese, e ultimamente, dopo aver imparato il francese, ho anche fatto alcuni lavori dal francese, ma non tante cose. Tutte le altre lingue sono solo per interesse personale.

D: E traduci quindi verso l’italiano o anche verso queste lingue?

S: Allora, in teoria si traduce sempre solo verso la lingua… la lingua materna. Lingua madre. Si dice anche materna?

D: Anche materna, sì. Credo di sì.

S: Adesso ho avuto uno di questi dubbi che ti viene quando sei 15 anni via dall’Italia [ride].

D: Direi che si dice anche materna.

S: Sì, quindi normalmente verso la lingua madre o materna, però mi è successo di tradurre anche verso lingue straniere, in particolare tedesco e portoghese.

D: E puoi parlarci un po’ delle gratificazioni maggiori o anche delle difficoltà maggiori di questa professione?

S: Certo, con molto piacere, perché la traduzione alla fine, come hai detto tu, è stata, è ancora una parte fondamentale della mia vita. Allora, partirei dalle gratificazioni, che è più bello, di cui è più bello parlare. Nella traduzione… ci sono due grossi filoni di traduzione, c’è quella tecnico-scientifica – manualistica, articoli, cose così – e quella saggistico-letteraria, e sono due mondi a parte. La saggistico-letteraria sono quindi… sono i libri – no? – i romanzi, i saggi, quelli che ti fanno lavorare con l’editoria. Nella tecnico-scientifica le gratificazioni non sono molte, devo dire la verità.

D: Certo.

S: Diciamo, se traduci un manuale non è che c’è da essere così…

D: Non c’è spazio di manovra.

S: Sì, esatto, non ci deve essere, è giusto che non ci sia, è giusto che non ci sia.

D: Sì, non puoi dare sfogo al tuo estro quando magari parli…

S: Cambiando il nome del cavo o della presa.

D: Anche perché poi esplode qualcosa e ti denunciano.

S: Esatto! Nella (traduzione) tecnico-scientifica le gratificazioni vengono per esempio da un’email di feedback del cliente che ti dice : “Oh, finalmente una traduzione fatta come si deve“, cose così. Quindi viene dal cliente che è molto soddisfatto e che ti richiama la volta dopo, o che dà il tuo nome a un altro cliente ancora e quindi in questo modo con il passaparola lavori sempre.
Invece nella saggistico-letteraria lì la gratificazione è molto più grande, direi è proporzionata allo sforzo, che è molto maggiore. Quando hai in mano – o vedi in libreria, o anche in biblioteca – un volume che hai tradotto, con il tuo nome con, diciamo, tra virgolette “il tuo sudore su ogni pagina”… fortunatamente non in senso concreto. [ride]

 

Un immagine che chiaramente simboleggia un traduttore generico (non Stefano in particolare)

Non letteralmente [ride].

S: C’è comunque il tuo sudore su ogni pagina e rileggi e guardi, e devo dire che è una una grandissima gratificazione. Io ho tradotto una ventina di libri e quindi… e la più grande in assoluto è stata l’unico romanzo che ho tradotto dal finlandese, nel 2012-13. Quello è stato il momento più bello della mia carriera come traduttore.

D: Ma l’hai proposto tu stesso a una casa editrice o come…?

S: Mi hanno telefonato perché uno che lavorava lì sapeva, mi conosceva per vie traverse, sapendo che parlavo anche finlandese, e questi si sono trovati nella necessità di trovare qualcuno che traducesse dal finlandese, non conoscevano nessuno e hanno detto: “Chi sa, chi conosce qualcuno?”. Questa mia conoscenza ha detto: “conosco uno” e bom.

D: Ho capito. E invece le difficoltà… vabè, mi hai detto forse… diciamo, relativamente alla traduzione tecnico-scientifica un po’ la difficoltà è…

S: La difficoltà direi che è… no, se conosci il mestiere la tecnico-scientifica è più facile della letteraria.

D: Ah, è più facile. Sì, ci sono meno possibilità di traduzione, diciamo.

S: Sì, devi tradurre così e vai. Le difficoltà sono piuttosto a livello di auto-organizzazione. Quindi organizzazione del proprio tempo, essendo freelance devi far quadrare tutto, devi far quadrare famiglia, lavoro, eccetera, ma il problema è che lavori da casa e A) puoi avere distrazioni, puoi avere, devi davvero… ecco, autodisciplina, questa è la parola che stavo cercando. Quindi la prima difficoltà è avere sufficiente autodisciplina per effettivamente rispettare i tempi e i volumi di quello che devi fare, della traduzione. La seconda è a livello… può essere a livello sociale, perché è un lavoro che ti porta comunque a una buona dose di sedentarietà, e soprattutto stare da solo, no? E quindi solitudine e… diciamo, serve tanta pazienza e devi essere capace di stare con te stesso.

D: Certo. Beh direi che è il problema di tante professioni, diciamo, da libero professionista.

S: vero, assolutamente, esatto.

D: A meno che – e la transizione, adesso… – tu non faccia il tutor.

S: Ah, bravo! [ride]

D: Ti è piaciuta questa [ride].

S: Mi è piaciuta molto. Sì.

D: Era pensata. Fai il tutor da due anni, hai detto. Parla un po’… parlaci un po’, diciamo, di questo, anche delle qualità, secondo te, che un buon tutor deve possedere. Perché adesso anch’io… cioè, faccio anch’io in realtà il tutor su Italki e anche tu hai usato questo sito.

S: Sì, sì, assolutamente. Sì, innanzitutto il momento in cui ho deciso di provare questa strada è stato proprio dopo così tanti anni – più di 15 anni – come traduttore, appunto un lavoro che ti porta a stare con te stesso, pure troppo, provare qualcosa di nuovo, e ho sentito anche il bisogno di condividere con gli altri studenti di lingue non solo le mie conoscenze ma anche proprio la mia passione, no? E mi è sembrato il lavoro ideale per fare questo. E secondo me un buon tutor innanzitutto deve sapere ascoltare, sembra contraddittorio invece non esiste che comincia la lezione e mi metto a parlare io e lo studente ascolta. La prima cosa assolutamente è ascoltare lo studente, capire, capirne le esigenze, il livello attuale, i metodi affrontati fino a quel momento, già dall’inizio cercare di capire che cosa gli piace e cosa non gli piace, cosa funziona e cosa non funziona nel suo modo di studiare. E poi adattare, adattarsi allo studente, quindi capacità di adattamento assolutamente, oltre alla pazienza che è ovvio, tutti i professori e tutor devono essere pazienti, ma… perché non c’è uno studente che sia uguale all’altro. Altro motivo per cui la lezione frontale fine a se stessa non funziona, perché hai 20-30 persone completamente diverse e lo stesso metodo non può funzionare allo stesso modo per tutti.

D: Certo, con interessi diversi, approcci diversi. Ti richiede più pazienza fare il tutor o fare il traduttore?

S: Oh, bella domanda, questa. Secondo me il traduttore, comunque. Sì. Almeno, per come la vedo io, perché per me il tutoraggio è anche uno scambio umano e quindi è quasi un appuntamento con un amico. Quando ho uno studente io ho un appuntamento con un amico che voglio aiutare più che “ah, un appuntamento di lavoro, devo fare questo, devo fare quest’altro”. Quindi la componente la componente umana maschera abbastanza il resto, quindi la componente della pazienza per… non so, perché la persona X non ha capito la stessa spiegazione, la spiegazione tre volte, devi spiegare la quarta volta… quasi la spieghi volentieri, perché stai cercando di aiutare un amico.

D: Perché dopo che non vedi una persona da due settimane e rimani chiuso in casa ti fa piacere vedere un altro essere umano.

S: Esatto! Il contatto umano.

D: No, però devo dire, questo è vero, perché anch’io facendo lezione, diciamo, a volte magari sono a casa, non esco di casa tutto il giorno, poi faccio lezione ed è quasi un… come dire, quasi terapeutico.

S: È quasi terapeutico.

D: Anche se è certo, non è la stessa cosa fare lezione attraverso uno schermo, diciamo, non è la stessa cosa di fare una conversazione dal vivo, diciamo, faccia a faccia, però comunque è utile, in un certo senso.

S: Sì, e ci sono poi studenti con cui si crea davvero un legame, che diventa di amicizia, cioè dopo 40-50 lezioni con la stessa persona ti interessa sapere come sta, ti interessa sapere davvero… come se fosse… anzi, diventa quasi a tutti gli effetti un amico.

D: Volevo chiederti del tuo rapporto con l’Italia, dato che tu vivi all’estero da tanto tempo e con la lingua italiana, anche. Dato che ci piace imparare tante lingue però che cosa fai con la tua prima lingua?

S: Beh, allora, innanzitutto mi serve mantenere un livello più che alto nella mia lingua perché per lavoro il traduttore… ma sai, al traduttore non si chiede di saper parlare benissimo le lingue straniere, si chiede di saperle capire e poi di riuscire a esprimere qualsiasi cosa nella propria lingua, no? Quindi è molto più importante avere un buon italiano come… se sei un traduttore italiano, che non avere un buon tedesco, un buon inglese, qualsiasi cosa.

Siccome per me lingua è identità mantenere l’italiano e un forte rapporto con italiano per me è fondamentale per trasmettere queste identità ai miei figli. Quindi io per esempio con i miei figli parlo solo e soltanto italiano.

D: Sì?

S: E per me è fondamentale che loro lo apprendano e lo sviluppino come lingua madre, come una delle lingue madri, perché è veicolo di identità. Per sentirsi davvero italiano non dico che bisogna per forza parlare l’italiano, ma diciamo che è una componente estremamente fondamentale.

D: Ok, interessante, interessante.

S: Se dovessi… ti dico un’altra cosa, se dovessi pian piano perdere il mio rapporto forte con l’italiano, forse la mia italianità andrebbe piano piano scemando.

D: Sì, in un certo senso è quello che succede, diciamo, agli immigrati di seconda generazione, ai figli di immigrati che perdono la lingua e che se non fanno nulla magari perdono questa parte della loro identità, perché cosa ti rimane di italiano? Magari ti rimane qualche abitudine, non so, culinaria o qualche tradizione, però si la lingua è forse proprio il nucleo della cultura e dell’identità.

S: E se ci guardi, tutti quelli che hanno perso, proprio come hai descritto tu adesso, una lingua non sono mai contenti di averla persa. Vorrebbero che… per esempio vorrebbero che i loro genitori avesse(ro) parlato loro di più in una determinata lingua, vorrebbero aver mantenuto di più il contatto con la lingua. È sempre una cosa che si perde, è sempre una cosa negativa.

