Avanzato, Podcast

“L’Italia fa schifo” – Avanzato #16 – VIDEO

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Benvenuti in un un nuovo episodio di livello avanzato. Se avete letto il titolo di questo episodio potreste aver pensato che sono uscito di testa. “L’Italia fa schifo”? Ma che stai dicendo, Davide! Sei fuori?
Premetto subito che non penso che l’Italia faccia schifo. Questa frase riassume però il punto di vista pessimistico di molti italiani, in particolar modo di noi giovani. Ho notato che c’è una enorme disparità tra come noi italiani vediamo il nostro paese e quello che pensano dell’Italia gli stranieri. Lo vedo nelle mie lezioni: quanti di voi mi dicono che imparano l’italiano per amore della cultura, del cibo, oltre che della lingua in sé.
Non dico che noi italiani non sappiamo apprezzare le bellezze del nostro paese e della nostra cultura; dico che noi ci concentriamo più facilmente sugli aspetti negativi, mentre voi stranieri solitamente su quelli positivi.

Uscire di testa = go out of one’s mind
Disparità = differenza – disparity
Per amore = for the love of, for the sake of

Forse questo non è così sorprendente: si sa, alla fine “l’erba del vicino è sempre più verde”.
Voglio però spiegarvi perché secondo me esiste questa disparità di opinioni tra noi italiani e voi stranieri. Secondo me i motivi sono principalmente due:
Il primo è che noi italiani siamo in un certo senso abituati a ciò che voi apprezzate maggiormente dell’Italia. Sì, amiamo il nostro cibo, ma in fin dei conti per noi il cibo italiano non è cibo italiano, è cibo e basta. Ci piace molto e ci manca quando siamo all’estero, ma ci siamo abituati.
La stesso vale per l’architettura e per le bellezze storiche e culturali dell’Italia: siamo talmente abituati a chiese del 1200 che vederne una non ci fa un grande effetto, come se ne fossimo assuefatti.

Il secondo è che vivere in un paese non è come visitarlo. Se è vero che alcuni degli aspetti negativi dell’Italia possono anche interessare un turista (treni in ritardo, disorganizzazione, sporcizia in alcune città), un italiano che vive in Italia ha a che fare con gli stessi problemi e con molti altri che magari un turista o uno straniero che ama l’Italia non conosce e di cui vi parlerò oggi. Vediamo questi motivi che spingono alcuni di noi a dire che “l’Italia fa schifo”.

L’erba del vicino è sempre più verde = the grass is always greener on the other side / si pensa sempre che le cose negli altri paesi siano migliori

Fare effetto = to affect, to impress, to surprise, etc. – in questo caso = non ci impressiona
Assuefatto = abituato – di solito si dice di una medicina che non funziona più
Sporcizia = dirt, filth, in questo caso spazzatura (trash)
Spingere = to push letteralmente, in questo caso “ci portano a dire”, “ci fanno dire” (make us say)

– la disoccupazione giovanile. In Italia il livello di disoccupazione giovanile (calcolata tra giovani tra i 15 e i 24) anni è circa al 30%. Questo è un problema che persiste da anni e per il quale la politica non fa e non ha fatto pressoché nulla, perché si sa, alla politica i problemi di difficile soluzione, da affrontare con strategie a lungo termine non interessano.
Collegato a questo problema c’è quello della “fuga di cervelli”: ci sono tanti laureati, ragazzi qualificati che preferiscono abbandonare l’Italia perché non hanno grandi prospettive di lavoro qua in Italia. Tanti ricercatori per esempio si vedono costretti ad emigrare per andare dove avranno la possibilità di fare ricerca. Si sa che quando tutte le menti più intelligenti del tuo paese se ne vanno all’estero le prospettive di crescita del paese intero vanno in fumo.

