Podcast, Principiante

Lettera dal treno – Principiante #21

Take an Italian class with me and get $10 in Italki credits

Caro ascoltatore o ascoltatrice.
Dear listener (male) or listener (female)

Ti scrivo dal treno. Ogni giorno prendo il treno per andare all’università. Dalla mia piccola cittadina vado a Torino, in città. Il treno passa dalla stazione della mia città ogni trenta minuti e fa solo tre fermate.
I’m writing you from the train. I take the train everyday to go to university. From my little town, I go to Turin, to the city. The train stops at the station in my town every thirty minutes and makes only three stops.

Ci mette 15 minuti in totale. Io scendo all’ultima fermata, che è il capolinea. La stazione di Torino si chiama Porta Nuova ed è molto bella. Dalla stazione vado all’università a piedi.
It takes 15 minutes in total. I get off (lit: “go down”) at the last stop, which is the terminus. Turin’s station is called Porta Nuova and is very beautiful. From the station I walk to the university (lit. “I go on foot”).

Ci metto circa venti minuti. Potrei prendere il pullman ma preferisco andare a piedi, soprattutto ora che è primavera. Così posso fare un po’ di movimento.
It takes me about twenty minutes. I could take the bus but I prefer to walk, especially now that it’s spring. That way, I can move a bit (lit: “do some movement”).

Dopo la lezione torno alla stazione e prendo il treno del ritorno. I treni in Italia spesso non sono il massimo. Quello che prendo io a volte è un po’ più vecchio e brutto ed altre volte è più bello e moderno. Ma mai troppo bello.
After the class I go back to the station and I take the train home. Trains in Italy are often not that great. The one I take is sometimes a bit old and ugly, some other times it’s a little bit nicer and modern. But never too nice.

L’importante però è che sia in orario e che non sia troppo pieno, se possibile. Ora sono quasi arrivato, quindi ti saluto.
The most important thing, though, is that it’s on time and not too crowded (lit. full), if possible. I’m almost there (lit. arrived), so I’ll leave you here (I’ll say goodbye).

Davide


Avanzato, Podcast

Vita di mare (con mia madre) – Avanzato #15

Ciao tutti, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, e nello specifico state ascoltando un episodio di livello avanzato. Questo episodio è stato scritto e letto da mia madre, quindi grazie a mia madre. E di che cosa parla? Beh, questo episodio parla praticamente della sua vita di mare da piccola, della sua vita balneare (seaside life) potremmo dire, quindi, diciamo, racconta un po’ il suo passato da piccola. di quando andava al mare qua, diciamo, (vicino). Vicino alla nostra regione. che si chiama Piemonte c’è un’altra regione, la Liguria, e quindi, diciamo, che è la meta turistica (tourist destination) più comune per i piemontesi che vogliono andare al mare, perché in Piemonte non c’è il mare. Quindi il mare più vicino è quello della Liguria. Racconta anche di come ha imparato a nuotare e… l’ho messo tra gli episodi avanzati perché ci sono tante parole che secondo me non sapete e quindi… come impararle? Beh, se non le capite potete andare su podcastitaliano.com, sul sito, e potete rileggere questo episodio, o meglio leggere e anche risentirlo ma leggendolo. Questo è un ottimo modo per imparare e, diciamo. interiorizzare (internalize), tutte queste parole difficili.

Prima di incominciare inoltre vi ricordo anche che questo episodio e Podcast Italiano di questi tempi è sponsorizzato da italki. italki un sito per fare lezioni individuali di qualsiasi lingua praticamente. Io sono un insegnante su italki, quindi se non ne avete abbastanza (if you don’t have enough of) della mia brutta voce e anche della mia brutta faccia nei video e volete fare lezioni, addirittura delle lezioni con me, beh potete farlo. Seguendo il link in descrizione, nella descrizione di questo podcast avrete $10 di sconto e niente… oppure (potete pensare) Davide, io sono stanco di te, voglio fare lezione con un’altra persona. Potete farlo e, anzi, vi consiglio magari di farlo se volete, o di provare, perlomeno, più insegnanti (various teachers – “più” in questo caso non significa “more” ma “vari”, ovvero “più di uno), perché su Italki ci sono tantissimi insegnanti, tantissimi insegnanti bravissimi. Quindi è molto comodo, lo potete fare da casa vostra, ve lo consiglio e… niente, grazie ad Italki e adesso ci sentiamo l’episodio.

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Fin da piccoli (ever since we were kids) i nostri genitori  portavano d’estate me e mio fratello in vacanza al mare in Liguria, una regione italiana  confinante a sud con il Piemonte e lambita (lapped by, toccato leggermente – in questo caso “bagnato”)  appunto dal mar Ligure e, pertanto, meta facilmente accessibile ai torinesi. In particolare ci recavamo (=andavamo) nella graziosa (cute, pretty) cittadina chiamata Finale Ligure, dove soggiornavamo tre settimane presso la pensione Riviera, un accogliente piccolo albergo a conduzione familiare (family-owned). Le nostre giornate scorrevano (went by) tranquille, iniziando con una gustosa colazione, dopo la quale ci recavamo in spiaggia, per poi tornare in albergo per il pranzo, seguito da una passeggiatina digestiva (=una passeggiata per digerire) e dall’immancabile riposino (inevitable nap – ironico) in camera. Verso le 16 si tornava in spiaggia, per poi rientrare nel tardo pomeriggio e prepararsi per la cena, seguita da una passeggiata più lunga in riva al mare (by the sea). Adoravo quelle giornate, ma al di sopra di tutto mi piaceva proprio la vita balneare, ossia trascorrere bei momenti in spiaggia con mio fratello e gli amichetti e soprattutto fare il bagno in mare (swimming in the sea). Una precisazione: di solito andavamo in uno stabilimento balneare (bathing establishment), cioè una struttura a pagamento dotata di ombrelloni (sunshades), sedie a sdraio (sunbeds – da “sdraiarsi”, che significa “to lay down”), bar, bagni, docce, cabine per cambiarsi, pedalò per far qualche giro in mare,  e  soprattutto i bagnini (lifeguards), il cui compito è di vigilare sulla sicurezza dei bagnanti (watch over the swimmer’s safety), intervenendo in caso di pericolo. In alternativa esistevano, ed esistono tuttora, le cosiddette spiagge libere gratuite, dove occorre portarsi tutta l’attrezzatura (equipment) e non c’è personale addetto alla sicurezza (security personnel). Pertanto, per motivi di comodità, da piccoli abbiamo sempre frequentato spiagge private, che tuttora sono abbastanza costose. Come già anticipato, il momento che attendevo spasmodicamente (I would spasmodically wait for = con molta emozione) era appunto quello del bagno in mare. C’erano però due problemi. Il primo problema  era che non sapevo ancora nuotare, o meglio, intorno ai 6-8 anni nuoticchiavo (I kind of swimmed – il suffisso “icchiare” indica un’azione fatta con un po’ di difficoltà oppure non con grande convinzione) con il salvagente (lifejacket), ossia una ciambella (“doughnut”) di plastica gonfia di aria infilata sotto le ascelle (tucked under the armpits), che mi permetteva di stare a galla (stay afloat). Successivamente il salvagente è stato rimpiazzato dai braccioli (armband, water wings), piccole ciambelle allo stesso modo gonfiate e infilate (put on, worn) in alto intorno alle braccia. Oltretutto in città non andavamo, per vari motivi, a corsi di nuoto per bambini, e quindi non c’era modo di imparare. Il secondo problema era che tassativamente (=obbligatoriamente) bisognava aspettare non meno di tre ore dopo i pasti per poter fare il bagno senza interferire con la digestione: regola questa che in tempi più recenti si è un po’ mitigata (= si è ridotta, è diventata meno severa). Perciò cercavo di ingannare il tempo giocando con la sabbia, bagnandomi i piedi ( quello almeno era permesso) e chiedendo ogni mezz’ora a mia mamma se potevo entrare in acqua. Finalmente il momento tanto atteso arrivava, ma mi era concesso di stare in acqua al più venti minuti, per non raffreddarmi e buscare qualche malanno (catch a disease).
Ma veniamo alla questione più interessante: come ho imparato a nuotare senza salvagente. Avrò avuto circa 11 anni, dunque non ero più una bambina. Una nostra vicina di ombrellone (sunshade neighbor), una ragazza simpatica, si era offerta di insegnarmi: perciò mi portava in acqua senza braccioli e mi sorreggeva a galla a pancia in su o a pancia in giù (she would hold me and keep me afloat face-down or face-up) per farmi acquisire le nozioni di base. Però non è che facessi grandi progressi. Un bel giorno mi ricordo che di mia iniziativa (of my own accords), all’insaputa dei miei genitori (unbeknownst to my parents, senza che lo sapessero i miei genitori), entro in acqua senza braccioli e mi lascio scivolare provando due o tre bracciate a stile libero (two or three strokes swimming freestyle). Una grande conquista: sono riuscita a stare a galla da sola e man mano con il passare del tempo e il costante esercizio ho acquisito sempre più sicurezza in acqua, fino a raggiungere la meta più ambita (yearned for, coveted) da noi ragazzi, la boa (buoy), ossia in realtà la piattaforma galleggiante collocata a circa 50 metri dalla riva!
Ma veniamo ad un’altra conquista: come nuotare a faccia in giù, ossia con il viso immerso nell’acqua, e come imparare a respirare correttamente. Di fatto avevo imparato a muovermi in acqua, ma con la testa rigorosamente fuori, e quindi per acquisire uno stile più adeguato bisognava fare un ulteriore passo avanti. Un’estate, alla fine delle vacanze (avrò avuto 14 anni) trovo dal giornalaio un libriccino (un libro piccolo) intitolato “Saper nuotare”. Interessatissima,  decido di acquistarlo, ma ahimè (alas) era ora di tornare in città e pertanto non avrei avuto modo di mettere in pratica gli insegnamenti. Però non demordo (I don’t give in) e, una volta a Torino, decido di cimentarmi (try my hand at) ugualmente con il primo, fondamentale esercizio: come tenere aperti gli occhi sott’acqua. Si trattava di riempire una bacinella (bucket) o un lavandino di acqua, collocare sul fondo qualche oggettino, tipo un anello, un braccialetto o simili, immergere il volto fino alla fronte, aprire gli occhi e guardare gli oggettini prima posati. Insomma, mi sono armata di coraggio (I armed myself with courage) e ho seguito alla lettera le istruzioni: non è stato poi così difficile e la soddisfazione che ho provato è stata indescrivibile! Da quel momento la strada verso la conquista del nuoto è stata in discesa (downhill). L’anno successivo i miei genitori hanno acquistato un alloggio (=appartamento) in un’altra località della Liguria, in un condominio con piscina: a quel punto, tutte le occasioni erano buone per acquisire maggior sicurezza negli stili, soprattutto rana (breaststroke swimming) (il mio preferito) e stile libero. Poi più avanti ho anche seguito corsi di nuoto in città, però ricordo ancora con nostalgia il momento cruciale in cui, vincendo le paure, i miei occhi si sono aperti sott’acqua e hanno visto per la prima volta le bollicine d’aria soffiate fuori dalla bocca (air bubbles blew out from the mouth).


