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Schiavi dei nostri telefoni (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #51


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Lezioni di italiano con me ed Erika!

In questo episodio di Riflessioni senza trascrizioni io (soprattutto) ed Erika parliamo della nostra (soprattutto la mia) dipendenza dal telefono, da internet, dai social media e dai podcast. È un argomento molto attuale per ognuno di noi e ci piacerebbe che ci diciate cosa ne pensate in merito.

Qualche link interessante:

Precedente episodio sulla dipendenza dagli smartphone
Video di CGPGrey sull’attenzione nel mondo moderno (in inglese)

Durante l’episodio eravamo presi nella discussione e non abbiamo spiegato nessuna parola. Ho deciso comunque di riportarvi qualche frase e parola difficile qua sotto:

Mi sembra di non avere un arto… / arto = limb (braccio o gamba)
Non è uno stile di vita che fa per molti / non fa per me = it’s not for me
Provo una sensazione di malessere = non mi sento a mio agio
Sproloqui = parli troppo
Le posso fare solamente se mi ricompenso = se mi premio, se mi do una ricompensa/un premio
è un modo per mettere a tacere la tua voce interiore = far stare zitto = make it shut up
Si dà il caso che ho uno speaker = I just so happen to have a speaker
I miei dati sono falsati = skewed, misrepresented
Credo che queste statistiche siano un po’ pompate = esagerate, troppo alte (slang)

 

La parola “ciao” – Intermedio #13


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
In questo episodio di livello intermedio vi parlerò di una delle parole italiane più conosciute al mondo: sto parlando di “ciao”. Prima di iniziare, vi ricordo che potete leggere la trascrizione di questo episodio su podcastitaliano.com, dove troverete la traduzione delle parole più difficili.

Partiamo dall’etimologia, che per quanto riguarda la parola “ciao” è davvero interessante. Infatti la parola “ciao” deriva dal latino “sclavus”. In latino questa parola significava in origine “slavo”, ovvero una persona appartenente all’etnia  degli slavi. (belonging to the ethnicity of Slavs) Ma da sclavus deriva anche la parola “schiavo” (“slave” in inglese). Come si spiega? (how do you explain that?) Beh, dato che la maggior parte degli schiavi ai tempi dei romani veniva dalla regione dei Balcani, la parola “sclavus”, cioè “slavo”, assunse il significato di schiavo (took on the meaning of “slave”– assunse = passato remoto di assumere), servo,appunto.

Nella regione del Veneto, l’espressione “s-ciavo” (ovvero [sono vostro] schiavo), derivante appunto dalla parola “sclavus” e divenuta (=diventata) poi “s-ciao” era utilizzata come forma di saluto (greeting) Perché la parola “schiavo” veniva utilizzata per salutare altre persone? Beh, auto-definirsi “schiavo” di qualcuno significava mostrare profondo rispetto nei confronti del proprio interlocutore. Probabilmente si trattava (=era) infatti di un registro decisamente formale.
Dal veneziano “s-ciao”, il saluto è poi passato al lombardo nella forma “ciao” e da lì all’italiano, diventando sempre più diffuso in tutta la penisola dal 1800  in poi.
“Ciao” non è utilizzato solo in italiano, ma in tantissime altre lingue: in inglese, in spagnolo, in francese, in tedesco, e persino in lingue più lontane come il russo, l’estone o il macedone. Anche in Ungheria, dove mi trovo ora in Erasmus, ho sentito “ciao” pronunciato da qualcuno come saluto.

Perché “ciao” è così diffuso? Si pensa che sia stata l’immigrazione italiana a diffonderlo (it was the italian immigration that spreaded it) in tantissimi paesi del mondo. Noi italiani siamo andati un po’ in tutto e il mondo e, tra le tante cose che abbiamo esportato, c’è anche la parola “ciao”. Inoltre (ma questa è la mia teoria personale) la parola “ciao” è divertente da pronunciare (fun to pronounce). Sembra una parola simpatica (fun, nice, pleasant), una parola amichevole, come “aloha” in hawaiano. Secondo me il fattore fonetico potrebbe aver contribuito al suo successo. (might have contributed to its success)
Una differenza importante, però, è che nelle altre lingue “ciao” viene solitamente utilizzato solo per congedarsi (say goodbye), mentre in italiano si può utilizzare sia quando ci si incontra sia quando ci si congeda.

