Categoria: Podcast

Il mio viaggio in Germania – Riflessioni senza trascrizioni #43

Sono finalmente tornato e vi parlo del viaggio da cui sono appena tornato. Ecco alcune parole che ho spiegato.

Buca (per la strada)
Buco (negli altri luoghi)
Tappabuchi
Spunta (tick)
Me la studierò
Tappa
Ti pare e piace
Scendere a patti / compromessi
Scambiare qualcosa per qualcos’altro
Hotel / albergo
Scrivergli / scrivere loro
Lussuosi
Menzo/bugia
Essere sul pezzo
Avere dimestichezza con  / essere pratici di..
intatto
Tornelli
Limitrofa
Multe salate
Mettere in sesto
Prendere / perdere la mano

La moda – Riflessioni senza trascrizioni #42


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Secondo episodio registrato prima che io (Davide) partissi per la Germania. Spero che non stiate soffrendo troppo durante la mai assenza! Se è così, ecco a voi una registrazione della mia voce che spero vi possa dare conforto. In questo episodio io ed Erika parliamo di moda (decisamente non il mio forte). Ecco alcune parole che abbiamo usato.

Abbigliamento
Casa di moda
Abiti firmati
Optare
Emulare
Non intendersene
La vedo dura
Appariscente
Grembiule
Divisa
Attillato
Taglie
Interiorizzare

L’educazione dei bambini in Italia – Riflessioni senza trascrizioni #41


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Io (Davide) mi trovo attualmente in Germania, ma prima di partire ho registrato qualcosa per voi per rendere la mia assenza meno dolorosa. Ecco il primo episodio, in cui parliamo dell’educazione dai bambini in Italia. Buon ascolto!
Alcune parole che abbiamo spiegato:

Permissivo
Regola ferree
Termine di paragone
Restio
Di malavoglia
Incolumità
Divieto
Malintenzionato
Col senno di poi
Fuori di senno
Assennato
Circuibile
Schiaffo
Ferire
Stare al mondo
Mammone
Mantenuto
Transigere
Parolacce
Brutta figura
Inciamparsi

Intervista #15: Elissa, la canadese che ama l’Italia


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Io mi chiamo Davide e ho il sospetto (I suspectche ad ascoltare questa intervista non (ci) saranno solamente le persone che normalmente ascoltano questo podcast, ovvero persone che imparano l’italiano, ma probabilmente anche persone che sono effettivamente italiane. Dato che l’intervistata (the person being interview) di oggi, Elissa, è una ragazza canadese che vive in Italia da qualche mese, che impara l’italiano da qualche anno e che lo parla davvero davvero bene, e quindi ha impressionato molte persone (o sono una di queste) ed ha un pubblico prevalentemente italiano. Dunque se venite dal suo canale, ciao a tutti! Questo è un podcast per le persone che imparano italiano da stranieri. Se conoscete persone di questo tipo una cosa che potreste fare è mandargli questo podcast oppure questo canale Youtube, in base a dove state guardando o ascoltando questa intervista. Per tutte le persone che invece non hanno idea di chi sia Elissa: in due parole Elissa è una ragazza che si è innamorata dell’italia, che vive in italia, (più precisamente a Fano nelle Marche) con il suo ragazzo e ha molte cose interessanti da raccontare. Quindi io direi che taccio e lascio la parola a noi due del passato (I’ll let us from the past speak) e vi lascio ascoltare la nostra conversazione. Prima di fare questo però voglio ricordarvi che su podcastitaliano.com troverete la trascrizione intera di tutto ciò che abbiamo detto, quindi potete rileggere le nostre parole se non riuscite a capire qualcosa. Inoltre troverete anche la traduzione in inglese delle parole ed espressioni un po’ più ostiche, un po’ più difficili per voi. Ah e mi stavo dimenticando la cosa più importante, ovvero il canale di Elissa, che si chiama “It’s Elissa, not Alyssa”,  questo è il nome che usa anche sugli altri social. Ora taccio per davvero, bando alle ciance (without any further ado) e iniziamo.

Davide: Ciao Elissa, benvenuta su Podcast Italiano e grazie per aver accettato di prendere parte a questa intervista. Volevo chiederti per cominciare (soprattutto per far vedere o far sentire ai nostri ascoltatori il tuo italiano superlativo (excellent, superb)) di raccontarci la tua storia in breve, perché hai un video molto lungo in cui parli approfonditamente (in detail) della tua storia con l’italiano e di come di come adesso tu viva in Italia. Se puoi raccontarci in due minuti più o meno.. [questa storia]

Elissa: Ok. Praticamente.. vabbè, non parlavo l’italiano da piccola, poi sono andata all’università, quindi a 19 anni ho cominciato a studiarlo all’università e ho fatto tre anni di italiano e poi sono andata in Italia qualche volta. E niente, poi ho conosciuto* il mio ragazzo. Lui è italiano, quindi ovviamente mi  ha aiutato un sacco. E basta, adesso vivo in Italia. Questo era (meglio: erano) tipo 30 secondi, non due minuti. Ma vabbè, se no diventa troppo lunga la storia!

D: Mi è piaciuto molto il video in cui parli del fatto che tu sei ossessionata con l’italia (corretto: dall’Italia), del fatto che sei innamorata dell’italia e che questo può sembrare strano ad alcune persone perché soprattutto molti italiani… diciamo che a noi piace molto lamentarci di ciò che non va dell’italia, (e) spesso non ci rendiamo conto di ciò che invece è bello dell’italia. E non so, questo mi ha impressionato perché fa un certo effetto sentirlo da da uno straniero. Volevo chiederti appunto che cosa ti piace di più dell’Italia ma magari anche che cosa ti piace di meno.

E: Beh, quello che mi piace di meno forse è più facile.

D: Ok.

E: Forse è più facile rispondere a quella domanda solo perché è sempre quello… sempre che le cose… diciamo che non funzionano perfettamente, che…

D: I trasporti? (transport) La burocrazia?

E: Sì, la burocrazia. Tipo… non lo so, se devo… adesso devo prendere il permesso di  soggiorno (residence permit), perchè sono… ho il visto vacanza-lavoro (working-holiday visa), e quindi hanno detto che devo aspettare, non lo so, qualche mese prima di avere l’appuntamento. Invece in Canada è di solito una cosa più veloce. Quindi quello mi dà un po fastidio, che le cose non funzionano, che le persone possono essere più maleducatE*, invece in Canada diciamo sempre “scusa, scusa!”, “sorry, sorry” dappertutto. Questa è una cosa che, diciamo, che mi dà fastidio. A parte quello (meglio: questo) mi piace praticamente tutto. Poi per (meglio: per quanto riguarda) le cose che mi piacciono… mi piace il fatto che mi sento a casa, mi piace il fatto che l’Italia è piena di vita, mi piacciono le persone, perché le persone che ho incontrato (meglio: che ho conosciuto), che sono, come ho detto nel video, le persone, diciamo “brave”, le persone con cui vado d’accordo (get along well), per me è più facile (avere a che fare) con quelle persone. Tipo vado più d’accordo con quelle persone rispetto alle persone in Canada. Per me trovare una persona in Canada che mi piace molto, che con cui vado d’accordo non è facile. Quindi, diciamo, le persone… e tutto, ovviamente c’è la risposta tipica che è l’architettura, l’Italia è bella, c’è il mare, c’è tutto, c’è il sole, ci son le montagne, quindi ovviamente c’è anche quello (da tenere in considerazione), ma non è il motivo principale,  perché ci sono tanti paesi belli e non è solo perché è bella, perché c’è… come ho detto nel video, c’è qualcosa dentro di me che vuole stare in Italia, quindi perciò sono qua.