Ringrazio di nuovo mia madre, penso che scriva molto bene, che cosa ne pensate? Potete scrivermelo nei commenti a questo episodio sul sito e scrivetemi se volete altri episodi con mia madre. Mi hanno detto alcune persone che mia madre ha una bella voce, quindi mi fa piacere sentirlo. Penso anche… mi chiedo anche se questo significa che io ho una brutta voce, non lo so, ma potete scrivermelo. Anzi, potete rassicurarmi (reassure me) se volete, potete dirmi che vi piace anche la mia, non lo so, come volete, ma siate onesti, l’onestà è importante. E niente, vi consiglio di riascoltare questo episodio 3, 4, 5 volte per abituarvi e interiorizzare tutte queste parole. Andate su Italki e niente, lasciate anche una recensione a questo podcast su Apple Podcasts perché questo come sapete dovrebbe… almeno, non lo so per certo, ma dovrebbe essere utile. Almeno credo. Non lo so per certo, però così dicono tutti e così lo faccio anch’io.
Vi leggo per esempio l’ultima recensione. Tra l’altro se non lo sapevate su Apple Podcasts le recensioni sono divise per paesi (divided by country), quindi se uno va su, diciamo, sul sito americano legge le recensioni americane, sul sito tedesco solo le recensioni tedesche, però… per esempio il mercato americano che è quello più grande ha 87 recensioni, anzi 87 valutazioni, non tutti scrivono, però se scrivete è ancora meglio. Per esempio Armani Barboncino (bel nome) mi ha scritto:

Educational, entertaining, engaging!!!

I am subscribed to a dozen Italian language podcasts but this one is my “hands down” favorite. Davide and Erika are true professionals. Hats off to them!

Grazie Armani per le tue belle parole e… penso che una cosa che potrò fare è leggere le recensioni (sul podcast), penso sia simpatica come idea, anche in altre lingue magari. Ok, questo è tutto, grazie e ci risentiamo presto. Ciao!

Intermedio, Podcast

Un’analisi di 11 accenti in italiano – Intermedio #24


Ciao a tutti, questo è Podcast Italiano, io mi chiamo Davide e questo episodio è sponsorizzato da Italki. Italki è una piattaforma dove potete fare lezione con insegnanti madrelingua (mothertongue teachers) professionisti e non, cioè anche tutor come me. Io insegno su Italki da un po’ di tempo e mi piace molto farlo. Quindi se Seguite il link che trovate nella descrizione di questo podcast, nella vostra applicazione preferita dove ascoltate Podcast Italiano, arriverete su Italki e li potrete registrarvi (sign up) e avere $10 di sconto, e poi potete decidere: o fate lezione proprio con me, oppure magari dite “no, non voglio fare lezione con te, voglio fare lezione con qualcun altro, magari perché sono abituato al tuo accento Davide. Io voglio in realtà sentire anche altri accenti, magari un accento calabrese, un accento siciliano, un accento friulano”. Potete sicuramente farlo! In ogni caso approfittate di questa opportunità (take advantage of this opportunity), e adesso, a proposito di accenti, andiamo a sentirci un bel po’ di accenti italiani.
Un’altra cosa che però devo dire che questo episodio è stato pensato soprattutto come video, quindi diciamo che in alcuni punti le grafiche del video vi aiutano di più e quindi se alcune cose non sono chiare date un’occhiata poi anche al video, vi chiarirà un po’ le idee (help you understand better).
Buon ascolto!

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! 

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano, in un nuovo video che è davvero un esperimento per me, perché ho deciso di finalmente abbordare l’argomento (tackle the topic) degli accenti con un po’ di esempi pratici. Molti mi avete chiesto di parlare più nello specifico di accenti… lo faremo oggi!
Cos’è che ho fatto, praticamente: ho scritto 11 frasi che sono particolarmente ricche di suoni che pronunciamo in maniera diversa in italiano e ho chiesto a 11 persone di pronunciarmele (say them out loud for me) e mandarmi delle registrazioni, ed è quello che hanno fatto. Le ringrazio tutte di cuore e ringrazio le persone che mi hanno aiutato a trovare altre persone. E niente, quindi praticamente ce le sentiamo, commenterò alcune caratteristiche interessanti e io vi farò sentire la versione “neutra” o “standard” al meglio di quanto riesco a farla (at the best of my abilities), perché anch’io non sono un esperto di dizione, però posso imitarla, come sto facendo adesso, questo non è il mio modo normale di parlare! Vi farò sentire anche il mio accento e niente, direi che possiamo incominciare con la prima frase che è:

1) Bisogna accettare la verità, anche se so che a te non piacerà per niente

Devo fare la voce da doppiatore, tipo da blockbuster. Se parlassi così penso che non so, non avrei più una vita sociale, perché tutti mi odierebbero… però il mio accento invece è questo.

[pronuncia di Davide]

Le altre persone la pronunciano così. Gli accenti che sentiremo in ordine saranno quello di Federica da Milano, Silvia da Padova, Margherita da Firenze, Emilio da Chieti, Luca e Benedetta da Roma, Raffaele da Napoli, Federica da Lecce, Giulia da Bari e Serena da Palermo. Quindi più o meno partendo dal nord e finendo al sud, in Sicilia.

[altri accenti]

Allora, alcune cose interessanti sono: per esempio, la pronuncia della “e”.
In italiano, come forse sapete, abbiamo due “e”:”e” chiusa e “e” aperta, così come una “o” chiusa ed una “o” aperta. E qui in questa frase frase già sentiamo varie pronunce: per esempio Federica e Silvia, che sono del nord, di Milano e di Padova, dicono “t[è]” e “ni[é]nte“, “t[è]” e “ni[é]nte”. Mentre tutti gli altri – io dico “t[è]” e “ni[è]nte“, tutto aperto nel mio modo di parlare – tutti gli altri invece dicono “t[é]” e “ni[è]nte“, quindi al contrario: “te” chiusa, “niente” aperto.
Davide del futuro, faccio una correzione perché non è vero che tutti gli altri dicono “t[é]” e “ni[è]nte”perché abbiamo diversi esempi di “t[è]” e “ni[è]nte”, quindi entrambe aperte. Oppure anche Raffaele che ha un suono molto napoletano nella parola “niente”.

Un’altra cosa interessante è la pronuncia della “s”. Se avete visto il mio video su “Sei differenze tra italiano del Nord e del Sud” saprete già che al nord noi diciamo “bi[z]ogna“. Ovvero, la s tra due vocali è una [z]. Mentre al sud è una [s]”bi[s]ogna” – anche se qualcuno non lo dice, ma secondo me perché sta provando un po’ a italianizzare il suo accento, perché poi in altre frasi sentiamo chiaramente la [s]. Al nord si dice “bi[z]ogna“. Un’altra cosa è che al nord diciamo “biso[ŋ]a“,quindi non “biso[ŋŋ]a“. Non è mai “biso[ŋ]a” in italiano standard, ma “biso[ŋŋ]a“, e al centro-sud si dice [ŋŋ]: “bi[z]o[ŋŋ]a” o “bi[s]o[ŋŋ]a“.

Poi al centro-sud sentiamo un sacco di raddoppiamenti (double consonants, geminated consonants) in mezzo alla frase, ma tutti leggermente diversi, per esempio sentiamo: “anche se [ss]ò“. Sentiamo “anche se so che a [tt]e“:Sentiamo “non piacerà [p]per niente“, “non piacerà [p]per niente“:E varie combinazioni. Qualcuno fa delle doppie in alcuni punti ma non in altri, quindi questo è interessante.
Sentiamo Raffaele per esempio, che la fa prima ma…”[s]so che a [t]te“, ma poi dice: “non piacerà per“, quindi nessun raddoppiamento lì.
Interessantissimo è poi come Margherita, di Firenze, vicino Firenze, dice “verità”. Questa è una pronuncia veramente toscana perché lei dice “veri[θ]à“. Questa è la cosiddetta “gorgia toscana“, che si manifesta in alcuni suoni intervocalici, cioè tra vocali, come “verità” che diventa “veri[θ]à”. La parola per cui prendono, prendiamo bonariamente in giro (we tease them good-naturedly) i toscani è “Coca-Cola”,che loro pronunciano appunto così. (hoha-hola).
La seconda frase è…

2) Ma cos’è che hai detto al tuo amico?

Mentre pronunciata col mio accento sarebbe.

[pronuncia di Davide]

Sentiamo l’accento milanese! È interessante perché il modo in cui Federica di milano lo legge è così, dice: “cos'[é]” aperta e poi “che hai d[è]tto al tuo amico“. Allora, questa [è] in “detto” è dovuta al fatto che in milanese prima di una doppia “t” si dice sempre [è], tipo “str[è]tto” o “l[è]tto”. Quindi lei dice “d[è]tto”, quindi: “ma cos'[é] che hai d[è]tto?”che è al contrario rispetto alla maggior parte degli altri accenti in cui c’è: “ma cos'[è] che hai d[é]tto“. Quindi [è] aperta e d[é]tto, “e” chiusa. Risentiamo!
Un appunto (clarification) però dal futuro: sia la mia pronuncia che quella di Giulia di Bari e Serena di Palermo hanno tutte le [è] aperte.

Anche qui abbiamo la pronuncia della “s” che una [z]: “co[z]’è” al nord, mentre invece è una [s] negli accenti del centro sud: “co[z]’è” – “co[s]’è”. Nell’accento di Firenze c’è la cosiddetta “gorgia toscana”, quindi “ami[h]o“, quello che dicevo prima. Negli altri accenti del centro-sud abbiamo una pronuncia che potrebbe essere tipo “ami[g]o”. Sentiamo qualche esempio di questo fenomeno. Questa “c” la sentiamo anche in “che”, in realtà, che a volte diventa più tipo “[g]he”,”co[s]’è [g]he hai detto?”, “ma co[s]’è [g]he hai detto?”

