Intervista #4 – Luca Lampariello sugli italiani e il loro rapporto con l’inglese

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Bentornati su podcast italiano e oggi torniamo a parlare con Luca Lampariello, con cui abbiamo già registrato un episodio. Oggi parliamo di un altro argomento, parliamo delle difficoltà di noi italiani nell’apprendimento dell’inglese, una lingua che in generale gli italiani non parlano molto bene. Parliamo dei motivi, degli errori, delle falle del sistema scolastico e poi divaghiamo e parliamo anche di altre cose; Luca ama parlare, come noterete. Parliamo della sua esperienza con il latino al liceo e di altre cose che spero troverete interessanti. Quindi detto questo vi lascio alla nostra conversazione e vi auguro buon ascolto.

Davide: Ciao Luca!

Luca: Ciao Davide, come stai?

D: Sto molto bene. Oggi parliamo di un altro argomento. Nello scorso episodio abbiamo parlato dell’italiano imparato dagli stranieri. Oggi invece volevo parlare dell’inglese per gli italiani, come gli italiani imparano l’inglese, le nostre difficoltà, ecc. Volevo iniziare proprio dall’inglese come è insegnato a scuola, perché l’inglese viene insegnato e direi che negli ultimi anni viene insegnato sempre di più, si iniziano a insegnare anche materie scolastiche in inglese. Però non sembra che questa cosa funzioni molto, perlomeno i giovani, che io sappia, nella mia esperienza, non parlano molto bene l’inglese. Volevo chiederti se tu già a tuo tempo ti eri.. ti eri imbattuto nelle lacune del sistema scolastico. Appunto cosa c’è di buono, di salvabile – se c’è qualcosa di buono – e cosa invece sbagliamo, e sbaglia l’istruzione.”

L: Caro Davide, anche io sono passato attraverso le forche caudine (dal latinobe subjected to) della scuola per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue e non solo. Ci sono vari problemi, motivi e ragioni per cui l’apprendimento delle lingue a scuola è assolutamente deficitario (inadequate, falls short). Il primo è che le persone, gli studenti, soprattutto quando hanno 12, 13 o 14 anni, non hanno idea di come si impari in maniera efficiente. Proprio di recente sto leggendo un libro -ne sto leggendo tanti -ma uno in particolare che si chiama ‘How we learn’, ‘Come impariamo’, e in tutti questi libri che ho letto esce fuori il fatto che si impara in maniera poco efficiente a livello di metodi.
Quindi la prima cosa è che non viene spiegato come imparare, come pianificare (to plan). Ti faccio un esempio: quando abbiamo cominciato a scuola media o a scuola elementare ad imparare l’inglese o il francese non ci è mai stato detto perché. Non ci è mai stato detto perché impari l’inglese, perché impari il francese. Era semplicemente una materia da studiare a scuola.
Il che porta al secondo punto e cioè che l’inglese, il francese e/o altre lingue sono viste come una materia da studiare e non come una abilità da acquisire. E questo ha un enorme impatto sul modo in cui si imparano le lingue.
Il che porta al terzo punto: per esempio ci si concentra moltissimo sulla grammatica senza concentrarsi sulla lingua; si passa più tempo a parlare della lingua che la lingua stessa. Kató Lomb, che è una famosa – non so se la conosci – una famosa interprete ungherese che parlava 11 lingue, diceva: “non si impara la lingua dalla grammatica ma la grammatica dalla lingua”.
Un altro motivo per il quale la scuola non è efficiente è che, diciamo, il sistema di voti, (che è) normale – perché bisogna anche valutare gli studenti – rende però l’apprendimento della lingua più una performance che invece uno strumento da acquisire, quindi uno studente – te lo ricorderai anche tu – se viene interrogato ha paura, tende a usare le parole che sa invece di cercare di uscire dal suo guscio (shell), uscire dalla zona di conforto (NdR: più corretto “zona di comfort”) e cercare di dire cose che non sa per essere corretto. Non riceve tanto feedback e non lo vede come feedback, ma lo vede quasi come una punizione, il che ha un impatto psicologico che si conserva, che ci portiamo appresso (we keep tackling with, we can’t get rid of) quando poi impariamo le lingue da adulti per conto nostro – abbiamo sempre paura di essere giudicati. Quindi c’è una competizione e non c’è una cooperazione fra gli studenti.
E poi il quinto elemento, ce ne sono vari altri, ma il quinto elemento nefasto (nefarious, disastrous) è il fatto che gli studenti, agli studenti non viene spiegato che la lingua come un’altra abilità da imparare non è qualcosa che si può insegnare. Nessuno ti può insegnare una lingua, la devi imparare per conto tuo; quindi con questo approccio gli studenti pensano che l’insegnante possa dar loro la lingua, trasmettere loro la lingua e quindi fanno due ore – che ne so – il mercoledì e il venerdì – la settimana, passiva(mente), e poi che ne so fanno relativamente poco e se lo fanno lo vedono come un compito a casa e le conseguenze di questi 5 più altri elementi concorrono a rendere l’apprendimento della lingua particolarmente difficile, mentre invece l’apprendimento della lingua.. siamo delle macchine create per imparare la lingua o le lingue; è solo che ci mettono letteralmente i bastoni fra le ruote (they stand in our way) o vengono messi i bastoni fra le ruote un po’ a tutti dappertutto, non solo in Italia. Le scuole di lingua, le scuole, la stessa università, tu se non sbaglio sei uno studente universitario di lingua giusto? 

