Interviste, Podcast

Intervista #3 – Luca Lampariello e l’italiano

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Benvenuti su Podcast Italiano. In questa intervista ho l’onore di intervistare Luca Lampariello; per quelli che non conoscano chi è Luca Lampariello, Luca è un poliglotta, ovvero una persona che parla tante lingue.

E’ italiano, è di Roma, ed è uno dei poliglotti più famosi al mondo; credo parli 13 lingue o qualcosa del genere e sono comunque in costante aumento (constantly increasing). Abbiamo parlato di cose che normalmente non discute: gli ho fatto delle domande che non gli vengono poste solitamente, come per esempio il suo rapporto con l’italiano, quanto spesso usi l’italiano, e abbiamo parlato di altri temi, come la gestualità, la mimica facciale degli italiani, del suo uso dei gesti quando parla altre lingue, del romanesco – ovvero il modo di parlare italiano a Roma – e dei problemi degli stranieri che parlano l’italiano.

Spero che l’episodio sia di vostro gradimento e vi auguro Buon Ascolto.

 

D: Ok,  ciao Luca! Per me è un onore averti qua su Podcast Italiano, perché tu sei forse in Italia la persona più conosciuta nell’ambito delle lingue. Tu parli spesso, beh anche in altre lingue e delle lingue in generale, però oggi volevo parlare, dato che siamo entrambi italiani, volevo parlare in italiano e dell’italiano. E una cosa che mi interessa è: che ruolo ha l’italiano nella tua vita quotidiana? Io so che vivi.. vivi con degli stranieri, che frequenti  (hang out with, spend time with) stranieri e che questa è una grande parte della tua vita. Come usi l’italiano?

L: Allora, innanzitutto grazie per la domanda perché è una domanda che non mi fa quasi nessuno, nel senso che tutti mi fanno le domande su come imparo le lingue, ma nessuno mi ha mai chiesto comeche rapporto ho con la mia lingua madre. Quindi ti ringrazio per la domanda interessante. In secundis (second of all, from latin), ne parlavo proprio oggi con i miei coinquilini, del fatto che, nonostante il fatto che io viva in Italia, viva a Roma, utilizzo l’italiano parlato almeno relativamente poco, nel senso che ho poco contatto giornaliero. Io divido spesso —diciamo, l’ambiente linguistico, l’ambiente in generale—in microambiente e macroambiente. E per semplificare, il microambiente è la casa e in casa parlo praticamente o inglese o spagnolo. Mi hanno chiesto di parlare un po’ in italiano, ma non è la stessa cosa in termini di quello che in inglese viene definito “language maintenance” – cioè, per salvaguardare e anche migliorare o raffinare l’italiano ovviamente parlare con stranieri aiuta relativamente poco. Ovviamente ho contatto esterno quando vado al supermercato, quando devo sbrigare delle faccende (run some errands) in banca, quando ovviamente vedo i miei genitori, quando vedo i miei amici, ma è relativamente ristretto. E per allargare un po’ il quadro (widen/broaden the framework) e rispondere alla tua domanda in maniera un po’ più articolata (in a more comprehensive way) direi che il mio rapporto con l’italiano è un ottimo rapporto, nel senso che anche se non lo parlo troppo – comunque parlare con gli amici al bar non è la stessa cosa che fare un discorso – diciamo che leggo tutti i giorni per esempio il giornale, la Repubblica (giornale italiano), o quasi tutti i giorni le notizie on-line, qualche volta leggo dei libri in italiano anche se relativamente poco, diciamo.. per la maggior parte leggo giornali, riviste e libri stranieri.

Per concludere, per rispondere alla tua domanda, direi che, adesso come adesso, siccome sono un language coach, cioè lavoro come istruttore o coach linguistico, parlare l’italiano ad un livello particolarmente raffinato non mi serve, mentre 4 -5 anni fa invece era tutto completamente diverso, perché quando andavo a scuola di interpretariato a Parigi, una delle cose che si richiedeva di più era proprio la conoscenza, la padronanza della lingua italiana, cioè della propria madrelingua. Può sorprendere, ma in realtà un interprete – soprattutto se ha lingue passive – cioè lingue che ascolta, che capisce e deve restituire (here meaning translating) il discorso nella propria lingua madre — le lacune (shortcomings) più grandi della maggior parte degli studenti, risiedono non tanto nella conoscenza delle lingue straniere quanto nella conoscenza della propria lingua madre. Perché è difficile, molte persone danno per scontato (take for granted) la propria lingua madre, ma esprimersi a livelli elevati e restituire discorsi di natura politica, economica e in un linguaggio più articolato e complesso è molto più difficile e mi sono accorto delle ..forse non delle lacune, ma ricordo con chiarezza che la mia professoressa mi faceva notare, non so se a torto o a ragione (rightly or wrongly), delle mie lacune in termini di registro, cioè mischiavo delle parole di registro basso col registro alto, questa era la rimostranza (complaint).

D: ..e questo comunque nell’italiano..

L: ..questo nell’italiano, perché io avevo 4 lingue, avevo cominciato con 4, poi sono diventate 3. Avevo l’inglese, il francese e il tedesco come lingue passive, cioè lingue che ascoltavo, che dovevo capire quasi alla perfezione, e dovevo restituire il discorso sempre in italiano. Quindi quello che i famosi clienti di un interprete vogliono non è la conoscenza della lingua straniera che si dà per scontato, ma la qualità del tuo discorso, nella tua lingua madre, e nel mio caso era proprio l’italiano.

Per finire, il mio rapporto con l’italiano è buono, anzi è ottimo, perché non solo è la mia lingua madre, ma adoro l’italiano come lingua, come suona. Dicono spesso che i madrelingua non sanno, non hanno idea di come suona, o come suoni l’italiano, ma invece sì, lo sappiamo, nel senso che per me è una lingua bellissima, piena di vocali, aperta, poi con grande varietà dialettale, varietà di accenti, insomma… una lingua stupenda.

D: Correggimi se sbaglio, però penso che conoscere tante lingue ti faccia capire meglio anche la tua propria lingua, anche come fonetica o come lessico, le sue particolarità..

L: Te la fa apprezzare di più. Goethe diceva proprio che (se non mi sbaglio era Goethe), conoscere una lingua straniera significa conoscere soprattutto, anche la propria, no? Chi non sa nulla di lingue straniere non conosce intimamente la propria lingua madre, sono pienamente d’accordo.

D: Quindi, come abbiamo detto, tu parli soprattutto lingue che non sono l’italiano nella tua vita di tutti i giorni, in percentuale. Però percepisci delle differenze sostanziali tra l’italiano – che è la tua lingua madre – e le lingue straniere che conosci meglio, che immagino siano l’inglese, il francese e il tedesco? Percepisci delle differenze proprio a livello profondo, a un livello comunicativo in cui magari ci sono delle emozioni in ballo, della rabbia, dello stress? Senti che l’italiano comunque ti viene più naturale, più spontaneo, rispetto alle altre lingue, o  invece, non ci sono-al tuo livello non senti queste differenze?

L: Una domanda particolare, si possono dare risposte in chiavi completamente diverse (I can answer this question from completely different angles). Primo, direi che la prima lingua che mi esce dalla bocca se qualcuno mi urta per strada (bumps into me on the street) o se succede qualche cosa che mi fa emozionare o che mi provoca una reazione è il romanesco, neanche l’italiano. Dice “ma che sta’ a ffà, ma che sta’ a combinà”  (in italiano: ma che stai facendo, che stai combinando?) e questa è la prima cosa che mi uscirebbe dalla bocca. Quindi l’italiano è sempre, diciamo, connesso con con l’istinto primario (basic instinct). A volte mi esce dalla bocca l’inglese come seconda lingua, ma, per la maggior parte delle situazioni, se qualcuno mi provoca o succede qualcosa per strada, (cosa rara ma succede), mi esce il romanesco – che io vedo come prima lingua ancora prima dell’italiano. Ma di questo se ne potrà discutere in un altro podcast.

D: Ma anche quindi in paesi stranieri, in Polonia qualcuno ti urta e tu gli dici “ma che sta’ a ffà”?

L: Si, sì, oppure anche quando sono con amici e mi capita una certa situazione, per esempio l’espressione che mi esce dalla bocca più frequentemente in italiano è “Ah, annamo bbene” (in italiano: andiamo bene / a sarcastic remark, kind of like “that’s just great”) che è tipico romano, no? E quindi i miei amici mi fanno: “Ah, che hai detto Luca?” perché parliamo, che ne so, in polacco, o in russo o in un’altra lingua e improvvisamente dico “Ah, annamo bbene”, poi accompagnato sempre con il gesto,  perché gli italiani spesso  accompagnano sempre con il tipico gesto a dire “See annamo bbene”con questo – con questo gesto della mano che oscilla davanti alla tua faccia. E quindi si chiedono se io abbia preso qualche funghetto allucinogeno (psychedelic mushrooms)

D. Nel mezzo di conversazioni in altre lingue intercali (insert / un intercalare = an expression you say a lot) queste espressioni

L.Sì esatto, esattamente. Però per rispondere alla tua domanda in chiave diversa (from a different angle) direi che le lingue sono tutte comunicative allo stesso modo, non direi che ce n’è una più comunicativa o meno, e semplicemente che quello che mi piace pensare è che non abbiamo, non sviluppiamo una personalità diversa a seconda della lingua che parliamo, ma sviluppiamo una delle facce della nostra personalità; nel senso che io sono sempre io, sono sempre Luca Lampariello, ma sono arrivato-quando uno arriva ad un certo livello linguistico- sono il me stesso nato possibilmente in Francia, come sarebbe Luca Lampariello se fosse nato francese, se fosse nato tedesco?

