Intermedio, Podcast

La pasta – Intermedio #6

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Benvenuti su Podcast Italiano, in questo episodio molto gustoso e molto “calorico” (high in calories), in cui parleremo di uno dei piatti più famosi d’Italia, la pasta.

Penso che una delle associazioni generate dalla parola “Italia” nella mente di molte persone (the association created by the word “Italy” in the mind of many people), anche di coloro che non sono interessati all’Italia e alla cultura italiana, sia il cibo, e dunque i  due piatti che sono conosciuti universalmente: la pasta e la pizza. Oggi parleremo della pasta, e magari andremo a scoprire qualcosa di nuovo.

La pasta, come detto, fa parte dei luoghi comuni (stereotypes) associati all’idea di “italianità” (italianness), come anche il nostro modo di gesticolare (the way we use hand gestures), la figura del mafioso, la carnagione abbronzata (tan skin color), il vino ecc. Spesso gli stereotipi sono falsi, o comunque non corrispondono esattamente alla realtà, ma bisogna dire che nel caso della pasta c’è molto di vero (a lot of is true). Noi italiani consumiamo pasta quasi quotidianamente, e secondo i dati che ho trovato mediamente un italiano consuma circa 25 kg di pasta ogni anno, (che mi sorprende perché pensavo fossero almeno il doppio!) e si mantiene  al primo posto della lista stabilmente (keeps its leading position in the chart) .

In Italia vengono prodotti 3,5 milioni di tonnellate di pasta ogni anno, di cui più della metà vengono esportati in altri paesi.
Ci sono davvero moltissime varietà: la pasta può essere lunga (come gli spaghetti), può essere corta (come le penne), può essere ripiena (stuffed/filled) (come i ravioli), può essere liscia, rigata (striped), spessa, sottile, ecc. Queste caratteristiche possono dare origine a diverse combinazioni. Inoltre i condimenti (toppings) possibili sono anch’essi innumerevoli, dunque le ricette della pasta sono infinite. La ricetta che però tutto il mondo conosce è quella della pasta al pomodoro. Solitamente la pasta si cuoce “al dente”, che letteralmente vuol dire “to the tooth”.

Solitamente si produce a partire dalla farina di grano duro (Durum wheat/pasta wheat), chiamata di solito semola. Si ottiene dunque la cosiddetta “pasta secca”, ovvero quella prodotta industrialmente. La “pasta fresca”, solitamente fatta in casa, si differenzia in (differs in) umidità e acidità. A proposito, queste cose sono stabilite dalla legge italiana!

La pasta è stata inventata  parallelamente (at the same time) in Italia e in Cina, ma con tecniche diverse. Infatti in Cina non era presente il grano, dunque si faceva uso del riso o di altri cereali, soprattutto il miglio (millet). Esiste una leggenda, soprattutto negli Stati Uniti, secondo la quale (according to which) Marco Polo avesse portato la pasta in Italia dopo il suo viaggio in Cina. Ciò non è assolutamente vero, è una leggenda appunto, anche perché Marco Polo ebbe a che fare (had to deal with) soprattutto con i Mongoli e non con i Cinesi, che erano consumatori di pasta. Inoltre le tracce storiche che testimoniano (testifying to)  un consumo di pasta sono molto antiche sia in Italia che in Cina.

Chiunque di voi abbia vissuto in Italia, o viaggerà in Italia, sicuramente si renderà conto (will realize) di quanto la pasta sia onnipresente (omnipresent, everywhere) nella dieta italiana. La pasta è anche un elemente culturale importantissimo, come non ricordare la celebre scena del film “Un Americano a Roma“, in cui il protagonista “Nando Mericoni” (interpretato dal leggendario Alberto Sordi), benché amante delle abitudini americane non riesce a resistere davanti a un piatto di spaghetti (da lui chiamati “macaroni”).

In questo caso, dunque, il luogo comune corrisponde alla realtà!

Ci sono alcune espressioni collegate con la pasta di cui vi voglio parlare:
“Avere le mani in pasta”, significa essere coinvolto in qualcosa, solitamente un’attività illegale. Si può dire per esempio – rimanendo in tema di stereotipi che a volte non sono neanche stereotipi –
“Il mafioso aveva le mani in pasta in tutti gli affari del comune!
Un’altra espressione è “Essere fatti della stessa pasta”, ovvero avere la stessa natura caratteriale, che può essere positiva o negativa. “Loro due sono fatti della stessa pasta”. Si può anche dire “Vediamo di che pasta sei fatto”, “let’s see what you’re made of” si può dire in inglese.

Queste sono le espressioni che mi vengono in mente relative alla pasta. Spero che vi sia piaciuto questo episodio e non vi sia venuta troppa fame. Se vi è venuta, soddisfatela con un bel piatto di pasta, e noi ci vediamo nel prossimo episodio. Alla prossima!

Versione senza traduzioni

 

 

Interviste, Podcast

Intervista #2 – Jeremy dal Belgio

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Benvenuti su Podcast Italiano. In questa intervista parlo con Jeremy, belga e che parla l’italiano ottimamente. Andate su podcastitaliano.com per leggere la trascrizione integrale dell’intervista e, detto questo, buon ascolto!

D: Ciao Jeremy, come va?

J: Ciao Davide, sto bene e tu?

D: Anch’io molto bene, sono contento finalmente di fare questa intervista con te, perché sei una delle persone che parlano l’italiano meglio tra le persone che conosco.

J: Grazie.

D: Sono sempre molto stupito da quanto ti interessi l’Italia, ciò che succede, le notizie, la cultura in generale. Vorrei iniziare chiedendoti di fare magari una breve introduzione su di te:  cosa fai nella vita, cos’hai studiato?

J: Allora, come hai detto tu mi chiamo Jeremy..

D: Prima di tutto, scusa, da dove vieni, perché non l’abbiamo detto.

J: Sono belga, sono nato a Brussel, però vivo nella parte francofona del Belgio, in Vallonia. Per il momento abito a Ottignies. Ho studiato storia all’università durante (PER) cinque anni, poi durante il mio periodo di disoccupazione ho provato a partecipare a concorsi per lavorare nell’ambito italiano in Belgio – ambasciata, rappresentanza, istituti – ma poi ho trovato lavoro in una società che rivende tessuti, quindi li compra, li rivende, magari il mio boss fa un po’ di disegni di creazione. E’ ben pagato ,quindi sono contento, ma non ho mai spesso di provare a partecipare a concorsi. Per l’appunto ce n’è uno entro (tra) poco tempo per la rappresentanza permanente dell’Italia nell’Unione Europea. Vivo con la mia ragazza da quattro anni e mezzo.

D: L’italiano è una parte importante della tua vita, si può dire così?

J: Ho trovato lavoro in un ambito molto diverso però a un certo punto era quasi la mia ragione di..

D: ..di vita..

J: .. di essere, sì.

D: Quindi, tornando un po’ indietro, tu hai studiato storia all’università dicevi, però studiavi già italiano..?