D: Quindi possiamo dire che è più una questione di mentalità, magari?

E. Forse.

D: Della mentalità delle persone o del modo in cui le persone, non so, parlano interagiscono tra di loro.

E. Sì sì sì, perché mi sento che io sono più così. (meglio: io mi sento più così / io mi sento di essere più così). Io sono più, diciamo, non so come dire… animata è una parola? Non lo so, drammatica.

D. Sì, ho capito.

E. Tipo… sono espressiva, insomma.

D. Beh, c’è la parola “solare” in italiano, una persona solare è una che lascia uscire tutte le sue emozioni.

E. Sì, quello. Quindi sono, diciamo, così. E in Canda dicono: “sei arrabbiata? C’è qualcosa che non va? Sei infastidita?”. E io dico: “No, sono così, sono solo espressiva”. E quindi in casa è sempre stata una cosa… diciamo sbagliata, quasi. Invece in Italia sono normale.

D. Sei normale [ride].

E. Posso star calma (I can calm down), sì. [ride].

D. Sì, sì. Invece tornando a una cosa che hai detto prima, mi interessa come argomento la differenza (tra) come vengono trattati i clienti in Italia e in America. Non solo i clienti, ma gli sconosciuti. Perché spesso si dice, appunto… e penso sia vero, io sono stato negli Stati Uniti solo una volta in vacanza, però penso che sia così in Nord America. Le persone sconosciute vengono trattate molto bene, no? Non si è parsimoniosi di (=ne usiamo tanti) sorrisi e di convenevoli (pleasantries). Com’è questo in Italia? Come hai visto (meglio: come hai trovato? come ti è sembrato?) l’atteggiamento…  tipo dei negozianti verso i clienti.

E. Beh, secondo me… non lo so, deriva dal fatto che secondo me gli  italiani sono più sinceri. Quindi in Canada per esempio siamo più gentili (o “polite”), specialmente in Canada e sorridiamo sempre, diciamo “ciao”, “come stai”, che è una cosa strana in Italia dire “come stai?” a una persona che non conosci. Invece in Canada lo facciamo sempre, anche se non vogliamo sentire la risposta lo diciamo lo stesso perché per noi è una cosa…  non lo so, è educato fare così. Invece in Italia la gente non ti sorride sempre, però quando ti sorridono sei più felice perché senti che è una cosa, diciamo, sincerA*. Però in Canada è vero che ti senti meno, diciamo, stressato quando… vabbè, perché ti sorridono,  ti dicono “ciao” (meglio: ti salutano), ma l’altra cosa che ho notato – non so se sono solo io o se è una cosa italiana o canadese – che io ho sempre paura di chiedere informazionI* al supermercato per esempio. Tipo se io devo chiedere dove è una cosa ho paura di chiedere perché non voglio dar fastidio. Invece il mio ragazzo e gli italiani in generale dicono: “ma perché non vuoi chiedere? Chiedi, sono lì per quello”. Tipo… gli italiani nei supermercati ti dicono dove le cose sono (meglio: dove sono/si trovano le cose), invece in Canada mi sento che sono (meglio: ho l’impressione che siano / mi sembrano) più infastiditi (annoyed), tipo… perché non hai controllato prima? Tipo, è una cosa molto strana per me entrare in un supermercato e non controllare per 5-10 minuti prima di chiedere. Quindi, questa è una piccola cosa, ma comunque è sempre quello. Quindi non lo so, diciamo che questo  potrebbe essere una cosa positiva in Canada, che siamo più gentili con persone che non conosciamo. Però, non lo so, quando una persona è gentile in italia mi sento che è (meglio: mi sembra che sia, mi dà l’impressione di essere) più sincera. Non è una cosa che fanno solo per essere educati, è una cosa che fanno perché vogliono farlo, e quindi potrebbe essere anche una cosa positiva. Forse in Italia è meglio, non lo so. È solo diverso, quindi ho dovuto abituarmi un po’ a questo perché sono abituata ovviamente al modo canadese.

D. C’è stato qualcosa che quando sei venuta o, magari, soprattutto quando ti sei trasferita in Italia – perché appunto vive in Italia da sei mesi, se non sbaglio?

E. Neanche, tipo 4 mesi.

D. Ah, 4 mesi, ok. C’è stato qualcosa, non so… (de)i  cosiddetti shock culturali?

E. Non penso, non così tanto. Tipo piccole piccole cose che, perché… non lo so, diciamo che qualcosa di italianO* c’è dentro di me, tipo nella mia cultura, diciamo. Per esempio, a casa mia in Canada c’è il bidet. Che non è una cosa normale in Canada solo che, vabbè a casa mia c’è perché abbiamo una cultura diciamo mediterranea, perché mia madre non è nata in Canada, per esempio. Mio padre si ma, però, abbiamo un po’ di questa cultura. Quindi diciamo che siamo un po’ canadesi, un po’ mediterranei.


Il bidet, orgoglio italiano

D. -nei.

E. Sì, quello [ride]. E quindi non è una cosa così strana, tipo quella sarebbe stata una cosa strana per me, vedere il bidet. “Ah, ma cos’è questo? Perché…” ma per me è una cosa normale. Quindi probabilmente non è così strano per me perché sono già abituata a certe cose. Piccole cose, come ho detto. Quando vai a comprare qualcosa non ti danno i soldi nella mano (meglio: in mano), lo (li) mettono nel… come si chiama?

D. In quel piattino (little plate).

E. Sì quello,  per me era un po’… confusa (meglio: ero un po’ confusa / questa cosa mi confondeva: non esiste una traduzione di “confusing”), perché ho messo messo la mano tipo così (fa il gesto della mano tesa), aspettando e non so, ero un po’ confusa.

D. Ti posso dire che io dopo 23 anni che vivo non ho ancora capito come si fa. Perché a volte anch’io tendo la mano (extend my hand) e a volte alcune persone te lo danno nella mano (meglio: in mano). A volte te lo mettono lì. È sempre un po’ imbarazzante come momento, non ho ancora capito qual è la… diciamo, “l’etiquette”,  il modo giusto di comportarsi in questa situazione sociale, quindi se lo scopri dimmelo.


Resto in un piattino

E. Sì. Comunque, non lo so,  non c’era nulla di negativo, a parte come ho detto la burocrazia, ma non è una cosa che puoi notare subito.

