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Ho sbagliato a pronunciare alcuni suoni tutta la mia vita! [not clickbait] – Riflessioni senza trascrizioni #12

La triste storia su come ho sbagliato a pronunciare alcuni suoni tutta la vita senza saperlo. Ecco alcune parole usate nell’episodio che magari non conoscete:

Ciao a tutti belli e brutti
Carpire
Settentrionale
Meridionale
Impappinarsi
Fare caso – notare
Fare caso – rivolgere l’attenzione

#13: Vladimir Skultety. Lingua e personalità, choc culturali, apprendimento scolastico e molto altro!


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Ciao a tutti, ecco a voi la seconda parte dell’intervista a Vladimir Skultety. Se non avete ascoltato la prima parte e non sapete di chi sto parlando, Vladimir è un poliglotta slovacco che conosce la bellezza di 19 lingue. Benissimo, peraltro. L’italiano, come potrete notare, lo parla molto molto bene ed oltre a questo ha molte cose interessanti da raccontare. Abbiamo parlato di lingue e personalità, shock culturali, accenti quasi perfetti e tanto altro. Ascoltate la prima parte prima di questa, se non lo avete ancora fatto. Vi ricordo che siamo su instagram su podcast_italiano e su YouTube. E ora, torniamo alla nostra chiacchierata. Buon ascolto!
D. Se qualcuno ti dice: “ma Vlad, è inutile imparare altre lingue. Se sai l’inglese non serve”, che cosa gli dici?
V. Ma da un certo punto di vista ha ragione ma dipende da tantissimi fattori. Quindi, se lavori in un ambiente dove tutti parlano inglese o ti capiscono se lavori in un campo dove esprimersi ed essere capito esattamente così come vuoi essere capito non è così importante. Cioè voglio dire, ad esempio sei un businessman (in italiano: imprenditore, uomo d’affari) – ti bastano soltanto i numeri 10, 15, 100.000. Lì certo, l’inglese ti basta. Ma se ad esempio devi lavorare in Albania perché, non so, ti sei sposato, nessuno, veramente nessuno parla inglese, allora sì, devi imparare l’albanese. È logico. Quindi dipende da tantissimi fattori ma è anche vero che in tantissime circostanze l’inglese è assolutamente sufficiente.

D. Se potessi con uno schiocco delle dita imparare tutte le 6-7000 lingue del mondo, lo faresti? Accetteresti? O preferisci impararle tu?
V. Perché no? perché no. Il processo d’apprendimento di una lingua secondo me è soltanto un ostacolo tra me quando non parlo la lingua e me quando la parlo. È soltanto un ostacolo, a me non piace imparare le lingue, a me piace parlare le lingue. E quindi sì, perché no? 7000 lingue.. buono!
D. Quindi per te il processo in sé non è una cosa piacevole?

V. No, non tanto.
D. Questo è interessante, perché molti dicono che è importante che il processo sia… [interessante].
V. Certo, cerco di renderlo interessante e piacevole, ma come ho detto è soltanto un ostacolo, qualcosa come un male che deve essere accettato.
D. Conoscere 19 lingue ti ha cambiato in qualche modo, nel senso, come vedi il mondo? Perché c’è questo dibattito sul fatto che alcune persone dicono che una lingua ti fa vedere il mondo in un modo diverso, alcuni dicono “no, in realtà sei fondamentalmente la stessa persona che semplicemente usa un codice diverso. A me interessa sentire la tua risposta, perché tu hai vissuto anche a Taiwan dove penso che la mentalità sia completamente diversa da quella europea in cui sei cresciuto. Cosa ne pensi?”
V. Prima ero dell’opinione (meglio: dell’avviso) che con ogni lingua si cambia un po’. Però più conosco il mondo delle lingue, più sono sono su questa terra come uomo, più penso che la lingua è soltanto un mezzo di comunicazione. Anche se è molto diversa dalla lingua che bella lingua che già parli e viene da una cultura che è anche molto molto diversa come il cinese ad esempio. Se veramente parli la lingua bene il tuo personaggio (Vlad intendeva “il carattere” o “la personalità”) non cambia. Cioè tu hai un personaggio (vedi sopra) che rimane lo stesso, usi soltanto un altro mezzo di comunicazione per trasmetterlo, per comunicarlo. Perché penso che sia così? Parlando con le persone che sono assolutamente bilingue vedo che se parliamo in ungherese o se parliamo in slovacco è la stessa persona, con lo stesso personaggio (vedi sopra). Quindi secondo me se parli la lingua veramente veramente bene il personaggio (vedi sopra) non cambia, magari un pochino qui e là ma non è come se fosse un personaggio (vedi sopra) completamente diverso. Se è così hai fatto qualcosa di sbagliato secondo me, ma questo soltanto la mia opinione personale.

V. Come ti sei trovato in Asia, dato che hai vissuto, come dicevi, a Taiwan. Non so quanti anni, diversi anni immagino. 5 anni? Come ti sei integrato nella società? Avevi amici?
T. Sì, allora.. Taiwan ed io abbiamo un rapporto molto complicato. Da un lato mi è piaciuto molto perché sono cresciuto come persona, sono sono cresciuto come Vladimir. Ma dall’altro lato (questi) 5 anni erano (sono stati) i 5 anni più difficili della mia vita, perché la cultura è veramente molto molto differente Se sei uno come me che vorrebbe imparare la lingua locale come la parlano lì..- io ho dovuto completamente cambiare il mio atteggiamento e anche il personaggio (vedi sopra) da un certo punto di vista. Fare qualcosa di questo tipo è molto molto pericoloso perché sai, se cambi il tuo atteggiamento un po’, se cambi i tuoi, non so, magari valori anche, per capire la gente un po’ meglio e parlare la lingua un po’ meglio, dopo un po’ di tempo ti non ti ricordi più che l’hai fatto apposta. Semplicemente dimentichi che l’avevi fatto apposta e sei veramente cambiato, sei un uomo nuovo e questa è una cosa molto pericolosa. Quindi è soltanto un dettaglio di centinaia di dettagli che potrei spiegarti e di cui potrei raccontarti. Taiwan è un’isola molto molto isolata, culturalmente, politicamente, dal punto di vista della lingua. Conosco soltanto Taiwan, i taiwanesi. È molto difficile vivere in un ambiente così, soprattutto se hai una mente più aperta. L’aria non si può respirare così, come ad esempio, qui in Europa. C’è veramente tantissima gente, quindi hai una strana sensazione di essere sotto pressione tutto il tempo, di essere osservato, tutti ti guardano perché sei l’unico bianco, sei più alto del resto (meglio: degli altri). Io, come ti ho detto, non mi piace essere nel mezzo dell’attenzione (meglio: al centro dell’attenzione, quindi non mi sono trovato molto bene. Io ero veramente in un ambiente mandarino. Parlavo mandarino dal mattino alla sera, tutti i miei amici o la maggior parte dei miei amici erano taiwanesi, la mia fidanzata era taiwanese e ho lavorato in un’azienda taiwanese. Ho fatto del mio meglio per integrarmi nella società ma è stato molto molto difficile e dopo 5 anni, quando mi sono tornato a casa ero come “brain dead”. Non so come spiegare.

