Categoria: Usi colloquiali

SentiteVI questo episodio! – Usi colloquiali #13 – VIDEO


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Stasera guardo un film. Stasera MI guardo un film. Ma qual è la differenza?!

Ciao a tutti! Benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo episodio di “Usi colloquiali, per la prima volta dal mio appartamento di Budapest, di cui vedete in realtà solo delle tende e un muro, però non importa. Direi di partire subito con l’uso colloquiale di oggi, che è abbastanza diffuso in italiano.

Partiamo subito con alcuni esempi che mi sono scritto.

Stasera MI guardo un film.
TI SEI mangiato una torta intera?
Mio fratello SI sta girando l’Europa in bici.

Dunque… vedete qualcosa di strano in queste fasi? La forma normale che ci aspetteremmo sarebbe:

Stasera MI guardo un film.
TI SEI mangiato una torta intera?
Mio fratello SI sta girando l’Europa in bici.

Nelle frasi modificate c’è qualcosa di diverso, vediamo se riuscite a capire che cosa cambia. Facciamo altri esempi dunque, prima la forma normale questa volta, e poi quella modificata.

Io e Carlo andiamo a fare una passeggiata.
Io e Carlo andiamo a farCI una passeggiata.

Avete fatto una bella vacanza!
VI SIETE fatti una bella vacanza!

Beatrice ha letto tutti i libri di Harry Potter in un mese.
Beatrice SI È letta tutti i libri di Harry Potter in un mese.

Penso abbiate notato cosa c’è di diverso in queste frasi modificate.

  •  l’ausiliare “avere” diventa “essere” (quindi “ho mangiato” diventa “mi sono mangiato”) esattamente come in un verbo riflessivo.
  •  Viene aggiunto il pronome. “MI sono guardato”, “MI sono mangiato”, ecc.

Immagino abbiate sentito un uso simile, che in realtà non è colloquiale, anzi è decisamente normale.Per esempio:

  • mi lavo le mani.

Cosa vuol dire: “mi lavo le mani”. Che le lavo a me stesso, no? Quindi non è
esattamente lo stesso caso, perché se io dico:

  • Mi guardo un film

non possiamo dire che guardo un film a me stesso, non ha senso.

Oppure:

  • “Antonio si è tagliato la barba”.

Antonio ha tagliato la barba a se stesso, perché può anche tagliarla a un’altra persona. Se è un barbiere la taglia a qualcun altro, no? Mentre, non so… “mi vado a fare una
passeggiata” non vuol dire che faccio una passeggiata a me stesso. La costruzione è simile, c’è solo questa differenza.

Allora qual è la differenza tra “mangiare una torta” e “mangiarsi una torta”?Oppure “guardare un film” e “guardarsi un film”?

  • C’è una differenza nel registro, perché mangiarsi una torta è più colloquiale. Ma oltre ad essere colloquiale, c’è anche una…
  • sfumatura di soddisfazione, di piacere, di godimento.

Se io dico che “mi mangio una torta” probabilmente questa azione mi apporta piacere, no? È qualcosa che mi piace fare. Se dico che” mi sono mangiato un panino” e non che “ho mangiato un panino”, semplicemente ma MI SONO mangiato un panino probabilmente è un’azione che mi è piaciuta, o almeno da questa frase si evince, si capisce che è qualcosa che mi ha dato un senso di soddisfazione.

Ci sono anche altri verbi in italiano in cui compaiono dei pronomi che non sappiamo spiegare, per esempio “andarsene“. Tralasciamo il “ne”, non ci interessa…. cioè “ne” significa “da qui”, quindi “andiamo via da qui”, in teoria.

Però a cosa serve il “se”? Cioè, “io ME ne vado”, “tu TE ne vai”, “lui SE ne va”, “noi CE ne andiamo”, “VE ne andate”, “SE ne vanno”. A cosa servono questi pronomi? Questi pronomi non hanno un vero significato, perché io posso dire “vado a casa”, posso anche dire “me ne vado a casa”. Sicuramente “me ne vado a casa” è un
pochino più colloquiale, è un registro più basso. Seconda cosa: c’è una sfumatura
di fastidio. Sicuramente è una frase più diretta, quasi aggressiva. Per esempio se dico… se do un ordine e dico: “vattene via!” “Vattene via” è una frase molto forte, molto diretta, più diretta ancora di “vai via”.
Quindi in questo caso non c’è questa sfumatura di piacere, anche se ci può essere in altri contesti. Se per esempio dico: “domani me ne vado in montagna”, significa che probabilmente mi piacerà che mi godrò la montagna. (vedrete ? “MI godrò la montagna”, anche lì c’è questa particella pronominale)

Frasi colloquiali in cui è obbligatorio il pronome

Volevo parlarvi di alcune frasi colloquiali in cui è obbligatorio il pronome. Vi faccio alcuni esempi. Per esempio se dico:

  • Stasera ci spariamo/facciamo una birra.

o cose di questo tipo. Cosa vuol dire? Che prendiamo una birra, di fatto. O beviamo una birra. Non possiamo dire: “Raga ,spariamo una birra” o “raga, facciamo una birra” perché
“fare una birra” significa produrla. Semplicemente è un uso molto colloquiale in cui obbligatorio dire “ci spariamo”, “ci facciamo”, altrimenti la frase non ha alcun senso.

 


 

Questo è un uso colloquiale molto diffuso, vi consiglio di provare a utizzarlo quando parlate, perché sicuramente sembrerete più italiani. So che non è facile, quindi questi video come sempre servono più che altro per farvi abituare. Così magari quando lo sentirete vi ricorderete questa spiegazione, più o meno ciò che vi ho detto. Vi sarà più chiaro. Però se riuscite ad iniziare ad usarlo sicuramente “fa molto figo”, come si suol dire, è una cosa che vi renderà più italiani.

E adesso il maxi-dialogo. Purtroppo come vedete non c’è Erika in mia compagnia, quindi dovrò fare il lavoro “della Erika” da solo, però cercherò di fare del mio meglio.

Maxidialogo

– Ciao Davide, ho visto che vi siete fatti un bel viaggetto questo weekend. Siete andati a Budapest?

– Sì, sì, ci siamo sparati 15 ore di autobus da Torino, però ne è valsa la pena. (nd: in questo caso “spararsi” non indica piacere, ma il contrario. Però è molto colloquiale)

– Ma avete girato tanto lì a Budapest?

– Eh, ci siamo fatti 70 chilometri a piedi in due giorni, quindi direi di sì.

– E che vi siete mangiati, è buono il cibo lì?

– Sì, ci siamo sparati tanta di quella birra.

– E poi c’è il Goulash che è famoso in Ungheria, c’è anche la Paprica che è molto famosa. Me la sono anche comprata come souvenir. È davvero bella la città, se puoi vacci, te la consiglio moltissimo.

– Mi hai fatto venire voglia. Stasera mi compro i biglietti. Comunque che fai stasera?

– Penso che io e Fabio andremo a vederci un film, però prima pensavamo di mangiarci una pizzetta alle 8 a casa mia. Ti va di venire?

– Certo, mi faccio la barba e poi vengo!

Questo era tutto per oggi, riascoltatevi questo video, riguardatevelo per poter capire meglio, ascoltatevi i nostri podcast, guardatevi tutti i video che abbiamo fatto e imparatevi questo uso perché potrebbe tornarvi utile in futuro.

Detto questo ci sentiamo molto presto (o almeno spero).

Ciao!

Ma come si usa “magari”?! – Usi colloquiali #14 – VIDEO


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Ciao a tutti! Questo episodio potete trovarlo anche in formato video andando sulla pagina YouTube di Podcast Italiano, per la prima volta anche con i sottotitoli. Inoltre sul sito podcastitaliano.com troverete come sempre la trascrizione intera con la traduzione in inglese delle parole ed espressioni più difficili.

D: Ciao a tutti e bentornati in un nuovo episodio di Podcast Italiano. Oggi parliamo, Erika…

E: …della parola “magari”

D: Esattamente, una parola che è molto molto difficile in italiano. Perché è difficile “magari”?

E: Come dicevi tu,  sì, “magari” è molto difficile per gli stranieri, soprattutto, perché viene confusa con la parola “forse” come, diciamo, traduzione dell’inglese “maybe”, però ci sono dei casi in cui “forse” non può essere usato al posto di “magari”, cioè non sono sinonimi le due parole.

D: Esatto. Ci sono molti casi in cui “magari” e “forse” sono simili, con qualche differenza leggerissima (slight differences), ma non possiamo parlare di questi casi, perché se no il video diventerebbe troppo lungo. Abbiamo deciso invece di parlare solo di quei casi che possono essere utili per voi, quindi i casi in cui “magari” non può assolutamente essere sostituito da “forse” e quei casi in cui si possono usare entrambi ma il significato della frase sarà un pochino diverso in base al quale utilizziamo. Erika, sai l’etimologia di “magari”?