D. Sì, non è uno shock culturale. È più una… inefficienza.

E. Sì, non lo so. Mi sento che (meglio: mi sembra che) gli italiani sono più naturali, quindi visto che sono molto aperta, diciamo molto… mi piace parlare, mi piace raccontare le cose anche con persone che non conosco. Parlo un po’ con loro, tipo anche nell’ (all)’aeroporto. È interessante quando sei all’aeroporto, perché vedi subito la differenza. Vedi come sono i canadesi, poi vai in Italia e vedi come sono gli italiani in un giorno. Quindi ho notato che ha in Canada a volte… specialmente a Toronto, a Toronto l’aeroporto è un disastro. Erano molto molto maleducati (impolite), molto arrabbiati, diciamo. Il che per me strano, perché io mi aspetto una cosa diversa (meglio: mi aspetto altro) dai canadesi, mi aspetto persone più gentili. Invece sono andata in Italia ed erano (e lì erano davvero) tutti gentili. Quando dico queste cose gli italiani dicono: “Ma come gli italiani sono gentili?! Gli italiani sono questo, questo, questo…”. Gli italiani dicono spesso, da quello che ho sentito, che la gente italiana… che, non sono gentili, insomma.

D. Non so dipende, dipende… dipende dalle situazioni. Secondo me per quanto riguarda il rapporto con la clientela possiamo migliorare, però non lo so, è difficile dire in generale (se) gli italiani sono gentili oppure no, secondo me. Dipende molto dalle persone.

E. Infatti è difficile perché l’italia del Nord, del sud, è un’altra cosa. Non c’è una cultura, ci sono delle piccole culture e tutte queste culture insieme… perché non riesco a parlare in italiano?

D. Parli benissimo, sono sicura che se anche si stanno ascoltando in questi quindici minuti circa si staranno chiedendo: “Ma Davide, perché ci hai portato un’italiana, spacciandola (passing her off as) per canadese?” [ride]

E. Dai non credo. [ride] C’è una persona che ha commentato sul mio video e ha detto: “Ma questo è uno scherzo (joke), non è vero, non è vero che sei canadese”. Ho detto: “Cosa devo fare, farti vedere il mio passaporto? Non so…

D. Tu quando ti presenti  a una persona o quando parli con una persona che non conosci dici che sei canadese oppure [no?]…

E. Dipende. Tipo se mi dimentico una parola e poi potrei sembrare stupida dico subito: “Scusami (o “scusi”), non sono italiana”. Quindi se non so dire una cosa chiedo scusa in anticipo. Dico quello.

D. Metti le mani avanti (=finding an excuse or explaining something in advance to justify sth), come si dice in italiano.

E. Esatto, esatto. Ma dipende dalla situazione, tipo, se sono con il mio ragazzo di solito non lo dico subito perché parla lui, ma se sono da sola e mi dimentico una parola potrei sembrare molto strana, perché il mio accento è abbastanza accurato, quindi potrei sembrare italiana. E infatti ci sono persone che mi chiedono di dove sono ma dicono: “Ah, non sei marchigiana (una persona che viene dalle Marche) di dove sei?”. Ma non per dire che sono straniera, ma per dire che vengo da un’altro posto in Italia. Quindi potrei, se non mi senti per tantissimo tempo, potrei sembrare italiana. Quindi devo stare attenta anche con (a) quello, perché potrei sembrare maleducata oppure stupida, perché non so dire una cosa e la dico in modo strano ma ho buon accento. Questo (questa) è forse la cosa negativa di avere un accento… non lo so, diciamo…

D. Molto simile…

E. Sì, sì,  molto simile [a quello di un madrelingua] che non si sente subito. Però non so, non ho vissuto vissuto anni in italia, sono qua da quattro mesi, quindi ci sono delle cose che non ho [mai/ancora] dovuto dire perché ho parlato solo con amici. O se devo andare a parlare con una persona che non conosco e devo usare il (linguaggio) formale e forse non sono abituata, quindi a volte dico “scusi”, poi la seconda volta dico “scusa” perché mi confondo.

D. Sì. Beh, in quel caso specifico poi capisco come puoi confonderti perché sempre più spesso in italia adesso diciamo “scusa” quando… riferendoci (intendevo dire: rivolgendoci) a sconosciuti.

E. Ah sì?

D. Il che… secondo me questa è una tendenza che non era così in passato, cioè adesso è normale entrare in un negozio, soprattutto se parli con una persona… diciamo fino ai 39 anni, entrare e dire “scusa” oppure “ciao” e ricevere in risposta un “ciao”. È diventato secondo me normale e quindi capisco che puoi confonderti, ma anch’io mi confondo. O meglio, non so mai quando devo dare del lei (parlare usando la forma di rispetto), quando devo dare del tu (parlare usando la forma informale),dato che ormai i confini tra “tu” e “lei” sono un po’ confusi.

E. Sì, infatti quella è una cosa difficile per me che ancora devo…  quando sono al supermercato non so cosa dire. Tipo, devo rispondere, dicono “ciao”, [e io penso] “ma aspetta, lei ha 40 anni, quindi io non devo rispondere “ciao””. Perché per me se una persona mi dice “ciao” mi viene da rispondere “ciao” ma non si deve sempre far così.  Quindi dico:  “Aspetta, che ore sono? Devo dire “buongiorno”,  “buon pomeriggio”, “buonasera”…”. Mi confonde tanto perché se sono tipo le quattro… ma aspetta, le 4 è sera o giorno?

D. Anche perché poi “buon pomeriggio” non è che si usa così spesso, secondo me.

E. Esatto.

D. Sì usa spesso “buongiorno” al posto di “buon pomeriggio”.

E. Sì, sì.

D. Comunque queste sono le difficoltà dell’italiano, di cui magari parliamo un po’ dopo, perché volevo ancora chiederti se c’è qualcosa del Canada che ti manca in italia. Anche magari cose molto comuni, molto… diciamo “terra-terra”, cioè della vita quotidiana non so, cibo, bibite o non so… cose che non esistono qua.