D: Sì, poi a volte il problema è che i genitori erano siciliani e non parlavano italiano e quindi gli parlavano in dialetto, poi avevano un’idea dell’italiano che era completamente diverso da…

S: Sì, questo succede, sì.

D: Quindi tu hai vissuto…- in quanti paesi hai vissuto? Fuori dall’Italia?

S: Ah, giusto, ho vissuto in Italia, in Germania e in Belgio, solo in tre Paesi.

D: Ok, ma in Finlandia quindi non hai mai vissuto, (ci) sei stato…

S: (Ci) sono stato tantissime volte, ci andiamo almeno una volta all’anno, però non ho mai vissuto stabilmente.

D: Potresti… – so che è una domanda ampia, magari, non rimane più molto tempo, però – fare un raffronto tra l’Italia e l’estero. Che cosa ti dà l’Italia che non ti l’estero e viceversa? Che poi l’estero, vabè, dipende dal paese, sì, certo…

S: Sì, certo, dipende molto dal paese. Beh, in ogni paese si trovano aspetti positivi e aspetti negativi, su questo penso che siamo tutti d’accordo. Il paese perfetto ancora non si è trovato. Ma guarda, per esempio, in Germania io ho apprezzato tantissimo la schiettezza, la franchezza delle persone e l’affidabilità. Sembra un cliché e invece è vero. Se qualcuno mi diceva “ci vediamo fra un’ora là a bere qualcosa” era là, dopo un’ora era là. Ok?

D: Sì. E questo magari ti responsabilizza, perché dici “se non sono lì tra un ora mi prendo un cazziatone“.

S: [ride] Sì, ti responsabilizza, ma se ti piace che le cose funzionino così ti dà fiducia, non so come posso dirti, ti dà fiducia nel prossimo, direi. Con alcuni italiani spesso succede che si dice “ci vediamo quel giorno lì a quell’ora lì” e poi dopo ti danno buca. Dare buca.

D: Sì, oppure o si prende accordo di vedersi, non so, 9/9:15, che già lì c’è una certa indeterminatezza, poi arrivi alle 9:45 (nove e tre quarti).

S: “Eh, scusa, sai, perché avevo… – non so -dovevo bere il caffè”. Va bene.

D: Però alla fine non ci arrabbiamo neanche troppo, dipende dalle persone, però siamo molto tolleranti.

S: Vero.

D: E secondo me questo… un po’, diciamo, non ci fa cambiare su alcune cose.

S: Sì sì, esatto, ci dà inerzia. No, è vero che in Germania c’è un attenzione alle regole che è notevole. Io con i miei amici avevo un motto, diciamo così, un modo di prendere in giro la Germania dicendo “in Germania non si può”. Cioè, praticamente in tedesco sarebbe “man darft nicht”. In Germania non si può, perché c’è sempre qualcosa che non si può fare, che non deve, che non si dovrebbe fare. C’è sempre un qualche divieto vigente, dovunque dovunque tu vada. Però alla fine questa attenzione alle regole ti dà anche la possibilità di far funzionare bene le cose, bisogna essere, insomma, sinceri e ammettere che ti permette di far funzionare le cose meglio che altrove. Ci sono anche delle cose dell’Italia che…

D: Sì, volevo chiederti questo, se c’è qualcosa che ti manca dell’Italia.

S: Sì, oltre agli affetti, diciamo, più vicini, come la famiglia, gli amici, direi la focaccia [ride].

D: La focaccia! [ride]

S. La focaccia, ragazzi, non si trova da nessuna parte, non si trova da nessuna parte. La cerco disperatamente ma non riesco a trovarla.

D: Come i grissini per un torinese.

S: Bravo, bravo, esatto i grissini.

D: Neanche sanno cosa sono (meglio: siano), figuriamoci trovarli.

 

Focaccia e grissini

S: Quelli buoni, davvero. No, a parte gli scherzi sì, alcuni alcune cose, appunto, del mondo culinario, anche se io sono molto eclettico da questo punto di vista, mangio veramente di tutto e… non sono tra gli italiani che, insomma, si fanno mandare la pasta da casa.

D: La caciotta per posta aerea.

S: [ride] Esatto, esatto. No.

D: Sì, sì, è vero, ho conosciuto persone di questo tipo.

S: Sì, sì, ma anche tipo le arance se le fanno mandare qui. Io ne conosco anche qui, arance mandate dalla Sicilia, o… così. Non sono a quei livelli, però ci sono determinate cose come il caffè espresso del bar macchiato caldo. Quello, ragazzi, è difficile da trovare. Anche nei posti italiani.

D: Soprattutto a un prezzo, diciamo, italiano.

S: Bravo, bravissimo!

D: Perché da noi al nord €1, al sud anche €0,50, – S: Magari! – vai all’estero, sempre €2, €2,50, €3 a volte, l’espresso o il macchiato, e a volte c’è una differenza anche tra macchiato ed espresso che da noi non c’è.

S: Che da noi non c’è! Questa cosa è incomprensibile per un…

D: E noi pensiamo “infami! Per un po’ di latte mi fai pagare €0,50 (cinquanta centesimi) in più, ma cos’è?! C’è l’oro in quel (caffè)…

S: [ride] Esatto, verissimo!

D: Come diresti, secondo te, che veniamo visti noi italiani all’estero, almeno nei paesi dove hai vissuto tu, positivamente e negativamente.

S: Sì, c’è un misto, c’è un misto. Gli aspetti positivi sono quelli del sapersi godere la vita, dell’essere aperti, del saper ridere e scherzare, un’apertura che è anche fisica quasi, no? Quindi contatto fisico sin dall’inizio, con i famosi bacini… qui in Belgio devo dire…-

D: Che poi dipende anche sinceramente dalla regione italiana, eh, perché noi… non so tu, noi del Nord non siamo così, non siamo forse tipi da baci, abbracci e pacche sulle spalle, “come vado dottò”… cioè, siamo più..

 

 

I baci all’italiana

S: [ride] Beh, beh, insomma lombardi e piemontesi visti da… non so, visti dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania, da quelle regioni… siamo degli austriaci – D: dei polentoni. – Freddissimi, polentoni, sì.

D: Però penso che si faccia un po’ di tutta l’erba un fascio fuori dall’Italia, no? Quindi se sei milanese è come essere pugliese o siciliano, no?

S: Esatto, esatto! Non c’è questa capacità di discernere la provenienza, nord, sud, centro, ma anche stando nella stessa zona, diciamo Nord, ci sono differenze abissali tra Veneto e Piemonte, ecc. Ma, comunque sia, invece dal punto di vista… sotto un aspetto più negativo, invece, forse l’inaffidabilità che a volte, insomma, si si inserisce, ecco, nei pensieri probabilmente degli stranieri, sul fatto che “ah, sei italiano, allora devo stare magari attento a quello che dici, perché non è detto che tu faccia esattamente quello che dici”. Ecco, questo un pochino dà fastidio.

D: O magari arrivi un quarto d’ora in ritardo…

S: “Eh, l’italiano!”.

D: E pensano, “ah, perché è italiano”, magari a te era esplosa una gomma, o…

S: Magari eri partito due ore prima ma hai avuto un contrattempo. Ho risposto?

D: Sì, direi di sì. Ah, mi stavo dimenticando la domanda più importante, che faccio sempre: pasta o pizza?

S: Ah già… ehm questa… questa è la più difficile di tutte. [ride] Non si può avere tutte e due?

D: No, perché io faccio questa domanda sia a italiani che agli stranieri. Gli stranieri mi sembra che abbiano una risposta sempre pronta, mentre io da italiano dico “no, com’è possibile, vi vedo un po’ [troppo sicuri]…

S: Ah, ok! Bene! Siamo d’accordo, allora, bene.

D: No infatti, non è possibile scegliere, la risposta giusta è “entrambe” oppure “non posso scegliere”.

S: Sai? Esatto, sai qual è la risposta migliore per me? Dipende dal momento.

D: Sì, è vero.

S: …perché c’è secondo me c’è il “momento pizza”, c’è il momento della vita di un italiano – o anche di altri, eh, non sto dicendo (che ce l’abbiano solo gli italiani)… però secondo me noi ancora di più -, cioè, il momento in cui hai proprio voglia – quasi bisogno – di mangiare una pizza, senti proprio il bisogno di una pizza.

D: Ma questo bisogno all’estero riesci a soddisfarlo?

S: Sì, riesci a soddisfarlo, devi conoscere i posti giusti. Se conosci i posti giusti riesci a soddisfarlo al top, se invece non conosci posti giusti lo soddisfi ma, insomma ti rimane quel quel sentimento che qualcosa è mancato, ecco.

D: Beh, quindi se qualcuno dei miei prossimi ospiti ci sta sentendo sa che la risposta giusta è “dipende”, anche perché poi la pizza non puoi mangiarlo tutti i giorni, se no inizieresti ad avere qualche problema (di salute)…

S: E poi parliamo anche del fatto che se uno dice “pasta”, sì, ma con quale sugo? E quale pasta? Ci sono tante paste diverse, i sughi sono diversi.

D: Sì, infatti, infatti, ognuno poi ha i suoi momenti forse, non lo so.

S: E poi dipende anche da dove sei, quando sono in Toscana sugo di cinghiale, subito. A Roma non si può dire di no all’amatriciana.

 

Una pizza per farvi venire fame

D: Va bene, su queste note possiamo concludere la nostra chiacchierata. Grazie per aver preso parte.

S: Grazie a te, è stato davvero un piacere.

D: Beh, dove possiamo trovarti? O dove possono trovarti i nostri ascoltatori?

S: Ah sì, io ho un canale YouTube che si chiama “lingua e passione, tutto attaccato, volendo può essere anche “lingua è passione”, c’è un gioco di parole.

D: Ahh! Infatti mi chiedevo se (ci fosse)…

S: Sostanzialmente lì, sono anche su Instagram con lo stesso nome ma faccio… lì faccio post un po’ diversi, non solo riguardo alle lingue, ma riguardo ai posti che mi piacciono di più o che mi ispirano in qualche, mentre nel mio canale YouTube parlo di lingue in lingue.

D: Sì, e anche questo è interessante perché ogni video ha sempre 3-4 (lingue), è anche sottotitolato…

S: Mi piace usarle, anche quelle che non parlo ancora bene, mi piace comunque usarle perché secondo me è importante anche che chi studia le lingue e segue qualcuno su YouTube perché è Poliglotta deve… capisca che anche chi parla così tante lingue ha una fase in cui è principiante, ha una fase in cui ha delle difficoltà e fa degli errori, questo è importante da capire, altrimenti sembra che sia… sembra che ci sia una perfezione che invece non esiste.