– le tasse altissime. In Italia la pressione fiscale è estremamente alta se si considera la qualità dei servizi che riceviamo. La percentuale delle tasse rispetto al PIL italiano è del 43% circa. Cioè, le tasse che riceve lo stato ammontano al 43% del prodotto interno lordo. Ci sono sicuramente paesi in cui questo rapporto è simile, come la Germania. Nessuno però oserebbe dire che l’efficienza delle infrastrutture, dei trasporti e degli ospedali italiani sia allo stesso livello dei corrispettivi tedeschi.
Il problema è collegato all’altissima evasione fiscale. Tanti in Italia evadono, ovvero non pagano le tasse e quindi lo stato è costretto ad aumentarle. L’Italia è infatti il primo paese in Europa per evasione fiscale. Si è stimato che per ogni euro riscosso dal fisco, ovvero effettivamente pagati in tasse, 23 centesimi siano evasi. Questo crea un circolo vizioso: se tante persone non pagano le tasse, le persone che le pagano finiscono per pagarne ancora di più.

Persistere = durare, continuare (ma più formale)
Pressoché = quasi (ma più formale)
Fuga di cervelli = brain drain – quando persone qualificate fuggono (run, flee) dal proprio paese alla ricerca di lavoro
Andare in fumo = go up in smoke, go down the drain – finire male
PIL = prodotto interno lordo, GDP
Osare = to dare
Evasione fiscale = tax evasion – non pagare le tasse
Fisco = treasury – un nome usato per indicare il Tesoro dello stato
Circolo vizioso = vicious cycle

– l’istruzione inadeguata. Secondo vari studi statistici i ragazzi italiani hanno capacità di lettura e competenze in scienze e matematica inferiori a quelle dei coetanei in altri paesi. Meno di un italiano su tre tra i 25 e 34 anni ha una laurea (in Europa la media è del 44%). Meno di un italiano su sei in età lavorativa è laureato (peggio dell’Italia c’è solo la Romania). Noi italiani, in sostanza, siamo un popolo abbastanza ignorante. Un popolo ignorante è anche un popolo facilmente manipolabile dalla politica. Ogni riferimento alla situazione politica in Italia o al fatto che Berlusconi abbia governato 4 volte è puramente voluto.

– i trasporti e le infrastrutture inadeguate. In paesi che ho visitato come l’Ungheria e Polonia, che sicuramente hanno economie meno forti della nostra, i trasporti cittadini e le infrastrutture (almeno nelle grandi città) sono anni luce dai nostri. Va detto che forse questi paesi ricevono molti fondi europei, però è inaccettabile che Roma, una delle città più visitate al mondo, abbia un sistema di trasporti disastroso, strade piene di buche, sporcizia ad ogni angolo. O che Torino per esempio abbia ancora tram degli anni 80. Per non parlare delle scuole fatiscenti, degli ospedali inadeguati, dei ponti che crollano, del fatto che una nuova opera richieda anni ed anni di lavoro per essere ultimata, e più grande è più è possibile che ci sia il problema della…

– mafia. Sì, in Italia la mafia esiste, è un problema attuale e ancora irrisolto. Molti miei studenti mi chiedono, incuriositi, se questa cosa che sembra tanto stereotipata e quasi “da film” sia davvero vera. Lo è purtroppo, e non solo al sud. La mafia si infiltra negli appalti, nelle grandi opere, nella politica. Certo, l’estorsione mafiosa, ovvero il “pizzo”, quella somma di denaro che bisogna pagare alla mafia se si ha un negozio, un ristorante, un’impresa è un problema concentrato al sud-Italia, ma la mafia a grandi livelli è un problema in tutto il paese.

Coetanei = peers – persone della stessa età
Manipolabile = che si può manipolare, controllare (in senso negativo)
Anni luce da = light yefromars, in questo caso = molto peggio rispetto a  
Fatiscente = crumbling, run-down, in condizioni pessime
Appalti = tender, contract
Grandi opere = grandi costruzioni
Pizzo = protection money