E: Ma certo, sono preparatissima! “Magari” deriva dal greco “makarios” che è un aggettivo chesignifica “felice” e infatti questa etimologia si ritrova in alcuni significati, in alcuni usi della parola “magari”, quando appunto “magari” è utilizzato come augurio (wish), speranza, desiderio.

D: Esatto, se pensate all’uso di “magari” di cui ho già parlato in questo podcast, se andate a sentire un episodio di “usi colloquiali” che linkerò nella descrizione, si rivede questo uso molto chiaramente. Quando diciamo infatti “se, magari!” rivediamo questo augurio, questo desiderio.

E: Sì, oppure “magari fossi ricco!” (I wish I were rich!)

D: Questa speranza, ecc.

Questo è Davide ed Erika del futuro, ci siamo accorti registrando questo video che usiamo “magari” tutto il tempo per spiegare come si usa “magari”. È impossibile non usarlo. Quindi fate attenzione a come lo usiamo, perché è interessante. Quando spieghiamo o facciamo delle supposiziondi scenari possibili (we’re discussing possible scenarios) utilizziamo spesso “magari”, dunque questo è un altro uso di “magari” di cui non parliamo, che però usiamo. Quindi fateci caso.

Casi in cui NON si può usare forse al posto di “magari”

Magari come proposta o consiglio

D: Partiamo dunque, Erika, dai casi in cui “magari” non può assolutamente essere sostituito da “forse”. Ce li vuoi raccontare?

E: Ma certo. Il primo caso è quello in cui “magari” viene utilizzato per fare una proposta o per dare un consiglio, per esempio:

“Magari potremmo andare in spiaggia domattina”.
“Mmh, sì! Magari ci vediamo per le 9?”

D: E in queste due frasi, sia il primo che il secondo “magari” sono proposte. Non possiamo usare “forse”, come abbiamo già detto.

“Ehi Davide, dove mi consigli di andare a Parigi?”
“Magari vai all’arco di trionfo, c’è un bel panorama lì”.

D: Questo invece è un consiglio, un consiglio che diamo in maniera più gentile. “Magari” ha questa funzione.

Magari come “metti”, “metti caso”, “non si sa mai”

E: Il secondo caso è “magari” utilizzato come “metti [che]” (suppose that), “metti caso”(similar to the previous one) “non si sa mai che” (you never now, …) oppure “non sia mai che” (In case.. / in the event that).

D: Sì, per esempio in una frase come:

“non so se venire al pub a quest’ora, magari poi si fa tardi (it gets too late) e domani voglio alzarmi presto”.
“Metti che poi si fa tardi / metti caso che poi si fa tardi / non si sa mai, poi si fa tardi e non voglio andare a letto tardi”.

Ho cambiato un po’ la frase comunque…non so se sapete queste altre espressioni. In ogni caso “magari” le può sostituire. E il secondo esempio, Erika?

E: Il secondo esempio è:

“Prendi una giacca che magari lì all’aperto fa freddo”.

Quindi, “non si sa mai che lì all’aperto faccia freddo”.

Magari come  “possibilmente”, “non sarebbe male se”

D: E poi abbiamo un terzo ed ultimo caso in cui “magari” non può essere sostituito da “forse”…

E: … ed è “magari” come “possibilmente”, “sarebbe bello se”. Quindi anche in questo caso, come abbiamo detto prima, un desiderio, un augurio.

D: O “non sarebbe male se”.

“Vorrei tanto parlare bene il tedesco, magari pure con una buona pronuncia”.

Quindi è una cosa in più, che non sarebbe male o sarebbe bello avere. Oppure?

“Vorrei tanto una villa in collina, magari con piscina”.

Al ristorante: “Per me una pizza margherita, magari con un po’ di olio piccante” .

Quindi questa è una è una richiesta, se è possibile ci piacerebbe avere qualcosa in più.
Ok, questi erano i tre casi, come abbiamo detto diverse volte, in cui “magari” non può essere sostituito da “forse”. Lo sottolineo perché è importante ed è un errore che gli stranieri fanno e suona davvero strano. Non so se prendiamo per esempio: “Dove mi consigli di andare a Parigi?” “Forse vai all’Arco di trionfo”. È molto molto strano, quindi potrebbe essere utile per voi cercare di capire quando non è il caso di usare “forse”.

Casi in cui si può usare forse, ma con una sfumatura diversa

E: Ora parliamo dei casi in cui si può usare sia “forse” sia “magari”, ma le due parole danno un significato leggermente diverso alla frase, quindi non sono del tutto sinonimi, ma non è sbagliato usare “forse”al posto di “magari”.

Magari come intenzione personale/idea

D: Primo caso: “magari” come intenzione personale oppure un’idea, così lo abbiamo classificato noi.

“Magari domani vado al cinema”

Perché l’abbiamo definito un’intenzione personale, Erika?

E: Perché, appunto, è qualcosa che io voglio fare e che dipende da me. Cioè, il fatto che io lo farò oppure non lo farò dipende dalla mia volontà (will), dalla mia voglia; comunque è una mia decisione.

D: Infatti se prendiamo “forse”, quindi la stessa frase ma con “forse”:

“Forse domani vado al cinema”

L’idea che abbiamo è che non sono sicuro ma non dipende solamente da me. Quindi non sono solo io che voglio ma non sono sicuro, magari per esempio i miei amici hanno anche altre idee. Potrebbero voler andare ad una mostra d’arte moderna o al ristorante. Non so se andremo al cinema, forse andremo.

E: Sì, si suppone che (it is assumed that) avete parlato di andare al cinema, però non è ancora sicuro. Perché? Perché dipende da, appunto, altri fattori che non sono te ma sono per esempio i tuoi amici.

D: Facciamo altri esempi, Erika, per spiegare meglio.

“Magari quest’estate compro una macchina nuova”, che significa che non sono sicuro, magari sì, magari no, devo decidere io.

E: Esatto, sono io a dover scegliere.

D: Tra l’altro c’è anche un altro uso colloquiale, come mi piace chiamarli, in italiano, molto colloquiale, che è “quasi quasi(I may even..), e potrebbe essere utilizzato al posto di questo “magari”.

“Quasi quasi quest’estate compro una nuova macchina”. (This summer I may even buy a new car / You new what? I may buy a new car this summer).

È come una tentazione, no? Potremmo chiamarla così, una tentazione che ho. “Quasi quasi mi mangio un gelato”,”quasi quasi vado in Brasile”.

E: Cioè, se mi viene voglia (if I feel like doing it) la faccio.

D: Esatto. E “magari” è simile, forse un po’ più ampio come uso. “Quasi quasi” è proprio quasi una tentazione che abbiamo. “Magari” ha un uso più a un uso più ampio, quindi “magari quest’estate compro una nuova macchina” che è diverso da “forse quest’estate compro una nuova macchina”.

E: Sì, in questo caso a “forse quest’estate compra una nuova macchina” non posso sostituire “quasi quasi quest’estate contro una nuova macchina”, perché appunto è un significato diverso.

D: “Forse” quindi.. dipende da tanti fattori.

E: Esatto. Magari l’ho già vista però non so se avrò i soldi, non so se sarà in vendita il modello che mi piace, quindi una serie di elementi che non dipendono soltanto da me.

– È divertente come utilizziamo”magari” per spiegare l’uso di forse, un “meta-uso” (meta-usage) strano. Comunque, ultimo esempio:

“Magari imparo a suonare il piano quest’estate”

Quindi è un’idea, quasi quasi lo faccio, potrei anche dire (che) non so se lo farò o no, però dipende sostanzialmente da me e dalla mia voglia di farlo o di non farlo.

E. Sì, se invece dico “sai che forse quest’estate imparo a suonare il piano?”, vuol dire per esempio che ho trovato un insegnante o che qualcuno mi ha proposto di imparare o comunque che è già successo qualcosa per cui si è aperta questa possibilità, però non dipende del tutto da me.

D. Esatto, magari c’è una possibilità (di nuovo “magari”!)… “magari” si usa anche in questo modo, per fare supposizioni (guesses). Si è aperta una possibilità, si è mostrata a noi questa opportunità di fare qualcosa. Un ultimo esempio:

“Magari oggi pomeriggio incontro il mio professore per la tesi.”

Tesi di laurea, (graduate thesis) devo scriverla e devo parlare con il professore. Magari lo faccio oggi. Dipende da me, se decido di andare oppure no. Quindi magari dipende dalla nostra voglia, dal nostro desiderio.

E: Esatto. Se invece dico:

“forse oggi pomeriggio incontro il mio professore per parlare della tesi”,

In questo caso l’idea è non tanto che dipende da me ma che magari dipende… che magari dipende da lui, quindi che per esempio gli ho scritto per chiedergli se possiamo vederci e sto aspettando la sua risposta, per esempio.

Magari come speranza ottimistica

E infine “magari” come speranza ottimistica (optimistic hope), augurio o desiderio.

“Provo a telefonare al ristorante, magari c’è posto(there’ room, meaning “they have free tables).