D. Esaurito, senza più energie mentali.

V. Anche di più, era una sensazione stranissima. Avevo uno choc culturale, (del tipo) sono tornato a casa e all’improvviso non c’era nessuno per la strada. Non era vero, era soltanto un’illusione paragonato..
D. Un apocalissi zombie aveva colpito la città. (come se […] avesse…)

V. Esatto, esatto. Pensavo che ci fosse.. come si dice “famine”?

D. Una carestia.
V. Una carestia o qualcosa del genere. Dove sono andati tutti?

D. Dove sono spariti? [ride]
V. Sì [ride]. È stata un’esperienza molto pesante ma ho sopravvissuto quindi sono qua e continuiamo, andiamo avanti.
D. Che cosa rappresenta la Slovacchia e lo slovacco per te? Perché questa è una cosa che mi interessa molto e (la) chiedo sempre ai poliglotti. C’è qualche differenza, parlando proprio della lingua, tra lo slovacco e tutte le altre lingue che hai imparato e magari parli benissimo? A livello emotivo, a livello primitivo?
V. Interessante sentire questa domanda perché anche se io sono sono nato in Slovacchia ma sono andato in un asilo ungherese, poi una gran parte della mia gioventù, posso dire così?
D. Dell’infanzia.
V. Dell’infanzia, sì ho passato (l’ho passata) negli Stati Uniti. Poi ho visto anche altri paesi quando ero ancora abbastanza giovane. La Slovacchia non è nel mio cuore come (lo) sarebbe se io fossi cresciuto soltanto in un posto senza muovermi così tanto. Nonostante che sia un paese abbastanza piccolo.. ma magari è esattamente per questo che ci sono tantissime tantissime culture locali, regionali, quindi nel nord sono più vicini ai polacchi, nell’oriente sono più vicini agli Ucraini. Ucràini?
D. Sì, qualcuno dice Ucràini, qualcuno Ucraìni.
V. Ucraìni. Poi nel sud dove sono io siamo più vicini agli ungheresi. Io non sono molto legato alla Slovacchia come paese e neanche alla Ungheria, (il) che è molto interessante. Se sono legato a qualcosa è la mia città natale. Qui direi che è (c’è) una sub-cultura locale, perché siamo veramente vicini, siamo a 20 chilometri dalla frontiera (più comune “confine”. Con “frontiera” di solito si intende la dogana, dove vengono effettuati controlli) con l’Ungheria e soltanto 70 chilometri dalla frontiera con l’Ucraina ed è una città abbastanza grande, con una bella storia. Quindi esiste una certa sub-cultura qua, abbiamo un dialetto che usiamo e sono più legato a questa città che alla Slovacchia. Quindi se parlo nel mio dialetto – e non è neanche un dialetto forte, soltanto un accento con parole dell’ungherese e del gitano qua e là – magari qualche suffisso cambia, ma non è veramente un dialetto diverso. Quando parlo questa lingua mi sento veramente a casa, a casa mia.
D. Interessante. Quindi se qualcuno ti urta mentre cammini per la strada e..- non sto parlando della Slovacchia, mettiamo che sei a Taiwan o in un altro paese – ti viene da imprecare in slovacco, nel tuo dialetto?
V. Mah! È interessante. ‘urtare’ in che senso? Vuol dire che..
D. Nel senso che [qualcuno] ti colpisce per sbaglio e non ti chiede scusa.
V. Secondo me questo è interessante, due anni fa una studentessa universitaria ha fatto una ricerca su questo tema, tipo, che lingua usi per contare, che lingua usi quando stai usando le parolacce, ecc. IO ci ho pensato un po’ e poi ho risposto dicendo che dipende da quale lingua stai usando quotidianamente e che lingua stai usando più spesso nella vita quotidiana. Quindi anche se lo slovacco è la mia lingua nativa insieme all’ungherese, e in un certo senso anche l’inglese, se uso il cinese ogni giorno, tutti i giorni (l’ho già fatto per 10 mesi) allora è ovvio che sto contando (corretto: conto) in cinese, sto usando (uso) parolacce in cinese. Quindi secondo me È soltanto una questione di pratica.
D. Interessante. Ti faccio questa domanda (che mi piace fare) perché Luca lampariello, che conosci molto bene, diceva che lui indipendentemente dal paese in cui si trova, se succede una situazione simile (qualcuno lo urta o qualcuno gli pesta un piede) la cosa che gli esce automaticamente non è nemmeno in italiano ma in romanesco, e la sua frase è “ma che sta affà?” (che cosa stai facendo). Quindi mi interessava sapere se c’era un legame emotivo speciale. Però secondo te nel tuo caso è una questione di…
V. Non lo so. Nel mio caso è una questione di pratica.
D. Che cos’è più importante per te nella vita?
V. Più importante.. la salute.
D. La salute. Cosa contribuisce secondo te all’accento di una persona? perché tu sei un esempio di una persona che ha un ottimo accento in tutte le lingue – poi io non conosco tutte le lingue, ma basandomi su quelle che conosco tra quelleo che parli direi che probabilmente hai un accento ottimo in tutte. Perché ci sono alcune persone che parlano conoscono perfettamente una lingua, conoscono perfettamente la.. magari sono esperti, russisti, ispanisti, conoscono alla perfezione una lingua, una letteratura e poi hanno un accento decisamente forte. Ed è strano perché hanno dedicato una vita a quella lingua. Secondo te è una questione, non so, di talento in quel caso? Una questione di orecchio o cos’è importante?
V. Tutte e due. Orecchio, talento. Imitare un accento per te deve essere un piacere. Il suono che esce dalla tua bocca deve sentirsi bene (un po’ strano in italiano, io direi “deve avere un suono piacevole”). Non so come spiegarlo. Ma quando sto parlando, ad esempio, inglese e sento che l’inglese è un inglese 100% americano la sensazione è molto gradevole.
D. Capisco, perché anch’io ho la stessa identica sensazione.

V. Secondo me il tuo accento russo è magnifico, sensazionale, quindi tu sai molto bene di che cosa sto parlando. Sì, deve essere qualcosa che.. deve essere rilassato. Naturalmente ci sono tantissime cose di cui magari adesso non c’è neanche tempo di parlare ma direi che in teoria c’è una cosa che si chiama talento per le lingue, per l’accento e anche un orecchio per le lingue. Io ad esempio sto suonando la chitarra da 14 anni e non conosco la notazione musicale. Se mi mostri la notazione non so cos’è.

