Categoria: Podcast

Un mese di Erasmus! (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #48


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Dopo una lunga assenza, ritorna Podcast Italiano e ritornano le riflessioni senza trascrizioni. In questo episodio “a distanza” io ed Erika parliamo delle nostre impressioni dopo un mese passato in Erasmus, io a Budapest (Ungheria) ed Erika a Łódź(Polonia). La qualità non è quella a cui siete abituati, vi chiediamo perdono e speriamo che l’episodio possa piacervi comunque. Ecco alcune parole difficili che abbiamo detto nell’episodio.

Stipulare un accordo = firmano un accordo
Repetita iuvant = è utile ripetere (in latino)
Un peso che gravava – gravare = pesare
Avere modo = avere possibilità
Conoscere a menadito = molto bene,
Industria tessile = che produce stoffe, tessuti, ecc.
Excursus = divagazione
Sminuire = dismiss
Sopperire (a una mancanza, lacuna, ecc.) – bridge (a gap), overcome (a lack of something)

 

 

 

 

La vita in un ostello di Budapest – Riflessioni senza trascrizioni #48


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Dopo un’assenza lunga, finalmente ritorna la rubrica più amata da grandi e bambini: riflessioni senza trascrizioni. Questa volta, per la prima volta, da Budapest. Volevo raccontarvi tante cose, ma alla fine ho parlato principalmente del luogo dove ho vissuto finora e dove starò fino alla fine di settembre. Penso sia più interessante di quanto sembri descritto in questo modo..
Ecco alcune parole che ho spiegato nel corso dell’episodio:

Rendervi partecipi
Afta
Gengiva
Le difese abbassate
Preannunciato
Letto a baldacchino
Semi-cerchio e mezza luna
Non è venuto perfetto
Macchia
Adibito a bagno – che fungono da bagno
Gabinetto, lavandino
Stendino / stendibiancheria
Soffito
Bucato
Felpe
Inquietare
Affabile, loquace
Essere il giorno e la notte / Agli antipodi
Grande e grosso
Prendere di mira
Fedina penale

#47 – La mia esperienza linguistica! (parte 2) – Riflessioni senza trascrizioni


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Ciao! Io fisicamente mi trovo a Budapest, ma in questo episodio Davide del passato vi continua a raccontare la sua storia linguistica che aveva già iniziato nel primo episodio. Ascoltate quello prima di continuare ascoltando questo. E come sempre, alcune parole utili che ho spiegato:

Dare sui nervi
Presi bene (slang)
Di tutto un po’
Tra me e me
Lasciare cadere = mollare
Chiedere la mano
In modo massiccio
Alla cieca
Ho accennato
Lampante

Partiamo in Erasmus! Aspettative e paure (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #46


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Io ed Erika stiamo per andare in Erasmus, io tra pochissimo (2 settembre), lei tra qualche giorno in più. Oggi ne abbiamo parlato, in quello che sarà l’ultimo episodio insieme per un po’ di tempo (anche se cercheremo di farne a distanza). Ecco alcune parole che abbiamo spiegato:

Ciabatte
Infradito
Dare a vedere
Dare manforte
Cavernicolo – caverna
Volente o nolente
Intoppi
Un conto è qualcosa, un conto è qualcos’altro / Un discorso.. / Una cosa.. /
Lasciare incustodito
Disguido

 

 

La storia di Italo, capitolo 5 – Finale – Principiante #10


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Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4

Ciao a tutti. Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano. Questo è il quarto capitolo de “La Storia di Italo”, una storia di livello principiante per chi impara l’italiano. La storia è scritta e narrata da me, Davide Gemello, ed Erika Porreca. La musica è scritta da me. Se non avete sentito il primo, il secondo, il terzo ed il quarto episodio, ascoltateli prima di ascoltare questo. Leggete anche la trascrizione e la traduzione di questo episodio in inglese su podcastitaliano.com.
Buon ascolto!