È per questo (e a dire il vero, per tanti altri motivi) che l’Italia spesso ci fa incazzare. E forse, in un certo senso, rosichiamo (almeno io lo faccio), ovvero siamo frustrati: perché il nostro è un paese che ha potenzialità incredibili, un territorio bellissimo, un clima mite e soleggiato, mare, montagne, colline, forse la cucina migliore al mondo, una quantità di siti unesco che non può vantare nessun altro paese al mondo, e, non dimentichiamoci che è anche la nona economia più forte del pianeta. Però, come ho detto, quando in un paese ci vivi e quando hai a che fare con tutto il peggio che questo ha da offrire, quando non si ha un lavoro, quando il treno è cancellato per l’ennesima volta, quando senti che all’estero guadagnano molto più di quanto tu possa guadagnare facendo lo stesso lavoro, ecc., ecc.,  è facile dimenticarsi del sole, del mare, degli spaghetti allo scoglio e del Chianti.
Non sono però di certo una persona che ritiene che l’estero sia la terra promessa, che trasferirsi all’estero risolva tutti i tuoi problemi e migliori la tua vita nel 100% dei casi. Di questo magari parlerò in un altro episodio. In questo però volevo spiegarvi il punto di vista che abbiamo un po’ tutti qua in Italia e spero di essere riuscito a darvi una prospettiva più ampia di ciò che è il nostro paese: un paese che a volte ami, a volte odi, ma di certo non ti fa restare indifferente.
Grazie per essere arrivati fino alla fine. Vi consiglio di riascoltare l’episodio più di una volta per assorbire tutte le parole e le strutture difficili. Vi ricordo che potete leggere la trascrizione integrale dell’episodio sul sito, trovate un link nelle note dell’episodio. Se vi piace Podcast Italiano vi chiedo un favore: parlatene almeno ad un’altra persona che conoscete che sta imparando l’italiano. Ve ne sarei molto grato. Seguitemi anche su Instagram (podcast_italiano) Noi ci sentiamo nel prossimo episodio.

Fare incazzare = to piss someone off
Rosicare = essere frustrati, arrabbiati (slang)
Potenzialità = potential
Vantare = to boast
Avere a che fare con = (qui) deal with
Ennesima volta = the nth time
Terra promessa = promised land
Restare indifferente = remain indifferent 

Podcast, Usi colloquiali

Ordine delle parole strano in italiano– Usi colloquiali #14 – VIDEO

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Io a scuola non ci vado!
È di giovanni che sto parlando.
Piero non lo vedo mai.


Ciao a tutti, benvenuti su Podcast Italiano, il canale YouTube e podcast per imparare l’italiano. Io mi chiamo Davide e oggi è (meglio: abbiamo) un video di usi colloquiali, diciamo così, anche se a dire il vero non è una espressione quanto una struttura grammaticale che è comune in italiano, soprattutto nel parlato, quindi ho pensato che “Usi colloquiali” fosse la rubrica giusta.
Premetto che non ho preparato questo episodio, sto improvvisando a braccio (off the cuff), quindi spero non sia un disastro. Sta di fatto (the thing is,) che sto leggendo per l’università un libro che si chiama “Tipi di frase e ordine delle parole”. Una roba noiosa…- cioè a me piace perché sono un nerd di queste cose – comunque, che parla delle cosiddette frasi marcate, che adesso spiegherò cosa sono, e mi sono detto: “Mmm, questo potrebbe essere interessante per Podcast Italiano e per voi che imparate l’italiano”.

Ma che cosa sono le frasi marcate? Sono frasi che hanno un ordine delle parole non comune. Diverso dal solito. Allora, in italiano la struttura della frase è soggetto-verbo-oggetto.
Io mangio la mela, Luca guarda il film. Questa è la struttura canonica (=convenzionale, standard).
Però l’italiano è molto flessibile e quindi ci sono anche le cosiddette frasi marcate, che sono tutte le altre frasi che non seguono questa struttura. Ci sono vari tipi. Vi ho fatto alcuni esempi all’inizio. Ora, la classificazione che c’è in questo libro è molto molto complicata, quindi vi voglio solo fare qualche esempio dei tipi che io reputo (=ritengo, I deem) più importanti. Vediamoli.

1) Frasi con soggetto dopo il verbo

Allora, innanzitutto abbiamo le frasi con il soggetto che va dopo il verbo.
In italiano teoricamente potremmo dire:

Frase standard
Piero mi ha telefonato

Ma spesso in italiano noi non diciamo: “Piero mi ha telefonato”. Diciamo (o diremmo):

Frase marcata (soggetto dopo il verbo)
Mi ha telefonato Piero

È per questo che sono importanti queste frasi, perché rendono il vostro italiano molto molto più naturale. A volte, ma non sempre, possiamo anche usare l’intonazione per, di solito, creare un contrasto. Se io dico:

“L’ha mangiata PIERO” vuol dire “non l’ho mangiata IO, “non l’ha mangiata Giovanni”, “non l’ha mangiata Pippo”, “l’ha mangiata PIERO”.