D. Sì, traduzione.

L. Traduzione, traduzione. Io ho per esempio uno studente, ho avuto uno studente che ha deciso di prendere corsi con me di russo perché alla sua università non riusciva a decollare (take off). Adesso parla russo benissimo e il suo approccio, dopo che ci siamo fatti una decina di chiacchiere , è completamente cambiato: è diventato il più bravo, probabilmente il più bravo del corso. E non è perché fosse più dotato degli altri, quanto ha capito come si fa, ha capito perché e come gli stavano, paradossalmente – perché la scuola o l’università è un luogo in cui si dovrebbe imparare – mettendo i bastoni tra le ruote.

D. Dato che, come hai detto, le lingue vengono viste più come una materia e non come un’abilità da imparare voglio farti questa domanda anche un po’ provocatoria..

L. Sbarazzina (saucy, cheecky

D. Esatto (ride). Secondo te è giusto che vengano insegnate, che siano imposte agli studenti o dovrebbe esserci una libertà di scelta?

L. Ammetto che non mi aspettavo questa domanda, Davide. La mia risposta sarebbe questa: dipende anche dall’età. Perché se uno comincia a parlare a un bambino di tre anni probabilmente non è così facile chiedere su domande così importanti (meglio: fare domande su questioni così importanti), ma già all’età di sette, otto, nove anni, forse dieci, un insegnante può fare un discorso ai bambini parlando dei benefici e poi lasciando la scelta a loro e anche ai genitori. Quindi niente dovrebbe essere imposto ma dovrebbe essere spiegato il perché ci sono lezioni di matematica, perché ci sono lezioni di inglese, perché ci sono lezioni di tedesco, di disegno e quant’altro. Non ci viene mai spiegato (they never explain it to us, similar to “non ci viene detto”). Diamo per scontato (we take it for granted) che a scuola bisogna fare questo, questo, questo e quest’altro – soprattutto nel sistema italiano, mentre in altri sistemi come quello americano, non vorrei sbagliarmi, è possibile scegliere fra varie classi. Anche all’università non ci sono solo..

D. Sì, nei college si può scegliere..

L. Si può scegliere nei college di fare, di studiare anche lingue, di fare.. insomma c’è una scelta, ma quelle sono persone che hanno un’età che può essere dai venti ai trenta, non sono bambini di dieci anni. Quindi io glielo spiegherei, spiegherei ai bambini perché è importante imparare queste lingue invece di imporglielo. Questo dovrebbe essere il primo passo.
La stessa cosa (per quanto riguarda) il latino, un’altra lingua – lingua morta, quindi un caso un po’ particolare – ma come sai la ritrosia della maggior parte degli studenti verso il latino è anche perché, oltre al fatto di essere oggettivamente una lingua difficile, è (dovuta al) l’approccio. Io sono convinto che se il latino si parlasse e lo si imparasse come lingua viva sarebbe molto più facile. Considerato come lingua morta da studiare, invece che lingua viva da parlare, per fare una traduzione di venti righe ci vogliono due ore con il vocabolario. Se venisse approcciato (if it was approached) come lingua viva (gli studenti) leggerebbero semplicemente il testo, se ci pensi bene. E poi, ritornando a quanto dicevo, non viene neanche spiegato il perché si impara il latino. “Ah, tu devi fare latino” e quindi il ragazzino delle.. medie non credo, ma del liceo dice “che palle devo fare latino, che palle devo fare greco” perché viene visto quasi come matematica, da fare senza sapere perché si fa, quando invece i benefici di imparare il latino sono molteplici (multiple) e fantastici. Era la mia lingua preferita a scuola. Tra l’altro un aneddoto, se ti interessano gli aneddoti.