D: Perfetto, mi sembra un’ottima riflessione finale. Grazie ancora, allora ci vediamo magari al prossimo Polyglot Gathering, o qualcosa del genere.

S: Con piacere! Ciao.

D: Ciao ciao!


Siamo arrivati alla fine anche di questo episodio, della seconda parte di questa intervista, che spero vi sia piaciuta e sia risultata interessante e vi abbia dato qualche spunto di riflessione, non lo so. Questo potete dirmelo voi, potete dirmelo per esempio sul sito -sapevate che potete lasciare commenti sul sito? Non so se tutti lo sanno e non ricevo così tanti commenti, però se volete scrivermi potete farlo lì – oppure farlo per email se volete, diciamo, scrivermi in maniera un po’ più diretta o personale, diciamo così. È da un po’ che non parlo delle recensioni, vi ricordo che podcast italiano ha delle recensioni come lasciare le recensioni? Si lasciano su iTunes oppure Apple Podcasts, che io sappia non si possono lasciare recensione su Spotify o su altre applicazioni, però se avete degli iPhone oppure dei dispositivi Apple e volete lasciare delle recensioni a Podcast Italiano potete farlo e sarebbe molto utile. In realtà non ho mai capito se è davvero utile oppure no, Io spero che sia utile e che serva a qualcosa, sicuramente, diciamo, fa piacere vedere voti positivi e le belle parole che spendete su questo podcast. Quindi se volete potete farlo, senza impegno, come diciamo noi, ovvero non non dovete farlo per forza, solo se vi va, solo se volete però se volete farlo sicuramente mi farebbe molto piacere. E niente noi ci vediamo la prossima volta, non so quando sarà, ma ci vedremo prima o poi. Andate anche a dare un’occhiata al canale YouTube perché sto pubblicando abbastanza regolarmente su YouTube e il canale sta crescendo molto quindi se non sapevate che ho un canale YouTube andate a dargli un’occhiata. Ora è veramente tutto. Alla prossima. Ciao!

Se sei arrivato/a fin qui potresti considerare di farmi una donazione su PayPal per supportare il mio lavoro. Senza impegno :) A proposito, grazie a chi mi ha già donato qualsiasi somma. Vi abbraccio!

  

























traduzione: translation

tutoraggio: tutoring

l’italianità: italianness / l’essere italiani

su questa linea: along this line, in this vein / di questo tipo

mi taccio: I’ll shut up / starò zitto





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


un dubbio che ti viene: a doubt that you get, lit. “that comes to you” / un dubbio che “sorge”

 

gratificazioni: soddisfazioni





filone: branch, sector / ramo, settore
manualistica: la traduzione dei manuali
due mondi a parte: due mondi separati
editoria: il mondo delle case editrici


spazio di manovra = operating space, wiggle room / non si può avere molta libertà


dare sfogo : give vent, unleash
estro: insipiration / creatività, fantasia
cavo: cable
presa: power outlet
denunciare: to sue (alla polizia)

come si deve: properly, as it should be / fatta bene, fatta in maniera egregia
passaparola: word of mouth
sudore: sweat






























casa editrice
publishing house

per vie traverse 
by the back door / tramite conoscenze, di conoscenze, di conoscenze…
conoscenza
acquaintance / conoscente (QUI)
bom
 espressione tipica del nord-Italia, è un po’ come “ed ecco”, “e basta”, “that’s it”
mestiere
 professione

far quadrare: to balance / mantenere in equilibrio, far funzionare efficacemente

sedentarietà: sedentary lifestyle / uno stile di vita sedentario, di chi sta a casa spesso

libero professionista: freelancer















pure troppo: persino troppo


non esiste che: non è accettabile, non è ammissibile (colloquiale)




(essere) fine a se stesso: for its own sake / and end in itself




per come la vedo io: the way I see it / secondo me
 
maschera: it masks / dal verbo mascherare (nascondere)
volentieri: gladly, happily / con felicità















legame: bond / una relazione stretta
a tutti gli effetti = fully-fleged, for all intents and purposes / in tutto e per tutto














veicolo (di qualcosa):qualcosa che trasmette, che veicola qualcos’altro / veicolo di infezione, ecc.


scemare: diminish, taper / diminuire







se ci guardi: if you notice / se ci fai caso // NOTA: non credo si usi normalmente, ma così è come l’ho interpretata io)

















raffronto: comparison / confronto (ma un po’ più “elegante”)




schiettezza: frankness, candor / franchezza, sincerità

cazziatone/cazziata: reproach, reprimand / rimprovero (ma MOLTO colloquiale)
il prossimo: neighbor (in the biblical sense) / le altre persone
dare buca: stand s.o. up, to cancel on s.o. / dire che vai da qualche parte insieme a qualcuno e poi non andarci







motto: a quip, a joke / NON un motto nel senso inglese, almeno qui
divieto: prohibition
vigente:attivo, valido (nel linguaggio giuridico)
altrove: somewhere else / da altre parti, da qualche altra parte







































a parte gli scherzi: jokes aside 



posta aerea: airmail




se le fanno mandare: they have them shipped 





bravo: hai ragione (qui)







infami: bastards / bastardi








bacini: i classici baci “all’italiana” che ci si da quanto ci si incontra

pacche sulle spalle: pats on the back





















polentoni: l’epiteto utilizzato dagli italiani del sud nei confronti degli italiani del nord, da loro chiamate (scherzosamente) persone che mangiano soltanto polenta / polenta-eaters
fare di tutta l’erba un fascio: generalizzare eccessivamente
discernere: discern / distinguere
abissale: enorme, profondissimo / NOTA: non come “abysmal” in inglese, che significa terribile, pessime
inaffidabilità: untrustworthiness



era esplosa una gomma: a tire had exploded
contrattempo: hiccup, an unforeseeen circumstance / imprevisto, inconveniente




































sugo di cinghiale = boar sauce
























































spunto di riflessione = food for thought / un’idea che ti fa riflettere









senza impegno = without obligation / non dovete farlo se non volete


Interviste, Podcast

Stefano Suigo: perché imparare finlandese, islandese e georgiano (e altre 9 lingue)? – Prima parte – Intervista #20

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, il podcast per imparare l’italiano attraverso contenuti interessanti e autentici. Almeno quello è il mio obiettivo. E oggi ritorna la rubrica delle interviste, perché qualche tempo fa ho parlato con il poliglotta Stefano Suigo, originario di Milano, ma che oggi vive a Bruxelles e che sa tutta una serie di lingue. L’italiano, chiaramente, poi il tedesco, il portoghese, il francese, l’inglese,  il finlandese, il rumeno, lo spagnolo, il giapponese, l’islandese, il cinese, il georgiano e il norvegese. Quindi tante lingue, come potete vedere, e soprattutto tante lingue in un certo senso esotiche, come il georgiano, l’islandese, il norvegese. Abbiamo parlato anche di questo nella nostra intervista: perché imparare lingue… così, diciamo, che la maggior parte delle persone magari non imparano. E nella seconda parte, che uscirà probabilmente o tra una settimana o tra due settimane, abbiamo anche parlato del suo… della sua occupazione principale, ovvero quella del traduttore. Ma ho preferito anche questa volta dividere l’intervista in due parti, se no il lavoro di trascrizione è davvero troppo lungo. Perché come sempre potete trovare la trascrizione integrale seguendo il link che trovate nella descrizione o nelle “show notes” di questo episodio. Così se qualcosa non vi è chiaro potete andare a vedere esattamente che cosa abbiamo detto.

Stefano Suigo


Vi consiglio anche di andare a dare un’occhiata al canale YouTube di Stefano che si chiama lingueepassione oppure lingueèpassione, è un gioco di parole tra il verbo e la congiunzione. Lascerò un link anche al suo canale. Detto questo incominciamo, buon ascolto.

tutta una serie di lingue = tante lingue / all kinds of languages

[02:10]
D: Ciao Stefano!

S: Ciao, ciao Davide e ciao a tutti quelli che stanno ascoltando. Grazie per l’invito.

D: È un piacere rivederti, ci siamo visti una volta al Polyglot Gathering credo 2017 a Bratislava.

S: Credo 2018, sai? 2018.

D: 18? Ah, 18. Ah, sì sì, hai ragione, 2018. E… niente, io ti seguo su YouTube, su internet.

S: Anche io ti seguo su YouTube! [ride]

D:  Ho visto che hai lasciato qualche commento. Voglio partire subito dalla domanda classica. Ah… Innanzitutto ci saranno due sezioni, una sezione sulle lingue che è d’obbligo e poi una sezione su altre domande per non parlare solamente di lingue sennò poi ci annoiamo anche noi.

d’obbligo = obbligatoria / obligatory

S: Va bene!

D: E la prima domanda è: perché così tante lingue? Perché imparare così tante lingue e non fermarsi a una o due?

S: È una bellissima domanda però non penso che sia sotto il mio controllo. [ride] Diciamo che è una questione soprattutto di curiosità, di interesse, di passione. È come avere davanti una ciotola piena di caramelle, ognuna con la carta di un colore diverso, e tu sai che ognuna di queste caramelle ha un gusto diverso, e né provi una ed è buonissima, ne provi un’altra de è ancora più buona di quella prima, poi provi la terza ed è fantastica…non ti vuoi fermare più, ogni caramella è diversa, e allo stesso modo ogni lingua ti dà qualcosa di nuovo, ti dà qualcosa di che non avevi mai provato prima. E quindi questa questa passione ti porta a imparare cercare di imparare tutte le lingue che hanno un gusto che ti interessa, ecco.In questo caso per me è soprattutto il suono di una lingua è la cosa che più mi spinge a impararla.

ciotola piena di caramelle = a bowl full of candy / sweets

La visione delle lingue di Stefano


D: Però tu comunque tu sei nato in un ambiente monolingue.

S: Sì. completamente. Esatto, a Milano, sono nato a Milano, in una famiglia… sono cresciuto in una famiglia completamente monolingue.

D: Quindi nemmeno il dialetto milanese?

S: Quello passivamente l’ho… l’ho imparato ma, appunto, solo passivamente. Vuoi parlare subito del milanese? [ride]

D: Sì magari possiamo mettere questa domanda qua.