E. Cibo no. A parte se voglio qualche schifezzA)* junk food.

D. Sciroppo d’acero? (maple syrup)

E. No, si può trovare, infatti l’ho comprato.

D. Ah, allora non è un problema. Forse c’è più diversità di prodotti in Canada visto che è un posto così multiculturale, che (dove) puoi trovare tantissime cose da ogni cultura. [Tutto] si trova. Ci sono anche negozi italiani, ovviamente, in cui puoi trovare prodotti italiani. Quindi la cosa che mi piace è che se un giorno voglio cucinare una cosa di un’altra cultura è molto facile trovarlA*, e invece qua non so quanto sia facile. E un’altra cosa… sì, prodotti, insomma, solo [i] prodotti, perché in Canada abbiamo tutti gli stessi prodotti… beh, quasi tutti gli stessi prodotti che ci sono negli Stati Uniti. Quindi se voglio una cosa lA* trovo subito, specialmente il trucco (make-up).  So che non ti interessa, ma comunque in italia non c’è nulla, veramente non c’è nulla. La cosa che mi confonde è che non  portano i prodotti migliori, tipo i prodotti che usano tutti e che dicono “questo è perfetto, questo è quello più buono”. Non portano quelli, portano quelli che fanno schifo (they suck). Questa è la cosa che non capisco. Quindi anche se non sono una persona che si si trucca ogni giorno, a volte quando esco lo uso. Quindi c’è quello (meglio: Quindi questo è uno dei problemi). di prodotti in generale… c’è più… posso trovare più cose anche se non lo trovo in (al) supermercato, non lo trovo di persona, online è molto più facile perché vabbè, vado su Amazon e basta. Invece qua devo… se non è sul negozio si può dire? Amazon store? Se non c’è sul (nel) negozio canadese sicuramente c’è su quello italiano. E invece in Italia se c’è su quello americano devo ordinarlo e poi quando arriva devo… tipo se voglio ordinare una cosa, anche se non è su Amazon ma su un altro sito, devo pagare per ricevere il prodotto. Questa una cosa che mi ha fatto molto confusione (che mi ha confuso molto/che mi ha mandato in confusione), perché io ho ordinato… vabè, ho ordinato qualcosa e ho speso 70 euro. Quando è arrivato m’han detto: “Devi spendere 60 euro per ricevere il prodotto”. Non vale la pena, l’ho mandato via. Perché non pago 60 euro solo per ricevere il prodotto che ho già pagato, per quello. Quindi, questa è una cosa che mi dà un po fastidio dell’Italia [ndr: a onor del vero si tratta di spese doganali quindi l’Italia non è colpevole], che se voglio trovare una cosa non è facile.

D: Ok. La domanda più importante forse di questo episodio. Pasta o pizza?

E. [ride] Questa è difficile! Non lo so… non posso decidere.

D. È la risposta giusta, questa! La risposta di una persona che…

E. Questo è troppo.

D. Questa è una risposta da vera italiana (“da” significa “che direbbe una, degna di una vera italiana), complimenti. Allora un tipo di pasta e un tipo di pizza, facciamo così, magari è più semplice.

E. Dico sempre qualcosa con il tartufo (truffle).

D. Ah sì? Allora devi venire qua in Piemonte, ad Alba che c’è il “Tartufo di Alba”.

E. Ah sì? Non lo so, ho provato… era un piatto di pasta col tartufo, non mi ricordo esattamente come si chiamava, ma l’ho mangiato qua a Fano e, oddio, era fantastico. Perché io faccio fatica a finire il mio piatto, ma [quella volta] ho finito tutto perché era così buono che anche se ero piena lo dovevo finire perché ero in paradiso. Quindi… e [per quanto riguarda la] pizzam non so se c’è una cosa (un tipo in particolare). Perché non mangio la pizza così spesso, mangio di più la pasta perché ovviamente posso far la pasta a casa….

D. Se mangi la pizza tutti i giorni diventi una mongolfiera! (hot-air balloon) [ride]

E. Esatto, quindi non ho provato tutto.

D. Volevo ancora chiederti, per quanto riguarda l’Italia – perché poi passiamo all’ italiano -, allora, tu hai girato l’italia, hai visitato molti posti in italia, avevi detto in un video che avevi visto molte città. C’è qualche consiglio di qualsiasi tipo, magari di posti o cose da fare, che esulano (fall outside of)... cioè, che non fanno parte dei tipici consigli per i turisti?

E. Sì… per me, non lo so, se ci sono canadesi, americani – non so chi sono le persone che stanno ascoltando in questo momento – se non sei italiano, insomma, cercate di non andare…  andate a Roma, andate a Firenze, andate a Venezia, ma non andate solo in quei posti, andate anche nei piccoli borghi (villages), andate nei posti piccoli, dove c’è l’Italia vera. Perché Roma è una cosa, un posto molto turistico, e anche altri posti come Venezia e Firenze. Ma la vera italia, anche,  si trova nei piccoli posti, nei piccoli borghi. Devi vedere le nonne…

D. Le nonne sedute sulle sedie al bordo della strada che sparlano (speak ill, speak behind somebody’s back) delle persone che passano.

E. Sì, perché non è una cosa che si trova in altri posti, specialmente in Canada. Quindi io dico, vai nei posti piccoli.

D. O gli anziani che giocano a bocce (boules), anche. Questa è una cosa molto italiana, credo.

E. Giocano a cosa?

D. A bocce.

E. Cos’è?

D. Non so come si dice in inglese, tra l’altro, e non so se esiste questo gioco [in Nord America]. Però gli anziani in italia amano andare in questi posti, non so, spesso nei parchi ci sono… questi luoghi che sono praticamente recintati (fenced – recinto = fence), questi rettangoli che praticamente contengono questi campi da bocce. Le bocce è questo gioco con queste palle che devi lanciare e devi far avvicinare ad altre palle, comunque non so se lo conosci. Se vedi anziani radunati a lanciare queste palle…

A. Aah! Come si chiama?! Non mi ricordo…

D. …sono le bocce questo.

Le bocce

Ci sono tanti stereotipi sugli anziani in Italia, uno è che giocano a bocce tutto il tempo. Secondo magari che guardano i lavori (construction), [sono] sempre lì a guardare il progresso, l’avanzamento dei lavori, e non so, magari che sparlano dei giovani appunto seduti al bordo, al ciglio della strada (side of the road), delle loro case.

E. Comunque niente, per me andare nei piccoli posti è la cosa più importante, è la cosa più bella che ho fatto, perché così si capisce l’Italia vera. Secondo me. Ovviamente Roma è una parte d’Italia, ma è una parte, non è tutto. Quindi se vuoi capire tutto, non lo so, andate un po’ al sud, un po’ al nord per vedere tutto, perché veramente è tutto diverso e in ogni piccola città trovi una cosa diversa, c’è un dialetto diverso, c’è un accento diverso. Ci sono tradizioni diversi… no… tradizioni diverse?

D. Giusto, giustissimo.

E. Sì!! Comunque quello.

D. Ok, e infine hai una… in inglese la chiamano “unpopular opinion”, non so, diciamo un’opinione che non corrisponde alla norma sull’Italia. C’è qualcosa che tutti dicono sull’Italia con cui tu non sei d’accordo?

E. Dipende, quello che dicono agli italiani o in generale?

D. Anche gli italiani. O in generale.

E. Non lo so. Ma non è una cosa così rara nel senso che è quello che sto per dire, che gli italiani dicono che tipo l’italia è…  non voglio usare parolacce ma… non so come dire ,tipo non c’è nulla qua.