D. Certo, certo.

L. Autoreferenziale. Dopo essere uscito dal liceo ho saputo (I found out) che mi chiamavano ‘il mostro del 5°A’ per la mia passione per il latino, perché normalmente.. ti spiego, questo non è per vantarmi (not to brag) ma anzi, per spiegarti un’altra cosa che mi fa sorridere, (ovvero) che la mia professoressa mi dava la versione (=un testo da tradurre dal latino), io la finivo in dieci minuti, tutti gli altri in due ore non avevano ancora finito, io in una lezione ne facevo cinque, sei, sette, otto. E il motivo per cui ero così rapido non è perché ero un genio, come venivo visto a scuola, ma perché approcciando il latino quasi come lingua parlata e avendo questa passione ci lavoravo parecchio a casa e avevo cominciato io stesso a tradurre dei libri con questa traduzione bidirezionale di Cicerone, e quindi la professoressa – siccome nel liceo scientifico i testi di latino sono molto più semplici che quelli del (liceo) classico,  ovviamente mi sembrava tutto facilissimo, e quindi facevo versioni su versioni (many translations, noun + su + noun = moltissimi/e) , con questa professoressa sbalordita che mi diceva “Ma come fai?!”. Ma non stavo  traducendo lezioni di Tacito , che è molto più difficile, ma lezioni al livello di Cesare. Non so se tu hai fatto latino a scuola..

D. Sì sì..

L. .. e non so se hai fatto latino e anche greco, ma..

D. No, greco non l’ho mai fatto.

L. ..greco non l’hai fatto, hai fatto il liceo scientifico come me, immagino.

D. Sì, ho fatto lo scientifico, esattamente.

L. Quindi, per dirti, tutto è relativo nella vita. Ero conosciuto come ‘il mostro’, che sembrava una cosa.. il secchione (geek, bookworm) della scuola, quando io in realtà avevo capito come studiare fin da prima, quindi studiavo meno degli altri ma con risultati migliori, perché secondo me quello che conta è come fai le cose.
Un altro libro che ho letto che secondo me è fantastico.. se parti dal presupposto che il talento è ciò che svolge il ruolo principale (plays the main role) ti dai letteralmente la zappa sui piedi (you shoot yourself in the foot, literally ‘hit your feet with a spade’). Pensando: “Lui ha talento, io no quindi chissenefrega (who cares), imparare le lingue niente ”, quando invece bisogna avere quella che in inglese viene definita “Growth Mentality ”, cioè “mentalità di crescita”. Ognuno ha un corredo genetico (genetic makeup) con cui nasce – io non sarò mai come Bolt se voglio correre, ma posso raggiungere dei risultati eccezionali con l’impegno, la dedizione ecc. ecc. Quindi avere questa mentalità del “oggi sono così, domani sarò la versione migliore di me stesso” non viene insegnata, non viene impartita a scuola  e tutto questo e altre cose hanno un impatto rilevante sul modo di imparare le lingue e il modo di vivere.   