S: Ok. Allora praticamente io sono un parlante passivo del dialetto milanese. Cioè, parlante passivo nel senso che… è un po’ strano, in realtà non lo parlo, lo capisco soltanto e l’ho imparato da bambino sempre solo passivamente perché i grandi intorno a me lo parlavano. Magari più volte a settimana veniva a trovarci un vicino di casa che parlava con i miei in milanese, e i miei sapevano il milanese e rispondevano quindi in milanese e io magari stavo lì a giocare nella stessa stanza o fare qualsiasi altra cosa e praticamente l’ho assorbito così, ascoltandolo. Quindi io… appunto, sono in grado di capire la maggior parte delle cose, però trovandomi a doverlo parlare non saprei da che parte cominciare, a parte due o tre espressioni, insomma.

D: Certo certo. Ma pensi che… pensi che questo sia dovuto al fatto che sei nato e cresciuto a Milano città? Che magari se fossi nato in campagna sarebbe stato diverso?

i grandi = gli adulti
i miei = i miei genitori (clicca QUI per chiarimenti)
trovandomi a doverlo parlare = se mi trovassi in una situazione in cui dovessi parlarlo
da che parte incominciare = where to start
dovuto al fatto che = due to the fact that

S: Ah, tu vuoi dire nascendo in campagna…

D: Perché qua in Piemonte, diciamo,  c’è una grande differenza tra Torino, in cui nessuno della mia età, ma anche di… non so, più anziano, quasi nessuno ormai parla il dialetto, se non persone di una certa età, e la campagna dove se uno è nato e cresciuto lì è più probabile che parli il dialetto.

S: Mah, non lo so con precisione. Secondo me almeno a Milano è più una questione di più una questione generazionale secondo me a Milano. Io ho come l’impressione che la mia generazione sia stata proprio quella di passaggio tra parlanti attivi e passivi parlanti solo passivi e dopo di me praticamente più niente o quasi.

D: Perché sì… perché non so se è il caso, se è la stessa cosa anche a Milano,  ma qua se mi mettessi a parlare in dialetto sarebbe una cosa diverte te quasi un po’ così, per effetto comico.

S: Certo. Ma tu sei… tu lo parli?

D: In realtà, in realtà io non lo parlo, però la mia situazione è diversa, la mia situazione è che i miei genitori sono come te, perché loro sono parlanti… cioè, lo sanno passivamente.

S: Sì. Sì sì.

D: E io lo so ancora meno passivamente, cioè di fatto capisco qualcosa, più che altro per le somiglianze con l’italiano e so dire giusto due o tre frasi, motti.

S: Quindi sei la “next generation”. [ride].

D: Sì, diciamo di sì, poi qua c’è anche la situazione che ci sono tanti discendenti di meridionali, no? Qua è un “melting pot”. Penso anche Milano, non lo so però.

questione generazionale = generational thing
di passaggio = transitoria, di transizione / transitional
se mi mettessi a parlare = se iniziassi a parlare
motti = in questo caso non “motto” come in inglese ma proverbi, frasi fatte, ecc.
meridionali = persone provenienti dal sud / southerners

Stefano in Sardegna, a riprova del fatto che ami anche la sua patria!

S: Sì, su questo punto mi viene da raccontarti un aneddoto abbastanza interessante, cioè che mia nonna veniva da Caltagirone, Sicilia, quindi sono… per un quarto sono siciliano, no? Però ha vissuto talmente tanto a lungo a Milano che lei parlava Milanese praticamente. [ride] Quindi mio nonno… anche, ecco un’altra fonte del mio milanese è stato sicuramente mio nonno, sono stati sicuramente mio nonno e mia nonna, perché passando le estati insieme a loro… insomma, fra di loro a volte parlavano in milanese, ed era era abbastanza buffo vedere o sentire una siciliana parlare milanese correntemente.

D: Ma lo parlava con un accento siciliano oppure aveva anche un accento credibile?

S: Questo non lo so perché sono passati troppi anni [ride].

D: Cerco di immaginarmi il milanese con un accento siciliano. [ride]

S: No, all’orecchio di un bambino era milanese puro.

D: Ho capito, ho capito. Quindi sì, tu sei cresciuto in questo ambiente monolingue con un po’ di dialetto che però non hai mai imparato, e quando è nato il tuo interesse per le lingue?

S: È nato molto semplicemente a scuola quando… diciamo, al primo contatto con la lingua straniera che in questo caso è stato in terza elementare, quindi avevo 8 anni circa, 8-9 anni. È stata lei la prima volta che ho spiccicato qualche parola in inglese. Mi ricordo era “red car”, “a red car”. Anzi, scusa. “A red car” (con accento italiano). Perché…

per un quarto sono siciliano = un nonno su quattro è siciliano / I’m a quarter Sicialian
buffo = divertente / funny
spiccicare qualche parola = dire con fatica qualche parola / to utter a few rods

D: Certo, certo.

S: La maestra era italiana, d’altronde. Eugenia, scusami se stai sentendo, grazie di tutt

D:  Parlava in questa maniera lei stessa e quindi tu dovevi…

[9:40]
S: Esatto, si imparava così. Però sembra niente e invece il solo fatto di scoprire che si può dire la stessa cosa in in modi diversi, o almeno in un modo diverso, in qualche modo ha fatto nascere la scintilla in me, ok? Quindi secondo me già lì l’interesse era nato, poi alle medie, quindi fra gli 11  e i 14 anni, così, si è sviluppato tantissimo, perché l’inglese era la mia lingua… non la mia lingua preferita, la mia unica lingua straniera, ma la mia materia preferita in assoluto. E la stessa cosa è stata poi confermata alle superiori, quindi continuando l’inglese e soprattutto incontrando per la prima volta il tedesco, che si è rivelata è arrivato un amore spropositato. E quindi è lì che… poi tra l’altro mi è piaciuto così tanto che ho deciso già allora di intraprendere poi una carriera con le lingue, quindi traduzione, interpretazione queste cose. Quindi è stato è stata proprio la scuola che mi ha fatto conoscere soprattutto… all’inizio l’inglese e poi soprattutto alle superiori in tedesco, e è nato questo amore infinito che poi mi sono portato indietro, insomma.

la scintilla = the spark
le medie = le scuole medie – Episodio sulla scuola in Italia
spropositato = enorme / huge
le superiori = le scuole superiori

[11:00]
D: Quindi possiamo dire che in un certo senso sei grato alla scuola per averti fatto conoscere (il mondo delle lingue straniere).

S: Ah, sicuramente!

D: Perché sai, nella comunità dei poliglotti la scuola ha sempre una certa reputazione negativa.

S: Sì, lo so.

D: E… penso anche a merito (corretto: meritatamente), però nel tuo caso possiamo dire che diciamo, questo contatto, questo incontro con le lingue è avvenuto grazie alla scuola. Anche per il tedesco, hai detto, l’hai iniziato a imparare a scuola.

S: Certo, certo! Tutto con la lezione classica, frontale,  quella tanto, diciamo, vituperata, anche a ragione, sono d’accordo, sono d’accordo, anche a ragione. Però con me ha funzionato. Forse perché la mia passione era all’epoca già talmente tanto forte che mi ha permesso di andare al di là della semplice lezione frontale, andare al di là del…

D: Facevi cose per conto tuo.

grato = chi prova gratitudine / grateful
lezione frontale = lezione in cui il professore parla e gli studenti ascoltano / lecture
vituperata = insultata, offesa
a ragione = giustamente / rightly so

S: Certo, andavo avanti a studiare nel libro e cercavo, insomma, di imparare al meglio anche con i miei mezzi e non solo… non mi fermavo alla pagina, ma andavo oltre.

D: E quali erano i mezzi che usavi tu? Io ero già la generazione di YouTube, i primi anni di YouTube, e quindi c’era già quell’esplosione di contenuti per quanto riguarda l’inglese. Però nel tuo caso non c’era YouTube.

S: Non, c’era era ancora YouTube, però c’erano già i computer, per fortuna, e quindi… e quindi i comandi, per esempio, che si davano nei computer degli anni 80 e anche inizio 90… bisognava dare i comandi, quelli erano tutti in inglese. Perciò io già da bambino… a parte che ho un fratello, avendo un fratello di 5-6 anni più grande ho sempre avuto accesso a tecnologie, diciamo, che venivano usate da persone un pochino… avanzate, che venivano usate da persone un pochino più grandicelle, diciamo. E quindi già a 8-9 anni conoscevo le prime parole, load, run, save, eccetera, e anche quello sembra poco ma sono comunque input che ti stuzzicano. Invece per quanto riguarda il tedesco c’erano i famosi “easy readers”, questi libretti con le storie accattivanti, divertenti o di detective così, in lingua straniera, quindi in tedesco. Io mi leggevo quelli ed era bellissimo.

D: Che poi come concetto è ancora rimasto.

S: Esatto, è ancora rimasto. Se ne sente parlare di meno ma all’epoca erano l’unica fonte di lettura o di accesso a contenuti semplificati, non essendoci internet ancora, o un YouTube così sviluppato come adesso.

[13:50]
D: Puoi illustrarci il tuo processo di apprendimento di una lingua dall’inizio fino alle fasi avanzate, diciamo, (perché poi non ha mai fine)? Cioè, come si è sviluppato negli anni?  Immagino che sia diverso adesso rispetto al liceo.

persone più grandicelle (colloquiale): persone un pochino più grandi, più anziane
stuzzicare = stimolano la curiosità / arouse curiosity
se ne sente parlare di meno = sentiamo parlare meno spesso di questa cosa
illustrare = spiegare (qui)

S:  In realtà la risposta a “puoi illustrarci il processo di apprendimento” la risposta è: no. Perché… [ride] aspetta aspetta.

D: No? È sempre diverso?

S: Esatto, cioè ogni lingua per me – almeno nella mia esperienza ogni lingua è una storia a sé. Lo dico sempre ma è veramente così, ci sono lingue che ho imparato, appunto, come abbiamo appena detto, a scuola o all’università con una lezione frontale classica. Ci sono lingue che ho imparato completamente da autodidatta senza mai prendere neanche una lezione e partendo dalla grammatica, come ad esempio con il finlandese. Ci sono lingue che ho preso, lasciato 5-10 volte e ogni volta ho affrontato in modi diversi per cercare di… come posso dire… di arrivare finalmente al metodo più adatto.

D: Di trovare la quadra!

S: Esatto, trovare la quadra, bravissimo! Come per esempio per il giapponese e poi c’è l’esempio del francese che forse è quello che mi ha più sconvolto, a me personalmente. Perché, appunto, venendo da… dopo aver studiato il tedesco, che come forse sai se lo stai studiando, ha una grammatica abbastanza, insomma…

D: Tosta.