Una cosa che è molto interessante che ho notato, su cui sto scrivendo (vorrei elaborare un po’ di più), è che se io parlo l’italiano a chiedere “ma che sta’ a ffà” ancora prima dell’italiano “cosa stai facendo?” questo è il gesto che mi viene prima di tutto, cioè il tipico gesto per cui ci prendono un po’ benevolmente in giro (for which they make fun of us in a friendly way), con le dita unite della mano e che davanti a te oscilli questa mano e dici “ma che sta’ a ffà?”.  Mentre se io parlo in inglese non mi verrebbe mai (I would never do it, it wouldn’t come natural to do it), e dico la frase corrispondente “What are you doing?” in inglese o “Qu’est-ce que tu fais?” in francese, non mi verrebbe mai di fare questo gesto. Non mi verrebbe mai di dire “What are you doing?”  così (making this hand gesture). Il mio cervello non associa il gesto della mano in inglese alla parola “What are you doing?” ma quando lo dico in italiano e/o in romano questa è la prima cosa che mi viene, oppure “Oh, annamo bbene” – intraducibile – ma per dirti, la gestualità (gestures, body language), la mimica facciale (facial expressions) sono legate strettamente alla lingua.
Un altro esempio, in Francia, per esempio direi  .. ti faccio un esempio in italiano, “Che fai oggi, vieni con noi?”. Io in italiano risponderei “Bah..bah” guarda la mia faccia (ovviamente le persone che ci stanno ascoltando la mia faccia non la vedono ma tu la puoi vedere /  sorry about the lack of video :D–ed) Io farei come “Bah, non lo so” Mentre invece un francese direbbe “Bon! Je sais pas, bon peut-etre” che è un po’ diverso come espressione, quindi non è solo.. è sviluppare interamente con la mimica facciale e anche con i gesti e l’intero corpo una parte della tua, o della mia in questo caso, personalità.

D: Sì, sì questo è un argomento interessante. Quindi tu non senti che stai trasferendo la mimica dell’italiano alle altre lingue?

L: No,  perché ho sviluppato un lato della mia personalità direttamente in un’altra lingua. Forse all’inizio si sono, diciamo, sovrapposte (overlapped). Ti faccio notare un’altra cosa che è veramente interessante: se io dico la stessa cosa, cioè “What are you doing?”, ma lo dico con l’accento romano, allora il gesto mi viene (Luca shows me the well-known italian hand-gesture). “What are you doing?”, così. Quindi significa che la gestualità e il modo di porsi (your attitude, how you carry yourself) non dipende tanto da quello che dico quanto dal suono che produco. Se il mio suono è un suono italiano, che quindi io sovrappongo (overlap, stack on top of) all’inglese, cioè parlo in inglese con la pronuncia italiana, la mia personalità italiana è quella che esce fuori. E il messaggio è “What are you doing?” detta all’italiana mi viene da – mi viene da pormi in italiano, quindi il lato della personalità preponderante (predominant) è l’italiano attraverso il suono, ma non tanto attraverso le parole.

D: E’ come se la fonetica, l’intonazione e la gestualità fossero tutte in una stessa sfera…

L: E’ come se.. immaginati una radio e quindi le frequenze-ad una certa frequenza corrisponde un certo tipo di intonazione, un certo tipo di fonetica, diciamo generale, e in più un certo tipo di gestualità, minima facciale e atteggiamento generale.”

D: Sì è vero, anche a me capita (it happens to me, I do it involuntarily) la stessa cosa quando parlo inglese cercando di imitare un accento italiano, mi accorgo che proprio inizio a fare gestualità che non farei nemmeno io quando parlo italiano perché normalmente non faccio magari tantissimi gesti, come l’italiano medio. Però proprio mi viene da fare gesti molto esagerati e molto stereotipati anche.

L:Sì magari tu sei torinese quindi anche questo è un altro discorso su un altro piano, ma immagino che torinesi e romani siano diversi da vari punti di vista, no?

D: Sicuramente, sicuramente.

L: Però sempre italiani siamo.

D: Cambiando argomento, sull’italiano appreso dagli stranieri, tu hai mai insegnato l’italiano a qualcuno? Immagino che tu abbia avuto modo o di parlare italiano, non so se proprio insegnare in modo più formale l’italiano a qualcuno. Quali sono le difficoltà che gli stranieri hanno? Magari se puoi dirmi le difficoltà di, non so, uno spagnolo, qualcuno che parla una lingua romanza rispetto a qualcuno che parla lingue slave o inglese.

L:Allora.. sì, per rispondere alla tua domanda, lavoro come coach da 5 anni; il primo studente che – stavo ripensando ai casi della vita,  tutto torna (it has come full circle), perché adesso sto studiando ungherese -il primo studente è stato ungherese. Ti premetto (let me start by saying) che diversi madrelingua, cioè parlanti di lingue diverse, hanno problemi diversi, perché le lingue sono sistemi più o meno distanti, quindi lo spagnolo è molto più vicino come sistema all’italiano di quanto lo possa essere, non lo so, un russo. Ma alcuni sono, diciamo- è interessante perché nella gamma di problemi (range of problems), alcuni problemi sono generali, cioè la maggior parte degli stranieri hanno un certo tipo di problema con l’italiano perché l’italiano ha certe caratteristiche; altri sono soggettivi e dipendono dalla lingua madre di colui o colei che sta apprendendo l’italiano.

Per essere un po’ più precisi, i problemi che trovo, che ho riscontrato (that I have identified, observed) come language coach (cioè come coach linguistico) sono sostanzialmente–il problema più grosso è l’intonazione. Nel senso che l’italiano ha un’intonazione, l’italiano standard è (io chiamo l’italiano in generale)- l’intonazione italiana è come un’anguilla (eel). E’ impossibile prenderla. Anche per noi stessi, italiani. Pochissimi parlano con un’intonazione perfetta, un italiano puro e quindi ..

 D:  Da doppiatore.

L: Da doppiatore. Ce ne sono, saranno lo 0,05% della popolazione. Tu hai un italiano abbastanza pulito, però in generale per avere un italiano standard uno deve fare dizione, deve andare in certe scuole ecc., quindi per lo straniero l’italiano è molto particolare perché non solo cambia pronuncia, ti faccio un esempio: uno di Roma dice “Ah, oggi sono andato al mare, era bello, era bello, faceva caldo” (accento romano). Un altro, un toscano direbbe “oggi sono andato al mare, perché faceva caldo” (accento toscano). Non solo la pronuncia, ma anche l’intonazione è diversa; quindi uno straniero che impara l’italiano all’estero vede tutti questi accenti, questa intonazione diversa a seconda delle regioni ed è un po’ difficile. Oltre al fatto che l’italiano ha tantissime vocali e ha un’intonazione abbastanza sfuggente (elusive, slippery) da capire. Ho sentito stranieri parlare un italiano quasi perfetto, addirittura un amico canadese che parla con l’accento di Rimini, quindi è molto divertente. Ma è secondo me il problema più grosso non è tanto la pronuncia, cioè non tanto “erre”, “esse” , “T” ecc., quanto l’intonazione.

Sempre nell’ambito della fonetica, cioè dei suoni, il problema più grosso che di solito le persone hanno, le persone che parlano certe, determinate lingue è la “erre”. Per esempio i francesi hanno problemi con la “erre”, gli inglesi hanno problemi a “rollare la erre”, mentre invece gli spagnoli o i russi non ce l’hanno questo problema perché la “erre” è praticamente identica. E altri due problemi di solito sono: i verbi – a livello intermedio- la coniugazione dei verbi per persone che parlano lingue come l’inglese, dove i verbi sostanzialmente non si coniugano; e poi ovviamente le preposizioni, che è un problema per quasi tutti, nel senso che ci vuole un po’ di tempo per adattarsi alle preposizioni. Il fatto che ogni verbo abbia una propria preposizione. Però direi questi sono i problemi più grossi. In generale secondo me l’italiano non viene considerato una lingua particolarmente ostica (difficult, tough) e tendo ad essere d’accordo, a parte se la lingua è completamente diversa. Un cinese avrebbe problemi a imparare l’italiano come un italiano ha problemi ad imparare il cinese e/o il giapponese perché sono completamente diverse. Però direi che in generale l’italiano non mi sembra così difficile come lingua.

D: Sì, perlomeno chi già sa una lingua diciamo indoeuropea non dovrebbe avere troppi problemi.

L: Esattamente.

D.: Dato che parlavamo degli accenti, tu cosa pensi degli accenti stranieri in italiano? Perché ci sono sempre diverse posizioni, c’è gente che dice “a me piacciono gli accenti, non so, sudamericani, mi sembrano esotici, mi piacciono”

L:Penso che l’accento è un concetto del tutto relativo. Chi dice dell’altro che ha un accento non sente il proprio. Ci sono però degli accenti che in generale secondo me per la maggior parte delle persone vengono percepiti – anche per questioni, connotazioni storiche, non solo fonetiche – vengono percepiti quasi come o ostili oppure sgradevoli. Ti faccio l’esempio del tedesco. Il tedesco storicamente – a causa della seconda guerra mondiale e di quello che ne è venuto – i tedeschi di solito quando parlano in italiano.. “Voglio andare a fare tutto questo” (Luca imitates a german accent)  vengono considerati sgradevoli da sentire; gli stessi tedeschi pensano che il tedesco sia brutto da sentire e che l’italiano sia bello e si vergognano a volte quando parlano italiano. Ma la percezione, il filtro che abbiamo è  anche per ragioni storiche; mentre invece lo spagnolo è visto come più gradevole per noi, no? Di qualcuno che dice, che ne so, ti faccio un esempio di applicare uno spagnolo.  Per esempio avevo un amico, degli amici di mia madre e dei miei genitori che venivano, lui stava all’ambasciata spagnola ed era una persona molto erudita (smart, learned), molto intelligente. Solo che parlava italiano con questo accento, diceva “Bueno, siamo andati a fare questa cosa e poi facciamo” (Luca imitates a spanish accent), no? Parlava, diceva “oggi abbiamo fatto questa spesa e facciamo questo, questioni storiche”.