2) Dislocazione a sinistra

Il secondo tipo di frase marcata è la cosiddetta dislocazione a sinistra, che non è tipo dislocazione… non è la spalla slogata (dislocated shoulder), non è una malattia. È semplicemente lo spostamento (shift) di una fras… di una parola a sinistra. Che cosa vuol dire? Al posto di dire:

Frase standard:
“Non vedo mai Piero”
potrete dire:

Frase marcata (dislocazione a sinistra):
“Piero non lo vedo mai”.

Oppure al posto di dire:
“Ho detto la verità a giovanni” possiamo dire “A giovanni (gli)ho detto la verità”.

Se abbiamo un complemento oggetto, quindi “non vedo mai CHI? Piero”, quando facciamo questo spostamento dobbiamo dire: “Piero non lo vedo mai”. Quindi è obbligatorio dire: “Piero non lo vedo mai”. Non possiamo dire: “Piero non vedo mai”.
Questo è un errore che fanno molti russi, perché in russo si può fare questo spostamento, uguale, ma senza il pronome, la ripresa (“pickup”) del pronome. In italiano dobbiamo riprendere, oppure ripetere il pronome. È obbligatorio se volete dire una frase naturale. Quindi “Piero non lo vedo mai”oppure,

“non ho visto il film” -> “il film non l’ho visto”.
“Ho comprato le mele” -> “Le mele le ho comprate”.


Ma se non è un complemento oggetto, quindi è un altro complemento, tipo “A…”., quindi:

“A Giovanni GLI ho detto la verità”, non è obbligatorio “gli”, potremmo dire:
“a Giovanni ho detto la verità”. Va benissimo.

Topic e comment

Quindi questa è la differenza. E voi ora potreste domandarmi “ok, ma a cosa serve fare questa cosa è più difficile, a cosa serve?”
È difficile da spiegare, è molto difficile, però nella linguistica c’è l’idea di Topic.
Cioè, il Topic è la cosa di cui… sulla quale fate un commento. Quindi se io dico:

“Non vedo mai Piero”, IO sono (è) il Topic, il commento è che non vedo mai Piero. No? Topic e commento.

Ma se dico:

“Piero non lo vedo mai” è il contrario. PIERO è il topic, PIERO è l’argomento della frase. “Non lo vedo mai” è il commento che faccio su Piero. Cioè, il topic è ciò di cui stiamo parlando.

E questa è una cosa un po’ difficile da spiegare, che magari non vi serve sapere (maybe you don’t need to know), ma è per questo motivo che facciamo queste cose, perché se dico:

“Piero non lo vedo mai” la frase riguarda Piero.
Ma se dico:

“non vedo mai Piero” la frase riguarda me. Cioè, sono due cose diverse.

Se dico:
“Non leggo mai i giornali” questa è una frase su di me.

Ma se dico: “I giornali non li leggo mai” la frase riguarda i giornali, il topic della frase sono i giornali.

3) Dislocazione a destra

La dislocazione, ovvero questo spostamento, può essere anche a destra. Quindi possiamo dire:

“Ci vado in treno, a roma”,
“lo porto domani, il dolce”.


Quello che spostiamo diventa il topic della frase, un po’ come prima. La differenza è che qui il topic, cioè quello che sta alla fine, è una cosa che già sappiamo. Se io dico:

“Ci vado in treno, a Roma”. Roma è… sappiamo già che vado a Roma. Per questo lo posso mettere alla fine.
Se dico:
“lo porto domani, il dolce” sappiamo già di che cosa stiamo parlando .Abbiamo già menzionato il dolce, è un’informazione nota (a known information), quella che esiste un dolce che porteremo. L’informazione nuova è che lo porteremo domani.
Vi faccio un esempio che secondo me chiarisce. Allora, se… c’è una festa, c’è una festa da Mario e io chiedo: “Ma chi porta cosa da Mario?” Cioè, dobbiamo portare il dolce, dobbiamo portare tante cose, cibo, bevande (drinks). Chi porta cosa da Mario? Io posso dire:
“Il dolce lo porto io, il vino lo porti tu”.
Sono informazioni nuove, non abbiamo parlato del dolce, non abbiamo parlato del vino. Per questo non posso rispondere alla domanda “ma chi porta cosa da Mario?”dicendo:
“lo porto io il dolce”, o “lo porti tu, il vino”. – NON SI PUO’ DIRE
No, perché non abbiamo parlato di dolce né di vino.

Ma se la domanda fosse:
“Scusate ragazzi, ma chi porta il dolce? o “ma chi lo porta il dolce?” (nella domanda può esserci la dislocazione, già).

Allora la risposta può essere:
“lo porto io, il dolce” o “lo porto io, il vino”.
Perché abbiamo già parlato di questa cosa, quindi un’informazione nota.

4) Le frasi scisse

Infine, voglio ancora parlarvi delle frasi scisse. “Scindere” significa dividere. Sono frasi divise, in un certo senso, che sono le frasi tipo:

“È solo con voi che riesco a rilassarmi”. Cioè, potremmo dire:

Frase standard
“Riesco a rilassarmi solo con voi”,

Frase marcata (scissa)
oppure la frase marcata scissa che diventa:
“È solo con voi che riesco a rilassarmi”.

Il focus

A che cosa serve fare questa cosa qua? Qua c’è un altro concetto, che è il concetto di focus. Allora, è diverso dal topic. Il topic è ciò di cui parliamo. Il focus è il motivo per cui stiamo dicendo la frase, no? Dove vogliamo riporre la nostra attenzione (draw our attention to). Quindi se dico:

“È solo con voi che riesco rilassarmi” il focus è su “solo con voi”.
Per questo creiamo questa cosa, per cambiare il focus.

Oppure possiamo anche dire:
“È stato mio figlio ad aver mangiato la torta”, oppure
“(è mio figlio) che ha mangiato la torta”.

Entrambe sono valide, no? Stiamo cambiando il focus, praticamente. Vi faccio un altro esempio. Qualcuno vi dice: “Sai, sono in Italia, ho provato a parlare in francese ma le persone non mi parlavano, non mi rispondevano in francese”.E voi potete dire:

“ma sei scemo? È in Francia che parlano il francese! In Italia parlano l’italiano”. No?

Quindi il focus è su “è in Francia che parlano il francese”, e sentite l’intonazione.


Ecco, questi sono alcuni tipi di frasi marcate. Sono difficili ma riascoltate l’episodio (per capirli meglio). Diciamo… perché l’ho fatto, perché ho fatto questo video? Uno, perché penso sia interessante, e due perché penso che la prossima volta che troverete queste strane strutture non normali, non canoniche potrete dire: “Ah, forse è una frase marcata! Forse è una dislocazione a sinistra o una frase con il soggetto messo alla fine”.
Magari potrete rendervene conto (realize that). Io penso che se iniziate a rendervi conto di queste cose poi magari riuscirete anche voi ad usarle, ma il primo passo è rendersi conto, l’abilità di accorgersi delle cose che succedono nella lingua, questo è importante.
Spero non sia stato un caos totale questo video, grazie per averlo guardato, potete anche riascoltarlo se andate qui sotto, seguendo il link in descrizione. Oppure se lo avete ascoltato beh potete anche vedermi, cioè vedete questa faccia in HD con la nuova fotocamera che ho comprato.
Ah, vi lascio anche il link a Apple Podcasts, se volete lasciare una recensione a questo podcast,ve ne sarei davvero molto molto grato perché altre persone potrebbero trovare Podcast Italiano in questo modo. Beh, è davvero tutto, grazie per l’ascolto e ci vediamo nel prossimo video. Ciao!

Podcast, Principiante

Lettera dalla casa in montagna – Principiante #23

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Caro ascoltatore o ascoltatrice
Ti scrivo dalla montagna.

