Categoria: Principiante

La storia di Italo, cap. 3 – Principiante #8


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Capitolo uno
Capitolo due

Ciao a tutti. Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano, questo è il terzo capitolo de “La Storia di Italo”, una storia di livello principiante per chi impara l’italiano. La storia è scritta e narrata da me, Davide Gemello, ed Erika Porreca. La musica è scritta da me. Se non avete sentito il primo ed il secondo episodio, ascoltateli prima di ascoltare questo. Leggete anche la trascrizione e la traduzione di questo episodio in inglese su podcastitaliano.com.
Buon ascolto!


 

Il mio aereo atterra a Milano, una delle città italiane più famose. Non ho tempo di visitarla, però. Un treno per Torino mi sta aspettando.
My plane lands in Milan, one of the most famous cities in Italy. I haven’t got time to visit it, though. A train to Turin is waiting for me.

Mi piace viaggiare in treno, vedere il paesaggio cambiare fuori dal finestrino. Attorno a me tutti parlano italiano. Cerco di ascoltare e capire il più possibile.
I like travelling by train, seeing the landscape change outside the window. Everybody is speaking Italian around me. I try to listen and understand as much as possible.

Arrivo a Torino alle due del pomeriggio. Il sole splende alto nel cielo, fa caldissimo, sono stanco, ma non sono mai stato così felice.
I arrive in Turin at two in the afternoon. The sun is shining high in the sky. It’s very hot and I’m tired, but I’ve never been this happy.

La stazione di Torino è bellissima, non troppo grande, ma molto elegante. Uscendo, vedo un grande corso e mi sento un po’ smarrito. Non so bene dove andare.
Turin’s train station is beautiful, not too big but very elegant.

“Serve aiuto?” mi chiede una signora, con uno strano accento.
“Do you need help?” asks a lady with a strange accent.

“Deve andare a Fiat Mirafiori” dico, e subito mi accorgo di aver commesso un errore. “Devo andare”, non “deve”.
“I needs to go to Fiat Mirafiori” I say, and I immediately notice that I’ve made a mistake. “I need to go, not needs”.

La signora però ha capito: “Prenda il tram 18 allora. Ferma proprio qui. 6 fermate e poi deve scendere. Le regalo il mio biglietto, non mi serve più.”
But the lady understood anyway: “Get on tram 18. It stops right here. 6 stops and then you get off. You can have my ticket, I don’t need it anymore.”

“Grazie mille!”
“Thank you so much!”

“Arrivederci!”
“Goodbye!”

La signora se ne va e io mi sento molto fortunato.
The lady leaves and I feel very lucky.

Prendo il tram. Attraverso la città con i suoi bei palazzi alti e bianchi e i suoi larghi viali alberati. Quando scendo, vedo davanti a me un edificio di cinque piani, largo e bianco. Enorme. È la Fiat: la fabbrica di automobili più grande d’Italia e la più antica d’Europa. Persone da ogni regione d’Italia sono venute a Torino per lavorare qui. Anche mio padre. Entro dall’ingresso principale.
I get on the tram. I ride across the city, with its beautiful  tall white buildings and its wide tree-lined avenues. When I get off, I see  a wide, white, five-story building in front of me. It’s the largest car factory in Italy and the oldest in Europe. People from all parts of Italy came to Turin to work here. My father, too. I go inside through the main entrance.

Subito, un uomo dai capelli bianchi mi ferma. “Posso aiutarla?”
Immediately, a man with white hair stops me. “Can I help you?”

“Si, sto cercando informazioni su un uomo che lavorava qui circa 30 anni fa.”
“Yes, actually, I’m looking for information on a man who used to work here 30 years ago.”

“Allora mi dica, io lavoro qua da molti anni e ho conosciuto molte persone. Forse posso aiutarla. Ha mica una foto?”

“I’ve been working here for several years and I’ve met many people. Maybe I can help you. Do you have a photo?”

