Episodi senza trascrizioni, Podcast

Nuovo progetto di Erika (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #54


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Erika ha aperto un blog e oggi ve ne parla. Per visitarlo clicca QUI.
Questi sono invece i due episodi sulla timidezza che ho accennato:
Essere introversi (con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #21
Essere introversi, parte 2 (Con Erika) – Riflessioni senza trascrizioni #28

Avanzato, Podcast

Come essere infelici – Avanzato #10


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano.
Benvenuti in questo episodio di livello avanzato. Prima di cominciare vi voglio ricordare che potete trovare la trascrizione di questo episodio su podcastitaliano.com, dove troverete anche la traduzione in inglese delle parole ed espressioni più difficili. Incominciamo!
Come vi ho raccontato in passato in un episodio di riflessioni senza trascrizioni non sono un avido lettore (avid reader) di libri. Tuttavia, di tanto in tanto mi capita di leggere libri che hanno un forte impatto sul mio modo di pensare. Si da il caso che io  (I happen to) legga maggiormente letteratura non-fiction. Proprio in questi giorni ho riletto un libro che lessi qualche anno fa e mi piacque moltissimo. Il libro si chiama “How to be miserable: 40 strategies you already use” dello psicologo Randy J. Paterson. Proprio così: questo libro, breve ma ricco di idee illuminanti (eye-opening), ci spiega in maniera ironica NON  come essere felici ma, almeno apparentemente, come essere infelici. In questo rovesciamento (reversal) del tipico modello di libro self-help sta (in questo sta = in there lies) la geniale ironia del saggio. In generale il libro rappresenta una vera e propria parodia in chiave umoristica (=in maniera umoristica, con umorismo) dei libri che promettono la felicità. Ovviamente nessuno, per quanto perverso (as perverse as one may be), si prefiggerebbe mai come obiettivo (would never se the goal for him/herself)  quello di raggiungere l’infelicità nella vita. Tuttavia, leggendo questo libro è molto facile rendersi conto di tutti i comportamenti che adottiamo e che, di norma, sono altamente correlati a una vita infelice. Facendo il contrario di quanto ci consiglia l’autore  riusciremo a mitigare (ridurre / mitigate) l’infelicità nella nostra vita, che è un obiettivo decisamente più alla nostra portata (within our reach) rispetto alla ricerca della felicità, così fuggevole (fleeting) e irraggiungibile. Di libri che cercano di insegnarci semplici maniere di raggiungere la felicità, come detto, ne esistono a bizzeffe (=tanti). A giudicare dagli scaffali (shelves) della sezione “self-help” di molte librerie, dalla quantità di workshop sull’argomento, dal volume della ricerca scientifica in merito, la nostra società da molta importanza alla ricerca della felicità. Peccato che, ahimè, la felicità è una chimera, come afferma chiaramente Randy J. Paterson. Cercare in maniera ossessiva la felicità, afferma Paterson nel suo libro, è, al contrario, uno dei modi migliori di raggiungere l’infelicità. L’autore spiega che la felicità è un po’ come una scoiattolo (squirrel): se cerchi di acchiapparlo (catch) lui fuggirà, ma se stai fermo e non ti muovi è possibile che venga da te. La strada che conduce all’infelicità, invece, è delineata molto più chiaramente (much more clearly outlined) ed esistono numerose strategie per raggiungerla. Paterson spiega che l’infelicità può avere due cause, da lui divise in Colonna A e Colonna B. La  Colonna A è composta da eventi fuori dal nostro controllo (es. Un tumore, una tragedia naturale). La colonna B, invece, contiene comportamenti che sono sotto il nostro controllo e che, se attuati (if carried out), possono contribuire a renderci la vita peggiore. Paterson individua ben 40 strategie utilizzabili per massimizzare la tristezza nella nostra vita che, come afferma il sottotitolo (as the subheading states), utilizziamo già. Vi posso assicurare che, come successo anche a me, vi ritroverete in (you will identify with, see yourself in) almeno in un certo numero di queste strategie.
Il libro si compone di quattro parti, ognuna contenente 10 strategie.