3) Ma perché tua zia Agnese mi ha chiesto se volevo dello zucchero?

Allora, la frase successiva è anch’essa interessante, perché allora… io ho messo la parola “zucchero” che io… almeno secondo la dizione ufficiale, si legge “[ts]ucchero“, ma nessuna delle persone che mi hanno mandato i file ha detto “[ts]ucchero”, hanno detto tutti “[ds]ucchero“. Non so, è interessante. Mi chiedo se qualcuno dica davvero zucchero, oppure sia solo una cosa così, della dizione ufficiale. Allora, la frase è questa.

[pronuncia di Davide]

Tutte [è]: “vol[è]vo”, “Agn[è]se”, “mi ha chi[è]sto”, “perch[è]”… quindi tutte [è]!
Sentite come le altre persone leggono le “e”:alcuni dicono “Agn[é]se“, alcuni “Agn[è]se“, alcuni “chi[é]sto“, alcuni “chi[è]sto“, “vol[é]vo“, “vol[è]vo“…”p[é]rché“, “p[èrch[è]”… quindi questo è interessante. Mi piace molto la pronuncia milanese di”p[è]rch[è]” con due [è] molto aperte, “p[è]rch[è]” e “chi[è]sto“.
Mentre Silvia da Padova dice molte più [é] chiuse:”ma p[é]rch[é] tua zia Agn[é]se ha chi[é]sto se vol[è]vo…”forse “volevo” è aperta? Non so, risentiamo.

[pronuncia di Silvia da Padova]

Sentiamo decisamente più [è] aperte nell’accento di Giulia di Bari, sentiamo il modo in cui dice “p[è]rch[è] tua zia Agn[è]s[è] mi ha chi[è]sto”.

[pronuncia di Giulia da Bari]

Che in questo caso corrisponde al modo in cui dice queste [è] Serena di Palermo.

[pronuncia di Serena da Palermo]

Poi ho messo la parola “zia” perché volevo sentire chi avrebbe detto “[ds]ia” e chi “[ts]ia” e sentiamo che Luca dice “[ts]ia” e anche qualcun altro. Risentiamo chi dice “[ts]ia” e chi “[ds]ia”.

[varie pronunce]

Di nuovo una precisazione (clarification) dal futuro: quindi, abbiamo visto che in realtà solo nel fiorentino e nel romano si sente “[ts]io” mentre in tutti gli altri accenti è “[ds]io”, ma la dizione corretta del dizionario fonetico dice “[ts]io”.

Sentiamo anche le “s” in “Agn[é][s]e” o “Agn[è][s]e” che si sentono al centro-sud.
Sentiamo anche il raddoppiamento di se [v]volevo fatto se non sbaglio da Benedetta di Roma e Raffaele di Napoli: “se [v]volevo”, mentre altri dicono “se volevo”.
Sentiamo che al nord le persone dicono “A[ɲ]ese” con una [ɲ]: “A[ɲ]ese” non “A[ɲɲ]ese“.
Sentiamo il raddoppiamento molto interessante che fa Margherita, cioè la serie: “ma [p]perché [t]tua [z]zia“, sono tre raddoppiamenti.

Ok, passiamo alla frase numero 4, che è la seguente.

4) Non avevo pensato che anche lei sapeva fare la pastasciutta in casa

Dovete sentirvi in un blockbuster quando state parlando con un accento da doppiatore, sennò non funziona. Sentiamo le altre pronunce.

[altre pronunce]

Come al solito al nord “pasta[ʃ]iutta“:al centro sud “pasta[ʃʃ]iutta“. Se avete visto il mio video delle differenze tra nord e sud, sapete che al centro-sud quando abbiamo il suono “ns” – questa combinazione – non si legge come al nord “pen[s]ato“, ma si legge “pen[ts]ato“, con una [ts], “pen[ts]ato”.
Margherita va oltre, perché la sua pronuncia fiorentina fa sì che lei non dica solamente “pen[ts]ato” ma “pen[ts]a[θ]o“con una [θ].
Al nord poi si dice “ca[z]a”, al centro-sud “ca[s]a“.
Giulia di bari dice “l[é]i“, chiusa, ed l’unica tra queste persone, non dice “l[è]i” con la [è] aperta, ma dice “l[é]i”.
Col mio accento io direi “sap[è]va”, quindi come vi ho fatto vedere, nel mio accento praticamente non esistono quasi [é] e sono l’unico di questa lista, perché tutti gli altri dicono “sap[é]va” non “sap[è]va”.

Andiamo avanti con l’ultima frase di questa prima parte di questo episodio che è questa:

5) Metti il vino nella botte, se no ti do un sacco di botte e non voglio averti sulla coscienza.

che io direi:

[pronuncia di Davide]

Allora, questo è un esempio dell’importanza del saper pronunciare le [ó] e le [ò], le [é], [è] diverse, perché abbiamo “b[ó]tte(barrel) dove si tiene il vino e “b[ò]tte” come quelle che dai a una persona, le botte (blows, punches ). E nel mio accento in realtà non c’è differenza: è sempre [ò].In piemontese non esiste la [ó]: tutti i piemontesi non dicono la [ó], quindi tutti diciamo [ò].”un sacco di b[ò]tte”, “metti il vino nella b[ò]tte“.
Federica invece, Federica di Lecce, dice entrambe le due “o” chiuse: “b[ó]tte”, “b[ó]tte”.
Tutti gli altri invece differenziano e dicono “b[ó]tte”di legno e “b[ò]tte” quelle che dai a una persona.
Abbiamo come sempre la [è] molto aperta in milanese su “m[è]tti”. Due “t”, ricordatevi: “m[è]tti”.
Abbiamo al nord “co[ʃ]i[é]nza” con una [ʃ] o “co[ʃ]i[è]nza” e al centro-sud “co[ʃʃ]ienza”.
E sentiamo che la parola “coscienza,” dato che ha una vocale di “sulla”, “sulla coscienza”diventa al centro sud “sulla [g]oscienza“, tipo una [g].
Il fiorentino porta questa cosa ancora più in là e sentiamo “sulla [h]oscienza“, quindi gorgia toscana.
Diciamo che la gorgia toscana corrisponde ad altri suoni che cambiano, ma in altri modi, al centro sud, quindi a Firenze dicono “veri[θ]à” e magari al sud direbbero “veri[d]à“.
A Roma sicuramente: “la veri[d]à con una “d”, più o meno, no? “Veri[d]à”.”Veri[θ]à” – “Sulla [h]oscienza” – “sulla [g]oscienza”, quindi interessante questo, questa corrispondenza.

Sentiamo che molti, non al nord, raddoppiano “nella [b]botte”, “nella [b]botte”, “se no ti do un sacco di [b]botte”, “un sacco di [b]botte”, come… abbondano le “b”!
Non Margherita però, che dice “nella botte”, “sacco di botte”.

Interessante anche come Margherita fa le due “o”, perché non sono così diverse come altri che dicono [ó], [ò]:”b[ó,]tte”, “b[ò]tte”… lei le dice in una maniera più simile, risentiamo.

[pronuncia di Margherita da Firenze]

E niente, questo era tutto per oggi. Io trovo questa cosa fantastica, la varietà di accenti in Italia è una cosa davvero interessante, magari non lo è per tutti, perché magari voi volete davvero imparare l’accento, un accento neutro in italiano. Però parlate con persone che parlano con tanti accenti diversi, parlate con un milanese, poi con un siciliano poi con un romano… e tutti parliamo in una maniera leggermente diversa.
Quindi secondo me imparare imparare l’accento neutro è una cosa che… benché nessuno parli davvero così, se voi state imparando l’italiano da stranieri può essere utile, perché appunto è un modo che nasconde un po’ la vostra provenienza (hides your origins), quindi… mentre se vivete in una regione italiana, una città italiana, secondo me ha senso imparare l’accento di quella città. E ci sono persone che l’hanno fatto, come il mio amico Vladimir Skultety, poliglotta straordinario,che parla con un accento di Parma, praticamente. Che una cosa davvero bella, perché ha vissuto a Parma. Se vi è piaciuto, potete riascoltare questo episodio in formato podcast e potete anche lasciare una recensione su Apple Podcasts, dicendo che Podcast Italiano vi piace tantissimo.Potreste aiutarmi molto anche consigliando questo progetto ad altre persone che conoscete che parlano l’italiano, mi aiutereste tantissimo perché il passaparola (words of mouth) è sempre una strategia ottima .Questo è davvero tutto per oggi, grazie per aver visto o ascoltato questo episodio. Ci vediamo o sentiamo nel prossimo. Ciao!

Intermedio, Podcast

Al ristorante… in Italia – Intermedio #23


Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Oggi abbiamo un testo di livello intermedio scritto da Erika che parla di alcune peculiarità (peculariaties – particolarità) del ristorante – dell’andare a cena, o a pranzo o quando volete al ristorante – che forse non sapete. Quindi secondo me è molto carino come testo, ringrazio Erika per averlo scritto. Vi consiglio come sempre di andare su podcastitaliano.com per leggerne la trascrizione e seguire tutto quello che sto dicendo. Inoltre volevo anche ricordarvi di Italki, il fantastico Italki che sponsorizza da qualche episodio Podcast Italiano. Italki è un sito per imparare le lingue, per fare lezioni con dei tutor, e io di recente ho superato la soglia (threshold) delle 600 lezioni insegnate, potete crederci? Volevo parlarvi di una delle cose che mi piace di più di Italki, che parlo con un sacco di persone davvero… in inglese si divertirebbe “from all walks of life”. Non so, davvero che fanno… (lavori) di qualsiasi tipo. Per esempio ultimamente ho parlato con un pilota che sta imparando l’inglese, un pilota di aerei (airplane pilot), lui è russo e sta imparando l’inglese con me, quindi non ci sta ascoltando credo. Posso sparlare di lui (talk behind his back – just kiddin). Perché insegno anche l’inglese su Italki. Ma invece uno che sicuramente mi sta ascoltando, almeno credo, credo mi ascolti, è un altro mio studente che invece è un pilota di barche (boat pilot), di barche commerciali, di navi, quindi sì, ho tutti i piloti, mi mancano solo un pilota di di treni, uno che guida i treni, come si chiama, un macchinista (train driver). Se siete macchinista potete raccontarmelo. Però sì anche voi avete cose interessanti e volete raccontarmele in italiano potete fare lezione con me iscrivendovi ad Italki. Seguite il link che vi metto nella descrizione di questo episodio e potrete fare lezione con me, avrete 10 dollari gratis e… e niente, facendo così aiuterete molto me e aiuterete sicuramente il vostro italiano perché parlarlo è molto molto importante.