L’importante è sempre il messaggio, però applicava questo marchio (stamp) fonetico all’italiano. Per quanto riguarda gli accenti in generale, la percezione che si ha degli accenti è secondo me irrilevante nel momento in cui la persona che parla parla bene, si esprime bene e comunque l’accento non impedisce agli italiani di capire. Per esempio c’era un tedesco che aveva un accento tedesco così forte che il mio cervello si sintonizzava (tune in) sul tedesco e non riusciva a capire che cosa costui (=lui, questa persona) volesse dire in italiano. Quelli sono però casi particolari. Diciamo, in generale, per me è gradevole, abbastanza gradevole (pleasant, nice) quando c’è un accento straniero, il marchio di un accento straniero sull’italiano, perché è normale avere un accento e.. tra virgolette trasferirlo alla lingua straniera che si parla.

D: Interessante. Poi più sugli accenti e anche sui dialetti però italiani magari parliamo in un altro episodio. Credo sia un argomento molto vasto e molto interessante. In conclusione volevo chiederti quali consigli puoi dare, anche molto generali, sia relativamente proprio all’apprendimento dell’italiano e magari qualche consiglio,non so, che ritieni sia fondamentale nell’imparare qualsiasi lingua.

L:Allora, sarò breve. Ce ne sono a migliaia di consigli da dare.

D: Diciamo i più fondamentali, i più importanti.

L: I più importanti sono sostanzialmente tre: nel senso che la prima cosa da fare è sapere perché si impara l’italiano, o si impara una lingua. Io divido di solito le motivazioni o le ragioni per imparare una lingua in due categorie: una ragione o le ragioni estrinseche ed intrinseche. Estrinseche vuol dire  anche dal latino “fuori da te”, per esempio se tu Davide improvvisamente hai voglia di imparare l’arabo e io ti chiedo “ma perché vuoi imparare l’arabo?” e tu mi rispondi “Perché ho sentito dire che è bello”, quella è una ragione estrinseca. Oppure “perché è figo, perché la gente lo impara”. Non è molto solida come ragione. Mentre intrinseca è,  che ne so, perché hai conosciuto una ragazza, perché ti piace, perché ti vuoi leggere il Corano, perché sei stato in un paese arabo. Quindi viene da dentro ed è forte. Quindi il primo consiglio è ancora prima di cominciare è di sapere perché lo fai, perché ovviamente imparare una lingua è un processo lungo ed è un percorso lungo e ci sono degli ostacoli di mezzo. Quindi se non sei motivato la motivazione spesso va letteralmente a picco (andare a picco = to sink). E secondo, che è il consiglio, una volta che hai cominciato, più importante in assoluto, è di lavorare – non mi piace la parola studiare – di imparare tutti i giorni, tutti i giorni o quasi tutti i giorni. Senza questo è molto difficile soprattutto all’inizio “prendere quota” (get off the ground, usually used for aircrafts), decollare, ed è il consiglio principale. E terzo – che collima (to match with, to correspond) con gli altri due ovviamente – è la motivazione, la motivazione che ha a che vedere anche col modo di organizzare il tempo. Quindi io direi che come terzo consiglio è: se vuoi imparare una lingua comincia a pianificare il tuo piano di studi e, anzitutto, neanche il cosa, ma il quando (not the what, but the when). Cioè: il consiglio che do sempre, per l’italiano come per altre lingue – questi sono consigli del tutto generali -, è quello di pianificare. Cioè la domenica ti fermi un attimo, per mezz’ora, e cominci a scrivere: “Ah, ok, Questa settimana dedicherò mezz’ora all’italiano di lunedì, di martedì, mercoledì”. Io mi faccio la pianificazione di domenica. Prendere trenta minuti per pianificare la settimana successiva ti sgrava (frees yourself from) di un’enorme quantità di decisioni che devi prendere ogni giorno, quindi sai già esattamente cosa fare. Come coloro che vanno in palestra sanno già che mercoledì, venerdì e domenica vanno in palestra, così si può fare con le lingue. E poi devi semplicemente seguire il piano. E queste sono tre cose basilari. Io ho questa azienda che  abbiamo costruito on-line. Il primo corso che è gratis per tutti è proprio questo, che si chiama  Ten essential  elements for successful language learning (cioè “Dieci elementi essenziali per imparare una lingua in maniera efficiente”) e il primo consiglio è  lavorare tutti i giorni. Ma ce ne sono altri di ragioni, diciamo di elementi importanti. Ma questi tre sono una conditio sine qua non (prerequisite, from latin), cioè una condizione senza la quale imparare una lingua diventa difficile.”

D: Quindi ricapitolando: prima di tutto trovare le ragioni per cui impari l’italiano o una lingua. 2) Studiare tutti i giorni, o lavorare, imparare tutti i giorni”

L: ..esatto, e 3) pianificare..

D: ..pianificare la settimana e dire “questo giorno lavoro trenta minuti, questo giorno non posso, però il giorno dopo magari mi sveglio prima e..”

L: Esattamente, esattamente, perché il tempo non è qualcosa che si ha o no si ha, ma qualcosa che si trova, si crea a seconda delle priorità che hai nella vita.

D: Va bene. Grazie mille, Luca. Penso siano consigli  molto utili e informazioni molto interessanti che possono interessare a chiunque e siano anche applicabili ovviamente non solo all’italiano. Direi che questo è tutto per il primo episodio. Ne registreremo altri e toccheremo altri temi. Spero siano altrettanto interessanti.

L: Grazie a te

D: Grazie a te , alla prossima.

L: Ciao

Podcast

The best resources for learning italian – Le migliori risorse per imparare l’italiano

You can find the english translation of this article below.



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PODCAST E CANALI YOUTUBE PER L’APPRENDIMENTO DELL’ITALIANO

Benvenuti su Podcast Italiano. Oggi vi voglio parlare di alcune delle mie risorse preferite (di cui molte sono completamente gratis) che potete trovare su internet per imparare l’italiano. Che non siano il mio podcast s’intende ;)

Italiano Automatico di Alberto Arrighini.
Italiano Automatico è il sito più ricco di materiali per coloro che imparano l’italiano. Il creatore di questa pagina è Alberto, un ragazzo di Brescia appassionato di lingue che lavora duramente  ogni giorno per creare contenuti di qualità, soprattutto sotto forma di video. Al momento lavora infatti su video quotidiani che carica sulla sua pagina Facebook;  sul sito troverete invece altre risorse come audiolibri,  podcast, e altri corsi.  Ve lo consiglio moltissimo.

Weilà Tom
Tom è un ragazzo americano di origini italiane che sul suo canale YouTube carica video (in italiano e in inglese) relativi all’apprendimento dell’italiano (ma anche dell’inglese). Tom, come Alberto, produce video di alta qualità che penso possano motivarvi nell’apprendimento dell’italiano, in quanto lui stesso l’ha imparato come straniero raggiungendo peraltro un ottimo livello.

Italian Pod 101 (Sito – YouTube)
LanguagePod101 ha moltissimi corsi di qualità per svariate lingue, incluso l’italiano. Benché abbiano contenuti a pagamento, ci sono moltissime risorse completamente gratuite per studenti di livelli diversi.

 Italy Made Easy
Italy Made Easy è un’altro canale YouTube che contiene moltissimi video dedicati all’apprendimento dell’Italiano. Manu, il creatore, affronta temi come la grammatica, la pronuncia,  come usare alcune parole ed espressioni e molto altro. La maggior parte dei video sono in inglese, ma ci sono anche alcuni video interamente in italiano.

Easy Italian di Easy Languages
Easy Languages è un canale YouTube fantastico, che contiene diverse serie dedicate a numerose lingue straniere. Di solito nei video vengono intervistate persone per strada, a cui vengono poste domande su diversi argomenti; i video contengono sottotitoli in italiano e in inglese. Purtroppo la serie Easy Italian per il momento ha pochi video, ma vista l’attività nel canale per quanto riguarda le altre lingue potrebbe essere utile darci un’occhiata di tanto in tanto.

YOUTUBER ITALIANI 

Quando imparo le lingue straniere guardo molti canali di YouTuber del paese in cui si parla la lingua che sto studiando. Vi propongo alcuni canali che potrebbero interessarvi, anche se il livello necessario è sicuramente più alto in quanto non si tratta di canali per l’apprendimento dell’italiano, e di conseguenza non ci sono nemmeno sottotitoli.

Yotobi
Yotobi è uno dei più famosi YouTuber italiani, conosciuto agli inizi per le sue recensioni comiche di film. Ultimamente invece fa video su svariati argomenti, tutti molto interessanti.

Breaking Italy
Breaking Italy è un canale che io stesso guardo molto spesso e di cui non mi perdo quasi mai un video. Shy, il creatore di Breaking Italy, fa video quotidiani su temi di attualità e politica (sia italiana che internazionale). Il suo modo molto comprensibile di trattare gli argomenti, unito al suo stile sarcastico, rende i suoi video molto piacevoli. Inoltre il suo accento sardo può rivelarsi interessante per chi impara l’italiano

Gamer italiani, Favij e ilvostrocaroDexter
Devo ammettere che io non sono un grande fan dei cosiddetti “gamer” su YouTube, ovvero di YouTuber che giocano a videogiochi e li commentano allo stesso tempo. Tuttavia, questo è un settore di YouTube molto importante e che magari più interessare i più giovani. Io personalmente non sono appassionato di questo tipo di contenuti, ma se a voi invece interessano potrebbero piacervi questi due canali.

Beauty Vloggers – ClioMakeup
Se non mi interessano molto i canali di videogiochi, men che meno quelli che trattano di bellezza. Tuttavia, magari alcune di voi seguono questo tipo di contenuti nella vostra lingua o in inglese; perché allora non farlo in italiano? Uno dei principi generali nell’apprendimento delle lingue straniere è unire l’utile al dilettevole, dunque se il make-up è uno dei vostri interessi, vi consiglio di prendere due piccioni con una fava e guardare un canale come quello di Clio, il più famoso in Italia in questo settore.

