Intervista #2 – Jeremy dal Belgio

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Benvenuti su Podcast Italiano. In questa intervista parlo con Jeremy, belga e che parla l’italiano ottimamente. Andate su podcastitaliano.com per leggere la trascrizione integrale dell’intervista e, detto questo, buon ascolto!

D: Ciao Jeremy, come va?

J: Ciao Davide, sto bene e tu?

D: Anch’io molto bene, sono contento finalmente di fare questa intervista con te, perché sei una delle persone che parlano l’italiano meglio tra le persone che conosco.

J: Grazie.

D: Sono sempre molto stupito da quanto ti interessi l’Italia, ciò che succede, le notizie, la cultura in generale. Vorrei iniziare chiedendoti di fare magari una breve introduzione su di te:  cosa fai nella vita, cos’hai studiato?

J: Allora, come hai detto tu mi chiamo Jeremy..

D: Prima di tutto, scusa, da dove vieni, perché non l’abbiamo detto.

J: Sono belga, sono nato a Brussel, però vivo nella parte francofona del Belgio, in Vallonia. Per il momento abito a Ottignies. Ho studiato storia all’università durante (PER) cinque anni, poi durante il mio periodo di disoccupazione ho provato a partecipare a concorsi per lavorare nell’ambito italiano in Belgio – ambasciata, rappresentanza, istituti – ma poi ho trovato lavoro in una società che rivende tessuti, quindi li compra, li rivende, magari il mio boss fa un po’ di disegni di creazione. E’ ben pagato ,quindi sono contento, ma non ho mai spesso di provare a partecipare a concorsi. Per l’appunto ce n’è uno entro (tra) poco tempo per la rappresentanza permanente dell’Italia nell’Unione Europea. Vivo con la mia ragazza da quattro anni e mezzo.

D: L’italiano è una parte importante della tua vita, si può dire così?

J: Ho trovato lavoro in un ambito molto diverso però a un certo punto era quasi la mia ragione di..

D: ..di vita..

J: .. di essere, sì.

D: Quindi, tornando un po’ indietro, tu hai studiato storia all’università dicevi, però studiavi già italiano..?

J: Sì, ho iniziato a studiare l’italiano nel mio ultimo anno scolastico. Stavamo per fare una gita in Italia, a Venezia, Firenze, Siena..

D: Tu e la tua ragazza?

J: No, la mia ragazza la conosco da quattro anni e mezzo quindi era nel 2005-2006, quindi 10 anni fa ho iniziato a imparare l’italiano per poter parlare con la gente e cavarmela da solo in Italia. E poi non ho smesso. Ho fatto questa scelta da solo, quindi non era un’obbligazione (obbligo) imposta dai professori, ma l’ho scelta io, e ho seguito un corso di sera, un’ora un’ora e mezzo a settimana.

D: Si può dire che l’italiano, la scelta dell’italiano sia legata in qualche modo alla storia o no? Cioè, ti ha aiutato l’italiano magari anche a studiare la storia, sei più interessato alla storia magari dell’Italia..

J: Allora, all’inizio era una scelta separata quindi non aveva quasi niente a (che) vedere con la storia, poi con i miei studi mi ha aiutato nel consultare qualche opera in italiano sul mio argomento di tesi.

D: Quindi ti interessa anche la cultura, è qualcosa che utilizzi, che per te rappresenta un’interessa che ti aiuta a migliorare anche il tuo italiano immagino.

J: Sì, certo. Per l’appunto ho letto qualche anno fa la storia d’Italia di Montanelli, quindi lego spesso i due interessi, le due passioni.

D: Dato che hai menzionato appunto un libro, volevo chiederti che ruolo ricopre la lettura in italiano per te, e che libri consiglieresti a chi non è al tuo livello ma a chi ha iniziato da meno tempo.. perché io penso che la lettura abbia un ruolo molto tempo, soprattutto a un livello già più avanzato per migliorare, per aumentare le parole conosciute. Cosa consiglieresti?