D. [Non] è un paese per giovani?

E. Si, tipo dovete tutti andar via, non c’è nulla qua, non c’è un futuro qua, non c’è questo, non c’è l’altro… non lo so, è qualcosa che capisco, ma allo stesso tempo, se tutti andiamo, non andiamo, perché non sono italiana, ma se andate tutti via… tutti… cosa c’è? Ci sono (meglio: rimangono) solo stranieri, dopo. Quindi, questa è una cosa che mi dispiace, che ci sono tanti italiani che vanno via e se vanno via per sempre non ci sono più, non c’è nessuno qua, non c’è nessuno che è veramente italiano, quindi… questa è una cosa che mi dispiace perché non è il Canada, non è gli Stati Uniti, che sono posti multiculturali e sono sempre stati così diciamo, sono vabbè, sono così adesso e va bene così, perché siamo tutti diversi, siamo abituati, non abbiamo una cultura così profonda, si può dire… non lo so. Non abbiamo una cultura diciamo, quindi non c’è nulla da proteggere, dal punto di vista, se stiamo facendo un paragone all’Italia (meglio: con l’Italia), tipo la cultura italiana. L’Italia è un posto molto speciale, molto… non lo so, è difficile da vedere, non lo so, se sei deluso perché non trovi lavoro, non trovi questo, ci sono problemi, la politica… quindi capisco questa cosa, ma allo stesso tempo mi dispiace, perché… come facciamo a migliorare le cose se andiamo tutti via? Quindi…

D. Si, certo. Non so, io penso che da un lato sia comprensibile se un giovane vuole andarsene dall’Italia, perché, nel senso…

E. Certo!

D. Chi glielo fa fare (why on earth should they do it?) se ci sono tutti questi problemi? Dall’altro lato è apprezzabile (admirable) però anche la scelta di chi decide di rimanere, magari di, non so, sforzarsi di fare qualcosa per il proprio Paese che, non so, ha tanti problemi però tantissime potenzialità (potential), soprattutto in campo turistico, facciamo forse il 10% di ciò che potremmo fare, secondo me.

E. Sì, sì. Comunque non dico che è una cosa negativa andar via, perché io sono la prima che sono andata via, sono andata in Italia, quindi, forse perché in Canada non c’è una cultura, quindi non è che devo migliorare le cose in Canada, perché il Canada non avrà una cultura solo perché sto là. Invece se sono qua sono nel mio posto, diciamo. E comunque il mio ragazzo è andato in Australia, anche io sono andata in Australia con lui, quindi anche noi, diciamo, siamo andati via. E non è una cosa negativa, secondo me dovresti provare ad andare in posti diversi per vedere cosa ti piace, cosa non ti piace, se stai meglio in un altro posto… questa è una cosa positiva. Ma comunque non devi andar via solo perché la gente dice che l’Italia fa schifo, è quello il punto, che non devi vergognarti, perché, non lo so, mi chiedono spesso come vediamo l’Italia dall’estero e noi diciamo che prima di tutto è molto difficile trovare una persona che non è andata in Italia per (meglio: in) vacanza, perché è il primo posto. Come turismo andiamo sempre in Italia, dicono sempre che gli italiani sono gentili, sono, non lo so, è un posto bellissimo, c’è la moda, c’è questo, c’è l’altro… praticamente solo cose positive, ovviamente perché non sanno come è qua, non sanno quali sono i problemi… forse sanno un po’ della politica, ma comunque non sono stati qua, quindi è molto facile dire che le cose sono più belle. Ma è la stessa cosa con gli Italiani che vogliono andare negli Stati Uniti e dicono che è tutto bello, è tutto meglio, tutto funziona perfettamente… che non è vero.

D. Certo, poi è una visione idealizzata, ogni Paese ha i suoi pro e i suoi contro. Comunque, in ogni caso fa piacere da italiano sentire quello che dici, perché noi italiani spesso secondo me abbiamo un po’ un complesso di inferiorità (inferiority complex) e ci piace tanto criticarci…

E. Si

D. E criticare ciò che non va bene, però… non so, ci sono tante cose che vanno bene. Appunto il cibo, in un tuo video dicevi, sottolineavi l’importanza del cibo e di quanto sia importante e dicevi “magari per alcune persone può sembrare una stupidaggine (a stupid thing, nonsense), però in realtà non è una stupidaggine” e sono d’accordo su questo.

E. No, perché se mangi una cosa che non ti piace ogni giorno, tre volte al giorno, mangi una cosa che ti fa schifo…

D. O anche non salutare.

E. Comunque, cosa ti fa sentire in generale? Tipo se tu non mangi bene, e non sto dicendo mangiare tanto, ma sto dicendo mangiare, non lo so… roba fresca, ti senti anche male, ti senti… non lo so, ti senti che hai (meglio: senti di avere) meno energia e comunque il cibo ti può rendere un po’ felice, ovviamente non è l’unica cosa che ti rende felice, ma è una cosa che fai tre volte al giorno, anche forse (meglio: magari anche) di più. Quindi, se mangi una cosa che ti rende un po’ felice ogni giorno, in generale sei più felice, no? Quindi, anche se può sembrare una cosa stupida, cos’è la vita? Tipo il cibo è una parte della vita, è una parte della cultura… quindi secondo me non è una cosa stupida, solo una parte delle cose che possono renderti felice.

 


 

E su queste felici note culinarie (on those culinary notes) concludiamo la prima parte dell’intervista, dato che l’intervista è venuta molto, molto lunga, praticamente quasi un’ora e venti, ho deciso come ho già fatto in passato di dividerla in due parti e, appunto, la seconda parte sarà incentrata attorno (centered around) alla lingua italiana e come Elissa l’ha imparata, e faremo anche un quiz per vedere come se la cava con qualche domanda un po’ difficile, qualche “trabocchetto(trick questions), come si dice in italiano. Detto questo grazie per l’ascolto, ascoltate anche le altre interviste che ho fatto in passato, le trovate tutte su podcastitaliano.com, dove troverete, come ho già detto, l’intera trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole ed espressioni più difficili. Seguiteci su Instagram (podcast_italiano), su Facebook (Podcast Italiano) e su VK, se siete russi o parlate russo o utilizzate questo social, su Podcast Italiano – учи итальянский с итальянцем, ovvero “impara l’italiano con un italiano”, che spero sia quello che siete riusciti a fare ascoltando questa intervista e tutti gli altri materiali che preparo per voi. Questo per oggi è davvero tutto e ci vediamo nella seconda parte dell’intervista. Ciao!

 

 

La storia di Italo, cap. 3 – Principiante #8


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Capitolo uno
Capitolo due

Ciao a tutti. Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano, questo è il terzo capitolo de “La Storia di Italo”, una storia di livello principiante per chi impara l’italiano. La storia è scritta e narrata da me, Davide Gemello, ed Erika Porreca. La musica è scritta da me. Se non avete sentito il primo ed il secondo episodio, ascoltateli prima di ascoltare questo. Leggete anche la trascrizione e la traduzione di questo episodio in inglese su podcastitaliano.com.
Buon ascolto!


 

Il mio aereo atterra a Milano, una delle città italiane più famose. Non ho tempo di visitarla, però. Un treno per Torino mi sta aspettando.
My plane lands in Milan, one of the most famous cities in Italy. I haven’t got time to visit it, though. A train to Turin is waiting for me.

Mi piace viaggiare in treno, vedere il paesaggio cambiare fuori dal finestrino. Attorno a me tutti parlano italiano. Cerco di ascoltare e capire il più possibile.
I like travelling by train, seeing the landscape change outside the window. Everybody is speaking Italian around me. I try to listen and understand as much as possible.

Arrivo a Torino alle due del pomeriggio. Il sole splende alto nel cielo, fa caldissimo, sono stanco, ma non sono mai stato così felice.
I arrive in Turin at two in the afternoon. The sun is shining high in the sky. It’s very hot and I’m tired, but I’ve never been this happy.