 

In italiano, “ciao” è considerato un saluto informale, che si può rivolgere (that can be addressed) ai propri familiari o amici.
Tuttavia, nella lingua di oggi, è sempre più comune utilizzare “ciao” per salutare persone che non conosciamo. Un giovane che si rivolge ad un altro giovane (o a una persona non troppo più anziana, diciamo fino ai quarant’anni) anche se non lo conosce, lo saluterà con “ciao”, dandogli del tu (addressing him with the informal “tu”). Quando “si da del tu” infatti ci si saluta dicendo “ciao”, mentre quando si da del “Lei” (address sb with the formal “Lei”) ci si saluta dicendo “buongiorno/buonasera”. Utilizzare sempre meno la forma di rispetto “Lei”, e sostituirla con “tu” è una tendenza dell’italiano di oggi. È normale entrare in un negozio ed essere salutati oppure salutare con un “ciao”. È invece molto raro salutare con “ciao” e dare del tu a persone anziane (eccetto i propri nonni, parenti o persone con cui si ha molta confidenza) o a persone che occupano posizioni di rilievo (prominent positions) (es professori, avvocati, medici, politici, ecc).

 

Infine, volevo parlarvi della canzone più famosa che ha nel titolo la parola “ciao”, ovvero…
[musica]
Si tratta di Bella Ciao, canto popolare nato tra i partigiani (partisans) durante la Seconda Guerra Mondiale, che combattevano contro l’invasore (invader), come viene chiamato, nazi-fascista. Dopo la guerra “Bella Ciao” ha avuto una grandissima fortuna (qui avere fortuna = avere successo), venendo cantata, tradotta e diffusa in tutto il mondo. Esistono tantissime versioni di “Bella Ciao” e altrettanto numerose sono le versioni storiche che cercano di rintracciare le sue origini. (track down its origins) Così numerose che un professore della mia precedente università ha dedicato un libro intero alla storia della canzone.
Benché “Bella Ciao” sia nata [in Italia] e legata alla vicende italiane,  in molte parti d’Europa è diventato un canto di ribellione (song of rebellion) contro regimi nazionalisti. Bella Ciao è stata cantata durante le proteste contro Erdogan nel 2013 in Turchia e nel 2015 per manifestare solidarietà (show solidarity) alle vittime dell’attacco terroristico nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi.
Alla fama di Bella Ciao ha contribuito (=helped it become more  famous) anche il suo utilizzo nella serie La Casa de Papel, che io personalmente non guardo, ma che è molto, molto famosa.
[Musica “Casa de Papel”]
La versione cantata nella serie è diventata poi un remix creato dal dj Hugel, che a giudicare dai 63 milioni di visualizzazioni su YouTube, ha riscosso un successo enorme (has been very successful).
[Remix di Hugel]

Questo è tutto quello che volevo raccontarvi in merito alla parola “ciao”. Spero che l’episodio vi sia piaciuto. Se è così, vi invito ad ascoltare gli altri episodi del podcast e, se vi sentite particolarmente gentili, potreste lasciare una recensione positiva a Podcast Italiano su Apple Podcasts. Vi ringrazio per l’ascolto e ci sentiamo nel prossimo episodio.

Ciao!

SentiteVI questo episodio! – Usi colloquiali #13 – VIDEO


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Stasera guardo un film. Stasera MI guardo un film. Ma qual è la differenza?!

Ciao a tutti! Benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di “Usi colloquiali, per la prima volta dal mio appartamento di Budapest, di cui vedete in realtà solo delle tende e un muro, però non importa. Direi di partire subito con l’uso colloquiale di oggi, che è abbastanza diffuso in italiano.

Partiamo subito con alcuni esempi che mi sono scritto.

Stasera MI guardo un film.
TI SEI mangiato una torta intera?
Mio fratello SI sta girando l’Europa in bici.

Dunque… vedete qualcosa di strano in queste fasi? La forma normale che ci aspetteremmo sarebbe:

Stasera MI guardo un film.
TI SEI mangiato una torta intera?
Mio fratello SI sta girando l’Europa in bici.

Nelle frasi modificate c’è qualcosa di diverso, vediamo se riuscite a capire che cosa cambia. Facciamo altri esempi dunque, prima la forma normale questa volta, e poi quella modificata.

Io e Carlo andiamo a fare una passeggiata.
Io e Carlo andiamo a farCI una passeggiata.

Avete fatto una bella vacanza!
VI SIETE fatti una bella vacanza!

Beatrice ha letto tutti i libri di Harry Potter in un mese.
Beatrice SI È letta tutti i libri di Harry Potter in un mese.

Penso abbiate notato cosa c’è di diverso in queste frasi modificate.

  •  l’ausiliare “avere” diventa “essere” (quindi “ho mangiato” diventa “mi sono mangiato”) esattamente come in un verbo riflessivo.
  •  Viene aggiunto il pronome. “MI sono guardato”, “MI sono mangiato”, ecc.

Immagino abbiate sentito un uso simile, che in realtà non è colloquiale, anzi è decisamente normale.Per esempio:

  • mi lavo le mani.

