Interviste, Podcast

L’estate italiana – Intermedio #29

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[Intro improvvisata senza trascrizione. Il testo inizia a 04:00]

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Il blog di Erika (di livello molto avanzato)

Siamo a luglio, il caldo non ci dà pace, c’è luce fino a tarda sera, le scuole sono finite… siamo proprio nel bel mezzo dell’estate! 
Ogni stagione ha le sue caratteristiche, ma d’estate si respira proprio un’aria particolare, e se qualcuno non lo sapesse basterebbe un secondo per guardarsi attorno e capire in quale periodo dell’anno ci troviamo. L’estate italiana, in particolare, è caratterizzata da alcuni elementi che si ripropongono ogni anno e, appunto, contribuiscono a creare quell’atmosfera e quel sapore di estate inequivocabili. Vediamone alcuni!

Nel bel mezzo di = right in the middle of…
Si respira = you can breathe, you can feel…
Basterebbe un secondo = an instant would be enough
Si ripropongono = ritornano, si presentano
Inequivocabile = unmistakable

  • Le feste di paese: con le temperature miti delle sere d’estate, a tutti viene voglia di uscire e incontrarsi per le strade del paese, sentire buona musica e mangiare all’aperto. E infatti in estate pullulano le feste di paese o le cosiddette sagre: feste che hanno per tema qualcosa di specifico, molto spesso un cibo (lo sapete, noi italiani siamo un po’ fissati) e durano magari anche più giorni, con musica dal vivo, bancarelle, cibo di strada. Anche le cosiddette “notti bianche” possono rientrare in questa categoria. Dato che siamo italiani e non russi le nostre “notti bianche” non hanno nulla a che fare con il colore del cielo: sono semplicemente delle sere (solitamente una a settimana, dipende dalla città) in cui i negozi e le attività commerciali rimangono aperti fino a tardi ed è possibile quindi fare shopping anche dopo cena (di solito in italia i negozi chiudono verso le 19/20). 
  • I dehors: perché dover rimanere chiusi tra quattro mura (=muri) quando si può stare fuori e godere dell’arietta estiva guardando i passanti camminare affaccendati nella città in movimento? D’estate i bar e i ristoranti mettono in strada, davanti al locale, tavolini e sedie per far accomodare i clienti all’aperto. I dehors possono essere rialzati, chiusi da vetrate, coperti da ombrelloni, non importa: l’importante è stare all’aperto. La parola “dehors” non sembra molto italiana e infatti chiaramente non lo è: deriva dall’avverbio francese “dehors” che in italiano si può tradurre semplicemente come “fuori”. Bisogna anche specificare che la parola è di uso corrente nel nord-Italia, o perlomeno a Torino, mentre in altre regioni sembra essere molto meno diffusa e sostituita con “esterno”. In ogni caso, diversi dizionari di italiano la riportano proprio con questo significato. 

Feste di paese / sagra = town festival
Pullulare = to be crawling with – qualcosa c’è in grandi in quantità
Essere fissato = essere ossessionato
Bancarella = stand, stall, booth
Arietta = brezza – breeze
Affaccendato = busy – una persona che ha tante cose di fare, tante “faccende” ed è quindi molto occupato, non ha tempo, è “affaccendato”
Far accomodare = to seat someone
Rialzato = raised – ad un livello più alto
Riportare = to be listed – indicare, contenere

  • I tormentoni estivi: non sarebbe davvero estate senza le tipiche canzoni estive che un po’  fanno venire un’irrefrenabile voglia di ballare e un po’ danno tremendamente sui nervi per l’insistenza con cui vengono trasmesse in continuazione dalle radio. Negli ultimi anni sono le canzoni reggaeton, in spagnolo, ad andare per la maggiore: si sentono ovunque nei negozi, nei bar, nelle discoteche, sulle spiagge. Non c’è modo di sfuggirgli, insomma! Ma anche gli artisti italiani solitamente sfornano la loro hit estiva proprio per l’occasione: si tratta sempre di canzoni allegre, ritmate, che raccontano di mare, sole, feste e sono confezionate apposta per essere ballate e cantate per la durata di un’estate.

Tormentone estivo = summer hit. Ma un “tormentone” è qualcosa che “tormenta”, che si ripresenta in maniera fastidiosa. Può anche essere quindi una “catchphrase”
Irrefrenabile = uncontrollable – che non si può frenare
Dare sui nervi = get on someone’s nerves
Andare per la maggiore = to be all the rage – essere il più popolare
Sfuggire (a qualcosa) = escape from something
Sfornare = churn out – creare, produrre, fabbricare (di solito a ritmi elevati)
Confezionare = lett. “wrap up”, in questo caso “pensate”, “prodotte” con uno scopo preciso

  • I programmi televisivi: anche chi lavora in televisione va in vacanza e dunque di solito in estate la programmazione tv è abbastanza ridotta. I programmi più seri si congedano con un “arrivederci a settembre” e lasciano il posto a programmi più leggeri: festival di musica, barzellette, concorsi per aspiranti vallette, film estivi. E poi, da non dimenticare, l’appuntamento con le partite di calcio: fino a luglio, quando si giocano i Mondiali o gli Europei, non si può mancare all’appuntamento! Gli italiani seguono con il fiato sospeso ogni partita della nazionale nelle calde serate estive, sperando ogni volta di arrivare in finale e vincere la tanto sognata coppa. 
  • I gelati: ai primi segnali di caldo i bar e le televisioni sono già pronti: è il momento dei gelati! I bar tirano fuori i loro “tabelloni” con le immagini e i prezzi di tutti i gelati confezionati (industriali) che vendono, mentre in tv le aziende che li producono fanno a gara per trovare ogni anno pubblicità che rimangano impresse nella mente degli italiani. Iconico è il cosiddetto “cornetto”: no, non quello che si mangia a colazione con il cappuccino, ma un gelato industriale che ricorda nella forma il classico cono gelato. Ci sono poi le gelaterie che offrono gelati artigianali, nei tradizionali coni o coppette: per le strade di qualunque città italiana in estate è impossibile non incrociare almeno una persona che cammina gustandosi un bel gelato da passeggio! In alternativa ai gelati, nei bar si possono anche trovare le granite o i ghiaccioli, entrambi a base di ghiaccio e sciroppo a vari gusti, che offrono un po’ di refrigerio e sollievo dalla calura estiva. 

Questi sono alcuni dei tratti distintivi dell’estate italiana, sono quelle cose che fanno subito dire: sì, è ufficiale, siamo in estate!

Congedarsi = take leave, say goodbye
Valletta = TV showgirl
Mancare all’appuntamento = miss the appointment
Con il fiato sospeso = in suspense, with baited breath
Tratti distintivi = distinguishing features

Li conoscevate già tuttti? Sono gli stessi nel vostro paese? Ne conoscete o ne avete notati degli altri? Fateci sapere in un commento sul sito!

[Outro senza trascrizione]


Interviste, Podcast

Quattro chiacchiere con il mio amico e poliglotta russo Artem Nazarov – Interviste #18

Ciao a tutti e benvenuti su podcast italiano. Dopo l’intervista che ho appena fatto con Amir ho un’altra intervista -o meglio, io direi conversazione perché non è una vera e propria intervista però si tratta di (= “è”, ma più formale) una conversazione – che ho fatto con il mio amico Artem di Novosibirsk, una città in Russia. Ci siamo visti di recente a Milano e abbiamo fatto un video insieme che potete vedere come video oppure potete sentire come episodio audio. Abbiamo parlato un po’ di alcune cose, lui è un poliglotta, anche lui amante delle lingue, e ci conosciamo da diversi anni e nel video ripercorriamo un po’ (recall, retrace) la nostra conoscenza. Parliamo di lingue, parliamo di Italia e di altre cose. Ma prima di iniziare con il video volevo ricordarvi che potete potete andare su Italki, se non conoscete Italki è un sito per fare lezione con dei professori di lingua oppure dei tutor, sono lezioni personalizzate e sono estremamente comode perché potete farle da casa, ovunque voi siate. Non dovete spostarvi e pagate mediamente decisamente meno rispetto a delle lezioni in una scuola di lingue. Io insegno su Italki, tra l’altro ho quasi raggiunto il traguardo delle 600 lezioni, quindi se volete fare lezione con me potete seguire il link che troverete nella descrizione di questo episodio, nell’ applicazione di podcast dove ascoltate, oppure sul sito podcastitaliano.com, e facendo così potrete avere $10 in crediti Italki, e potrete anche se volete fare lezione con me oppure con qualsiasi altro insegnante. Ve lo consiglio, è un ottimo modo per migliorare italiano e parlare magari come Artem adesso andiamo a sentirci la nostra conversazione.

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– Ciao a tutti e benvenuti su Podcast italiano e in questo video vi presento, un poliglotta straordinario, ovvero… presentati (introduce yourself), chi sei?

– Buongiorno a tutti, mi chiamo Artem e è una bugia (lie) che sono un poliglotta straordinario, so qualche lingua ma straordinario no!

– Artem fa il modesto (is being modest) ma in realtà lui sa moltissime lingue tra cui il tailandese (thai), beh un po’…

– Un po’. Un po’ il tailandese.

– E anche… beh, tante altre lingue, tra cui l’italiano. Non mi ricordo tutte. Beh, come ci siamo conosciuti? Perché questa è una cosa interessante.

– Sì.

– Quando… quanti anni fa era, ti ricordi?

– Cinque… quattro anni fa, credo. Quattro anni fa ho avuto (*avevo) un blog…

– Ma spieghiamo che tu sei russo, non l’abbiamo detto.

– Ah, sì! – Ma avete capito, no, che non sono italiano.

– Artem, Artyom in realtà, è un siberiano vero. Viene da Novosibirsk.

– Sì sì sì, da Novosibirsk e sono qua… siamo a Milano e sono qua in Italia per (*la) quarta volta, giusto?

– Per la quarta volta.

– E l’Italia è stata la ragione principale per cui mi sono messo sulle lingue (meglio: ad imparare lingue) (I started to learn languages / how got into languages).

– Ti sei messo ad imparare le lingue.

– Sì sì sì, e ho cominciato dall’italiano, poi facendo quello che… utilizzando i materiali come (quelli che) fa Davide, contenuti autentici, sono riuscito ad imparare l’italiano, poi le altre lingue. Ma la domanda era di (*su) come ci siamo conosciuti?

– Sì… beh, su Facebook era!

– Su Feisbukeee!!!

– Mi piace come mi prende in giro, imita il mio accento.

– Su Facebook! Sì, su Facebook.. (il fatto) è che ho avuto (avevo) un blog e volevo che le persone leggessero il mio…

– Ah, quindi era spam?

– Sì, era spam.

– Io questo non lo sapevo. Pensavo fosse un interesse nei confronti di una persona italiana, della lingua… no, era spam, puro!

– Questo era spam all’inizio, poi dato che Davide (mi) ha chiesto: “Ma cosa vuoi?!”Ma cosa vuoi di (*da) me?!