D. Sì, questo è interessante, perché anche per me è la stessa cosa. Io suono il pianoforte e anche io ho sempre preferito suonare ad orecchio, non mi è mai piaciuto leggere la musica ed è sempre stato il mio punto debole, quindi probabilmente c’è un legame.
V. Poi osservando le persone che secondo me hanno un accento bello, diciamo ottimo nelle lingue che parlano, di solito sono “estroverti”? Si chiamano così?
D. [persone] estroverse.

V. Estroverse. Quindi ti deve piacere parlare, ti deve piacere la comunicazione ti deve piacere giocare i ruoli (forse Vlad intendeva “interpretare degli ruoli”, nel senso di imitare gli accenti di altre persone). Quindi sì, sono tantissimi fattori che lo influenzano, ma soprattutto talento e orecchio, direi io. Magari poi il talento è un concetto molto vago, perché poi alla fine il talento può essere soltanto un gruppo di predisposizioni, che poi a noi sembrano essere un talento. Però nonostante questo io penso che il talento reale o ce l’hai o non ce l’hai. Quindi io non sarei mai in grado di nuotare come “Micheal Phelps”, anche se nuotassi ogni giorno, non so, otto ore. Non sarei mai in grado di nuotare così. Perché lui è portato per lo sport della natazione (in italiano lo sport si chiama “nuoto”, natazione si usa in contesti particolari) e io no.
D. Mi sembra di ricordare che anche tu hai studiato lingue in un ambiente scolastico o accademico, lo spagnolo forse?
V. Cinese e poi spagnolo, russo e basta.
D. E cosa ne pensi? Perché diciamo che [l’insegnamento delle lingue in un ambiente accademico] è abbastanza criticato da tutti i fronti della comunità di poliglotti, sei d’accordo? Pensi che ci sia comunque qualcosa di positivo nell’insegnamento più, così, accademico, tradizionale, delle lingue o è tutto sbagliato? Non lo so.. guarda, sicuramente ci sono persone a cui piace molto studiare in un ambiente scolastico. Conosco persone che sono veramente appassionate per prendere appunti (io direi: appassionate della presa degli appunti). Cioè loro veramente non vedono l’ora di comprare un notebook (quaderno) per poter scrivere gli appunti in questo notebook. Per loro questo è un certo tipo di trigger, per creare una condizione della mente dove la mente è preparata ad accettare (meglio: ricevere, assorbire) la lingua meglio. Nel mio caso, no. Tutte le lingue che ho imparato ed ho cercato di pagare all’università non le ho imparate. Cinese: un fracasso (in italiano “fracasso” ha il significato di “forte rumore”, “chiasso”. Diremmo “disastro”). Io ho studiato cinese all’università a Praga per due anni ma non ho imparato tanto. Poi anche tenere in conto che il cinese è una lingua molto molto difficile, quindi di 2 anni all’università indipendentemente da come lo vedi non bastano. Però poi ho anche studiato lo spagnolo all’università e il russo ed era un fracasso lo stesso (corretto: ed è stato un disastro alla stessa maniera). Quindi no, per me non va bene. Penso che non c’è tanto che si può fare a questo riguardo, sai? Perché di solito all’università ci sono veramente tanti studenti in una classe. Diciamo.. non so, perlomeno 10 e già è troppo. Perché L’insegnante è soltanto uno e il tempo non basta per dedicarsi a ognuno di questi studenti. Quindi non penso che ci si può (possa) fare tanto. Poi una cosa che per me era devastante era che visto che dovevo imparare la lingua a scuola per me è diventato come qualsiasi altra materia, come, non so, biologia o storia o matematica. Quindi con tutte le negatività (meglio: gli aspetti negativi), come “homework” (i compiti), ecc. Quindi io all’improvviso dovevo studiare la lingua anche quando non avevo tempo, non volevo, ecc. e quindi ho sviluppato questo atteggiamento abbastanza negativo e passivo.

D. Una repulsione.

V. Una repulsione, sì, verso il cinese. Quindi perlomeno per me studiare in un ambiente scolastico non è andato molto bene. A parte un esempio, te lo faccio molto velocemente. Quando ero a Forlì studiando (meglio: “e studiavo” o “che studiavo”) relazioni internazionali avevamo la possibilità di frequentare i corsi di italiano ed era l’unico corso – e se mi ascolta adesso qualcuno che sta insegnando italiano a Forlì, siete veramente molto molto bravi). Abbiamo avuto soltanto 20 lezioni e le lezioni erano.. perché erano loro come insegnanti erano esperti di insegnare (nell’insegnamento) agli studenti Erasmus, quindi sapevano esattamente con quanta massima velocità possono (potevano) procedere, così che non sarebbe stato troppo. Quindi abbiamo imparato tutta la grammatica italiana in venti lezioni. Hai capito? Cioè, è una cosa pazzesca. Ma visto che noi siamo stati (meglio: eravamo) in Italia, usando la lingua ogni giorno, leggendo libri, parlando con i coinquilini, ecc. la lezione (due volte alla settimana o tre volte alla settimana) era veramente soltanto per spiegarci le cose un po’ più nel dettaglio dicendo che “quello che hai sentito a casa tua due giorni fa è un congiuntivo”, ecc. Si usa così. Quindi in questo senso, in questo ambiente sì. Il corso era magnifico e lo posso raccomandare (meglio: consigliare), ma gli altri corsi che ho preso (frequentato, fatto) per sfortuna no.

D. Molte persone che amano le lingue, che sanno tante lingue, dicono che non è necessario vivere in un paese per imparare una lingua. Qual è la tua opinione su su questo e c’è qualcosa che la vita in un paese tipo dare che non può darti in alcun modo lo studio, diciamo, “remoto”?

V. Mah! Certo che qualche verità c’è dentro questa opinione, ma in generale io penso che se vuoi imparare una lingua bene e velocemente devi assolutamente vivere nel paese dove la lingua si parla, oppure devi metterti in una situazione in un ambiente nel tuo paese dove sei circondato dalla lingua più dell’80% del giorno, che è una cosa molto difficile. Poi c’è anche l’opinione.. che succede spesso, che uno va in Cina però la maggior parte del suo tempo lo passa con i suoi amici stranieri, quando è a casa usa internet e usa l’inglese, lavora in un’azienda dove si parla soprattutto l’inglese e poi (e allora, e in quel caso) la differenza tra essere, non so, in Italia e Cina è piccolissima. Però questo è più un errore da parte della persona in questione, non l’errore di non essere in grado di imparare una lingua del paese dove sei, dove dove si parla meglio che [se la si dovesse] imparare nel paese da dove vieni. Quindi secondo me, assolutamente.. io non non sarei mai stato in grado di imparare il cinese così come lo parlo oggi se non fossi stato a Taiwan per 5 anni. Mai. Quindi io sono di questa opinione.