S: Non dico complicata, ma ecco può essere abbastanza tosta. Venendo come amante della grammatica, dopo aver studiato il finlandese partendo dalla grammatica e avendo approcciato tutte quante le lingue fino a quel momento proprio dal punto di vista grammaticale, come a scuola d’altronde, mi sono trovato – per il francese sto parlando adesso –  mi sono ritrovato in una città francofona, Bruxelles…

una storia a sé = una storia diversa dalle altre / its own story
da autodidatta = self-taught
trovare la quadra = trovare la soluzione a un problema complicato (sarebbe “la quadratura del cerchio)
tosto = difficile, complicato / tough
d’altronde = dopo tutto, comunque / after all

D: Dove ti trovi adesso.

S: Dove mi trovo adesso, esatto – senza spiccicare una parola. Non mi piaceva neanche il francese, non mi piaceva per niente.

Le 12 lingue straniere (più l’italiano) che parla Stefano


D: Sì, nemmeno a me a dire il vero. Ho un ricordo del Francese alle elementari… non mi piaceva il suono proprio. Mi piaceva l’inglese perché era la lingua delle canzoni, della musica che ascoltavo. Mi piaceva l’inglese ma alle elementari dovevo imparare il francese.

[16:32]
S. Ah, ok, no, io non l’ho mai avuto a scuola, però comunque il suono non mi piaceva quindi eravamo d’accordo su questo. Per un paio d’anni, due o tre, mi sono addirittura rifiutato di studiarlo, nonostante vivessi qui. Poi a un certo punto ho sentito una canzone e il mio sentimento verso questa lingua è cambiato radicalmente. Da un giorno con l’altro. E quindi ho cominciato a impararla. Ma come? Senza studiarla. Ho cominciato impararla solamente attraverso l’ascolto, l’imitazione, e il fatto semplicemente di vivere in un posto dove la si parla e quindi affrontando sfide come, per esempio… fare le telefonate, insomma, di servizio – quelle che devi fare, insomma, perché vivi in un posto – in francese. Prima le facevo fare tutte a mia moglie e da quel momento lì ho detto “no, le faccio io”. E ho imparato così. Perché ti dico che mi ha stupito, mi ha sorpreso? Perché io ero convinto di sapere imparare le lingue solo attraverso il metodo, diciamo, standard, dell’approccio grammaticale, se vuoi, o… insomma, classico, e invece… ok, il fatto che il francese è nella stessa famiglia linguistica dell’Italia sicuramente ha aiutato tantissimo, però davvero è stato un fenomeno fondamentale per farmi capire che è vero che ogni lingua ha una sua… la sua storia, e non esiste IL metodo. Secondo me non esiste IL metodo. Detto questo se ne ho devo affrontare una nuova lingua ho una serie di passi, insomma, da seguire più o meno per scoprire com’è fatta la lingua e come posso affrontarla meglio, e quindi vado a rispondere finalmente alla tua domanda.  Che… per me è importante avere un libro di testo come struttura, come se vogliamo… come scheletro da seguire durante lo studio, ma che non può essere l’unica fonte di informazioni o di contenuti. Quindi io ho… adesso per il giorgiano, che è la lingua che sto studiando adesso, ho il mio bel libro di testo, ma già dall’inizio scannerizzo l’ambiente intorno a me per avere… per trovare altre fonti che possano darmi quello che il mio testo non mi dà, senza andare a imparare troppo presto cose difficili, ma già al livello base è abbastanza sorprendente quanto da due fonti diverse già puoi arricchire il tuo vocabolario basico, appunto, attraverso due o più testi. Per esempio, nel tipico dialogo della prima unità di solito hai i saluti, “come stai?”, “bene”, ecc., però non tutti stanno sempre bene, quindi magari vorresti sapere come si dice…

affrontare = approcciarsi a un compito (qui) / to tackle a task
scheletro = le ossa (lett.), la struttura di base / skeleton
scannerizzare = anglicismo, “to scan”

D: Un libro ottimista e uno pessimista.

S: Esatto, esatto! Guarda che ci sono.

D: C’ho l’ernia che mi fa male, va tutto male.

S: [ride] quindi “mah, così così”, sai, è importante poter dire anche “così così”, oppure “non tanto bene”. E io queste cose le vado a trovare, le vado a pescare in altri testi, magari online, senza stare a comprare dieci libri diversi, però online, su YouTube si trova tantissimo. Tantissimo sempre al livello base, livello intermedio è già più difficile trovare le cose. E quindi faccio questo lavoro di seguire sicuramente  un libro di testo come struttura principale ma tenendo gli occhi e le orecchie bene aperte per cercare perle, a destra e a manca, capisci?
E già relativamente presto comincio, per finire la risposta alla tua domanda, relativamente presto cominicio con il tutoraggio online, tipo due o tre mesi, due o tre mesi e poi si parla.

D: Ah ok, quindi tu sei una di quelle persone che vogliono parlare relativamente da… (subito).

S: Sì, ma anche perché ottieni il feedback necessario per capire se ti stai muovendo nella direzione giusta o se stai sbagliando completamente. Se non riesci neanche a capire che cosa dice il tutor, a livelli proprio: “Ciao, come stai? Cosa hai fatto? Cosa fai? Cosa ti piace? Cosa non ti piace?” allora è un campanello d’allarme che ti deve far capire che stai sbagliando qualcosa. Quindi anche come check, come controllo, come momento di controllo e momento di utilizzo delle poche cose che hai già imparato.

ernia = hernia, slipped disc
perle = gemme / pearls
a destra e manca = a destra e a sinistra, ovunque / left and right
campanello d’allarme = un avviso di pericolo (metaforicamente) / a wake-up call, a red flag

[21:50]
D: Questo è interessante perché alla fine i poliglotti, tutti gli amanti delle lingue hanno dei metodi leggermente diversi e mi sembra che il tuo in realtà è diverso da alcuni metodi è più simile ad altri, però alla fine il risultato è lo stesso, diciamo, alla fine si arriva a tutti a imparare le lingue in un modo o nell’altro.

S: Sì, anche perché, vedi mi confermi il fatto che non esiste IL metodo, non esiste un metodo vero e proprio, ma bisogna trovare diciamola la strada più efficace per te, in quel momento, per quella lingua.

D: Però mi sembra che in generale tu dia un’importanza maggiore rispetto ad altri alla grammatica, no? Perché a me sembra che molti dicano “sì, la grammatica non è la cosa più importante, diciamo, può essere utile per correggere alcune cose qua e là, però non deve essere il focus centrale”.  Mentre mi sembra che tu parti, vuoi creare delle fondamenta solide a partire dalla grammatica.

S Esatto, ma questo mi è possibile perché a me piace la grammatica, io dico sempre, tu devi fare le cose che ti piacciono. Se ti piace la grammatica assolutamente studia la grammatica, se non ti piace la grammatica lascia perdere. Capisci?

D: Sì, sono assolutamente d’accordo.

S: Ok. Perché secondo me è il divertimento che ti porta a imparare le cose, io riesco a imparare e a fare bene soltanto le cose che che mi piacciono tantissimo, per cui sono davvero appassionato. Molte altre cose non mi riescono, ma è semplicemente perché non mi piacciono e quindi non dedico altrettanto tempo, energie, eccetera, a che sia possibile.

D: Sì, sì, sono d’accordo, secondo me quella è la regola, diciamo, definitiva, no? Fai le cose che ti piacciono e sono diverse per ogni persona.

fondamenta solide (plurale irregolare!) = basi solide / a solid foundation
lascia perdere = lascia stare / don’t bother
la regola definitiva = the ultimate rule


Volevo fare una piccola pausa per parlare di LingQ, lo sponsor di oggi. Se non sapete cos’è LingQ dovete assolutamente rimediare. LingQ è un sito, una piattaforma per imparare le lingue attraverso contenuti autentici, un po’ quello che facciamo qui su Podcast Italiano, in un certo senso. LingQ vi permette di leggere ed ascoltare un sacco di contenuti che hanno in una libreria, ma vi permette anche di importare i vostri contenuti, sia testuali, sia con l’audio, se avete anche l’audio, e di imparare semplicemente attraverso la lettura e l’ascolto, salvando le parole e le frasi che non sapete, perché LingQ vi permette di creare i cosiddetti LingQs, che sono come delle carte, quasi come delle flaschards con una sorta di traduzione, che loro chiamano “hint”, o “suggerimento”, e vi serve un’idea del significato di una parola o di una frase che avete salvato. Anche se non è una traduzione perfetta di solito vi aiuta a capire il significato di una parola in un determinato contesto. Io ho usato LingQ per il russo qualche anno fa, lo sto usando adesso per il tedesco e secondo me è un ottimo servizio che non posso che consigliarvi se avete intenzione di immergervi in una lingua, sia che voi stiate iniziando una lingua – perché hanno ottimi materiali per i principianti, hanno un sacco di mini-storie, come le chiamano loro, per iniziare qualsiasi lingua e superare, diciamo, l’ostacolo iniziale del… appunto dell’inizio, quando volete immergervi nella lingua ma non sapete tante parole, quindi dovete accumulare un vocabolario. Ma poi anche per altri livelli, per il livello intermedio, per il livello avanzato, e poi potete importare i vostri contenuti. Questa è l’idea principale, vi aiuta a lavorare con testi che hanno tante parole a voi sconosciute in una maniera molto più semplice rispetto a dover cercare ogni parola sul dizionario. Se seguite il LingQ a link nella descrizione di questo episodio avrete diritto a uno sconto del 5% sul piano attuale che è già scontato di per sé del 30%, quindi avrete uno sconto del 35% sul piano annuale. Ve lo dico, ne vale la pena, ve ne ho parlato prima che mi sponsorizzassero, quindi sì, posso davvero consigliarvelo, perché secondo me se seguite questo metodo d’apprendimento di tipo naturale, basato sulle teorie di Stephen Krashen, dell’esposizione a contenuti interessanti questo è il modo migliore per realizzare questo tipo di apprendimento. Torniamo all’intervista.

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[27:10]
D: Un’altra cosa interessante che ho sentito nei tuoi video è che per alcune lingue tu hai frequentato dei corsi di lingua, se non sbaglio.

S: Giusto.

D: Adesso non mi ricordo quali. Anche questa è una cosa interessante perché di solito i poliglotti sono tipi solitari, perché imparano da soli e preferiscono avere un approccio da autodidatta. Puoi spiegarci questa tua… (decisione)?