Quindi: non so se c’è posto, spero ci sia, è ciò che mi auguro. Se invece dico:

“provo a telefonare, forse c’è posto”, che cosa vuol dire?

E: Vuol dire che ho degli elementi che mi fanno pensare che esiste la probabilità che ci sia posto, per esempio so che il martedì sera non c’è mai tanta gente, sono passato davanti al locale e ho visto che c’erano dei tavoli vuoti…

D: Esatto. “Forse c’è posto sai? Forse il martedì c’è posto, oggi è martedì, forse oggi c’è posto.” Mentre se dico “magari c’è posto”..

E: Vuol dire: “Spero ci sia posto”. Guardate questa faccia: “Magari c’è posto”. Non so, non ho elementi per dirlo. Lo spero. Magari sì, magari no. “Forse” invece ha qualche elemento [meglio: se diciamo “forse” abbiamo qualche elemento”]. Viene utilizzato perché abbiamo qualche elemento che ci fa dire questa cosa. Un altro esempio:

“Magari piaci a Giulio dopotutto, sai?”
– “Eh, magari!”

D: Esatto, questi due usi sono collegati. Non so se piaci a Giulio però non si sa mai, magari gli piaci, mi auguro per te che sia così. Sarebbe bello se fosse così. Ricolleghiamoci all’etimologia di “magari”, no? Qualcosa di.. non so di felice, di positivo, che ci piacerebbe fosse realtà. Se invece dico:

“Mah, forse piaci a Giulio dopotutto”…

E: Mi fai nascere un sacco di speranze (=mi fai sperare), perché penso che tu abbia degli elementi per dirlo. Per esempio, l’hai sentito parlare di me, gli hai sentito dire qualcosa che ti fa pensare questo L’hai visto fare qualcosa (I saw him do something) che ti fa pensare questo. Mentre prima, quando dicevi “magari” era una tua idea, però senza un fondamento. Mentre “forse” significa guarda che c’è questa probabilità.

D: Spero che queste spiegazioni siano chiare, ci rendiamo conto che (we realize) è difficile, quindi come sempre… non saprete usarli perfettamente fin da subito, però magari (e questa è una speranza ottimistica), magari quando sentirete  – e non forse [in questo caso] – quando sentirete in futuro “magari” oppure “forse” direte: “Ah! Sì, forse rientra in questo caso di cui avevano parlato. Potete sempre tornare a vedere il video o rileggere la trascrizione per confermare i vostri sospetti Detto questo Erika, è arrivato il momento del maxi-dialogo!


Maxi-dialogo

Mi sono stufata di (I’m tired of) stare a casa con questo bel tempo, magari domenica vado al mare!

– Ah sì? Dove?

– Non lo so ancora, vorrei andare in un posto vicino, magari raggiungibile (reachable) in treno.

– Magari vai alle cinque terre.

– Sì, magari! Buona idea.

– Forse però domenica non ci sono i treni, ho sentito che c’è sciopero (there’s a strike) domenica. Fa attenzione.

– Ah già è vero. Però magari qualche treno c’è comunque.

– Magari prova a controllare sul sito, che poi magari vai alla stazione non c’è nessun treno. E cosa fai?

– Sì, sì, allora poi magari dopo do un’occhiata (I will check out) al sito. Ma perché non vieni anche tu?

– Eh, magari! Domenica devo andare da mia suocera (mother-in-law).

– Ah, vabè, allora magari poi ci vediamo per una birra.


 

Inoltre Erika, volevamo parlare dell’intonazione di “magari” nella frase “Sì, magari!”

E: Sì. vedi che tutti e due questi “magari” sono seguiti dal punto esclamativo (!). Anche qua potresti dire: “Sì, magari!” [con un’intonazione diversa]. È molto importante l’intonazione.

D: Esatto abbiamo.. ho già parlato in “usi colloquiali” di “seee, magari!”. Quindi l’intonazione è sempre importante. Se dico “sì, magari” è una possibilità, magari lo farò. Se dico: “see, magari!” intendiamo che non lo farò. Mi piacerebbe molto. “Magari potessi farlo!” ma non posso.

Direi che questo è tutto. Speriamo vi sia servito questo video.Vogliamo ricordarvi di seguirci sui social, su Facebook, su Instagram. Erika sempre bravissima, sempre attivissima!

E: Attiva!

D: Attivissima, fa un sacco di post bellissimi, mai visti prima su nessun altro canale.

E: Guarda, mi ha contattato anche la concorrenza (our competitors) per chiedere se gestivo la loro pagina Instagram, stupiti dal mio lavoro. Te lo dico, fai attenzione. E [siamo] anche su VK. Se siete russi o parlate la lingua russa e usate VK seguite su VK “Podcast Italiano – учи итальянский с итальянцем“. E questi sono tutti i nostri social. Grazie per l’attenzione e ci vediamo in un prossimo video. Ciao ciao!

13+ usi colloquiali! – Episodio Riassuntivo – Usi colloquiali #12 – VIDEO

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D. Ciao a tutti! Bentornati su podcast italiano. Io sono Davide.
E. Io sono Erika.
D. E oggi volevamo fare un video bellissimo fuori, tra le piante, tra gli alberi però purtroppo ogni tanto succede che..- in questo luogo dove non succede mai niente oggi ci sono dei lavori.

<Instragram story> Volevamo fare un video qua fuori però hanno deciso che.. non li vedete però la da qualche parte stanno facendo qualche lavoro. Niente video fuori </Instragram story>

Quindi per fare un video con te tutto il tempo di sottofondo (background, inteso come “suono”) abbiamo deciso di tornare dentro. Comunque siete abituati a questo sfondo (background, inteso come “immagine), quindi magari siete anche contenti di rivederlo. Oggi abbiamo per voi un episodio di usi colloquiali però un po’ speciale.. perché Erika, perché è speciale?

E. Perché è un maxi dialogo riassuntivo di tutti gli usi colloquiali di cui abbiamo parlato fino ad ora.

D. Per chi non conosce podcast italiano, è un podcast, anche un canale YouTube, quindi ci sono sia video che episodi solamente in formato audio che potete ascoltare su iTunes e potete leggere leggerne la trascrizione anche sul sito. Inoltre c’è anche una nuova sezione – relativamente nuova – chiamata  “riflessioni senza trascrizioni“. È appena uscito tra l’altro un episodio con Erika in cui ci parla di Instagram, sentiamone un’anteprima (preview). Dunque se vi interessa potete anche utilizzare quello come esercizio solamente di ascolto, poi ogni tanto spieghiamo le parole più difficili.
Oggi invece vogliamo fare un episodio riassuntivo (che riassume = sums up) di tutte queste cose che abbiamo detto. Su questo canale troverete alcuni episodi di usi colloquiali, altri li troverete sul sito o su iTunes. Finora abbiamo parlato di:

Probabilmente non vi ricorderete tutto, dunque vi consiglio di rinfrescarvi la memoria (refresh your memory) riascoltando gli episodi o semplicemente rileggendone la trascrizione. Ora faremo un maxi-dialogo in cui utilizzeremo tutti questi usi. Siete pronti?


E.  Ciao Davide! Come va?

D. Ciao Erika! Tutto bene. Scusa se sabato non sono venuto alla tua festa (party), ero al mare. Mi è dispiaciuto non venire.

E. No, figurati, non ti preoccupare. Hai presente Jean? Il mio amico francese. Mi ha scritto per farmi gli auguri (di compleanno – “wished me a happy birthday).

D Sì, certo! Certo che me lo ricordo. Figurati se non me lo ricordo (How can I not remember him?!), siamo anche andati in vacanza insieme la scorsa estate.

E Ah già, scusa, non mi ricordavo. Vabbè, comunque viene a studiare in Erasmus in Italia il prossimo anno!

D No, vabbè! Che figo! Ma come va lui con l’italiano? Perché mi sembrava che non lo sapesse molto bene un anno fa.

E Mah, insomma..  parlarlo lo parlava già abbastanza bene secondo me, però aveva un accento fortissimo. Aveva fatto un corso di due settimane a Firenze.

D Capirai, due settimane sono pochissime.

E Comunque in realtà ora è migliorato un sacco. Mi fa che ha trovato un podcast stra-utile per imparare l’italiano.

D Ah sì? Ma mi sa che lo conosco, sai? Ti ricordi mica come si chiama?

E Mi sembra sia Podcastitaliano.it. No scusa, .com.

D Ah sì, allora ho presente.  Me ne hanno parlato i miei (genitori).

E. I tuoi?

D. Sì, sai che i miei insegnano l’italiano agli stranieri, no?

E. Ah già, è vero. Comunque Jean era tutto esaltato (he was so excited) quando mi ha scritto di questo Podcast. Però tanto secondo me smetterà di usarlo subito. Lo conosco, non è una persona costante (consistent).

D Vabbè ma ci sta, ha un sacco di impegni. L’università, il volontariato, lo sport..

E  Sì, infatti, infatti. Poi si è appena trovato la ragazza, ti pare che sta a pensare all’italiano? (do you really think he’s going to think about Italian)

D Vabbè dai, avrà tempo di impararlo qua in Italia. Tanto sapendo il francese non dovrebbe essere difficile.