J: Sì, ho iniziato a studiare l’italiano nel mio ultimo anno scolastico. Stavamo per fare una gita in Italia, a Venezia, Firenze, Siena..

D: Tu e la tua ragazza?

J: No, la mia ragazza la conosco da quattro anni e mezzo quindi era nel 2005-2006, quindi 10 anni fa ho iniziato a imparare l’italiano per poter parlare con la gente e cavarmela da solo in Italia. E poi non ho smesso. Ho fatto questa scelta da solo, quindi non era un’obbligazione (obbligo) imposta dai professori, ma l’ho scelta io, e ho seguito un corso di sera, un’ora un’ora e mezzo a settimana.

D: Si può dire che l’italiano, la scelta dell’italiano sia legata in qualche modo alla storia o no? Cioè, ti ha aiutato l’italiano magari anche a studiare la storia, sei più interessato alla storia magari dell’Italia..

J: Allora, all’inizio era una scelta separata quindi non aveva quasi niente a (che) vedere con la storia, poi con i miei studi mi ha aiutato nel consultare qualche opera in italiano sul mio argomento di tesi.

D: Quindi ti interessa anche la cultura, è qualcosa che utilizzi, che per te rappresenta un’interessa che ti aiuta a migliorare anche il tuo italiano immagino.

J: Sì, certo. Per l’appunto ho letto qualche anno fa la storia d’Italia di Montanelli, quindi lego spesso i due interessi, le due passioni.

D: Dato che hai menzionato appunto un libro, volevo chiederti che ruolo ricopre la lettura in italiano per te, e che libri consiglieresti a chi non è al tuo livello ma a chi ha iniziato da meno tempo.. perché io penso che la lettura abbia un ruolo molto tempo, soprattutto a un livello già più avanzato per migliorare, per aumentare le parole conosciute. Cosa consiglieresti?

J: Per me la lettura è essenziale, soprattutto in italiano ma anche in altre lingue, come l’inglese. In italiano quindi consiglierei addirittura la storia d’Italia di Indro Montanelli, perché secondo me per qualcuno che ha un livello intermedio o quasi avanzato – è una lingua abbastanza semplice, che poi ti fa scoprire l’identità storica di un paese, con qualche nota di umorismo. Penso che l’autore sia stato attaccato per quest’opera di divulgazione dalla cosiddetta..

D: Opinione pubblica?

J: No, al contrario, dalla comunità scientifica, storica, perché non indicava sempre le sue fonti, ecc. Ma lui dice che il suo pubblico era lo scopo della sua opera, quindi è un’opera di divulgazione in una lingua abbastanza semplice. E’ un’opera abbastanza lunga, quindi ci sono diversi volumi.. può pare (parere) a prima vista fastidioso, ma ne vale la pena.

D: E invece altri libri, non so, per chi ha iniziato da meno tempo? C’è qualcosa che potresti consigliare?

J: Magari i fumetti. I fumetti.. c’è l’aspetto ludique..

 D: Ludico.

J:.. ludico in più che ti aiuta a imparare, e ancora adesso lo faccio con il fumetto Asterix, ogni tanto leggo un fumetto in italiano. Ho comprato l’ultimo alla libreria, era in italiano quindi ne ho approfittato.

D: Volevo chiederti: per quanto riguarda film, serie TV, televisione, qual è il tuo approccio? Li guardi, li guardi cono sottotitoli in italiano, senza nessun sottotitolo o con i sottotitoli in francese, come ti muovi in questo senso?

J: All’inizio guardavo senza sottotitoli perché potevo guardare solo RAI 1, quindi all’inizio non capivo un granché. A forza di perseverare, di ascoltare sempre ho potuto.. posso capire i film e le serie senza sottotitoli. Quindi adesso li guardo senza difficoltà senza i sottotitoli.

D: Non ti dava (causava) frustrazione questa sensazione di capire magari, non so, il 30 %,? Perché a me è una delle cose che piacciono di meno,guardare qualcosa. Dire “Ok, adesso so un po’ la lingua, proviamo a guardare la televisione o qualcosa senza i sottotitoli” e poi ti accorgi che capisci comunque ancora poco.

J: E’ abbastanza frustrante, soprattutto all’inizio, quando hai il dizionario a portata di mano e poi consulti, consulti e finisci per..

D: Non seguire più..

J.. il film, perché sei sempre nel dizionario. Però ne vale la pena, è necessario, l’ho fatto per l’italiano – il mio modo secondo me è sempre ascoltare, ascoltare e leggere, anche se non capisci, perché devi abituarti alla musica della lingua per quanto riguarda l’ascolto, ma anche il ritmo della lettura.

D: E per quanto riguarda invece il parlato, parlare con altre persone.. beh, ci sono molte idee, c’è chi inizia a parlare fin da subito e magari sa dire poche cose, sa fare conversazioni su temi molto – del più o del meno- il tempo, come ti chiami, quanti anni hai, cosa fai.. qual è il tuo approccio, cos’hai fatto tu personalmente, quando hai iniziato a parlare l’italiano?

J: sono piuttosto riservato, quindi ho preso un po’ più di tempo prima di incominciare a veramente parlare, perché questo atto richiede una certa dose di..

D: sicurezza nei propri mezzi.

J: E il mio difetto è cercare come dire ciò che voglio dire, e quindi prende più tempo di magari qualcuno che non ha paura e parla subito anche con errori.

D: Quindi immagino tu abbia praticato molto l’italiano anche parlato.

J: Con corrispondenti, con te, con altri.. c’è una persona particolare alla quale penso, che ho conosciuto quasi fin dall’inizio e con cui ho ancora qualche contatto anche se più dispersi nel tempo. E’ molto importante perché ti obbliga a parlare o a scrivere se non puoi fare una videochiamata.

D: E’ qualcosa che ti mette anche sotto pressione, può essere qualcosa di negativo per alcuni però sicuramente ti aiuta a pensare sul momento.

J: Sì, a appropriarti della struttura della lingua.

D: Passando invece a un’altro tema. Solitamente chi impara l’italiano, ma in generale qualsiasi altra lingua, lo fa con lo scopo di viaggiare nel paese dove si parla. So che hai viaggiato più volte in Italia, volevo chiederti.. beh, la classica domanda è: quali sono le tue città preferite, quali città hai visitato, cosa ti ha colpito?

J: La mia città preferita rimane penso Roma. Perché è legata alla storia romana che mi appassiona, anche se è una città molta pericolosa, devi stare attento a dove metti i piedi.. strisce pedonali che non si vedono più, ecc.   Ma sì, è una città che mi ha conquistato subito. Ti racconto un aneddoto in merito: eravamo andati con un mio amico (meglio: Io e un mio amico) l’anno prima a Roma e l’anno dopo dovevamo andare in Sicilia. Però il nostro aereo faceva una tappa a Roma. Ci siamo guardati e ci siamo detti, rimaniamo a Roma? (Jeremy actually says “rimanemo”, probably by mistake. It’s funny because that’s how the romans would say “rimaniamo”). Perché no. Siamo scesi, abbiamo avvertito ovviamente la società, la compagnia aerea e abbiamo trovato un albergo e siamo rimasti a Roma. Quindi sì, un grande fascino. Per l’aspetto del centro storico medievale che è anche legato alla mia passione per la storia. E mi è piaciuta anche Mantova.