Tia Taylor
Tia in realtà non fa video in italiano ma in inglese, essendo lei americana; lei vive in Italia da qualche tempo e il suo canale è molto interessante per chi vuole saperne di più sulla vita in Italia.

YouTube è in costante espansione ovunque e anche Italia, quindi ci sono molti nuovi canali che spuntano come funghi. Vi consiglio di approfittare di questa possibilità e di trovare quelli che vi possono piacere in base ai vostri interessi e iscrivervi, magari guardando i video più di una volta per migliorare la vostra comprensione.
YouTube è anche una risorsa utilissima per cercare musica nella lingua che state imparando.

RADIO

La radio può essere uno strumento utile per chi impara una lingua straniera. Io personalmente non ascolto molto la radio, ma vi lascio due stazioni le cui trasmissioni potete ascoltare in streaming:

Radio Rai
Rtl 102.5

SITI CHE SEMPLIFICANO LA LETTURA

Se vi piace leggere (molto importante quando imparate le lingue) vi consiglio caldamente due siti che hanno come obiettivo quello di rendere la lettura più semplice, permettendovi di cliccare su una parola a voi sconosciuta e dandovi una traduzione istantanea di questa (magari non perfetta, ma che vi aiuta a capire il significato nel contesto).

LingQ
Ha molti materiali al suo interno con le relative registrazioni audio. Le traduzioni delle parole e delle combinazioni di parole sono quelle date da altri utenti. Se queste non esistono, il sito fa affidamento a Google Translate. Si possono inoltre importare testi per leggerli con le funzionalità del sito. Nella sua versione gratuita presenta funzionalità limitate;  l’abbonamento mensile costa 10$.

ReadLang
Non contiene molti materiali già caricati ma a mio parere è più pulito e piacevole di LingQ per quanto riguarda l’estetica, soprattutto . La traduzione è affidata esclusivamente Google Translate. Non supporta l’audio, ma è molto più versatile quando si vuole importare testi propri. Inoltre è presente un add-on per browser che funziona molto bene, dunque si possono leggere siti esterni e utilizzare le funzionalità di ReadLang direttamente “sul posto”. Anche ReadLang ha funzionalità limitate se non si paga l’abbonamento che costa 5 euro al mese.

DIZIONARI

Ovviamente in base alla vostra lingua di partenza potrete trovare altri dizionari che facciano al caso vostro. Per quanto riguarda inglese-italiano e viceversa vi consiglio:

Wordreference
Il dizionario inglese-italiano più completo. Il forum inoltre aiuta spesso a risolvere dubbi sull’uso di alcune parole ed espressioni.

Reverso
Molto utile per trovare esempi di utilizzo delle parole cercate.

Google Translate
Per quanto spesso sia oggetto di burle e battute, Google Translate spesso aiuta nella traduzione di parole singole e gruppi di parole.

Treccani
Vocabolario monolingue molto completo e con spiegazioni esaurienti.

Forvo
Molto utile per scoprire come i madrelingua pronunciano una parola su cui potete avere dei dubbi.

CONVERSAZIONE E LEZIONI ONLINE

Italki è a mio parere il miglior sito per trovare insegnanti (come me, per esempio) o altre persone come voi che parlano la lingua che state studiando.

Conversation Exchange è un sito in cui ci sono molti utenti interessati a scambi linguistici.

Per quanto riguarda questi e due come la maggior parte dei siti di scambi linguistici, di solita si usa Skype.

Infine, non dimenticatevi ovviamente di podcastitaliano.com :)
Spero che queste risorse da me raccolte per voi possano esservi utili.

Alla prossima!


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PODCASTS AND YOUTUBE CHANNELS FOR LEARNING ITALIAN

Welcome to Podcast Italiano. Today I will talk about some of my favorite online resources to learn italian, many of which are completely free. Which aren’t this podcast, I mean :)

Italiano Automatico by Alberto Arrighini.
Italiano Automatico is an incredible site for those who are learning italian, full of great content. Its creator is Alberto Arrighini, a guy from Brescia who is passionate about languages and works hard everyday to create quality content, mostly in video form. Right now he’s working on daily videos, which he uploads to his Facebook page; on the site you’ll find lots of other resources: audiobooks, podcasts, courses, etc. Highly recommended.

Weilà Tom
Tom is an american guy of italian origins, who has a YouTube channel with videos in italian and english about learning Italian (and English as well). Tom, like Alberto, makes high-quality videos that will motivate you, as he’s learned italian as a foreigner too, achieving an amazing fluency.

Italian Pod 101 (Website – YouTube)
LanguagePod101 has lots of quality courses for several languages, including italian. Despite being a paid service, they have lots of great resources for students of different levels. Also, they’re 100% free.

 Italy Made Easy
Italy made Easy is another YouTube channel with tons of videos for students of italian. Manu, its creator, talks about grammar, pronunciation, how to use certain words and expressions, and more. Most of the videos are in english, but some videos are entirely in italian.

Easy Italian by Easy Languages
Easy Languages is a fantastic YouTube channel with many series of videos dedicated to foreign languages. In most of the videos they interview people on the streets, asking them about various topics. The videos have subtitles in italian and English. Unfortunately the Easy Italian series doesn’t have that many videos yet, but considering the great amount of content they’ve produced for other languages,you should keep an eye on it.

ITALIAN YOUTUBERS

When I’m learning a foreign language I always watch Youtubers from the country where that language is spoken. Here are some italian channels you might find interesting, although you need to have a higher level since these are not channels specifically about learning the language, nor do they provide subtitles.

Yotobi
Yotobi is one of the most famous italian Youtubers. He started out with comic reviews of  movies; lately, he’s been making videos on various topics, all of which are very interesting.

Breaking Italy
Breaking Italy is a channel I watch very often, I rarely miss a video. Shy, the creator of Breaking Italy, makes daily videos on news topics and politics (italian and international). His clear way of explaining things, together with his sarcastic style, make his videos really enjoyable. In addition, his Sardinian accent might be interesting to those who like accents and dialects.

Italian gamers, Favij and ilvostrocaroDexter
I must admit I’m not a big fan of gamers on YouTube, that is, youtubers who play and comment videogames at the same time. However, this is a genre that’s really popular and might be interesting to younger people. I personally am not a big fan of this type of content, but, if you are, you’ll probably enjoy these two channels.

Beauty Vloggers – ClioMakeup
I’m not that much into gameplays, let alone videos about beauty. However, some of you might watch this type of content in your native language or in English; why not do the same in italian? One of the general principles of language learning is you should do something you like and that’s also useful. If you’re interested in beauty and make-up, I suggest you kill two birds with one stone and you watch a channel like ClioMakeup, the most famous italian beauty channel.

Tia Taylor
Tia doesn’t actually make videos in Italian but in English, being american; she’s been living in Italy for some time, and her channel is really interesting for those who want to know more about life in Italy.
YouTube is growing fast everywhere in the world – in Italy too – and there are lots of new channels popping up. You should take advantage of this. Find those you might like based on your interests and subscribe to them. Something I like to do is I watch the same videos multiple times to improve my comprehension.
YouTube is also great to find music in the language you’re learning.

RADIO

Listening to the radio can be a really good tool to learn a foreign language. I personally don’t do it very often, but here are two popular radio stations that you can listen online.

Radio Rai
Rtl 102.5

WEBSITES TO MAKE READING EASIER

If you like reading – which is something you should when learning foreign languages – I strongly recommend you check out two websites that make reading an easier task, by allowing you to click on a word you don’t know and giving you a translation of it (maybe not a perfect translation, but still helpful to understand the meaning of the word in context)

LingQ
LingQ has a lot of great materials with audio recordings. The translation of words and groups of words are those other users previously selected. If there are none, the site uses Google Translate. You can also import texts and read them with the functionalities of the site. The free version has some limitations; the monthly subscription costs $10

ReadLang
Readlang doesn’t have much content in and of itself, but in my opinion has a cleaner interface compared to LingQ. The translation is done entirely by Google Translate. It doesn’t support audio, but it’s much more versatile when importing your own texts. In addition, they have an add-on for browser that works really well, so you can read on external website and use ReadLang’s functionalities on the spot. The free version of ReadLang is limited as well; the monthly subscription costs $5.

DICTIONARIES

Naturally, there are many dictionaries you can use depending on your native language. As far as English-Italian dictionaries go, here are those I recommend:

Wordreference
The most comprehensive English-Italian dictionary. Their forum is also very helpful in solving doubts on how to use certain words and expressions.

Reverso
Very useful to find examples of how to use a word or an expression you’re looking for.

Google Translate
Despite being  often made fun of, Google Translate can be helpful if you need to translate words and groups of words.

Treccani
Comprehensive monolingual dictionary with thorough explanations.

Forvo
Very useful to find out the native speakers’ pronunciation of a word you’re unsure how to say.

SPEAKING AND ONLINE CLASSES

Italki is in my opinion the best site to find teachers (like me, for example) or simply people who speak the language you’re studying.

Conversation Exchange  is a website where you can find students interested in language exchanges.

Usually, the application used by members of most of these website is Skype.

Lastly, don’t forget about podcastitaliano.com :)
I hope you can find these resources useful!

Until next time.

Intermedio, Podcast

La pasta – Intermedio #6

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Benvenuti su Podcast Italiano, in questo episodio molto gustoso e molto “calorico” (high in calories), in cui parleremo di uno dei piatti più famosi d’Italia, la pasta.

Penso che una delle associazioni generate dalla parola “Italia” nella mente di molte persone (the association created by the word “Italy” in the mind of many people), anche di coloro che non sono interessati all’Italia e alla cultura italiana, sia il cibo, e dunque i  due piatti che sono conosciuti universalmente: la pasta e la pizza. Oggi parleremo della pasta, e magari andremo a scoprire qualcosa di nuovo.