“Purtroppo no. So solo che si chiamava Carlo, era sposato con una donna di nome Paola. Io sono suo figlio, ma non l’ho mai davvero conosciuto. Mi hanno mandato a vivere in America quando è scoppiata la guerra. Ora lo sto cercando.”
“Unfortunately I don’t. I just know that his name was Carlo, he was married to a woman named Paola. I’m his son, but I’ve never met him. They sent me to America when the war broke out. I’m looking for him now”.

Ho provato mille volte queste frasi insieme alla mia insegnante Patrizia, le dico senza fare neanche un errore.
I rehearsed these sentences a thousand times with my teacher Patrizia and I say them without making any mistakes.

“Mmm… Carlo… Paola… trent’anni fa… è passato molto tempo” dice l’anziano.
“Hmm… Carlo… Paola… thirty years ago… it’s been a long time” says the old man.

“Lo so, ma io sono speranzoso” rispondo.
“I know, but I’m hopeful” I answer.

“Ricordo tre uomini di nome Carlo più o meno della mia età: uno ha lavorato qui fino a pochi anni fa, ma ora è in pensione. Un altro, un toscano, si è licenziato negli anni 60 per aprire un negozio di sartoria, che era il suo sogno. Il terzo invece era partito per la guerra, e poi non l’ho mai più visto.”
“I remember three men named Carlo who were about my age: one worked here until just a few years ago, but he’s retired now. And another one, a man from Tuscany, left in the 60s to open a tailor’s shop, which was his dream. The third one left for war and I haven’t seen him since”.

Vengo preso dalla paura: mio padre potrebbe essere morto, potrei non conoscerlo mai.
I freeze in fear: my father could be dead and I may never get to meet him.

L’uomo prende un foglio e inizia a scrivere:
The man takes a piece of paper and starts writing:

“Carlo Rastrelli – in pensione
Carlo Baldini – negozio di Sartoria “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – andato in guerra”

“Carlo Rastrelli – retired
Carlo Baldini – tailor’s shop “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – went to war”.

“Ecco tutto quello che so, spero di esserle stato utile. Buona fortuna, signor…?”
“This is all I know, I hope I was helpful. Good luck, mr….?”

“Italo. Grazie molte. È stato gentilissimo.”
“Italo. Thanks a lot. You’ve been very helpful.”

Inizierò le mie ricerche dal negozio di sartoria, visto che ho l’indirizzo. Non sto nella pelle. Ora ho alcuni indizi e soprattutto tanta, tanta speranza.
“I’ll start my research at the tailor shop, since I know the address. I can’t wait. Now I have some clues and, most importantly, a lot of hope.

 


Anche il terzo capitolo de “La Storia di Italo” è arrivato alla sua conclusione. Speriamo che vi sia piaciuto, a me e ad Erika piace molto fare queste storie e ci divertiamo anche con gli effetti sonori, io con la musica. Pensiamo sia un lavoro simpatico. A proposito, sono in compagnia di Erika in questo momento.

– Ciao.

– Erika che sta dietro alla scrittura dell’episodio, ha scritto la maggior parte di ciò che avete sentito fin’ora, mentre io lavoro sugli altri aspetti. Ma in ogni caso è un lavoro di squadra e penso il risultato sia buono. Vuoi dire qualcosa Erika?

– Sì, spero, come hai detto tutto, che vi piaccia la storia, che la troviate interessante, che vi intrattenga, che sia utile per il vostro italiano e che, appunto, possiate apprezzare il lavoro che facciamo.

– Detto questo, ci vediamo nel prossimo capitolo, nel quarto capitolo de “La Storia di Italo”. Ciao!

– Ciao!

La storia di Italo, cap. 1 – Principiante #6

Vai al capitolo 2

Benvenuti su Podcast Italiano. Questo è il primo episodio di una serie di livello principiante scritta e narrata da me, Davide Gemello e Erika Porreca. È la storia di Italo, figlio di genitori italiani, che non ha mai conosciuto. Su podcastitaliano.com troverete la traduzione e la trascrizione di questo episodio. La musica è scritta da me. 
Buon ascolto!

