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Principiante #3 -La maratona di Torino


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Oggi a Torino si è svolta (took place / svolgersi = take place) la maratona. Ogni anno si svolge più a meno in questo periodo, a inizio ottobre. Io volevo partecipare, infatti più o meno a dicembre dell’anno scorso ho iniziato a correre. A maggio ho corso (I ran) la mezza maratona di Torino –  e in realtà la prima gara, prima gara della mia vita –  ovvero (that is) 21 chilometri circa. Non è stato facile ma sono riuscito a (I managed to) finirla tutto intero (in one piece), che era la cosa più importante, e il mio tempo non è stato nemmeno troppo lento (my time wasn’t that bad), 1:41 per chi interessato. Il mio obiettivo era prepararmi per la maratona che si è svolta oggi, ma più o meno a giugno il ginocchio (knee) destro ha iniziato a farmi male (started to hurt), quindi per tutta l’estate praticamente non ho mai corso. Ho ricominciato a correre (I started to run again) solamente qualche settimana fa. Oggi comunque anch’io ho corso: infatti a Torino, oltre alla maratona, si sono tenute (took place, were held / “tenersi” is pretty much synonim of “svolgersi”) una corsa di 30 chilometri e una di 8. Io ho corso la gara di 8 km, anche se in realtà erano meno, probabilmente 6,5. Il tempo e le posizione (placing) non erano cronometrati (weren’t timed, from “cronometrare”), dato che (since, because) non era una corsa competitiva; in ogni caso è stato un buon allenamento (training, from “allenarsi”) per me. Per il momento il ginocchio va bene e corro senza problemi. Voglio riprendere (=ricominciare) a correre seriamente per partecipare a una maratona, magari quella di Milano che si terrà (will take place, again from “tenersi”)  ad aprile 2017.

Da più di anno lo sport, non solo la corsa, è diventato una parte molto importante della mia vita. Faccio attività fisica (I exercise) quasi tutti i giorni e per me è molto importante. Non sempre ho voglia (I don’t always want to, feel like it), ma la sensazione che ho dopo l’allenamento è davvero fantastica! E questo è solo uno dei tanti vantaggi dello sport.

Se non fate attività fisica, vi consiglio di provare semplicemente ad andare a correre. Tutti (meaning “noi tutti”, we all) abbiamo delle scarpe, dei pantaloncini (shorts) e una maglietta (t-shirt). Non serve altro (You don’t need anything else), questo è il bello della corsa (this is what’s beatiful about running). Correte 10 minuti se siete fuori forma (out of shape), poi aumentate pian piano (increase little by little) il tempo. Ci vuole (you need, like “serve”) pazienza e perseveranza, ma i risultati ne valgono la pena (are worth it / from “valere la pena”, to be worth it). Come per le lingue.

Questo era l’episodio di oggi, farò altri episodi di questo tipo perché penso possa essere utile per voi sentire come gli italiani parlano veramente, un italiano molto semplice conversazionale.

Detto questo ci vediamo nel prossimo episodio, alla prossima!

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Avanzato #1 – I dialetti italiani

Benvenuti su podcast italiano. Questo è il primo episodio di livello avanzato e il tema di oggi sono i dialetti italiani, che personalmente trovo estremamente interessante, ma che spesso purtroppo causano dubbi a tutti gli stranieri che imparano l’italiano.

Versione a livello intermedio

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Forse siete a conoscenza del fatto che in Italia esistono molti dialetti, e se siete già stati in Italia probabilmente vi siete resi conto di come non sempre il modo di parlare della gente sia comprensibile in egual maniera (in an equal manner) in ogni angolo dello stivale. Magari non avete difficoltà a capire gli abitanti di una regione, ma spostandovi altrove la vostra comprensione peggiora significativamente. Forse vi hanno spiegato che ciò è causato dalla forte presenza di dialetti sul suolo italiano.