D. Ci sono paesi la cui lingua conosci dove non sei stato mai?

V. Sì, sì. Iran, non sono mai stato in Iran e parlo persiano. Non molto bene ma lo parlo. Poi l’olandese, non sono mai stato in Belgio e neanche in Olanda e il portoghese anche, non sono mai stato in Brasilee non sono mai stato in Portogallo. Quindi sì, ci sono alcune lingue che.. non le parlo bene, guarda.

D. Hai qualche consiglio pratico per chi impara l’italiano, magari proprio delle risorse che adori? Dei canali YouTube, dei podcast, dei libri? Qualcosa di pratico.

V. Allora, adesso non più, ma quando stavo mantenendo il livello del mio italiano prima stavo ascoltando (corretto: ascoltavo) uno show (meglio: trasmissione) che si chiama “Focus Economia“, Radio Sole 24 Ore di Sebastiano Barisoni, ed è podcast che esce ogni giorno, lungo due ore o qualcosa del genere e mi piace per varie ragioni. Mi piace la persona di Sebastiano Barisoni, che è molto carismatico e conosce l’economia, parla di tantissime cose diverse in queste due ore, quindi hai un ampio vocabolario che puoi in teoria imparare, se vuoi. Il servizio di questo podcast è molto professionale esce regolarmente e quindi.. non so, magari adesso ce ne sono di più ma 10 anni fa, o magari di più, 12 anni fa quando io ho iniziato a imparare l’italiano non c’erano così tanti podcast. Sfortunatamente non conosco nessuno youtuber italiano che mi piacerebbe (meglio: che potrebbe piacermi). C’era uno che si chiama Ernesto Cinquenove ma sfortunatamente non fa più video.

D. Ti posso consigliare Breaking Italy, è un ragazzo sardo che fa video di 10, 15, 20 minuti tutti i giorni settimanali sugli ultimi eventi diciamo e a volte dà anche l’opinione. Secondo me è interessante.

V. Grazie, grazie.

D. Volevo anche chiederti qualche consiglio sempre pratico in generale. Cosa puoi fare, qualcosa che magari non è non è consigliato molto spesso. Una cosa che io ho preso da te – cioè, in realtà facevo già però è interessante che l’hai detto – è quello di utilizzare i vloggers perché parlano in prima persona e dunque è un linguaggio [utile]. C’è qualcosa di questo tipo, che puoi consigliare? A parte le cose più classiche.

V. Allora a parte ascoltare e guardare i vlogger – perché come avevi detto loro parlano in prima personae dicono cose tipo “penso che sia”, “sono andato ieri”, “ho mangiato”, ecc., quindi dicono esattamente le cose che devi imparare tu – un’altra cosa che faccio, o facevo perlomeno, è di fare interpretazione simultanea nella mia mente.

D. Sì, volevo anche chiederti di questo, perché mi sembra una cosa che non fanno in molti. Secondo te può essere utile per tutti, anche per chi..

V. Non lo so Davide, io sono interprete quindi conosco la tecnica. Magari per chi non sa come farlo potrebbe essere molto difficile, ma c’è anche un’altra tecnica che si chiama traduzione consecutiva, cioè tu ascolti una frase nella lingua che stai imparando, metti una stop (meglio: fai stop) e la traduci e poi la registrazione va avanti con un’altra frase, metti uno stop (fai stop) e la traduci di nuovo. Quindi frase per frase, non è come nel caso della traduzione simultanea dove devi tradurre tutto. Non lo so Davide, a me questa cosa ha aiutato tantissimo perché a me piace fare più cose allo stesso tempo. Quindi stavo ascoltando (ascoltavo) Sebastiano Barisoni e la sua, non so, cronaca finanziaria. Quindi veramente ascoltando le notizie, imparando l’italiano, praticando l’interpretazione simultanea e mantenendo la lingua italiana (e magari anche inglese, se facevo la traduzione verso l’inglese). Secondo me quando stai facendo la traduzione simultanea, ma anche consecutiva 1) sei in grado di mantenere l’attenzione per tutta la registrazione – che è una cosa molto molto importante, perché spesso succede che dopo 5-10 minuti non sei grado di mantenere l’attenzione, invece se stai facendo (fai) la l’interpretazione simultanea logicamente se sei sempre focalizzato (meglio: concentrato). Poi magari se la velocità è troppo veloce su YouTube c’è la possibilità – e non soltanto YouTube – c’è di solito la possibilità di rallentare l’audio, rallentare il video, quindi dovrebbe in teoria perlomeno diventare più facile fare questa interpretazione simultanea.

D. Ultima domanda: quando vieni in Italia?

V. Mah! Domani se avrei (corretto: avessi) la possibilità. Non lo so, oramai sono 13 anni che non sono stato (meglio: che non vado) a Forlì, quindi mi piacerebbe veramente tanto tanto andarci.

D. Un viaggio della memoria dove hai imparato a fare la pasta col tonno.

V. Dove ho imparato a fare la pasta col tonno da Lorenzo, esatto. Mi piacerebbe magari anche quest’anno, ma si vedrà, si vedrà.

D. Ti aspettiamo a braccia aperte, lo dico a nome di tutto il paese, 60 milioni di italiani. [ride]

V. [ride].

D. Ti aspettiamo tutti. Ti ringrazio di nuovo, secondo me è stata un’intervista interessante, spero di averti posto qualche domanda che non ti abbiano (qui è meglio l’indicativo, che non ti hanno) [mai] posto prima.

V. Tantissime domande che non mi hanno [mai] posto prima. Grazie mille.

D. Va bene, grazie ancora, complimenti per l’italiano. Sicuramente hai stupito molte persone, me per primo, per la tua capacità di rispondere anche a domande non semplicissime.

V. Grazie mille, Davide.

D. Buona giornata.

V. Buona giornata a te, ciao.

D. Ciao ciao.

Se avete ascoltato entrambe le interviste con Vlad, quindi un’ora di materiale, per intero siete dei campioni. Se avete altre persone che vi piacerebbe che io intervistassi scrivetemi e posso provare a mettermi in contatto. Grazie per l’ascolto e vi auguro una buona giornata. Alla prossima!

Le routine e i nostri comportamenti (e qualche aggiornamento) – Riflessioni senza trascrizioni #10

Ritorna questa sezione dopo un po’ di tempo (vi spiego perché, anche se in realtà non ho scuse). Inoltre, parlo di routine e di cambiamenti comportamentali. Ecco alcune parole che ho usato:

Conciliare il sonno
Ninna nanna
Ricorrere a – fare ricorso a –
Un papiro = un testo molto lungo
Prefiggersi un obiettivo
In fretta e furia
Coniugi, consorti
Sposi
Nelle veci di
In veste di
Sconquassare
Duratura
Un compito arduo

#12: Vladimir Skultety. La motivazione per imparare 19 lingue, l’apprendimento linguistico nell’era di Google Translate e molto altro!