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Marzo 1969

Mi chiamo Italo, ho 30 anni e oggi voglio chiedere una cosa importante a mia madre: “Raccontami la mia infanzia”.

My name is Italo, I’m 30 years old and today I want to ask my mother something important: “Tell me about my childhood”.

So che mia mamma, Caroline, non è la mia vera mamma. Non so altro: ho paura del mio passato.

I know that my mother Caroline is not my real mother. That’s all I know: my past scares me.

–  Mamma, raccontami la verità.
– Mom, tell me the truth

–  Sei sicuro Italo?
– Are you sure, Italo?

–  Sono pronto.
– 
I’m ready.

– Va bene. Cominciamo. Sei nato 30 anni fa, in Italia. Per questo ti chiami Italo.
– Fine. Let’s start. You were born 30 years ago, in Italy. That’s why your name is Italo.

– Già, Italo non è un nome americano.
– Yeah, Italo is not an American name.

– Si, è vero. Ma è un bel nome.
– Yes, that’s true. But it’s a beautiful name.

Vivo in America, parlo americano. Non ho mai visto l’Italia, solo in televisione.
I live in America, I speak American. I’ve never seen Italy. Only on TV.

– I tuoi veri genitori erano molto poveri. Vivevano nella città di Torino, tuo papà era un operaio. Quando eri ancora molto piccolo, avevi due anni, è scoppiata la guerra.
– Your real parents were very poor. They lived in the city of Torino, your father was a laborer. When you were still very young, the war broke out.

–  La Seconda Guerra Mondiale.
– The Second World War.

– Esatto. I tuoi genitori ti amavano molto, ma era pericoloso restare in Italia.  Così, sei venuto in America.
– Yeah. Your parents really loved you, but staying in Italy was dangerous. So you came to America.

– Come? Perché loro non sono venuti con me?
– How? Why didn’t they come with me?

– Erano troppo poveri. La cugina di tua mamma, Anna, viveva qui in America. Mio marito, Harry, che tu chiami papà, era suo amico. I tuoi genitori hanno deciso di mandarti in America, lontano dalla guerra. Harry era in Italia per lavoro nel maggio 1941. Con dei documenti falsi, ti ha portato con lui qui in America, da Anna.
– They were too poor. Your mother’s cousin, Anna, lived here in America. My husband, Harry, was a friend of hers. Your parents decided to send you to America, far from the war. Harry was in Italy for work in May 1941. With some false documents, he brought you with him here in America, to your aunt.

Sono sconvolto. Ho tante domande.
I’m shocked. I have many questions.

– E dov’è ora la cugina di mia madre?
– Where is mother’s cousin now?

 

– È morta tre mesi dopo il tuo arrivo. Un incidente. Non ti ricordi, eri molto piccolo.
– She died three months after your arrival. An accident. You can’t remember, you were very young.

 

– E poi?
– And then?

– Harry voleva adottarti. Si era innamorato di te nel viaggio dall’Italia all’America. Eri un bambino molto dolce. Sei diventato nostro figlio quando avevi due anni.
– Harry wanted to adopt you. He fell in love with you during the journey from Italy to America. You were a very sweet child. You became our son when you were two.

Così, sono venuto in America perché in Italia c’era la guerra. Sono stato adottato. Sembra un film.
So, I came to America because there was a war in Italy. I was adopted. It sounds like a film.

– E i miei genitori? Dove sono? Che cosa fanno? Sono vivi?
– What about my parents? Where are they? What do they do? Are they alive?

– Non sappiamo. Con la guerra, era difficile restare in contatto.
– We don’t know. During the war, it was hard to keep in touch.

–  Come si chiamavano?
– What were their names?

–  Sappiamo solo i loro nomi: Paola e Carlo.
–  We only know their first names: Paola and Carlo.

– Forse sono ancora vivi.
– Maybe they are still alive.

– Forse.
– Maybe.

Deve esserci un modo per scoprirlo.
There must be a way to find out.

– Non ti ricordi il cognome di mia madre? O di mio padre?
– You don’t remember my mother’s last name? Or my father’s?