D: Perché Mantova?

J: Un po’ per le stesse ragioni, che ho provato per Siena (meglio: Per le stessi le ragioni per le quali mi è piaciuta Siena). E poi è quando.. ci sono andato con la mia ragazza questa volta, era (meglio: è) un città calma. Mi è piaciuta (meglio: mi piace) anche l’entrata in città, quando attraversi il fiume. Veramente una vista..

D: Impressionante.

J: Impressionante, anche quando siamo usciti dalla città per la stessa strada, abbiamo guardato indietro, il sole stava tramontando, era davvero una vista bellissima. Però non posso giudicare di più la città perché ci siamo rimasti qualche ora

D: Beh, poche ore che però ti hanno lasciato delle belle memorie.

J: Sì sì. E per finire anche Venezia, perché prima di andarci con la scuola pensavo che aveva (avesse) una reputazione troppo turistica, la città degli innamorati, ecc. Poi quando ci sono stato mi è piaciuta molto.

D: E invece Firenze no? Di solito Firenze è nella top..

J: Firenze – ho trovato che le grandi opere erano un po’ troppo incastrate nella città moderna, diciamo. Però era bellissima ovviamente, questo non si discute. Però mi è piaciuta di più Siena che Firenze, ma non lo dire ai fiorentini.

D: Meglio non dirlo, sì ci sono molte rivalità, campanilismi – come si dice in italiano – tra città e città, regione e regione.

J: Ad esempio tra Pisa e Livorno, Siena e Firenze.

D: Ok, volevo chiederti: cosa ne pensi della mentalità italiana, perché ci sono anche molti stereotipi degli italiani all’estero, come ci sono stereotipi su tutti i popoli. Cosa pensi, che cosa hai notato, se ci sono delle differenze con la mentalità del Belgio, e se hai notato delle differenze tra le varie città italiane.

J: Allora, questa è la domanda più difficile che tu abbia fatto, perché quando mi interesso a un paese o a una lingua cerco di scoprirla per i propri mezzi, non affidandomi dei (ai) preconcetti. Diciamo che scopro il paese in modo mio, e mi sono innamorato dell’Italia e della sua lingua ma non riesco a definire l’oggetto di tale passione. Così come non riesco definire cosa significhi o possa significare essere belga. E’ come innamorarsi di una persona, scopri ovviamente i difetti ma uno ad uno, non posso parlarti di un aspetto..

D: Globale?

J: Globale, da (sotto) questo punto di vista gli italiani sono così, i belghi (Belgi) sono così. Siamo tutti europei, siamo tutti umani, poi scopri i difetti, le qualità uno ad auno. Quindi non posso dirti “Trovo che gli italiani sono così, i belgi sono così..”. Perché quando scopri un popolo e esamini più in dettaglio ciascun aspetto, ciascun dettaglio scopri che finalmente in una certa maniera i belghi (belgi) lo fanno anche, o gli italiani fanno la stessa cosa. Forse in generale, al contrario di quanto ti ho detto, gli italiani sono forse più espansivi, ma dipende dalla zona geografica. Anche da città a città, per esempio a Roma con un amico sono andato a prendere un caffè e ho trovato che il barista, i garçons non erano affatto simpatici. […] Quando sono andato a Roma, con il mio amico, ho chiesto la strada e un tale mi ha spiegato e mi ha messo la mano sulla spalla. In Belgio forse non si farebbe tanto.

D: Dal punto di vista fisico..

J: Sì, del contatto fisico, forse è più appariscente in Italia che in Belgio. Però dipende anche dalle persone, dalle zone.

D: Sì, è molto vero quello che hai detto, ci sono grandi differenze in Italia e quindi la mentalità è uno di questi aspetti che variano moltissimo. Volevo farti ancora due domande. Una è: qual è l’aspetto più difficile dell’italiano, magari qualche aspetto o della grammatica o della pronuncia. Qualsiasi cosa ti venga in mente.

J: Allora, un aspetto di cui mi ricordo quando ho cominciato a imparare l’italiano sono i suffissi. I suffissi degli aggettivi e articoli che dipendono dall’inizio della parola seguente. Per esempio “bello”, “belli”, “begli”, “bei”. Ho avuto qualche difficoltà ad appropriarmi di questo modo di collegare gli aggettivi e gli articoli ai..

D: Ai sostantivi.

J: Magari un po’ l’uso del congiuntivo, che si usa di più in italiano che in francese secondo me, anche se lo uso in francese però è più presente in italiano secondo me. Un terzo punto , ma questo vale per tutte le lingue: l’appropriarsi della struttura delle frasi, imparare a pensare in italiano e smettere di parlare il francese con parole italiane.

D: E questo vale per tutte le lingue. E’ molto più difficili usare quelle espressioni che magari capisci senza problemi se le senti, ma che magari sono un po’ diverse dalla tua lingue. Quindi utilizzare di tua spontanea volontà, che ti vengano automaticamente in testa è qualcosa diversa dal capirle.

In conclusione volevo chiederti, quali consigli  daresti a una persona che sta iniziando o che impara già l’italiano da un po’ di tempo, se hai 2 o 3 consigli che ti senti di dire.

J: allora, questo vale per tutti i livelli: ascoltare, ascoltare, ascoltare, sempre abituarsi, assuefarsi alla musica della lingua. Anche se non si capisce tutto e può essere un po’ frustrante. Fare la stessa cosa con la lettura, provare a avere un dizionario di tasca (tascabile), sempre a portata di mano. usare YouTube può essere molto utile, perché certi canali, certi programmi sono presenti YouTube, politici o culturali..

D: Sì, sono d’accordo su YouTube perché anch’io lo utilizzo moltissimo e secondo me è una delle risorse veramente più utili e più ricche.

J: Ho scoperto questo aspetto di YouTube, oltre a quello musicale diciamo, grazie alla mia ragazza che guarda qualche.. non so come si dice in italiano, YouTubeur?

D: Diciamo YouTuber.

J: Se hai tempo, ovviamente, un ultimo consiglio sarebbe di cercare corrispondenti. Per esempio sul sito studentoftheworld o TandemExchange, così impari a parlare spontaneamente. E’ un linguaggio abbastanza semplice perché parli con una vera persona che ti aiuta a scoprire la vita quotidiana nel paese legato alla lingua che studi.

D: Sono anche molto motivanti gli scambi con persone vere.

Va bene Jeremy, ti ringrazio per questa intervista. E’ venuta molto lunga, spero che però possa essere interessante per le persone che ci ascoltano. Penso che sia molto importante ascoltare interviste, conversazioni di questo tipo, almeno personalmente a me piace molto ascoltare come parlano delle persone. Mi piace che ci sia un’interazione. Ti ringrazio nuovamente.

J: Ti ringrazio anch’io.

D: Buona giornata, ci vediamo nella prossima intervista.