Innanzitutto occorre fare una distinzione tra dialetto e accento. In inglese, per esempio, con “dialect” comunemente si intende “varietà di inglese”. In italiano, tuttavia, il dialetto è qualcosa di diverso. I dialetti in Italia, infatti, sono delle vere e proprie (actual) lingue separate. O meglio, lingue  “sorelle” dell’italiano, che presentano (to differ, exhibit differences/ es. presentare somiglianze, presentare rischi ecc.) tuttavia numerose differenze. Io, abitando in Piemonte (nel nord) capirei molto poco se una persona mi parlasse in dialetto siciliano.

In Italia, infatti, esistono numerosissimi dialetti. Quanti? Difficile dirlo, perché spostandosi di pochi chilometri ogni dialetto muta leggermente, quindi, a rigor di logica ( logically speaking, stands to reason), potenzialmente potrebbero esisterne migliaia.

L’italiano, in quanto lingua romanza, deriva dal latino. Ciò di cui forse non siete al corrente è che l’italiano si parla relativamente da poco tempo. La base dell’italiano è il fiorentino letterario del 1300. Penso abbiate sentito parlare di Dante, il più celebre scrittore italiano. L’italiano viene definito spesso come “la lingua di Dante”, ed egli stesso (he himself) è conosciuto come  “il padre dell’Italiano”. Tale titolo è appropriato perché il suo contributo (contribution) alla lingua è stato eccezionale. Infatti fu uno tra i primi a scegliere di non scrivere esclusivamente in latino, ma anche nella lingua locale (chiamata a quei tempi “volgare”). Il suo capolavoro “La Divina Commedia” fu scritto in volgare fiorentino, ovvero la lingua di Firenze. Egli stesso creò molte parole da zero basandosi (on the basis of) sul latino classico, molte delle quali ancora in uso.

L’importanza di Dante fu così grande che di fatto il suo fiorentino divenne la lingua utilizzata dai letterati (scholars, intellectuals) di tutta Italia per comunicare e scrivere (insieme al latino), ma era una lingua che la gente comune non conosceva e non parlava. Persino a Firenze la lingua mutò (mutare = cambiare, changed) nel corso dei secoli a partire dai tempi di Dante. A causa della situazione politica italiana, dopo la caduta dell’impero romano la penisola è stata frammentata in diversi regni e stati. In ognuno di questi, il popolo adoperava (adoperare = usare, utilizzare / used) la propria lingua. Gli idiomi italici (idiomi=languages, but rarer / italico = of Ancient Italy) – con poche eccezioni – discendevano tutti dal latino.

Nel 1861 l’Italia divenne (became / divenire = diventare) un regno unitario, e l’italiano, basato sul fiorentino, fu adottato come lingua nazionale a causa della sua importanza letteraria. Ma fu necessario molto tempo prima che il popolo iniziasse a utilizzarlo. L’istruzione obbligatoria per molti decenni non ebbe particolare successo (wasn’t very succesful). Le guerre mondiali in parte aiutarono, in quanto persone da ogni angolo del paese dovevano comunicare tra di loro. Inoltre spesso i soldati scrivevano lettere ai propri familiari in italiano e non in dialetto, dato che spesso non sapevano nemmeno come si scrivessero le parole dialettali, mentre conoscevano le basi dell’ortografia dell’italiano, che avevano studiato a scuola.

Ciò che contribuì maggiormente (contributed more than anything else) alla diffusione capillare della lingua fu l’avvento della televisione negli anni ‘50. La televisione portò l’italiano in ogni angolo della penisola. Per questo l’italiano è una lingua giovane: è utilizzato su larga scala (on a large scalesolamente da circa 70 anni.

Oggi l’italiano è diffuso praticamente su tutto il territorio. Nel 2006 il 91,8% di abitanti dichiarava di parlare italiano. I dialetti, tuttavia, non sono scomparsi, e sono parlati maggiormente da persone anziane e in zone di provincia (ma non esclusivamente) e in contesti familiari e informali, ma molto più raramente in ambito lavorativo. (working environment / ambito = scope, context, field).