D. Tutto.. sono d’accordo con tutto.

L. Mi fa piacere, mi fa piacere (ride).

D. Tra l’altro, dato che abbiamo iniziato a parlare di latino, tu leggi ancora in latino ogni tanto?

L. Sì, sì, ho comprato pochi giorni fa le lettera di Seneca. Diciamo che non leggo solo in latino, tendo a leggere libri bilingue, e non tendo a leggere libri come se fosse semplicemente un romanzo, ma  mi studio dei paragrafi. Per esempio adesso  ci sono le lettere sulla felicità di Seneca, ci sono alcune cose che mi sono comprato sul De Amicitia di Cicerone che mi piacciono particolarmente, ma uso sempre libri bilingue e lavoro sempre a paragrafi, per guardare anche come le due lingue funzionano in rapporto l’una all’altra (in relation with one another). Quindi il latino lo pratico poco, lo parlo zero, ma comunque non ho mai perso quel rapporto che ho con il latino, perché è una delle mie lingue preferite per sintassi, per costruzione linguistica. E’ una lingua fantastica, e il greco antico sospetto che sia ancora meglio; solo che quando avevo 15 anni ho cominciato con il greco antico e poi ho optato per il più prosaico tedesco perché mi serviva di più. Però incomincerò il greco moderno, ho già tutto l’impianto (layout, sistem) preparato. Comincerò il greco moderno a settembre del 2017, è una promessa.   

D. Però quello antico no.

L. Quello antico non ho piani di impararlo, non ho piani di imparare il sanscrito o altre lingue antiche, se avrò tempo a disposizione a palate (in spades, lots of) – cosa che sembra una prospettiva remota – potrei, ma direi che non avverrà per adesso perché il mio approccio alle lingue è più un approccio pratico. Tendo ad imparare lingue che posso usare, quindi non necessariamente sono lingue particolarmente parlate – ti faccio l’esempio dell’ungherese che viene parlato sì e no da 10, 20 milioni di persone, di cui 10 in Ungheria, ma 10 milioni mi bastano e mi avanzano (are more than enough). Nel senso, se io vado in Ungheria.. mi ha colpito questa conversazione che ho avuto con mio zio di recente, mi fa: “Ma che impari a fare (why on earth are you learning) l’Ungherese se non lo parla nessuno”. Gli ho detto: “Beh, 10 milioni di persone.. io ne sono solo una, non ne conoscerò mai 10 milioni, quindi se vado a vivere in Ungheria l’Ungheria diventa particolarmente importante per me.

D. Interessante. Tornando invece all’inglese imparato da noi italiani, dato che spesso escono queste statistiche, queste analisi sul livello di conoscenza dell’inglese in Europa, e dato che siamo sempre in fondo a queste classifiche, secondo te qual è la causa di tutto questo? Ci sono delle cose che facciamo davvero male? O che fanno (gli altri paesi) in modo diverso per quanto riguarda la scuola, o pensi che non sia tanto la scuola a giocare un ruolo importante, quanto tutto il resto – quindi la TV, l’interesse personale, e anche la necessità di sapere l’inglese?    

L. Allora, premettendo che la scuola non aiuta, perché il sistema è comunque deficitario per l’insegnamento delle lingue – non in tutto ma almeno in quello – direi che il problema principale è la mentalità. Premetto che gli italiani non sono più o meno dotati (gifted, talented) rispetto ad altri popoli; il problema non è la nazionalità come è evidente, ma il sistema. Il sistema ha un impatto sulla mentalità. Per spiegarti in breve i francesi e gli spagnoli hanno un problema molto molto simile, cioè: perché gli italiani, gli spagnoli, i francesi – per farti un esempio – sono scadenti (poor, mediocre), sono peggio degli inglesi, dei tedeschi, degli scandinavi ecc. Perché gli scandinavi sono così bravi con l’inglese? Facendo una macroanalisi direi che ci sono vari motivi.
La televisione è uno. Ma la televisione, cioè per esempio il fatto di guardare tutto in inglese direttamente con sottotitoli nella propria lingua madre (come in Olanda, come in Svezia, come in Norvegia, come in Finlandia) ha un impatto rilevante sul modo in cui le persone acquisiscono l’inglese; ma è uno solo degli aspetti, che rientra nel concetto di mentalità. Per esempio in Italia non si ha la mentalità di vedere un film in lingua originale, si va sempre a vedere un film – almeno per la maggior parte, a parte gli appassionati – si guarda un film.. (doppiato in italiano)

L. Infatti a questo proposito per me è difficilissimo trovare posti dove guardare film in inglese, tutti i nuovi film – vabè, adesso è uscito da poco lo spin-off di Star Wars ‘Rogue One’. Non c’è un posto che lo dia (shows, dare un film = to show, play a movie) a movie in inglese.