Avanzato, Podcast

Avanzato #6 – Dante e l’incipit dell’Inferno

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Versione con traduzioni

Benvenuti su Podcast Italiano. In questo episodio vi leggerò l’incipit (beginning, first words of a text) dell’Inferno, il primo libro della Divina Commedia di Dante.

La Commedia, meglio conosciuta come Divina Commedia è un poema composto da Dante Alighieri probabilmente dal 1306 al 1321. Gli studenti italiani sono obbligati a studiarla, ed è sicuramente l’opera letteraria più importante nella letteratura italiana e una delle più importanti al mondo. Ci sono 100 canti (a canto is the  principal form of division in a long poem), ovvero capitoli, 34 nell’Inferno, 33 nel Purgatorio e 33 nel Paradiso. Questi sono i 3 regni che Dante visiterà, incominciando appunto dall’Inferno. Oggi leggeremo i primi 27 versi del primo Canto dell’inferno, che è un’introduzione all’opera. L’incipit è forse il passaggio più importante della letteratura italiana. Non sono un esperto di letteratura, ma penso che quasi ogni italiano conosca i primi versi, i primi passi .

Nell’incipit Dante si ritrova in una selva oscura, ovvero una foresta. La foresta è allegoria, ovvero simbolo del peccato (sin) in cui si è smarrito (went astray), in cui si è perso. Dante ha perso la “retta via(the righteous path), la via della virtù. Questo canto non è da prendere alla lettera (shouldn’t be taken literally), la foresta, il mare, il colle di cui si parla non sono luoghi reali, sono solo simboli, allegorie (allegory = metaphor whose vehicle may be a character, place or event, representing real-world issues and occurrences). Infatti la vera storia, la discesa (descent) all’Inferno vera e propria,  inizia nel secondo canto.
Incominciamo!

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita” significa nel mezzo, a metà della vita terrena, quindi in quell’epoca voleva dire  all’età di 35 anni. “Mi ritrovai per una selva oscura”, ovvero mi trovavo in una foresta oscura, che è simbolo del peccato. “Ché la diritta via era smarrita”, perché avevo smarrito,  perso la retta via, la giusta via, la via della virtù.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

“Ahi quanto a dir qual era è cosa dura”, vuol dire “quanto è difficile descrivere a parole quanto “esta selva”, quindi quanto questa foresta,  fosse “selvaggia, aspra, e forte”, ovvero selvaggia, impervia (arduous). Quindi è una foresta selvaggia, difficile da descrivere a parole –  “che nel pensier rinnova la paura!”, che mi mette paura solo a ricordarla, solo a ripensarci. Questa foresta, ovvero la sua “confusione mentale” era così selvaggia che solo la memoria lo impaurisce.

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

“Tant’ è amara che poco è più morte” significa era così tanto amara [questa selva], dura, che la morte lo è appena di più, la morte non è tanto peggio. “ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,” per trattare, ovvero per parlare, discutere, del bene che ho trovato in questo luogo, lì, ” dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte”, parlerò delle altre cose che ho “scorto”, trovato in quel luogo. Scorgere è simile a “guardare, vedere”. Dante trova del bene, ovvero l’arrivo di Virgilio, che sarà la sua guida, e lo condurrà fino alle porte del Paradiso.

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

“Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai”, ovvero non so raccontare bene come sono entrato in questa foresta, “tant’ era pien di sonno  a quel punto”, dato che ero (in italiano antico si diceva era al posto di ero) così pieno di sonno, inteso come il sonno della ragione, della mente, “che la verace via abbandonai.”, ho abbandonato la retta via, la via della verità. Dante era così confuso che non si ricorda come è entrato in questa selva allegorica.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

“Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto”, ma essendo giunto al piede, o ai piedi diremmo oggi, di un colle, ” là dove terminava quella valle” (questa frase è praticamente  uguale in italiano moderno, si direbbe allo stesso modo)  “che m’avea di paura il cor compunto” che mi aveva colmato, riempito il cuore di paura. Dunque Dante arriva ai piedi di un colle.
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

“guardai in alto e vidi le sue spalle”, ovvero vidi il crinale (ridgeline) del colle, “vestite già de’ raggi del pianeta”, illuminato dai raggi del pianeta “che mena dritto altrui per ogne calle.”, ovvero il pianeta guida nella direzione giusta le persone per ogni cammino, per ogni via. Questo pianeta è il sole, dunque Dante vede una collina che rappresenta la “retta via”, e il sole rappresenta Dio.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

” Allor fu la paura un poco queta,”, ovvero si calmò un po’ la paura (oggi abbiamo la parola quiete, o quieto), ” che nel lago del cor m’era durata” che nel lago del cuore, inteso come il profondo del cuore era durata, o perdurata diremmo oggi, “la notte ch’i’ passai con tanta pieta” la notte che io passai in uno stato di angoscia, di pietà. Dante ha passato una notte, o un periodo di smarrimento, di confusione.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

“E come quei che con lena affannata”, e come colui, ovvero una persona, che col respiro ansimante, respiro pesante, o “fiatone” (shortness of breath) diremmo oggi , (tra l’altro lena oggi ancora in espressioni come “di buona lena”) “uscito fuor del pelago a la riva” uscito fuori dalle acque e arrivato alla riva, “si volge a l’acqua perigliosa e guata” volge, rivolge lo sguardo, ovvero si gira, guarda, osserva le acque pericolose che ha appena superato,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

“così l’animo mio, ch’ancor fuggiva” così, allo stesso modo il mio animo, che ancora fuggiva, era in fuga, ” si volse a retro a rimirar lo passo” si girò, oggi diremmo “si voltò” in italiano moderno, “che non lasciò già mai persona viva.” che non lascio mai nessuna persona viva, nessuno è sopravvissuto passando quel mare. Dante, come una persona che è arrivata a riva e guarda il mare pericoloso, guarda la foresta che ha appena superato con molta difficoltà .

Ora risentiamo di fila questi primi 27 versi, ma non li rileggerò io bensì, Roberto Benigni, attore famoso e vincitore di un premio Oscar per il film “La vita è Bella”, che forse conoscete.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

 Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Questi sono i primi 27 versi e direi che ci possiamo fermare qui. Sicuramente l’espressività di Benigni , il modo in cui lo legge  non è paragonabile al mio. Però lui è un attore, io no. Su Youtube se vi interessa – e se il vostro livello è avanzato – si trovano video di Benigni che recita e spiega tutta la Divina Commedia, vi lascio dei link sul sito.