Cosa vuol dire: “mi lavo le mani”. Che le lavo a me stesso, no? Quindi non è
esattamente lo stesso caso, perché se io dico:

  • Mi guardo un film

non possiamo dire che guardo un film a me stesso, non ha senso.

Oppure:

  • “Antonio si è tagliato la barba”.

Antonio ha tagliato la barba a se stesso, perché può anche tagliarla a un’altra persona. Se è un barbiere la taglia a qualcun altro, no? Mentre, non so… “mi vado a fare una
passeggiata” non vuol dire che faccio una passeggiata a me stesso. La costruzione è simile, c’è solo questa differenza.

Allora qual è la differenza tra “mangiare una torta” e “mangiarsi una torta”?Oppure “guardare un film” e “guardarsi un film”?

  • C’è una differenza nel registro, perché mangiarsi una torta è più colloquiale. Ma oltre ad essere colloquiale, c’è anche una…
  • sfumatura di soddisfazione, di piacere, di godimento.

Se io dico che “mi mangio una torta” probabilmente questa azione mi apporta piacere, no? È qualcosa che mi piace fare. Se dico che” mi sono mangiato un panino” e non che “ho mangiato un panino”, semplicemente ma MI SONO mangiato un panino probabilmente è un’azione che mi è piaciuta, o almeno da questa frase si evince, si capisce che è qualcosa che mi ha dato un senso di soddisfazione.

Ci sono anche altri verbi in italiano in cui compaiono dei pronomi che non sappiamo spiegare, per esempio “andarsene“. Tralasciamo il “ne”, non ci interessa…. cioè “ne” significa “da qui”, quindi “andiamo via da qui”, in teoria.

Però a cosa serve il “se”? Cioè, “io ME ne vado”, “tu TE ne vai”, “lui SE ne va”, “noi CE ne andiamo”, “VE ne andate”, “SE ne vanno”. A cosa servono questi pronomi? Questi pronomi non hanno un vero significato, perché io posso dire “vado a casa”, posso anche dire “me ne vado a casa”. Sicuramente “me ne vado a casa” è un
pochino più colloquiale, è un registro più basso. Seconda cosa: c’è una sfumatura
di fastidio. Sicuramente è una frase più diretta, quasi aggressiva. Per esempio se dico… se do un ordine e dico: “vattene via!” “Vattene via” è una frase molto forte, molto diretta, più diretta ancora di “vai via”.
Quindi in questo caso non c’è questa sfumatura di piacere, anche se ci può essere in altri contesti. Se per esempio dico: “domani me ne vado in montagna”, significa che probabilmente mi piacerà che mi godrò la montagna. (vedrete ? “MI godrò la montagna”, anche lì c’è questa particella pronominale)

Frasi colloquiali in cui è obbligatorio il pronome

Volevo parlarvi di alcune frasi colloquiali in cui è obbligatorio il pronome. Vi faccio alcuni esempi. Per esempio se dico:

  • Stasera ci spariamo/facciamo una birra.

o cose di questo tipo. Cosa vuol dire? Che prendiamo una birra, di fatto. O beviamo una birra. Non possiamo dire: “Raga ,spariamo una birra” o “raga, facciamo una birra” perché
“fare una birra” significa produrla. Semplicemente è un uso molto colloquiale in cui obbligatorio dire “ci spariamo”, “ci facciamo”, altrimenti la frase non ha alcun senso.

 


 

Questo è un uso colloquiale molto diffuso, vi consiglio di provare a utizzarlo quando parlate, perché sicuramente sembrerete più italiani. So che non è facile, quindi questi video come sempre servono più che altro per farvi abituare. Così magari quando lo sentirete vi ricorderete questa spiegazione, più o meno ciò che vi ho detto. Vi sarà più chiaro. Però se riuscite ad iniziare ad usarlo sicuramente “fa molto figo”, come si suol dire, è una cosa che vi renderà più italiani.

E adesso il maxi-dialogo. Purtroppo come vedete non c’è Erika in mia compagnia, quindi dovrò fare il lavoro “della Erika” da solo, però cercherò di fare del mio meglio.

Maxidialogo

– Ciao Davide, ho visto che vi siete fatti un bel viaggetto questo weekend. Siete andati a Budapest?

– Sì, sì, ci siamo sparati 15 ore di autobus da Torino, però ne è valsa la pena. (nd: in questo caso “spararsi” non indica piacere, ma il contrario. Però è molto colloquiale)

– Ma avete girato tanto lì a Budapest?

– Eh, ci siamo fatti 70 chilometri a piedi in due giorni, quindi direi di sì.

– E che vi siete mangiati, è buono il cibo lì?

– Sì, ci siamo sparati tanta di quella birra.