La stazione di Torino è bellissima, non troppo grande, ma molto elegante. Uscendo, vedo un grande corso e mi sento un po’ smarrito. Non so bene dove andare.
Turin’s train station is beautiful, not too big but very elegant.

“Serve aiuto?” mi chiede una signora, con uno strano accento.
“Do you need help?” asks a lady with a strange accent.

“Deve andare a Fiat Mirafiori” dico, e subito mi accorgo di aver commesso un errore. “Devo andare”, non “deve”.
“I needs to go to Fiat Mirafiori” I say, and I immediately notice that I’ve made a mistake. “I need to go, not needs”.

La signora però ha capito: “Prenda il tram 18 allora. Ferma proprio qui. 6 fermate e poi deve scendere. Le regalo il mio biglietto, non mi serve più.”
But the lady understood anyway: “Get on tram 18. It stops right here. 6 stops and then you get off. You can have my ticket, I don’t need it anymore.”

“Grazie mille!”
“Thank you so much!”

“Arrivederci!”
“Goodbye!”

La signora se ne va e io mi sento molto fortunato.
The lady leaves and I feel very lucky.

Prendo il tram. Attraverso la città con i suoi bei palazzi alti e bianchi e i suoi larghi viali alberati. Quando scendo, vedo davanti a me un edificio di cinque piani, largo e bianco. Enorme. È la Fiat: la fabbrica di automobili più grande d’Italia e la più antica d’Europa. Persone da ogni regione d’Italia sono venute a Torino per lavorare qui. Anche mio padre. Entro dall’ingresso principale.
I get on the tram. I ride across the city, with its beautiful  tall white buildings and its wide tree-lined avenues. When I get off, I see  a wide, white, five-story building in front of me. It’s the largest car factory in Italy and the oldest in Europe. People from all parts of Italy came to Turin to work here. My father, too. I go inside through the main entrance.

Subito, un uomo dai capelli bianchi mi ferma. “Posso aiutarla?”
Immediately, a man with white hair stops me. “Can I help you?”

“Si, sto cercando informazioni su un uomo che lavorava qui circa 30 anni fa.”
“Yes, actually, I’m looking for information on a man who used to work here 30 years ago.”

“Allora mi dica, io lavoro qua da molti anni e ho conosciuto molte persone. Forse posso aiutarla. Ha mica una foto?”

“I’ve been working here for several years and I’ve met many people. Maybe I can help you. Do you have a photo?”

“Purtroppo no. So solo che si chiamava Carlo, era sposato con una donna di nome Paola. Io sono suo figlio, ma non l’ho mai davvero conosciuto. Mi hanno mandato a vivere in America quando è scoppiata la guerra. Ora lo sto cercando.”
“Unfortunately I don’t. I just know that his name was Carlo, he was married to a woman named Paola. I’m his son, but I’ve never met him. They sent me to America when the war broke out. I’m looking for him now”.

Ho provato mille volte queste frasi insieme alla mia insegnante Patrizia, le dico senza fare neanche un errore.
I rehearsed these sentences a thousand times with my teacher Patrizia and I say them without making any mistakes.

“Mmm… Carlo… Paola… trent’anni fa… è passato molto tempo” dice l’anziano.
“Hmm… Carlo… Paola… thirty years ago… it’s been a long time” says the old man.

“Lo so, ma io sono speranzoso” rispondo.
“I know, but I’m hopeful” I answer.

“Ricordo tre uomini di nome Carlo più o meno della mia età: uno ha lavorato qui fino a pochi anni fa, ma ora è in pensione. Un altro, un toscano, si è licenziato negli anni 60 per aprire un negozio di sartoria, che era il suo sogno. Il terzo invece era partito per la guerra, e poi non l’ho mai più visto.”
“I remember three men named Carlo who were about my age: one worked here until just a few years ago, but he’s retired now. And another one, a man from Tuscany, left in the 60s to open a tailor’s shop, which was his dream. The third one left for war and I haven’t seen him since”.

Vengo preso dalla paura: mio padre potrebbe essere morto, potrei non conoscerlo mai.
I freeze in fear: my father could be dead and I may never get to meet him.

L’uomo prende un foglio e inizia a scrivere:
The man takes a piece of paper and starts writing:

“Carlo Rastrelli – in pensione
Carlo Baldini – negozio di Sartoria “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – andato in guerra”

“Carlo Rastrelli – retired
Carlo Baldini – tailor’s shop “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – went to war”.

“Ecco tutto quello che so, spero di esserle stato utile. Buona fortuna, signor…?”
“This is all I know, I hope I was helpful. Good luck, mr….?”

“Italo. Grazie molte. È stato gentilissimo.”
“Italo. Thanks a lot. You’ve been very helpful.”

Inizierò le mie ricerche dal negozio di sartoria, visto che ho l’indirizzo. Non sto nella pelle. Ora ho alcuni indizi e soprattutto tanta, tanta speranza.
“I’ll start my research at the tailor shop, since I know the address. I can’t wait. Now I have some clues and, most importantly, a lot of hope.

 


Anche il terzo capitolo de “La Storia di Italo” è arrivato alla sua conclusione. Speriamo che vi sia piaciuto, a me e ad Erika piace molto fare queste storie e ci divertiamo anche con gli effetti sonori, io con la musica. Pensiamo sia un lavoro simpatico. A proposito, sono in compagnia di Erika in questo momento.

– Ciao.

– Erika che sta dietro alla scrittura dell’episodio, ha scritto la maggior parte di ciò che avete sentito fin’ora, mentre io lavoro sugli altri aspetti. Ma in ogni caso è un lavoro di squadra e penso il risultato sia buono. Vuoi dire qualcosa Erika?

– Sì, spero, come hai detto tutto, che vi piaccia la storia, che la troviate interessante, che vi intrattenga, che sia utile per il vostro italiano e che, appunto, possiate apprezzare il lavoro che facciamo.

– Detto questo, ci vediamo nel prossimo capitolo, nel quarto capitolo de “La Storia di Italo”. Ciao!

– Ciao!

Ma come si usa “magari”?! – Usi colloquiali #14 – VIDEO


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Ciao a tutti! Questo episodio potete trovarlo anche in formato video andando sulla pagina YouTube di Podcast Italiano, per la prima volta anche con i sottotitoli. Inoltre sul sito podcastitaliano.com troverete come sempre la trascrizione intera con la traduzione in inglese delle parole ed espressioni più difficili.

D: Ciao a tutti e bentornati in un nuovo episodio di Podcast Italiano. Oggi parliamo, Erika…

E: …della parola “magari”

D: Esattamente, una parola che è molto molto difficile in italiano. Perché è difficile “magari”?

E: Come dicevi tu,  sì, “magari” è molto difficile per gli stranieri, soprattutto, perché viene confusa con la parola “forse” come, diciamo, traduzione dell’inglese “maybe”, però ci sono dei casi in cui “forse” non può essere usato al posto di “magari”, cioè non sono sinonimi le due parole.