Sono fortunato che la mia famiglia possieda una casa in montagna. I miei genitori infatti hanno deciso di comprarla qualche anno fa quando mia madre è andata in pensione.


La nostra casa in montagna si trova molto vicino al confine con la Francia. Se non lo sapevi, infatti, io abito in Piemonte, che è una regione a nord-ovest dell’Italia  confinante con la Francia.

La casa è bella, è stata costruita di recente e per questo è moderna. L’’arredamento è nuovo ed è più minimalista rispetto alla nostra casa in provincia* di Torino, che è più vecchia ed è piena di oggetti e quindi spesso disordinata.

La nostra casa vicino Torino è all’inizio, all’imbocco della cosiddetta Valle di Susa. La nostra casa in montagna è nella valle vera e propria. È un’ottima zona per andare a sciare oppure andare a camminare nei boschi e lungo i sentieri.

Personalmente io non scio molto ma camminare mi piace. Della montagna inoltre mi piace molto il clima più fresco rispetto alla città, soprattutto d’estate, quando a Torino ci sono più di 30 gradi con un’umidità del 70%.

E a te piace la montagna? Sei mai stato in montagna qui in Italia?
Scrivimi nei commenti di questo episodio sul sito. Se farai errori te li correggerò.
Davide

Dear listener (male) or listener (female)
I’m writing you from the mountains.

I’m very fortunate* that my family owns a house in the mountains (lit. in mountain). My parents decided to buy one (lit: to buy it) a few years ago when my mother retired (lit. went to pension).

Our house in the mountains is located very close to the border with France. If you didn’t know, I live in Piemonte, (which is) a region in the north-west of Italy, bordering with France.

The house is beautiful, it was built recently and for that reason it’s modern. The furniture is new and a lot more minimalist compared to our house near Turin (lit. in the province of Turin) which is older and it’s full of objects and thus often messy.

Our house near Turin is at the beginning, at the opening of the so-called Susa Valley. Our house in the mountains is in the actual valley. It’s a great region to go skying or hiking (lit. walking) in the woods and along the trails.

Personally, I don’t sky a lot but I like to walk.
About the mountains I really like the cooler weather compared to the city, especially in the summer, when we have (lit. there are) more than 30 degrees (celsius, dear Americans :D) in Turin, with 70% humidity.

Do you like the mountains? Have you ever been to the mountains here in Italy?
Write me in the comments of this episode on the site. If you make any mistakes, I’ll correct them for you.
Davide

*Lucky and fortunate are both “fortunato” in Italian
*In Italy we have three administrative units: città, province, regioni.

Altri episodi di livello principiante

Intermedio, Podcast

Chi è un raccomandato? – Intermedio #28

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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio scritto da Erika, in cui parliamo dei cosiddetti “raccomandati”. Chi sono i raccomandati? Lo scoprirete presto, quindi rimanete in ascolto, come si dice alla radio.

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Qualunque italiano ha sentito o ha usato la parola “raccomandato” nella propria vita e più di qualcuno lo è anche stato, almeno una volta. Chi sono allora questi “raccomandati” di cui tutti parlano? Partiamo dal significato del verbo raccomandare, come descritto dal vocabolario Treccani: Affidare ad altri persona o cosa che sta molto a cuore, pregando o esortando […] di averne comunque la massima cura

In questo senso, raccomandare significa solo pregare qualcuno di trattare bene qualcun altro, in poche parole. In un senso simile a questo, si utilizza molto spesso l’espressione “mi raccomando!”, quindi con il verbo al riflessivo, nel senso di “ripongo in te la mia fiducia”, in contesti come “non fare tardi, mi raccomando!” oppure “ricordati di portarmi quello che ti ho chiesto, mi raccomando!”.
Inoltre è importante ricordare che “raccomandare” non si usa come in inglese il verbo “to recommend”. Questo è un errore che fanno in molti, ma noi non diremmo mai una frase come: “ti raccomando un film”, “ti raccomando un libro”. Diremmo invece “ti consiglio un film” o “un libro”.