Esco dal negozio di sartoria con la testa piena di pensieri e domande. La più importante è: troverò mai mio padre? Non so nemmeno se vive ancora a Torino. Non so nemmeno se è vivo. Forse ho sbagliato tutto.
I leave the tailor’s shop, with my mind full of thoughts and questions. The most important of all is: will I ever find my father? I don’t even know if he still lives in Turin. I don’t even know if he’s alive. Maybe I got it all wrong.
Ho perso un po’ del mio entusiasmo, ma non voglio mollare. Prima di uscire dalla sartoria, Marta mi ha consigliato di cercare il nome Carlo Rastrelli sulla “guida telefonica”.
I’ve lost some of my enthusiasm, but I don’t want to give up. Before going out of the tailor’s shop, Marta recommended looking up the name Carlo Rastrelli on the phone book.

Entro in un bar, ordino un cappuccino – “un cappuccino per favore” – e chiedo se hanno una guida telefonica. Mi danno un librone che contiene nomi, numeri e indirizzi di tutti gli abitanti di Torino in ordine alfabetico.
I enter a café, I ask for a cappuccino – “a cappuccino, please“ – and I ask if they have a phone book. They give a me big book that contains names, phone numbers and addresses of all the citizens of Turin, in alphabetical order.

Apro la pagina della lettera R, cerco il nome Rastrelli: ci sono tre persone di nome Carlo Rastrelli che vivono a Torino. Copio su un foglio i numeri e gli indirizzi.
I open it on the letter R (?), I look for “Rastrelli”: there are three people named Carlo Rastrelli who live in Turin.

Improvvisamente, mi sento molto stanco. Voglio chiamare questi numeri, ma lo farò domani. Un po’ per paura di ricevere altri no, un po’ perché la giornata di oggi è stata già molto difficile.
Suddenly, I feel very tired. I want to call these numbers, but I’ll do it tomorrow. Both because I’m afraid to get more no’s and because today was a hard day.

Torno in albergo e, senza cenare, mi sdraio sul letto, sfinito. Quando mi sveglio, il giorno dopo, piove.
I go back to my hotel and, without eating dinner, I lie down on my bed, exhausted.
When I wake up the next day, it’s raining.

Torino è coperta da un cielo grigio e cupo, e questo peggiora il mio umore. Guardo i numeri e gli indirizzi che ho copiato dalla guida telefonica. Coraggio, mi dico.
Turin is covered by a grey, gloomy sky which worsens my mood. I look at the numbers and the addresses I copied from the phone book. Let’s do this, I tell  myself.

Dal telefono dell’albergo chiamo il primo numero della lista. Squilla, il mio cuore batte forte. Squilla ancora e il mio cuore batte ancora più forte. Nessuna risposta. Impreco.
Using the hotel’s telephone, I call the first number on the list. It’s ringing, my heart starts beating fast (right?). There’s no answer. I curse.

Chiamo il secondo numero. Risponde una voce femminile: “Si, pronto?” “Pronto, buongiorno, sto cercando il signor Carlo Rastrelli”
I call the second number. A female voice answers: “Hello?”
“Hello, good morning, I’m looking for Mr. Carlo Rastrelli”.

La voce della donna cambia tono, sembra preoccupata.
“No… non c’è in questo momento. Mi spiace, arrivederci”
“No, aspetti!” la prego. “E’ importante”
The woman’s tone changes, she seems worried.
“No.. he’s not home right now. I’m sorry, bye”
“No, wait!” I beg her. “It’s important!”

Inizio a spiegare la mia storia, che ormai so dire a memoria.
“Si, effettivamente Carlo ha lavorato alla Fiat per molti anni” mi conferma.
“Allora potrebbe essere lui!” dico felicissimo. “Quando posso richiamarlo?”
I start telling her my story, which I know by heart by now.
“Yes, Carlo did indeed work at Fiat for many years” she confirms.
“Then it could be him!” I say ecstatically. “When can I call him back?”