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Ciao a tutti, bentornati su Podcast Italiano. Finalmente ritornano le interviste! Oggi abbiamo il grandissimo Vladimir Skultety, un poliglotta eccezionale, slovacco, che parla 19 lingue. È famoso per un video virale che ha superato le 3 milioni di visualizzazioni su YouTube. Se non sapete chi è vi preparo una clip per darvi un’idea di chi si tratta.

Vladimir è davvero uno dei membri della comunità di poliglotti, o di appassionati di lingue, più talentuoso. Avete sentito l’inglese, lo slovacco, l’ungherese, il ceco, il cinese mandarino, il russo, il tedesco, il francese e lo spagnolo. Ma ci sono diverse altre lingue, in totale 19 appunto. Quindi guardate questo video perché è davvero sorprendente. Ma una delle cose che mi ha sorpreso maggiormente di Vladimir è la sua modestia e la sua grande cordialità. Prima di passare all’intervista e sentirlo anche in italiano vi ricordo che su podcastitaliano.com troverete le trascrizioni integrali degli episodi, quindi anche di questa intervista, con la traduzione in inglese delle parole più difficili. Inoltre siamo su YouTube dove escono alcuni video e su Instagram. L’’intervista è stata divisa in due parti, quindi ora sentiremo la prima mezz’ora. Spero vi possa piacere, penso che abbiamo parlato di molte cose interessanti. Ora taccio (I will shut up) e do la parola a Vladimir. Buon ascolto!

D: Ciao Vladimir, è un onore per me averti su Podcast Italiano e ti ringrazio per aver acconsentito a questa intervista.

V: Ciao Davide, ciao. Grazie a te.

D: Allora, ho moltissime domande per te. Penso che questa intervista durerà circa 12 settimane, perché si può chiedere molto una persona che parla 19 lingue. Volevo chiederti, se tu incontri una persona a cui dici che parli 19 lingue, che faccia fa questa persona? (what’s the look on his/her face) Qual è la reazione?

V. Di solito, sai, io non lo dico. Cioè, non è una delle frasi che userei quando incontro una persona per la prima volta. No, non lo dico di solito. Sai, ultimamente quello che faccio è.. di solito dico che parlo soltanto inglese e poi la lingua la mia lingua natale, lo slovacco, e poi magari la lingua che stiamo utilizzando. Non dico di solito parlo 19 lingue, non è il mio stile.

D. “Piacere, io parlo 19 lingue” [ride]

V. [ride]

D. Però capita magari che alcune persone non sanno (meglio: ‘sappiano’) che tu sai la loro lingua e quindi puoi capire le loro conversazioni come una spia in incognito?

V. Sì, però visto che non è molto carino farlo di solito mi spiego all’inizio. Dico “guardate che io capisco quello che state dicendo, quindi state attenti”. Di solito [lo] dichiaro dall’inizio, dico che parlo anche questa lingua, così possiamo evitare tantissime.. come si chiamano, malintenzioni?

D. Fraintendimenti (misunderstandings) ?

V. Fraintendimenti, ecco. È meglio fare così, secondo me, perché capita spesso che possa capire quello che le persone stanno dicendo intorno a me. Ad esempio quando sei in un gruppo piccolo, con gente che hai appena incontrato, è meglio dire che parli la loro lingua, perché poi veramente diventa molto molto strano. A volte sai, quando dopo 15 minuti rispondi nella lingua che loro hanno usato tra di loro (non “tra di sé”) in una maniera molto..

D. Perché o mantieni la menzogna (lie -, più colloquiale: bugia) per tutto il tempo.. [ride]. Però forse è meglio dirlo subito.

V. Sì, sì.

D. Dopo due anni che vivi con un coinquilino (roommate) dici “ma sai, ho capito tutte le tue conversazioni al telefono”.

V Sì, non sarebbe molto carino.

D. Siamo penso tutti d’accordo (e anche tu) che la motivazione è fondamentale per l’apprendimento di qualsiasi lingua. Volevo chiederti qual è la tua motivazione dopo 19 lingue e, non so, penso 30 anni forse che le impari. Da quando eri piccolo, perché so che hai iniziato già con con tre lingue, se non sbaglio, fin da subito. So che a un certo punto recentemente, ti sei anche stancato un po’ di questo. Volevo chiederti, adesso ti è ritornata quella motivazione che hai avuto chiaramente per moltissimo tempo? E qual è questa motivazione per te? Perché continui a impararne altre, perché non ti bastano quelle che hai già?

V. Allora, questa domanda è molto interessante. Sono completamente d’accordo che la motivazione è assolutamente fondamentale quando vuoi imparare qualsiasi cosa, non soltanto una lingua. E soprattutto una lingua, perché per imparare una lingua ci vuole tantissimo tempo, quindi se sei soltanto affascinato (fascinated) e ti appassioni a [nota: non ‘ti appassioni per] una lingua questa passione durerà magari, non so due tre settimane, poi svanisce (fades away). Quindi non basta, devi essere veramente motivato per avere l’energia e la dedizione che ci vuole per imparare una lingua. Purtroppo come avevi detto per me questa motivazione, per quanto riguarda le lingue, è svanita (nota: non ‘svanuta’) per un certo periodo di tempo. Secondo me perlomeno 3-4 anni, era un periodo in cui ero stanco di tantissime cose, ma soprattutto poi le lingue perché ci ho dedicato tantissimo tempo a studiarle. Sapere di dove (oggi è più comune dire “da dove”, ma non è un errore) viene questa motivazione io non lo so. Probabilmente è una congiunzione di tantissimi fattori, l’interesse, l’umore, la stagione dell’anno magari, anche le persone che sono intorno a te. Ci sono tantissimi fattori che possono influenzare questo. Per fortuna in questo periodo anche se il tempo è brutto (fa veramente freddo adesso) sono abbastanza motivato. Non so perché. Piano piano ho ripreso l’apprendimento delle lingue, partendo da semplici monologhi nelle lingue che conosco, che è anche qualcosa che non ho fatto (corretto: che non facevo) da tantissimo tempo e piano piano inizio anche a studiare lingue nuove. Ho iniziato a studiare latino un po’. Non tanto, non voglio che diventi una cosa..

D. Vuoi intraprendere una carriera (start a career) nel Vaticano? Hai deciso di cambiare vita?

V. [ride] No ma sai, sarebbe molto interessante entrare negli archivi del Vaticano e leggere un po’. Ho studiato un po’ – studiare magari è un’esagerazione, ma ho letto un po’ – sulla storia in generale e soprattutto la storia dell’Impero romano, che mi piace tantissimo. Poi ho iniziato a leggere il libro di Giulio Cesare “De Bello Gallico”, mi è piaciuto tantissimo. Ho una traduzione ceca, nella lingua ceca, che è magnifica. Mi piace tanto.

D. Ma intendi anche parlare il latino? Fare dei monologhi come dicevi?

V. Sì, perché no. Ma soprattutto semplicemente capire parola per parola quello che ha scritto Cesare. Poi ci sono tantissimi documenti scritti in latino medievale, che anche potrebbe essere interessante [leggere]. La motivazione, perché quella era la domanda originale (meglio: originaria), è venuta di nuovo e non voglio spaventarla, quindi sto imparando latino veramente poco a poco.