La pasta, come detto, fa parte dei luoghi comuni (stereotypes) associati all’idea di “italianità” (italianness), come anche il nostro modo di gesticolare (the way we use hand gestures), la figura del mafioso, la carnagione abbronzata (tan skin color), il vino ecc. Spesso gli stereotipi sono falsi, o comunque non corrispondono esattamente alla realtà, ma bisogna dire che nel caso della pasta c’è molto di vero (a lot of is true). Noi italiani consumiamo pasta quasi quotidianamente, e secondo i dati che ho trovato mediamente un italiano consuma circa 25 kg di pasta ogni anno, (che mi sorprende perché pensavo fossero almeno il doppio!) e si mantiene  al primo posto della lista stabilmente (keeps its leading position in the chart) .

In Italia vengono prodotti 3,5 milioni di tonnellate di pasta ogni anno, di cui più della metà vengono esportati in altri paesi.
Ci sono davvero moltissime varietà: la pasta può essere lunga (come gli spaghetti), può essere corta (come le penne), può essere ripiena (stuffed/filled) (come i ravioli), può essere liscia, rigata (striped), spessa, sottile, ecc. Queste caratteristiche possono dare origine a diverse combinazioni. Inoltre i condimenti (toppings) possibili sono anch’essi innumerevoli, dunque le ricette della pasta sono infinite. La ricetta che però tutto il mondo conosce è quella della pasta al pomodoro. Solitamente la pasta si cuoce “al dente”, che letteralmente vuol dire “to the tooth”.

Solitamente si produce a partire dalla farina di grano duro (Durum wheat/pasta wheat), chiamata di solito semola. Si ottiene dunque la cosiddetta “pasta secca”, ovvero quella prodotta industrialmente. La “pasta fresca”, solitamente fatta in casa, si differenzia in (differs in) umidità e acidità. A proposito, queste cose sono stabilite dalla legge italiana!

La pasta è stata inventata  parallelamente (at the same time) in Italia e in Cina, ma con tecniche diverse. Infatti in Cina non era presente il grano, dunque si faceva uso del riso o di altri cereali, soprattutto il miglio (millet). Esiste una leggenda, soprattutto negli Stati Uniti, secondo la quale (according to which) Marco Polo avesse portato la pasta in Italia dopo il suo viaggio in Cina. Ciò non è assolutamente vero, è una leggenda appunto, anche perché Marco Polo ebbe a che fare (had to deal with) soprattutto con i Mongoli e non con i Cinesi, che erano consumatori di pasta. Inoltre le tracce storiche che testimoniano (testifying to)  un consumo di pasta sono molto antiche sia in Italia che in Cina.

Chiunque di voi abbia vissuto in Italia, o viaggerà in Italia, sicuramente si renderà conto (will realize) di quanto la pasta sia onnipresente (omnipresent, everywhere) nella dieta italiana. La pasta è anche un elemente culturale importantissimo, come non ricordare la celebre scena del film “Un Americano a Roma“, in cui il protagonista “Nando Mericoni” (interpretato dal leggendario Alberto Sordi), benché amante delle abitudini americane non riesce a resistere davanti a un piatto di spaghetti (da lui chiamati “macaroni”).

In questo caso, dunque, il luogo comune corrisponde alla realtà!

Ci sono alcune espressioni collegate con la pasta di cui vi voglio parlare:
“Avere le mani in pasta”, significa essere coinvolto in qualcosa, solitamente un’attività illegale. Si può dire per esempio – rimanendo in tema di stereotipi che a volte non sono neanche stereotipi –
“Il mafioso aveva le mani in pasta in tutti gli affari del comune!
Un’altra espressione è “Essere fatti della stessa pasta”, ovvero avere la stessa natura caratteriale, che può essere positiva o negativa. “Loro due sono fatti della stessa pasta”. Si può anche dire “Vediamo di che pasta sei fatto”, “let’s see what you’re made of” si può dire in inglese.

Queste sono le espressioni che mi vengono in mente relative alla pasta. Spero che vi sia piaciuto questo episodio e non vi sia venuta troppa fame. Se vi è venuta, soddisfatela con un bel piatto di pasta, e noi ci vediamo nel prossimo episodio. Alla prossima!

Versione senza traduzioni

 

 

Interviste, Podcast

Intervista #2 – Jeremy dal Belgio

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Benvenuti su Podcast Italiano. In questa intervista parlo con Jeremy, belga e che parla l’italiano ottimamente. Andate su podcastitaliano.com per leggere la trascrizione integrale dell’intervista e, detto questo, buon ascolto!

D: Ciao Jeremy, come va?

J: Ciao Davide, sto bene e tu?

D: Anch’io molto bene, sono contento finalmente di fare questa intervista con te, perché sei una delle persone che parlano l’italiano meglio tra le persone che conosco.

J: Grazie.

D: Sono sempre molto stupito da quanto ti interessi l’Italia, ciò che succede, le notizie, la cultura in generale. Vorrei iniziare chiedendoti di fare magari una breve introduzione su di te:  cosa fai nella vita, cos’hai studiato?

J: Allora, come hai detto tu mi chiamo Jeremy..

D: Prima di tutto, scusa, da dove vieni, perché non l’abbiamo detto.

J: Sono belga, sono nato a Brussel, però vivo nella parte francofona del Belgio, in Vallonia. Per il momento abito a Ottignies. Ho studiato storia all’università durante (PER) cinque anni, poi durante il mio periodo di disoccupazione ho provato a partecipare a concorsi per lavorare nell’ambito italiano in Belgio – ambasciata, rappresentanza, istituti – ma poi ho trovato lavoro in una società che rivende tessuti, quindi li compra, li rivende, magari il mio boss fa un po’ di disegni di creazione. E’ ben pagato ,quindi sono contento, ma non ho mai spesso di provare a partecipare a concorsi. Per l’appunto ce n’è uno entro (tra) poco tempo per la rappresentanza permanente dell’Italia nell’Unione Europea. Vivo con la mia ragazza da quattro anni e mezzo.

D: L’italiano è una parte importante della tua vita, si può dire così?

J: Ho trovato lavoro in un ambito molto diverso però a un certo punto era quasi la mia ragione di..

D: ..di vita..

J: .. di essere, sì.

D: Quindi, tornando un po’ indietro, tu hai studiato storia all’università dicevi, però studiavi già italiano..?

J: Sì, ho iniziato a studiare l’italiano nel mio ultimo anno scolastico. Stavamo per fare una gita in Italia, a Venezia, Firenze, Siena..

D: Tu e la tua ragazza?

J: No, la mia ragazza la conosco da quattro anni e mezzo quindi era nel 2005-2006, quindi 10 anni fa ho iniziato a imparare l’italiano per poter parlare con la gente e cavarmela da solo in Italia. E poi non ho smesso. Ho fatto questa scelta da solo, quindi non era un’obbligazione (obbligo) imposta dai professori, ma l’ho scelta io, e ho seguito un corso di sera, un’ora un’ora e mezzo a settimana.

D: Si può dire che l’italiano, la scelta dell’italiano sia legata in qualche modo alla storia o no? Cioè, ti ha aiutato l’italiano magari anche a studiare la storia, sei più interessato alla storia magari dell’Italia..

J: Allora, all’inizio era una scelta separata quindi non aveva quasi niente a (che) vedere con la storia, poi con i miei studi mi ha aiutato nel consultare qualche opera in italiano sul mio argomento di tesi.

D: Quindi ti interessa anche la cultura, è qualcosa che utilizzi, che per te rappresenta un’interessa che ti aiuta a migliorare anche il tuo italiano immagino.

J: Sì, certo. Per l’appunto ho letto qualche anno fa la storia d’Italia di Montanelli, quindi lego spesso i due interessi, le due passioni.

D: Dato che hai menzionato appunto un libro, volevo chiederti che ruolo ricopre la lettura in italiano per te, e che libri consiglieresti a chi non è al tuo livello ma a chi ha iniziato da meno tempo.. perché io penso che la lettura abbia un ruolo molto tempo, soprattutto a un livello già più avanzato per migliorare, per aumentare le parole conosciute. Cosa consiglieresti?

J: Per me la lettura è essenziale, soprattutto in italiano ma anche in altre lingue, come l’inglese. In italiano quindi consiglierei addirittura la storia d’Italia di Indro Montanelli, perché secondo me per qualcuno che ha un livello intermedio o quasi avanzato – è una lingua abbastanza semplice, che poi ti fa scoprire l’identità storica di un paese, con qualche nota di umorismo. Penso che l’autore sia stato attaccato per quest’opera di divulgazione dalla cosiddetta..

D: Opinione pubblica?

J: No, al contrario, dalla comunità scientifica, storica, perché non indicava sempre le sue fonti, ecc. Ma lui dice che il suo pubblico era lo scopo della sua opera, quindi è un’opera di divulgazione in una lingua abbastanza semplice. E’ un’opera abbastanza lunga, quindi ci sono diversi volumi.. può pare (parere) a prima vista fastidioso, ma ne vale la pena.

D: E invece altri libri, non so, per chi ha iniziato da meno tempo? C’è qualcosa che potresti consigliare?

J: Magari i fumetti. I fumetti.. c’è l’aspetto ludique..

 D: Ludico.

J:.. ludico in più che ti aiuta a imparare, e ancora adesso lo faccio con il fumetto Asterix, ogni tanto leggo un fumetto in italiano. Ho comprato l’ultimo alla libreria, era in italiano quindi ne ho approfittato.

D: Volevo chiederti: per quanto riguarda film, serie TV, televisione, qual è il tuo approccio? Li guardi, li guardi cono sottotitoli in italiano, senza nessun sottotitolo o con i sottotitoli in francese, come ti muovi in questo senso?

J: All’inizio guardavo senza sottotitoli perché potevo guardare solo RAI 1, quindi all’inizio non capivo un granché. A forza di perseverare, di ascoltare sempre ho potuto.. posso capire i film e le serie senza sottotitoli. Quindi adesso li guardo senza difficoltà senza i sottotitoli.