E Ma infatti lo imparerà velocemente. Vabbè che l’italiano ha qualche difficoltà (I mean, it’s true that Italian has certain difficulties..) che il francese non ha, però lui è bravo con le lingue.

D. Vabbè, comunque quanto tempo sta?

E. Ma tipo 6 mesi, mi pare.

D. Ah, mica male. Bello, bello. Ma viene a Torino a studiare?

E Eh, magari! Sarebbe stato bello..

D Ma non avrai mica una cotta per lui (crush on him)?

E Ma figurati! Poi ti ho appena detto che si è trovato la ragazza.

D E vabbè dai, magari si lasciano (they break up) prima del prossimo anno. Poi secondo me anche tu gli piaci.

E Ma va, ma ti pare?

D Secondo me è abbastanza chiaro che gli piaci.

E. Vabbè, comunque ora ha la ragazza, quindi anche se fosse..

D. Fidati che gli piaci. Mi ricordo che quando era qua in Italia parlava sempre con te.

E. Vabbè, se lo dici tu.. a me non sembrava. Comunque a me lui non piace.

D. Secondo me sì invece.

E. Ma scusa, saprò se mi piace o no? Non insistere.

D. Scusa, stavo scherzando. Non ti arrabbiare. Vabbè, comunque che fai nel weekend?

E. Mah, niente di speciale. Sabato mi lancio col paracadute (I’ll go skydiving).

D. Seee, vabbè! Poi?

E. Ti giuro! Mi lancio col paracadute!

D. Ma stai scherzando?

E. No no, vado davvero. Vengono anche Elena e Giovanni. Se vuoi sei ancora in tempo per unirti.

D. Ma ti pare? Sai che soffro di vertigini (I’m afraid of heights), no?

E. Vabbè dai, un saltino..

D. Ma sei pazza? ho paura a guardare dalla finestra del primo piano di casa mia, figurati buttarmi da 10.000 metri.

E. Ma figurati, ma che 10.000 metri. Saranno 4.000 o qualcosa del genere.

D. Ah, allora vengo. Se sono solo 4.000 metri vengo.

E. Dai ma vieni! Magari una volta che hai saltato ti passano le vertigini (your fear of heights will go away).

D. Tanto non mi convinci, lascia stare. Non accetterò mai di saltare di aereo.

E. Vabbè, comunque io sono stra-contenta (super-happy) di andare.

D. Ma non hai paura?

E. Ma, insomma.. un pochino. Comunque la mia amica ci è andata tempo fa e le è piaciuto un casino.

D. Scommetto che è Alessandra.

E. Proprio lei.

D. Figurati.. Alessandra fa di tutto, bungee-jumping, surf, arrampicata, parapendio.. figurati se non aveva già fatto anche paracadutismo.

E. Sì vabbè, non esagerare. Mica ha fatto parapendio.. forse voleva, ma non l’ha ancora fatto.

D. No? Scusa, ma.. non era andata? Mi sembrava di aver visto delle foto su Facebook.

E. Boh, non mi sembra. Vabè, comunque ne ha già provati un po’ di sport estremi effettivamente. Allora tu non vuoi proprio venire?

D. No, direi che questa volta passo. Comunque grazie lo stesso per l’invito.

E. Figurati. Vabbè ora dovrei andare. Ti serve un passaggio? (do you need a ride)

D. No, figurati, vado a piedi. Mi faccio una passeggiata. Tanto abito a 10 minuti da qua. Vai tranquilla.

E. Va bene. Ah, scusa, ancora una cosa, sai mica se c’è un benzinaio (gas station) qua vicino?

D. Sì, ce n’è uno in Corso Torino. Saranno 5 minuti in macchina da qua.

E. Ah, perfetto! Grazie mille. Allora ci vediamo, ciao!

D. Ci vediamo, ciao!


D.  Come sempre le nostra scuse per le nostre doti attoriali (acting skills), però l’importante è che vi sia servito e che abbiate potuto sentire in azione, in contesto tutti questi usi. Ci sono degli usi in realtà di cui non abbiamo parlato, dei colloquialismi – qua abbiamo tutte queste carte, questa burocrazia tipica italiana – per esempio abbiamo detto “tutto esaltato”. Allora “esaltato” vuol dire – un po’ come “excited” in inglese, almeno nel linguaggio colloquiale, colloquiale anche slang, direi, perché “esaltato” ha il significato letterale di “fanatico” – non per forza ma può essere per esempio un esaltato – tipo parlare per esempio di religiosi esaltati (religious fanatics – fanatici religiosi), oppure non so un esaltato, come un pazzo, una persona troppo infervorata (zealous, carried away), si può anche dire.  Invece “tutto”, cosa vuol dire questo “tutto esaltato”?

E. Io direi semplicemente “molto”, “molto esaltato”, “esaltatissimo”, ecco.. Però usare questo “tutto” è più colloquiale, secondo me.

D. Sì. Poi abbiamo “tipo”, “tipo” meriterebbe un episodio; in questo caso “tipo 6 mesi” significa “circa 6 mesi”. Abbiamo detto poi anche “un casino”, “le è piaciuto un casino”

E. Anche in questo caso, “un casino” come anche “un sacco”, che abbiamo detto anche nel dialogo, significa semplicemente “moltissimo”. Un casino è molto colloquiale, nel senso che tende verso il volgare, perché..

D. Leggermente.

E. Sì, perché “casino” letteralmente significa “bordello”, “casa di appuntamenti”, “casa chiusa”, quindi..

D. Per intenderci, dove le prostitute, quando erano legali – ora non lo sono – offrivano i loro servizi.

E. Quindi sì per questo motivo diciamo che non è volgare, però non lo userei in un contesto formale o semi-formale.

D. Hmm Hmm. Si può anche dire “un botto”; questo non lo abbiamo messo nel dialogo perché non siamo sicuri se sia più della nostra regione di Torino, o sia un uso italiano, “un botto”.  Per esempio a Roma si dice “una cifra”, qua invece non molto. Potete anche dire “un botto” se volete, però forse sembrate torinesi.

D. E poi abbiamo usato anche due volte il… il, la parola “stra”, come “strautile”, “ho trovato un podcast, ha trovato un podcast strautile” e poi da qualche altra parte abbiamo usato “stra…”

E. “stracontenta”

D. “stracontenta”. “Stra” vuol dire “super”, tipo “super”, tipo “super”..

E. Sì è un prefisso, diciamo, che si mette prima dell’aggettivo.

D. Sì, normalmente si direbbe “molto”, se vogliamo essere più colloquiali diremmo “stra”: “strabello”, “stracontento”, “strafigo”, anche. “Figo” è un’altra parola un po’ come “casino”, un po’ leggermente volgare, però..

E. Usatissima, direi.

D. Sempre più usata, sempre più sdoganata (=accettata dalla società), cioè nel senso di, che è diventato normale usarla. Sta perdendo questa sua originaria aura di volgarità, per dire così.

E. C’era “figo” nel…

D. Sì, effettivamente abbiamo anche usato “figo”, quindi non mi ero accorto; abbiamo usato “No vabbè che figo!” Bene, sapete anche che cosa vuol dire “figo”

 

 

 

Credo sia tutto, abbiamo anche discusso di questi altri usi, magari anche di qualcuno di questi parleremo in futuri episodi. Penso che gli usi colloquiali non finiscano mai, siano un argomento molto ricco. Quindi se avete qualche dubbio, riascoltate o riguardate gli episodi in cui abbiamo parlato di questi usi e risentite anche questo, ovviamente.

Seguiteci su podcast_italiano dove mettiamo tantissime..

E. Tantissime…

D. Tantissime…

E. Tantissime…

D. Diciamo, ogni tanto mettiamo foto. E.. dove altro (NOTA BENE: dove altro non è italiano. Davide ascolta molto spesso l’inglese e spesso usa dei calchi dall’inglese quando parla italiano. Correttamente diremmo “in quali altri posti/luoghi//”) potete seguirci?

E. Su Facebook

D. Sì Facebook. Diciamo che non c’è molto, obiettivamente, poi non mi piace molto facebook. In ogni caso seguiteci anche su facebook se volete, podcast_italiano

E. Youtube.

D. Ovviamente anche qua, mettete tutti i “like” del mondo e tutte le iscrizioni e le campane del mondo. E.. basta. Questo è tutto per oggi. Io sono Davide.

E. Io sempre Erika

D. E ci vediamo nel prossimo video.

E. Ciao!

D. Ciao ciao!

 

Come usare ‘vabbè’ in italiano? Usi colloquiali #10 – VIDEO


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Ciao a tutti, bentornati su Podcast Italiano!

Oggi io ed Erika siamo di nuovo qui per un nuovo episodio di ‘usi colloquiali‘ e oggi parlemo di un uso colloquiale molto comune in italiano, forse il re degli usi colloquiali, che è la parola ‘vabbè’. Ci siamo resi conto che lo usiamo davvero tantissimo, dunque può essere utile darvi un’idea di come si usa.