– “Sì, ma chi sei?!”

– Dovevo inventare (make up) una ragione.

– Una scusa!

– E così sono terminato… come dire?

– Ho finito… abbiamo finito per diventare amici.

– Abbiamo finito per diventare amici. Ma sì, all’inizio non necessariamente cercavo (senza “le”) persone con cui praticare, ma poi è un destino che adesso ho amici italiani, e tutti questo grazie a(llo) spam, quindi (lo) spam…

– Lo spam è cosa buona e giusta (=è una cosa buona – espressione che viene dalla Bibbia)!

– Ripeti.

– Lo spam è cosa buona e giusta!

– Erika, la voce della verità.

Sì perché tu sei venuto in italia in viaggio, se non sbaglio, a Verona e ti sei innamorato della lingua italiana e così è iniziato il tuo percorso linguistico (linguistic journey).

– Sì, sono venuto (nel) 2013 (duemilatredici), poi due-tre mesi dopo ho cominciato a studiare la lingua e poi il mio prossimo viaggio (*viaggio successivo) in italia tutto fatto (l’ho fatto tutto*) in italiano. È completamente l’altra esperienza (*è tutta un’altra esperienza) di (*che, rispetto ad) essere un turista che non parla neanche inglese quando sono stato in Italia per la prima volta e quando puoi parlare, quando hai amici italiani, quindi mi raccomando (please, make sure that…), studiare (studiate*) l’italiano.

– Studiate, imparate l’italiano. Aha.

– Devo anch’io migliorare il mio italiano ma non bisogna parlare come nativo (come un madrelingua*) se il vostro obiettivo è solo viaggiare, avere amici, ma… sì.

– Sono d’accordo. Sì, spieghiamo meglio, perché… tu praticamente stavi imparando l’italiano all’epoca…e quindi, vabè… abbiamo scoperto che era spam, si trattava di spam in realtà, però la tua scusa era che volevi fare uno scambio italiano-russo, e poi abbiamo iniziato effettivamente a farlo, non so per quanto abbiamo parlato, ma in realtà neanche così frequentemente, ogni tanto solo (only once in a while).

– Sì sì, ma all’epoca dopo… all’inizio utilizzavo il tuo concorrente (competitor)

– No, non è concorrente.

– Si può dire il nome?

– Sì, Alberto, ma non è concorrente, non creare rivalità che non ci sono. [ride]

– Alberto Arrighini, Italiano Automatico, lo conoscono tutti, se conoscete me conoscete di sicuro Alberto.

– Sì, Alberto, se guardi questo video la metà è grazie a te, l’altra metà è grazie a Davide, che ho imparato l’italiano. Sì, quindi dopo aver studiato con i contenuti autentici da (*per) quattro-sei mesi ho cominciato a parlare con gli italiani su Skype e anche con l’altro mio amico Carlo che magari guarda questo video, ciao Carlo. Sì, non bisogna parlare, non bisogna praticare ogni giorno, due volte, tre volte per (a*) settimana basterebbero (would be enough).

– Sì, sì. E poi ripercorrendo la nostra amicizia noi ci siamo visti per la prima volta…era… a Torino, sì, sei venuto, ti ho ospitato.

– Sì, sì sì.

– E poi di nuovo… aspetta ma questa è la seconda volta… Ah, è la seconda volta! No, pensavo..

– Sì, ci siamo visti mille volte su Skype ma in (di*) persona è la seconda volta solo.

Pensavo di più, mi sono confuso (I thought it was more, I got confused)..

– Non vi siete… vabbè, ma non devi mettere questa parte (e invece l’ho messa :D), non vi siete visti a Bratislava?

– Eh no, non c’era a Bratislava “Artemio”.

– Ma sembra… sembra già mio fratello.

– Ormai è passato tempo… è difficile credere…

– che ci siamo visti per (la) seconda volta.

-Sì, infatti, pensavo fosse tipo la terza almeno.

– Sì

.- E niente, tu vorresti vivere a Milano, in Italia?

– Sì.

– Beh, so già la risposta però te lo chiedo lo stesso (I’m asking you anyway).

– Sì, vorrei fare un’esperienza, studiare qui, vedere… cioè immergermi (immerse myself)nella lingua italiana, nella cultura italiana perché…

Riprendi (in questo caso riprendere = to film) la cultura italiana. Non si vede il KFC. Ah, sì vede? Vabbè, Milano ha anche molte catene internazionali (international chains) e molte culture.

– Sì, anche quello è bello, così gli italiani non mi buttano fuori (won’t kick me out), così gli stranieri si (vedono) bene (meglio: sono ben visti). Perché se è una città piccola magari devi essere come (un) italiano.

– Sì, mentre Milano è molto più multietnica (multi-ethnic).

– Anche volevo dire (*Volevo anche dire) che anche se si può imparare la lingua a casa, a casa tua, Russia, Inghilterra, qualsiasi paese, è meglio stare qui perché qui impari molto veloce, soprattutto se hai amici, fai tutto in italiano, così impari veloce e impari anche le cose natural(i).

– Beh, in un giorno che, anzi meno di un giorno, qualche ora, quante parole ti abbiamo insegnato? Poi non se te le ricordi, però…ti abbiamo insegnato… che cosa ti abbiamo insegnato? Beh, le bacchette (sticks) del cibo cinese.

– Sì.

– Non so, tante parole.

– Tante parolacce (bad words).

– Tante parolacce che non possiamo ripetere.

– Ok, un’ultima domanda. Se dovessi individuare una sola cosa che ti ha dato non l’italiano, in generale le lingue che cosa sceglieresti?

– Nel senso che… che cosa mi ha portato?

– Che cosa ti ha apportato (brought about) nella tua vita.

– Va bene, questa è molto semplice perché prima di avere… prima di studiare le lingue pensavo che il mondo è come (la) Russia. Sì, sapevo che ci sono altri paesi ma l’idea principale è che non guardo all’Italia, alla Francia, alle altre culture, almeno la lingua cui so (*di cui conosco la lingua) come la (una*) cultura straniera, per me è come se io fossi nato nel mondo e il mondo per me è la mia casa.

– Sei un cittadino del mondo.

– Un cittadino del mondo, davvero. Perché… pensiamo al nostro paese, per esempio. Se… io sono nato a Novosibirsk e per me (la) Russia è qualcosa del (di) mio, perché sono Russo. Ma quando impari le lingue capisci che tutto il mondo è tuo, se parli una lingua e vieni in italia, per esempio, puoi utilizzare questa lingua, puoi fare amicizie, è molto più facile tutto anche se a volte, anche se a volte dici delle cavolate (stupid things) perché non parli molto bene. Ma sì, semplicemente le lingue mi hanno dato il sentimento (meglio: la sensazione) che sono a casa anche se non sono a (in*) Russia.

– E su queste “note di diversità” ti ringrazio. Non eravamo così seri prima del video, però sì, è vero, sono d’accordo. Forse le lingue meglio di qualsiasi altra cosa ti fanno capire che tu sei così ma non vuol dire che tutti sono come te. Quindi grazie per queste belle parole. Ci vediamo… non so, in Italia oppure in Russia la prossima volta.

– Vi aspetto in Russia.

– Beh, noi personalmente su Skype probabilmente. Grazie per aver visto questo video.Se state imparando il russo andate sul canale di Artem.

– “Il” Russian Progress.

– Russian Progress. Ottimo canale, come Podcast Italiano ma un po’ meno bello. Ma per il russo. Eh sì. Andate sul suo canale. Grazie e alla prossima. Ciao.

– Ciao!

Interviste, Podcast

Intervista ad Amir Ordabayev, poliglotta kazako che conosce 10 lingue – Intervista #17

Alcuni link menzionati durante l’episodio:

Fai una lezione con me su Italki e ottieni gratuitamente 10$ in crediti Italki: go.italki.com/teacher-davide
Intervista Amir e Artem: https://youtu.be/ZW8Y0o9ztO0
Intervista Amir e Luca: https://www.youtube.com/watch?v=AyC_or_L30A&t=321s

Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano. Io mi chiamo Davide e oggi ho il piacere di rispolverare o forse resuscitare (resurrect) una rubrica (section, feature) del mio podcast che da un po’ di tempo non era attiva, ovvero quella delle interviste. Perché oggi abbiamo un’intervista con un poliglotta, Amir Ordabayev, un poliglotta kazako, che sa tantissime lingue 10 lingue – se non di più, ho perso anche io il conto (I lost count as well) – tra cui l’italiano. Quindi l’intervista ovviamente è in italiano, parliamo di tante cose soprattutto che c’entrano (have to do with) con l’italiano, l’Italia, la sua passione per il calcio, tra l’altro, perché ama il calcio. Se sapete in russo il canale di Amir vi può interessare perché fa tanti video in cui insegna varie lingue utilizzando il metodo… un metodo simile a quello di Michelle Thomas.

Prima di far partire (to start) l’intervista però volevo parlarvi di un altro ottimo metodo – oltre al canale di Amir – per imparare le lingue straniere, per imparare a parlarle soprattutto, che è Italki. Italki, che sponsorizza gli episodi che sto facendo in questo periodo di Podcast Italiano, è un ottimo strumento per iniziare a parlare qualsiasi lingua e soprattutto è bello perché io, come forse sapete, insegno su Italki. Se volete fare lezione con me potete seguire il link in descrizione, nella descrizione di questo episodio, e potete iniziare a fare lezione con me. La cosa bella è che Italki vi da dieci dollari che potete utilizzare per fare una lezione, per provare a fare una lezione e questo è utile anche per me. Quindi sarebbe un ottimo modo di aiutare me e anche voi stessi e il vostro italiano. Devo dire che è un ottimo servizio, lo uso anch’io per imparare le lingue e soprattutto ci insegno (I teach there), quindi ci vediamo su Italki se volete parlare l’italiano con me.

Vi ricordo che potete trovare anche la trascrizione di questa intervista sul sito Podcast Italiano. Se state ascoltando su Apple Podcasts oppure su Spotify o su qualsiasi altra applicazione, nella descrizione di questo episodio troverete il link alla trascrizione. Ora incominciamo. Buon ascolto!

D: Ciao Amir, benvenuto su Podcast Italiano, sono contento che tu abbia acconsentito a questa intervista.



A: Ciao Davide, beh, ti ringrazio per l’invito e sì, sono molto contento di essere qua e di poter fare quattro chiacchiere (have a chat) con te, sì, sono stra-felice (super happy). 

D: Sì, noi ci conosciamo, diciamo, indirettamente, perché è la prima volta che parliamo di fatto (in fact), però conosciamo ognuno l’esistenza dell’altra persona (meglio: sappiamo entrambi dell’esistenza / siamo entrambi consapevoli dell’esistenza dell’altra persona).

A: Sì, ho visto un paio di video con Artyom, con un (il) creatore di Russian Progress. Penso che sia un contenuto molto interessante anche per le persone che imparano russo. Sì, sapevo che tu parli russo.