S: Sì, anche qui dipende molto dalla lingua e dal momento, a conferma di quello che ho appena detto. In quel momento per quella lingua, in questo caso il rumeno, il cinese e in un certo senso anche il giapponese l’aspetto sociale mi era più importante. Quindi il fatto di trovare qualcuno con cui chiacchierare o che condividesse lo stesso interesse per una certa lingua o per una certa cultura. Anche come opportunità di fare pratica di quella lingua, ma anche di altre, perchè qui a Bruxelles, è  una città…

D: Posso immaginare, posso immaginare, vivi nel paradiso (dei poliglotti)..

S: Estremamente internazionale, no? Quindi tu sei sicuro, si può stare sicuri al 100% che se vai a un corso di cinese incontri persone da tutta Europa, ma anche dal mondo. E quindi è anche un’opportunità per far nascere magari legami che possono durare nel tempo, come per esempio mi è successo per il corso di conversazione giapponese. I miei… non unici, ma, insomma, rari amici belgi – devi sapere che qui a Bruxelles avere amici belgi è vista come una cosa rarissima, perché è talmente internazionale che… – ecco, quindi io sono orgoglioso di poter dire che ho degli amici belgi, dei buoni amici davvero, ci conosciamo da 7-8 anni e ci siamo conosciuti alla tavola di conversazione giapponese. Ok, quindi quello mi ha praticamente dato la possibilità di entrare anche in un contesto sociale che si è rivelato fondamentale, perché trovare amici belgi qui è difficile.

frequentare (una scuola, un corso, ecc.) = andare frequentemente a / to attend, to go to
tipo solitario = loners
a conferma di = e questo conferma… / as a proof of
legami = rapporti, relazioni / bonds

D: E continuate a parlare in giapponese adesso? [ride]

S [ride] No, no, parliamo francese però parliamo del Giapponese, del giapponese e di tante altre cose che ci piacciono.

D. M-hm, interessante questo. Sì, sai cosa, secondo me devi trovare persone che siano appassionate, cioè frequentare corsi dove ci sono persone che hanno intenzioni serie, diciamo, perché nella mia esperienza, diciamo, più di scuola, le altre persone non sono affatto motivate, quindi io per il semplice fatto che sono più motivato e faccio più lavoro in breve tempo miglioro e divento molto più bravo di loro, quindi vedo quasi le altre persone come un peso, tipo: “avrei accesso a questa informazione più velocemente e in maniera più efficiente se non ci fossi tu che rallenti il processo con la tua idiozia.

[30:24]
S: Certo, mi è successo. Mi è successo, mi è successo, ma per fortuna, diciamo, su tre corsi, tre lingue che ti ho nominato, mi è successo solo per una di trovarmi in un contesto che non avanzava abbastanza speditamente. E dove, tra l’altro, il libro di testo che veniva usato era completamente sbagliato, a mio modo di vedere per quanto riguarda il target, diciamo, il target effettivo. Eravamo una classe di adulti – mi riferisco al cinese adesso – di adulti che studiano il cinese per divertirmento e il testo era incentrato sulla vita universitaria in Cina! E quindi anche lì, una volta… lì una volta capito che non andava bene si può anche smettere, no? Questa è… la cosa buona è che non si è costretti a continuare se si vede che non va bene.

D: Tra le lingue che hai imparato ci sono lingue… figurano lingue molto particolari, diciamo, anche per gli standard dei poliglotti, che ogni tanto imparano qualche lingua un po’, diciamo, non della top 5 delle lingue europee. Però tu hai imparato il finlandese, l’islandese e il georgiano, e soprattutto il georgiano mi ha colpito molto perché… non so, quante persone parlano georgiano secondo te?

S: Sono circa 5 milioni o 6 milioni, credo, in Georgia, un po’ e poi sono sparsi in tutto il mondo.

rallentare = to slow down
speditamente = velocemente, in maniera spedita
incentrato su = basato su / centered around
figurare = essere presente (qui) / appear
sparsi = sparpagliati / scattered

D: Capito. E spiegami un po’ queste scelte, diciamo, esotiche.

S: Ma sì, guarda, io non ho mai preso in considerazione come fattore per la scelta di una lingua, davvero mai mai mai, il numero di parlanti. Pur rispettando la scelta di altri non ho mai capito perché si scegliesse(ro) delle lingue a seconda di quante persone la parlano, o le parlano. Per me è solo e soltano il suono. Se mi piace… torniamo al discorso di prima

D: Quindi prima ancora della cultura il suono.

S: Ti direi di sì.

D: Cioè, magari non sai nulla di una determinata cultura, però se ti piace il suono…

[32:50]
S: Sì sì, ti direi di sì. Certo, dietro c’è anche sempre il fascino. Per esempio per il finlandese il suono mi ha colpito tantissimo, la grammatica mi ha da subito… cioè, è stato evidente sin da subito che sarebbe stata una grande sfida che volevo assolutamente affrontare. 

D: Posso immaginare.

S: Ma sai, la Finlandia, la neve, Babbo Natale che abita là [ride]. Insomma, ci sono tante cose… questo paese lontano, no? Che adesso per me è invece molto molto conosciuto. C’è sempre dietro anche questa… anche l’Islanda. A me per esempio l’Islanda come paese forse mi ha interessato prima ancora della sua lingua. Poi ho sentito la lingua e ho detto “è troppo bella” e abbinata al paese stupendo e così unico era un “no-brainer”, cioè per forza dovevo studiarla. Si basa veramente tutto su quanto mi piacciano. E infatti io le lingue… sono arrivato circa, se non sbaglio, a 12, le lingue che ho studiato nella mia vita le ho studiate perché sono le lingue che mi piacciono di più. Sono le mie 12 lingue preferite.

pur rispettando = anche se rispetto / although I respect
a seconda di = sulla base di / based on, depending on
abbinato = paired, combined with

Il motivo per cui Stefano ama la Finlandia (o almeno è quello che mi immagino io)

D: Sì. E alla fine magari se avessi… se ti fossi messo a imparare, non lo so, una lingua, diciamo, un po’ più comune, ma che non ti interessava davvero, che non aveva questa presa su di te non saresti magari riuscito:

S: Non sono mai riuscito a cominciare una lingua slava, per esempio, perché ancora, il suono delle lingue slave, dico sempre ancora perché le cose sono cambiate nella mia vita. Il francese non mi piaceva e adesso lo adoro, il rumeno all’inizio non mi piaceva e adesso è una delle mie lingue preferite, il cinese non mi piaceva come suonava eppure ha un certo punto è nata la scintilla dell’interesse. Quindi ancora, e dico ancora, le lingue slave non mi sono ancora piaciute all’orecchio, ma un giorno succederà probabilmente.

D: Potrebbe cambiare. Beh, se impari il russo e vai in Georgia lì puoi prendere due piccioni come una fava, perché lì (parlano entrambe le lingue).

presa = grab, grasp
prendere due piccioni con una fava = kill two birds with one stone


S: Ma la cosa belle del fatto di non sapere il russo è andare in Georgia è che sono costretto a parlare georgiano.

D: Però l’inglese lo sanno in Georgia?

S: Poco, poco, solo le generazioni più giovani cominciano a sapere l’inglese, ma è… diciamo che è onnipresente il russo e qualcuno parla il tedesco, anche.

D: E parlami anche del georgiano. Se in Finlandia c’era Babbo Natale e la Neve, in Islanda, non so, i paesaggi, la Georgia perché ti ha attratto?

S: Allora io quasi vent’anni fo ho conosciuto delle persone georgiane con cui sono ancora legato da un rapporto di amicizia vera. All’epoca io li sentivo parlare fra di loro e c’erano questi suoni assurdi, questi suoni incredibili. [suono incredibile] è uno dei suoni, che c’ha solo il georgiano. [ripete suono] Incuriosito, ho chiesto, e quindi poi nel tempo mi hanno insegnato l’alfabeto, i numeri, a contare, e questa cosa mi è rimasta sempre. Poi ci siamo separati, le nostre vite sono continuate altrove, però siamo rimasti sempre in contatto. E questa cosa del georgiano – e poi questo alfabeto bellissimo, tutto fatto a curve, tutto…

D: Sì, è vero.

S: Insomma, mi è sempre rimasta questa consapevolezza

D: Ricordo?

S: Sì, questo ricordo ma anche questa consapevolezza che un giorno ho l’altro l’avrei preso seriamente in mano. E il giorno è arrivato, quest’anno ho cominciato e il progetto è quello di, forse fra due o tre anni andare con la mia famiglia a trovare questa mia amica e tutta la sua famiglia in Georgia e lì fare buon uso della lingua georgiana per parlare con i suoi amici, con la sua famiglia, i suoi figli, fratelli, nipoti. Ha una famiglia gigantesca, quindi ci sarà da parlare.

D: Posso immaginare, posso immaginare. No, pensavo che la ragione fosse la cucina georgiana, perché è molto buona devo dire, molto calorica… io l’ho provata in Russia essendo stata esportata in Russia, in tutta l’Unione Sovietica. No, il “khachapuri”, non so, io ho la pronuncia russa.

legato da un rapoprto di amicizia vera = bound by a true friendship
incuriosito = reso curioso da qualcosa / intrigued
consapevolezza = coscienza di qualcosa / awareness
calorico = che ha tante calorie / high in calories

Il khachapuri. Vi ho detto che era calorica la cucina georgiana…

S: [lo pronuncia in georgiano]

D: “Khinkali”. Non so in georgiano come si dice.

S:   “Khinkali” penso che sia “shinkali”, però non sono sicuro. Conosco bene il “khachapuri”, con queste implosive bellissime.

D: Sì, voglio chiederti se magari hai qualche consiglio fuori dal comune per chi impara l’italiano. Perché, diciamo, i consigli sono sempre i soliti, girano sempre gli stessi alla fine perché funzionano di fatto.

S: Certo.

D: Però c’è qualcosa che nessuno fa che secondo te sarebbe utile fare, o almeno provare?

S: Allora che nessuno fa non lo so, non so quanto sia…

D: Vabbè, nessuno, diciamo non (tutti)…

S: [ride] Non so quanto sia fuori dal comune questa, però io vi direi di non studiare il congiuntivo.

D: Sì?

S: Sì, soprattutto non studiare il congiuntivo per un bel pezzo, per un bel periodo. Concentrarsi su quello che serve per comunicare e aggiungere invece il congiuntivo dopo averlo ascoltato, sentito, nel modo più naturale possibile. Secondo me si studia troppo presto finisce per diventare quasi un ostacolo, che ti costringe a stare troppo attento a quello che dici, quando sappiamo benissimo che ci sono tantissimi italiani che non lo usano proprio e comunque sono considerati nativi. Non sto dicendo che è giusto non usarlo, io sto dicendo che se si studia l’italiano studiare troppo presto – diciamo così – studiare troppo presto il congiuntivo e cercare di integrarlo troppo presto nella propria… nel proprio parlato potrebbe essere un ostacolo. Se invece ci si concentra sulla comunicazione e poi piano piano ascoltando i nativi si cerca di integrarlo, come posso dire, davvero passo dopo passo, gradualmente nel proprio parlato, secondo me funziona meglio.