J: Per me la lettura è essenziale, soprattutto in italiano ma anche in altre lingue, come l’inglese. In italiano quindi consiglierei addirittura la storia d’Italia di Indro Montanelli, perché secondo me per qualcuno che ha un livello intermedio o quasi avanzato – è una lingua abbastanza semplice, che poi ti fa scoprire l’identità storica di un paese, con qualche nota di umorismo. Penso che l’autore sia stato attaccato per quest’opera di divulgazione dalla cosiddetta..

D: Opinione pubblica?

J: No, al contrario, dalla comunità scientifica, storica, perché non indicava sempre le sue fonti, ecc. Ma lui dice che il suo pubblico era lo scopo della sua opera, quindi è un’opera di divulgazione in una lingua abbastanza semplice. E’ un’opera abbastanza lunga, quindi ci sono diversi volumi.. può pare (parere) a prima vista fastidioso, ma ne vale la pena.

D: E invece altri libri, non so, per chi ha iniziato da meno tempo? C’è qualcosa che potresti consigliare?

J: Magari i fumetti. I fumetti.. c’è l’aspetto ludique..

 D: Ludico.

J:.. ludico in più che ti aiuta a imparare, e ancora adesso lo faccio con il fumetto Asterix, ogni tanto leggo un fumetto in italiano. Ho comprato l’ultimo alla libreria, era in italiano quindi ne ho approfittato.

D: Volevo chiederti: per quanto riguarda film, serie TV, televisione, qual è il tuo approccio? Li guardi, li guardi cono sottotitoli in italiano, senza nessun sottotitolo o con i sottotitoli in francese, come ti muovi in questo senso?

J: All’inizio guardavo senza sottotitoli perché potevo guardare solo RAI 1, quindi all’inizio non capivo un granché. A forza di perseverare, di ascoltare sempre ho potuto.. posso capire i film e le serie senza sottotitoli. Quindi adesso li guardo senza difficoltà senza i sottotitoli.

D: Non ti dava (causava) frustrazione questa sensazione di capire magari, non so, il 30 %,? Perché a me è una delle cose che piacciono di meno,guardare qualcosa. Dire “Ok, adesso so un po’ la lingua, proviamo a guardare la televisione o qualcosa senza i sottotitoli” e poi ti accorgi che capisci comunque ancora poco.

J: E’ abbastanza frustrante, soprattutto all’inizio, quando hai il dizionario a portata di mano e poi consulti, consulti e finisci per..

D: Non seguire più..

J.. il film, perché sei sempre nel dizionario. Però ne vale la pena, è necessario, l’ho fatto per l’italiano – il mio modo secondo me è sempre ascoltare, ascoltare e leggere, anche se non capisci, perché devi abituarti alla musica della lingua per quanto riguarda l’ascolto, ma anche il ritmo della lettura.

D: E per quanto riguarda invece il parlato, parlare con altre persone.. beh, ci sono molte idee, c’è chi inizia a parlare fin da subito e magari sa dire poche cose, sa fare conversazioni su temi molto – del più o del meno- il tempo, come ti chiami, quanti anni hai, cosa fai.. qual è il tuo approccio, cos’hai fatto tu personalmente, quando hai iniziato a parlare l’italiano?

J: sono piuttosto riservato, quindi ho preso un po’ più di tempo prima di incominciare a veramente parlare, perché questo atto richiede una certa dose di..

D: sicurezza nei propri mezzi.

J: E il mio difetto è cercare come dire ciò che voglio dire, e quindi prende più tempo di magari qualcuno che non ha paura e parla subito anche con errori.

D: Quindi immagino tu abbia praticato molto l’italiano anche parlato.

J: Con corrispondenti, con te, con altri.. c’è una persona particolare alla quale penso, che ho conosciuto quasi fin dall’inizio e con cui ho ancora qualche contatto anche se più dispersi nel tempo. E’ molto importante perché ti obbliga a parlare o a scrivere se non puoi fare una videochiamata.

D: E’ qualcosa che ti mette anche sotto pressione, può essere qualcosa di negativo per alcuni però sicuramente ti aiuta a pensare sul momento.

J: Sì, a appropriarti della struttura della lingua.