Fai una lezione di italiano con me su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki!

Ora ci sentiamo l’episodio.


Andare al ristorante è sicuramente una delle prime esperienze da fare in Italia: siamo o non siamo la patria del buon cibo (homeland of good food)? Certo che sì.

Però, prima di mettere le gambe sotto il tavolo
Fai una lezione di italiano con me su e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti di italki! e ordinare qualche prelibatezza (delicacy), ci sono alcune particolarità italiane che è utile sapere per non farsi cogliere impreparati (to not be caught unprepared) e non sbagliare:

1.      La differenza tra ristorante e trattoria. Vi capiterà sicuramente di leggere sulle insegne (sign on a shop) di alcuni locali il nome “Trattoria”. Qual è la differenza tra una trattoria e un ristorante? Non sono entrambi luoghi dove poter pranzare o cenare? La risposta è sì, ma esiste una leggera differenza. In generale, la trattoria è un locale più piccolo, più informale, magari con arredamento rustico (rustic décor), dove vengono serviti piatti non troppo elaborati o piatti tipici locali e vino della casa. Il ristorante è invece solitamente più grande, ha un aspetto più formale e un menù più ricercato e dunque più costoso. Alcuni ristoranti, poi, sono dei “Ristorante Pizzeria”, dove quindi è possibile ordinare sia piatti di cucina (=i piatti normali) che pizze e sono l’ideale per mettere tutti i commensali* d’accordo! (bring all of the tablemates together)

*Nota: commensale è una parola di registro formale che Erika usa con un certo tono ironico.

2.      Il cestino del pane. (bread basket) Nei ristoranti italiani è normale trovare, spesso già sul tavolo, un cestino con del pane, magari insieme a dei grissini. Oppure, può capitare che il cameriere lo porti insieme agli altri piatti ordinati, senza che nessuno lo abbia richiesto. Non preoccupatevi: quel pane è tutto per voi ed è gratis! Potete anche chiedere al cameriere di portarvene altro se lo finite e nemmeno questo vi verrà addebitato (it won’t be charged [to you]).

3.      L’acqua. Solitamente gli italiani non ordinano l’acqua in caraffa (jar), come può avvenire in altri paesi, ma semplicemente “un’acqua (naturale o frizzante)”, che è sottinteso (implied) essere in bottiglia. Questo probabilmente perché in Italia l’acqua non è molto costosa, essendo il nostro paese ricco di montagne e quindi di sorgenti di acqua (water sources) buonissima.

4.      Il coperto. Vi potrebbe capitare di trovare nel menù o direttamente nello scontrino (check, bill) la dicitura (entry) “coperto”. Di che cosa si tratta? Il concetto di coperto risale ai
tempi del medioevo (goes back to the times of the Middle Ages) ma è sopravvissuto fino ai nostri giorni come una particolarità tutta italiana. Si tratta di una sorta di “tassa” del valore di qualche euro, che viene calcolata per ogni persona seduta al tavolo. In teoria, questa tassa serve a coprire il costo dello spazio occupato da ogni commensale e di tutti gli oggetti che utilizza durante il pasto: le posate (cutlery), i tovaglioli (napkins), il bicchiere, la tovaglia (tablecloth), ecc. Quindi, se quando ricevete il conto scoprite di dover pagare una somma superiore a quella che avevate previsto, probabilmente non ci sono errori: non avete solo considerato il costo del coperto!

5.      L’ammazzacaffè. È risaputo che gli italiani non possono rinunciare a chiudere il loro pasto con un buon caffè. In alcuni ristoranti, potrebbe capitare che proprietari particolarmente gentili vi offrano dopo il caffè il cosiddetto “ammazzacaffè”, ovvero un amaro (bitter, liquor), un liquore digestivo per concludere il pasto. A meno che non vi piacciano gli alcolici, accettate l’offerta: avrete così occasione di provare qualche amaro tipicamente italiano come l’Amaro Lucano, l’Amaro Montenegro, il Cynar o il Limoncello, che non può mai mancare (it can never be missing) e, se siete fortunati, magari è anche fatto in casa!

6.      La mancia. In Italia non è considerato obbligatorio o doveroso lasciare la mancia (tip) ai camerieri, come avviene invece in altri paesi. Infatti, il costo del servizio solitamente è già calcolato nel totale. Tuttavia se vi sentite particolarmente generosi o avete apprezzato il lavoro dei camerieri, potete senz’altro (certainly, definitely) lasciare una mancia, che sarà sicuramente gradita (will surely be appreciated) e vista come un gesto di cortesia.

Queste sono alcune piccole dritte (tips, pieces of advice), delle specie di “istruzioni per l’uso” per riuscire a comportarvi come un vero italiano al ristorante  e non farvi sorprendere da alcune nostre stranezze (oddities). Fateci sapere se avete notato altre particolarità e se qualcuna di queste abitudini è presente anche nel vostro paese.

Detto questo… a presto e buon appetito!


Siamo arrivati alla fine anche di questo episodio, che a me è piaciuto molto. Spero che sia piaciuto anche a voi, però… queste sono cose molto molto vere e sì, anche interessanti. Per esempio, (per quanto riguarda) la cosa delle mance, è proprio vero che noi in Italia non lasciamo quasi mai la mancia, cioè è una cosa molto molto rara, e quindi quando andiamo all’estero poi siamo un pochino tirchi (stingy). Nel senso che non è nostra abitudine lasciare la mancia. Adesso magari ci stiamo un po’ abituando perché sempre più spesso andiamo all’estero e quindi sappiamo che all’estero si fa di più (it’s more common), però comunque non è nelle nostre corde (it’s not up our alley), non è un’abitudine italiana. Quindi sì, se se venite in Italia, beh, potete non lasciare mance, non siete obbligati. Ma se invece lavorate in un ristorante e vengono degli italiani – in un ristorante all’estero – vengono degli italiani e non vi lasciano la mancia sappiate che questa è probabilmente la ragione. Poi non so quanto possa confortarvi questa cosa, magari… probabilmente sarete arrabbiati lo stesso però sì, questo è il motivo.

Ringrazio di nuovo Erika per aver scritto questo fantastico episodio, vi ricordo che abbiamo Instagram (podcast_italiano), dato che ultimamente molte nuove persone ascoltano Podcast Italiano, soprattutto su Spotify, e soprattutto tanti brasiliani su Spotify. Quindi sono molto molto contento di questa cosa è un abbraccio a tutte le nuove persone che hanno appena iniziato ad ascoltare il podcast. Se vi piace ascoltare il podcast potete per esempio lasciare una recensione su Apple Podcasts, che sarebbe iTunes, In passato si chiamava iTunes, e questo sarebbe molto utile, almeno credo perché… credo sia utile, non ho mai capito se è davvero utile, ma penso sia utile per far sì che (so that…)altre persone mi trovino. O meglio, gli altri podcasters dicono così, non so se è vero ma io li copio, quindi diciamo che è utile. Grazie ancora e ci sentiamo nel prossimo episodio. Ciao

Interviste, Podcast

Quattro chiacchiere con il mio amico e poliglotta russo Artem Nazarov – Interviste #18

Ciao a tutti e benvenuti su podcast italiano. Dopo l’intervista che ho appena fatto con Amir ho un’altra intervista -o meglio, io direi conversazione perché non è una vera e propria intervista però si tratta di (= “è”, ma più formale) una conversazione – che ho fatto con il mio amico Artem di Novosibirsk, una città in Russia. Ci siamo visti di recente a Milano e abbiamo fatto un video insieme che potete vedere come video oppure potete sentire come episodio audio. Abbiamo parlato un po’ di alcune cose, lui è un poliglotta, anche lui amante delle lingue, e ci conosciamo da diversi anni e nel video ripercorriamo un po’ (recall, retrace) la nostra conoscenza. Parliamo di lingue, parliamo di Italia e di altre cose. Ma prima di iniziare con il video volevo ricordarvi che potete potete andare su Italki, se non conoscete Italki è un sito per fare lezione con dei professori di lingua oppure dei tutor, sono lezioni personalizzate e sono estremamente comode perché potete farle da casa, ovunque voi siate. Non dovete spostarvi e pagate mediamente decisamente meno rispetto a delle lezioni in una scuola di lingue. Io insegno su Italki, tra l’altro ho quasi raggiunto il traguardo delle 600 lezioni, quindi se volete fare lezione con me potete seguire il link che troverete nella descrizione di questo episodio, nell’ applicazione di podcast dove ascoltate, oppure sul sito podcastitaliano.com, e facendo così potrete avere $10 in crediti Italki, e potrete anche se volete fare lezione con me oppure con qualsiasi altro insegnante. Ve lo consiglio, è un ottimo modo per migliorare italiano e parlare magari come Artem adesso andiamo a sentirci la nostra conversazione.

Fai una lezione con me su Italki e ottieni gratuitamente 10$ in crediti Italki:
go.italki.com/teacher-davide


– Ciao a tutti e benvenuti su Podcast italiano e in questo video vi presento, un poliglotta straordinario, ovvero… presentati (introduce yourself), chi sei?

– Buongiorno a tutti, mi chiamo Artem e è una bugia (lie) che sono un poliglotta straordinario, so qualche lingua ma straordinario no!

– Artem fa il modesto (is being modest) ma in realtà lui sa moltissime lingue tra cui il tailandese (thai), beh un po’…

– Un po’. Un po’ il tailandese.

– E anche… beh, tante altre lingue, tra cui l’italiano. Non mi ricordo tutte. Beh, come ci siamo conosciuti? Perché questa è una cosa interessante.

– Sì.

– Quando… quanti anni fa era, ti ricordi?

– Cinque… quattro anni fa, credo. Quattro anni fa ho avuto (*avevo) un blog…

– Ma spieghiamo che tu sei russo, non l’abbiamo detto.

– Ah, sì! – Ma avete capito, no, che non sono italiano.

– Artem, Artyom in realtà, è un siberiano vero. Viene da Novosibirsk.

– Sì sì sì, da Novosibirsk e sono qua… siamo a Milano e sono qua in Italia per (*la) quarta volta, giusto?

– Per la quarta volta.

– E l’Italia è stata la ragione principale per cui mi sono messo sulle lingue (meglio: ad imparare lingue) (I started to learn languages / how got into languages).