D: Sì, sì. Tra l’altro ieri io mi sono preparato a questa intervista e ho rivisto l’intervista con Artyom, quindi sì, sono pronto a farti un sacco di domande. Riassumiamo un po’ la tua carriera linguistica Amir, tu parli di 10 lingue credo, se non hai aggiunte altre nel frattempo (in the meantime), che sono il russo, il kazako, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco, l’italiano, il cinese, il turco, il portoghese, forse anche il giapponese che non c’è in questa lista.

A: Sì, il giapponese ma non… ancora non l’ho padroneggiata  (corretto: padroneggiatO) (I still haven’t mastered it) ma per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue penso che il “padroneggio” (corretto: la padronanza) non esiste. In (nel) senso, anche se tu parli una lingua molto bene, da madrelingua, di tanto in tanto (from time to time)tutti facciamo errori. E proprio perciò (meglio: proprio per questo / e perciò) ho deciso di aspettare almeno due-tre anni e poi forse sarò capace di aggiungere il giapponese ma…

D: Non ti senti di definirti… di aggiungerlo alla lista di lingue padroneggiate,  sì.

A:  Ancora no, ma vedremo che cosa succederà nel futuro.

D: Capisco, capisco. Dunque la mia domanda è: perché? Cioè, qual è la tua personale motivazione? Cioè, è chiaro che ci sono tante motivazioni, tanti motivi, tante cose belle che “escono”, diciamo, da una lingua imparata (meglio: che otteniamo dall’apprendimento di una lingua).  Ma c’è qualcosa, proprio, che più di tutto il resto tu trovi in una lingua straniera? Se ti faccio il mio esempio brevemente, nel mio caso la cosa che proprio mi piace di una lingua – e secondo me potrai, diciamo, capirmi in questo senso (in this respect, regard) – è la pronuncia. Proprio i suoni di una lingua straniera, l’aspetto fonetico delle intonazioni, tutto questo, io lo trovo estremamente interessante ed è qualcosa che è abbastanza irrazionale, non so spiegare questo interesse. C’è qualcosa di simile per te? Magari la stessa pronuncia e fonetica.

A. Sì, assolutamente. La pronuncia mi piace moltissimo in qualsiasi lingua straniera. E poi per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, io non saprei dire perché mi piace così tanto. Forse è l’unico talento che ho, forse, quello per le lingue. Perché tutto quello che c’entra con le altre materie… io (per esempio) direi che non sono bravo in matematica. Poi quando ero giovane giocavo gli (corretto: a) scacchi (chess), ma non ci riuscì (meglio: non ci sono mai riuscito). In (nel) senso, non sono diventato un giocatore molto forte, diciamo. E per quanto riguarda le lingue mi piace moltissimo l’intonazione, ascoltare, diciamo, la pronuncia, la pronuncia straniera. E proprio perciò (per questo) ho deciso di imparare le lingue, di usare tutto il mio tempo libero ad (per) imparare le lingue. Ho cominciato con l’inglese, perché era obbligatorio (compulsory) a scuola, e poi ho deciso di imparare le altre lingue mediterranee, diciamo, il francese, spagnolo, ed italiano.

D. E tu quindi sei… essendo nato e cresciuto in Kazakistan… quindi tu sei bilingue dalla nascita?

A. Sì ma per me è molto più facile usare il russo perché quando sono andato a scuola tutto, diciamo, l’insegnamento (teaching, education) era in russo ma parlavo il kazako in casa di tanto in tanto con i miei genitori.

D. Ma quindi il kazako lo usi anche nella vita di tutti i giorni?

A. Beh direi che lo capisco abbastanza bene, ma se l’argomento, diciamo, è piuttosto scientifico io… per me sarebbe molto più difficile usarlo. Nelle grandi città si può vivere e parlare soltanto in russo e sentirsi comodo (meglio: a proprio agio). Penso che sia (un’)ottima cosa che vuol dire che in Kazakistan le persone non soffrono da xenofobia (meglio: non sono xenofobe) e ancora usano (meglio: usano ancora) la lingua russa, che è comunque una bellissima lingua che mi piace moltissimo.

D. Ed è una ricchezza, poi.

A. Sì, sarebbe stato un errore perché la lingua russa rappresenta una ricchezza. Diciamo il patrimonio culturale (cultural heritage).

D. Tu pensi che comunque essere bilingue – magari non al 100%, perché hai una lingua più forte di un’altra – ti abbia aiutato nell’apprendere altre lingue? Perché spesso i bilingui, almeno per quanto riguarda la pronuncia, sembrano essere più bravi di altre persone. Almeno, questa è la mia esperienza…

A. Sì, sono stra-convinto (I’m totally convinced) che mi ha (abbia) aiutato molto perché soprattutto con la pronuncia… col francese, soprattutto, perché ci sono suoni molto simili che magari sono un po’ più difficili per i russi, cioè per le persone di madrelingua russa, ma per me era, diciamo, un vantaggio abbastanza importante. E anche per quanto riguarda la logica, perché sono sono stato fortunato di imparare due lingue che appartengono alle diverse (corretto: a diverse) famiglie linguistiche. Diciamo che questo mi ha permesso ad (di) avere la mente più aperta, o forse più flessibile se posso dire così.

D. Certo perché automaticamente hai un sacco di suoni in più (you have a lot more sounds).

A. Sono stra-convinto che almeno quattro o cinque suoni non esistano in russo e(d) è quello che come ho detto già (meglio: come ho già detto) mi ha permesso di, diciamo, di avere una pronuncia francese forse superiore.

D. Certo, sapevi già fare questi suoni fin da subito (right away). Parlaci allora nello specifico della tua esperienza con l’italiano. Dato che alla fine questo è un podcast per chi impara l’italiano, parliamo più nello specifico di questo, com’è iniziata la tua avventura con l’italiano e… non so, raccontaci un po’.

A. Da un lato, diciamo, sono assolutamente d’accordo con quello che dice Luca Lampariello. Non bisogna imparare due tre lingue allo stesso tempo, ma quando cominciavo… diciamo, quando cominciava la mia avventura con le lingue io cercavo di imparare… e anzi (actually), imparavo spagnolo e francese allo stesso tempo quanto già mi sentivo comodo (a mio agio) con l’inglese. E poi mi sono reso conto che io volevo anche imparare l’italiano. E da un lato diciamo che la conoscenza del francese aiuta con l’apprendimento dell’italiano, ma dall’altro so benissimo che ogni tanto faccio errori quando parlo italiano, faccio (i) tipici errori spagnoli, non so se posso dire così.

D: Lo spagnolo esce fuori, emerge quando vuoi parlare. Ho presente (I know) la sensazione di avere questa interferenza in testa. 

A: Di tanto in tanto sì, capita, ma io cerco in ogni caso di ridurre quegli errori. Ma diciamo che ho cominciato ad impararla… a imparare la lingua italiana dopo aver raggiunto un livello B1 in spagnolo e in francese, e questo mi ha aiutato un po’.

D. Certo. Tu come usi l’italiano nella vita quotidiana e… anzi, lo usi tutti i giorni oppure no? Perché arrivato a 10 lingue (once you reached 10 languages) è probabile che alcuni giorni ovviamente non c’è (meglio: ci sia) alcuna presenza dell’italiano, immagino. Che ruolo ha?

A.  Mi avrebbe (CORRETTO: sarebbe) piaciuto parlare italiano molto più spesso, ultimamente partecipo in (ad) uno scambio linguistico con il mio amico che si chiama Gabriele e di solito parliamo una volta a settimana, che vuol dire trenta minuti parliamo russo e poi parliamo un po’ italiano, e lo uso anche in maniera più passiva, diciamo, guardando i video su YouTube e i video che riguardano gli argomenti come… beh, la filosofia, un gioco di scacchi (il gioco degli scacchi) e il calcio.

D: Su quello poi ti faccio una domanda dopo. Però volevo farti prima la domanda anche su questo, no? Dici che lo ascolti più passivamente di quanto tu lo parli, e spesso è così, no? Però quello che volevo chiederti (è): come fai a cercare di migliorare, appunto, il parlato, le abilità attive? Perché io lo vedo ancora nel mio Russo, è una cosa che non mi piace, non mi piace del tutto e non mi soddisfa del mio russo. Io capisco molto bene il russo parlato però ogni volta che devo parlarlo io stesso mi rendo conto che non lo parlo a sufficienza (meglio: sufficientemente bene) e tante strutture che sono perfettamente chiare e trasparenti quando le sento non le capisco. Ed è una cosa normale, capita a tutti. Però tu come fai, soprattutto… immagino poi che ad Almaty… immagino non ci siano molti italiani con cui (parlare italiano)… o ce ne sono? Non lo so, dimmelo tu.

A: Beh, c’è la comunità italiana ma io purtroppo ancora non sono riuscito a fare gli (non serve “gli”) amici italiani qua, ma vedremo che cosa succederà in futuro. Sì, per quanto riguarda il miglioramento delle tue capacità più attive, cioè parlare… sì, di commettere, di fare meno sbagli io cerco di leggere le notizie a voce alta. Ultimamente, recentemente ho cominciato di (A) registrare la mia propria voce utilizzando il programma che si chiama Adobe Audition e poi paragonare la mia versione con quella della versione italiana. E anche un’altra cosa che mi piace fare è leggere, diciamola, la novella (corretto: IL ROMANZO)… nonostante sia superficiale (meglio: anche se è superficiali, anche se non è delle più profonde), come quelle scritte da Paolo Coelho, che è uno scrittore famoso. E, per esempio, il primo capitolo per la prima volta lo leggo in russo e poi cerco di leggere lo stesso capitolo in italiano e poi prestare attenzione (pay attention to) e e analizzare come si può esprimere lo stesso pensiero in una lingua straniera e poi registrare la mia propria voce. Se io sono stra-convinto che magari utilizzerò con l’espressione nella vita reale cerco di scriver(mela) su carta (su un foglio) e poi come un’altra attività registrare la mia propria voce. E così piano piano spero di poter migliorare, diciamo, la qualità.

D. Beh diciamo che questo tuo… questo è un lavoro di analisi, più che altro. Però la cosa difficile secondo me è poi mettere in pratica queste cose che uno nota, perché anch’io ho spesso noto tante cose quando sento il russo… “ah, qua sarebbe bello utilizzare questa parola attivamente”. Però poi, come diciamo noi, “tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare” (un’altra espressione con lo stesso significato è “è molto più facile a dirsi che a farsi”). 

A. Sì, ma almeno così forse sarai un po’ più preparato ad usare qualche frase, ma sì, è un processo che forse… è un processo molto molto lento sfortunatamente.

D. Ho capito. Sei mai stato in Italia?

A. Sì, sono stato a Roma. Ho passato tre giorni a Roma e poi ho conosciuto un posto… una bella città, una piccola città che si chiama Gaeta, molto vicina di (A) Roma. Ci vuole (vogliono) soltanto 30 minuti per arrivarci con il treno, ma mi è piaciutA la tranquillità soprattutto, il carattere delle persone che sono state, così, diciamo sorpresE quando cominciavo ad utilizzare L’italiano, con loro. Volevo anche vedere le altre città, Milano, Torino, poi. Sì, c’è (meglio: ci sono le) Cinque Terre, Porto Venere se lo pronuncio correttamente. È un posto che è molto conosciuto e penso che meriti.