Penso che tutti sappiate che cosa vuol dire in italiano la parola  ‘va bene’. Avrete però forse sentito anche un’altra parola, cioè ‘vabbè’. ‘Vabbè’’ deriva dalla fusione di ‘va’ e ‘bene’. Togliamo ‘ne’ da ‘bene’ e raddoppiamo (we double) la b, come succede in tante altre parole italiane (pensate per esempio a ‘sebbene’, ‘se’ + ‘bene’, ‘nemmeno’, ‘ne’ + ‘meno’, ‘oppure’, ‘o’ + ‘pure’ e tantissime altre). Si può anche sentire ‘vabè’, con una sola b. In generale i raddoppiamenti delle consonanti sono più comuni al sud che al nord, ma in alcuni casi (come ‘vabbè’) sono diffusissimi anche al nord. A rigor di logica (logically speaking) si potrebbe dunque pensare che ‘vabbè’ sia un sinonimo di ‘va bene’. Come però spesso succede, le lingue cambiano in maniera imprevedibile (unpredictable). ‘Vabbè’, infatti, quasi sempre non vuol dire ‘va bene’. Sì, infatti alcuni stranieri lo usano in questo modo:

– Andiamo al ristorante cinese stasera?
– Vabbè.

Però c’è qualcosa di strano. Infatti ‘vabbè’ da solo non equivale a ‘va bene’. Come regola fondamentale, la regola aurea diciamo, ricordatevi che non potete usare ‘vabbè’ da solo con il significato di ‘sì’, ‘ok’, ‘d’accordo’,  ‘va bene’. Non potete usarlo da solo. In alcuni casi può avere questo significato ma c’è sempre qualcos’altro.

Infatti, nella frase appena vista ‘vabbè’ esprime un senso di

1. disappunto o non totale convinzione.

Vediamo altri esempi in cui ‘vabbè’ esprime questo senso di non totale convinzione.

– Scusa, stasera non penso di esserci alla tua festa.
– Vabbè… ci vediamo domani all’università allora.

Ti va (do you want to / feel like) di vedere ‘La Corazzata Potiomkin’ stasera?
– Vabbè, se non c’è niente di meglio da fare…

– Fidati che oggi pomeriggio non piove, con questo sole!
– Io ho visto il meteo e dice che piove, però vabè, se lo dici tu…

Questo era il primo, ma ci sono molti altri modi in cui si può usare ‘vabbè’. Io ed Erika abbiamo provato a dividerli in macro-categorie, però molto spesso ci sono zone grigie e dunque un uso può essere sia di un tipo che di un altro. Fate attenzione all’intonazione: gli usi colloquiali in generale cambiano di significato (they change in meaning) in base all’intonazione che date e ‘vabbè’ è un esempio perfetto di questo. Anche i gesti possono accompagnare questa intonazione e questi usi colloquiali e noi italiani siamo famosi per questo in tutto il mondo.

Ma vediamo altri usi di ‘vabbè’:


2. Sì, vabbe! – ‘addirittura’, ‘ma che dici’, ‘non esagerare’.

In questo secondo caso (2) ‘vabbè’ equivale a dire ‘addirittura’, ‘ma che dici’, ‘non esagerare’. E l’intonazione è ‘Sì, vabbè!’, questa intonazione molto particolare.

Per esempio:

– Da piccola sono caduta dal decimo piano di un palazzo e non mi sono fatta niente.
– Sì, vabbè (addirittura)! Ma che stai dicendo?!
– Davvero!

– Simona mi ha chiesto il numero ieri!
– Sì, vabbè, ma chi ti crede! (=come on / shut up!)
– Ti giuro!

È tutta colpa mia (this is all my fault), sapevo che sarebbe finita così.
– Vabè adesso non esagerare! (take it easy) Non è successo niente di grave.


3. Non importa

Vabbè può anche significare qualcosa come ‘non importa’.

Facciamo alcuni esempi.

– Ti va di vedere 50 sfumature di grigio stasera?
– Non so..
– Vabbè, non importa, se non ti va possiamo anche guardare qualcos’altro.
– No, vabbè, se ci tieni (you really want to do it / if it means a lot to you) possiamo guardarlo.

– Ti va di venire domani a fare shopping con me?
– Scusa, ma non mi va (vedi sopra “ti va”) molto, poi ho un sacco di cose da fare domani..
– Vabè, non importa, non ti preoccupare.

– Ti piace questo ristorante? Entriamo?
– Sembra bello, però guarda che prezzi! (look at the prices!)
– E vabbè dai, per una volta possiamo anche spendere un po’ di più e non mangiare sempre kebab all’angolo.


4. Vabbè che ‘minimizza’ – (‘in realtà’, ‘comunque’, ‘tutto sommato’)

Questo forse è un po’ difficile. ‘Vabbè’ che può anche essere ‘vabbè, dai’ oppure ‘vabbè, adesso…’ e qualcos’altro. Noi l’abbiamo definito in questo modo, innanzitutto abbiamo trovato che è simile a ‘in realtà’ o ‘comunque’, o ‘tutto sommato’, ma è difficile trovare una sola traduzione. In generale lo usiamo per minimizzare qualcosa detto in precedenza.

– Ieri sono andato al concerto dei Depeche Mode, è stato stra-bello.
– Ma non sapevo fossi un loro fan!
– Vabbè adesso non è che sono un fan, però conoscevo alcune canzoni.

– Ehm… ho fatto un piccolo incidente (minor accident) con la tua macchina…
– Ecco, sapevo che non dovevo prestartela! (I knew I shouldn’t give it / lend it to you)
– Vabbè dai, mica te l’ho distrutta… ho fatto solo un graffietto! (little scratch)

– Ti è piaciuto il film?
– Mah, non molto.
– A me proprio per niente.
– No vabbè dai, a me non è piaciuto ma non l’ho trovato pessimo.

– Credo di aver bruciato la torta, forse non sarà molto buona…
– Vabbè dai non è così male!

– La mia ragazza è insopportabile (unbearable), la odio!
– Ma come, state insieme (you’ve been together) da due mesi!
– No vabbè, non è che la odio, però a volte mi fa davvero arrabbiare

– Mi ha un po’ offeso quella battuta che hai fatto ieri sera…
– Vabbè, ma scherzavo! Non te la prendere…

È importante anche la pacca (pat), è molto italiana. Odiosa (annoying). Non fatela, scherzavo, è davvero fastidiosa.


5 – ‘No, vabbè!’ – euforia

Vediamo ora il quinto caso in cui ‘vabbè!’ viene usato in particolare dai giovani per esprimere un particolare stato di euforia.

– No, vabbè non puoi capire cosa mi è successo ieri.
– Cosa è successo?
– Ho preso 30 e lode all’esame!

– No, vabbè, questo film che ho visto è bellissimo!

– No, vabbè, questo tiramisù è la fine del mondo, vuoi provarlo?


Casi in cui ‘vabbè’ equivale a ‘va bene’ –

Ci sono dei casi in cui ‘vabbè’ effettivamente potrebbe essere sostituito da ‘va bene’. Però ricordatevi, come abbiamo detto all’inizio, la regola fondamentale, ovvero che non può essere da solo. Non può essere una risposta da sola ‘vabbè’. Deve sempre esserci qualcos’altro.

6. Vabè = va bene – conclude il discorso

Per esempio quando usiamo ‘vabbè’ tipo ‘va bene’ con questo senso di chiusura (ending) del discorso. Vogliamo un po’ concludere il discorso, magari abbiamo fretta o abbiamo altre cose da fare.

Davide, giovedì sera andiamo allo stadio?

– Non so, forse ho un impegno (appointment or something to do). Però se posso vengo, sì
– Vabbè ok, fammi sapere.
– Però posso dirtelo al più presto mercoledì.
– Vabbè dai, ci sentiamo mercoledì.

– Vabbè dai, basta guardare Podcast Italiano. È ora di studiare.

-Vabbè dai, basta parlare di me. Tu come stai?


7. Sì, vabbè, però/ma. = sì, va bene, però/ma

ridirige il discorso (redirects the conversation) su un elemento che ci sembra più importante, che ci interessa di più

Ha girato come un pazzo (He went around like a crazy man) consegnando curriculum per mesi, ha fatto colloqui (job interviews) via Skype, ha chiesto a tutti quelli che conosce, insomma si è fatto in quattro (idiomatico – ha lavorato duramente) per trovare questo lavoro.
– Sì, vabbè, però poi l’hanno assunto (hire) da qualche parte?

– Ho comprato al supermercato una set Lego della Morte Nera da 4.000 pezzi e poi ho trovato anche una pistola ad acqua, sai, quelle che si usavano una volta, bellissima!
– Sì vabbè, ma il pane l’hai comprato come ti avevo chiesto?