– Ti sei messo ad imparare le lingue.

– Sì sì sì, e ho cominciato dall’italiano, poi facendo quello che… utilizzando i materiali come (quelli che) fa Davide, contenuti autentici, sono riuscito ad imparare l’italiano, poi le altre lingue. Ma la domanda era di (*su) come ci siamo conosciuti?

– Sì… beh, su Facebook era!

– Su Feisbukeee!!!

– Mi piace come mi prende in giro, imita il mio accento.

– Su Facebook! Sì, su Facebook.. (il fatto) è che ho avuto (avevo) un blog e volevo che le persone leggessero il mio…

– Ah, quindi era spam?

– Sì, era spam.

– Io questo non lo sapevo. Pensavo fosse un interesse nei confronti di una persona italiana, della lingua… no, era spam, puro!

– Questo era spam all’inizio, poi dato che Davide (mi) ha chiesto: “Ma cosa vuoi?!”Ma cosa vuoi di (*da) me?!

– “Sì, ma chi sei?!”

– Dovevo inventare (make up) una ragione.

– Una scusa!

– E così sono terminato… come dire?

– Ho finito… abbiamo finito per diventare amici.

– Abbiamo finito per diventare amici. Ma sì, all’inizio non necessariamente cercavo (senza “le”) persone con cui praticare, ma poi è un destino che adesso ho amici italiani, e tutti questo grazie a(llo) spam, quindi (lo) spam…

– Lo spam è cosa buona e giusta (=è una cosa buona – espressione che viene dalla Bibbia)!

– Ripeti.

– Lo spam è cosa buona e giusta!

– Erika, la voce della verità.

Sì perché tu sei venuto in italia in viaggio, se non sbaglio, a Verona e ti sei innamorato della lingua italiana e così è iniziato il tuo percorso linguistico (linguistic journey).

– Sì, sono venuto (nel) 2013 (duemilatredici), poi due-tre mesi dopo ho cominciato a studiare la lingua e poi il mio prossimo viaggio (*viaggio successivo) in italia tutto fatto (l’ho fatto tutto*) in italiano. È completamente l’altra esperienza (*è tutta un’altra esperienza) di (*che, rispetto ad) essere un turista che non parla neanche inglese quando sono stato in Italia per la prima volta e quando puoi parlare, quando hai amici italiani, quindi mi raccomando (please, make sure that…), studiare (studiate*) l’italiano.

– Studiate, imparate l’italiano. Aha.

– Devo anch’io migliorare il mio italiano ma non bisogna parlare come nativo (come un madrelingua*) se il vostro obiettivo è solo viaggiare, avere amici, ma… sì.

– Sono d’accordo. Sì, spieghiamo meglio, perché… tu praticamente stavi imparando l’italiano all’epoca…e quindi, vabè… abbiamo scoperto che era spam, si trattava di spam in realtà, però la tua scusa era che volevi fare uno scambio italiano-russo, e poi abbiamo iniziato effettivamente a farlo, non so per quanto abbiamo parlato, ma in realtà neanche così frequentemente, ogni tanto solo (only once in a while).

– Sì sì, ma all’epoca dopo… all’inizio utilizzavo il tuo concorrente (competitor)

– No, non è concorrente.

– Si può dire il nome?

– Sì, Alberto, ma non è concorrente, non creare rivalità che non ci sono. [ride]

– Alberto Arrighini, Italiano Automatico, lo conoscono tutti, se conoscete me conoscete di sicuro Alberto.

– Sì, Alberto, se guardi questo video la metà è grazie a te, l’altra metà è grazie a Davide, che ho imparato l’italiano. Sì, quindi dopo aver studiato con i contenuti autentici da (*per) quattro-sei mesi ho cominciato a parlare con gli italiani su Skype e anche con l’altro mio amico Carlo che magari guarda questo video, ciao Carlo. Sì, non bisogna parlare, non bisogna praticare ogni giorno, due volte, tre volte per (a*) settimana basterebbero (would be enough).

– Sì, sì. E poi ripercorrendo la nostra amicizia noi ci siamo visti per la prima volta…era… a Torino, sì, sei venuto, ti ho ospitato.

– Sì, sì sì.

– E poi di nuovo… aspetta ma questa è la seconda volta… Ah, è la seconda volta! No, pensavo..

– Sì, ci siamo visti mille volte su Skype ma in (di*) persona è la seconda volta solo.

Pensavo di più, mi sono confuso (I thought it was more, I got confused)..

– Non vi siete… vabbè, ma non devi mettere questa parte (e invece l’ho messa :D), non vi siete visti a Bratislava?

– Eh no, non c’era a Bratislava “Artemio”.

– Ma sembra… sembra già mio fratello.

– Ormai è passato tempo… è difficile credere…

– che ci siamo visti per (la) seconda volta.

-Sì, infatti, pensavo fosse tipo la terza almeno.

– Sì

.- E niente, tu vorresti vivere a Milano, in Italia?

– Sì.

– Beh, so già la risposta però te lo chiedo lo stesso (I’m asking you anyway).

– Sì, vorrei fare un’esperienza, studiare qui, vedere… cioè immergermi (immerse myself)nella lingua italiana, nella cultura italiana perché…

Riprendi (in questo caso riprendere = to film) la cultura italiana. Non si vede il KFC. Ah, sì vede? Vabbè, Milano ha anche molte catene internazionali (international chains) e molte culture.

– Sì, anche quello è bello, così gli italiani non mi buttano fuori (won’t kick me out), così gli stranieri si (vedono) bene (meglio: sono ben visti). Perché se è una città piccola magari devi essere come (un) italiano.

– Sì, mentre Milano è molto più multietnica (multi-ethnic).

– Anche volevo dire (*Volevo anche dire) che anche se si può imparare la lingua a casa, a casa tua, Russia, Inghilterra, qualsiasi paese, è meglio stare qui perché qui impari molto veloce, soprattutto se hai amici, fai tutto in italiano, così impari veloce e impari anche le cose natural(i).

– Beh, in un giorno che, anzi meno di un giorno, qualche ora, quante parole ti abbiamo insegnato? Poi non se te le ricordi, però…ti abbiamo insegnato… che cosa ti abbiamo insegnato? Beh, le bacchette (sticks) del cibo cinese.

– Sì.

– Non so, tante parole.

– Tante parolacce (bad words).

– Tante parolacce che non possiamo ripetere.

– Ok, un’ultima domanda. Se dovessi individuare una sola cosa che ti ha dato non l’italiano, in generale le lingue che cosa sceglieresti?

– Nel senso che… che cosa mi ha portato?

– Che cosa ti ha apportato (brought about) nella tua vita.

– Va bene, questa è molto semplice perché prima di avere… prima di studiare le lingue pensavo che il mondo è come (la) Russia. Sì, sapevo che ci sono altri paesi ma l’idea principale è che non guardo all’Italia, alla Francia, alle altre culture, almeno la lingua cui so (*di cui conosco la lingua) come la (una*) cultura straniera, per me è come se io fossi nato nel mondo e il mondo per me è la mia casa.

– Sei un cittadino del mondo.

– Un cittadino del mondo, davvero. Perché… pensiamo al nostro paese, per esempio. Se… io sono nato a Novosibirsk e per me (la) Russia è qualcosa del (di) mio, perché sono Russo. Ma quando impari le lingue capisci che tutto il mondo è tuo, se parli una lingua e vieni in italia, per esempio, puoi utilizzare questa lingua, puoi fare amicizie, è molto più facile tutto anche se a volte, anche se a volte dici delle cavolate (stupid things) perché non parli molto bene. Ma sì, semplicemente le lingue mi hanno dato il sentimento (meglio: la sensazione) che sono a casa anche se non sono a (in*) Russia.

– E su queste “note di diversità” ti ringrazio. Non eravamo così seri prima del video, però sì, è vero, sono d’accordo. Forse le lingue meglio di qualsiasi altra cosa ti fanno capire che tu sei così ma non vuol dire che tutti sono come te. Quindi grazie per queste belle parole. Ci vediamo… non so, in Italia oppure in Russia la prossima volta.

– Vi aspetto in Russia.

– Beh, noi personalmente su Skype probabilmente. Grazie per aver visto questo video.Se state imparando il russo andate sul canale di Artem.

– “Il” Russian Progress.

– Russian Progress. Ottimo canale, come Podcast Italiano ma un po’ meno bello. Ma per il russo. Eh sì. Andate sul suo canale. Grazie e alla prossima. Ciao.

– Ciao!

Interviste, Podcast

Intervista ad Amir Ordabayev, poliglotta kazako che conosce 10 lingue – Intervista #17

Alcuni link menzionati durante l’episodio:

Fai una lezione con me su Italki e ottieni gratuitamente 10$ in crediti Italki: go.italki.com/teacher-davide
Intervista Amir e Artem: https://youtu.be/ZW8Y0o9ztO0
Intervista Amir e Luca: https://www.youtube.com/watch?v=AyC_or_L30A&t=321s

Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano. Io mi chiamo Davide e oggi ho il piacere di rispolverare o forse resuscitare (resurrect) una rubrica (section, feature) del mio podcast che da un po’ di tempo non era attiva, ovvero quella delle interviste. Perché oggi abbiamo un’intervista con un poliglotta, Amir Ordabayev, un poliglotta kazako, che sa tantissime lingue 10 lingue – se non di più, ho perso anche io il conto (I lost count as well) – tra cui l’italiano. Quindi l’intervista ovviamente è in italiano, parliamo di tante cose soprattutto che c’entrano (have to do with) con l’italiano, l’Italia, la sua passione per il calcio, tra l’altro, perché ama il calcio. Se sapete in russo il canale di Amir vi può interessare perché fa tanti video in cui insegna varie lingue utilizzando il metodo… un metodo simile a quello di Michelle Thomas.

Prima di far partire (to start) l’intervista però volevo parlarvi di un altro ottimo metodo – oltre al canale di Amir – per imparare le lingue straniere, per imparare a parlarle soprattutto, che è Italki. Italki, che sponsorizza gli episodi che sto facendo in questo periodo di Podcast Italiano, è un ottimo strumento per iniziare a parlare qualsiasi lingua e soprattutto è bello perché io, come forse sapete, insegno su Italki. Se volete fare lezione con me potete seguire il link in descrizione, nella descrizione di questo episodio, e potete iniziare a fare lezione con me. La cosa bella è che Italki vi da dieci dollari che potete utilizzare per fare una lezione, per provare a fare una lezione e questo è utile anche per me. Quindi sarebbe un ottimo modo di aiutare me e anche voi stessi e il vostro italiano. Devo dire che è un ottimo servizio, lo uso anch’io per imparare le lingue e soprattutto ci insegno (I teach there), quindi ci vediamo su Italki se volete parlare l’italiano con me.