D. Quali associazioni mentali ti vengono in mente quando senti l’italiano?

A. Beh, diciamo che 4-5 anni fa io avrebbe (AVREI) risposto con una lista dei (di) giocatori italiani tipo, come… non so, tipo Alex Del Piero, Francesco Totti, Gigi Buffon, ma recentemente ho deciso anche di imparare altre cose legate alla cultura italiana e oggi, la risposta di oggi sarebbe forse Leonardo da Vinci,  che ancora oggi da (d)a mangiare ai francesi (to this day is feeding the French), non agli italiani quanto soprattutto ai francesi. Beh, Dante Alighieri che… lui aveva cominciato a scrivere non in latino ma anche in taliano parlato che non so fino a che punto potremmo chiamarlo, diciamo, il padre della letteratura italiana. E forse il clima, il sole e il cibo, soprattutto.

D. Ma tu leggi… hai provato a leggere Dante o la Divina Commedia in originale?

A. Oggi, diciamo, mi trovo in un momento in cui sono capace di leggere la novella (romanzo) superficiale (meglio al plurale: romanzi superficiali), diciamo a livello delle novelle (romanzi) scritte da Paolo Coelho.

D. Ti correggo solo, ti correggo solo, “romanzi”, perché le “novelle” in italiano esistono ma sono un’altra cosa, sono come quelle di… sono racconti brevi (short stories), come quelle di un altro scrittore fiorentino di quell’epoca, ovvero Boccaccio, non so se lo conosci, che ha scritto Il Decameron (o Decamerone), e lì sono 99 – o 100, non mi ricordo – novelle. Anche quello tra l’altro è molto famoso, è un’opera molto famosa, un po’ difficile ovviamente perché la lingua è diversa, ma non troppo.

A. Comunque ti ringrazio per il tuo feedback, e un’altra cosa molto importante quando si tratta dell’apprendimento delle lingue è  assolutamente necessario di (senza “di”) avere una mente aperta ed essere in grado di accettare tutto… beh, tutto il feedback, soprattutto quando viene da parte di una persona madrelingua.

D. Certo ci sono delle specificità dell’italiano, secondo te, che bisogna tenere in considerazione quando lo impari? Magari degli aspetti diversi che ha solo l’italiano, che le altre lingue non hanno, oppure l’italiano è come tutte le altre lingue e quindi imparare l’italiano non si differenzia (=non è diverso da) da imparare altre lingue?

A. Beh, soprattutto io direi per gli stranieri non esagerare l’intonazione italiana, perché…

D. Bel consiglio, mi piace questo, sono d’accordo.

A. Ho sentito tante persone (che) con lo scopo, diciamo nella speranza di imitare, di cercare di diventare un buon(O) studente (imitano l’accento italiano), ma molte volte esagerano.

D. Sì, *con accento stereotipato italiano* pizza, pasta, questo, quell’altro!!
Conosco questo accento che di fatto poi non è molto realistico, per fortuna nessuno parla così.

A. E anche per gli italiani immagino che questo sia un po’…

D. Un po’ offensivo forse. Nel senso, capiamo, e alla fine anche noi imitiamo i tedeschi, tutti imitano altri popoli in maniera (esagerata), cioè tutti facciamo imitazioni, come dire, esagerate e caricaturali (come delle “caricature”, mostruose, esagerate). (Però è meglio non esagerare!)

A. Per dare qualche consiglio, sì, io direi (di) non esagerare le intonazioni, soprattutto all’inizio dell’apprendimento, poi con il patto di tempo si può adattare piano piano. E un altro consiglio che mi piacerebbe dare è prestare molta molta attenzione all’uso d(ei) congiuntivi, che è molto diverso dallo spagnolo e dal francese in italiano.  

D. Sì, il congiuntivo anche per noi italiani è un po’… è un tema ostico (=difficile, tricky), una una cosa che spesso sbagliamo. Ma alla fine in tutte le lingue c’è qualcosa che i madrelingua sbagliano, in quale misura è un errore e in quale misura è un errore… cioè scusa una evoluzione della lingua? Questa è una questione filosofica, forse.
Volevo farti una domanda molto semplice, ma non magari non così semplice in realtà. Hai una parola preferita in italiano? Per suono, per… non so, per come scorre (for the way it flows).

A.  Mi piace una (meglio: LA) parola “mossa(move) che quella… che ha a che vedere con gli scacchi (has to do with chess).

D. Ah, una mossa di scacchi.

A. Una mossa di scacchi. Beh, sfizio (whim, fancy, treat)

D. Sfizio.

A …perché mi piace così tanto io non (lo) saprei dire, forse come una persona (corretto: da persona) che parla Russo da madrelingua per me non è difficile pronunciarla, quella combinazione. Sfizio.

D. Lo sfizio come togliersi uno sfizio (do something you wanted to do far some time)? Oppure uno sfizio come qualcosa da mangiare, che vuol dire “una tentazione”, uno sfizio?

A. Sì, la tentazione, in quel senso, tentazione. “Kapris” (dal francese caprice, simile all’italiano “capriccio”) in russo.

D. Togliersi uno sfizio. Mi sono tolto lo sfizio di intervistare Amir, finalmente.

A. E poi riuscire, è un verbo che che mi piace. “Riuscire a fare”, no? A volte… l’espressione, per esempio, “a volte ci riusciamo, a volte no”. Penso che sia molto elegante.

D. Ho capito in realtà prima abbiamo toccato, diciamo, un pochino, il tema del calcio, però non l’abbiamo sviluppato. Volevo chiederti un po’ com’è nato il tuo amore per il calcio (football / soccer) e il ruolo dell’italiano in questa tua passione.

A. Penso che il calcio sia qualcosa (di) universale, che condividiamo tutti. Beh, quasi tutti (i) paesi, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua, dalle radici. È lo (UNO) sport molto semplice, con la meta… con l’obiettivo semplicemente (di) mettere la palla in rete (put the ball in the net). E proprio perciò (per questo) non bisogna avere tanti soldi, non bisogna appartenere a (una classe sociale specifica) per poter giocare, e proprio perciò (per questo) penso che sia così universale, è un fattore molto importante per quanto riguarda la facciamo lo scambio fra i paesi, fra le culture, e quando quando avevo, se non sbaglio, 6-7 anni ho cominciato a giocare con altri ragazzi e così, diciamo, è nata la mia passione per il calcio.

D. Ma segui il calcio italiano?

A. Beh, oggi lo seguo perché da quando Cristiano Ronaldo…

D. Volevo arrivare lì! (that’s where I was driving at)

A. Sì, è andato alla Juve penso che diciamo il… lo status di (della) Serie A sia un po’ superiore a paragone con (paragonato a) due-tre anni fa.

D. Tu utilizzi l’italiano anche per, non so, ascoltare le interviste dei calciatori (footballers / soccer players) e degli allenatori?

A. Beh, soprattutto degli allenatori.

D Perché quella… è una cosa divertente, poi, perché diciamo che in Italia prendiamo un po’ un po’ in giro (we make fun of) soprattutto i calciatori per il loro modo di parlare, perché spesso ci sono anche esempi celebri (famous examples) (come Cassano oppure Totti) di persone che non parlano molto bene l’italiano…

A. Sì, una volta ha detto “se sapessi che rimaneva avrei detto rimane”.  Sono d’accordo che non è un buon esempio per quelli che stanno imparando in italiano.

D. Però è comunque un linguaggio semplice, quindi… e dicono sempre le stesse cose poi, alla fine, è un disco rotto (broken record) sentire le interviste dei calciatori.
Avevo una domanda che mi interessa personalmente. La passione delle lingue… come fare (=come si fa) per farla diventare, secondo te, un lavoro? Perché non è una cosa così facile. Appunto tu fai il traduttore, insegni, fai l’interprete, fai varie cose. Secondo te questo è il modo? Ovvero occuparsi di tante cose diverse e ognuna ti apporta (generates, produces) una parte dei guadagni? Perché è una cosa che mi chiedo anch’io, no? Cioè uno impara le lingue, è una laurea (degree) che non è delle più (quotate), come dire, non è certo una laurea in ingegneria (engineeering)? Come facciamo noi amanti delle lingue a viverci di lingue (make a living out of languages)?

A. Penso che sia importante studiare il mercato, in (nel) senso che (meglio: di scoprire) quali sono le capacità che sono richieste da un mercato dove abiti, nella tua città. Qua ad Almaty io direi che l’inglese non è già (più) utile per (gli) interpreti perché tante persone già lo usano diciamo ogni giorno, no? Quotidianamente (daily). Ma io ero (sono stato) piuttosto fortunato di poter imparare due, tre altre lingue, lo spagnolo, il francese che nel contesto della (di) Almaty loro (non serve “loro”) sono lingue rare, e quello mi dà una (la) possibilità di offrire i miei servizi ai (a) prezzi un po’ più un po’ più elevati  rispetto alla media. Io direi che da un lato sia importante imparare qualche lingue rare (corretto: QUALCHE LINGUA RARA) ma poi cercare le possibilità di offrire i tuoi servizi, perché se impari una lingua come lo Swahili, se ci sono pochi contatti, scambi o fra le due paesi (corretto: I paesi), quello non ti servirà, non servirà a nulla. Dunque da un lato bisogna essere consapevoli (di) quali sono le capacità che sono veramente richieste e poi cercare di imparare almeno due lingue rare.

D. Tu lavori anche con l’italiano come traduttore e interprete?

A. Lavorare con l’italiano ancora non mi è capitato, ma forse in futuro. Beh, io vorrei migliorare in ogni caso la mia conoscenza delle lingue, e poi non lo so, fra 2 anni mi piacerebbe provarci, ma la combinazione che viene più spesso è quella di francese-russo e spagnolo-russo e viceversa.

D. Volevo chiederti se ti sono… se hai qualche aneddoto del lavoro di interprete, in particolare, qualche situazione curiosa, oppure stressante, o qualcosa che ci puoi raccontare che ti è capitato, perché tu fai l’interprete, quindi, nelle conferenze.

A. Ogni volta quando lo speaker  decide di prendere un’altra persona in giro (prendere in giro un’altra persona) oppure di raccontare un aneddoto è sempre molto stressante per (gli) interpreti, soprattutto quando tu devi tradurre in tempo reale (in real time). (Una volta) facevo un (l’)interprete per il Global Summit of Financial Directors.

D. Una cosa molto seria.

A. Una cosa molto seria, e poi le persone hanno cominciato di (a) parlare di politica, di tutto quello che che abbia (corretto: a) capitato con (all’)Ucraina, fra Ucraina e Russia. Eh sì, era molto stressante tradurre tutto in tempo reale, direi.