8. Vabbè (che) = va bene che –  è anche vero che, capisco che..

E l’ultimo che abbiamo individuato è ‘vabbè che’ (anche questo quindi ‘va bene che’) con il significato di ‘è anche vero che’, ‘capisco che’. Adesso capirete di cosa stiamo parlando.

– Luca ed Elena si sono lasciati, hai sentito?
– Sì, ho visto! Che roba, (=che sorpesa!) stavano insieme da 10 anni!
– Eh sì. Vabbè che si vedeva che negli ultimi tempi non andavano molto d’accordo..

– Vabbè che piove, però potresti anche non stare a letto fino a mezzogiorno, dai.

E ora è arrivato il momento del maxi-dialogo conclusivo. Questo volta sarà davvero difficile, perché ci sono 8 casi. Però non importa, siamo qui per fare il lavoro sporco.

E: Davide, oggi pomeriggio andiamo al mare?
D: Non so, il meteo dice che piove..
E: Sì, vabbè! (2 – ‘ma che dici’) Ma non c’è una nuvola! Sicuramente ci sarà il sole.
D: Vabè, se lo dici tu.. (1 – non convinzione)
E: Vabè (3 – non importa), se non ti va non dobbiamo andarci per forza. (necessarily)
D: No vabè (4 – ‘minimizza’ la frase precedente), non è che non mi va, solo non voglio prendermi la pioggia.
E: No vabbè! (5 – ‘euforia’) Mi ha scritto Luigi che viene anche lui in spiaggia! Non possiamo non andare!
D: Sì, vabbè, (7 – ridirige il discorso) ma come andiamo però in spiaggia senza la macchina? È lontana..
E: Vabbè (4 – ‘minimizza’ la frase precedente), dai, 20 minuti a piedi. Vabbè che sei pigro, (lazy) ma puoi farlo sto sforzo! (you can at least make this effort) (8 – ‘capisco che’)
D: Vabbè.. (1 – non convinzione)
E: Vabè, allora tra mezzoretta usciamo? (6 – conclude il discorso)
D: Sì, dai, va bene. (il vero ‘va bene’)

Questo era tutto, come abbiamo già detto non preoccupatevi, non è importa memorizzare tutti questi tipi. È solo un modo che abbiamo trovato per categorizzarli, perché abbiamo iniziato a pensare.. “ah ma c’è anche questo uso, c’è quest’altro uso..”. Abbiamo scoperto che ‘vabbè’ è una parola molto produttiva in italiano. Però l’importante è che voi vi abituiate, quando scrivete con qualche italiano vi accorgiate di tutti questi modi o di alcuni di questi modi.
Detto questo vi ricordo che sul sito podcastitaliano.com c’è l’intera trascrizione di tutto quello che abbiamo detto, vi ricordo che abbiamo una pagina Instagram (podcast_italiano) e vi chiederei gentilmente, come sempre, se potete lasciare recensioni di questo podcast su iTunes, perché questo aiuta le altre persone a trovarci. Non abbiamo altro da darvi, dunque da Davide ed Erika questo è tutto.
Ciao, alla prossima!

 

 

 

 

Il tempo presente usato al posto del futuro – Usi colloquiali #9 – VIDEO


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Ciao a tutti, benvenuti su Podcast Italiano, anche oggi sono in compagnia di (joined by) Erika. Oggi parleremo del presente utilizzato al posto del futuro, un fenomeno che succede molto spesso nella lingua colloquiale. Ma partiamo innanzitutto definendo questi due tempi verbali (verb tenses). Che cos’è il presente? Il presente è un tempo che si utilizza per descrivere un’azione che avviene (happens) nel momento in cui si parla.

Il futuro invece si utilizza per esprimere un’azione che avverrà in un momento successivo a quello in cui si parla.

Queste cose penso che tutti le sappiate, se state capendo quello che diciamo, perché sono cose molto di base (basic). Forse sapete (però forse no) che il presente viene utilizzato molto spesso al posto del futuro. Quindi il tempo presente viene utilizzato per indicare azioni che avverranno nel futuro. Queste avviene, come abbiamo detto, soprattutto nella lingua parlata. E avviene davvero spesso, così spesso che non si può considerare nemmeno un errore. Questo utilizzo viene chiamato “presente pro futuro”. Quando si utilizza il presente in questo modo di solito si accompagna a (is accompanied by) espressioni o avverbi di tempo che diano il senso (convey the meaning of) di azione futura.

Facciamo alcuni esempi molto comuni, molto semplici:

Domani vado al mare
Giovedì ho il dentista (=ho un appuntamento con il dentista)
Ad agosto cambio casa
Quest’estate mi sposo
Tra tre mesi mi laureo (I’m graduating)

In tutti questi esempi possiamo sicuramente usare il futuro.
Domani andrò al mare
Giovedì chiamerò il dentista, ecc.

Se conoscete l’inglese (immagino che molti di voi, o quasi tutti, l’abbiano studiato), questo uso è molto simile al present continuous inglese quando viene utilizzato per azioni future, pianificate (planned) Quindi, per esempio, “This summer I’m getting married” (“mi sposo quest’estate”), “I’m moving next august” (“il prossimo agosto mi trasferisco”). Si usa il presente ma si intende un’azione futura.

Il presente pro futuro viene utilizzato quando si parla di azioni pianificate o che comunque si è certi che avverranno nel futuro.

Quindi NON possiamo dire per esempio:

“nel 2030 usiamo solo auto elettriche” – questa è un’ipotesi, non è una certezza né tantomeno (neither is it) un’azione pianificata. Dunque possiamo solo dire:
“nel 2030 useremo solo auto elettriche”

In alcuni casi si deve usare solo il futuro

Ci sono dei casi specifici però in cui il futuro non può essere sostituito (replaced by) dal presente:

1. Per azioni che nel futuro avranno una durata o una ripetizione, spesso per fare promesse e con gli avverbi sempre e mai:

– ti amerò per sempre
– ci sarà sempre posto per te
– non cambierà mai
– continueremo a vederci
– farà qualsiasi cosa per aiutarti

Il presente può naturalmente essere usato con gli avverbi “sempre” e “mai”, però ha un significato diverso. Quindi ad esempio:
“Non mi ascolta mai” che vuol dire: “tutte le volte che gli ho parlato non mi ha mai ascoltato, nel passato, e probabilmente continuerà a (non) farlo

Se invece dico:
“Non mi ascolterà mai” = suppongo che non vorrà mai ascoltarmi

2. Penso/non penso:

Un altro caso in cui bisogna necessariamente utilizzare il presente è quando utilizziamo il verbo “penso”, “non penso” oppure “penso che non”.
– penso usciremo verso le 5

– penso che non verrà alla festa

– penso arriveremo in ritardo

– non penso avremo tempo di fermarci (drop by) da Luca

3. Supposizioni

E infine quando il futuro ha funzione di fare delle supposizioni:

– Avrà 90 anni contati male (roughly – lit. “badly counted) – vuol dire penso che abbia, immagino che abbia 90 anni. Una supposizione.
– non sarà neanche italiano
– avremo sì e no (also roughly or barely) 50 euro in totale

Questo è un uso molto molto comune, che tra l’altro esiste anche in altre lingue come lo spagnolo. Ditemi anche se nella vostra lingua esiste questo uso. Molti (stranieri) non lo conoscono, ma è molto molto utilizzato nella lingua colloquiale.

Erika – Quindi quale tempo è meglio usare?
Davide – Ottima domanda, grazie per avermela posta! (Thanks for asking) Diciamo che il futuro è il registro standard e va sempre bene. Ma se volete “suonare più colloquiali” nel modo in cui parlate è assolutamente accettabile, anzi posso consigliarvi di usare il presente, perché noi italiani facciamo così.  Questo non vuol dire sembrare un po’ “da strada” (slangy) è assolutamente normale. Inoltre tenete conto (consider that) che questo uso è sempre più comune nella lingua, quindi vale la pena (it’s worth) utilizzarlo. Perché non utilizzarlo? Se usate il futuro quindi sicuramente non sbagliate ma se usate il presente riuscirete ad ottenere un registro più colloquiale, ma ricordatevi di usarlo per azioni pianificate o comunque che siete certi avverranno.

E ora come ormai da tradizione passiamo al nostro dialogo finale in cui utilizzeremo vari tipi di futuro e presente con funzione di futuro.

E. Ciao Davide, hai saputo la novità? A giugno Luigi e Rebecca si sposano
D. Sì, ho sentito. Beh, era ora. Staranno insieme da quindici anni.
E. Io comunque non penso andrò al matrimonio. D’estate non sono mai in Italia.
D. Ah, no? Rebecca sarà molto triste, immagino. Ma dove vai?
E. Vado in Finlandia. Starò lì due mesi a casa del mio ragazzo. Tu andrai al matrimonio, invece?
D. Farò di tutto per andarci (I’ll try my best to be there), anche se quella domenica in teoria lavoro.
E. Beh, allora se vai poi mi racconterai tutto!