Vi ricordo che potete trovare anche la trascrizione di questa intervista sul sito Podcast Italiano. Se state ascoltando su Apple Podcasts oppure su Spotify o su qualsiasi altra applicazione, nella descrizione di questo episodio troverete il link alla trascrizione. Ora incominciamo. Buon ascolto!

D: Ciao Amir, benvenuto su Podcast Italiano, sono contento che tu abbia acconsentito a questa intervista.



A: Ciao Davide, beh, ti ringrazio per l’invito e sì, sono molto contento di essere qua e di poter fare quattro chiacchiere (have a chat) con te, sì, sono stra-felice (super happy). 

D: Sì, noi ci conosciamo, diciamo, indirettamente, perché è la prima volta che parliamo di fatto (in fact), però conosciamo ognuno l’esistenza dell’altra persona (meglio: sappiamo entrambi dell’esistenza / siamo entrambi consapevoli dell’esistenza dell’altra persona).

A: Sì, ho visto un paio di video con Artyom, con un (il) creatore di Russian Progress. Penso che sia un contenuto molto interessante anche per le persone che imparano russo. Sì, sapevo che tu parli russo.

D: Sì, sì. Tra l’altro ieri io mi sono preparato a questa intervista e ho rivisto l’intervista con Artyom, quindi sì, sono pronto a farti un sacco di domande. Riassumiamo un po’ la tua carriera linguistica Amir, tu parli di 10 lingue credo, se non hai aggiunte altre nel frattempo (in the meantime), che sono il russo, il kazako, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco, l’italiano, il cinese, il turco, il portoghese, forse anche il giapponese che non c’è in questa lista.

A: Sì, il giapponese ma non… ancora non l’ho padroneggiata  (corretto: padroneggiatO) (I still haven’t mastered it) ma per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue penso che il “padroneggio” (corretto: la padronanza) non esiste. In (nel) senso, anche se tu parli una lingua molto bene, da madrelingua, di tanto in tanto (from time to time)tutti facciamo errori. E proprio perciò (meglio: proprio per questo / e perciò) ho deciso di aspettare almeno due-tre anni e poi forse sarò capace di aggiungere il giapponese ma…

D: Non ti senti di definirti… di aggiungerlo alla lista di lingue padroneggiate,  sì.

A:  Ancora no, ma vedremo che cosa succederà nel futuro.

D: Capisco, capisco. Dunque la mia domanda è: perché? Cioè, qual è la tua personale motivazione? Cioè, è chiaro che ci sono tante motivazioni, tanti motivi, tante cose belle che “escono”, diciamo, da una lingua imparata (meglio: che otteniamo dall’apprendimento di una lingua).  Ma c’è qualcosa, proprio, che più di tutto il resto tu trovi in una lingua straniera? Se ti faccio il mio esempio brevemente, nel mio caso la cosa che proprio mi piace di una lingua – e secondo me potrai, diciamo, capirmi in questo senso (in this respect, regard) – è la pronuncia. Proprio i suoni di una lingua straniera, l’aspetto fonetico delle intonazioni, tutto questo, io lo trovo estremamente interessante ed è qualcosa che è abbastanza irrazionale, non so spiegare questo interesse. C’è qualcosa di simile per te? Magari la stessa pronuncia e fonetica.

A. Sì, assolutamente. La pronuncia mi piace moltissimo in qualsiasi lingua straniera. E poi per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, io non saprei dire perché mi piace così tanto. Forse è l’unico talento che ho, forse, quello per le lingue. Perché tutto quello che c’entra con le altre materie… io (per esempio) direi che non sono bravo in matematica. Poi quando ero giovane giocavo gli (corretto: a) scacchi (chess), ma non ci riuscì (meglio: non ci sono mai riuscito). In (nel) senso, non sono diventato un giocatore molto forte, diciamo. E per quanto riguarda le lingue mi piace moltissimo l’intonazione, ascoltare, diciamo, la pronuncia, la pronuncia straniera. E proprio perciò (per questo) ho deciso di imparare le lingue, di usare tutto il mio tempo libero ad (per) imparare le lingue. Ho cominciato con l’inglese, perché era obbligatorio (compulsory) a scuola, e poi ho deciso di imparare le altre lingue mediterranee, diciamo, il francese, spagnolo, ed italiano.

D. E tu quindi sei… essendo nato e cresciuto in Kazakistan… quindi tu sei bilingue dalla nascita?

A. Sì ma per me è molto più facile usare il russo perché quando sono andato a scuola tutto, diciamo, l’insegnamento (teaching, education) era in russo ma parlavo il kazako in casa di tanto in tanto con i miei genitori.

D. Ma quindi il kazako lo usi anche nella vita di tutti i giorni?

A. Beh direi che lo capisco abbastanza bene, ma se l’argomento, diciamo, è piuttosto scientifico io… per me sarebbe molto più difficile usarlo. Nelle grandi città si può vivere e parlare soltanto in russo e sentirsi comodo (meglio: a proprio agio). Penso che sia (un’)ottima cosa che vuol dire che in Kazakistan le persone non soffrono da xenofobia (meglio: non sono xenofobe) e ancora usano (meglio: usano ancora) la lingua russa, che è comunque una bellissima lingua che mi piace moltissimo.

D. Ed è una ricchezza, poi.

A. Sì, sarebbe stato un errore perché la lingua russa rappresenta una ricchezza. Diciamo il patrimonio culturale (cultural heritage).

D. Tu pensi che comunque essere bilingue – magari non al 100%, perché hai una lingua più forte di un’altra – ti abbia aiutato nell’apprendere altre lingue? Perché spesso i bilingui, almeno per quanto riguarda la pronuncia, sembrano essere più bravi di altre persone. Almeno, questa è la mia esperienza…

A. Sì, sono stra-convinto (I’m totally convinced) che mi ha (abbia) aiutato molto perché soprattutto con la pronuncia… col francese, soprattutto, perché ci sono suoni molto simili che magari sono un po’ più difficili per i russi, cioè per le persone di madrelingua russa, ma per me era, diciamo, un vantaggio abbastanza importante. E anche per quanto riguarda la logica, perché sono sono stato fortunato di imparare due lingue che appartengono alle diverse (corretto: a diverse) famiglie linguistiche. Diciamo che questo mi ha permesso ad (di) avere la mente più aperta, o forse più flessibile se posso dire così.

D. Certo perché automaticamente hai un sacco di suoni in più (you have a lot more sounds).

A. Sono stra-convinto che almeno quattro o cinque suoni non esistano in russo e(d) è quello che come ho detto già (meglio: come ho già detto) mi ha permesso di, diciamo, di avere una pronuncia francese forse superiore.

D. Certo, sapevi già fare questi suoni fin da subito (right away). Parlaci allora nello specifico della tua esperienza con l’italiano. Dato che alla fine questo è un podcast per chi impara l’italiano, parliamo più nello specifico di questo, com’è iniziata la tua avventura con l’italiano e… non so, raccontaci un po’.

A. Da un lato, diciamo, sono assolutamente d’accordo con quello che dice Luca Lampariello. Non bisogna imparare due tre lingue allo stesso tempo, ma quando cominciavo… diciamo, quando cominciava la mia avventura con le lingue io cercavo di imparare… e anzi (actually), imparavo spagnolo e francese allo stesso tempo quanto già mi sentivo comodo (a mio agio) con l’inglese. E poi mi sono reso conto che io volevo anche imparare l’italiano. E da un lato diciamo che la conoscenza del francese aiuta con l’apprendimento dell’italiano, ma dall’altro so benissimo che ogni tanto faccio errori quando parlo italiano, faccio (i) tipici errori spagnoli, non so se posso dire così.

D: Lo spagnolo esce fuori, emerge quando vuoi parlare. Ho presente (I know) la sensazione di avere questa interferenza in testa. 

A: Di tanto in tanto sì, capita, ma io cerco in ogni caso di ridurre quegli errori. Ma diciamo che ho cominciato ad impararla… a imparare la lingua italiana dopo aver raggiunto un livello B1 in spagnolo e in francese, e questo mi ha aiutato un po’.

D. Certo. Tu come usi l’italiano nella vita quotidiana e… anzi, lo usi tutti i giorni oppure no? Perché arrivato a 10 lingue (once you reached 10 languages) è probabile che alcuni giorni ovviamente non c’è (meglio: ci sia) alcuna presenza dell’italiano, immagino. Che ruolo ha?

A.  Mi avrebbe (CORRETTO: sarebbe) piaciuto parlare italiano molto più spesso, ultimamente partecipo in (ad) uno scambio linguistico con il mio amico che si chiama Gabriele e di solito parliamo una volta a settimana, che vuol dire trenta minuti parliamo russo e poi parliamo un po’ italiano, e lo uso anche in maniera più passiva, diciamo, guardando i video su YouTube e i video che riguardano gli argomenti come… beh, la filosofia, un gioco di scacchi (il gioco degli scacchi) e il calcio.

D: Su quello poi ti faccio una domanda dopo. Però volevo farti prima la domanda anche su questo, no? Dici che lo ascolti più passivamente di quanto tu lo parli, e spesso è così, no? Però quello che volevo chiederti (è): come fai a cercare di migliorare, appunto, il parlato, le abilità attive? Perché io lo vedo ancora nel mio Russo, è una cosa che non mi piace, non mi piace del tutto e non mi soddisfa del mio russo. Io capisco molto bene il russo parlato però ogni volta che devo parlarlo io stesso mi rendo conto che non lo parlo a sufficienza (meglio: sufficientemente bene) e tante strutture che sono perfettamente chiare e trasparenti quando le sento non le capisco. Ed è una cosa normale, capita a tutti. Però tu come fai, soprattutto… immagino poi che ad Almaty… immagino non ci siano molti italiani con cui (parlare italiano)… o ce ne sono? Non lo so, dimmelo tu.