(Il primo canto dell’Inferno narrato e spiegato da Benigni)

Questo canto intero contiene 136 versi – noi ne abbiamo visti 27 di 136 -e pensate che l’intera Divina Commedia ne contiene 14.233! E’ un’opera lunghissima, mastodontica, ricca di cultura, riferimenti storici, teologici, letterari, filosofici, chi più ne ha più ne metta. Per questo è considerata un capolavoro. Pensare che un solo uomo abbia potuto concepire un’opera così lunga e ricca è incredibile, soprattutto se pensiamo alla struttura, caratterizzata da uno schema di terzine incatenate (A-B-A, B-C-B, C-D-C ecc.- quindi se prendiamo l’ultima parola di ogni verso abbiamo Vita – Oscura – Smarrita / Dura – Forte – Paura / Morte – Trovai – Scorte ecc.) di versi endecasillabi (undici sillabe per frase, es. 1 Nel 2 Mez-zo 4 del 5cam-min 6 di 7 nos-tra 8 vi-ta, ecc.). Questo schema si ripete dunque per più di 14.000 versi, che è impressionante.

Come già detto nell’episodio sui Dialetti Italiani, la lingua di Dante, soprattutto della Commedia, è stata la base della lingua italiana stessa. Nonostante alcune parole siano un po’ antiquate ovviamente, penso che la lingua anche a voi non sembri completamente diversa dall’italiano attuale, perché non lo è, è molto simile e in buona parte comprensibile, come spiegato nell’episodio sui dialetti. Provate a prendere un testo del 1300 inglese, non capirete niente!

In conclusione, la Commedia è un’opera incredibile e di enorme importanza per la lingua e la cultura italiana e da secoli vengono scritti migliaia di libri, analisi, commenti, studi, ecc. Non posso ovviamente entrare nel dettaglio con il mio umile episodio di un podcast su internet ma spero che sia riuscito a suscitarvi dell’interesse!
Spero vi sia piaciuto l’episodio, grazie per l’attenzione e alla prossima!

Versione senza traduzioni

Avanzato, Podcast

Avanzato #5 -Bolle virtuali

Versione con traduzioni
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Benvenuti su podcast italiano. In questo episodio di livello avanzato vi parlerò di un fenomeno che caratterizza i social media di oggi e, secondo molti, influenza molto la nostra vita politica

Molte persone in tutto il mondo sono state a dir poco (to say the least) sorprese dal risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Non voglio entrare nel merito del risultato, dato che in questi ultimi giorni se n’è parlato ampiamente. Ciò su cui mi voglio soffermare (What I would like to turn my attention to is) invece è il ruolo dei social media e social network, che a mio modo di vedere è stato molto rilevante nella campagna elettorale americana e che, in generale, sta assumendo una sempre più grande importanza (is becoming increasingly important) nella vita politica di ognuno di noi. Più nello specifico, vorrei parlare di un fenomeno che in inglese a volte viene chiamato “Echo Chamber” o “Filter Bubble”. In italiano non credo esista una denominazione affermata (an estabilished name); io ho scelto di chiamarle “bolle virtuali”. Di che cosa si tratta? Con “bolla virtuale” intendo quella situazione in cui i nostri “feed” o le nostre bacheche sui social network rispecchiano (reflect) e confermano in gran parte la nostra opinione, ripetendola all’ossessione, in alcuni casi estremizzandola (taking it to the extreme). In alcuni social network più che in altri (Twitter su tutti) ci capita spesso di (oftentimes we [happen to]) seguire solamente le persone che hanno la stessa nostra opinione. Su Facebook, secondo molti perlomeno, è più facile vedere ciò che scrivono e condividono gli amici che la pensano come noi. Ciò che ne consegue (As a result /it follows that) è che abbiamo un’impressione della realtà non sempre corretta: ci sembra che il mondo intero o quasi la pensi come noi, sentiamo sempre una voce sola, un lato solo del dibattito. Riteniamo impossibile (we consider it impossible) che qualcuno possa sostenere l’opposto di quello che pensiamo noi. Ma ci sbagliamo, e di tanto.

Il risultato è una forte polarizzazione di idee. Le elezioni americane ne sono state l’esempio lampante per tutte le persone che non hanno votato e non sostengono Trump; penso , tuttavia, che sarebbe successo lo stesso a parti inverse (if the opposite had happened), ovvero se a vincere fosse stata Hillary Clinton (if Hillary Clinto had been the one to win). Le due fazioni opposte (opposing sides, factions) – se non del tutto ignare (unaware) dell’esistenza dell’altra, come minimo sdegnose (disdainful) della ingenuità (naivety / NOT INGENUITY!) e stupidità dell’altra fazione – non comunicano tra di loro, non cercano di comprendere i punti di vista di coloro che hanno opinioni diverse dalla propria e le ragioni per cui la loro opinione differisca così vistosamente  (dramatically, so much). Veniamo costantemente bombardati di notizie, post, condivisioni, memes (o “meme” se la diciamo all’italiana), immagini che spesso sono costruite ad arte  (fabricated) per farci indignare (be outraged) e causarci quella scarica quotidiana di dopamina nel cervello (daily rush of dopamine in our brain) a cui ci abituiamo e di cui diventiamo dipendenti. In un certo senso, ci crogioliamo in questo sdegno (we bask in this indignation/outrage) e in questa rabbia che dirigiamo verso i nostri avversari. Al dialogo con chi la pensa diversamente preferiamo l’attacco personale e le prese in giro. Si aggiunga il fatto (Consider also) che alcuni media approfittano di questa situazione e creano notizie, se non completamente false, contenenti molte imprecisioni. Ne risulta dunque che le fazioni opposte  non sono d’accordo nemmeno su informazioni fattuali e oggettive che non dovrebbero essere causa di alcuna discussione! Ognuno riceve informazioni diverse, compromettendo una qualsivoglia (any possible) discussione pacifica. Non si può, infatti, avere un dialogo se le nostre informazioni sono agli Antipodi (are polar opposites).

Questo si è visto nelle recenti elezioni americane, ma non solo. Io lo noto personalmente sempre più nella maniera in cui viene discussa la politica italiana sui social. Immagino che la situazione nei vostri paesi non sia molto diversa.

I social media utilizzano algoritmi che, a detta di molti, portano all’inasprimento (exacerbation) di questo problema, proponendoci (here means showing us) solo le opinioni delle persone meno scomode. Questo è quello che sembra succeda su Facebook, benché Zuckerberg neghi categoricamente che Facebook abbia pesato sul risultato delle elezioni americane e che la sua piattaforma promuova la diffusione di notizie false. Molti non sono d’accordo. Le notizie false circolano e sono sotto gli occhi di tutti (before everyone’s eyes) , i miei compresi. Uno degli esempi più eclatanti (one of the moststriking examples) è la notizia falsa secondo cui papa Francesco avesse annunciato di sostenere Trump.