D. Qual è la motivazione la motivazione per ogni lingua nuova? È diversa per ogni lingua? Hai magari l’obiettivo di andare in quel paese oppure, non so, puoi avere anche la motivazione di imparare la lingua di un paese che non hai intenzione di visitare e di cui non sai molto.

V. Direi c’è sempre perlomeno un’emozione che.. Non so come spiegarlo bene in italiano. Ad esempio, perché ho iniziato a studiare il persiano? Perché ho visto un film il cui c’era una piccola scena (meglio: breve scena) in cui un personaggio nel film ha usato il persiano ed era una scena molto molto carismatica e quindi ha svegliato questo interesse, non so se è un espressione anche in italiano (meglio: ha acceso l’interesse). Ed è partito di là. Poi mi sono reso conto che imparare il persiano sarebbe anche (stato) interessante da quel punto di vista, casomai (in the event that, in case) un giorno io – aspetta, il congiuntivo adesso – volessi imparare l’arabo. Il persiano servirebbe come un ponte perché  40% del vocabolario è di origine araba. Poi l’Iran è un paese interessante, con gente molto gentile, per lo meno quelli che ho incontrato io. Poi per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, se mi piacerebbe andare anche nel paese dove la lingua è parlata, sicuramente sì. Per me la lingua è soprattutto un mezzo di comunicazione, di entrare nella cultura e quindi imparare una lingua senza farlo secondo me non ha tanto senso, perlomeno per me.

D: Prima di iniziare questa nostra conversazione – ma in realtà già lo sapevo – mi hai confessato di essere perfezionista, di avere questo atteggiamento perfezionista nei confronti delle lingue e forse nella vita in generale. Ti chiedo quanto tempo dedichi ogni giorno alle tue lingue e hai magari qualche, non so come chiamarlo senso di colpa (guilt – sentirsi in colpa = feeling guilty), se le lasci, le trascuri (neglect) per molto tempo. Come gestisci questo, diciamo, questo apprendimento quotidiano.

V. Come ti ho detto negli ultimi anni ero molto stanco e non ho né imparato nuove lingue, né praticato e mantenuto le lingue che conosco ed ero molto triste per questo. Soltanto nelle ultime settimane ho ricominciato a praticare le lingue che conosco un po’ e poi imparare il latino. Quindi se vuoi posso dividere questa domanda in due parti, la prima che cosa ho fatto quando ero veramente veramente super interessato alle lingue e che cosa faccio adesso. Quando ero interessato alla lingue – in quel tempo (ne) parlavo magari, non so, 12/13 ho cercato (meglio: cercavo) di perlomeno ascoltare notizie in tutte le lingue che non usavo ogni giorno. Ho cercato (cercavo) di fare interpretazione simultanea nella mia testa verso lo slovacco o l’inglese. Perlomeno quello. Quindi 30 minuti di ogni lingua che non usavo ogni giorno poi, all’infuori (più comune: aldilà, oltre) di quello, imparavo anche una lingua nuova. Un’altra cosa che ho fatto (facevo) era di chiamare i miei amici su Skype e semplicemente parlare con loro per un po’ di tempo. Fino ad oggi penso che questo sia il modo più efficace e piacevole di praticare e mantenere una lingua. Per quanto riguarda quello che faccio adesso: non tanto, a dir la verità, ma in un certo senso mi sto risvegliando. Ad esempio ti ho detto prima di iniziare questa in questa intervista che ieri sera per la prima volta dopo tantissimo tempo ho parlato con me stesso in una lingua straniera, ed era il cinese, per tre ore. Che è una cosa pazzesca, se ti rendi conto (meglio: se ci pensi). Un tipo che parla con se stesso per tre ore in cinese sembra molto strano, però è veramente un modo incredibile per mantenere la lingua, per entrare nella lingua nelle strutture della lingua, per veramente rendersi conto di quello che sei capace di fare nella lingua e quello che non sei capace di fare, ecc., lavorare un po’ sulla tua pronuncia. Io lo faccio di solito nel bagno, dove c’è un’eco, quindi puoi sentire veramente, puoi sentire anche il tuo respiro ed aiuta tantissimo. Quindi quello che faccio adesso ogni tanto è sempre più e più (corretto: sempre più spesso) parlare con me stesso osservandosi(mi), correggendo una cosina qui e là nella pronuncia, nella struttura della lingua, ecc. Sì, sono un perfezionista ma per fortuna non così grave com’ero (rispetto a) prima e secondo me è un’abitudine un po’ che da un certo punto di vista ti aiuta tantissimo per migliorarti, ma ti frena (slow down) tantissimo e poi diventa un ostacolo grande. Quindi sì, sono un perfezionista e cerco di fare il mio meglio in tutto quello che faccio ma quando diventa un ostacolo, quando inizia a frenarmi poi dico basta. Facciamo il meglio che possiamo e se no va bene lo stesso.

D. E mediamente quante ore dedichi al giorno? Cioè per quante ore usi, ascolti, parli, scrivi in altre lingue?

V: Questo dipende perché.. anche vivendo in Slovacchia secondo me la maggior parte delle parte del giorno sotto sto leggendo (corretto: leggo) in inglese perché lavoro da casa e sto insegnando (insegno) inglese, sto insegnando (insegno) cinese ma in inglese e poi tedesco, ma anche (quello) in inglese, quindi è difficile dire quante ore. Ma se veramente guardiamo soltanto il tempo che che uso per praticare le lingue che non parlo ogni giorno ieri erano 4 ore ma non è ogni giorno così, quindi direi da un’ora a tre/quattro, magari, non lo so.

D. Capisco. Quindi tu come lavoro fai il “language coach”?

V. No, sono insegnante e interprete interprete di cinese, inglese e slovacco e poi a volte anche altre lingue se hanno un problema e gli manca un interprete, hanno bisogno di qualcuno subito allora posso essere un interprete sostituto (sostitutivo), ma di solito no, perché nelle altre lingue non mi fido così come mi fido in cinese, inglese e slovacco e poi faccio l’insegnante. (meglio: non mi sento a mio agio nelle altre lingue quanto mi sento in cinese, ecc.)

D. Sapevo infatti che eri – sei, anzi – un traduttore e interprete simultaneo. C’è qualche storia, qualche aneddoto, qualche episodio che ti è capitato magari durante l’interpretazione simultanea di qualcuno?

V. Fammi pensare. Non lo so, ma avevo un cliente molto molto interessante; era una cantante taiwanese molto famosa in Taiwan, in Cina, anche in Asia. Lei è venuta in Slovacchia per fare le foto per il suo nuovo album ed io ero il suo interprete personale per 4 giorni, ci siamo conosciuti abbastanza bene direi, siamo diventati amici. Poi non succede ogni giorno che una cantante così famosa ti accompagna o tu accompagni lei per 4 giorni e poi diventate amici, quindi questo ad esempio per me è stata un’esperienza molto molto bella.