– Forse Anna me li ha detti.. Ma sono passati troppi anni, non me li ricordo.
– Maybe Anna told me.. but it’s been too many years, I can’t remember.

– E il cognome della cugina di mia madre?
– What about my mother’s cousin’s last name?

– Bartoli. Anna Bartoli. Però non è lo stesso della tua madre di sangue. Avevano cognomi diversi.
– Bartoli. Anna Bartola. But that’s not the same as your real mother. They had different last names.

Questo complica le cose. So il cognome della cugina di mia madre, ma non quello di mia madre o di mio padre.
This complicates things. I know my mother’s cousin’s last name, but not my mother’s or my father’s.

Voglio sapere di più. Voglio conoscere i miei veri genitori. Sono sicuro: voglio partire per l’Italia e trovare la mia vera famiglia. Forse, a Torino, qualcuno con i miei occhi azzurri, i miei capelli ricci e il mio naso all’insù, mi cerca. Forse ho dei fratelli. Devo andare in Italia per scoprirlo.
I want to know more. I want to meet my real parents. I’m sure: I want to leave for Italy and find my real family. Maybe, in Torino someone with my blue eyes, with my curly hair and my upturned nose is looking for me. Maybe I have siblings. I must go to Italy to find out.

Vai al capitolo 2

Principiante/pre-intermedio #5: Le scimmie in viaggio – Favola di Gianni Rodari


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Bentornati su Podcast Italiano, in questo episodio vi leggerò di nuovo un favola di Gianni Rodari, tratta da “Favole al telefono”. E’ molto breve ma ci sono comunque delle espressioni interessanti che magari non conoscete.

Le scimmie in viaggio (monkeys on a trip)

Un giorno le scimmie dello zoo decisero di fare un viaggio di istruzione (field trip). Cammina, cammina, si fermarono e una domandò:

Cosa si vede? (what can you see?)

– La gabbia (cage) del leone, la vasca delle foche (the seals’ tank / vasca can also be “tub”) e la casa della giraffa.

Com’è grande il mondo, e com’è istruttivo viaggiare (com’è + adjective + noun = how + adj. is + noun / com’è bello l’italiano!) .

Ripresero il cammino (they started wakling again / riprendere + noun OR verb = restart, resume (ricominciare) / Ho ripreso a studiare l’italiano = I went back to studying italian) e si fermarono soltanto a mezzogiorno.

– Cosa si vede adesso?

– La casa della giraffa, la vasca delle foche e la gabbia del leone.

– Come è strano il mondo e come è istruttivo viaggiare.

Si rimisero in marcia (“they got back on the road/resumed walking / “rimettersi in marcia”) e si fermarono solo al tramonto del sole (sunset, usually we just say “tramonto” and “alba”, “sunrise”).

Che c’è da vedere? (what’s there to see?)

– La gabbia del leone, la casa della giraffa e la vasca delle foche.

– Come è noioso il mondo: si vedono sempre le stesse cose. E viaggiare non serve proprio a niente (is useless /non servire a niente = to be useless)

Per forza (no wonder, of course!): viaggiavano, viaggiavano, ma non erano uscite dalla gabbia e non facevano che (they kept / non fare che = to keep doing sth / la situazione non fa che peggiorare) girare in tondo (going in circles) come i cavalli di una giostra (merry-go round).

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Principiante/pre-intermedio #4 – Torino