“Guardi.. forse sarebbe meglio parlarne di persona. Venga a casa, le offro un tè” mi risponde la donna, che ha detto di essere la seconda moglie di Carlo, quindi non mia madre.
La sua voce è tremante.
“Posso venire anche subito” dico.
“Look.. maybe it’d be better to talk about this in person. Come to my house, I’ll offer you some tea” replies the woman, who said she was Carlo’s second wife, so not my mother.
Her voice is trembling.
“I can come right away” I say.

Un’ora dopo, arrivo all’indirizzo che avevo trovato sulla guida. A Torino piove fortissimo. Suono il campanello. Mi apre una donna bionda, di circa 60 anni.
“Claudia, piacere”, dalla sua voce capisco che è con lei che ho parlato al telefono prima.
“Piacere, Italo”.
One hour later, I arrive at the address I had found on the phone book. It’s raining heavily in Turin. I ring the doorbell. A blonde woman who looks around sixty years old opens the door.
“Claudia, nice to meet you.” From her voice it’s clear it was her I was talking to on the phone earlier.
“Italo, nice to meet you.”

Ci stringiamo la mano, mi siedo sul divano e la donna mi offre del tè.
Poi, con franchezza, mi dice: “Carlo è scomparso”
Non posso crederci, chiedo spiegazioni.
We shake hands, I sit down on the couch and the woman offers me some tea.
Then, she says bluntly: “Carlo has disappeared”
I can’t believe it, I ask for an explanations.

Mi porge un biglietto, dove leggo una scritta in corsivo: “Perdonami. Carlo”
Sono sconvolto. Come è possibile?
“Dobbiamo cercarlo” dico, e Claudia è d’accordo con me.
“C’è una persona che voglio avvisare e che può aiutarci” mi dice poi.
“Chi?”
She hands me a note, where I read in cursive: “Forgive me. Carlo”
I’m shocked. How can that be?’
“We have to look for him” I say, and Claudia agrees with me.
“There’s somebody who I want to warn. She might help us” she adds.
“Who is that?”

“L’ex moglie di Carlo. Siamo in buoni rapporti, ho il suo numero e il suo indirizzo.”
“Come… come si chiama?” subito penso che se si chiama Paola, potrebbe essere mia madre.
“Paola”
“Carlo’s ex-wife. We’re on good terms, I have her number and address.”
“What’s.. what’s her name?” I immediately think that if her name is Paola she could be my mother.
“Paola”

Il mio cuore inizia a battere fortissimo. Sono emozionatissimo. Non voglio illudermi, ma ci sono tanti indizi a mio favore.
Claudia chiama subito Paola, che ci invita a casa sua.
Abita poco lontano. Con la macchina di Claudia arriviamo in fretta davanti al suo palazzo.
Prima di suonare il campanello, faccio un bel respiro. Poi un altro.
My heart starts beating fast. I’m so excited. I don’t want to delude myself, but there are many clues on my side.
Claudia promptly phones Paola, who invites us to her place.
She lives nearby. With Claudia’s car we arrive in front of her building very quickly.
I take a deep breath before ringing the doorbell. Then I take another one.

Paola apre il portone, saliamo le scale fino al terzo piano. Paola ci sente arrivare, apre la porta e la vedo. Non so spiegare in che modo, ma mi somiglia, mi somiglia moltissimo. Mi somiglia troppo. Sarà il naso all’insù, saranno gli occhi azzurrissimi e così simili ai miei.
Paola opens the gate, we walk up the stairs to the third floor. Paola hears us coming, she opens the door and I see her. I can’t explain how, but she looks like me, she looks so much like me. Too much. It might be her upturned nose, it might her light blue eyes that look so much like mine.

Anche lei è colpita nel vedermi.
“Sono… sono Italo” le dico. Sente il mio accento straniero, sente il mio nome, vede il mio viso.
Scoppia in lacrime e mi abbraccia.
She is also shocked to see me.
“I’m.. I’m Italo” I say to her. She hears my foreign accent, she hears my name, she sees my face.
She bursts into tears and hugs me.