  • Come adottare uno stile di vita infelice
  • Come pensare da persona infelice
  • Come fallire in tutte le relazioni inter-personali
  • Come vivere una vita senza significato

Le quattro parti del libro sono in ordine decrescente di importanza (in descending order of importance). Ovvero, le prime 10 strategie relative ad uno stile di vita infelice sono le più efficaci di tutte. Perché mai questa decisione atipica? Si tratta di uno dei modi in cui Paterson si prende gioco dei libri di self-help sulla ricerca della felicità, che iniziano in sordina (quietly) e culminano solamente nel finale, in cui è contenuta la lezione più importante del libro intero. Paterson, al contrario, da le informazioni più importanti all’inizio, il che è secondo me una scelta apprezzabile (admirabile choice).

Le prime 10 strategie, che si riferiscono allo stile di vita, le abbiamo messe in atto (attuare = implement, carry out) quasi tutti nella vita: evitare qualsiasi tipo di esercizio fisico, mangiare tutto ciò che vediamo nelle pubblicità, dormire il meno possibile, fare uso di droghe (alcol incluso), massimizzare il tempo passato davanti agli schermi, fare acquisti sfrenati (senza freni / uncontrolled, unrestrained) (soprattutto quando non ce li possiamo permettere), dare tutte le proprie energie al lavoro, ecc.
Ma anche le restanti trenta strategie ci offrono preziosi spunti di riflessione (food for thought). L’autore ci consiglia, tra le altre cose, di rimuginare (overthink, ruminate) sulle scelte sbagliate fatte in passato e pensare a tutti i modi in cui il futuro potrebbe andare male, pensare a come sarebbe fantastica la nostra vita se avessimo fatto scelte diverse, concentrarsi sugli aspetti negativi della propria vita e ignorare tutto ciò che c’è di positivo, ricercare la perfezione a tutti i costi, formare legami di amicizia o amore con la persona immaginaria che vediamo in un altro e non quella che è per davvero, non dire mai di no alle richieste degli altri, pensare di conoscere sempre le motivazioni profonde dietro alle parole delle altre persone, e, come detto, prefiggersi l’obiettivo di raggiungere la felicità con ogni mezzo.
Ovviamente non posso parlarvi di ognuna delle innumerevoli (numerous) idee contenute nel libro, ma vi parlerò di qualcuna che mi ha colpito particolarmente. Una di queste riguarda il concetto di autostima (self-esteem). L’autostima va separata dalla sicurezza dovuta al fatto di saper fare qualcosa bene, come, per esempio, saper cambiare l’olio della macchina. L’autostima è vista dalla società come un concetto vago e amorfo, che abbraccia ogni aspetto (covers every aspect) di una persona e che o si ha o non si ha (ma si può sviluppare, per esempio ripetendosi le magiche “affermazioni positive”). Secondo l’autore l’autostima semplicemente non esiste. Il self-loathing, il disprezzo di se stessi, invece, è molto reale.
Una persona insicura analizza in chiave critica cosa pensa di star facendo male, com’è vestita,  come cammina, come parla, le cose che dice, il suo aspetto fisico ecc. Una persona sicura di sé, al contrario, difficilmente pensa: “come son vestito bene, tutti mi ammireranno. Vogliamo parlare del mia camminata sicura? Della mia voce profonda e suadente (soothing, mellow)? Di come abbia raccolto in maniera sicura la penna che mi era caduta? Di come insacchetto la spesa (bag the groceries) con sicurezza?”. Una persona sicura di sé semplicemente non pensa a tante delle cose per cui una persona insicura si fa problemi. Cercare di creare e sviluppare l’autostima, questo concetto così illusorio (misleading, deceptive), è dunque una missione futile (un po’ come la ricerca della felicità) che, al contrario, ci porta ad essere infelici per la sua natura vaga. Molto più facile sarebbe cercare di identificare ed eliminare il disprezzo che proviamo verso noi stessi.
Un’altra lezione che ho apprezzato particolarmente è contenuta nel capitolo
measure up and measure down. Un metodo molto efficace di diventare infelici è di paragonarci in ogni ambito della nostra vita a persone che sono molto più brave, capaci, di successo, competenti di noi. Ad una festa, per esempio, dobbiamo cercare di paragonare il nostro modo di vestirci a quello della  persona vestita con costosissimi capi firmati (designer clothes), la nostra conoscenza della situazione in medio-oriente con il professore universitario che conosce ogni minimo dettaglio dell’argomento e le nostre abilità chitarristiche con l’Eric Clapton di turno presente alla festa, dimenticando che magari suoniamo la chitarra meglio del professore esperto di medio oriente, che sappiamo qualcosa in più della situazione medio-orientale della persona stilosa vestita con capi firmati e che siamo vestiti meglio di Eric Clapton. Dobbiamo sentirci delle nullità (a nobody) nei confronti di chi è molto meglio di noi in un ambito della vita senza pensare che, magari, ci sono tante cose che sappiamo fare meglio della maggior parte della persone.