Inevitabilmente però l’utilizzo del dialetto è in calo (declining). Io, per esempio,  nonostante  tutti i miei nonni siano piemontesi, non parlo il dialetto Piemontese, eccezion fatta (with the exception of) per alcune parole e frasi. La diffusione del dialetto dipende da innumerevoli (countless, numerous) fattori, tra cui regione, età, classe sociale, ecc. Ad esempio il dialetto Veneto, contraddistinto (characterised / sin: caratterizzato) da una ricca storia letteraria, è ancora vivo e vegeto (very much alive).

I dialetti hanno influenzato e influenzano tutt’oggi (to this day) l’italiano stesso (italian itself). Infatti in ogni regione l’italiano è caratterizzato da parole e usi provenienti dal dialetto locale, e per lo stesso motivo gli accenti sono molto variegati (varied, diverse). Per questo ogni regione possiede il proprio “italiano regionale”, mentre l’italiano scritto è decisamente più uniforme. Gli italiani però non hanno solitamente problemi quando comunicano in italiano. Anzi, è proprio la necessità di comunicare che ha reso e rende (made and is still making / render = to make, to render) l’italiano sempre più consolidato nel paese.

So che tutto questo può spaventare lo studente straniero, non abituato a una tale varietà dialettale (not used to such a variety of dialects) nel proprio paese. Ma il mio consiglio è: non preoccupatevi. E’ difficile al giorno d’oggi trovare un italiano che non parli l’italiano. La difficoltà principale può essere capire l’accento, che varia fortemente  da regione a regione, e alcuni regionalismi (regional traits). Spero che con il tempo imparerete ad apprezzare la nostra grande ricchezza  di accenti, di parole e di usi che costituiscono (costituiscono, make up) l’eredità dei dialetti nella lingua italiana .

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Spero che questo episodio vi sia piaciuto, se non avete capito tutto ascoltatelo di nuovo, una seconda, una terza volta. Se avete troppi problemi  potete provare ad ascoltare l’episodio intermedio in cui parlo di dialetti, perché è praticamente lo stesso testo ma semplificato, con parole più facili e senza alcune informazioni. Come ho già detto troverete la trascrizione sul sito, inoltre sempre sul sito vi lascio una cartina dei dialetti italiani. Come ho detto nell’episodio è difficile stabilire dove inizia un dialetto, dove finisce un dialetto, dove inizia un altro dialetto, comunque ci sono persone  che ci hanno provato, linguisti che si occupano di dialetti, che hanno provato a cimentarsi in questo difficile compito,  e anche se una mappa del genere non può essere perfetta, secondo me è molto interessante.

Questo per oggi è tutto, ci risentiamo nel prossimo episodio.
Alla prossima!

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I dialetti italiani – Intermedio #2


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Benvenuti su podcast italiano. Questo è il secondo episodio della serie intermedio e il tema di oggi sono i dialetti italiani, che a me interessano molto e che spesso causano dubbi (cause doubts) a tutti gli stranieri che imparano l’italiano.

Forse sapete già che in Italia ci sono molti dialetti, e se siete già stati in Italia probabilmente vi siete resi conto di come non sempre il modo di parlare di persone di diverse regioni sia comprensibile (understandable, comprehensible) allo stesso modo. Magari capite senza problemi le persone di una regione, ma quando vi spostate (you move to.. / spostarsi = to move, not with the meaning of moving house = trasferirsi) in un’altra regione la vostra comprensione peggiora (gets worse) molto. Forse vi hanno detto che questo è causato dal fatto che in Italia ci sono molti dialetti.

Bisogna fare una distinzione tra dialetto e accento. In inglese, per esempio, con “dialect” spesso si intende (we mean) “varietà di inglese”. In italiano però il dialetto è un’altra cosa. I dialetti in Italia, infatti, sono delle vere e proprie (actual) lingue separate, “sorelle” dell’italiano, ma diverse. Io, che abito in Piemonte (living in Piemonte / lit. “I, who I live..”), nel nord,, capirei molto poco se una persona mi parlasse in dialetto siciliano.

In Italia, dunque, ci sono tantissimi dialetti. Quanti? Difficile dirlo, perché spostandosi anche solo di pochi chilometri ogni dialetto cambia leggermente, quindi potenzialmente ne potrebbero esistere migliaia (there could be thousands of them).