Non c’è bisogno di spiegazioni, non c’è bisogno di parole. Ci stringiamo fortissimo, anche io inizio a piangere.

“Non ci credo, non ci credo…” dice Paola, anzi mia madre, tra i singhiozzi. “Ti ho aspettato, ti ho aspettato per così tanti anni… mi sei mancato tanto, tanto!”
There’s no need for explanations, no need for words. We hold each other tight and I start to cry, too.
“I can’t believe it, I can’t believe it” sobs Paola, I mean, my mother.

Non ho mai provato così tanta felicità nella mia vita. Anche il sole fuori  è tornato a splendere Piango ancora e rido come un bambino.
Sono così contento di averla ritrovata, di aver ritrovato mia madre.
I’ve never experienced so much happiness in my life. Even the sun is shining again outside.
I keep crying and laughing like a child.
I’m so happy I found her, my mother.

“Ti ho trovata, mamma”
“Sei ritornato, figlio mio”
Sono così contento che lei sia altrettanto felice. Non ci sono dubbi: è lei. Ci siamo riconosciuti immediatamente, e io ho sentito qualcosa scaldarsi dentro il petto. Anche lei, scommetto. La gioia di questo istante non si può descrivere a parole.
“I found you, mom”
“You came back, my son”
I am so happy that she is as happy as I am. There’s no mistaking it: it’s her. We recognized each other immediately and I felt something warm up in my chest. I bet she did, too. The joy of this moment cannot be described in words.

Dopo questo abbraccio, però, so che ci sarà un problema serio da affrontare: mio padre è scomparso, non sappiamo dove e non sappiamo perché.
After the hug, however, I know that there will be a serious problem to face: my father has disappeared, we don’t know where or why.

Ma per un attimo, nell’attimo di questo abbraccio, ogni problema smette di esistere. Mi sento solo felice e completamente al sicuro… il suo profumo e la sua pelle mi riportano improvvisamente alla mente abbracci dimenticati di quasi trent’anni fa. E, per un attimo, sembra che quel tempo non sia mai trascorso.
But for a moment, in the instant of this hug, all problems cease to exist. I just feel happy and completely safe… her smell and her skin suddenly bring back to my mind forgotten hugs of almost thirty years ago. And, for a moment, it seems as though all this time has never gone by.


 

D. Siamo dunque arrivati alla fine de ‘La storia di Italo’ e sono in compagnia di Erika. Se questo fosse un film questi sarebbero i titoli di coda, uno schermo nero con tutti i nomi che  hanno partecipato alla produzione. In realtà siamo solamente due (tre se aggiungiamo Elisa che ha partecipato e che voglio anche ringraziare). Voglio ringraziare voi ascoltatori che avete ci avete sostenuto nella creazione di questo progetto molto ambizioso, comunque creativo e originale per noi. Volevo ringraziare Erika che ha scritto la maggior parte della della storia. Volevo chiederti la tua esperienza, com’è stato per te cimentarsi in questo progetto?

E. Sicuramente molto divertente. Innanzitutto  scrivere la storia, che è una cosa che mi è piaciuto tantissimo fare, perché comunque bisognava inventarla da zero e bisognava creare i personaggi, bisognava scrivere in un italiano semplice (o almeno ci abbiamo provato).. insomma, bisognava fare tante cose che non avevo mai fatto, quindi è stato molto divertente. È stato anche divertente poi fare le varie voci, con più o meno successo, ma è stato è stato simpatico .