D: Anche perchè se all’inizio si dice “spero che è” al posto di “spero che sia” non muore nessuno alla fine.

S: No, esatto, non muore eh ci sono, ahimè, tanti italiani che parlano così e sono comunque nativi.

fuori dal comune = inusuale / out of the ordinary
per un bel pezzo (colloquiale) = per molto tempo
finisce per = it ends up being
constrigere = obbligare / to force
ahimè! = purtroppo / alas!


Per oggi ci fermiamo qui, rimanete sintonizzati per la prossima parte che spero esca il prima possibile, non so esattamente quando, dove parleremo in realtà di tante cose, anche del lavoro di traduttore che è l’occupazione principale di Stefano, come ho detto,  ma gli farò anche alcune domande più di tipo culturale in un certo senso. Grazie per averci ascoltato fin qua e ricordatevi di seguire Podcast Italiano su tutti i social, su Instagram, su Facebook, su VK se siete russi. E se vi piace il lavoro che faccio potreste magari considerare l’idea di fare una donazione, trovate anche per quello il link nella descrizione. Non è assolutamente obbligatorio, ovviamente, ma è molto apprezzato. Noi ci sentiamo presto, statemi bene e alla prossima! Ciao.

stammi (statemi) bene = take care

Interviste, Podcast

Intervista con il poliglotta, imprenditore e Youtuber Steve Kaufmann – Interviste #19

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In questo intervista converso con il poliglotta, imprenditore (fondatore del sito LingQ.com per imparare le lingue) e YouTuber Steve Kaufmann.

Questa intervista è stata registrata anche in versione video

La nostra chiacchierata è stata per me molto interessante, spero possiate trovare qualche consiglio utile per voi e applicabile al vostro apprendimento dell’italiano o di altre lingue. Ho deciso di non trascrivere questo episodio, in quanto è un lavoro enorme e, inoltre, Steve, per quanto parli benissimo, usa spesso parole spagnole (o “spagnoleggianti”), il che avrebbe richiesto una montagna di lavoro da parte mia. Credo che la conversazione sia comunque comprensibile, soprattutto se avete già ascoltato le precedenti interviste e avete familiarità con il lessico relativo all’apprendimento delle lingue.

Clicca qui per ascoltare altre interviste

Interviste, Podcast

L’estate italiana – Intermedio #29

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[Intro improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 04:00]

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!  

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Il blog di Erika (di livello molto avanzato)

Siamo a luglio, il caldo non ci dà pace, c’è luce fino a tarda sera, le scuole sono finite… siamo proprio nel bel mezzo dell’estate! 
Ogni stagione ha le sue caratteristiche, ma d’estate si respira proprio un’aria particolare, e se qualcuno non lo sapesse basterebbe un secondo per guardarsi attorno e capire in quale periodo dell’anno ci troviamo. L’estate italiana, in particolare, è caratterizzata da alcuni elementi che si ripropongono ogni anno e, appunto, contribuiscono a creare quell’atmosfera e quel sapore di estate inequivocabili. Vediamone alcuni!

Nel bel mezzo di = right in the middle of…
Si respira = you can breathe, you can feel…
Basterebbe un secondo = an instant would be enough
Si ripropongono = ritornano, si presentano
Inequivocabile = unmistakable

  • Le feste di paese: con le temperature miti delle sere d’estate, a tutti viene voglia di uscire e incontrarsi per le strade del paese, sentire buona musica e mangiare all’aperto. E infatti in estate pullulano le feste di paese o le cosiddette sagre: feste che hanno per tema qualcosa di specifico, molto spesso un cibo (lo sapete, noi italiani siamo un po’ fissati) e durano magari anche più giorni, con musica dal vivo, bancarelle, cibo di strada. Anche le cosiddette “notti bianche” possono rientrare in questa categoria. Dato che siamo italiani e non russi le nostre “notti bianche” non hanno nulla a che fare con il colore del cielo: sono semplicemente delle sere (solitamente una a settimana, dipende dalla città) in cui i negozi e le attività commerciali rimangono aperti fino a tardi ed è possibile quindi fare shopping anche dopo cena (di solito in italia i negozi chiudono verso le 19/20). 
  • I dehors: perché dover rimanere chiusi tra quattro mura (=muri) quando si può stare fuori e godere dell’arietta estiva guardando i passanti camminare affaccendati nella città in movimento? D’estate i bar e i ristoranti mettono in strada, davanti al locale, tavolini e sedie per far accomodare i clienti all’aperto. I dehors possono essere rialzati, chiusi da vetrate, coperti da ombrelloni, non importa: l’importante è stare all’aperto. La parola “dehors” non sembra molto italiana e infatti chiaramente non lo è: deriva dall’avverbio francese “dehors” che in italiano si può tradurre semplicemente come “fuori”. Bisogna anche specificare che la parola è di uso corrente nel nord-Italia, o perlomeno a Torino, mentre in altre regioni sembra essere molto meno diffusa e sostituita con “esterno”. In ogni caso, diversi dizionari di italiano la riportano proprio con questo significato. 

Feste di paese / sagra = town festival
Pullulare = to be crawling with – qualcosa c’è in grandi in quantità
Essere fissato = essere ossessionato
Bancarella = stand, stall, booth
Arietta = brezza – breeze
Affaccendato = busy – una persona che ha tante cose di fare, tante “faccende” ed è quindi molto occupato, non ha tempo, è “affaccendato”
Far accomodare = to seat someone
Rialzato = raised – ad un livello più alto
Riportare = to be listed – indicare, contenere

  • I tormentoni estivi: non sarebbe davvero estate senza le tipiche canzoni estive che un po’  fanno venire un’irrefrenabile voglia di ballare e un po’ danno tremendamente sui nervi per l’insistenza con cui vengono trasmesse in continuazione dalle radio. Negli ultimi anni sono le canzoni reggaeton, in spagnolo, ad andare per la maggiore: si sentono ovunque nei negozi, nei bar, nelle discoteche, sulle spiagge. Non c’è modo di sfuggirgli, insomma! Ma anche gli artisti italiani solitamente sfornano la loro hit estiva proprio per l’occasione: si tratta sempre di canzoni allegre, ritmate, che raccontano di mare, sole, feste e sono confezionate apposta per essere ballate e cantate per la durata di un’estate.

Tormentone estivo = summer hit. Ma un “tormentone” è qualcosa che “tormenta”, che si ripresenta in maniera fastidiosa. Può anche essere quindi una “catchphrase”
Irrefrenabile = uncontrollable – che non si può frenare
Dare sui nervi = get on someone’s nerves
Andare per la maggiore = to be all the rage – essere il più popolare
Sfuggire (a qualcosa) = escape from something
Sfornare = churn out – creare, produrre, fabbricare (di solito a ritmi elevati)
Confezionare = lett. “wrap up”, in questo caso “pensate”, “prodotte” con uno scopo preciso

  • I programmi televisivi: anche chi lavora in televisione va in vacanza e dunque di solito in estate la programmazione tv è abbastanza ridotta. I programmi più seri si congedano con un “arrivederci a settembre” e lasciano il posto a programmi più leggeri: festival di musica, barzellette, concorsi per aspiranti vallette, film estivi. E poi, da non dimenticare, l’appuntamento con le partite di calcio: fino a luglio, quando si giocano i Mondiali o gli Europei, non si può mancare all’appuntamento! Gli italiani seguono con il fiato sospeso ogni partita della nazionale nelle calde serate estive, sperando ogni volta di arrivare in finale e vincere la tanto sognata coppa. 
  • I gelati: ai primi segnali di caldo i bar e le televisioni sono già pronti: è il momento dei gelati! I bar tirano fuori i loro “tabelloni” con le immagini e i prezzi di tutti i gelati confezionati (industriali) che vendono, mentre in tv le aziende che li producono fanno a gara per trovare ogni anno pubblicità che rimangano impresse nella mente degli italiani. Iconico è il cosiddetto “cornetto”: no, non quello che si mangia a colazione con il cappuccino, ma un gelato industriale che ricorda nella forma il classico cono gelato. Ci sono poi le gelaterie che offrono gelati artigianali, nei tradizionali coni o coppette: per le strade di qualunque città italiana in estate è impossibile non incrociare almeno una persona che cammina gustandosi un bel gelato da passeggio! In alternativa ai gelati, nei bar si possono anche trovare le granite o i ghiaccioli, entrambi a base di ghiaccio e sciroppo a vari gusti, che offrono un po’ di refrigerio e sollievo dalla calura estiva. 

Questi sono alcuni dei tratti distintivi dell’estate italiana, sono quelle cose che fanno subito dire: sì, è ufficiale, siamo in estate!

Congedarsi = take leave, say goodbye
Valletta = TV showgirl
Mancare all’appuntamento = miss the appointment
Con il fiato sospeso = in suspense, with baited breath
Tratti distintivi = distinguishing features

Li conoscevate già tuttti? Sono gli stessi nel vostro paese? Ne conoscete o ne avete notati degli altri? Fateci sapere in un commento sul sito!

[Outro senza trascrizione]


Interviste, Podcast

Quattro chiacchiere con il mio amico e poliglotta russo Artem Nazarov – Interviste #18

Ciao a tutti e benvenuti su podcast italiano. Dopo l’intervista che ho appena fatto con Amir ho un’altra intervista -o meglio, io direi conversazione perché non è una vera e propria intervista però si tratta di (= “è”, ma più formale) una conversazione – che ho fatto con il mio amico Artem di Novosibirsk, una città in Russia. Ci siamo visti di recente a Milano e abbiamo fatto un video insieme che potete vedere come video oppure potete sentire come episodio audio. Abbiamo parlato un po’ di alcune cose, lui è un poliglotta, anche lui amante delle lingue, e ci conosciamo da diversi anni e nel video ripercorriamo un po’ (recall, retrace) la nostra conoscenza. Parliamo di lingue, parliamo di Italia e di altre cose. Ma prima di iniziare con il video volevo ricordarvi che potete potete andare su Italki, se non conoscete Italki è un sito per fare lezione con dei professori di lingua oppure dei tutor, sono lezioni personalizzate e sono estremamente comode perché potete farle da casa, ovunque voi siate. Non dovete spostarvi e pagate mediamente decisamente meno rispetto a delle lezioni in una scuola di lingue. Io insegno su Italki, tra l’altro ho quasi raggiunto il traguardo delle 600 lezioni, quindi se volete fare lezione con me potete seguire il link che troverete nella descrizione di questo episodio, nell’ applicazione di podcast dove ascoltate, oppure sul sito podcastitaliano.com, e facendo così potrete avere $10 in crediti Italki, e potrete anche se volete fare lezione con me oppure con qualsiasi altro insegnante. Ve lo consiglio, è un ottimo modo per migliorare italiano e parlare magari come Artem adesso andiamo a sentirci la nostra conversazione.