D.  Anche perché se poi traduci male qualcosa rischi di mettere in bocca a una persona delle cose che non ha detto (put in someone’s mouth words they didn’t say) e rischi che vada molto male, finisca molto male.

A. Sì, una (quella) volta anche se l’argomento del summit non era la politica le persone, non so, per qualche ragione avevano cominciato di (a) parlarne.

D. Qual è la tua, diciamo, il tuo rapporto, la tua opinione sul ruolo della tecnologia anche nella traduzione? Dato che ti occupi di traduzione e la tecnologia migliora pian piano. Tu come la vedi, qual è il tuo rapporto personale con la tecnologia, i traduttori automatici e tutte queste cose che vengono fuori?

A.  Ma sono, saranno soprattutto (meglio: perlopiù) disponibili fra un po’ di tempo, ma penso la domanda sempre rimarrà (meglio: la domanda rimarrà / ci sarà sempre), la domanda soprattutto per i (meglio: la domanda di) professionisti di altissimo livello. Dunque penso che non bisogna aver paura che i robot rubino il lavoro.

D. Quindi sei ottimista da questo questo punto di vista.
Ok, volevo farti un test pronuncia, finire in maniera divertente e farti dire degli scioglilingua (tongue-twisters) in italiano, dato che abbiamo capito, tu hai una pronuncia buona, lo abbiamo visto tutti, abbiamo avuto modo di toccare toccare con mano questa cosa (we had the chance to experience it firsthand) Allora, adesso ho due scioglilingua per te che Proverò anch’io a pronunciare, perché non sono facili nemmeno per me, e il primo è questo, lo dico io prima. Sopra la campa (panca* :D) la capra campa, sotto la panca la capra crepa. (literally: over the bench the goat lives, under the bench the goat dies) Vediamo Amir alla prova.

A. Cercherò di fare del mio meglio (do my best), no?  Sopra la panca la carpa campa sotto la campa la capra crepa.

D. Capra. Carpa è un pesce, capra è l’animale.

A. È stata una sfida, no?

D. Ho altro scioglilingua per te, sei pronto?

A. Sì.

D. Trentatre trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando. (literally: 33 people from Trento entered Trento, all 33 of them trotting along)

A. Ci proverò. Trentini… ah! Trentatré trentini en… ah! Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando.

D. Trotterellando. Sì, dai, non male, te la sei cavata abbastanza bene (you did a pretty good job), devo dire.

Ok e l’ultima scioglilingua per te è questo: se oggi seren non è doman doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà. (literally: if today the sky is not clear it will get clear tomorrow, if doesn’t get clear it will get clear – it makes no sense, I know).


A. Se oggi seren non è doman seren sarà se non sarà seren si rassenerà…

D. Rasserenerà.

A. Rassenerà, ah!

D. All’ultima parola! Vabbè comunque quasi. Beh Amir, ti ringrazio per il tuo tempo.

A. Sì, grazie per l’invito soprattutto.

D. Amir, dove ti possono trovare le persone su internet?

A.  Il (sul) canale di YouTube..

D..con più di 100.000 iscritti, tra l’altro! Quindi Complimenti per il successo su YouTube.

A. Sì, beh, grazie ma ci voleva (ci è voluto) almeno, non lo so, 5-6 anni di caricare un video ogni settimana ma piano piano si può si può raggiungere quella cifra.

D. A proposito, tu (su YouTube) fai tante lezioni in tante lingue in…  usando il russo come lingua base, quindi io ho tante persone che mi ascoltano dalla Russia, quindi se siete russi e volete imparare l’italiano con Amir, Amir ha fatto tanti video. Ma anche (video di) altre lingue tu fai un video per tedesco, per il giapponese, per lo spagnolo ho visto tanti video. Quindi andate sul canale di Amir e… non so, da qualche altra parte (somewhere else)?

A. Io direi YouTube e forse Instagram, non so se potremmo lasciare il link in un articolo o nella descrizione.

D. Certo, lasciamo anche il link a tutti i social, anche alle interviste, l’intervista che hai fatto con Luca (Lampariello), o meglio una chiacchierata multilingue che ho risentito ieri. (È) un po’ datata (dated, old) ormai, avrà 7-8 anni, però è comunque interessante. E anche all’intervista con il mio amico Artyom per chi parla russo molto interessante. Dura quasi un’ora, più di un’ora forse.

A. Abbiamo parlato, beh, di tante cose non solo legate con (all’) apprendimento delle lingue ma anzi, delle cose che non c’entrano nulla con le lingue, ma penso che sia stata una una chiacchiera(ta) (chat) molto simpatica, come quella di oggi.

D. Va bene allora grazie mille ancora e alla prossima Amir, ci sentiamo.

A. Grazie Davide, ciao.

D. Ciao ciao.

Interviste, Podcast

Il nostro cane, Giotto – Intermedio #21

Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Ho pensato per un po’ in quale categoria di episodi mettere questo episodio, se metterlo tra gli episodi per principianti oppure tra gli episodi intermedi. Ho deciso di metterlo tra gli episodi intermedi perché nonostante l’argomento possa sembrare abbastanza semplice, ovvero l’arrivo del nostro cane nelle nostre vite, in realtà la lingua utilizzata in questo testo, che ha scritto e letto mia madre, non è così elementare.
Quindi questo è un episodio di livello intermedio, di cui potete leggere la trascrizione seguendo il link che trovate nella descrizione, nelle informazioni di questo podcast. Se siete abituati agli episodi intermedi normali forse questo è un po’ più facile, ma è comunque un buon esercizio.

Ma prima di incominciare volevo dire che ho l’onore per la prima volta di dire che questo episodio è sponsorizzato, e soprattutto ho l’onore di dire che è sponsorizzato da italki! Penso che molti di voi conoscano italki. Italki è una piattaforma per imparare le lingue, dove si possono trovare degli insegnanti madrelingua e dove insegno da più di 2 anni, a dire il vero, e  ho fatto quasi 600 lezioni. Italki è secondo me è un ottimo servizio, che mi ha permesso di incontrare tantissimi studenti, alcuni… tra cui anche tanti ascoltatori di Podcast Italiano e mi ha permesso di aiutarli con il loro italiano. E quindi sono molto contento perché i prossimi episodi del podcast saranno sponsorizzati da Italki. Davvero non posso consigliarvelo abbastanza (I can’t recommend it enough), è un servizio comodissimo (very convenient – in this case “convenient” doesn’t mean “comfortable”), potete fare lezione su Skype senza spostarvi, pagando un molto meno di quanto paghereste in una scuola di lingue fisica. E quindi niente, se volete fare lezione con me oppure con altri insegnanti seguite il link che trovate nella descrizione del podcast, avrete diritto (you’re entitled to) a $10 di lezione gratuita, e facendo così aiuterete anche Podcast Italiano, ovvero me. Se non lo sapete io sono Podcast Italiano. Quindi sì, ci vediamo su Italki, spero di vedervi su Skype. E detto questo, sentiamoci l’episodio.

Clicca qui per fare lezione con me su italki!


A fine marzo di due anni fa è entrato nella nostra casa e nella nostra vita Giotto, uno Schnauzer nano nero di due mesi. È il nostro primo cane. La prima volta che l’ho visto, all’allevamento, tremava tutto (he was shaking) e si nascondeva sotto i mobili. Quando siamo andati a prenderlo, invece, era allegro e vivace (lively, energetic) e scodinzolava (was wagging its tail – da “coda” = tail) facendoci le feste (un cane o un animale “fa le feste”, ovvero “acts very friendly”).
Si è subito adattato alla nostra casa e ai due gatti presenti. Il compito più arduo è stato di abituarlo a fare i suoi bisogni (his needs, meaning pee and poo) fuori e non sul pavimento dell’appartamento. Nel giro di due mesi la questione si è risolta con successo. Fin da subito abbiamo iniziato a portarlo a passeggio (to walk him) con noi durante le gite (trips) in montagna. Lo teniamo quasi sempre legato, per timore che scappi o incontri una vipera o un cane più grosso e pericoloso.
Adesso  Giotto è un cagnetto di circa 9 kg, e sfoga la sua energia (“pours out” its energy – sfogare is a very hard word to translate, check out Elissa’s explanation) con lunghe corse in giardino. Gli piace molto giocare con la pallina, che si fa lanciare e poi riporta, anche se  non sempre se la lascia prendere. Oltre ai suoi croccantini (dog food, from “croccante”, meaning “crunchy, crispy”), che mangia due volte al giorno, gli piacciono molto le mele, le pere, le croste di formaggio, il pane e i grissini, che sgranocchia  con gran gusto (munches/crunches and really enjoys) .

Di notte dorme nella sua cuccia (doghouse) in una comoda gabbia chiusa, così non disturba il nostro riposo. Non  uggiola (whine) quasi mai, tranne quando si accorge che ci prepariamo per la passeggiata, per far capire che vuole uscire anche lui.
Non ama molto essere spazzolato (being brushed) e perciò, per tenerlo in ordine, lo porto in un centro di toelettatura (grooming – where dogs are shave/trimmed and cleaned), dove lo tosano (they shave him),  lo lavano e lo profumano.
È un ottimo cane da guardia (guard dog), perché ci avverte abbaiando quando passano estranei (strangers)davanti a casa, ma fa le feste a tutte le persone che ci vengono a trovare. È anche un ottimo cagnolino da compagnia (companion dog), ma ama anche la vita all’aria aperta e quando incontra altri cani pensa di essere uno schnauzer gigante!


Questo era tutto sul nostro cane Giotto. Tra l’altro una piccola nota interessante, il nome “Giotto” l’ho proposto io per la prima volta. Dato che è un cane di razza vige questa regola (there’s a rule – vigere = to be active, in force) per cui in un determinato anno, se non mi sbaglio, tutti i cani di razza devono essere chiamati con un nome che inizi con una determinata lettera. Nell’anno di Giotto la lettera era, appunto, la G. Secondo me il nome “Giotto” è bello sia come suono – “Giotto!”,  suona bene, no? – ma anche perché è un omaggio al celebre pittore e architetto italiano. E voi avete cani, o animali in generale? Scrivetemi nei commenti al post.
Ci sentiamo nel prossimo episodio! Ah, e ci vediamo su Italki.
Alla prossima!
Ciao.

Interviste, Podcast

Intervista #16: Elissa e l’italiano


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Questa è la seconda parte dell‘intervista che ho fatto ad Elissa nel ormai lontano luglio 2018. Ora probabilmente vi starete chiedendo: “ma perché esce adesso la seconda parte se la prima parte è uscita a luglio?”. Non lo so neanch’io. In realtà uno dei motivi è che sono partito in Erasmus e non avevo più il file sottomano (at hand). Quindi chiedo scusa, ma finalmente oggi esce la seconda parte. Nella prima parte se vi ricordate abbiamo parlato della vita in Italia, in generale dell’amore di Elissa verso l’Italia, mentre in questa seconda parte parliamo prima della lingua italiana per Elissa, delle difficoltà nell’apprendimento della lingua, e poi nella seconda parte le sottopongo un quiz, le faccio alcune domande trabocchetto (trick questions), come diciamo in italiano, cioè difficili (che sono difficili anche per persone italiane a dire il vero) e le chiedo anche il significato di alcune espressioni idiomatiche.
Come sempre potete trovare la trascrizione intera di questa intervista su podcastitaliano.com, quindi vi invito tutti ad utilizzarla. Detto questo vi auguro buon ascolto.