Questo è tutto per oggi, vi ricordo di lasciare una recensione su iTunes, perché questo sarebbe molto importante per me. Iscrivetevi al canale di YouTube. Cercherò e cercheremo io ed Erika di fare più video, oltre ai podcast in formato audio. Non ho nient’altro da dirvi, grazie per l’ascolto e per la visione, ci rivedremo nel prossimo episodio.

Ciao!

 

 

 

Mi sa che, magari!, ci sta – Usi colloquiali #8

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Ciao a tutti, bentornati su Podcast Italiano. In questo episodio di “usi colloquiali” parleremo di alcune espressioni colloquiali che sono “mi sa che”, “magari!” e “ci sta”.

Mi sa che..

Iniziamo da “mi sa che”, che come tutte le espressioni che vi propongo è molto usata nel linguaggio colloquiale e in questo caso è molto semplice. “Mi sa che” significa “credo che”. Facciamo subito alcuni esempi:

“Mi sa che Marco è andato a correre perché non è a casa”.
“Mi sa che non verrò stasera al cinema, ho troppe cose da fare”
“Mi sa che dovremo rinunciare alla nostra gita (give up on our trip, excursion), domani pioverà tutto il giorno”

“Mi sa che” quindi significa “credo che”, “penso che”, “probabilmente..”, ecc. Si usa davvero moltissimo ma per qualche motivo è una di quelle espressioni che gli stranieri non usano. Dato che è un’espressione molto comune potete usarla per sembrare più ‘italiani’ nel vostro modo di parlare.
“Mi sa che” si usa sempre alla prima persona e sempre al grado affermativo. Dunque NON possiamo dire “NON mi sa che”. Diciamo infatti “mi sa che” e dopo “non”, come nel secondo esempio che ho fatto: “Mi sa che non verrò al cinema”. Inoltre, il verbo che segue è all’indicativo. Può sembrare strano perché “mi sa che” esprime indeterminatezza (conveys uncertainty) e potremmo aspettarci al congiuntivo, però non è così.
Possiamo anche dire “Mi sa di sì“, che è come “credo/penso di sì” oppure “Mi sa di no”.
Inoltre, “Mi sa che” si usa solo alla prima persona. Non possiamo dire “Ti sa che”, “Ci sa che”, ecc. Solo “mi sa che”.

Magari!

Un’altra parola colloquiale molto comune – e fate attenzione all’intonazione – è “magari!”. L’intonazione è molto importante. Penso conosciate il significato principale di “magari”, che è simile a “forse”, “è probabile che”, “è possibile che”. “Magari domani andrò al cinema”, questo tipo di magari. Però oggi vi voglio parlare però di un uso molto particolare di “magari”, un uso sarcastico, per così dire. Come sempre preferisco partire da un esempio prima di spiegarvelo.

“Davide, me lo sento (I have a feeling), questa volta vincerai la lotteria e guadagnerai un sacco di soldi”
“Ma magari! Gioco sempre e non vinco mai..”

“Dicono che il concerto non si farà (won’t take place) se non smette di piovere entro mezz’ora. Speriamo che smetta”
“Se, magari! Il cielo è tutto grigio! Pioverà tutto il giorno!”

“Ti ho sentito cantare e sei davvero bravissimo. Dovresti andare a un talent (show), diventeresti famosissimo!”
“Magari!”

A proposito, talent è la versione accorciata di “talent show”. È un fenomeno comune in italiano, questo “accorciamento(shortening), e se volete scoprire come mai succede ascoltate l’episodio sugli anglicismi. 

Dunque, a parte questa “self-promotion”, torniamo a ‘magari’. Che cosa vorrà mai dire ‘magari’? ‘Magari’ è una contrazione di ‘magari fosse così’, ‘magari succedesse quello che dici tu’. In altre parole, speriamo che vada così, in una certa maniera, ma non nutriamo molte speranze (we don’t have high hopes). Non ci crediamo molto. Siamo un po’ pessimisti, magari. Oppure semplicemente non sappiamo. Ci sono diverse varianti: “Ma magari!”, “See, magari!”, “E magari!”. Ognuna ha una sfumatura (nuance) leggermente diversa. Vi consiglio di ascoltare come gli italiani usano queste espressioni per coglierle (catch/grasp/get them = capirle). Tra l’altro ripetendo la parola ‘magari’ così tante volte ha smesso di sembrarmi una parola reale (stopped sounding like a real word), succede anche a voi? ‘Magari’, sembra una parola finta, falsa.

Ci sta

Passiamo all’ultima espressione: “ci sta”. Questa è abbastanza colloquiale e probabilmente usata soprattutto dalle generazioni più giovani, ma è talmente comune che mi sembra giusto definirla un “uso colloquiale” e non etichettarla (label it) come “slang”. facciamo alcuni esempi:

“Potremmo mangiarci una pizza stasera, che ne dici? (what do you say?)
“Sì, ci sta!”

“Secondo voi ci sta fare un kg di pasta per 8 persone? O è troppo?”
“No no, ci sta un kg. Meglio troppa che troppo poca. “

“Io alla prima domanda dell’esame ho scritto tipo 10 righe. Secondo te basta?”
“Sì, io ne ho scritte un po’ di più ma direi che 10 ci stanno”.

Come avrete capito ‘ci sta’ significa ‘va bene’, ‘può andar bene’, ‘è sufficiente’, ‘basta. ‘Ci può stare’ è simile ma aggiunge un grado di maggiore incertezza. Attenzione, però, perché esiste un secondo significato di ‘starci’, ovvero ‘essere d’accordo a fare qualcosa’, ‘ci sto’.

“Ti va di venire in montagna con noi?”
“Sì, ci sto.”
Non è molto bello ma in linea puramente teorica (theoretically) potremmo dire “Sì, ci sta! Ci sto, domani vengo con voi”

Al contrario “Non ci sto” vuol dire “non sono d’accordo”, “non lo accetto”. È simile anche a “Non mi sta bene”, che vuol dire “Non mi va bene che le cose siano/stiano così”. A proposito di “non ci sto”, c’è un video famoso di un ex-presidente della repubblica

“A questo gioco al massacro io non ci sto. Io sento il dovere (I feel the need not) di non starci”

Che significa “Non accetto questo gioco al massacro”, che per aprire una brevissima parentesi storica, si riferisce alle accuse anche nei suoi confronti durante l’inchieste (investigation)mani pulite“, famosa inchiesta contro la corruzione in Italia all’inizio degli anni ’90. Lui non ci stava, non era d’accordo.

Concludiamo con il super-dialogo riassuntivo classico in cui uso tutte queste parole ed espressioni.

“Ciao Fabio, allora domani tu e Stefania andate in montagna?”
“No, mi sa di no. Mi sa che domani il tempo non sarà buono. Tu invece che fai?”
“Io credo andrò alla mostra d’arte (art exhibit) che hanno aperto da poco. Magari trovo un quadro fatto da te.. non dipingi (paint) quadri?”
“Eh, magari! No, non sono abbastanza famoso e bravo da dipingere quadri che finiscono in mostre d’arte. Comunque potremmo venire anche io e Stefania alla mostra se non andiamo in montagna e dopo potremmo unirci a voi (join you). E dopo potremmo andare a mangiarci una pizza”
“Certo, ci sta! Stavo anche pensando, la prossima settimana ti ricordi? Ti andrebbe di andare allo stadio?”
“Mmm, sì dai, perché no, ci sto. Ci può stare. Però mi sa che sarà una partita dura! Non so se vinceremo”
“Sì, sì, mi sa di sì. Sarà una partita dura, però ci sta andare alla stadio ogni tanto, io non vado molto spesso”
“Nemmeno io. Però vorrei andare alla finale di Champions League quest’anno. Verresti con me?”
See, magari! No, la finale di Champions League costa troppo. Poi bisogna prendere l’aereo e trovare un albergo.. no, mi sa che costerebbe un po’ troppo per me”
“Però almeno la prossima settimana vieni con me allo stadio! Ok?”
“Sì sì dai, la prossima settimana ci sta. Allora compriamo i biglietti.

Questo era tutto per oggi. Ho una piccola richiesta da farvi: se vi piacciono i miei podcast (che sono completamente gratuiti!) vi chiedo gentilmente di lasciare una recensione su iTunes. Questo aiuterebbe il podcast ad essere scoperto da altre persone. Dunque aiutate il caro vecchio Davide che fa questi podcast così belli (o almeno spero lo siano). Inoltre iscrivetevi sul canale YouTube. Grazie per l’ascolto e alla prossima!

Qual è la differenza tra “scusa” e “mi dispiace”? – Usi colloquiali #7


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Ciao a tutti, bentornati su Podcast Italiano. Anche oggi in compagnia di Erika. Siamo qui per parlarvi di due espressioni molto comuni nella lingua italiana, che sono ‘mi spiace’ e ‘scusa’, che possono causare alcuni problemi. Preparando questo episodio mi sono accorto che ci sono alcune sfumature che non sono così facili (da cogliere) probabilmente per uno straniero. Partiamo allora dalla differenza principale che esiste tra ‘mi dispiace’ o ‘mi spiace’ e ‘scusa’, che può essere anche ‘scusi’ (forma di rispetto) o ‘mi scusi’, ‘scusatemi’. La differenza principale è che quando dico ‘mi dispiace’ semplicemente esprimo il mio dispiacere (I express my displeasure / sadness/ regret  /unhappiness/) per qualcosa che è successo, oppure esprimo compassione o empatia verso chi mi sta ascoltando, mentre quando dico scusa mi sto assumendo le responsabilità o la colpa di qualcosa che ho fatto io.