Fai una lezione con me su Italki e ottieni gratuitamente 10$ in crediti Italki:
go.italki.com/teacher-davide


– Ciao a tutti e benvenuti su Podcast italiano e in questo video vi presento, un poliglotta straordinario, ovvero… presentati (introduce yourself), chi sei?

– Buongiorno a tutti, mi chiamo Artem e è una bugia (lie) che sono un poliglotta straordinario, so qualche lingua ma straordinario no!

– Artem fa il modesto (is being modest) ma in realtà lui sa moltissime lingue tra cui il tailandese (thai), beh un po’…

– Un po’. Un po’ il tailandese.

– E anche… beh, tante altre lingue, tra cui l’italiano. Non mi ricordo tutte. Beh, come ci siamo conosciuti? Perché questa è una cosa interessante.

– Sì.

– Quando… quanti anni fa era, ti ricordi?

– Cinque… quattro anni fa, credo. Quattro anni fa ho avuto (*avevo) un blog…

– Ma spieghiamo che tu sei russo, non l’abbiamo detto.

– Ah, sì! – Ma avete capito, no, che non sono italiano.

– Artem, Artyom in realtà, è un siberiano vero. Viene da Novosibirsk.

– Sì sì sì, da Novosibirsk e sono qua… siamo a Milano e sono qua in Italia per (*la) quarta volta, giusto?

– Per la quarta volta.

– E l’Italia è stata la ragione principale per cui mi sono messo sulle lingue (meglio: ad imparare lingue) (I started to learn languages / how got into languages).

– Ti sei messo ad imparare le lingue.

– Sì sì sì, e ho cominciato dall’italiano, poi facendo quello che… utilizzando i materiali come (quelli che) fa Davide, contenuti autentici, sono riuscito ad imparare l’italiano, poi le altre lingue. Ma la domanda era di (*su) come ci siamo conosciuti?

– Sì… beh, su Facebook era!

– Su Feisbukeee!!!

– Mi piace come mi prende in giro, imita il mio accento.

– Su Facebook! Sì, su Facebook.. (il fatto) è che ho avuto (avevo) un blog e volevo che le persone leggessero il mio…

– Ah, quindi era spam?

– Sì, era spam.

– Io questo non lo sapevo. Pensavo fosse un interesse nei confronti di una persona italiana, della lingua… no, era spam, puro!

– Questo era spam all’inizio, poi dato che Davide (mi) ha chiesto: “Ma cosa vuoi?!”Ma cosa vuoi di (*da) me?!

– “Sì, ma chi sei?!”

– Dovevo inventare (make up) una ragione.

– Una scusa!

– E così sono terminato… come dire?

– Ho finito… abbiamo finito per diventare amici.

– Abbiamo finito per diventare amici. Ma sì, all’inizio non necessariamente cercavo (senza “le”) persone con cui praticare, ma poi è un destino che adesso ho amici italiani, e tutti questo grazie a(llo) spam, quindi (lo) spam…

– Lo spam è cosa buona e giusta (=è una cosa buona – espressione che viene dalla Bibbia)!

– Ripeti.

– Lo spam è cosa buona e giusta!

– Erika, la voce della verità.

Sì perché tu sei venuto in italia in viaggio, se non sbaglio, a Verona e ti sei innamorato della lingua italiana e così è iniziato il tuo percorso linguistico (linguistic journey).

– Sì, sono venuto (nel) 2013 (duemilatredici), poi due-tre mesi dopo ho cominciato a studiare la lingua e poi il mio prossimo viaggio (*viaggio successivo) in italia tutto fatto (l’ho fatto tutto*) in italiano. È completamente l’altra esperienza (*è tutta un’altra esperienza) di (*che, rispetto ad) essere un turista che non parla neanche inglese quando sono stato in Italia per la prima volta e quando puoi parlare, quando hai amici italiani, quindi mi raccomando (please, make sure that…), studiare (studiate*) l’italiano.

– Studiate, imparate l’italiano. Aha.

– Devo anch’io migliorare il mio italiano ma non bisogna parlare come nativo (come un madrelingua*) se il vostro obiettivo è solo viaggiare, avere amici, ma… sì.

– Sono d’accordo. Sì, spieghiamo meglio, perché… tu praticamente stavi imparando l’italiano all’epoca…e quindi, vabè… abbiamo scoperto che era spam, si trattava di spam in realtà, però la tua scusa era che volevi fare uno scambio italiano-russo, e poi abbiamo iniziato effettivamente a farlo, non so per quanto abbiamo parlato, ma in realtà neanche così frequentemente, ogni tanto solo (only once in a while).

– Sì sì, ma all’epoca dopo… all’inizio utilizzavo il tuo concorrente (competitor)

– No, non è concorrente.

– Si può dire il nome?

– Sì, Alberto, ma non è concorrente, non creare rivalità che non ci sono. [ride]

– Alberto Arrighini, Italiano Automatico, lo conoscono tutti, se conoscete me conoscete di sicuro Alberto.

– Sì, Alberto, se guardi questo video la metà è grazie a te, l’altra metà è grazie a Davide, che ho imparato l’italiano. Sì, quindi dopo aver studiato con i contenuti autentici da (*per) quattro-sei mesi ho cominciato a parlare con gli italiani su Skype e anche con l’altro mio amico Carlo che magari guarda questo video, ciao Carlo. Sì, non bisogna parlare, non bisogna praticare ogni giorno, due volte, tre volte per (a*) settimana basterebbero (would be enough).

– Sì, sì. E poi ripercorrendo la nostra amicizia noi ci siamo visti per la prima volta…era… a Torino, sì, sei venuto, ti ho ospitato.

– Sì, sì sì.

– E poi di nuovo… aspetta ma questa è la seconda volta… Ah, è la seconda volta! No, pensavo..

– Sì, ci siamo visti mille volte su Skype ma in (di*) persona è la seconda volta solo.

Pensavo di più, mi sono confuso (I thought it was more, I got confused)..

– Non vi siete… vabbè, ma non devi mettere questa parte (e invece l’ho messa :D), non vi siete visti a Bratislava?

– Eh no, non c’era a Bratislava “Artemio”.

– Ma sembra… sembra già mio fratello.

– Ormai è passato tempo… è difficile credere…

– che ci siamo visti per (la) seconda volta.

-Sì, infatti, pensavo fosse tipo la terza almeno.

– Sì

.- E niente, tu vorresti vivere a Milano, in Italia?

– Sì.

– Beh, so già la risposta però te lo chiedo lo stesso (I’m asking you anyway).

– Sì, vorrei fare un’esperienza, studiare qui, vedere… cioè immergermi (immerse myself)nella lingua italiana, nella cultura italiana perché…

Riprendi (in questo caso riprendere = to film) la cultura italiana. Non si vede il KFC. Ah, sì vede? Vabbè, Milano ha anche molte catene internazionali (international chains) e molte culture.

– Sì, anche quello è bello, così gli italiani non mi buttano fuori (won’t kick me out), così gli stranieri si (vedono) bene (meglio: sono ben visti). Perché se è una città piccola magari devi essere come (un) italiano.

– Sì, mentre Milano è molto più multietnica (multi-ethnic).

– Anche volevo dire (*Volevo anche dire) che anche se si può imparare la lingua a casa, a casa tua, Russia, Inghilterra, qualsiasi paese, è meglio stare qui perché qui impari molto veloce, soprattutto se hai amici, fai tutto in italiano, così impari veloce e impari anche le cose natural(i).

– Beh, in un giorno che, anzi meno di un giorno, qualche ora, quante parole ti abbiamo insegnato? Poi non se te le ricordi, però…ti abbiamo insegnato… che cosa ti abbiamo insegnato? Beh, le bacchette (sticks) del cibo cinese.

– Sì.

– Non so, tante parole.

– Tante parolacce (bad words).

– Tante parolacce che non possiamo ripetere.

– Ok, un’ultima domanda. Se dovessi individuare una sola cosa che ti ha dato non l’italiano, in generale le lingue che cosa sceglieresti?

– Nel senso che… che cosa mi ha portato?

– Che cosa ti ha apportato (brought about) nella tua vita.

– Va bene, questa è molto semplice perché prima di avere… prima di studiare le lingue pensavo che il mondo è come (la) Russia. Sì, sapevo che ci sono altri paesi ma l’idea principale è che non guardo all’Italia, alla Francia, alle altre culture, almeno la lingua cui so (*di cui conosco la lingua) come la (una*) cultura straniera, per me è come se io fossi nato nel mondo e il mondo per me è la mia casa.

– Sei un cittadino del mondo.

– Un cittadino del mondo, davvero. Perché… pensiamo al nostro paese, per esempio. Se… io sono nato a Novosibirsk e per me (la) Russia è qualcosa del (di) mio, perché sono Russo. Ma quando impari le lingue capisci che tutto il mondo è tuo, se parli una lingua e vieni in italia, per esempio, puoi utilizzare questa lingua, puoi fare amicizie, è molto più facile tutto anche se a volte, anche se a volte dici delle cavolate (stupid things) perché non parli molto bene. Ma sì, semplicemente le lingue mi hanno dato il sentimento (meglio: la sensazione) che sono a casa anche se non sono a (in*) Russia.

– E su queste “note di diversità” ti ringrazio. Non eravamo così seri prima del video, però sì, è vero, sono d’accordo. Forse le lingue meglio di qualsiasi altra cosa ti fanno capire che tu sei così ma non vuol dire che tutti sono come te. Quindi grazie per queste belle parole. Ci vediamo… non so, in Italia oppure in Russia la prossima volta.

– Vi aspetto in Russia.

– Beh, noi personalmente su Skype probabilmente. Grazie per aver visto questo video.Se state imparando il russo andate sul canale di Artem.

– “Il” Russian Progress.

– Russian Progress. Ottimo canale, come Podcast Italiano ma un po’ meno bello. Ma per il russo. Eh sì. Andate sul suo canale. Grazie e alla prossima. Ciao.

– Ciao!