Non sono un esperto in materia, ma la sensazione è che i social media ci abbiano portato a una sorta di isolamento intellettuale, in cui noi rimaniamo chiusi nelle nostre accoglienti  “bolle virtuali”, in cui possiamo sentirci sicuri della nostra superiorità morale e intellettuale, sdegnosi di ogni altra opinione. Chi la pensa in modo diverso da noi è stupido, razzista, buonista, ecc. Questi sono alcuni degli aggettivi che spesso mi capita di leggere su Facebook.
Penso, magari sbagliandomi (erroneously), che in passato una tale unilateralità (one-sidedness) di opinioni non esistesse. Sicuramente molti hanno sempre preferito leggere giornali e guardare telegiornali che presentano opinioni simili alla propria, ma a mio parere la faziosità (partisanship) non era tale da isolarci quasi completamente dalle opinioni opposte. Penso che tutto sommato i TG, non tutti ma mediamente, offrano opinioni più diversificate e più neutrali, e che il rischio di notizie inventate di sana pianta (completely made-up) sia minore. I dati dimostrano inoltre che i social, per sempre più persone, sono la fonte principale di notizie. Questo è pericoloso, a causa degli algoritmi che caratterizzano il funzionamento stesso dei social, i quali portano alla formazione di “bolle virtuali”, o “echo chambers”, in cui risuonano solamente voci simili alla nostra, voci che ci urlano ciò che già pensiamo, fanno scivolare (slip) le nostre opinioni verso un estremo dello spettro ideologico (ideological spectrum) e ci chiudono quasi ermeticamente l’accesso alle voci che non ci piacciono.

Questo era l’episodio di oggi, spero vi sia piaciuto. L’argomento è complicato, ma estremamente interessante. Come sempre sul sito troverete la trascrizione del testo con la traduzione dei termini più complicati.

Alla prossima!

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Intermedio, Podcast

Black Mirror, una serie tv fantastica – Intermedio #5

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Benvenuti su Podcast Italiano! In questo episodio di livello intermedio vi parlerò di Black Mirror, una delle mie serie tv preferite negli ultimi tempi. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Incominciamo!

Come, penso, molti di voi, adoro le serie tv. Se dovessi dire cosa preferisco tra serie e film, credo che sceglierei le serie. Soprattutto da quando Netflix è arrivato in Italia, guardo decisamente più serie che film. Penso che tutti sappiate cos’è Netflix, ma per chi non lo sapesse (for those who don’t) Netflix è un servizio online che permette di guardare film, serie tv, documentari, cartoni animati (cartoons) a un prezzo mensile che si aggira intorno ai 10 euro. Con mia grande gioia (much to my delight) è arrivato in Italia circa un anno fa, e personalmente sono molto soddisfatto! Per chi impara le lingue poi è molto utile, dato che quasi sempre sono presenti sottotitoli, almeno in inglese, quindi è davvero un servizio ottimo.  Oggi vi volevo parlare di una serie tv che mi è piaciuta davvero tanto, che c’è su Netflix, e che considero una delle migliori degli ultimi anni. La serie si chiama Black Mirror, traducibile (translatable as) come specchio nero in italiano, che a quanto ho capito (from what I understand) sarebbe lo schermo spento di uno smartphone o di un qualsiasi dispositivo elettronico (electronic device). Dato il mio interesse (given my interest) per la tecnologia, era naturale che mi piacesse una serie di questo tipo. Riassumendo (to sum up) il contenuto della serie in poche parole, gli episodi, che contengono tutti storie a sé stanti (separate, stand-alone), narrano  avvenimenti ambientati in futuri non troppo lontani da noi, che si possono definire per molti aspetti “distopici”.  La tecnologia è vista in una luce decisamente negativa (in a negative light) e vengono mostrate le potenziali conseguenze negative che può avere sulla società. E’ una serie non facile da guardare, nel senso che ogni episodio è molto impattante (with a great impact) e serve un po’ di tempo per “digerirlo(digest it, process it); non è una serie in cui si può fare “binge-watching”, non si possono dunque guardare tutti gli episodi di getto (really fast, right away), uno dopo l’altro. O meglio, si può ma non lo consiglierei a nessuno! :)
Ogni episodio infatti porta lo spettatore a riflettere su come la tecnologia può prendere una piega (take a turn / ha preso una brutta piega = it took a turn for the worseinquietante nel futuro a noi prossimo. Per quanto a me la tecnologia interessi molto, sono consapevole che ci sono molti modi in cui le cose potrebbero non andare per il verso giusto (go wrong), come ho parlato anche nel mio episodio sull’automazione. Se vi interessa l’argomento, leggete il libro “Superintelligence” di Nick Bostrom, che parla dei pericoli enormi che potrebbe rappresentare la creazione dell’intelligenza artificiale, un libro che a volte sembra quasi scritto da un pazzo furioso (lunatic, total psycho) ma che in realtà contiene osservazioni lucide, scientifiche. Inoltre vi consiglio anche il film Ex Machina, uscito nel 2015, che ricorda Black Mirror in molti aspetti ed  anch’esso molto bello e profondo.  Non vi dico altro.

Tornando però a Black Mirror: è difficile rimanere indifferenti a una serie di questo tipo! Black Mirror ci fa pensare e magari avrà una sua utilità nel sensibilizzare il suo pubblico (increase awareness among its audience) il suo pubblico a questioni  importanti; solo il tempo saprà dirci (only time will tell) poi se le questioni sollevate saranno rilevanti nel futuro, ma, come si dice in italiano, “meglio prevenire che curare(prevention is better than a cure).
Non voglio entrare nel dettaglio delle trame di ogni episodio perché sono dell’idea che ogni serie, film, romanzo, sia più godibile (enjoyable) quando si conosce il meno possibile della storia; dunque non farò nessuno spoiler e non vi rovinerò la sorpresa (spoil the surprise). In totale ci sono 12 episodi divisi in tre stagioni più uno speciale natalizio (che forse è il mio episodio preferito), e la durata è solitamente di un’ora. Se, come me siete interessati alla tecnologia e alle tematiche ad essa correlate (issues related to it), dovete assolutamente guardare Black Mirror. Non ci sono scuse :) A mio parere, da amante di serie TV, è una delle serie più geniali e innovative degli ultimi tempi. Detto questo, non mi resta molto altro da dirvi. Spero possa piacervi la serie, che potete trovare su Netflix se siete abbonati. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione di questo episodio con la traduzione delle parole più difficili. Vi auguro una buona giornata e alla prossima!

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Avanzato, Senza categoria

Avanzato #4 – Il doppiaggio e il “doppiaggese”


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Benvenuti su Podcast Italiano! Nell’episodio di oggi vi parlerò del doppiaggio (dubbing) e del “doppiaggese”: se non sapete cosa significhino questi termini, non importa, rimanete in ascolto perché parleremo di questo. Su podcastitaliano.com come sempre troverete la trascrizione del testo con le parole più difficili tradotte in inglese. Incominciamo.