Un’ultima lezione di cui voglio parlarvi riguarda la nostra capacità di saper resistere o meno agli impulsi. Prendiamo l’esercizio fisico. Prima di iniziare un allenamento difficilmente abbiamo voglia di farlo. La tentazione è infatti di NON farlo. Decidere di fare altro ci può effettivamente apportare felicità a breve termine (case short-term happiness). Guardare la tv magari è più allettante (tempting, enticing) sul momento. Ma, dopo poco, pensando che non stiamo facendo ciò che dovremmo fare (esercizio) iniziamo a sentirci infelici. Lo stesso si può dire per la fase successiva. “Anche oggi ho sprecato un’ora guardando la tv senza fare esercizio” è quello che possiamo pensare. Quindi questa è la sequenza delle nostre emozioni: POSITIVA-NEGATIVA-NEGATIVA.
Se invece non ascoltiamo il canto delle sirene (siren’s song) che ci tenta di guardare la tv e lasciar stare l’allenamento, una volta superata la barriera psicologica iniziale, ci sentiremo un po’ meglio durante l’attività in sé (alla fine non è così male) e decisamente meglio dopo. Quindi la sequenza è: NEGATIVA-NEUTRA-POSITIVA. Una combinazione decisamente più desiderabile.
Come dice Paterson: “La maggior parte delle cose che ci migliorano l’umore sono cose che non vogliamo fare prima di farle: l’esercizio fisico, mangiare sano, andare a dormire quando dovremmo, ecc.” Soprattutto nel lungo periodo, seguire gli impulsi e diventare  loro schiavi (becoming their slaves) è una strada che conduce direttamente all’infelicità. Gli impulsi sono pericolosi soprattutto quando siamo infelici. Nei momenti di tristezza tutto ciò che istintivamente faremmo peggiora solamente la situazione (per es. Abbuffarsi di gelato o di fast-food, non uscire di casa e non vedere nessuno, chiudersi in sé stessi (withdraw into oneself)). In questi momenti dovremmo adottare la strategia (questa volta vera e non ironica) dell’azione opposta, ovvero analizzare il nostro istinto e fare esattamente l’opposto.

Ma di lezioni illuminanti ce ne sono tante altre  . Insomma, non posso che consigliare questo libro. Come vi ho detto, ho rivisto in me (I saw in me, I noticed in me) e nei miei comportamenti molte delle strategie descritte nel libro. Capire che cosa facciamo male nelle nostra vita può aiutarci ad apportare dei correttivi (make some adjustments) e, magari, a minimizzare l’infelicità. La felicità, se vorrà, verrà da sé, come uno scoiattolo. L’importante è non inseguirla.

Vi ringrazio per aver ascoltato questo episodio, spero vi sia piaciuto e vi abbia fatto venir voglia di leggere il libro. Se vi piace podcast italiano parlatene ad altre persone che conoscete che imparano l’italiano. Inoltre, potreste lasciarmi una recensione su Apple Podcasts, che aiuterebbe il podcast ad essere trovato da altre persone come voi.  Ci sentiamo nel prossimo episodio.
Ciao!   