D: Non ti dava (causava) frustrazione questa sensazione di capire magari, non so, il 30 %,? Perché a me è una delle cose che piacciono di meno,guardare qualcosa. Dire “Ok, adesso so un po’ la lingua, proviamo a guardare la televisione o qualcosa senza i sottotitoli” e poi ti accorgi che capisci comunque ancora poco.

J: E’ abbastanza frustrante, soprattutto all’inizio, quando hai il dizionario a portata di mano e poi consulti, consulti e finisci per..

D: Non seguire più..

J.. il film, perché sei sempre nel dizionario. Però ne vale la pena, è necessario, l’ho fatto per l’italiano – il mio modo secondo me è sempre ascoltare, ascoltare e leggere, anche se non capisci, perché devi abituarti alla musica della lingua per quanto riguarda l’ascolto, ma anche il ritmo della lettura.

D: E per quanto riguarda invece il parlato, parlare con altre persone.. beh, ci sono molte idee, c’è chi inizia a parlare fin da subito e magari sa dire poche cose, sa fare conversazioni su temi molto – del più o del meno- il tempo, come ti chiami, quanti anni hai, cosa fai.. qual è il tuo approccio, cos’hai fatto tu personalmente, quando hai iniziato a parlare l’italiano?

J: sono piuttosto riservato, quindi ho preso un po’ più di tempo prima di incominciare a veramente parlare, perché questo atto richiede una certa dose di..

D: sicurezza nei propri mezzi.

J: E il mio difetto è cercare come dire ciò che voglio dire, e quindi prende più tempo di magari qualcuno che non ha paura e parla subito anche con errori.

D: Quindi immagino tu abbia praticato molto l’italiano anche parlato.

J: Con corrispondenti, con te, con altri.. c’è una persona particolare alla quale penso, che ho conosciuto quasi fin dall’inizio e con cui ho ancora qualche contatto anche se più dispersi nel tempo. E’ molto importante perché ti obbliga a parlare o a scrivere se non puoi fare una videochiamata.

D: E’ qualcosa che ti mette anche sotto pressione, può essere qualcosa di negativo per alcuni però sicuramente ti aiuta a pensare sul momento.

J: Sì, a appropriarti della struttura della lingua.

D: Passando invece a un’altro tema. Solitamente chi impara l’italiano, ma in generale qualsiasi altra lingua, lo fa con lo scopo di viaggiare nel paese dove si parla. So che hai viaggiato più volte in Italia, volevo chiederti.. beh, la classica domanda è: quali sono le tue città preferite, quali città hai visitato, cosa ti ha colpito?

J: La mia città preferita rimane penso Roma. Perché è legata alla storia romana che mi appassiona, anche se è una città molta pericolosa, devi stare attento a dove metti i piedi.. strisce pedonali che non si vedono più, ecc.   Ma sì, è una città che mi ha conquistato subito. Ti racconto un aneddoto in merito: eravamo andati con un mio amico (meglio: Io e un mio amico) l’anno prima a Roma e l’anno dopo dovevamo andare in Sicilia. Però il nostro aereo faceva una tappa a Roma. Ci siamo guardati e ci siamo detti, rimaniamo a Roma? (Jeremy actually says “rimanemo”, probably by mistake. It’s funny because that’s how the romans would say “rimaniamo”). Perché no. Siamo scesi, abbiamo avvertito ovviamente la società, la compagnia aerea e abbiamo trovato un albergo e siamo rimasti a Roma. Quindi sì, un grande fascino. Per l’aspetto del centro storico medievale che è anche legato alla mia passione per la storia. E mi è piaciuta anche Mantova.

D: Perché Mantova?

J: Un po’ per le stesse ragioni, che ho provato per Siena (meglio: Per le stessi le ragioni per le quali mi è piaciuta Siena). E poi è quando.. ci sono andato con la mia ragazza questa volta, era (meglio: è) un città calma. Mi è piaciuta (meglio: mi piace) anche l’entrata in città, quando attraversi il fiume. Veramente una vista..

D: Impressionante.

J: Impressionante, anche quando siamo usciti dalla città per la stessa strada, abbiamo guardato indietro, il sole stava tramontando, era davvero una vista bellissima. Però non posso giudicare di più la città perché ci siamo rimasti qualche ora

D: Beh, poche ore che però ti hanno lasciato delle belle memorie.

J: Sì sì. E per finire anche Venezia, perché prima di andarci con la scuola pensavo che aveva (avesse) una reputazione troppo turistica, la città degli innamorati, ecc. Poi quando ci sono stato mi è piaciuta molto.

D: E invece Firenze no? Di solito Firenze è nella top..

J: Firenze – ho trovato che le grandi opere erano un po’ troppo incastrate nella città moderna, diciamo. Però era bellissima ovviamente, questo non si discute. Però mi è piaciuta di più Siena che Firenze, ma non lo dire ai fiorentini.

D: Meglio non dirlo, sì ci sono molte rivalità, campanilismi – come si dice in italiano – tra città e città, regione e regione.

J: Ad esempio tra Pisa e Livorno, Siena e Firenze.

D: Ok, volevo chiederti: cosa ne pensi della mentalità italiana, perché ci sono anche molti stereotipi degli italiani all’estero, come ci sono stereotipi su tutti i popoli. Cosa pensi, che cosa hai notato, se ci sono delle differenze con la mentalità del Belgio, e se hai notato delle differenze tra le varie città italiane.

J: Allora, questa è la domanda più difficile che tu abbia fatto, perché quando mi interesso a un paese o a una lingua cerco di scoprirla per i propri mezzi, non affidandomi dei (ai) preconcetti. Diciamo che scopro il paese in modo mio, e mi sono innamorato dell’Italia e della sua lingua ma non riesco a definire l’oggetto di tale passione. Così come non riesco definire cosa significhi o possa significare essere belga. E’ come innamorarsi di una persona, scopri ovviamente i difetti ma uno ad uno, non posso parlarti di un aspetto..

D: Globale?

J: Globale, da (sotto) questo punto di vista gli italiani sono così, i belghi (Belgi) sono così. Siamo tutti europei, siamo tutti umani, poi scopri i difetti, le qualità uno ad auno. Quindi non posso dirti “Trovo che gli italiani sono così, i belgi sono così..”. Perché quando scopri un popolo e esamini più in dettaglio ciascun aspetto, ciascun dettaglio scopri che finalmente in una certa maniera i belghi (belgi) lo fanno anche, o gli italiani fanno la stessa cosa. Forse in generale, al contrario di quanto ti ho detto, gli italiani sono forse più espansivi, ma dipende dalla zona geografica. Anche da città a città, per esempio a Roma con un amico sono andato a prendere un caffè e ho trovato che il barista, i garçons non erano affatto simpatici. […] Quando sono andato a Roma, con il mio amico, ho chiesto la strada e un tale mi ha spiegato e mi ha messo la mano sulla spalla. In Belgio forse non si farebbe tanto.

D: Dal punto di vista fisico..

J: Sì, del contatto fisico, forse è più appariscente in Italia che in Belgio. Però dipende anche dalle persone, dalle zone.

D: Sì, è molto vero quello che hai detto, ci sono grandi differenze in Italia e quindi la mentalità è uno di questi aspetti che variano moltissimo. Volevo farti ancora due domande. Una è: qual è l’aspetto più difficile dell’italiano, magari qualche aspetto o della grammatica o della pronuncia. Qualsiasi cosa ti venga in mente.

J: Allora, un aspetto di cui mi ricordo quando ho cominciato a imparare l’italiano sono i suffissi. I suffissi degli aggettivi e articoli che dipendono dall’inizio della parola seguente. Per esempio “bello”, “belli”, “begli”, “bei”. Ho avuto qualche difficoltà ad appropriarmi di questo modo di collegare gli aggettivi e gli articoli ai..

D: Ai sostantivi.

J: Magari un po’ l’uso del congiuntivo, che si usa di più in italiano che in francese secondo me, anche se lo uso in francese però è più presente in italiano secondo me. Un terzo punto , ma questo vale per tutte le lingue: l’appropriarsi della struttura delle frasi, imparare a pensare in italiano e smettere di parlare il francese con parole italiane.

D: E questo vale per tutte le lingue. E’ molto più difficili usare quelle espressioni che magari capisci senza problemi se le senti, ma che magari sono un po’ diverse dalla tua lingue. Quindi utilizzare di tua spontanea volontà, che ti vengano automaticamente in testa è qualcosa diversa dal capirle.

In conclusione volevo chiederti, quali consigli  daresti a una persona che sta iniziando o che impara già l’italiano da un po’ di tempo, se hai 2 o 3 consigli che ti senti di dire.

J: allora, questo vale per tutti i livelli: ascoltare, ascoltare, ascoltare, sempre abituarsi, assuefarsi alla musica della lingua. Anche se non si capisce tutto e può essere un po’ frustrante. Fare la stessa cosa con la lettura, provare a avere un dizionario di tasca (tascabile), sempre a portata di mano. usare YouTube può essere molto utile, perché certi canali, certi programmi sono presenti YouTube, politici o culturali..

D: Sì, sono d’accordo su YouTube perché anch’io lo utilizzo moltissimo e secondo me è una delle risorse veramente più utili e più ricche.

J: Ho scoperto questo aspetto di YouTube, oltre a quello musicale diciamo, grazie alla mia ragazza che guarda qualche.. non so come si dice in italiano, YouTubeur?

D: Diciamo YouTuber.

J: Se hai tempo, ovviamente, un ultimo consiglio sarebbe di cercare corrispondenti. Per esempio sul sito studentoftheworld o TandemExchange, così impari a parlare spontaneamente. E’ un linguaggio abbastanza semplice perché parli con una vera persona che ti aiuta a scoprire la vita quotidiana nel paese legato alla lingua che studi.

D: Sono anche molto motivanti gli scambi con persone vere.