D: Passando invece a un’altro tema. Solitamente chi impara l’italiano, ma in generale qualsiasi altra lingua, lo fa con lo scopo di viaggiare nel paese dove si parla. So che hai viaggiato più volte in Italia, volevo chiederti.. beh, la classica domanda è: quali sono le tue città preferite, quali città hai visitato, cosa ti ha colpito?

J: La mia città preferita rimane penso Roma. Perché è legata alla storia romana che mi appassiona, anche se è una città molta pericolosa, devi stare attento a dove metti i piedi.. strisce pedonali che non si vedono più, ecc.   Ma sì, è una città che mi ha conquistato subito. Ti racconto un aneddoto in merito: eravamo andati con un mio amico (meglio: Io e un mio amico) l’anno prima a Roma e l’anno dopo dovevamo andare in Sicilia. Però il nostro aereo faceva una tappa a Roma. Ci siamo guardati e ci siamo detti, rimaniamo a Roma? (Jeremy actually says “rimanemo”, probably by mistake. It’s funny because that’s how the romans would say “rimaniamo”). Perché no. Siamo scesi, abbiamo avvertito ovviamente la società, la compagnia aerea e abbiamo trovato un albergo e siamo rimasti a Roma. Quindi sì, un grande fascino. Per l’aspetto del centro storico medievale che è anche legato alla mia passione per la storia. E mi è piaciuta anche Mantova.

D: Perché Mantova?

J: Un po’ per le stesse ragioni, che ho provato per Siena (meglio: Per le stessi le ragioni per le quali mi è piaciuta Siena). E poi è quando.. ci sono andato con la mia ragazza questa volta, era (meglio: è) un città calma. Mi è piaciuta (meglio: mi piace) anche l’entrata in città, quando attraversi il fiume. Veramente una vista..

D: Impressionante.

J: Impressionante, anche quando siamo usciti dalla città per la stessa strada, abbiamo guardato indietro, il sole stava tramontando, era davvero una vista bellissima. Però non posso giudicare di più la città perché ci siamo rimasti qualche ora

D: Beh, poche ore che però ti hanno lasciato delle belle memorie.

J: Sì sì. E per finire anche Venezia, perché prima di andarci con la scuola pensavo che aveva (avesse) una reputazione troppo turistica, la città degli innamorati, ecc. Poi quando ci sono stato mi è piaciuta molto.

D: E invece Firenze no? Di solito Firenze è nella top..

J: Firenze – ho trovato che le grandi opere erano un po’ troppo incastrate nella città moderna, diciamo. Però era bellissima ovviamente, questo non si discute. Però mi è piaciuta di più Siena che Firenze, ma non lo dire ai fiorentini.

D: Meglio non dirlo, sì ci sono molte rivalità, campanilismi – come si dice in italiano – tra città e città, regione e regione.

J: Ad esempio tra Pisa e Livorno, Siena e Firenze.

D: Ok, volevo chiederti: cosa ne pensi della mentalità italiana, perché ci sono anche molti stereotipi degli italiani all’estero, come ci sono stereotipi su tutti i popoli. Cosa pensi, che cosa hai notato, se ci sono delle differenze con la mentalità del Belgio, e se hai notato delle differenze tra le varie città italiane.

J: Allora, questa è la domanda più difficile che tu abbia fatto, perché quando mi interesso a un paese o a una lingua cerco di scoprirla per i propri mezzi, non affidandomi dei (ai) preconcetti. Diciamo che scopro il paese in modo mio, e mi sono innamorato dell’Italia e della sua lingua ma non riesco a definire l’oggetto di tale passione. Così come non riesco definire cosa significhi o possa significare essere belga. E’ come innamorarsi di una persona, scopri ovviamente i difetti ma uno ad uno, non posso parlarti di un aspetto..

D: Globale?