Affidare = to entrust
Stare a cuore
= to care for have at heart
Avere cura
= to take care of
Riporre la propria fiduce in qualcuno/qualcosa = to put one’s trust in something

Quindi, si direbbe che questo verbo di per sé non abbia alcuna connotazione negativa. Tuttavia le parole cambiano di significato e con il tempo questo verbo ha assunto anche un altro significato, legato in parte al primo ma leggermente diverso, ovvero, sempre citando Treccani: Segnalare una persona, intercedere a suo favore, affinché sia favorita in un esame, in un concorso, nell’assegnazione di un posto, ecc.” Il che può anche essere positivo, se si tratta di favorire una persona molto competente, quindi diciamo “consigliarla” a qualcun altro per i suoi meriti. Il problema nasce quando si tratta di persone che non sono affatto competenti o migliori degli altri concorrenti, per esempio per un posto di lavoro, ma ottengono comunque la precedenza perché qualcuno “li ha raccomandati”.

Un classico esempio: per ottenere un posto e lavorare per lo Stato, per esempio come impiegato in un ufficio, bisogna partecipare a dei concorsi, dove generalmente si è sottoposti a una serie di test da superare (per esempio domande a crocette, colloqui orali, ecc). In base ai risultati ottenuti viene stilata una graduatoria, quindi una lista in ordine di merito basata sui punteggi ottenuti nei test. Una persona che ha ottenuto un punteggio basso può tuttavia superare, sorpassare quelli davanti a lui se per esempio conosce qualcuno connesso a chi compila queste graduatorie, o qualcuno di importante nel settore. La più classica delle raccomandazioni è quella di essere figlio di qualcuno di importante ed influente in un dato settore. La “raccomandazione” è dunque un esempio di nepotismo, ovvero cercare di favorire i propri parenti e amici al fine di fargli ottenere una carica, un ufficio, un lavoro.

Segnalare = to recommend (someone)
intercedere = fare da mediatore aiutando qualcuno

Favorire = to support, to facilitate, to advance
Posto di lavoro
= workplace
La precedenza
= come first, get priority
concorso
= competitive exam to get a job for the state
si è sottoposti
= one undergoes
domande a crocette
= multiple choice questions
viene stilata una graduatoria
= a ranking is drawn up
superare / sorpassare = overtake, pass
compilare = to fill out

La raccomandazione è ovviamente una procedura illecita, ma non per questo poco diffusa. Il problema delle raccomandazioni in Italia è più che mai attuale, soprattutto nella sfera pubblica. Purtroppo, molto spesso in Italia si sentono frasi del tipo “senza raccomandazione non vai da nessuna parte”, soprattutto per quanto riguarda alcune professioni particolarmente prestigiose, e spesso si sentono frasi del tipo “in Italia non c’è meritocrazia”. Infatti, per colpa delle raccomandazioni, alcuni ruoli importanti e delicati sono troppo spesso occupati da persone poco competenti, che non ricoprono la posizione per i loro meriti, ma esclusivamente grazie alle loro conoscenze. Nel tempo in Italia sono state introdotte alcune misure per limitare e combattere questa pratica, che forse oggi è meno diffusa che in passato, ma non ancora scomparsa.

Insomma, dare a qualcuno del “raccomandato” non è un bel complimento: significa accusarlo di avere ottenuto qualcosa solo perché qualcuno ha “messo una buona parola” per lui. Proprio pochi giorni fa è esploso in Italia un grave caso riguardante i magistrati, che dovrebbero essere “i custodi della giustizia” e, si è invece scoperto, sono stati anche loro coinvolti in fatti legati alle raccomandazioni e alla corruzione.
Insomma, si tratta in Italia di un problema che talvolta blocca le persone davvero meritevoli ed è quindi particolarmente grave, ma allo stesso tempo molto difficile da risolvere, perché esiste da moltissimo tempo ed è quasi diventato parte della nostra cultura e della nostra mentalità. Fateci sapere se anche nel vostro paese esistono i raccomandati e le raccomandazioni e se sapevate che questa pratica è ancora così diffusa in Italia.

A presto!

Illecita = illegal
Attuale = present, current
Ricoprire una posizione = to hold a position
Conoscenza = in questo caso “connection”, una persona conosciuta
Dare a qualcuno del… = call someone …
Mettere una buona parola = put in a good word