D. Volevo invece chiederti a proposito dell’italiano, dato che alla fine è un podcast sull’italiano, il mio, e parliamo in italiano, (riguardo al)la tua esperienza. So che hai studiato a Forlì, il che è anche il motivo per cui hai questa accento che adoro ogni ogni volta che lo sento, questo accento Romagnolo. Ed è anche molto interessante perché è difficile trovare stranieri che abbiano un accento regionale italiano; ce n’è qualcuno però non è così facile. Volevo chiederti in qualche parola la tua esperienza qui in Italia con l’italiano.

V. Allora, io ho fatto l’Erasmus a Forlì, ho studiato in relazioni internazionali in Slovacchia è venuta (ho avuto) la possibilità di fare l’Erasmus in Italia quindi sono andato e mi sono trovato benissimo, veramente benissimo. Ho vissuto con tre ragazze italiane e un ragazzo italiano in un appartamento in centro della città (basta dire “in centro” o “in centro-città”). Sono stati loro a insegnarmi l’italiano, quindi veramente è grazie a loro che lo parlo così, anche se mi sono sforzato (I put the effort); però se non ci fossero (stati) loro non lo avrei mai imparato così bene. Cioè così, non direi bene, ma così. L’esperienza è stata fantastica. Io dico sempre che in Italia in quel periodo sono stato soltanto 5 mesi, ma neanche 5, 4 mesi e mezzo. Però l’Italia è sempre rimasta nel mio cuore, perché sono cresciuto  come persona. È stata la prima volta così lontano da casa mia da solo, imparando a cucinare ad esempio, questi dettagli della vita quotidiana.

D. Un’esperienza formativa, proprio come persona.

V. Sì, molto. Quindi per sempre, per me – io dico che il mio cuore ha quattro atri e uno rimarrà italiano. È così. Magari (dato che sono stati) soltanto quattro mesi e mezzo qualcuno direbbe “è niente”, paragonato a tutta la vita. Ma per me questi quattro mesi, cinque mesi erano (sono stati) veramente molto importanti. Sì, ho imparato tanto. Grazie Italia, grazie Forlì.

D. Quali associazioni mentali ti produce l’italiano o l’Italia?

V. Vacanza. Perché tantissime persone di Slovacchia (nota: questa struttura non è molto italiana. Vedi questo episodio – meglio dire “tanti slovacchi”) fanno vacanze in Italia,  soprattutto nella regione di Veneto (o: in Veneto), intorno a Venezia ci sono tantissimi camping sulla riviera adriatica. Quando ero ancora piccolo dopo il crollo (fall, collapse) del socialismo il primo paese in cui siamo andati era l’Italia. Quindi per me sempre quando (corretto: ogni volta che) sento la lingua faccio un’associazione con il mare, con il caldo, anche con il cibo. Ma io non sono un tipo che mangia tanto. Il cibo per me non è così importante. Poi la storia anche e poi naturalmente il tempo in cui sono stato a Forlì, a Bologna, la storia, ecc., la passione, l’energia, tutte queste cose.

D. È meglio la pasta o la pizza?

V. Difficile! Questa è una domanda molto difficile. Direi la pasta perché è più facile prepararla, la pizza.. Non so neanche fare la pizza.

D. Con quale condimento?

V. Pasta col tonno, questo è l’unico piatto che so fare bene, sai.

D. Questi quattro mesi e mezzo ti hanno lasciato la pasta col tonno.

V. Sì, il ragazzo che ha vissuto con me si chiama Lorenzo, lui viene di (è di) Sapri, che è un paesino sul confine di (tra la) Campania e la Calabria. Lui cucinava come un Dio (da Dio), veramente. Era la sua passione, il suo hobby. E il primo giorno, veramente il primo giorno io gli ho chiesto: “Lorenzo, senti, ma io vorrei imparare a cucinare qualcosa. Che cosa mi consiglieresti?”. E lui ha detto: “Ok,  facciamo una pasta con tonno perché è semplice” Quindi così ho imparato a fare la pasta col tonno, ma visto che io sono abbastanza pigro, per quanto riguarda la cucina, ecc., non volevo imparare di più, anche se Lorenzo ha fatto il suo meglio di (per) insegnarmi anche altre cose; e poi dal primo giorno fino all’ultimo giorno io ho cucinato soltanto la pasta col tonno quasi ogni giorno, quindi il povero Lorenzo, grande cuoco di Sapri, era molto triste, ma alla fine la pasta col tonno è l’unico piatto che so fare veramente bene.

D. Volevo invece chiederti hai fatto un video che è diventato virale, che – ho guardato prima – ha quasi tre milioni e mezzo di visualizzazioni. E questo ti ha anche portato, diciamo, una certa notorietà mediatica.Immagino ci siano stati articoli e interviste, sei anche andato in un programma televisivo in Russia in cui ti hanno fatto partecipare a un gioco dove ti mettevano alla prova nelle varie lingue. Cosa pensi di questo ruolo che sei arrivato a ricoprire, in un certo senso un ruolo, magari, di genio, no? Di persona speciale. Ti piace questo ruolo o sei un po’ a disagio?

V. Mah! Bella domanda. Sai, è interessante osservare cosa succede quando un giorno sei un nessuno (non sei nessuno / sei un signor nessuno) e il giorno seguente ti riconoscono per la strada, ti salutano, e non soltanto in Slovacchia ma anche in altri paesi. Come la gente ti vede. La cosa che ho notato, che è abbastanza interessante, è che la gente ti prende sul serio (takes you seriously) anche prima di dire una parola sola (corretto: prima che tu inizi a parlare / prima che tu apra la bocca – non possiamo usare “di dire” perché questa costruzione si può usare quando il soggetto delle due frasi è lo stesso). Non direi che tutti ti amano, tutti sono d’accordo con te, ma perlomeno ti ascoltano, che non è sempre il caso (meglio: non succede sempre – “non è il caso” in italiano significa “non è necessario”, “è meglio non..”) quando sei soltanto uno della folla. Si dice così? Uno della folla?

D. Direi “quando sei una persona qualunque”.

V. Una persona qualunque. Per il resto a me piace più essere un “underdog”, non so come si dice questo in italiano. Uno che non è..

D. Essere “sfavorito”, “svantaggiato”.

V.  Sì, essere sfavorito. A me piace più essere svantaggiato, anche se tante persone dicono che questo piace a tutti. Ma non è vero, non è così. Io ho tantissimi amici che si sentono molto bene (meglio: si sentono a loro agio) quando sono sotto i riflettori (in the spotlight), quando sono sotto pressione, ecc. Per me no, perché come ho detto io sono un perfezionista, ero un perfezionista. E la pressione è semplicemente molto pesante. Quando ad esempio ero nello (in quello show) televisivo in Russia, veramente, lo stress che ho provato era incredibile. Pensavo di svanire prima di andare..