Va bene Jeremy, ti ringrazio per questa intervista. E’ venuta molto lunga, spero che però possa essere interessante per le persone che ci ascoltano. Penso che sia molto importante ascoltare interviste, conversazioni di questo tipo, almeno personalmente a me piace molto ascoltare come parlano delle persone. Mi piace che ci sia un’interazione. Ti ringrazio nuovamente.

J: Ti ringrazio anch’io.

D: Buona giornata, ci vediamo nella prossima intervista.

Avanzato, Podcast

Avanzato #6 – Dante e l’incipit dell’Inferno

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Versione con traduzioni

Benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio vi leggerò l’incipit (beginning, first words of a text) dell’Inferno, il primo libro della Divina Commedia di Dante.

La Commedia, meglio conosciuta come Divina Commedia è un poema composto da Dante Alighieri probabilmente dal 1306 al 1321. Gli studenti italiani sono obbligati a studiarla, ed è sicuramente l’opera letteraria più importante nella letteratura italiana e una delle più importanti al mondo. Ci sono 100 canti (a canto is the  principal form of division in a long poem), ovvero capitoli, 34 nell’Inferno, 33 nel Purgatorio e 33 nel Paradiso. Questi sono i 3 regni che Dante visiterà, incominciando appunto dall’Inferno. Oggi leggeremo i primi 27 versi del primo Canto dell’inferno, che è un’introduzione all’opera. L’incipit è forse il passaggio più importante della letteratura italiana. Non sono un esperto di letteratura, ma penso che quasi ogni italiano conosca i primi versi, i primi passi .

Nell’incipit Dante si ritrova in una selva oscura, ovvero una foresta. La foresta è allegoria, ovvero simbolo del peccato (sin) in cui si è smarrito (went astray), in cui si è perso. Dante ha perso la “retta via(the righteous path), la via della virtù. Questo canto non è da prendere alla lettera (shouldn’t be taken literally), la foresta, il mare, il colle di cui si parla non sono luoghi reali, sono solo simboli, allegorie (allegory = metaphor whose vehicle may be a character, place or event, representing real-world issues and occurrences). Infatti la vera storia, la discesa (descent) all’Inferno vera e propria,  inizia nel secondo canto.
Incominciamo!

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita” significa nel mezzo, a metà della vita terrena, quindi in quell’epoca voleva dire  all’età di 35 anni. “Mi ritrovai per una selva oscura”, ovvero mi trovavo in una foresta oscura, che è simbolo del peccato. “Ché la diritta via era smarrita”, perché avevo smarrito,  perso la retta via, la giusta via, la via della virtù.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

“Ahi quanto a dir qual era è cosa dura”, vuol dire “quanto è difficile descrivere a parole quanto “esta selva”, quindi quanto questa foresta,  fosse “selvaggia, aspra, e forte”, ovvero selvaggia, impervia (arduous). Quindi è una foresta selvaggia, difficile da descrivere a parole –  “che nel pensier rinnova la paura!”, che mi mette paura solo a ricordarla, solo a ripensarci. Questa foresta, ovvero la sua “confusione mentale” era così selvaggia che solo la memoria lo impaurisce.

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

“Tant’ è amara che poco è più morte” significa era così tanto amara [questa selva], dura, che la morte lo è appena di più, la morte non è tanto peggio. “ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,” per trattare, ovvero per parlare, discutere, del bene che ho trovato in questo luogo, lì, ” dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte”, parlerò delle altre cose che ho “scorto”, trovato in quel luogo. Scorgere è simile a “guardare, vedere”. Dante trova del bene, ovvero l’arrivo di Virgilio, che sarà la sua guida, e lo condurrà fino alle porte del Paradiso.

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

“Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai”, ovvero non so raccontare bene come sono entrato in questa foresta, “tant’ era pien di sonno  a quel punto”, dato che ero (in italiano antico si diceva era al posto di ero) così pieno di sonno, inteso come il sonno della ragione, della mente, “che la verace via abbandonai.”, ho abbandonato la retta via, la via della verità. Dante era così confuso che non si ricorda come è entrato in questa selva allegorica.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

“Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto”, ma essendo giunto al piede, o ai piedi diremmo oggi, di un colle, ” là dove terminava quella valle” (questa frase è praticamente  uguale in italiano moderno, si direbbe allo stesso modo)  “che m’avea di paura il cor compunto” che mi aveva colmato, riempito il cuore di paura. Dunque Dante arriva ai piedi di un colle.
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

“guardai in alto e vidi le sue spalle”, ovvero vidi il crinale (ridgeline) del colle, “vestite già de’ raggi del pianeta”, illuminato dai raggi del pianeta “che mena dritto altrui per ogne calle.”, ovvero il pianeta guida nella direzione giusta le persone per ogni cammino, per ogni via. Questo pianeta è il sole, dunque Dante vede una collina che rappresenta la “retta via”, e il sole rappresenta Dio.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

” Allor fu la paura un poco queta,”, ovvero si calmò un po’ la paura (oggi abbiamo la parola quiete, o quieto), ” che nel lago del cor m’era durata” che nel lago del cuore, inteso come il profondo del cuore era durata, o perdurata diremmo oggi, “la notte ch’i’ passai con tanta pieta” la notte che io passai in uno stato di angoscia, di pietà. Dante ha passato una notte, o un periodo di smarrimento, di confusione.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

“E come quei che con lena affannata”, e come colui, ovvero una persona, che col respiro ansimante, respiro pesante, o “fiatone” (shortness of breath) diremmo oggi , (tra l’altro lena oggi ancora in espressioni come “di buona lena”) “uscito fuor del pelago a la riva” uscito fuori dalle acque e arrivato alla riva, “si volge a l’acqua perigliosa e guata” volge, rivolge lo sguardo, ovvero si gira, guarda, osserva le acque pericolose che ha appena superato,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

“così l’animo mio, ch’ancor fuggiva” così, allo stesso modo il mio animo, che ancora fuggiva, era in fuga, ” si volse a retro a rimirar lo passo” si girò, oggi diremmo “si voltò” in italiano moderno, “che non lasciò già mai persona viva.” che non lascio mai nessuna persona viva, nessuno è sopravvissuto passando quel mare. Dante, come una persona che è arrivata a riva e guarda il mare pericoloso, guarda la foresta che ha appena superato con molta difficoltà .

Ora risentiamo di fila questi primi 27 versi, ma non li rileggerò io bensì, Roberto Benigni, attore famoso e vincitore di un premio Oscar per il film “La vita è Bella”, che forse conoscete.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

 Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Questi sono i primi 27 versi e direi che ci possiamo fermare qui. Sicuramente l’espressività di Benigni , il modo in cui lo legge  non è paragonabile al mio. Però lui è un attore, io no. Su Youtube se vi interessa – e se il vostro livello è avanzato – si trovano video di Benigni che recita e spiega tutta la Divina Commedia, vi lascio dei link sul sito.

(Il primo canto dell’Inferno narrato e spiegato da Benigni)

Questo canto intero contiene 136 versi – noi ne abbiamo visti 27 di 136 -e pensate che l’intera Divina Commedia ne contiene 14.233! E’ un’opera lunghissima, mastodontica, ricca di cultura, riferimenti storici, teologici, letterari, filosofici, chi più ne ha più ne metta. Per questo è considerata un capolavoro. Pensare che un solo uomo abbia potuto concepire un’opera così lunga e ricca è incredibile, soprattutto se pensiamo alla struttura, caratterizzata da uno schema di terzine incatenate (A-B-A, B-C-B, C-D-C ecc.- quindi se prendiamo l’ultima parola di ogni verso abbiamo Vita – Oscura – Smarrita / Dura – Forte – Paura / Morte – Trovai – Scorte ecc.) di versi endecasillabi (undici sillabe per frase, es. 1 Nel 2 Mez-zo 4 del 5cam-min 6 di 7 nos-tra 8 vi-ta, ecc.). Questo schema si ripete dunque per più di 14.000 versi, che è impressionante.

Come già detto nell’episodio sui Dialetti Italiani, la lingua di Dante, soprattutto della Commedia, è stata la base della lingua italiana stessa. Nonostante alcune parole siano un po’ antiquate ovviamente, penso che la lingua anche a voi non sembri completamente diversa dall’italiano attuale, perché non lo è, è molto simile e in buona parte comprensibile, come spiegato nell’episodio sui dialetti. Provate a prendere un testo del 1300 inglese, non capirete niente!

In conclusione, la Commedia è un’opera incredibile e di enorme importanza per la lingua e la cultura italiana e da secoli vengono scritti migliaia di libri, analisi, commenti, studi, ecc. Non posso ovviamente entrare nel dettaglio con il mio umile episodio di un podcast su internet ma spero che sia riuscito a suscitarvi dell’interesse!
Spero vi sia piaciuto l’episodio, grazie per l’attenzione e alla prossima!

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Avanzato, Podcast

Avanzato #5 -Bolle virtuali

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Benvenuti su podcast italiano. In questo episodio di livello avanzato vi parlerò di un fenomeno che caratterizza i social media di oggi e, secondo molti, influenza molto la nostra vita politica

Molte persone in tutto il mondo sono state a dir poco (to say the least) sorprese dal risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Non voglio entrare nel merito del risultato, dato che in questi ultimi giorni se n’è parlato ampiamente. Ciò su cui mi voglio soffermare (What I would like to turn my attention to is) invece è il ruolo dei social media e social network, che a mio modo di vedere è stato molto rilevante nella campagna elettorale americana e che, in generale, sta assumendo una sempre più grande importanza (is becoming increasingly important) nella vita politica di ognuno di noi. Più nello specifico, vorrei parlare di un fenomeno che in inglese a volte viene chiamato “Echo Chamber” o “Filter Bubble”. In italiano non credo esista una denominazione affermata (an estabilished name); io ho scelto di chiamarle “bolle virtuali”. Di che cosa si tratta? Con “bolla virtuale” intendo quella situazione in cui i nostri “feed” o le nostre bacheche sui social network rispecchiano (reflect) e confermano in gran parte la nostra opinione, ripetendola all’ossessione, in alcuni casi estremizzandola (taking it to the extreme). In alcuni social network più che in altri (Twitter su tutti) ci capita spesso di (oftentimes we [happen to]) seguire solamente le persone che hanno la stessa nostra opinione. Su Facebook, secondo molti perlomeno, è più facile vedere ciò che scrivono e condividono gli amici che la pensano come noi. Ciò che ne consegue (As a result /it follows that) è che abbiamo un’impressione della realtà non sempre corretta: ci sembra che il mondo intero o quasi la pensi come noi, sentiamo sempre una voce sola, un lato solo del dibattito. Riteniamo impossibile (we consider it impossible) che qualcuno possa sostenere l’opposto di quello che pensiamo noi. Ma ci sbagliamo, e di tanto.