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Podcast, Principiante

Lettera da Budapest – Principiante #12


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Hello everybody, welcome to Podcast Italiano. This is Davide and this is an episode for beginners. I’m going to read to you a letter in Italian. I’m going to read it slow at first and then at normal speed. I’m also going to ask you some questions. If you want, you can answer the questions on the episode’s page at podcastialiano.com, where you will also find the whole transcription and translation into English. I’ll try to correct your mistakes. It can be a helpful writing exercise.  Buon ascolto!


Caro ascoltatore o ascoltatrice,
Dear listener (male) or listener (female)

Nella scorsa lettera ti ho scritto che sono a Budapest. Sai dov’è Budapest? Budapest è la capitale dell’Ungheria. È la città più grande del paese. Qui vivono quasi due milioni di persone. In Ungheria vivono circa dieci milioni di persone.
In the previous letter I wrote you that I’m in Budapest. Do you know where Budapest is? Budapest is the capital of Hungary. It’s the biggest city in the country. Almost two million people live here. 10 million people live in Hungary.

Budapest è una città molto bella, con un’architettura elegante, tante belle viste e molte cose da fare. Sapevi che Budapest in passato erano due città? Buda e Pest, con il fiume Danubio in mezzo. Ora sono una città unica. Mi piace molto vivere qua, mi piace la città in sé e la vita qui.
Budapest is a very beautiful city, with an elegant architecture, lots of great views and many things to do. Did you know that Budapest was two cities in the past? Buda and Pest, with the river Danube in the middle. Now they are one city. I like living here a lot, I like the city itself and the life here.

Come ti ho detto ho studiato qui per un semestre. Sai che cos’è l’Erasmus? L’Erasmus è un programma europeo di scambio studentesco. Se sei uno studente in un’università europea puoi andare a studiare per un semestre o due semestri in un’altra università europea. Sono molto contento che esista questo progetto. Poter studiare e vivere all’estero è una bella opportunità.
As I’ve told you, I’ve studied here for one semester. Do you know what Erasmus is? Erasmus is a European student exchange program. If you are a student in a European university you can go study in another European university for a semester or two semesters. I am very happy this project exists. Being able to study and live abroad is a great opportunity.

Ora purtroppo il mio semestre qui è quasi finito: tra due settimane tornerò in Italia. Però sono contento di aver fatto questa esperienza. Tu hai mai fatto scambi all’estero? Se sì, dove sei andato? Rispondimi alle domande nei commenti sotto l’episodio su podcastitaliano.com
Unfortunately my semester year is almost over: in two weeks I’m going back to italy. But I’m happy to have had this experience. Have you ever been on a school exchange abroad? If so, where did you go? Answer my questions in the comments under the episode at podcastitaliano.com

Davide


 

This is it for today, thank you for listening. I recommend you come back to this episode and listen to it many times. That way you’ll memorize the structures and the vocabulary much faster. I also have a small request. If you can, go to the page of Podcast Italiano on Apple Podcasts and leave a review. That will hopefully help other people find the podcast.
Grazie di cuore! A presto! Ciao.

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Lettera da Davide – Principiante #11


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Hello everybody, welcome to Podcast Italiano. This is Davide and this is an episode for beginners. I’m going to read to you a letter in Italian. I’m going to read it slow at first and then at normal speed. I’m also going to ask you some questions. If you want, you can answer the questions on the episode’s page at podcastialiano.com, where you will also find the whole transcription and translation into English. I’ll try to correct your mistakes. It can be a helpful writing exercise.  Buon ascolto!

Lettera da Davide

Caro ascoltatore o ascoltatrice,
Dear listener (male) or listener (female)

mi chiamo Davide, sono il creatore di Podcast Italiano. Ho ventitré anni e sono nato in Italia. Vivo vicino a Torino, una città nel nord-Italia, non lontana dalla Francia. E tu di dove sei? Sei mai stato in Italia? Se sì, dove sei stato? Puoi rispondere a queste domande nei commenti sotto l’episodio.
my name is Davide, I am the creator of Podcast Italiano. I am twenty-three years old and I was born in Italy. I live near Turin, a city in northern Italy, not far from France. Where are you from? Have you ever been to Italy? If so, where? You can answer these questions in the comments below the episode.