A: Beh, c’è la comunità italiana ma io purtroppo ancora non sono riuscito a fare gli (non serve “gli”) amici italiani qua, ma vedremo che cosa succederà in futuro. Sì, per quanto riguarda il miglioramento delle tue capacità più attive, cioè parlare… sì, di commettere, di fare meno sbagli io cerco di leggere le notizie a voce alta. Ultimamente, recentemente ho cominciato di (A) registrare la mia propria voce utilizzando il programma che si chiama Adobe Audition e poi paragonare la mia versione con quella della versione italiana. E anche un’altra cosa che mi piace fare è leggere, diciamola, la novella (corretto: IL ROMANZO)… nonostante sia superficiale (meglio: anche se è superficiali, anche se non è delle più profonde), come quelle scritte da Paolo Coelho, che è uno scrittore famoso. E, per esempio, il primo capitolo per la prima volta lo leggo in russo e poi cerco di leggere lo stesso capitolo in italiano e poi prestare attenzione (pay attention to) e e analizzare come si può esprimere lo stesso pensiero in una lingua straniera e poi registrare la mia propria voce. Se io sono stra-convinto che magari utilizzerò con l’espressione nella vita reale cerco di scriver(mela) su carta (su un foglio) e poi come un’altra attività registrare la mia propria voce. E così piano piano spero di poter migliorare, diciamo, la qualità.

D. Beh diciamo che questo tuo… questo è un lavoro di analisi, più che altro. Però la cosa difficile secondo me è poi mettere in pratica queste cose che uno nota, perché anch’io ho spesso noto tante cose quando sento il russo… “ah, qua sarebbe bello utilizzare questa parola attivamente”. Però poi, come diciamo noi, “tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare” (un’altra espressione con lo stesso significato è “è molto più facile a dirsi che a farsi”). 

A. Sì, ma almeno così forse sarai un po’ più preparato ad usare qualche frase, ma sì, è un processo che forse… è un processo molto molto lento sfortunatamente.

D. Ho capito. Sei mai stato in Italia?

A. Sì, sono stato a Roma. Ho passato tre giorni a Roma e poi ho conosciuto un posto… una bella città, una piccola città che si chiama Gaeta, molto vicina di (A) Roma. Ci vuole (vogliono) soltanto 30 minuti per arrivarci con il treno, ma mi è piaciutA la tranquillità soprattutto, il carattere delle persone che sono state, così, diciamo sorpresE quando cominciavo ad utilizzare L’italiano, con loro. Volevo anche vedere le altre città, Milano, Torino, poi. Sì, c’è (meglio: ci sono le) Cinque Terre, Porto Venere se lo pronuncio correttamente. È un posto che è molto conosciuto e penso che meriti.

D. Quali associazioni mentali ti vengono in mente quando senti l’italiano?

A. Beh, diciamo che 4-5 anni fa io avrebbe (AVREI) risposto con una lista dei (di) giocatori italiani tipo, come… non so, tipo Alex Del Piero, Francesco Totti, Gigi Buffon, ma recentemente ho deciso anche di imparare altre cose legate alla cultura italiana e oggi, la risposta di oggi sarebbe forse Leonardo da Vinci,  che ancora oggi da (d)a mangiare ai francesi (to this day is feeding the French), non agli italiani quanto soprattutto ai francesi. Beh, Dante Alighieri che… lui aveva cominciato a scrivere non in latino ma anche in taliano parlato che non so fino a che punto potremmo chiamarlo, diciamo, il padre della letteratura italiana. E forse il clima, il sole e il cibo, soprattutto.

D. Ma tu leggi… hai provato a leggere Dante o la Divina Commedia in originale?

A. Oggi, diciamo, mi trovo in un momento in cui sono capace di leggere la novella (romanzo) superficiale (meglio al plurale: romanzi superficiali), diciamo a livello delle novelle (romanzi) scritte da Paolo Coelho.

D. Ti correggo solo, ti correggo solo, “romanzi”, perché le “novelle” in italiano esistono ma sono un’altra cosa, sono come quelle di… sono racconti brevi (short stories), come quelle di un altro scrittore fiorentino di quell’epoca, ovvero Boccaccio, non so se lo conosci, che ha scritto Il Decameron (o Decamerone), e lì sono 99 – o 100, non mi ricordo – novelle. Anche quello tra l’altro è molto famoso, è un’opera molto famosa, un po’ difficile ovviamente perché la lingua è diversa, ma non troppo.

A. Comunque ti ringrazio per il tuo feedback, e un’altra cosa molto importante quando si tratta dell’apprendimento delle lingue è  assolutamente necessario di (senza “di”) avere una mente aperta ed essere in grado di accettare tutto… beh, tutto il feedback, soprattutto quando viene da parte di una persona madrelingua.

D. Certo ci sono delle specificità dell’italiano, secondo te, che bisogna tenere in considerazione quando lo impari? Magari degli aspetti diversi che ha solo l’italiano, che le altre lingue non hanno, oppure l’italiano è come tutte le altre lingue e quindi imparare l’italiano non si differenzia (=non è diverso da) da imparare altre lingue?

A. Beh, soprattutto io direi per gli stranieri non esagerare l’intonazione italiana, perché…

D. Bel consiglio, mi piace questo, sono d’accordo.

A. Ho sentito tante persone (che) con lo scopo, diciamo nella speranza di imitare, di cercare di diventare un buon(O) studente (imitano l’accento italiano), ma molte volte esagerano.

D. Sì, *con accento stereotipato italiano* pizza, pasta, questo, quell’altro!!
Conosco questo accento che di fatto poi non è molto realistico, per fortuna nessuno parla così.

A. E anche per gli italiani immagino che questo sia un po’…

D. Un po’ offensivo forse. Nel senso, capiamo, e alla fine anche noi imitiamo i tedeschi, tutti imitano altri popoli in maniera (esagerata), cioè tutti facciamo imitazioni, come dire, esagerate e caricaturali (come delle “caricature”, mostruose, esagerate). (Però è meglio non esagerare!)

A. Per dare qualche consiglio, sì, io direi (di) non esagerare le intonazioni, soprattutto all’inizio dell’apprendimento, poi con il patto di tempo si può adattare piano piano. E un altro consiglio che mi piacerebbe dare è prestare molta molta attenzione all’uso d(ei) congiuntivi, che è molto diverso dallo spagnolo e dal francese in italiano.  

D. Sì, il congiuntivo anche per noi italiani è un po’… è un tema ostico (=difficile, tricky), una una cosa che spesso sbagliamo. Ma alla fine in tutte le lingue c’è qualcosa che i madrelingua sbagliano, in quale misura è un errore e in quale misura è un errore… cioè scusa una evoluzione della lingua? Questa è una questione filosofica, forse.
Volevo farti una domanda molto semplice, ma non magari non così semplice in realtà. Hai una parola preferita in italiano? Per suono, per… non so, per come scorre (for the way it flows).

A.  Mi piace una (meglio: LA) parola “mossa(move) che quella… che ha a che vedere con gli scacchi (has to do with chess).

D. Ah, una mossa di scacchi.

A. Una mossa di scacchi. Beh, sfizio (whim, fancy, treat)

D. Sfizio.

A …perché mi piace così tanto io non (lo) saprei dire, forse come una persona (corretto: da persona) che parla Russo da madrelingua per me non è difficile pronunciarla, quella combinazione. Sfizio.

D. Lo sfizio come togliersi uno sfizio (do something you wanted to do far some time)? Oppure uno sfizio come qualcosa da mangiare, che vuol dire “una tentazione”, uno sfizio?

A. Sì, la tentazione, in quel senso, tentazione. “Kapris” (dal francese caprice, simile all’italiano “capriccio”) in russo.

D. Togliersi uno sfizio. Mi sono tolto lo sfizio di intervistare Amir, finalmente.

A. E poi riuscire, è un verbo che che mi piace. “Riuscire a fare”, no? A volte… l’espressione, per esempio, “a volte ci riusciamo, a volte no”. Penso che sia molto elegante.

D. Ho capito in realtà prima abbiamo toccato, diciamo, un pochino, il tema del calcio, però non l’abbiamo sviluppato. Volevo chiederti un po’ com’è nato il tuo amore per il calcio (football / soccer) e il ruolo dell’italiano in questa tua passione.

A. Penso che il calcio sia qualcosa (di) universale, che condividiamo tutti. Beh, quasi tutti (i) paesi, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua, dalle radici. È lo (UNO) sport molto semplice, con la meta… con l’obiettivo semplicemente (di) mettere la palla in rete (put the ball in the net). E proprio perciò (per questo) non bisogna avere tanti soldi, non bisogna appartenere a (una classe sociale specifica) per poter giocare, e proprio perciò (per questo) penso che sia così universale, è un fattore molto importante per quanto riguarda la facciamo lo scambio fra i paesi, fra le culture, e quando quando avevo, se non sbaglio, 6-7 anni ho cominciato a giocare con altri ragazzi e così, diciamo, è nata la mia passione per il calcio.

D. Ma segui il calcio italiano?

A. Beh, oggi lo seguo perché da quando Cristiano Ronaldo…

D. Volevo arrivare lì! (that’s where I was driving at)

A. Sì, è andato alla Juve penso che diciamo il… lo status di (della) Serie A sia un po’ superiore a paragone con (paragonato a) due-tre anni fa.

D. Tu utilizzi l’italiano anche per, non so, ascoltare le interviste dei calciatori (footballers / soccer players) e degli allenatori?

A. Beh, soprattutto degli allenatori.

D Perché quella… è una cosa divertente, poi, perché diciamo che in Italia prendiamo un po’ un po’ in giro (we make fun of) soprattutto i calciatori per il loro modo di parlare, perché spesso ci sono anche esempi celebri (famous examples) (come Cassano oppure Totti) di persone che non parlano molto bene l’italiano…

A. Sì, una volta ha detto “se sapessi che rimaneva avrei detto rimane”.  Sono d’accordo che non è un buon esempio per quelli che stanno imparando in italiano.

D. Però è comunque un linguaggio semplice, quindi… e dicono sempre le stesse cose poi, alla fine, è un disco rotto (broken record) sentire le interviste dei calciatori.
Avevo una domanda che mi interessa personalmente. La passione delle lingue… come fare (=come si fa) per farla diventare, secondo te, un lavoro? Perché non è una cosa così facile. Appunto tu fai il traduttore, insegni, fai l’interprete, fai varie cose. Secondo te questo è il modo? Ovvero occuparsi di tante cose diverse e ognuna ti apporta (generates, produces) una parte dei guadagni? Perché è una cosa che mi chiedo anch’io, no? Cioè uno impara le lingue, è una laurea (degree) che non è delle più (quotate), come dire, non è certo una laurea in ingegneria (engineeering)? Come facciamo noi amanti delle lingue a viverci di lingue (make a living out of languages)?