L’italiano, come saprete (as you will/may know), deriva dal latino. Quello che forse non sapete è che l’italiano si parla da poco tempo. La base dell’italiano è il fiorentino letterario del 1300. Penso abbiate sentito parlare di (I think you might have heard of / lit. “heard talk about”) Dante, il più famoso scrittore italiano. L’italiano viene definito spesso come “la lingua di Dante, che spesso viene chiamato “il padre dell’Italiano”. Infatti è stato uno dei primi a (one of the first to) scegliere di non scrivere solo in latino, ma anche nella lingua locale. Il suo capolavoro (masterpiece) “La Divina Commedia” fu scritto in fiorentino, ovvero la lingua di Firenze.

L’importanza di Dante è stata così grande che di fatto (in fact) i letterati (scholars, intellectuals) di tutta Italia iniziarono a utilizzare l’italiano per comunicare e scrivere, lingua che però la gente comune non conosceva e non parlava. Persino a Firenze la lingua di Dante col passare del tempo (as time went on) cambiò moltissimo. In Italia c’erano molti piccoli regni (kingdoms) e stati, e in ognuno di questi (in each of these) il popolo parlava la propria lingua.

Nel 1861 l’Italia si è unita, e l’italiano, basato sul fiorentino, è stato adottato come lingua nazionale a causa della sua importanza letteraria, ma ci è voluto molto tempo (it took a long time) prima che il popolo iniziasse a utilizzarlo. L’istruzione obbligatoria (compulsory education) per molti decenni non ebbe successo. Le guerre mondiali hanno in parte aiutato, in quanto persone da ogni angolo del paese dovevano comunicare tra di loro.

Ma ciò che ha contribuito maggiormente alla (contributed the most to)  diffusione (the spreading) della lingua è stato l’arrivo della televisione negli anni ‘50. La televisione ha portato l’italiano in ogni angolo d’Italia. Per questo l’italiano è una lingua giovane: è utilizzato su larga scala (on a large scale) solamente da circa 70 anni.

Oggi l’italiano è diffuso (widespread) praticamente ovunque in Italia. Nel 2006 il 91,8% di abitanti dichiarava (claimed) di parlare italiano. Ma i dialetti, non sono morti, e sono parlati maggiormente da persone anziane e in zone di provincia (ma non esclusivamente) e in contesti familiari e informali, meno in ambito lavorativo (working environment / ambito = scope, context, field).

I dialetti sono però sempre meno (less and less) utilizzati. Io, per esempio, nonostante (although) tutti i miei nonni siano piemontesi, non parlo il dialetto piemontese, ma conosco solo alcune parole e frasi. La diffusione del dialetto dipende molto da regione, età, classe sociale, ecc., ci sono molti fattori. Per esempio il dialetto Veneto, che ha un’importante storia letteraria, è ancora molto vivo (very much alive).

I dialetti hanno influenzato e influenzano ancora oggi molto l’italiano. Infatti in ogni regione l’italiano è caratterizzato da (characterized by) parole e usi provenienti dal dialetto locale, e gli accenti sono svariati (several, multiple). Per questo ogni regione ha il suo “italiano regionale”, mentre l’italiano scritto è molto più uniforme (uniform, as in not changing). Gli italiani però si capiscono (understand each other) senza troppi problemi (without too much difficulty) quando comunicano in italiano.

So che tutto questo può spaventarvi un po’, ma non preoccupatevi: è difficile al giorno d’oggi (nowadays) trovare un italiano che non parli l’italiano. La difficoltà principale può essere capire l’accento, che varia fortemente (will vary widely) da regione a regione, e alcune parole regionali. Spero che con il tempo imparerete ad apprezzare questa grande ricchezza (great wealth) di accenti, di parole e di usi che sono l’eredità (heritage) dei dialetti nella lingua italiana .