Mi piacciono molto le lingue. Conosco l’italiano (la mia madrelingua), l’inglese, il francese, lo spagnolo e il russo. In futuro vorrei imparare altre lingue. Tu conosci altre lingue?
I like languages a lot. I speak (know) Italian (my native language), English, French, Spanish and Russian. In the future I would like to learn more languages. Do you speak (know) other languages?

Mi piace lo sport, mi piace la musica, mi piace viaggiare e tante altre cose.. E a te? Che cosa ti piace? Hai degli hobby o degli interessi?
In questo momento ti scrivo da Budapest. Ho studiato qui un semestre ma tra poco tornerò in Italia.
I like sport, music, travelling and many other things. What about you? What do you like? Do you have hobbies or interests?
Right now I am writing you from Budapest. I have been studying here for a semester but soon I will go back to Italy.

Spero di sentirti presto,
Davide
I hope to hear from you soon,
Davide

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Intermedio, Podcast

6 differenze tra italiano del nord e del sud – Intermedio #14


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Ciao a tutti e bentornati su Podcast Italiano.

Io mi chiamo Davide e in questo canale trovate contenuti per imparare l’italiano in maniera naturale. Vi ricordo che potete trovare la trascrizione di questo video sul mio
sito, “Podcast Italiano”, link in descrizione, e potete anche risentire questa spiegazione in formato podcast.

Oggi volevo parlarvi delle differenze tra italiano del nord e italiano del sud. Attenzione! Non sto parlando di dialetti. Abbiamo tantissimi dialetti in Italia ma questo è un discorso a parte. Sto solamente parlando delle varie varietà di italiano che parliamo nelle regioni del nostro paese. Con sud intendo non solamente il sud ma anche la Sicilia, che fa parte del sud e buona parte del centro, che si comporta allo stesso modo del sud sotto molti aspetti. Anche se ci sono delle differenze che però non tratterò oggi (I won’t deal with today). La Toscana soprattutto si comporta in una maniera abbastanza diversa, però non voglio entrare in queste distinzioni troppo specifiche, voglio darvi delle differenze generali. Io vivo a Torino, nel nord Italia, e quindi il mio modo di parlare presenta delle caratteristiche dell’italiano del nord. È vero che in questo canale, nel mio podcast cerco di, come dire, “ammorbidirle(soften them), “limarle(smoothen them out) leggermente, però sicuramente io parlo come una persona del nord. Cominciamo con le differenze.

1. Essere vs stare

La prima è l’utilizzo della parola “essere” al nord e della parola “stare” al centro-sud per indicare la posizione. Ovvero, al nord noi diciamo cose come per esempio:
“sono a casa”, “sono a scuola”, ecc.

Mentre al sud è comune sentire:
“sto a casa”, “sto a scuola”.

2. Verbo trans. (+a) + persona

La seconda differenza, anche questa grammaticale, riguarda l’utilizzo della preposizione “a” dopo verbi transitivi quando l’oggetto è una persona. Mi spiego.
Al nord e nell’italiano standard diciamo:
“chiamo Giovanni”.

Al sud è comune sentire dire
“chiamo A Giovanni”.

Al nord diremmo “vedere un amico”, al sud si può sentire “vedere A un amico”.
Al nord “salutiamo un dottore”, al sud “salutiamo A un dottore”.

Va detto che sia per quanto riguarda la prima differenza che la seconda differenza di cui vi ho parlato l’uso del sud viene considerato scorretto, o almeno nell’italiano standard non si parla (dice*) così. Però a me non interessa dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, voglio semplicemente spiegarvi quali sono le differenze. È interessante notare, tra l’altro, che se parlate lo spagnolo entrambe queste differenze mostrano che al sud si parla come in spagnolo. Quindi:
“sto a casa” = “estoy en casa”.
Stessa cosa “salutare al dottore” si dice al sud e in spagnolo si dice “saludar AL doctor”.

3. Troncamento degli infiniti

Terza differenza. Al centro-sud è comune troncare  (cut off) oppure tagliare gli infiniti. Questo è tipico di un registro soprattutto “colloquiale”, quindi anche una persona del sud non parlerebbe in questo modo quando cerca di parlare con un registro sorvegliato (high, formal register) ovvero più formale. Però è comune nel linguaggio colloquiale, quindi:

al posto di andare -> “andà”
vedere -> “vedè”, ecc.