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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo è il quarto episodio di livello principiante/pre-intermedio e oggi volevo parlarvi di Torino. Nel precedente episodio vi ho parlato della maratona di Torino, che si svolge (takes place) a Torino. Oggi invece volevo parlare più in generale di Torino stessa, la mia città. In realtà non abito dentro Torino, ma non lontano, in quella che chiamiamo “prima cintura” (first belt), ovvero un anello (ring) di città e cittadine (small towns) attorno a Torino. Torino è il capoluogo (capital of one of the 20 italian regions) del Piemonte e si trova a nord-ovest della penisola, dello stivale (boot), non lontano dalla Francia e dalle Alpi, che sono le famose montagne dell’Europa centrale. La sua popolazione è di quasi 900.000 abitanti, quarta in Italia quindi, ed è un importante centro per l’arte, lo studio, la scienza, la cultura, il cinema e molto altro, ma è conosciuta soprattutto (mostly known) per l’industria di automobili.
Infatti nel ventesimo secolo Torino aveva infatti la fama (fame) di città industriale: a Torino c’era la sede (headquarters) della FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), la più famosa casa automobilistica italiana, fondata all’inizio del 1900. Moltissimi emigranti dal Sud e dal Veneto si sono trasferiti (moved to) a Torino, soprattutto nel secondo dopoguerra (aftermath of WWII), per lavorare alla Fiat. Forse è a causa di questa fama di città industriale che il turismo per molto tempo non è decollato (didn’t take off, from “decollare”), o forse semplicemente perché in Italia ci sono città come Roma, Firenze, Venezia, Napoli, e moltissime altre, che sono città ricchissime di arte in ogni angolo, sicuramente più di Torino.  Torino però negli ultimi vent’anni è cambiata molto, soprattutto nel 2006 in occasione delle olimpiadi invernali (winter olympics), ed è diventata più bella e più turistica.
Alcune curiosità: Torino ospita la cosiddetta “sindone(known in english as “Shroud of Turin”), un telo (a shroud) in cui i cristiani pensano fosse avvolto Gesù (in which christians believe Jesus was wrapped)  al momento della sua morte, ed è quindi la reliquia (relic) più importante della religione cristiana.
Inoltre è stata la prima capitale (first capital) del regno d’Italia (kingdom of Italy) dal 1861 al 1865.

A Torino sono stati creati alcuni famosissimi simboli dell’Italia, come il caffè espresso, il Martini e il cioccolato gianduja, o anche conosciuto come giandujotto, ovvero un cioccolatino a forma di barca.

Molti personaggi famosi hanno vissuto a Torino, tra cui il filosofo Nietzsche (che a Torino è morto), che ha detto:” « Trovo ch qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti (I find it a place worth living in under all aspects)“. Ma molti altri filosofi, letterati italiani ma anche personaggi storici stranieri come Mark Twain, Jean Jacques Rousseu, hanno descritto Torino come una città molto bella e molto valida (valuable) dal punto di vista artistico.

In conclusione, Torino è una città che, secondo me, non è conosciuta e apprezzata abbastanza dai turisti (isn’t known and appreciated enough by tourists). Forse sono di parte (biased), sicuramente lo sono perché ci vivo (here, ci here means “there, inside of it”), ma penso che l’atmosfera elegante della sua architettura e dei suoi portici (arcades, see here) la rendono unica nel suo genere in Italia (make it [a] one of kind [city] in Italy). Se visitate l’Italia e avete tempo e modo, vi consiglio caldamente (I strongly recommend) di visitare Torino!

Questo era l’episodio di oggi, su podcastitaliano.com troverete la trascrizione con la traduzione tra parentesi delle parole più difficili, vi consiglio di riascoltare l’episodio più di una volta perché questo aiuterà la vostra comprensione. Detto questo grazie dell’attenzione, alla prossima!

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Principiante #3 -La maratona di Torino