D. Esatto, ma questo non è un problema così rilevante adesso. Ti faccio l’esempio di una città come Roma – la capitale d’Italia, all’interno dell’Europa – ha due o tre cinema che danno questo servizio, per dirti quindi.. mentre a Parigi dà questo servizio; sono sia, come li chiamano i francesi, VO o VF, cioè versione originale o versione francese.Questo è un problema di ‘macroambiente’, quindi già questa mentalità ha un impatto rilevante su quello che poi gli studenti o le persone in generale fanno a casa loro. Con internet è possibile fare qualsiasi cosa. Puoi vederti qualsiasi film, con qualsiasi sottotitolo da scaricare, in qualsiasi versione. Quindi non c’è più la scusa degli anni ‘80: “Ah, mi devo comprare la cassetta di ‘Speak Up’ a 30.000 lire al mese”; si può fare qualsiasi cosa, come ben sai.

D. Netflix – soprattutto per l’inglese – è il paradiso di chi impara le lingue, perché ci sono i sottotitoli in inglese e l’audio in inglese di tutte le loro produzioni.

L. Tutto. E’ possibile fare qualsiasi cosa. E nonostante questo, nonostante questa rivoluzione di internet, gli italiani rimangono indietro per tante cose, perché hanno una mentalità comunque abbastanza vecchia. Quindi quando succede qualcosa nel mondo gli italiani arrivano sempre cinque anni dopo, no? Come anche internet installato nelle case. L’apprendimento delle lingue non fa differenza, quindi, per dirti, teoricamente tutti gli italiani potrebbero guardarsi film in lingua originale, ora come ora. Sulla televisione, su internet.. ma perché non lo fanno? Perché è un problema di mentalità. Non hanno la mentalità del vivere la lingua, ma hanno la mentalità del ‘la lingua è una cosa che deve essere imparata prima a scuola’. Anzi, studiata a scuola. E poi ci si butta (you take the plunge), si va all’estero.. tutti questi stereotipi, (come) “per imparare l’inglese devi solo andare all’estero”. E’ assolutamente falso. Non dipende dove sei, ma come vivi e con chi vivi (è ciò) che fa la differenza. Tornando al discorso di cui parlavamo nell’altro podcast, io vivo a Roma ma non vivo come un italiano medio. Nel senso, parlo costantemente lingue straniere, lavoro con le lingue straniere, guardo film in tutte le lingue, leggo libri e riviste in lingue straniere, quindi letteralmente sono attorniato, circondato oserei dire, dalle lingue straniere – ma questo è il frutto di una scelta personale. Non me l’ha imposto nessuno ed è una cosa che chiunque può costruirsi (everybody can build for himself) se ha la volontà e la mentalità per farlo.      

D. Quindi direi che hai risposto alle due domande successive che volevo farti, appunto ‘quali sono gli errori principali?’. Quindi il nostro errore principale consiste nel non utilizzare (meglio: approfittare di) tutte le possibilità enormi che ci vengono date soprattutto da internet.

L. Esatto. Ancora non tutti hanno sotto agli occhi (non vedono, non si rendono conto di) le possibilità – preferiscono guardarsi un film in italiano, perché comunque immaginano che farlo in inglese implica (requires) sforzo, ecc. ecc., quando in realtà, quando diventa una cosa ‘di tutti i giorni’, lo stile di vita, imparare l’inglese – così come altre lingue – non è così difficile. Immagino che fra venti anni le persone, i ragazzi anche di età relativamente giovane, di 20-30 anni che parlano dieci lingue e anche bene non saranno un’eccezione in paesi e in parti del mondo dove questo è rilevante, in cui viene dato un peso – perché imparare le lingue ti apre letteralmente mondi, solo che molto spesso la gente non ha né percezione né interesse.

D. Parlando invece delle nostre difficoltà come italiani nel parlare inglese, quali sono i nostri problemi, non so, di fonetica, di lessico. Immagino tu sappia, tu abbia avuto a che fare (you had to deal with) spesso con italiani che tentano di parlare inglese, quali sono i problemi principali?