Quindi [al nord] possiamo dire “dobbiamo andare a vedere un film”, una persona del sud potrebbe dire “dobbiamo andà a vedà un film”.

4. Uso del passato remoto

Quarta differenza, anche questa grammaticale. Al sud il passato remoto è ancora utilizzato, direi generalmente è più utilizzato che al nord. Al nord il passato remoto è un tempo praticamente morto. Non si usa quasi mai, se non nel linguaggio formale, nel linguaggio scritto, nei libri. Ma nel linguaggio colloquiale praticamente il passato remoto non si usa mai e non è nemmeno necessario impararlo se vivete al nord o parlate con persone del nord. Al sud invece è ancora molto usato, sicuramente molto più usato che al nord.  Al nord diremmo esclusivamente:
“stamattina sono andato al mercato”,

mentre al sud si può dire:
“stamattina andai al mercato”.

“Ieri mattina siamo andati in spiaggia”,
“ieri mattina andammo in spiaggia”.

Questi sono esempi estremi perché stiamo parlando di periodi… di momenti molto vicini al presente quindi sembra (è*) molto strano per una persona del nord sentire il passato remoto, che è associato a periodi lontani, storici, appunto, remoti. Е anche questo è simile allo spagnolo: se sapete lo spagnolo il preterito, che corrisponde al passato
remoto italiano, è molto molto usato. Mentre il francese da questo
punto di vista ricorda l’italiano del nord: in francese praticamente l’equivalente
del passato remoto non si usa più, sempre nel linguaggio colloquiale dico.

5. Uso delle consonanti doppie

Parliamo ora di pronuncia, nello specifico della pronuncia delle consonanti doppie.
Al sud la tendenza è di raddoppiare (to double) le consonanti quando in realtà sulla carta c’è scritta una sola consonante. Non dovrebbe pronunciarsi in quel modo secondo l’ortografia. Mentre al nord la tendenza è quella di rimuovere le consonanti doppie (anche) quando sono scritte doppie, quindi pronunciarle come se fossero singole. Facciamo qualche esempio di raddoppiamento al centro-sud:

“Ho detto” diventa “ho (d)detto”.
“È bello” – “è (b)bello”
“la gente” – “la (g)gente”,
“chi sei” – “chi (s)sei”,
“può darsi” – “può (d)darsi”
“qualche volta” – “qualche (v)volta
“andiamo a Roma” – “andiamo a (r)Roma”.

Inoltre la b e la g si raddoppiano anche all’interno delle parole. Quindi:
“probabilmente” diventa “pro(b)ba(b)bilmente”, oppure
“regina” diventa “re(g)gina.

Invece al nord non pronunciamo le doppie a sufficienza. Secondo me questo si fa un po’ meno di quanto si fa il contrario al sud (this is than less often than the opposite is done in the south). Però per esempio qui a Budapest ho alcuni amici veneti e mi sono accorto che loro molto più di me non pronunciano alcune consonanti doppie. Non so sinceramente le regole, come funziona, in quali casi lo fanno i quali non lo fanno però pensando al modo in cui parlano una parola come “sottosopra” potrebbe diventare “sotosopra”, Al posto di “sotto” – “soto”, “sotosopra”.
Ci sono però dei suoni che direi in maniera abbastanza universale al nord diventano singoli ma dovrebbero essere doppi in italiano standard, e lo sono al centro-sud. Ovvero i suoni “sc” e “gn”.

“Coscienza” al nord si dice “/ko’ʃɛntsa/”
“uscire – “/u’ʃire/”
“bagno” – “/’baɲo/”
“lasagna” – “la’saɲa”.

Tra l’altro è divertente perché io per 20 anni della mia vita ho pronunciato queste consonanti come si pronunciano a nord per 20 anni della mia vita ho pronunciato queste consonanti come si pronunciano a nord, senza sapere che questo era un tratto marcato (heavy trait) della mia pronuncia nordica. Per me era giusto così. Poi ho scoperto che in italiano standard è corretto, è obbligatorio raddoppiare questi suoni.