D. Adesso volevo parlare un po’ più nello specifico della lingua italiana – e anche di questo argomento hai parlato sul tuo canale YouTube -, quindi magari, non so, volevo chiederti qualcosa di diverso (però andate a vedere il video di Elissa su come hai imparato l’italiano) . Volevo chiederti: qual è stata la cosa più difficile da imparare a livello di, non so, qualsiasi cosa… grammatica, pronuncia, struttura della frase, intonazione.

E. Pronomi diretti e indiretti. Tipo “gli”, “e “lo”. Non lo so, ancora faccio fatica un po’ a sapere quando lo devo usare. Tipo adesso lo faccio un po’ in modo naturale (meglio: in modo abbastanza naturale) ma la cosa che… devo pensarci ancora. Il congiuntivo non è sempre difficile. Tipo: se dico che “sono contenta che” [serve il] congiuntivo, “penso che”, congiuntivo, “credo che” congiuntivo. Però ci sono delle altre cose, frasi* che non senti sempre forse o… non lo so, se devo dire “non so quanto” [devo pensare]: “aspetta, devo usare il congiuntivo o no?”. Quindi se sono cose che non sono tipo: “qualcosa + che” e poi è facile, capisci?

D. Non c’è una spia (here not meaning spy but indication, clue) chiara come il verbo “pensare” o il verbo “credere”.

E. O “non so se”. Tipo… aspetta, se dico “non so se” devo usare il congiuntivo o no? E una cosa difficile è che gli italiani non usano sempre il congiuntivo…

D. Eh, infatti.

E. … quindi cerco di parlare in modo corretto, ma è difficile se non lo sento dalle altre persone. Quindi è per quello che, non lo so, chiedo sempre al mio ragazzo, perché lui parla in modo perfetto, diciamo, è il più perfetto che si può trovare in una persona normale. Cerco di imparare da lui. Perché quando scrivono tipo commenti anch’io vedo che [gli italiani] fanno un sacco di errori e non sono neanche italiana, quindi…- perché l’ho studiato quindi so come devo scriverlo perché dovevo fare esami, dovevo… quindi diciamo che il congiuntivo e pronomi diretti e indiretti. [Le] preposizioni sono* sempre una cosa difficile perché anche in inglese sono* una cosa che devi più o meno memorizzare. A volte si può intuire quale devi usare, per dire se stai andando da un posto a un altro, ok in quel caso è uguale. Ma non è sempre uguale. Quindi questa è una cosa che è difficile, diciamo.

D. Volevo anche parlare nello specifico della pronuncia, perché questo è il tuo… uno dei tuoi punti forti (strong points, suits), secondo me. Nel senso, ci sono secondo me tante persone che parlano bene, però è difficile trovare persone che hanno una buona pronuncia, soprattutto una pronuncia che sia verosimile (credibile, realistic), no? Perché tu hai una pronuncia che, vabbè, probabilmente è influenzata dal marchigiano (dialetto delle Marche, regione italiana dove vive Elissa), però che in ogni caso può essere localizzato come centro-nord o centro-nordica, del centro-nord italiano. // Davide del futuro. La parola giusta è centro-settentrionale, ma non mi veniva durante l’intervista. Torniamo alla nostra chiacchierata // Questa è una cosa che non capita molto spesso, perché molte persone magari hanno un mix di accenti di varie regioni italiane. Volevo chiederti: quali sono gli elementi fondamentali per una buona pronuncia, secondo te? Il ruolo del talento? Qualche abilità innata? Quanto è importante la pratica? Quanto è importante vivere in un certo luogo? E soprattutto nel caso degli italiani, che è (meglio: sono) un caso molto particolare, perché secondo me, per esempio, l’inglese americano… diciamo, uno può imparare uno standard e avere un accento neutro, mentre imparare un accento neutro in italiano è un po’ …

E. Non ha senso, perché si sente solo nei film.

D. Esatto. Esattamente. Non so, ti ho fatto un po’ di domande, spero che [te le ricorderai]… [ride]

E. [ride] Sì, adesso devo concentrarmi un po’, ricordare quello che mi hai chiesto. Per [quanto riguarda] il talento è vero che ovviamente se hai un talento è più facile. Per esempio, se a una persona [viene] naturale cantare è più facile cantare. Ma solo perché non è naturale non vuol dire che non può essere (meglio: diventare) brava a cantare, devi solo fare tanta pratica, quindi dipende da quanto vuoi lavorare su questa cosa. Secondo me puoi raggiungere un livello alto se ti concentri, se fai tanta pratica e se cerchi di non rimanere la stessa persona. Nel senso che quando parli un’altra lingua la tua personalità cambia, leggermente ma cambia. Quindi io sono una persona leggermente diversa quando parlo italiano, e le persone hanno notato sul mio canale che sono, non lo so, forse più felice più… non lo so, che sono diversa, più solare (“sunny”, as in cheerful) forse quando parlo italiano. In inglese invece sono un po’ diversa, sono, diciamo, più tedesca. E quindi devi accettare questa cosa, che cambierei un po’. Devi cercare di entrare in (nella*) modalità dall’altra lingua. Quindi entro nella modalità italiana quando parlo l’italiano e non riesco facilmente a cambiare e a parlare in inglese. Se cerco di parlare in francese il mio cervello cerca di andare in modalità francese e così via. Quindi devi mentalmente cercare di non rimanere diciamo, te stessa o te stesso, perché quello che succede è [che] usi la stessa pronuncia che usi per la tua lingua madre e ti senti strano quando cerchi di cambiare il modo in cui usi la bocca e la lingua. Quindi [è] per quello che devi, diciamo, entrare in questo in questa mentalità, di non essere più la stessa persona.

D. Volevo chiederti, quindi, quando entri in questa modalità italiana: i gesti, che sono, appunto, uno degli aspetti più stereotipati (stereotypical) degli italiani, sono qualcosa che usi, che hai iniziato a usare di più? Oppure no?

E. Non uso gesti specifici, comunque uso le mani tanto. Ma mi sa che lo facevo anche prima, forse adesso li uso leggermente di più, ma può essere anche perché non è la mia prima… non è mia lingua madre, quindi forse sto cercando di farti capire con i gesti, con le mani. Può essere per quello. Lo faccio più spesso adesso.

D. Però non gesti specifici, come questo, che non vedono [i nostri ascoltatori]. Sto facendo il classico gesto per cui tutti gli italiani sono conosciuti, oppure non so tanti altri gesti che abbiamo. Quelli non li usi?

E. No, perché sinceramente non so come usarlo, diciamo. So come usarlo ma non vedo altre persone che lo usano con me, quindi non lo uso. Se è una cosa che vedo forse lo userò, ma visto che non lo vedo, non lo uso.

D. Ok. Volevo chiederti invece… stavamo parlando, prima di iniziare l’intervista, appunto, tu mi chiedevi una parola che… non mi ricordo quale, e io ti ho detto: “non esiste questa parola, usiamo un anglicismo”. Non so, ti sei imbattuta immagino, in questo uso di anglicismi che in italiano è sempre crescente, che per alcune persone, soprattutto magari dai puristi della lingua italiana, è visto come qualcosa di molto negativo, mentre da altre persone è visto come una naturale evoluzione della lingua. Non so, tu ti sei imbattuta (you stumbled upon / imbattersi), immagino, in questo, e che cosa ne pensi?

E. Per me è una cosa difficile. Anche se stiamo usando parole in inglese, perché prima di tutto devo dire una parola della mia lingua madre in un accento della mia terza lingua, quindi invece di dire, non lo so… “weekend”…

D. Fescion (con accento italiano).

E. Fashion, devo dire “fescion” (con accento italiano). Quindi è una cosa un po’…

D. Uichènd.

E. Uichènd. Ok, quindi è una cosa un po’…

D. Aifòn.

E. Aifòn.

D. Anche se alcuni dicono Àifon, altre persone [dicono] Aifòn.

E. Ci sono tantissime parole e per me è una cosa strana perché prima di tutto devo abituarmi a pronunciare queste cose con un accento italiano, anche se non è il mio accento. Quindi a volte ancora lo faccio con l’accento inglese perché non so bene come pronunciarlo in italiano e quindi non voglio imbarazzarmi (meglio: “mettermi in imbarazzo”), insomma. Comunque, non devo preoccuparmi. A volte è più naturale dirlo in inglese. E poi è difficile perché per certe cose si usano parole in inglese. Ma come faccio a sapere quando si usa parola inglese? Quando c’è una parola italiana? Quindi spesso devo chiedere: come si chiama questo? Si chiama “stand”, quindi come faccio?

D. Però non devi pronunciarlo così, devi pronunciarlo “stend”.

E. Ah, stend!

D. Se no magari rischi che non ti capiscano.

E. Sì sì.

D. No però, non so, la cosa che a me personalmente non piace è quando vengono utilizzate parole quando ci sono altre parole italiane perfettamente valide. E questo spesso viene fatto un po’ per darsi quest’aria di prestigio (literally “to give oneself an “air” of prestige -> to try to look cool), di essere esperti in qualcosa, sembrare più capaci in qualcosa.

E. Certo. Tipo dire “live stream” invece di “diretta”, anche se c’è la parola diretta ma ci sono delle persone che dicono “live stream”, quindi cose così.

D. Sì.

E. Io preferisco dire “diretta” perché preferisco non dire la parola della mia lingua madre con l’accento…

D. Pronunciata male.

E. Sì, perché poi non lo dico perfettamente all’italiana, perché ho un accento [a metà strada] tra quello canadese e quello italiano, quindi preferisco usare la parola italiana, se posso.

D. Sì sì, però… e a volte le pronunce sono davvero terribili, non solo adattate all’italiano, ma proprio sbagliate, anche come accento. Forse una delle parole più, tra virgolette, “stuprate” (stuprare = rape -> mangled) inglesi è la parola “management”, che viene pronunciata da alcuni “menègment”.