D. Di svenire (pass out).

V. Di svenire, scusa.

D. Anche svanire, magari volevi scomparire e far finta di non esistere [ride]

V. [ride] Allora esiste anche “svanire”.Da un certo punto di vista era veramente una prova, direi, molto seria. Era lo show con più spettatori nella storia della TV russa, con 90 milioni di spettatori, quindi una cosa pazzesca. Io – non so quanto mi conosci – ma io non sono uno a cui piace vantarsi e mostrarsi davanti alle telecamere, quindi per me era molto difficile farlo. Anche prima (già prima) avevo paura di parlare in pubblico, anche se soltanto davanti a 5 amici. Quindi sapendo che ci sarebbe (stato) questo pubblico grande con 500 persone e poi queste telecamere, 90 milioni di persone.. in più dovevo fare una dimostrazione delle lingue che parlo in un modo interessante per la gente, ecc. Ma (comunque) un’esperienza bellissima.

D. Hai un paese preferito?

V. Dipende. Perché se parliamo della natura mi piace il sud della Francia, mi è piaciuta molto la Corsica e anche certi posti in Taiwan sono molto belli. Se parliamo della gente: Russia e Italia sono posti molto belli. Se parliamo di ricordi gli Stati Uniti, ecc. e poi la mia città preferita è Hong Kong e Venezia.

D. Cosa pensi del futuro delle lingue in relazione alla tecnologia, anche magari per quanto riguarda la traduzione e l’interpretazione simultanea. Pensi che sia sia una minaccia la tecnologia per questi lavori? Si parla di prodotti come i Google Pixel Buds o altre cose futuristiche. Diciamo, ci sono molte persone che sono sono scettiche e ritengono (believe, think) che sia difficile che la tecnologia sostituisca l’uomo, perché sostanzialmente si dice che la tecnologia non può capire, non è dotata di (fitted with) intelletto. Pensi che sia effettivamente così?


Google Pixel Buds

V. No, assolutamente. Io penso che sia una minaccia per il lavoro di interprete. Le persone che dicono che la tecnologia non ha intelletto e  pensano che magari non è (meglio: sia) una minaccia per noi come interpreti secondo me non capiscono molto bene come funziona la tecnologia. Si parla di una rete.. Neuronica?

D. .. neurale (rete neurale=neural network) grandissima che sta imparando ogni minuto in un modo pazzesco e sta migliorando le sue capacità giorno per giorno. Basta guardare come sta facendo le traduzioni Google Translate tra francese e spagnolo, italiano e spagnolo. Sono già traduzioni che sono accettabili a volte. Da una traduzione testuale.. – è veramente soltanto un piccolo passo verso la traduzione verso un’interpretazione perché praticamente ti basta avere un computer che riconosce la tua voce e quello che stai dicendo, trasformando le tue parole in un testo – e questo già succede, questo già (ce) l’abbiamo – e poi un’altra tecnologia che legge il testo, trasforma il testo in una voce che già esiste. E quindi queste tre tecnologie stanno migliorando giorno per giorno e magari non in un anno, due anni, ma in 10 anni sicuramente l’interprete – 15 anni, ok – l’interprete non sarà così importante. Perché la rete.. Come si chiama, neurale? La rete neurale è molto più intelligente come siamo (corretto: di noi / di quanto lo siamo) noi, perché considera molto di più. Cioè, considera anche l’aspetto culturale, ma in un modo che io non sarò mai in grado di capire. Perché una rete neurale funziona così, ha una capacità molto più grande..

D. Perché quello è ciò che viene detto che.. Diciamo, almeno al momento attuale non può capire. Cioè, non può capire riferimenti culturali, non può capire l’ironia, per esempio. Tu pensi che tutto questo verrà superato?

V. Certo, perché alla fine questa è una cosa che ha limiti. Cioè, tu non puoi dire una infinita combinazione di cose. Le cose che puoi dire hanno una fine (nota: “un fine” = obiettivo) e basta che la rete le senta tutte, magari varie volte e impari quali sono più importanti, quale sono meno importanti, quale usare quando – poi ci sono reali interpreti che stanno aggiustando la rete qua e là, dicendo che questa traduzione non era giusta, in questo momento avresti dovuto dire quello – e la rete impara. Impara ogni giorno e lo fa in una maniera incredibile. Quindi secondo me in 10 anni saremo sostituiti e possiamo poi, non so, giocare a scacchi (play chess), non so.

D. Che cosa vuol dire questo per le persone comuni che imparano lingue. Penso magari a persone che, non so, faccio un esempio – e non me ne vogliano gli americani – però, diciamo, persone come loro che non hanno un bisogno vitale di imparare altre lingue; possono tranquillamente vivere tutta la loro vita senza imparare altre lingue; (persone) che magari, non so, hanno sempre avuto quest’idea che gli bazzicava in testa, però magari non l’hanno mai fatto. Una tecnologia del genere potrebbe fargli perdere definitivamente quella minima idea. Pensi che sia così? Cosa vorrà dire questo per le persone che imparano lingue – come anche te?

V. Allora, ci sono due punti, secondo me, che sono importanti. Il primo punto è che in questo periodo è sempre più favorevole imparare una lingua che aspettare che una rete neurale sia in grado di funzionare o lavorare come un interprete vero. Quindi se tu adesso inizi a imparare l’inglese ce la fai in un tempo più breve come una rete neurale sarà in grado di sostituirti (corretto: di quanto ce ne metta una rete neurale per essere in grado di sostituirti) come interprete. Perché secondo me ci vogliono 10 anni, 15 anni, magari. Però sì, hai ragione, quando la traduzione digitale sarà su un livello dove (meglio: per cui) non sarà più importante imparare una lingua – perché semplicemente non ci sarà bisogno per questo (meglio: di fare questo) – secondo me imparare le lingue diventerà qualcosa come imparare come disegnare (corretto: imparare A disegnare). Sai, oggi se vuoi hai un migliaia di foto di della Monnalisa (in italiano conosciuta come “La Gioconda”), non devi imparare come (a) disegnarla. Ma se vuoi lo puoi fare perché ti fa piacere ecc., quindi magari magari sarà qualcosa del genere.

D. Quindi più per piacere che per effettiva necessità.

Questa era la la prima parte della mia intervista a Vladimir Skultety, penso sia molto interessante. Stay tuned per la seconda parte che è altrettanto lunga; abbiamo parlato davvero tanto, quindi un’altra mezz’ora. Risentite quest’intervista utilizzando anche la trascrizione, se non capite alcune cose (la trascrizione la troverete su podcast italiano.com). Grazie per l’attenzione e ci sentiamo o vediamo magari anche su YouTube molto presto.

Ciao ciao!