Quindi “uscire” (/uʃ’ʃire/)  “lasciare” (/laʃ’ʃare/) ecc.

L’accento italiano standard

Aprendo una parentesi (on a sidenote) riguardo l’accento italiano standard. In realtà è qualcosa di abbastanza arbitrario, perché troverete… non troverete quasi nessuno che parla in quella maniera al di fuori dei telegiornali (news programs) – e anche lì spesso ci sono degli accenti romani, milanesi, perché lì ci sono gli studi televisivi. Oppure nei film, soprattutto i film doppiati (dubbed film): quelli sono un buon esempio di ciò che si ritiene italiano standard, un esempio di dizione neutra. Nessuno in realtà parla così, in italiano
c’è una varietà di accenti, oltre che di dialetti. Ovviamente sono collegate le due cose. Ma ci sono tantissimi accenti e nessuno parla in una maniera neutra, quasi nessuno se… non hai studiato dizione. E nemmeno in Toscana c’è un accento neutro, in Toscana c’è un accento molto curioso, molto interessante, molto, anche, divertente – si chiama gorgia toscana – ma non è un accento… non corrisponde all’accento standard che si sente nei film doppiati, assolutamente no.

6. Pronuncia della “s”

Un’ultima differenza è la pronuncia della lettera S in due posizioni.

S intervocalica

La prima è tra le vocali. Infatti la “s inter-vocalica”, si dice, al
nord si pronuncia /z/, /ˈkaza/, /ˈkoza/, /ˈskuza/ Mentre al sud, centro-sud si pronuncia con il suono /s/, quindi /ˈkasa/, /ˈkosa/, /ˈskusa/.

S dopo L, N, R

La seconda posizione invece è la s dopo le lettere l, n, ed r.
Per quanto riguarda la “s” dopo la “l” e dopo la “r” al nord si pronuncia come una /s/:
salsa, oppure sorso.
Mentre per quanto riguarda la “s” dopo la “n” si pronuncia come una /z/, quindi /tranzi’tivo/, verbo transitivo.
// Interviene Davide del futuro per dirvi che in realtà questa è un imprecisione, perché ci sono tantissimi esempi di parole in cui “ns” si legge /ns/ come “ansia”, “penso”. Quindi non è vero quello che ho detto, anzi l’eccezione sono le parole in cui si legge /nz/, come “transitivo”. E comunque è una cosa che si fa solamente al nord. //

Al sud, invece, la s… al posto di /z/ o di /s/ si dice z (/ts/).
Quindi “salza”, “sorzo”, “tranzitivo”, per esempio. E si potrebbero fare tanti esempi.

Ora non so se questa pronuncia è universale (al sud), però sicuramente molto molto diffusa al centro e al sud. Di differenze ce ne sarebbero a vagonate (moltissime, by the truckload), ce ne sarebbero tante altre, però questo video deve finire. Queste erano le più comuni, per lo meno.
Quindi vi ringrazio per la visione, riascoltate questo episodio in versione audio o vedetelo in versione video se lo state ascoltando, scrivetemi nei commenti se avete domande, se avete sentito altre differenze, e ditemi quale accento d’Italia vi piace di più o quale varietà d’Italiano* vi piace di più. Per esempio a me piace molto italiano di Roma.
Detto questo, ci vediamo nel prossimo video. Iscrivetevi, mettete like e parlate ad altre persone di Podcast Italiano, se conoscete altre persone che stanno imparando questa bellissima lingua.
Ci vediamo nel prossimo video. Ciao!

Episodi senza trascrizioni, Podcast, Senza categoria

Buon 2019! Qualche aggiornamento – Riflessioni senza trascrizioni #52

Impara l’italiano con noi!

Il primo episodio dell’anno! Qualche aggiornamento sulla mia vita. Buon 2019!

Bando alle ciancie = lasciamo stare le parole, iniziamo a lavorare
Parlo a ruota libera = senza controllo, senza freni
Constatazione = riflessione
Soffitto = cealing
Persona di parola = man of his word