D: Esatto. Ci sono molti casi in cui “magari” e “forse” sono simili, con qualche differenza leggerissima (slight differences), ma non possiamo parlare di questi casi, perché se no il video diventerebbe troppo lungo. Abbiamo deciso invece di parlare solo di quei casi che possono essere utili per voi, quindi i casi in cui “magari” non può assolutamente essere sostituito da “forse” e quei casi in cui si possono usare entrambi ma il significato della frase sarà un pochino diverso in base al quale utilizziamo. Erika, sai l’etimologia di “magari”?

E: Ma certo, sono preparatissima! “Magari” deriva dal greco “makarios” che è un aggettivo chesignifica “felice” e infatti questa etimologia si ritrova in alcuni significati, in alcuni usi della parola “magari”, quando appunto “magari” è utilizzato come augurio (wish), speranza, desiderio.

D: Esatto, se pensate all’uso di “magari” di cui ho già parlato in questo podcast, se andate a sentire un episodio di “usi colloquiali” che linkerò nella descrizione, si rivede questo uso molto chiaramente. Quando diciamo infatti “se, magari!” rivediamo questo augurio, questo desiderio.

E: Sì, oppure “magari fossi ricco!” (I wish I were rich!)

D: Questa speranza, ecc.

Questo è Davide ed Erika del futuro, ci siamo accorti registrando questo video che usiamo “magari” tutto il tempo per spiegare come si usa “magari”. È impossibile non usarlo. Quindi fate attenzione a come lo usiamo, perché è interessante. Quando spieghiamo o facciamo delle supposiziondi scenari possibili (we’re discussing possible scenarios) utilizziamo spesso “magari”, dunque questo è un altro uso di “magari” di cui non parliamo, che però usiamo. Quindi fateci caso.

Casi in cui NON si può usare forse al posto di “magari”

Magari come proposta o consiglio

D: Partiamo dunque, Erika, dai casi in cui “magari” non può assolutamente essere sostituito da “forse”. Ce li vuoi raccontare?

E: Ma certo. Il primo caso è quello in cui “magari” viene utilizzato per fare una proposta o per dare un consiglio, per esempio:

“Magari potremmo andare in spiaggia domattina”.
“Mmh, sì! Magari ci vediamo per le 9?”

D: E in queste due frasi, sia il primo che il secondo “magari” sono proposte. Non possiamo usare “forse”, come abbiamo già detto.

“Ehi Davide, dove mi consigli di andare a Parigi?”
“Magari vai all’arco di trionfo, c’è un bel panorama lì”.

D: Questo invece è un consiglio, un consiglio che diamo in maniera più gentile. “Magari” ha questa funzione.

Magari come “metti”, “metti caso”, “non si sa mai”

E: Il secondo caso è “magari” utilizzato come “metti [che]” (suppose that), “metti caso”(similar to the previous one) “non si sa mai che” (you never now, …) oppure “non sia mai che” (In case.. / in the event that).

D: Sì, per esempio in una frase come:

“non so se venire al pub a quest’ora, magari poi si fa tardi (it gets too late) e domani voglio alzarmi presto”.
“Metti che poi si fa tardi / metti caso che poi si fa tardi / non si sa mai, poi si fa tardi e non voglio andare a letto tardi”.

Ho cambiato un po’ la frase comunque…non so se sapete queste altre espressioni. In ogni caso “magari” le può sostituire. E il secondo esempio, Erika?

E: Il secondo esempio è:

“Prendi una giacca che magari lì all’aperto fa freddo”.

Quindi, “non si sa mai che lì all’aperto faccia freddo”.

Magari come  “possibilmente”, “non sarebbe male se”

D: E poi abbiamo un terzo ed ultimo caso in cui “magari” non può essere sostituito da “forse”…

E: … ed è “magari” come “possibilmente”, “sarebbe bello se”. Quindi anche in questo caso, come abbiamo detto prima, un desiderio, un augurio.

D: O “non sarebbe male se”.

“Vorrei tanto parlare bene il tedesco, magari pure con una buona pronuncia”.

Quindi è una cosa in più, che non sarebbe male o sarebbe bello avere. Oppure?

“Vorrei tanto una villa in collina, magari con piscina”.

Al ristorante: “Per me una pizza margherita, magari con un po’ di olio piccante” .

Quindi questa è una è una richiesta, se è possibile ci piacerebbe avere qualcosa in più.
Ok, questi erano i tre casi, come abbiamo detto diverse volte, in cui “magari” non può essere sostituito da “forse”. Lo sottolineo perché è importante ed è un errore che gli stranieri fanno e suona davvero strano. Non so se prendiamo per esempio: “Dove mi consigli di andare a Parigi?” “Forse vai all’Arco di trionfo”. È molto molto strano, quindi potrebbe essere utile per voi cercare di capire quando non è il caso di usare “forse”.

Casi in cui si può usare forse, ma con una sfumatura diversa

E: Ora parliamo dei casi in cui si può usare sia “forse” sia “magari”, ma le due parole danno un significato leggermente diverso alla frase, quindi non sono del tutto sinonimi, ma non è sbagliato usare “forse”al posto di “magari”.

Magari come intenzione personale/idea

D: Primo caso: “magari” come intenzione personale oppure un’idea, così lo abbiamo classificato noi.

“Magari domani vado al cinema”

Perché l’abbiamo definito un’intenzione personale, Erika?

E: Perché, appunto, è qualcosa che io voglio fare e che dipende da me. Cioè, il fatto che io lo farò oppure non lo farò dipende dalla mia volontà (will), dalla mia voglia; comunque è una mia decisione.

D: Infatti se prendiamo “forse”, quindi la stessa frase ma con “forse”:

“Forse domani vado al cinema”

L’idea che abbiamo è che non sono sicuro ma non dipende solamente da me. Quindi non sono solo io che voglio ma non sono sicuro, magari per esempio i miei amici hanno anche altre idee. Potrebbero voler andare ad una mostra d’arte moderna o al ristorante. Non so se andremo al cinema, forse andremo.

E: Sì, si suppone che (it is assumed that) avete parlato di andare al cinema, però non è ancora sicuro. Perché? Perché dipende da, appunto, altri fattori che non sono te ma sono per esempio i tuoi amici.

D: Facciamo altri esempi, Erika, per spiegare meglio.

“Magari quest’estate compro una macchina nuova”, che significa che non sono sicuro, magari sì, magari no, devo decidere io.

E: Esatto, sono io a dover scegliere.

D: Tra l’altro c’è anche un altro uso colloquiale, come mi piace chiamarli, in italiano, molto colloquiale, che è “quasi quasi(I may even..), e potrebbe essere utilizzato al posto di questo “magari”.

“Quasi quasi quest’estate compro una nuova macchina”. (This summer I may even buy a new car / You new what? I may buy a new car this summer).

È come una tentazione, no? Potremmo chiamarla così, una tentazione che ho. “Quasi quasi mi mangio un gelato”,”quasi quasi vado in Brasile”.

E: Cioè, se mi viene voglia (if I feel like doing it) la faccio.

D: Esatto. E “magari” è simile, forse un po’ più ampio come uso. “Quasi quasi” è proprio quasi una tentazione che abbiamo. “Magari” ha un uso più a un uso più ampio, quindi “magari quest’estate compro una nuova macchina” che è diverso da “forse quest’estate compro una nuova macchina”.