D. Scriveteci il vostro parere sulla storia, come vi è sembrata, sulla difficoltà dell’italiano, sulla nostra interpretazione, sulla musica, sugli effetti sonori, perché ci interessa per migliorare in futuro e adattarci alle vostre esigenze. Condividete questa storia con chi sta imparando l’italiano. Questo è molto importante per noi, perché personalmente questo il progetto di cui sono maggiormente orgoglioso. Vorrei anche chiedervi di lasciare delle recensioni su iTunes, perché queste ci aiutano molto. Menzionate ‘la storia di Italo’, scrivete che se volete imparare l’italiano e siete principianti potete farlo su Podcast Italiano.

E. E soprattutto ringraziate Davide per il lavoro enorme che ha fatto con la musica e gli effetti sonori. Ah, ragazzi ancora una cosa..

D. Ci stavamo dimenticando, Erika. Ci vediamo nella seconda stagione della storia di Italo. Ciao!

#45 – La mia esperienza linguistica! (parte 1) – Riflessioni senza trascrizioni

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In questa serie di tre episodi di Riflessioni senza trascrizioni vi parlo della mia esperienza linguistica. Se volete sentire una versione breve di ciò che dirò in questi tre episodi potete vedere questo video:

(trascrizione del video) 

Oppure su questo mio canale segreto ci sono altri video linguistici in cui ho raccontato parti della storia.

Oggi però ho deciso di parlare di questo argomento in estremo dettaglio. Dato che posso essere logorroico quando parlo di lingue, ho deciso che forse era meglio dividere questo episodio di quasi un’ora e mezza in 3 parti. Questa è la prima parte del racconto. Qua sotto, come sempre, alcune parole che ho spiegato mentre parlavo. Buon ascolto!

Rimedio
Logorroico
Figo
Essere in confidenza
Dare del tu, dare del lei
Cieca
Dell’anteguerra
Aggeggio
Schermata
Pignola
Compiti
Incavolare
Sull’allora nascente YouTube
Conscio, consapevole
Incapace
Simil-inglese

 

La storia di Italo, cap. 4 – Principiante #9

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Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3

Ciao a tutti. Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano. Questo è il quarto capitolo de “La Storia di Italo”, una storia di livello principiante per chi impara l’italiano. La storia è scritta e narrata da me, Davide Gemello, ed Erika Porreca. La musica è scritta da me. In questo episodio c’è la partecipazione speciale di Elissa del canale itselissanotalyssa. È un ottimo canale, dateci un’occhiata, ve lo consiglio. Se non avete sentito il primo, il secondo  ed il terzo episodio, ascoltateli prima di ascoltare questo. Leggete anche la trascrizione e la traduzione di questo episodio in inglese su podcastitaliano.com.
Buon ascolto!

Il sole di agosto brucia sulla mia pelle quando arrivo in via Madama Cristina. È una strada molto lunga, vicino al centro della città.
The (hot) august sun burns my skin when I arrive in via Madama Cristina. It’s a very long street, close to downtown.

Cammino cinque minuti prima di trovare il negozio: “Sartoria Su Misura” leggo sopra la porta. Faccio un bel respiro, poi entro.
I walk five minutes before finding the shop: “tailor’s shop ‘Su misura’”, I read above the door.
I take a deep breath, then I go in.

“Buonasera” saluto.
“Buonasera signore, come posso aiutarla?” risponde un uomo anziano, con grandi baffi bianchi. Ha gli occhi azzurri, come i miei. I capelli sono bianchi, ma ricci come i miei. Forse sono stato fortunato… ci spero tanto.
“Good evening,” I greet the owner.
“Good evening sir, how can I help you?” replies an old man, with a big, white moustache. He has blue eyes, like mine. His hair is white, but curly like mine. Maybe I got lucky.. I really hope so.


“Cerco il signor Carlo Baldini” dico.
“Sono io!” sorride l’uomo.
“I’m looking for Mr. Carlo Baldini” I say.
“That’s me!” says the man with a smile.

Inizio a raccontare la mia storia: la guerra, l’infanzia in America, gli indizi che ho e il viaggio in Italia per ritrovare i miei genitori.
I start telling him my story: the war, my childhood in America, the clues I have and the trip to Italy to find my parents.