Molte persone si chiedono perché noi italiani solitamente facciamo più fatica a parlare inglese degli scandinavi per esempio, o degli olandesi.  Secondo me ciò la ragione principale è che, a differenza di questi paesi, in Italia il doppiaggio è una pratica molto diffusa (common practice). Il doppiaggio, per chi non lo sapesse, è la sostituzione delle voci originali di un film, di una serie TV ecc. con voci di un doppiatore in una lingua diversa. In Italia, per esempio, alla  TV e al cinema quasi tutti i film, serie, cartoni sono doppiati in italiano, mentre in Scandinavia, in Islanda, nei Paesi Bassi -anche Portogallo se non mi sbaglio – solitamente si preferiscono i sottotitoli. Di conseguenza, un bambino svedese fin da piccolo sarà esposto all’inglese dei programmi americani o britannici e vedrà in contempo (at the sime time / contemporaneamente) sottotitoli in svedese, e ciò non può che essere d’aiuto nell’acquisizione dell’inglese. Noi italiani a volte non conosciamo nemmeno la voce originale di attori famosi americani, per esempio. Le voci originali vengono completamente sostituite dalle voci tradotte dei doppiatori, a parte alcuni casi come i documentari, in cui la voce originale viene solitamente tenuta a un volume più basso. L’Italia è uno dei paesi che utilizza (should be UTILIZZANO :D) di più il doppiaggio, e indubbiamente c’è sempre stata una spiccata (remarkable, special) professionalità e abilità (here with the meaning of “expertise”, not “skill”) che caratterizza i doppiatori italiani.
Ci sono diverse argomentazioni (arguments) favorevoli o contrarie al doppiaggio; io personalmente, da quando ho iniziato anni fa a vedere contenuti in lingua originale non sono tornato indietro. Se si hanno le conoscenze linguistiche che permettono di guardare un film in lingua originale, la fruizione (consumption, enjoyment, fruition) è notevolmente più godibile  sotto molti aspetti (in many ways). Ma per coloro che non conoscono l’inglese e non sono interessati ad impararlo, è più facile seguire una storia se la lingua adoperata è l’italiano, rispetto a essere costretti a seguire i sottotitoli.

Non mi soffermerò (I am not going to dwell ) però esclusivamente sul doppiaggio, perché voglio parlarvi anche di un’altra conseguenza curiosa del doppiaggio in Italia, ovvero la nascita del cosiddetto “doppiaggese”. Il “doppiaggese” è una variante della lingua (italiana nel nostro caso) che compare nei film come risultato del doppiaggio, della traduzione dall’inglese. Ovvero una lingua “artificiale”, modellata sulla base della lingua originale. Dato che non si possono sforare (exceed, go over) i tempi dei copioni (scripts) originali, spesso nel doppiaggio è necessario trovare compromessi di traduzione per far stare una battuta (line) nel tempo a disposizione. Questi compromessi sono per esempio parole ed espressioni innaturali, i cosiddetti calchi (loan translation, calque, often literal translations of a word or expressiondall’inglese, che non sono propri della tradizione italiana. In altri casi si tratta solamente di cattive traduzioni, non causate da vincoli (constraints) di tempo. In ogni caso, l’influenza e la pervasività del doppiaggio sono tali che, con il tempo, queste parole ed espressioni originariamente innaturali diventano parte integrante della lingua stessa! Questo in italiano è successo con molte parole. Una delle più famose è “realizzare”, dall’inglese “to realize”, per “rendersi conto”, “accorgersi”. In passato “realizzare” in italiano voleva solamente dire “creare,  far diventare reale qualcosa”.
Mentre adesso si può usare come in inglese “I realized that he was right”, oggi sarebbe normalissimo sentire una frase come: “Ho realizzato aveva ragione” al posto di “Mi sono reso conto/Mi sono accorto solo adesso che aveva ragione”. 50 anni fa,  però, “Ho realizzato che aveva ragione” sarebbe stata assolumente incomprensibile.
Altri esempi sono “assolultamente sì!” o “assolutamente no!”, modellati sulla base dell’inglese “absolutely!” e “absolutely not!”. In italiano sarebbe più naturale per esempio “certamente” o “certo che sì/no”.
Un altro esempio è – scusate per la volgarità – “fottuto”, come traduzione di “fucking”. In italiano ci sono moltissime parole volgari che si potrebbero utilizzare al posto di “fottuto”; idem nel caso di “dannazione/maledizione” che sono utilizzate nel doppiaggio per tradurre “goddammit!”, ma non si usano molto, o almeno non si usavano molto nell’italiano parlato dalle persone.
Persino espressioni come wow (la pronuncia è un po’ italianizzata quindi diventa “uau”) sono state introdotte nell’italiano dalla lingua dei doppiaggio.
Su Wikipedia potete trovare una lista delle numerose parole ed espressioni del “doppiaggese”:
https://it.wikipedia.org/wiki/Doppiaggese#Esempi_di_luoghi_comuni_del_doppiaggese

Non sono pochi coloro che hanno una visione negativa di questo tipo di linguaggio. Io mi limito a constatare (I just want to point out, acknowledge) l’impatto che ha avuto sull’italiano (molte di queste espressioni per me, persona cresciuta negli anni 2000, sono assolutamente comuni), che è un segno di quanto la televisione abbia un’influenza molto più importante della letteratura e dei libri. Ognuno può trarne le conseguenze (draw their conclusions) che preferisce, detto questo io stesso mi rendo conto di quanto sia difficile “tenere a bada” l’influenza di una lingua straniera. Io stesso, conoscendo bene l’inglese e ascoltandolo tutti i giorni, mi ritrovo (I find myself) a usare involontariamente parole e modelli che sono calchi di parole inglesi o espressioni inglesi. Se sono solo io a utilizzare queste forme, gli altri non mi capiranno e dunque è meglio che eviti di usarle per evitare incomprensioni; ma se a usarle è un’intera generazione, influenzata dal linguaggio della televisione, è inevitabile che con il tempo, con i decenni queste parole e queste espressioni diventeranno la norma , e proprio questo è successo con molte delle parole del cosiddetto “doppiaggese”.

Spero l’episodio vi sia piaciuto, andate su podcastitaliano.com per la trascrizione e date un’occhiata all’articolo di Wikipedia sul doppiaggese, è abbastanza divertente e interessante. Detto questo, vi auguro una buona giornata e alla prossima!

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Interviste, Podcast

Intervista a Yana da Mosca

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Benvenuti su Podcast Italiano. Questo episodio è il primo di una serie di interviste che intendo fare, interviste a persone che imparano o hanno imparato l’italiano. Penso che possa essere interessante, utile e magari fungere da motivazione. Oggi parlo con Yana, una mia amica russa di Mosca che studia italiano da tre anni. Su podcastitaliano.com troverete la trascrizione dell’intervista in cui correggo gli errori fatti da Yana o propongo alcune frasi in un modo più naturale per un madrelingua italiano. Per problemi logistici in questa intervista Yana ha risposte alle domande che le ho inviato in precedenza, quindi non è una conversazione vera e propria; le prossime interviste però saranno delle conversazioni, perché penso sia interessante ascoltare l’italiano in un dialogo reale. Penso comunque sia interessante anche questa intervista.  Detto questo, buon ascolto!

La prima domanda è molto semplice. Chi sei? Introduciti brevemente a chi ci ascolta.
Ciao, mi chiamo Yana. Sono (una) studentessa dell’istituto (di un istituto) letterario a Mosca. Studio nella facoltà di traduzione e imparo l’italiano quasi per tre anni (da quasi tre anni).