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Oggi a Torino si è svolta (took place / svolgersi = take place) la maratona. Ogni anno si svolge più a meno in questo periodo, a inizio ottobre. Io volevo partecipare, infatti più o meno a dicembre dell’anno scorso ho iniziato a correre. A maggio ho corso (I ran) la mezza maratona di Torino –  e in realtà la prima gara, prima gara della mia vita –  ovvero (that is) 21 chilometri circa. Non è stato facile ma sono riuscito a (I managed to) finirla tutto intero (in one piece), che era la cosa più importante, e il mio tempo non è stato nemmeno troppo lento (my time wasn’t that bad), 1:41 per chi interessato. Il mio obiettivo era prepararmi per la maratona che si è svolta oggi, ma più o meno a giugno il ginocchio (knee) destro ha iniziato a farmi male (started to hurt), quindi per tutta l’estate praticamente non ho mai corso. Ho ricominciato a correre (I started to run again) solamente qualche settimana fa. Oggi comunque anch’io ho corso: infatti a Torino, oltre alla maratona, si sono tenute (took place, were held / “tenersi” is pretty much synonim of “svolgersi”) una corsa di 30 chilometri e una di 8. Io ho corso la gara di 8 km, anche se in realtà erano meno, probabilmente 6,5. Il tempo e le posizione (placing) non erano cronometrati (weren’t timed, from “cronometrare”), dato che (since, because) non era una corsa competitiva; in ogni caso è stato un buon allenamento (training, from “allenarsi”) per me. Per il momento il ginocchio va bene e corro senza problemi. Voglio riprendere (=ricominciare) a correre seriamente per partecipare a una maratona, magari quella di Milano che si terrà (will take place, again from “tenersi”)  ad aprile 2017.

Da più di anno lo sport, non solo la corsa, è diventato una parte molto importante della mia vita. Faccio attività fisica (I exercise) quasi tutti i giorni e per me è molto importante. Non sempre ho voglia (I don’t always want to, feel like it), ma la sensazione che ho dopo l’allenamento è davvero fantastica! E questo è solo uno dei tanti vantaggi dello sport.

Se non fate attività fisica, vi consiglio di provare semplicemente ad andare a correre. Tutti (meaning “noi tutti”, we all) abbiamo delle scarpe, dei pantaloncini (shorts) e una maglietta (t-shirt). Non serve altro (You don’t need anything else), questo è il bello della corsa (this is what’s beatiful about running). Correte 10 minuti se siete fuori forma (out of shape), poi aumentate pian piano (increase little by little) il tempo. Ci vuole (you need, like “serve”) pazienza e perseveranza, ma i risultati ne valgono la pena (are worth it / from “valere la pena”, to be worth it). Come per le lingue.

Questo era l’episodio di oggi, farò altri episodi di questo tipo perché penso possa essere utile per voi sentire come gli italiani parlano veramente, un italiano molto semplice conversazionale.

Detto questo ci vediamo nel prossimo episodio, alla prossima!

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Principiante #2 – Lo spaventapasseri – Favola di Gianni Rodari

Benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio della serie “Principiante” vi leggerò una favola scritta dal famoso scrittore italiano Gianni Rodari, tratta (taken from, used for stories or excerpts from books) dalla celebre (famous / sinonym of “famosa”) raccolta (collection, compilation) “Favole al telefono”, uscita nel 1962. La favola si chiama “Lo spaventapasseri”. Sul sito podcastitaliano.com troverete la trascrizione e la traduzione delle parole e frasi più difficili. Buon ascolto!


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Lo spaventapasseri (scarecrow, literally “scaresparrow”) Gonario era l’ultimo (last, meaning youngest) di sette fratelli. I suoi genitori non avevano soldi per mandarlo a scuola, perciò lo mandarono a lavorare in una grande fattoria (farm, not factory). Gonario doveva fare lo spaventapasseri, per tener lontani gli uccelli dai campi (keep the bird off the crops, lontano = far). Ogni mattina gli davano un cartoccio (paper cone) di polvere da sparo (gunpowder) e Gonario, per ore ed ore (for hours on end), faceva su e giù (went up and down) per i campi, e di tratto in tratto (from time to time) si fermava e dava fuoco (set fire to) a un pizzico (a pinch) di polvere. L’esplosione spaventava (scared) gli uccelli che fuggivano (ran away), temendo i cacciatori (fearing the hunters). Una volta il fuoco si appiccò  alla giacca di Gonario (Gonario’s jacket caught fire), e se il bambino non fosse stato svelto a tuffarsi (hadn’t been quick enough to jump) in un fosso (ditch) certamente sarebbe morto (would have died) tra le fiamme. Il suo tuffo spaventò le rane (frogs), che fuggirono con clamore (loudly /clamore = hubbub, loud noise), e il loro clamore spaventò i grilli (crickets) e le cicale (cicadas), che smisero (stopped / smettere = to stop) per un attimo (for a moment) di cantare. Ma il più spaventato di tutti era lui (the most scared of all was him), Gonario, e piangeva tutto solo in riva (at the edge) al fosso, bagnato come un brutto anatroccolo (ugly duckling), piccolo, stracciato (tattered) e affamato (hungry). Piangeva così disperatamente che i passeri (sparrows) si fermarono su un albero a guardarlo, e pigolavano (chirped) di compassione (with compassion / to say e.g. “cry with joy”, “scream in pain” we say “piangere DI gioia” e “urlare DI dolore”) per consolarlo (to cheer him up / console him). Ma i passeri non possono consolare uno spaventapasseri. (it’s a play on words, sparrows can’t cheer up “scaresparrows”, or in english, scarecrows) Questa storia è accaduta (happened / accadere = to happen / sinonym of “succedere”) in Sardegna.