Spero che questo episodio vi sia piaciuto, se non avete capito tutto ascoltatelo una seconda, una terza volta. Se volete potete provare ad ascoltare l’episodio della serie avanzata in cui parlo dei dialetti. Come ho già detto troverete la trascrizione sul sito, inoltre sempre sul sito vi lascio una cartina (map / sinonimo = mappa) dei dialetti italiani. Come ho detto nell’episodio è difficile definire i confini (estabilish the borders) da un dialetto all’altro, comunque alcune persone ci hanno provato e secondo me, anche se non è perfetta, avere una cartina di come sono divisi i dialetti è molto interessante.

Detto questo ci vediamo nel prossimo episodio.

Alla prossima!

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Principiante #2 – Lo spaventapasseri – Favola di Gianni Rodari

Benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio della serie “Principiante” vi leggerò una favola scritta dal famoso scrittore italiano Gianni Rodari, tratta (taken from, used for stories or excerpts from books) dalla celebre (famous / sinonym of “famosa”) raccolta (collection, compilation) “Favole al telefono”, uscita nel 1962. La favola si chiama “Lo spaventapasseri”. Sul sito podcastitaliano.com troverete la trascrizione e la traduzione delle parole e frasi più difficili. Buon ascolto!


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Lo spaventapasseri (scarecrow, literally “scaresparrow”) Gonario era l’ultimo (last, meaning youngest) di sette fratelli. I suoi genitori non avevano soldi per mandarlo a scuola, perciò lo mandarono a lavorare in una grande fattoria (farm, not factory). Gonario doveva fare lo spaventapasseri, per tener lontani gli uccelli dai campi (keep the bird off the crops, lontano = far). Ogni mattina gli davano un cartoccio (paper cone) di polvere da sparo (gunpowder) e Gonario, per ore ed ore (for hours on end), faceva su e giù (went up and down) per i campi, e di tratto in tratto (from time to time) si fermava e dava fuoco (set fire to) a un pizzico (a pinch) di polvere. L’esplosione spaventava (scared) gli uccelli che fuggivano (ran away), temendo i cacciatori (fearing the hunters). Una volta il fuoco si appiccò  alla giacca di Gonario (Gonario’s jacket caught fire), e se il bambino non fosse stato svelto a tuffarsi (hadn’t been quick enough to jump) in un fosso (ditch) certamente sarebbe morto (would have died) tra le fiamme. Il suo tuffo spaventò le rane (frogs), che fuggirono con clamore (loudly /clamore = hubbub, loud noise), e il loro clamore spaventò i grilli (crickets) e le cicale (cicadas), che smisero (stopped / smettere = to stop) per un attimo (for a moment) di cantare. Ma il più spaventato di tutti era lui (the most scared of all was him), Gonario, e piangeva tutto solo in riva (at the edge) al fosso, bagnato come un brutto anatroccolo (ugly duckling), piccolo, stracciato (tattered) e affamato (hungry). Piangeva così disperatamente che i passeri (sparrows) si fermarono su un albero a guardarlo, e pigolavano (chirped) di compassione (with compassion / to say e.g. “cry with joy”, “scream in pain” we say “piangere DI gioia” e “urlare DI dolore”) per consolarlo (to cheer him up / console him). Ma i passeri non possono consolare uno spaventapasseri. (it’s a play on words, sparrows can’t cheer up “scaresparrows”, or in english, scarecrows) Questa storia è accaduta (happened / accadere = to happen / sinonym of “succedere”) in Sardegna.

 

Questa era la favola “Lo Spaventapasseri” di Gianni Rodari. Se non avete capito tutto vi consiglio di riascoltarla, e utilizzate la trascrizione perché questo vi aiuterà moltissimo. E’ molto importante leggere e ascoltare allo stesso tempo. Le favole inoltre aiutano molto quando si inizia a imparare una lingua e si vuole utilizzare dei materiali veri, autentici.

Spero che questo episodio vi sia piaciuto. Alla prossima!

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Principiante #1: Episodio introduttivo

italy_round_icon_64Il primo testo contiene traduzioni (tra parentesi) delle parole e delle strutture più complicate. Questo è un testo di livello principiante/pre-intermedio. 