Mi dispiace/spiace

Facciamo allora degli esempi, che io ed Erika ci siamo scritti, di come si usano queste parole iniziando da ‘mi dispiace’.

– Erika Stamattina sono caduto e mi sono rotto il braccio
Mannaggia (damn!), mi dispiace!

-Mio fratello ha perso il portafoglio quando era in vacanza in Spagna e adesso deve rifare tutti i documenti.
– Cavolo, che sfortuna, mi spiace!

– Domani c’è la mia festa di compleanno, ti va di venire (do you want to come)?
– No, guarda, domani lavoro, mi dispiace.

In tutti questi casi non abbiamo colpe ma semplicemente proviamo dispiacere.

Scusa(mi)/(mi) scusi/scusate(mi)

Passiamo invece a ‘scusa’, facendo alcuni esempi:

– Scusami Erika, non volevo offenderti, farò più attenzione la prossima volta.

– Scusate per il ritardo, non ho sentito la sveglia.

– Mi sono comportata male con te, scusami.

– Scusi non volevo pestarle il piede (stepped on your foot).
Per esempio su un autobus può capitare di scusarsi, magari se spintoniamo (=spingere, to push) per sbaglio (non volontariamente, by mistake) un’altra persona.

Possiamo anche aggiungere ‘mi dispiace’ alle nostre scuse quindi dire sia ‘scusa’ sia ‘mi dispiace’ contemporaneamente per rafforzare le nostre scuse.

Quindi per esempio possiamo dire:

-Scusa, non volevo offenderti. Mi dispiace.

-Scusami mi sono comportata male con te, mi dispiace.

In alcuni casi quando non è chiaro di chi sia la colpa (it’s not clear who’s to blame), non è chiaro se io ho colpa oppure il mio comportamento dipende da circostanze esterne possiamo utilizzare sia ‘scusa’ che ‘mi dispiace’. In base a quale dei due scegliamo la nostra frase avrà una sfumatura leggermente diversa perché ‘scusa’ è un’assunzione (=ammissione) di colpe mentre ‘mi dispiace’ come abbiamo detto esprime il nostro dispiacere.

Quindi potremmo dire per esempio:

– Scusa se ti ho fatto aspettare c’era un sacco di traffico
ma anche
– Mi spiace per averti fatto aspettare, c’era un sacco di traffico

-Scusa, non sapevo che tu e Mary vi foste lasciati (you broke up)
che è uguale a
-Mi spiace non sapevo che tu e Mary vi foste lasciati

-Scusa non ho proprio avuto tempo di farlo
-Mi spiace, non ho proprio avuto tempo di farlo

Infine ci sono alcuni casi particolari in cui dobbiamo sempre utilizzare la parola ‘scusa’, non si può utilizzare ‘mi dispiace’ in questi casi. Io ed Erika abbiamo individuato alcuni casi (magari ce ne sono altri  però credo che questi siano i principali):

Casi particolari con ‘scusa’

– Richiesta di informazioni

Il primo è quando chiediamo informazioni, per esempio per la strada ad un passante (passerby, pedestrian) possiamo chiedere:

– Scusi, sa dirmi che ora è?

– Scusa, sai dirmi come si arriva in centro?

In questo modo siamo più gentili.

Quando facciamo un errore nel discorso. Quando stiamo parlando potrei per esempio raccontare le mie vacanze dire:

– Lo scorso luglio sono andato in Messico, è stato una vacanza davvero bella. No, scusa, lo scorso giugno
-Erika, ma noi dovevamo andare a un concerto, è questa settimana? Quand’è?
-Sì, è venerdì.. no, scusa, sabato.

– Domanda indignata o retorica

Un altro caso è quando esprimiamo una domanda indignata (outraged, angry) oppure arrabbiata o anche retorica in alcuni casi come per esempio:

-Scusa, Erika ma perché ti comporti in questo modo? Scusa ma ti sembra un comportamento consono (=appropriato)?
-Scusa ma che stai dicendo, sei impazzito?

Sentite proprio la furia che emaniamo (the fury we emanate) con tutto il nostro corpo.  Non siamo attori, scusate.

– Quando siamo contrariati

Un altro caso è quando siamo contrariati (bothered, not happy). Potremmo definirlo il “sorry not sorry” della lingua italiana, perché non siamo davvero dispiaciuti. Non vogliamo chiedere scusa perché non ci sentiamo in colpa però per “attutire il colpo(soften the blow) e anche qui – come nel caso delle informazioni per cui diciamo “scusi, che ora è?” – vogliamo essere più gentili, quindi diciamo.:

-Scusa, ma se ti comporti così con me io ti devo lasciare.
Ovviamente  non sono (mi sento) in colpa.

-Scusa, ma mi hai molto ferita (you hurt me) con le tue parole.
Scusa tu! Sono io che devo chiedere scusa, non Erika. Però lei userebbe ‘scusa’ per essere meno diretta e meno aggressiva magari nel dirmelo.

– Quando siamo confusi

Infine usiamo scusa quando siamo confusi, non capiamo qualcosa, abbiamo un dubbio. Quindi Erika potrebbe dirmi:

– Ciao Davide, allora vieni alla mia festa stasera?
– Scusa, ma.. la tua festa non era domani?
– No è stasera..
– Oh *****

Vi ricordo anche che ‘una scusa’ -il sostantivo ‘scusa’ – è anche una giustificazione inventata (a made-up excuse) (come in inglese ‘excuse’), una giustificazione non credibile, poco veritiera (true, sincere) o magari qualcosa che diciamo per non dover fare qualcos’altro. Quindi posso ‘inventare una scusa(come up with an excuse), oppure posso dire:
-Stefano non è venuto ieri alla mia festa, si è inventato una scusa, ha detto che doveva lavorare.

-Dai, dimmi la verità, non ti inventare sempre scuse!

– Stasera dovrei uscire con i miei amici, ma non ho voglia. Però ho una scusa perfetta, ovvero che la mia macchina si è rotta, quindi non devo andare.

Però non dite scuse, perché non sono belle da dire.

Ricapitolando (to sum up), quando diciamo ‘mi dispiace’ o ‘mi spiace’ stiamo esprimendo il nostro dispiacere, oppure la nostra empatia o compassione per qualcosa che è successo ma che non dipende da noi, non abbiamo colpe; mentre se diciamo scusa (in tutte le sue possibili variazioni) stiamo invece dicendo che abbiamo colpa, che ci sentiamo in colpa e ci stiamo scusando perché vogliamo essere perdonati dall’altra persona.
Sono Davide del futuro, mi sono dimenticato di ripetere nel video che possiamo anche scegliere tra scusa e mi spiace nei casi in cui non siamo sicuri di avere colpa, quando non è chiaro. Infine ci sono dei casi particolari in cui si deve utilizzare solamente ‘scusa’.
Per concludere vi presentiamo il nostro solito dialogo poco realistico e abbastanza assurdo, ma penso che aiuti risentire tutti questi esempi e casi di cui vi abbiamo appena parlato.
E: Scusa Davide, sai dov’è la fermata del 56?
D: Scusa, ma perché devi prendere il 56?
E: Ma scusa, saranno anche affari miei (that’s my business)?
D: Scusami, non volevo essere invadente (intrusive, invasive), non ti arrabbiare!
E: No scusami tu, ti ho risposto male (snapped at you), mi dispiace. È che sono un po’ nervosa perché vado a un colloquio di lavoro.
D. Ma figurati, non ti preoccupare.
E. Comunque allora non sai dove passa il 56?
D. No, non lo so, mi dispiace, non conosco bene la zona.
E: Ma scusa… non ti sei trasferito qui (you moved here) già da qualche mese?
D: Si, però con la scusa che la mia ragazza vive vicino a dove lavoro, praticamente sto sempre da lei.
E: Beh, allora non hai scuse, domani sera siete invitati da me e Gianni per cena domani sera! No, scusa.. Dopodomani.
D: Dopodomani.. No, scusa non posso. Ho un impegno.

E con questo dialogo ridicolo – ma spero utile -, concludiamo questo episodio di Podcast Italiano. Vi invito a riascoltarlo perché vi abbiamo dato molte informazioni. Vi chiederei anche gentilmente di lasciare una recensione su iTunes perché questo aiuta il podcast (e purtroppo non ce ne sono molte). Aiuterebbe persone come voi che state imparando l’italiano a trovare il podcast. Detto questo, grazie per l’ascolto o per la visione. Spero di rivedervi molto presto. Grazie ancora e al prossimo episodio!
Ciao!