 

Questa era la favola “Lo Spaventapasseri” di Gianni Rodari. Se non avete capito tutto vi consiglio di riascoltarla, e utilizzate la trascrizione perché questo vi aiuterà moltissimo. E’ molto importante leggere e ascoltare allo stesso tempo. Le favole inoltre aiutano molto quando si inizia a imparare una lingua e si vuole utilizzare dei materiali veri, autentici.

Spero che questo episodio vi sia piaciuto. Alla prossima!

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Principiante #1: Episodio introduttivo

italy_round_icon_64Il primo testo contiene traduzioni (tra parentesi) delle parole e delle strutture più complicate. Questo è un testo di livello principiante/pre-intermedio. 

Più in basso troverai il link allo stesso testo ma senza suggerimenti. Ti consiglio di utilizzare il primo testo se alcune delle parole ed espressioni non ti sono chiare, per poi rileggere il testo ma questa volta senza traduzioni. Ascolta contemporaneamente la registrazione.

united_kingdom_round_icon_64The first text contains translations (in parenthesesof complicated words and structures. This is a beginner/pre-intermediate level text.

Scroll down to find the link to the same text  without any hints. I recommend that you read the first text if you don’t understand some of the words or phrases, and then try to read the same text without any translations. Listen to the audio at the sime time.


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Benvenuti su Podcast Italiano! Mi chiamo Davide e abito in provincia di Torino, nel Nord Italia. Ho ventuno anni e amo le lingue. Infatti oltre all’italiano (apart from..), la mia lingua madre, parlo l’inglese, lo spagnolo, il francese e il russo.

Ho deciso di creare Podcast Italiano per aiutare coloro che (those who) studiano l’italiano.

Quali saranno i contenuti di questo podcast? Beh, innanzitutto, non parlerò di grammatica, almeno non troppo. Se vi interessa (if you’re interested in) la grammatica ci sono molti siti e molti libri dove potete studiarla. Secondo me (in my opinion) leggere ed ascoltare qualcosa di interessante (something of interest) non solo è (is not only..) più divertente, ma anche (.. but also) più utile. Quindi vi consiglio (I suggest) di ascoltare e leggere il più possibile (as much as possible), perché questo è il modo migliore per progredire (to make progress) in una lingua.

Ogni episodio è accompagnato dalla  (is accompanied by) sua trascrizione. Le parole e le espressioni più difficili sono tradotte in inglese. Gli episodi si dividono in (are divided into)  tre livelli di difficoltà: principiante, intermedio e avanzato. I contenuti e i temi dei testi non sono fissi, ma vari (not fixed, but varying)

C’è chi (there are those who..) inizia a parlare l’italiano (o qualsiasi lingua) fin da subito (since the very beginning) e chi  (and those who) preferisce aspettare un po’ di tempo. Dipende dalla persona. (it depends on the person). In ogni caso è importantissimo leggere e ascoltare sempre!

Detto questo (With that being said), buon ascolto e buona lettura! (in italian we wish something by using “buon/buono/buona” all the time. “buon lavoro”, “buona lezione”, “buon divertimento”, “buon viaggio” etc.)

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