Più in basso troverai il link allo stesso testo ma senza suggerimenti. Ti consiglio di utilizzare il primo testo se alcune delle parole ed espressioni non ti sono chiare, per poi rileggere il testo ma questa volta senza traduzioni. Ascolta contemporaneamente la registrazione.

united_kingdom_round_icon_64The first text contains translations (in parenthesesof complicated words and structures. This is a beginner/pre-intermediate level text.

Scroll down to find the link to the same text  without any hints. I recommend that you read the first text if you don’t understand some of the words or phrases, and then try to read the same text without any translations. Listen to the audio at the sime time.


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Benvenuti su Podcast Italiano! Mi chiamo Davide e abito in provincia di Torino, nel Nord Italia. Ho ventuno anni e amo le lingue. Infatti oltre all’italiano (apart from..), la mia lingua madre, parlo l’inglese, lo spagnolo, il francese e il russo.

Ho deciso di creare Podcast Italiano per aiutare coloro che (those who) studiano l’italiano.

Quali saranno i contenuti di questo podcast? Beh, innanzitutto, non parlerò di grammatica, almeno non troppo. Se vi interessa (if you’re interested in) la grammatica ci sono molti siti e molti libri dove potete studiarla. Secondo me (in my opinion) leggere ed ascoltare qualcosa di interessante (something of interest) non solo è (is not only..) più divertente, ma anche (.. but also) più utile. Quindi vi consiglio (I suggest) di ascoltare e leggere il più possibile (as much as possible), perché questo è il modo migliore per progredire (to make progress) in una lingua.

Ogni episodio è accompagnato dalla  (is accompanied by) sua trascrizione. Le parole e le espressioni più difficili sono tradotte in inglese. Gli episodi si dividono in (are divided into)  tre livelli di difficoltà: principiante, intermedio e avanzato. I contenuti e i temi dei testi non sono fissi, ma vari (not fixed, but varying)

C’è chi (there are those who..) inizia a parlare l’italiano (o qualsiasi lingua) fin da subito (since the very beginning) e chi  (and those who) preferisce aspettare un po’ di tempo. Dipende dalla persona. (it depends on the person). In ogni caso è importantissimo leggere e ascoltare sempre!

Detto questo (With that being said), buon ascolto e buona lettura! (in italian we wish something by using “buon/buono/buona” all the time. “buon lavoro”, “buona lezione”, “buon divertimento”, “buon viaggio” etc.)

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Episodio Introduttivo – Intermedio #1

italy_round_icon_64Il primo testo contiene traduzioni (tra parentesi) delle parole e delle strutture più complicate. Questo è un testo di livello intermedio, quindi troverai le traduzioni solo delle espressioni che reputo più difficili per uno straniero che impara l’italiano. Se qualche passaggio nel testo non ti è chiaro, scrivi un commento.

Più in basso troverai il link allo stesso testo ma senza suggerimenti. Ti consiglio di utilizzare il primo testo se alcune delle parole ed espressioni non ti sono chiare, per poi rileggere il testo ma questa volta senza traduzioni. Ascolta contemporaneamente la registrazione.

united_kingdom_round_icon_64The first text contains translations (in parenthesesof complicated words and structures. This is an intermediate level text, so you will only find translations of what I think might be difficult for a foreigner who is learning italian. If you find any passage in the text hard to understand, please write a comment below.

Scroll down to find the link to the same text  without any hints. I reccomend you read the first text if you don’t understand some of the words or phrases, and then try to read the same text without any translations. Listen to the audio at the sime time.


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Versione con traduzioni

Benvenuti su Podcast Italiano! Questo è un episodio introduttivo in cui voglio presentarmi  e spiegare l’obiettivo di questo mio progetto. Mi chiamo Davide e abito in provincia di Torino, nel Nord Italia. Ho ventuno anni e attualmente (at the moment, presently, doesn’t mean actually”) studio traduzione e interpretariato all’università. Le lingue sono una delle mie più grandi passioni. Oltre all’italiano, la mia lingua madre, parlo l’inglese, lo spagnolo, il francese e il russo (in questo ordine di “fluency”, o “fluenza”, parola che oramai (by now) è comune anche in italiano).  Oltre a studiare le lingue alle università, dedico al loro studio buona parte (a big chunk, a big part) del mio tempo libero. Le lingue da qualche anno a questa parte (for some years, in the last few years) giocano un ruolo davvero importante nella mia vita. Di questo però parlerò più nel dettaglio in  episodi a venire (to come, as in “years to come” etc.).