Quando finisco di parlare, l’uomo inizia a dirmi qualcosa, ma parla troppo veloce e non capisco niente. Lo interrompo: “Mi scusi, non ho capito. Potrebbe parlare più lentamente? Sa, sono straniero…”
When I’m done talking, the man starts saying something to me, but he speaks too fast and I can’t understand a word. I interrupt him: “Sorry, I didn’t understand. Could you speak more slowly? You know, I’m a foreigner…”

“Certo, certo, scusami” sorride ancora, forse è felice di avere ritrovato suo figlio?
Ma le sue parole mi deludono: “Dicevo che purtroppo non sono io tuo papà. Mi dispiace tanto. Io ho solo una figlia, Elisa, che ora vive fuori città.”
“Sure, of course, I’m sorry” he smiles again. Maybe he’s happy to have found his son?
But his words disappoint me: “I was saying that I’m not your dad, unfortunately. I’m sorry. I only have a daughter, Elisa, but she lives out of town.”

‘Non importa’ penso, ho appena cominciato le ricerche. L’uomo però non ha finito: “Aspetta un momento”.
‘That’s not a big deal’ I think, I have only just started my search.
The man is not done: “Wait a minute”.

“Marta!” chiama a voce alta. Da una porta esce una ragazza, alta, magra e dai capelli biondi e lisci.
“Italo, ti presento Marta. Lavora qui da qualche settimana”.
“Marta!” he calls out. A girls comes out of a door. She’s tall, slim, with straight, blond hair.
“Italo, this is Marta. She’s been working here for a few weeks”.

“Piacere, Marta Bianchi”.
Quel cognome riaccende la mia speranza. Carlo Bianchi è uno dei nomi sulla piccola lista che mi ha dato il signore di Mirafiori, la lista con gli uomini di nome Carlo che lavoravano alla Fiat quando sono nato io .
“Marta Bianchi, nice to meet you”. That last name renews my hope. Carlo Bianchi is one of the names on the short list the man at Mirafiori gave me, the list with men named Carlo who used to work at Fiat when I was born.

“Italo, molto piacere. Marta, ti posso dare del tu?”
“Certo”
“Italo, nice to meet you. Marta, can I [dare del tu = addressing each other using the informal “you”]?
Of course!

“Volevo chiederti, qualche tuo parente si chiama per caso Carlo Bianchi? E lavorava magari alla Fiat?” le domando.
“Sì, mio padre! Carlo Antonio Bianchi. Ha lavorato in Fiat prima di partire per la guerra”
Non ci credo, che fortuna!
“I wanted to ask you, do you happen to have a relative names Carlo Bianchi? Who maybe used to work at Fiat?” I ask.
“Yes, my father! Carlo Antonio Bianchi. He worked at Fiat before leaving for the war”
I can’t believe it, what a stroke of luck.

“Purtroppo però è morto due anni fa” aggiunge triste. Divento triste anche io. Ripeto anche a lei la mia storia, lei ascolta attentamente.
“Unfortunately he died two years ago” she adds saddened. I become sad, too. I tell my story to her, too. She listens attentively.

“I miei genitori non mi hanno mai parlato di figli in America. E poi, siamo nati lo stesso anno, sarebbe impossibile. Molte persone si chiamano Carlo Bianchi, però. Forse mio padre non è quello giusto. Mi dispiace, Italo”.
“My parents have never told me about children in America. Besides, we were born the same year, it would be impossible. But there are a lot of Carlo Bianchi’s. Maybe my father is not the right one. I’m sorry, Italo.”

Dispiace anche a me, tanto. Non ho più molta voglia di parlare. Sono deluso, ma ho ancora una piccola speranza, anche se è solo un nome: Carlo Rastrelli, l’ultimo sulla mia lista.
I’m very sorry, too.
I don’t really feel like talking anymore. I’m disappointed, but I still have some hope, even if it’s just a name: Carlo Rastrelli, the last one on my list.