A. Penso che sia importante studiare il mercato, in (nel) senso che (meglio: di scoprire) quali sono le capacità che sono richieste da un mercato dove abiti, nella tua città. Qua ad Almaty io direi che l’inglese non è già (più) utile per (gli) interpreti perché tante persone già lo usano diciamo ogni giorno, no? Quotidianamente (daily). Ma io ero (sono stato) piuttosto fortunato di poter imparare due, tre altre lingue, lo spagnolo, il francese che nel contesto della (di) Almaty loro (non serve “loro”) sono lingue rare, e quello mi dà una (la) possibilità di offrire i miei servizi ai (a) prezzi un po’ più un po’ più elevati  rispetto alla media. Io direi che da un lato sia importante imparare qualche lingue rare (corretto: QUALCHE LINGUA RARA) ma poi cercare le possibilità di offrire i tuoi servizi, perché se impari una lingua come lo Swahili, se ci sono pochi contatti, scambi o fra le due paesi (corretto: I paesi), quello non ti servirà, non servirà a nulla. Dunque da un lato bisogna essere consapevoli (di) quali sono le capacità che sono veramente richieste e poi cercare di imparare almeno due lingue rare.

D. Tu lavori anche con l’italiano come traduttore e interprete?

A. Lavorare con l’italiano ancora non mi è capitato, ma forse in futuro. Beh, io vorrei migliorare in ogni caso la mia conoscenza delle lingue, e poi non lo so, fra 2 anni mi piacerebbe provarci, ma la combinazione che viene più spesso è quella di francese-russo e spagnolo-russo e viceversa.

D. Volevo chiederti se ti sono… se hai qualche aneddoto del lavoro di interprete, in particolare, qualche situazione curiosa, oppure stressante, o qualcosa che ci puoi raccontare che ti è capitato, perché tu fai l’interprete, quindi, nelle conferenze.

A. Ogni volta quando lo speaker  decide di prendere un’altra persona in giro (prendere in giro un’altra persona) oppure di raccontare un aneddoto è sempre molto stressante per (gli) interpreti, soprattutto quando tu devi tradurre in tempo reale (in real time). (Una volta) facevo un (l’)interprete per il Global Summit of Financial Directors.

D. Una cosa molto seria.

A. Una cosa molto seria, e poi le persone hanno cominciato di (a) parlare di politica, di tutto quello che che abbia (corretto: a) capitato con (all’)Ucraina, fra Ucraina e Russia. Eh sì, era molto stressante tradurre tutto in tempo reale, direi.

D.  Anche perché se poi traduci male qualcosa rischi di mettere in bocca a una persona delle cose che non ha detto (put in someone’s mouth words they didn’t say) e rischi che vada molto male, finisca molto male.

A. Sì, una (quella) volta anche se l’argomento del summit non era la politica le persone, non so, per qualche ragione avevano cominciato di (a) parlarne.

D. Qual è la tua, diciamo, il tuo rapporto, la tua opinione sul ruolo della tecnologia anche nella traduzione? Dato che ti occupi di traduzione e la tecnologia migliora pian piano. Tu come la vedi, qual è il tuo rapporto personale con la tecnologia, i traduttori automatici e tutte queste cose che vengono fuori?

A.  Ma sono, saranno soprattutto (meglio: perlopiù) disponibili fra un po’ di tempo, ma penso la domanda sempre rimarrà (meglio: la domanda rimarrà / ci sarà sempre), la domanda soprattutto per i (meglio: la domanda di) professionisti di altissimo livello. Dunque penso che non bisogna aver paura che i robot rubino il lavoro.

D. Quindi sei ottimista da questo questo punto di vista.
Ok, volevo farti un test pronuncia, finire in maniera divertente e farti dire degli scioglilingua (tongue-twisters) in italiano, dato che abbiamo capito, tu hai una pronuncia buona, lo abbiamo visto tutti, abbiamo avuto modo di toccare toccare con mano questa cosa (we had the chance to experience it firsthand) Allora, adesso ho due scioglilingua per te che Proverò anch’io a pronunciare, perché non sono facili nemmeno per me, e il primo è questo, lo dico io prima. Sopra la campa (panca* :D) la capra campa, sotto la panca la capra crepa. (literally: over the bench the goat lives, under the bench the goat dies) Vediamo Amir alla prova.

A. Cercherò di fare del mio meglio (do my best), no?  Sopra la panca la carpa campa sotto la campa la capra crepa.

D. Capra. Carpa è un pesce, capra è l’animale.

A. È stata una sfida, no?

D. Ho altro scioglilingua per te, sei pronto?

A. Sì.

D. Trentatre trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando. (literally: 33 people from Trento entered Trento, all 33 of them trotting along)

A. Ci proverò. Trentini… ah! Trentatré trentini en… ah! Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando.

D. Trotterellando. Sì, dai, non male, te la sei cavata abbastanza bene (you did a pretty good job), devo dire.

Ok e l’ultima scioglilingua per te è questo: se oggi seren non è doman doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà. (literally: if today the sky is not clear it will get clear tomorrow, if doesn’t get clear it will get clear – it makes no sense, I know).


A. Se oggi seren non è doman seren sarà se non sarà seren si rassenerà…

D. Rasserenerà.

A. Rassenerà, ah!

D. All’ultima parola! Vabbè comunque quasi. Beh Amir, ti ringrazio per il tuo tempo.

A. Sì, grazie per l’invito soprattutto.

D. Amir, dove ti possono trovare le persone su internet?

A.  Il (sul) canale di YouTube..

D..con più di 100.000 iscritti, tra l’altro! Quindi Complimenti per il successo su YouTube.

A. Sì, beh, grazie ma ci voleva (ci è voluto) almeno, non lo so, 5-6 anni di caricare un video ogni settimana ma piano piano si può si può raggiungere quella cifra.

D. A proposito, tu (su YouTube) fai tante lezioni in tante lingue in…  usando il russo come lingua base, quindi io ho tante persone che mi ascoltano dalla Russia, quindi se siete russi e volete imparare l’italiano con Amir, Amir ha fatto tanti video. Ma anche (video di) altre lingue tu fai un video per tedesco, per il giapponese, per lo spagnolo ho visto tanti video. Quindi andate sul canale di Amir e… non so, da qualche altra parte (somewhere else)?

A. Io direi YouTube e forse Instagram, non so se potremmo lasciare il link in un articolo o nella descrizione.

D. Certo, lasciamo anche il link a tutti i social, anche alle interviste, l’intervista che hai fatto con Luca (Lampariello), o meglio una chiacchierata multilingue che ho risentito ieri. (È) un po’ datata (dated, old) ormai, avrà 7-8 anni, però è comunque interessante. E anche all’intervista con il mio amico Artyom per chi parla russo molto interessante. Dura quasi un’ora, più di un’ora forse.

A. Abbiamo parlato, beh, di tante cose non solo legate con (all’) apprendimento delle lingue ma anzi, delle cose che non c’entrano nulla con le lingue, ma penso che sia stata una una chiacchiera(ta) (chat) molto simpatica, come quella di oggi.

D. Va bene allora grazie mille ancora e alla prossima Amir, ci sentiamo.

A. Grazie Davide, ciao.

D. Ciao ciao.

Episodi senza trascrizioni, Podcast

Come festeggiamo la Pasqua! (con Erika) – RST #60

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Buona Pasqua, cari ascoltatori di Podcast Italiano! Oggi io ed Erika vi parliamo della Pasqua nelle nostre vite (e in Italia). Il nostro regalo per voi è che per la prima volta in questo episodio di Riflessioni senza trascrizioni c’è il video!

Alcune parole che forse non conoscete che abbiamo utilizzato nell’episodio:

Stare a cuore – Hold dear
L’argomento di oggi è un argomento che ti sta particolarmente a cuore ed è la Pasqua  [0:55]

Martellate e trapanate – suoni di martello (hammer) e trapano (drill)
Stanno facendo dei lavori quindi se sentite delle martellate o delle trapanate beh, sapete il motivo. [1:15]

Agnello – Lamb
L’agnello è una cosa di Pasqua? O forse mi confondo tra i simboli di Pasqua e i piatti tipici. [4:48]

Impasto – Dough
La colomba […] in realtà è molto simile al panettone come impasto. [5:26]

Avanzi – Leftovers
Sembra che abbiano preso gli avanzi del panettone e gli abbiano rimescolati. [5:36]

Avvezzo – Accustomed
Eh ma sei tu che sei più fervente cattolico di me. – Avvezzo? [6:30]

Dote – Skill
Non sono una persona conosciuta per le sue doti artistiche [7:59]

Anello di fidanzamento – Engagement ring
Sai che ci sono certi che mettono gli anelli di fidanzamento dentro le uova di Pasqua? [8:39]

Carati – Carats
E poi dentro metti un bell’anello da 300 carati. [8:57]

Una volta tanto – For once
Una volta tanto parliamo di lingua italiana! [9:47]

Essere patiti di qualcosa – To be a fan of something
Non so, io non sono patito di sorprese [10:19]

Calare drasticamente – Drastically decrease
Con gli anni la quantità di uova di Pasqua è andata drasticamente calando [10:55]

Smaltire – Work off
Ah pensavo “si va in palestra a smaltire sul tapis roulant!” [11:49]

Giorno feriale – Giorno in cui si lavora
Ed è un giorno festivo […] feriale è (un giorno) lavorativo [12:53]

Grigliata – Barbecue
C’è questa traduzione di passare la pasquetta, cioè il giorno dopo Pasqua, facendo una grigliata [14:46]

Sfogarsi – Let off steam
Quindi è come se tu a pasquetta ti sfogassi e mangiassi tutta la carne che non hai mangiato durante la quaresima [15:01]

Cortile – Courtyard
Spesso grigliamo direttamente qua, nel mio cortile [15:45]

Scintilla – Spark
Come facevano gli uomini primitivi ad accendere un fuoco con una pietra, fare una scintilla e creare un falò [17:10]

Motoscafo – Speedboat
Poi c’abbiamo il motoscafo, andiamo a grigliare il pesce… [19:25]

Prendersela – To blame
Non puoi prendertela con chi ti ha fatto la domanda, ma prenditela con te stesso che non ti sei organizzato [19:34]

Chicca – Caramella, cioccolatino (qui: piccolo regalo, sorpresa)
Trovate anche come delle piccole chicche, delle anteprime degli episodi sia video che audio [21:57]