– E poi c’è il Goulash che è famoso in Ungheria, c’è anche la Paprica che è molto famosa. Me la sono anche comprata come souvenir. È davvero bella la città, se puoi vacci, te la consiglio moltissimo.

– Mi hai fatto venire voglia. Stasera mi compro i biglietti. Comunque che fai stasera?

– Penso che io e Fabio andremo a vederci un film, però prima pensavamo di mangiarci una pizzetta alle 8 a casa mia. Ti va di venire?

– Certo, mi faccio la barba e poi vengo!

Questo era tutto per oggi, riascoltatevi questo video, riguardatevelo per poter capire meglio, ascoltatevi i nostri podcast, guardatevi tutti i video che abbiamo fatto e imparatevi questo uso perché potrebbe tornarvi utile in futuro.

Detto questo ci sentiamo molto presto (o almeno spero).

Ciao!

Come ci sta cambiando l’Erasmus? (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #50

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Dopo più di un mese (!) dall’ultimo episodio io ed Erika torniamo a parlarvi nelle cuffie, questa volta vi raccontiamo come ci sta cambiando l’esperienza Erasmus e come ci ha già cambiato dopo due mesi circa. Speriamo che vi piaccia! Ecco alcune parole che abbiamo usato:

Fare da Cicerone = fare da guida turistica
Attaccare bottone = iniziare a parlare con una persona sconosciuta
Farsi i fatti propri = non interessarsi della vita degli altri
Commesso = negoziante
Fraintendimento = misunderstanding
Fare una figuraccia, brutta figura = to cut a poor figure
Mestiere = lavoro
Massaio/a = persona che si occupa della cura della casa / casalingo/a
Indumenti = vestiti
Il cibo va a male = goes bad
Esperienza che mi ha segnato = ha avuto un impatto profondo su di me
Mail minatoria = mail di minacce
Celere – veloce
è affar tuo = te ne devi occupare tu
Mantenere i nervi saldi = non innervosirsi, rimanere calmi
Perdersi d’animo = scoraggiarsi
A colpo sicuro = senza indugio = con estrema sicurezza
Essere accomunati da qualcosa = avere qualcosa in comune

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un mese di Erasmus! (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #49


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Dopo una lunga assenza, ritorna Podcast Italiano e ritornano le riflessioni senza trascrizioni. In questo episodio “a distanza” io ed Erika parliamo delle nostre impressioni dopo un mese passato in Erasmus, io a Budapest (Ungheria) ed Erika a Łódź(Polonia). La qualità non è quella a cui siete abituati, vi chiediamo perdono e speriamo che l’episodio possa piacervi comunque. Ecco alcune parole difficili che abbiamo detto nell’episodio.

Stipulare un accordo = firmano un accordo
Repetita iuvant = è utile ripetere (in latino)
Un peso che gravava – gravare = pesare
Avere modo = avere possibilità
Conoscere a menadito = molto bene,
Industria tessile = che produce stoffe, tessuti, ecc.
Excursus = divagazione
Sminuire = dismiss
Sopperire (a una mancanza, lacuna, ecc.) – bridge (a gap), overcome (a lack of something)

 

 

 

 

La vita in un ostello di Budapest – Riflessioni senza trascrizioni #48


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Dopo un’assenza lunga, finalmente ritorna la rubrica più amata da grandi e bambini: riflessioni senza trascrizioni. Questa volta, per la prima volta, da Budapest. Volevo raccontarvi tante cose, ma alla fine ho parlato principalmente del luogo dove ho vissuto finora e dove starò fino alla fine di settembre. Penso sia più interessante di quanto sembri descritto in questo modo..
Ecco alcune parole che ho spiegato nel corso dell’episodio:

Rendervi partecipi
Afta
Gengiva
Le difese abbassate
Preannunciato
Letto a baldacchino
Semi-cerchio e mezza luna
Non è venuto perfetto
Macchia
Adibito a bagno – che fungono da bagno
Gabinetto, lavandino
Stendino / stendibiancheria
Soffito
Bucato
Felpe
Inquietare
Affabile, loquace
Essere il giorno e la notte / Agli antipodi
Grande e grosso
Prendere di mira
Fedina penale

#47 – La mia esperienza linguistica! (parte 2) – Riflessioni senza trascrizioni


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Ciao! Io fisicamente mi trovo a Budapest, ma in questo episodio Davide del passato vi continua a raccontare la sua storia linguistica che aveva già iniziato nel primo episodio. Ascoltate quello prima di continuare ascoltando questo. E come sempre, alcune parole utili che ho spiegato:

Dare sui nervi
Presi bene (slang)
Di tutto un po’
Tra me e me
Lasciare cadere = mollare
Chiedere la mano
In modo massiccio
Alla cieca
Ho accennato
Lampante