L’idea di creare Podcast Italiano mi è balenata in testa qualche tempo fa (balenare in testa = to pop into sb’s head). Su internet ci sono molti podcast e materiali per le lingue più “grandi” e più studiate, come per esempio l’inglese, lo spagnolo e il francese. Benché l’italiano sia una lingua comunque molto studiata, la mole (amount, bulk) di contenuti non è paragonabile a quella di lingue come, appunto, inglese, spagnolo e francese. Per questo motivo ho deciso di creare Podcast Italiano, con lo scopo di promuovere e facilitare lo studio della mia lingua, l’italiano.

Quali saranno i contenuti di questo podcast? La mia idea è di non parlare di grammatica. O perlomeno (in any case) alla grammatica non dedicherò la maggior parte (most) della mia attenzione. Se siete interessati alla grammatica ci sono centinaia (hundreds) di altre risorse, su internet o su libri, che potete utilizzare. La mia personale convinzione (belief, convinction) – e non solo mia, ma anche di numerosi “poliglotti”  e appassionati di lingue su internet – è che la grammatica non abbia un ruolo fondamentale nello studio delle lingue e che, per quanto (although) in dosi “omeopatiche”, dosi molto piccole, possa servire, spesso si commetta l’errore (commettere un errore = to make a mistake) di concentrarsi (to focus onquasi esclusivamente alla grammatica, che può essere noioso e frustrante, tralasciando (tralasciare = to neglect) inoltre il fatto che non si può imparare una lingua senza esporsi ad essa, a contenuti autentici. Esporsi a una lingua vuol dire ascoltarla e leggerla. L’ascolto e la lettura sono fondamentali, ed è ancora meglio se vengono fatti contemporaneamente (at the sime time, simultaneusly). Tramite (via, through, thanks to) questa esposizione intuitivamente capirete i meccanismi e le strutture (o “pattern”, per dirla all’inglese) ricorrenti (recurring) all’interno della lingua.

Ed è proprio l’ascolto e la lettura che potrete praticare su Podcast Italiano. Ogni episodio è accompagnato dalla sua trascrizione contenente la traduzione tra parentesi delle parole ed espressioni che io considero più complicate. Dunque potrete leggere o ascoltare ogni episodio, o, meglio ancora, fare le due cose (both thingscontemporaneamente (simultaneously, at the same time).

Gli episodi si dividono in tre livelli di difficoltà: principiante, intermedio e avanzato. I contenuti saranno di diverso tipo, a partire da testi scritti da me, fino ad articoli di giornale e, perché no, qualche pillola di letteratura (pillolatidbit, nugget, literally “pill”, in this case it means excerpt. It can mean something brief, not extensive or comprehensive).  Non farò però una traduzione dei miei podcast perché sarebbe troppo laborioso (laborious, time-consuming). Vi consiglio di dare un’0cchiata (have a look at) siti come LingQ.com o Readlang.com (a pagamento), che vi permettono di lavorare sui testi ottenendo traduzioni di ogni singola parola o gruppi di parole. Altrimenti potete utilizzare il plugin gratuito per browser di Google Translate.

Che vogliate iniziare a parlare e scrivere fin da subito, con un vocabolario evidentemente limitato, o successivamente (later on), quando il vostro vocabolario sarà più ampio (big, vast, extensive), questo sta a voi. In ogni caso è impensabile (it’s unthinkable/impossible) essere bravi a parlare e a scrivere se non si legge e ascolta tanto.

Detto questo, non mi resta che (it only remains for me / maybe not used very often in english, but pretty common in italian) augurarvi buon ascolto e buona lettura!

Alla prossima.

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