Il risultato è una forte polarizzazione di idee. Le elezioni americane ne sono state l’esempio lampante per tutte le persone che non hanno votato e non sostengono Trump; penso , tuttavia, che sarebbe successo lo stesso a parti inverse (if the opposite had happened), ovvero se a vincere fosse stata Hillary Clinton (if Hillary Clinto had been the one to win). Le due fazioni opposte (opposing sides, factions) – se non del tutto ignare (unaware) dell’esistenza dell’altra, come minimo sdegnose (disdainful) della ingenuità (naivety / NOT INGENUITY!) e stupidità dell’altra fazione – non comunicano tra di loro, non cercano di comprendere i punti di vista di coloro che hanno opinioni diverse dalla propria e le ragioni per cui la loro opinione differisca così vistosamente  (dramatically, so much). Veniamo costantemente bombardati di notizie, post, condivisioni, memes (o “meme” se la diciamo all’italiana), immagini che spesso sono costruite ad arte  (fabricated) per farci indignare (be outraged) e causarci quella scarica quotidiana di dopamina nel cervello (daily rush of dopamine in our brain) a cui ci abituiamo e di cui diventiamo dipendenti. In un certo senso, ci crogioliamo in questo sdegno (we bask in this indignation/outrage) e in questa rabbia che dirigiamo verso i nostri avversari. Al dialogo con chi la pensa diversamente preferiamo l’attacco personale e le prese in giro. Si aggiunga il fatto (Consider also) che alcuni media approfittano di questa situazione e creano notizie, se non completamente false, contenenti molte imprecisioni. Ne risulta dunque che le fazioni opposte  non sono d’accordo nemmeno su informazioni fattuali e oggettive che non dovrebbero essere causa di alcuna discussione! Ognuno riceve informazioni diverse, compromettendo una qualsivoglia (any possible) discussione pacifica. Non si può, infatti, avere un dialogo se le nostre informazioni sono agli Antipodi (are polar opposites).

Questo si è visto nelle recenti elezioni americane, ma non solo. Io lo noto personalmente sempre più nella maniera in cui viene discussa la politica italiana sui social. Immagino che la situazione nei vostri paesi non sia molto diversa.

I social media utilizzano algoritmi che, a detta di molti, portano all’inasprimento (exacerbation) di questo problema, proponendoci (here means showing us) solo le opinioni delle persone meno scomode. Questo è quello che sembra succeda su Facebook, benché Zuckerberg neghi categoricamente che Facebook abbia pesato sul risultato delle elezioni americane e che la sua piattaforma promuova la diffusione di notizie false. Molti non sono d’accordo. Le notizie false circolano e sono sotto gli occhi di tutti (before everyone’s eyes) , i miei compresi. Uno degli esempi più eclatanti (one of the moststriking examples) è la notizia falsa secondo cui papa Francesco avesse annunciato di sostenere Trump.

Non sono un esperto in materia, ma la sensazione è che i social media ci abbiano portato a una sorta di isolamento intellettuale, in cui noi rimaniamo chiusi nelle nostre accoglienti  “bolle virtuali”, in cui possiamo sentirci sicuri della nostra superiorità morale e intellettuale, sdegnosi di ogni altra opinione. Chi la pensa in modo diverso da noi è stupido, razzista, buonista, ecc. Questi sono alcuni degli aggettivi che spesso mi capita di leggere su Facebook.
Penso, magari sbagliandomi (erroneously), che in passato una tale unilateralità (one-sidedness) di opinioni non esistesse. Sicuramente molti hanno sempre preferito leggere giornali e guardare telegiornali che presentano opinioni simili alla propria, ma a mio parere la faziosità (partisanship) non era tale da isolarci quasi completamente dalle opinioni opposte. Penso che tutto sommato i TG, non tutti ma mediamente, offrano opinioni più diversificate e più neutrali, e che il rischio di notizie inventate di sana pianta (completely made-up) sia minore. I dati dimostrano inoltre che i social, per sempre più persone, sono la fonte principale di notizie. Questo è pericoloso, a causa degli algoritmi che caratterizzano il funzionamento stesso dei social, i quali portano alla formazione di “bolle virtuali”, o “echo chambers”, in cui risuonano solamente voci simili alla nostra, voci che ci urlano ciò che già pensiamo, fanno scivolare (slip) le nostre opinioni verso un estremo dello spettro ideologico (ideological spectrum) e ci chiudono quasi ermeticamente l’accesso alle voci che non ci piacciono.

Questo era l’episodio di oggi, spero vi sia piaciuto. L’argomento è complicato, ma estremamente interessante. Come sempre sul sito troverete la trascrizione del testo con la traduzione dei termini più complicati.

Alla prossima!

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Intermedio, Podcast

Black Mirror, una serie tv fantastica – Intermedio #5

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Benvenuti su Podcast Italiano! In questo episodio di livello intermedio vi parlerò di Black Mirror, una delle mie serie tv preferite negli ultimi tempi. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Incominciamo!

Come, penso, molti di voi, adoro le serie tv. Se dovessi dire cosa preferisco tra serie e film, credo che sceglierei le serie. Soprattutto da quando Netflix è arrivato in Italia, guardo decisamente più serie che film. Penso che tutti sappiate cos’è Netflix, ma per chi non lo sapesse (for those who don’t) Netflix è un servizio online che permette di guardare film, serie tv, documentari, cartoni animati (cartoons) a un prezzo mensile che si aggira intorno ai 10 euro. Con mia grande gioia (much to my delight) è arrivato in Italia circa un anno fa, e personalmente sono molto soddisfatto! Per chi impara le lingue poi è molto utile, dato che quasi sempre sono presenti sottotitoli, almeno in inglese, quindi è davvero un servizio ottimo.  Oggi vi volevo parlare di una serie tv che mi è piaciuta davvero tanto, che c’è su Netflix, e che considero una delle migliori degli ultimi anni. La serie si chiama Black Mirror, traducibile (translatable as) come specchio nero in italiano, che a quanto ho capito (from what I understand) sarebbe lo schermo spento di uno smartphone o di un qualsiasi dispositivo elettronico (electronic device). Dato il mio interesse (given my interest) per la tecnologia, era naturale che mi piacesse una serie di questo tipo. Riassumendo (to sum up) il contenuto della serie in poche parole, gli episodi, che contengono tutti storie a sé stanti (separate, stand-alone), narrano  avvenimenti ambientati in futuri non troppo lontani da noi, che si possono definire per molti aspetti “distopici”.  La tecnologia è vista in una luce decisamente negativa (in a negative light) e vengono mostrate le potenziali conseguenze negative che può avere sulla società. E’ una serie non facile da guardare, nel senso che ogni episodio è molto impattante (with a great impact) e serve un po’ di tempo per “digerirlo(digest it, process it); non è una serie in cui si può fare “binge-watching”, non si possono dunque guardare tutti gli episodi di getto (really fast, right away), uno dopo l’altro. O meglio, si può ma non lo consiglierei a nessuno! :)
Ogni episodio infatti porta lo spettatore a riflettere su come la tecnologia può prendere una piega (take a turn / ha preso una brutta piega = it took a turn for the worseinquietante nel futuro a noi prossimo. Per quanto a me la tecnologia interessi molto, sono consapevole che ci sono molti modi in cui le cose potrebbero non andare per il verso giusto (go wrong), come ho parlato anche nel mio episodio sull’automazione. Se vi interessa l’argomento, leggete il libro “Superintelligence” di Nick Bostrom, che parla dei pericoli enormi che potrebbe rappresentare la creazione dell’intelligenza artificiale, un libro che a volte sembra quasi scritto da un pazzo furioso (lunatic, total psycho) ma che in realtà contiene osservazioni lucide, scientifiche. Inoltre vi consiglio anche il film Ex Machina, uscito nel 2015, che ricorda Black Mirror in molti aspetti ed  anch’esso molto bello e profondo.  Non vi dico altro.

Tornando però a Black Mirror: è difficile rimanere indifferenti a una serie di questo tipo! Black Mirror ci fa pensare e magari avrà una sua utilità nel sensibilizzare il suo pubblico (increase awareness among its audience) il suo pubblico a questioni  importanti; solo il tempo saprà dirci (only time will tell) poi se le questioni sollevate saranno rilevanti nel futuro, ma, come si dice in italiano, “meglio prevenire che curare(prevention is better than a cure).
Non voglio entrare nel dettaglio delle trame di ogni episodio perché sono dell’idea che ogni serie, film, romanzo, sia più godibile (enjoyable) quando si conosce il meno possibile della storia; dunque non farò nessuno spoiler e non vi rovinerò la sorpresa (spoil the surprise). In totale ci sono 12 episodi divisi in tre stagioni più uno speciale natalizio (che forse è il mio episodio preferito), e la durata è solitamente di un’ora. Se, come me siete interessati alla tecnologia e alle tematiche ad essa correlate (issues related to it), dovete assolutamente guardare Black Mirror. Non ci sono scuse :) A mio parere, da amante di serie TV, è una delle serie più geniali e innovative degli ultimi tempi. Detto questo, non mi resta molto altro da dirvi. Spero possa piacervi la serie, che potete trovare su Netflix se siete abbonati. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Vi auguro una buona giornata e alla prossima!

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