E. Oddio!

D. O “manàgment”.Qualcosa del genere. O il “no-au”.

E. “Know-how?”

D. Sì, l’h (acca) in italiano sparisce, quindi bisogna dire “no-au”, qualcosa di abbastanza terribile.

E. Sì sì.

D. Anche il tuo nome stesso, immagino che tu in italiano lo pronunci Elissa.

E. Elissa, sì.

D. Come si legge. Però in inglese immagino sia “Elissa” (con pronuncia inglese).

E. Elissa.

D. Quindi lo adatti, in quel caso. Lo italianizzi (you italianize it).

E. Sì certo, perché è facile. È lo stesso nome, non cambia per me, tipo cambia un po’. Perché le vocali sono più, diciamo, chiuse*, sono più precise*, e allo stesso tempo c’è la doppia s, che in inglese non c’è. Elissa. Quindi non c’è la doppia. Ma comunque per me è sempre lo stesso nome perché non lo so, se dici il mio nome in francese, tipo “Elissà”, o in inglese Elissa, o in italiano Elissa, per me è sempre uguale. Infatti mia madre mi ha chiamato così per quello. Perché è facile da pronunciare in tantissime lingue e non mi dà fastidio. Il problema è che quando ti chiami Giuseppe e vai in Canada come nel mio video, non so se l’hai visto, quello su come pronunciare i nomi in italiano, c’era Giovanni o Giuseppe.

D. Geeovàni o qualcosa del genere.

E. Geeovàni. Oppure Josepee. Quindi è una cosa che, non lo so, per me non è la stessa cosa, mentre per il mio nome è facile. Tipo Chiara: c’è… abbiamo il nome Kiara, scritto con la k, K-I-A-R-A. Se ti chiami così è molto facile, perché è quasi la stessa cosa, però se c’è la traduzione (tipo in inglese sarebbe “Joseph” forse), come fai? Perché per me (meglio: nel mio caso) non chiedo “devi chiamarmi Elissa (con pronuncia inglese)”, perché è difficile da pronunciare quando stai parlando una lingua…

D. Io mi sono sempre imbattuto nel problema che la pronuncia del mio nome è molto particolare in italiano, nel senso che è diversa da tutte le altre lingue in cui ci sono nomi equivalenti, nel senso che se pensi a “Davide” con l’accento sulla “a” … diciamo, non si trova… ok, in inglese “David”, l’accento è sulla prima sillaba, però c’è un suono completamente diverso.

E. Certo.

D. In francese e spagnolo è “David”, in altre lingue anche… non so, io sono stato in Russia, studio il russo e mi chiamano anche lì “David”, spesso. Allora a volte rinuncio e tipo se parlo con americani (ndr: in realtà spesso lo faccio anche con persone di altre nazionalità) dico “chiamami Dave”.

E. Direi che sono abbastanza brava a pronunciare i nomi di una lingua che non conosco solo perché ho l’inglese e [il] francese e [l’]italiano e [il] libanese so pronunciarlo, anche se non so parlarlo. Quindi sono abituata, riesco almeno a produrre tanti suoni. Quindi altre persone che non parlano un’altra lingua non so come fanno, mi sa che non provano neanche e lo pronunciano con l’accento inglese, perché è l’unica cosa che sanno fare.

D. E pensi che le tue origini (da parte di tua madre) libanesi abbiano influenzato la tua capacità di imitare suoni in altre lingue?

E. Certo, certo. Anche in libanese usano tanto il francese.Tipo  invece di dire la parola per dire “ciao”, che mi sa (meglio: credo sia) Mahaba, o qualcosa del genere, dicono sempre “Bonjour” o “bonsoir” o “merci”. Non dicono… vabbè “Chokran” penso che sia* la parola per dire “grazie”. Non so comunque, non usano quelle, usano quelle francesi, specialmente i cristiani libanesi*, visto che la mia famiglia è cristiana… mi sa che lo usano anche di più il francese, perché sono più… westernized?

D. Occidentalizzati.

E. Occ.. oddio.

D. Occidentalizzati.

E. Occidentalizzati. [ride] Ok, quello. Quindi dipende dalla persona in Libano, perché ci sono delle persone che non… a volte i non-cristiani, oppure le persone più anziane* non sanno pronunciare la “p” perché non c’è in arabo o in libanese, ma c’è solo in francese, quindi se parli francese sai pronunciare la “p”. Comunque è un casino (mess), comunque non era quella domanda. La domanda era se è più facile per me. Direi di sì, perché io imito sempre mia madre, lei dice sempre “ma perché mi prendi in giro?”. E io dico “no, non ti prendo in giro, è perché sei carina, sei adorabile”. Quindi io ogni volta che dice qualcosa io dico quello che… lo ripeto, lo ripeto nel suo accento perché… prima di tutto fa ridere un sacco (literally: she makes laugh a lot -> she’s very funny), perché lei, non lo so, fa ridere. E quindi per me (meglio: a me) questo mi ha aiutato, perché ho sempre sentito il libanese da piccola e sì, anche l’italiano un po’, un pochino, ho sentito l’ italiano. Beh, più siciliano vecchio (meglio: antico) del 1950, diciamo, mischiato con l’italiano. Quindi anche se non l’ho sentito tantissimo ho sentito (ho sentito il libanese molto di più) ho sempre sentito lingue diverse, e poi c’era il francese, quindi ci sono quattro lingue nella mia testa e mi aiuta, perché non sento solo l’accento inglese, sono più abituata a sentire cose diverse è per quello sono più abituata a pronunciare questi suoni.

D. Ok, adesso volevo farti, o sottoporti, un quiz di lingua italiana.

E. Oddio!

D. Allora, la prima parte è dedicata ad alcuni tempi verbali, forme verbali desuete (out-of-practice, archaic) o poco comuni che anche agli italiani causano molte difficoltà e la seconda parte è dedicata a delle espressioni idiomatiche.

E. Ho paura.

D. Iniziamo… come te la cavi con il passato remoto, innanzitutto?

E. Mai usato.

D. Mai usato. Immaginavo, perché immagino che non si usi nelle Marche, come anche qua.

E. Beh, a volte il mio ragazzo lo usa quando parla, non lo so, dei romani o qualcosa [del genere], però a scuola l’abbiamo imparato… era l’ultima cosa che abbiamo imparato, tipo al terzo anno di italiano dell’ultimo corso, tipo le ultime settimane, e non abbiamo fatto così tanto. Di solito non lo sento così tanto con i miei amici, con la persona con cui ho parlato (meglio: con le persone con cui parlo), non lo sento, non lo vedo, come faccio ad usarlo? Non vale la pena impararlo, perché praticamente non si usa quasi mai.

D. Allora potrebbe essere un po’ difficile questo quiz, però non importa.

E. Oddio, perché il passato remoto?! Qualsiasi cosa tranne quella*, dai.

D. Sono domande trabocchetto, cioè… sai cosa vuol dire? Che vengono fatte agli italiani. Allora, il passato remoto prima persona del verbo “cuocere”. Non ti preoccupare se non la sai perché anche gli italiani di solito non la sanno, quindi… anzi se tu, Elissa ma altre persone che state ascoltando questo podcast volete mettere in difficoltà un italiano fategli queste domande. Passato remoto di “cuocere”, per esempio.

E. È tipo… cos-? Aspetta. Cossi?

D. “Cossi”, giusto, giusto.

E. Sì? Sì!!!

D. Hai iniziato benissimo. Non so se sarei stato capace prima di sapere la risposta. Allora. Numero 2. Il passato remoto di “nuocere (harm). È già un verbo difficile.

E. “Nuocere”? Che cosa vuol dire?

D. Ok, nuocere è come “harm”, quindi nelle scatole di sigarette si legge “il fumo nuoce alla salute”, cioè fa male ma in modo più elevato, più formale.

E. Non ho mai sentito questo verbo, come faccio? Non so neanche come farlo al presente…

D. Nuocio, nuoci…

E. Nuocio, nuoci, nuoce? Non ne ho idea.

D.Ok, il passato remoto di nuocere è “nocqui”.

E. Nocqui! E infatti pensavo “nocqui”. Forse un suono tipo k… Non avevo idea, non sarei riuscita, comunque, ma vabbè, almeno il mio cervello andava in quella direzione.

D. Conosci il verbo “esigere(demand, require), immagino?

E. Cosa vuol dire ancora (meglio: di nuovo)? L’ho sentito, mi sa.

D. Esigere qualcosa vuol dire… non so, per esempio “esigo che tu arrivi in tempo”.

E. Tipo “ti aspetti”?

D. “Mi aspetto qualcosa”. Esigere qualcosa, pretendere, non in inglese ovviamente (pretend), pretendere qualcosa da qualcuno, è un falso amico.

E. No, lo conosco.

D. Qual è il participio passato di “esigere”?

E. Beh naturalmente mi viene da dire tipo “esito”, ma non penso.

D. Quasi, quasi.

E. Aspetta, cos’è? “Esigere”?

D. C’è una parola italiana che forse conosci che è uguale.

E. Esatto?

D. Esatto.

E. Sì!

E. Esatto?

D. Esatto! Infatti c’è una relazione etimologica tra “esatto” e “esigere”, non è casuale! In realtà non si usa mai, non si usa mai come parola, si usa solo nel linguaggio legale. Infatti noi italiani parliamo di “esattori delle tasse(tax collector), cioè le persone che chiedono le tasse. Si dice “esigere le tasse” e si può dire che quindi del denaro è stato esatto. Comunque non è importante, non si usa mai, sono tutte parole abbastanza inutili, però per questo te lo sto chiedendo, perché sono divertenti. Ok finisci questa frase: “Oggi il sole splende come non ha mai…?”

E. “…fatto prima”.

D. Aaah! Quest’ora sapevi!

E. Qualcuno mi ha chiesto nella mia diretta…

D. Questa la sapevi?

E. …due volte perché… non lo so… no, mi sa che anche il mio ragazzo mi ha fatto la stessa domanda e sapevo che non è tipo “spleso” o qualcosa del genere, quindi… no, che non che non c’è insomma.

D. Io ho trovato che c’è una forma molto rara che è “splenduto” ma è molto antica è praticamente… invece “oggi mi prude il naso (my nose itches) come non mi aveva mai…”

E. “Fatto prima” [ride].

D. Eh però “non mi aveva mai fatto prima” non si può dire come…

E. Dimmelo ancora, qual è il verbo?

D. Prudere. Cioè, nel senso, non puoi usare questa struttura, quindi devi dire “come non mi aveva mai… come non era mai successo prima” o “come non aveva mai”. È un po’ strano “come non aveva mai fatto prima”. Conosci il verbo soddisfare, ovviamente.

E. Certo.

D. Com’è il presente di soddisfare?

E. Soddisfo? No. Si?

D. Ok ok, poi ti do la spiegazione. E qual è invece l’ imperfetto di soddisfare?

E. Soddisfaceva, soddisfacevo.

D. Giusto, giusto, giusto. E anche questa è una cosa difficile perché ci sono entrambe le forme.

E. Ho sbagliato?

D. No, no. È giusto, è giusto. Al presente io direi che quasi tutti, praticamente tutti diciamo “soddisfo, soddisfi”, anche se se cerchi su dizionari trovi anche “soddisfaccio, soddisfai”, perché viene ovviamente da “fare”, soddisfare è un composto, però secondo me non si usa più. Mentre invece all’imperfetto direi che è molto più comune “soddisfaceva”, invece “soddisfava” sa un po’ di (it looks a bit) sbagliato, è un po’ strano. Ok, il participio passato di “espellere”.