E: Sì, in questo caso a “forse quest’estate compra una nuova macchina” non posso sostituire “quasi quasi quest’estate contro una nuova macchina”, perché appunto è un significato diverso.

D: “Forse” quindi.. dipende da tanti fattori.

E: Esatto. Magari l’ho già vista però non so se avrò i soldi, non so se sarà in vendita il modello che mi piace, quindi una serie di elementi che non dipendono soltanto da me.

– È divertente come utilizziamo”magari” per spiegare l’uso di forse, un “meta-uso” (meta-usage) strano. Comunque, ultimo esempio:

“Magari imparo a suonare il piano quest’estate”

Quindi è un’idea, quasi quasi lo faccio, potrei anche dire (che) non so se lo farò o no, però dipende sostanzialmente da me e dalla mia voglia di farlo o di non farlo.

E. Sì, se invece dico “sai che forse quest’estate imparo a suonare il piano?”, vuol dire per esempio che ho trovato un insegnante o che qualcuno mi ha proposto di imparare o comunque che è già successo qualcosa per cui si è aperta questa possibilità, però non dipende del tutto da me.

D. Esatto, magari c’è una possibilità (di nuovo “magari”!)… “magari” si usa anche in questo modo, per fare supposizioni (guesses). Si è aperta una possibilità, si è mostrata a noi questa opportunità di fare qualcosa. Un ultimo esempio:

“Magari oggi pomeriggio incontro il mio professore per la tesi.”

Tesi di laurea, (graduate thesis) devo scriverla e devo parlare con il professore. Magari lo faccio oggi. Dipende da me, se decido di andare oppure no. Quindi magari dipende dalla nostra voglia, dal nostro desiderio.

E: Esatto. Se invece dico:

“forse oggi pomeriggio incontro il mio professore per parlare della tesi”,

In questo caso l’idea è non tanto che dipende da me ma che magari dipende… che magari dipende da lui, quindi che per esempio gli ho scritto per chiedergli se possiamo vederci e sto aspettando la sua risposta, per esempio.

Magari come speranza ottimistica

E infine “magari” come speranza ottimistica (optimistic hope), augurio o desiderio.

“Provo a telefonare al ristorante, magari c’è posto(there’ room, meaning “they have free tables).

Quindi: non so se c’è posto, spero ci sia, è ciò che mi auguro. Se invece dico:

“provo a telefonare, forse c’è posto”, che cosa vuol dire?

E: Vuol dire che ho degli elementi che mi fanno pensare che esiste la probabilità che ci sia posto, per esempio so che il martedì sera non c’è mai tanta gente, sono passato davanti al locale e ho visto che c’erano dei tavoli vuoti…

D: Esatto. “Forse c’è posto sai? Forse il martedì c’è posto, oggi è martedì, forse oggi c’è posto.” Mentre se dico “magari c’è posto”..

E: Vuol dire: “Spero ci sia posto”. Guardate questa faccia: “Magari c’è posto”. Non so, non ho elementi per dirlo. Lo spero. Magari sì, magari no. “Forse” invece ha qualche elemento [meglio: se diciamo “forse” abbiamo qualche elemento”]. Viene utilizzato perché abbiamo qualche elemento che ci fa dire questa cosa. Un altro esempio:

“Magari piaci a Giulio dopotutto, sai?”
– “Eh, magari!”

D: Esatto, questi due usi sono collegati. Non so se piaci a Giulio però non si sa mai, magari gli piaci, mi auguro per te che sia così. Sarebbe bello se fosse così. Ricolleghiamoci all’etimologia di “magari”, no? Qualcosa di.. non so di felice, di positivo, che ci piacerebbe fosse realtà. Se invece dico:

“Mah, forse piaci a Giulio dopotutto”…

E: Mi fai nascere un sacco di speranze (=mi fai sperare), perché penso che tu abbia degli elementi per dirlo. Per esempio, l’hai sentito parlare di me, gli hai sentito dire qualcosa che ti fa pensare questo L’hai visto fare qualcosa (I saw him do something) che ti fa pensare questo. Mentre prima, quando dicevi “magari” era una tua idea, però senza un fondamento. Mentre “forse” significa guarda che c’è questa probabilità.

D: Spero che queste spiegazioni siano chiare, ci rendiamo conto che (we realize) è difficile, quindi come sempre… non saprete usarli perfettamente fin da subito, però magari (e questa è una speranza ottimistica), magari quando sentirete  – e non forse [in questo caso] – quando sentirete in futuro “magari” oppure “forse” direte: “Ah! Sì, forse rientra in questo caso di cui avevano parlato. Potete sempre tornare a vedere il video o rileggere la trascrizione per confermare i vostri sospetti Detto questo Erika, è arrivato il momento del maxi-dialogo!


Maxi-dialogo

Mi sono stufata di (I’m tired of) stare a casa con questo bel tempo, magari domenica vado al mare!

– Ah sì? Dove?

– Non lo so ancora, vorrei andare in un posto vicino, magari raggiungibile (reachable) in treno.

– Magari vai alle cinque terre.

– Sì, magari! Buona idea.

– Forse però domenica non ci sono i treni, ho sentito che c’è sciopero (there’s a strike) domenica. Fa attenzione.

– Ah già è vero. Però magari qualche treno c’è comunque.

– Magari prova a controllare sul sito, che poi magari vai alla stazione non c’è nessun treno. E cosa fai?

– Sì, sì, allora poi magari dopo do un’occhiata (I will check out) al sito. Ma perché non vieni anche tu?

– Eh, magari! Domenica devo andare da mia suocera (mother-in-law).

– Ah, vabè, allora magari poi ci vediamo per una birra.


 

Inoltre Erika, volevamo parlare dell’intonazione di “magari” nella frase “Sì, magari!”

E: Sì. vedi che tutti e due questi “magari” sono seguiti dal punto esclamativo (!). Anche qua potresti dire: “Sì, magari!” [con un’intonazione diversa]. È molto importante l’intonazione.

D: Esatto abbiamo.. ho già parlato in “usi colloquiali” di “seee, magari!”. Quindi l’intonazione è sempre importante. Se dico “sì, magari” è una possibilità, magari lo farò. Se dico: “see, magari!” intendiamo che non lo farò. Mi piacerebbe molto. “Magari potessi farlo!” ma non posso.

Direi che questo è tutto. Speriamo vi sia servito questo video.Vogliamo ricordarvi di seguirci sui social, su Facebook, su Instagram. Erika sempre bravissima, sempre attivissima!

E: Attiva!

D: Attivissima, fa un sacco di post bellissimi, mai visti prima su nessun altro canale.

E: Guarda, mi ha contattato anche la concorrenza (our competitors) per chiedere se gestivo la loro pagina Instagram, stupiti dal mio lavoro. Te lo dico, fai attenzione. E [siamo] anche su VK. Se siete russi o parlate la lingua russa e usate VK seguite su VK “Podcast Italiano – учи итальянский с итальянцем“. E questi sono tutti i nostri social. Grazie per l’attenzione e ci vediamo in un prossimo video. Ciao ciao!