J: Globale, da (sotto) questo punto di vista gli italiani sono così, i belghi (Belgi) sono così. Siamo tutti europei, siamo tutti umani, poi scopri i difetti, le qualità uno ad auno. Quindi non posso dirti “Trovo che gli italiani sono così, i belgi sono così..”. Perché quando scopri un popolo e esamini più in dettaglio ciascun aspetto, ciascun dettaglio scopri che finalmente in una certa maniera i belghi (belgi) lo fanno anche, o gli italiani fanno la stessa cosa. Forse in generale, al contrario di quanto ti ho detto, gli italiani sono forse più espansivi, ma dipende dalla zona geografica. Anche da città a città, per esempio a Roma con un amico sono andato a prendere un caffè e ho trovato che il barista, i garçons non erano affatto simpatici. […] Quando sono andato a Roma, con il mio amico, ho chiesto la strada e un tale mi ha spiegato e mi ha messo la mano sulla spalla. In Belgio forse non si farebbe tanto.

D: Dal punto di vista fisico..

J: Sì, del contatto fisico, forse è più appariscente in Italia che in Belgio. Però dipende anche dalle persone, dalle zone.

D: Sì, è molto vero quello che hai detto, ci sono grandi differenze in Italia e quindi la mentalità è uno di questi aspetti che variano moltissimo. Volevo farti ancora due domande. Una è: qual è l’aspetto più difficile dell’italiano, magari qualche aspetto o della grammatica o della pronuncia. Qualsiasi cosa ti venga in mente.

J: Allora, un aspetto di cui mi ricordo quando ho cominciato a imparare l’italiano sono i suffissi. I suffissi degli aggettivi e articoli che dipendono dall’inizio della parola seguente. Per esempio “bello”, “belli”, “begli”, “bei”. Ho avuto qualche difficoltà ad appropriarmi di questo modo di collegare gli aggettivi e gli articoli ai..

D: Ai sostantivi.

J: Magari un po’ l’uso del congiuntivo, che si usa di più in italiano che in francese secondo me, anche se lo uso in francese però è più presente in italiano secondo me. Un terzo punto , ma questo vale per tutte le lingue: l’appropriarsi della struttura delle frasi, imparare a pensare in italiano e smettere di parlare il francese con parole italiane.

D: E questo vale per tutte le lingue. E’ molto più difficili usare quelle espressioni che magari capisci senza problemi se le senti, ma che magari sono un po’ diverse dalla tua lingue. Quindi utilizzare di tua spontanea volontà, che ti vengano automaticamente in testa è qualcosa diversa dal capirle.

In conclusione volevo chiederti, quali consigli  daresti a una persona che sta iniziando o che impara già l’italiano da un po’ di tempo, se hai 2 o 3 consigli che ti senti di dire.

J: allora, questo vale per tutti i livelli: ascoltare, ascoltare, ascoltare, sempre abituarsi, assuefarsi alla musica della lingua. Anche se non si capisce tutto e può essere un po’ frustrante. Fare la stessa cosa con la lettura, provare a avere un dizionario di tasca (tascabile), sempre a portata di mano. usare YouTube può essere molto utile, perché certi canali, certi programmi sono presenti YouTube, politici o culturali..

D: Sì, sono d’accordo su YouTube perché anch’io lo utilizzo moltissimo e secondo me è una delle risorse veramente più utili e più ricche.

J: Ho scoperto questo aspetto di YouTube, oltre a quello musicale diciamo, grazie alla mia ragazza che guarda qualche.. non so come si dice in italiano, YouTubeur?

D: Diciamo YouTuber.

J: Se hai tempo, ovviamente, un ultimo consiglio sarebbe di cercare corrispondenti. Per esempio sul sito studentoftheworld o TandemExchange, così impari a parlare spontaneamente. E’ un linguaggio abbastanza semplice perché parli con una vera persona che ti aiuta a scoprire la vita quotidiana nel paese legato alla lingua che studi.

D: Sono anche molto motivanti gli scambi con persone vere.

Va bene Jeremy, ti ringrazio per questa intervista. E’ venuta molto lunga, spero che però possa essere interessante per le persone che ci ascoltano. Penso che sia molto importante ascoltare interviste, conversazioni di questo tipo, almeno personalmente a me piace molto ascoltare come parlano delle persone. Mi piace che ci sia un’interazione. Ti ringrazio nuovamente.

J: Ti ringrazio anch’io.

D: Buona giornata, ci vediamo nella prossima intervista.

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