Perché hai iniziato a imparare l’italiano?
Per dir la verità non è la scelta mia (meglio: non è stata una mia scelta), perché io penso quando passo tutti gli esami, dopo gli esami faccio una possibilità di scegliere tra alcune lingue (meglio: Pensavo che dopo aver passato tutti gli esami avrei avuto la possibilità di scegliere tra alcune lingue), ma questo non funziona così nel nostro istituto. Perché ogni anno c’è solo un gruppo di traduttori e nel 2013 era un gruppo di traduttori italiani (meglio: di italiano)

Secondo te qual è l’aspetto più  difficile dell’italiano?
Per me ci sono (ce ne sono) molti. Il primo aspetto è (anche possibile: sono) le preposizioni. Perché quando parlo e uso le preposizioni inglesi, norvegesi, ma non italiane, non so perché, [ho qualche problema]. Magari è difficile solamente per me , ma non è la (una) difficoltà comune. Poi la cosa difficile è (meglio: un’altra cosa/aspetto difficile sono) i pronomi, perché neanche in inglese, neanche in norvegese, neanche in russo ( in inglese, in norvegese, ecc.) non ci sono pronomi così diversi, così differenti. E’ difficile da ricordarli (oppure: sono difficili da ricordare). Ok, l’altra cosa è il congiuntivo, che gli italiani non si usano, ma è obbligatorio da impararlo. Anche ci sono (ci sono anchele forme dei verbi al passato remoto.

Che cosa pensano i russi dell’italia e degli italiani?
Per i russi l’Italia è un paese di pizza (è il paese della pizza), del vino, del formaggio, anche il paese dello stile, della moda, della musica, ma della musica popolare negli anni ’80, ’90, non è la musica contemporanea. Ci sono molti russi che guardano Sanremo (ed: the most popular italian music festival). Anche l’Italia per i russi è un il paese del teatro, o il paese del ciclismo, perché molti seguono il Giro d’Italia. (meglio: L’italia per i russi è anche ecc., oppure Inoltre l’italia per i russi è ecc. / Anche l’Italia means “Italy too” not “Also, Italy”). L’Italia per i russi è un paese fraterno, se si può dire così, perché gli italiani sono fratelli, ma fratelli un po’ più fortunati, magari. Perché la Russia è il (un) paese grosso, con i problemi grossi, l’Italia sembra un paese più piccolo con i problemi più piccoli. Magari non è vero ma per molti russi si pare così (a molti russi sembra sia così / “pare” can’t be used like that in italian. It’s used mostly in phrases like “pare che/a quanto pare” (it seems that), “mi pare che” (“it seems to me that”) or “così pare” (so it seems), but  “sembrare” is more often used).

Sei stata in Italia. Che cosa ti è piaciuto e che cosa invece NON ti è piaciuto dell’Italia?
Mi piace la gente, la gente mi piace moltissimo. Anche il cibo, anche la birra, questa birra sarda, come si chiama, Ichnusa, mi piace moltissimo. Mi piacciono i treni, perché in Russia la ferrovia (meglio: le ferrovie) è un incubo infinito, se si può dire così, ma in Italia i treni sono benissimi (i treni sono buonissimi/bellissimi, oppure i treni funzionano bene), anche i regionali. Anche l’atmosfera, non so perché ma quando arrivo in Italia mi sento più tranquilloa che qua a in Russia. La cosa che non mi piace (meglio: quello/ciò che non mi piace).. ah, in Italia non c’è Internet gratis. Non c’è il wi-fi gratis, e per gli stranieri è un problema perché internet in roaming è molto caro.

Tra le città che hai visitato qual è la tua preferita?
La mia città preferita è Roma. Ma anche mi piace (meglio: ma mi piace anche) Pisa, e Torino è bella. Ma la Roma mi piace di più (if you say “La Roma” it sounds like you’re talking about AS Roma, the football club. Same with “Mi piace Torino” (I like Turin) vs “Mi piace il Torino” (I like Torino FC) or “Mi piace Napoli” vs “Mi piace IL Napoli” (I like SSC Napoli). As a rule cities don’t need the article, but cities’ clubs do)

Da dove nasce il tuo interesse per i dialetti, in particolare quello napoletano?
Ok, tutte le cose più belle nella mia vita succedono all’improvviso, anche questa (e questa anche/pure). Ho visto il film Gomorra, e poi Gomorra la serie e questo è un punto quando nasce il mio interesse per il dialetto (in quel momento è nato il mio interesse per il dialetto / ed è li che è nato il mio interesse per il dialetto). Poi sento (o ascolto) alcuni rapper napoletani, che recitano (cantano) in dialetto. Ora sto* innamorata nella della lingua napoletana. Anche ho letto (ho anche letto) qualche poesia qualche fiaba in napoletano. (“qualche” is always followed by a singular noun)

*(we can see here how Yana listens to neapolitan and southern italian :)  In standard or northern italian we would say “sono innamorato della lingua napoletana”, but in central and southern italian “sto innamorato” is perfectly fine).

Leggi o guardi film in italiano?
Guardo il i film con i sottotitoli inglesi (in inglese) a volte per imparare due lingue, l’italiano è l’inglese. Leggo molto, non solo letteratura  come letteratura (meglio: letteratura vera e propria) ma anche le notizie nel (sul) giornale nell‘internet (su/in internet), qualche articolo, tutto questo. In russia è difficile da guardare film in italiano senza traduzione, si può solo scaricarli ma è difficile. Per i libri è (persino) più difficile che per i film.

C’è qualcosa in particolare che consiglieresti a una persona che impara l’italiano?
Posso consigliere (consigliare / “consigliere” is counsellor) da di andare in Italia, da di sentire, da di vedere tutto per  con i propri occhi, per sentire come la lingua funziona in Italia, non in Russia, e anche per di leggere molto, guardare il film, non solo film ma tv, magari in streaming, per di ascoltare la radio, la musica. Oh, lo so: il mio consiglio è per di trovare una cosa che t’interessi in Italia, magari la musica, il teatro, letteratura, il calcio. E poi seguire il tuo interessoe

Hai dei trucchi nell’apprendimento dell’italiano che chiunque lo studi dovrebbe conoscere?
Per me il trucco è  per traducere (tradurre / the infinitive is irregular, as it is in verbs like “condurre”, “produrre”, “indurre” ecc.) i miei pensieri, i miei sogni non so, tutto ciò che leggo in russo ad esempio provo a traducere (tradurlo) in italiano, e viceversa, per parlare l’italiano, anche l’italiano molto sbagliato, per (con) i miei amici, per mandare i messaggi, sms o sui social network, non in russo ma in italiano. Poi non so, Il meglio (miglior) trucco è da non avere paura, da di comunicare in italiano, non solo in italiano ma in alcune (tutte le) lingue che impari. Perché senza comunicazione non esistono le lingue.

Questa era l’intervista con Yana, spero vi sia piaciuta. Sul sito podcastitaliano.com troverete la trascrizione , in cui correggo gli errori di Yana oppure riformulo alcune frasi in un italiano più naturale (anche se parla bene Yana!) . Spero di fare presto altre interviste. Ascoltate gli altri episodi, e ci vediamo nel prossimo episodio. Alla prossima!