E. Espulso?

D. Giusto!

E. Siiiii!

D. Sei troppo brava, non posso fregarti (I can’t fool you) in alcun modo!

E. No, col passato remoto si!

D. Ok, allora, sai che c’è il verbo succedere? Qual è la differenza tra “successo” e “succeduto”?

E. “Succeduto non (l’) ho mai sentito.

D. Ok.

E. “Successo” è succedere, tipo il participio passato… Cos’è l’altro?

D.“Succeduto”. Secondo me con l’inglese puoi arrivarci, perché è molto simile.

E. Succeduto? Boh… Tipo la prima cosa che mi viene in mente è “seduce”… ma non sembra abbastanza simile…

D. No, quello è “sedurre”.

E. Eh, ok, ecco.

D. Prova a pensare a un verbo simile in inglese!

E. Succeduto…

D. Ti arrendi (do you give up)?

E. Qual è la parola inglese, prima?

D. La parola è “succeed”, però non nel significato principale, ma in un altro significato.

E. Oh!

D. Nel significato… per esempio: “un re è succeduto ad un altro”, ovvero è venuto dopo.

E. Aaaaaa! Sono scema, dovevo saperlo!

D. E il verbo è lo stesso, “succedere”. Infatti c’è sempre questa idea di una sequenza, sia in “successo” che in “succeduto”. Ok, ultima parola. E questa era capitato a me di non sapere come dire!

E. E naturalmente lo chiedi a me!? [ride]

D. Ti chiedo l’infinito del verbo e ti do una frase: “La terra è imbevuta d’acqua”. Sai cosa vuol dire “imbevuta (soaked) d’acqua”?

E. Tipo… circondata?

D. No, “impregnata (same as soak “imbevuta”) d’acqua”, cioè… l’acqua…. tipo il fango (mud), puoi dire terra imbevuta d’acqua, no? Qual è il l’infinito di “imbevuta”?

E. “Imbevuta”? Imbevutere?

D. [ridacchiando] Pensa alla radice di “imbevuta”, no? Da cosa viene?

E. Imbere?

D. Imbevere! Anch’io pensavo fosse “imbere”, però bere viene in realtà da “imbebere” o “imbibere” in latino. Comunque, [bere] ha perso una parte nella sua storia e quindi è diventato “bere”, però “imbevere” è rimasto, è rimasta quella parte. Ok, invece adesso ti chiederò il significato di alcune espressioni idiomatiche, però ti ho chiesto solo espressioni idiomatiche che io userei perché ce ne sono tantissime, tante non le ho mai sentite, mentre queste le uso tutte. Quindi, se dico che “non ci piove”, non so ti parlo di qualcosa e poi dico: “su questo non ci piove”, che cosa vuol dire?

E. Mmm, non proviamo neanche? …qualcosa?

D. No… se vuoi ti posso fare un esempio: “È da un sacco di tempo che che voglio andare in vacanza negli Stati Uniti, ma non ci sono mai riuscito. Però il prossimo anno ci vado e su questo non ci piove!”

E. Tipo “non c’è dubbio?”

D. Esatto, qualcosa di sicuro, che non può essere messo in dubbio. Non so dirti perché si dica “non ci piove”, però si dice.

E. [ride] Non l’ho mai sentito!

D. Ok, che cosa vuol dire l’espressione “da che pulpito!”? L’espressione lunga è “da che pulpito viene la predica”. In quali casi si usa?

E. Non l’ho mai sentito e non ho la minima idea. Dimmelo ancora.

D. Ok: “da che pulpito!” o “da che pulpito viene la predica!”. Sai cos’è un pulpito?

E. No!

D. Un pulpito è… nelle chiese, c’è questo balcone dal quale il prete anticamente faceva la predica. Il prete non faceva la predica dove sta il resto del tempo durante la messa ma si spostava, saliva su questo balcone, un piccolo balcone che vedi ancora adesso in tante chiese c’è il pulpito, e faceva la predica (sermon) alle persone lì. Cioè, fare la predica sai cosa vuol dire? È quella parte della messa dove il prete da giudizi morali e dice cosa fare e cosa non fare…

E. Si, si, si.

D. Questo è il pulpito. Che cosa vuol dire invece “da che pulpito!” o “da che pulpito viene la predica!”?

E. Forse ho capito al 40%, tipo cosa ti permette a [di] dire una cosa, o qualcosa del genere. Tipo cosa…

D. Credo che tu abbia più o meno ho capito, vuol dire praticamente… quando una persona…

E. …ti dice di fare una cosa…

D. …e ma poi lei per prima non la fa, dici “da che pulpito!”. Cioè nel senso, se una persona ti dice…

E. Si, si… chi sei tu? Tu sei la prima persona a fare…

D. Chi sei tu per dirmi una cosa del genere, no? Tu fai sempre… se una persona ti dice: “Non devi fumare, fumare fa male” e poi dopo avertelo detto va a fumarsi un pacchetto di sigarette dici “da che pulpito!”.
Ok, sai cosa vuol dire “avere un chiodo fisso”?

E. No…

D. Sai cos’è un chiodo?

E. No…

D. Allora un chiodo è un “nail”, qualcosa che usi per appendere qualcosa è un chiodo. Quando dici avere un “chiodo fisso” …? Prova a tirare a indovinare (take a guess), anche se non lo sai magari riesci a capire, o se vuoi ti do un esempio.

E. Dammi un esempio.

D. Prova a indovinare, perché se no è troppo chiaro cosa vuol dire dall’esempio.

E. Non lo so, è troppo difficile, non sono brava con queste espressioni! Mi ha fatto a pensare a stare in un posto per tanto tempo, tipo avere una casa ma non so se c’entra.

D. Ahah, no, è un buon tentativo però no, pensa all’aggettivo “fisso”.

E. Non lo so, tipo fissare su qualcosa, tipo essere ossessionato?

D.Esatto, esatto, avere un pensiero ricorrente, una fissazione… se una persona pensa sempre alla stessa cosa si dice che ha “un chiodo fisso” e quel chiodo fisso è quella cosa lì.

E. Aaaah, capito!

D. Terminiamo questa nostra…

E. Oddio, università finita, esame…

D. Allora, te la sei cavata molto bene nella prima parte, puoi migliorare nella seconda parte delle espressioni idiomatiche…

E. No, sai perché? Anche in inglese non uso le espressioni… Quindi per me è una cosa difficile, perché visto che mia madre non è… è tipo la sua quarta lingua l’inglese, quindi mio padre non le usa con lei… e per quello non (le) sento quasi mai, i miei amici non le usano… quindi non sono abituata a usare espressioni, anche perché in inglese non è una cosa così… usata così spesso quanto l’italiano o altre lingue.

D. Vabbé, volevo concludere chiedendoti: se hai qualche consiglio generale, magari qualche strategia, qualcosa o qualche risorsa anche specifica che consiglieresti a chi sta imparando l’italiano, qualcosa che a te ha davvero aiutato tanto.

E. Parlare con madrelingua sinceramente è la cosa che mi ha aiutato, perché già quando ho cominciato a parlare con italiani, insomma, avevo già una base una base, insomma, ero già brava con la grammatica… non quanto sono brava adesso, diciamo, ma conoscevo la grammatica, però parlare con loro mi ha aiutato a capire come si usa tutto. Ma comunque devi trovare… il mio consiglio è di trovare un madrelingua che conosce bene la sua lingua madre, perché ci sono tante persone che non sanno scrivere, che non sanno parlare la loro (meglio: propria) lingua, o almeno in modo corretto. Quindi, non lo so, trovare una persona che parla bene, che scrive bene e ti corregge, ti corregge ogni volta che fai un errore, è per questo che sono brava anche nella pronuncia, perché ho chiesto al mio ragazzo di correggermi ogni “e” e “o” chiusa e aperta. È per quello che è un accento, diciamo, abbastanza accurato, che non è un casino, insomma, perché gli ho chiesto di correggermi. Quindi secondo me devi trovare una persona che può aiutarti, ovviamente puoi anche aiutare [tu] quella persona ad imparare la tua lingua. È così che ho fatto, perché possiamo tutti andare all’università e fare corsi e sì, riesci a parlare un po’ ma non così tanto. Invece se parli con una persona vera ovviamente riesci ad imparare tantissime cose. E anche di non parlare solo con una persona, ma se riesci a trovare anche una seconda persona che è anche brava [questo] aiuta, perché usano parole diverse, espressioni diversi. No… espressioni… diverse.

D. Diverse.

E. Eh sì, questo è il mio consiglio, perché è la cosa che mi ha fatto migliorare un sacco.

D. E prima di avere un ragazzo italiano, ché ovviamente quello aiuta, come facevi questa fase? Cioè, diciamo, come utilizzavi la lingua, come la parlavi con i madrelingua? Insomma, quali siti o risorse usavi per trovare parlanti madrelingua italiani?

E. Io ho usato l’applicazione che si chiama “Hello Talk”. Così ho potuto parlare con madrelingua inglesi… scusa, madrelingua italiani. Eh sì, la cosa difficile, come ho detto, è che ci sono… tipo la maggior parte delle persone non parlano bene italiano, tipo sbagliano, scrivono male usano espressioni [sbagliate], non dicono “tutto bene”, non dicono (scrivono), dicono “tt bn”, e devi capire. O “niente”, ti fanno “nnt” o qualcosa del genere.

D. Sì, è il linguaggio da sms che mandavamo alle scuole medie. Quando avevo dodici anni.

E. Esatto. E riesco a capirlo perché ovviamente sono al livello in cui lo posso capire. Ma per una persona principiante non è facile. Quindi ho usato quell’applicazione.

D. Va bene, direi che possiamo concludere questa intervista.

E. Dopo un’ora e venti minuti.

D. Sì, dai. Complimenti per l’italiano, credo che tu abbia impressionato molte persone oggi, me per primo.
E. Grazie.

D. Davvero, ci sono poche persone con cui ho la sensazione di star parlando con un altro italiano, persone straniere [intendo]…

E. Perfetto.

D. …che generano questa sensazione, però tu sei una di queste. Quindi complimenti ancora. Iscrivetevi tutti al canale di Elissa.

E. Grazie!

D. Va bene, grazie ancora.

E. Grazie, grazie a te.

D. Buona giornata.

E. Anche a te, ciao.

D. Ciao.

Sono di nuovo Davide del presente, ovvero del febbraio 2019. Volevo ringraziarvi per aver ascoltato l’intervista, se siete arrivati fino qua e soprattutto se avete anche ascoltato la prima parte. Ringrazio Elissa a qualche mese di distanza (a few months later) di nuovo per aver partecipato a questa intervista. Se vi è piaciuta questa intervista vi chiederei gentilmente di andare su Apple Podcast se utilizzate dispositivi Apple e di lasciare una recensione (positiva spero ) al podcast perché questo mi aiuterebbe ad essere trovato da altre persone. Condividete anche il podcast se conoscete altre persone a cui interessa imparare l’italiano o che lo stanno già facendo. Grazie ancora e ci risentiamo nel prossimo episodio. A presto. Ciao!