L. Il problema principale direi che ha che vedere con due cose sostanzialmente, la struttura della lingua e la fonetica – che poi è tutto. Per quanto riguarda  la fonetica, gli italiani hanno difficoltà soprattutto con le vocali, a parte la ‘erre’, che può rappresentare un problema perché è diversa nelle due lingue, (il problema principale) sono i dittonghi, il fatto che l’inglese ha una complessità vocalica ben superiore all’italiano. L’italiano ha ‘a, e, i, o, u’, la posizione delle labbra non cambia, mentre in inglese quando si pronuncia /eə/. /oʊ/, queste non ci sono e quindi questo crea non pochi problema a un italiano.

D. Per non parlare della /iː/ e /ɪ/.

L. Per non parlare della /iː/, /ɪ/ e il fatto che ci sono tante cose nella fonetica inglese che sono diverse dall’italiano. Sia a livello di tratti soprasegmentali, cioè a parole povere l’intonazione, che della pronuncia. Il problema principale sono queste vocali, ma non solo. Non solo il movimento delle labbra, ma anche vocali che vengono definite ‘tense’ e ‘lax’, cioè tese o rilassate. Per esempio “eat” è una vocale in cui i muscoli  sono tesi, mentre “it” in cui è rilassata. Gli italiani confondono e dicono “eat” e “eat”. No?

D. Sì, “beach-beach” (al posto di bitch), “sheet-sheet” (al posto di shit)  

 L. “Beach-beach”, per non parlare di “sheet-sheet”. Ecco perché ci sta questo famoso video, ‘An Italian who went to Malta’.

D. Sì sì, leggendario quel video.

L. Il leggendario video in cui giocano proprio sul fatto che gli italiani non distinguono.. (ride)

D. Beh, forse nel caso di queste parole ci va anche bene (we’re lucky) perché non diciamo la parolaccia, ma diciamo la parola..

L. Sì, la parola giusta, no? (ride) E’ vero.

D: Magari non è la nostra intenzione, vogliamo proprio insultare.

L. Però ne esce una cosa ibrida, perché nel caso di “shit” non è né  /ʃɪt/ né /ʃiːt/, ma è una cosa.. quindi il parlante dell’inglese potrebbe dire “ma stai dicendo sheet o stai dicendo shit?” Gli italiani dicono un misto, perché la dicono corta ma con una “i” che non è neanche lunga, infatti si chiama tesa, /iːt/ . E questo è un problema rilevante.
Per quanto riguarda l’intonazione, è anche un problema perché l’inglese ha un tipo di intonazione un po’ diversa dall’italiano, per vari motivi: sia per il ritmo, il famoso ritmo, lo ‘stress’. Il modo in cui ‘stressano’ le parole all’interno di una frase. E anche il fatto per esempio che in italiano, in francese, in spagnolo di solito la lunghezza in unità di tempo di una sillaba è più o meno la stessa per tutte le sillabe mentre per l’inglese è diverso, l’inglese è una “stressed-time language”, cioè una lingua il cui ritmo dipende dalla struttura anche delle parole, oltre che dalle sillabe. Adesso senza complicare le cose, i tratti “intonativi” soprasegmentali sono diversi, e quindi è un problema. E poi, parlando strettamente di lingua e di grammatica ci sono una serie di cose che mettono in difficoltà gli italiani per esempio le preposizioni, i ‘phrasal verbs’, i famosi ‘phrasal verbs’ su cui la gente si straccia le vesti (their their hair out, or literally their clothes), pensando che se non si sanno tutti questi verbi cosiddetti ‘frasali’ allora non si parla l’inglese, quando in realtà non è così, perché i verbi frasali sono importanti ma non così importanti. Ci sono tanti modi di dire la stessa cosa in maniera diversa .                

D. E quella è anche un’abilità molto importante, ed è molto utile svilupparla. L’abilità di dire qualcosa “con quello che hai”.  

L. Esattamente, che è un’altra abilità di sopravvivenza, tra virgolette, (quella) di semplificare. Mi ha colpito per esempio un commento su un video su YouTube in cui una persona diceva “Ah, ma Luca ha parlato per 40 minuti senza usare neanche un phrasal verb, quindi non sa bene l’inglese”. Ho detto “Mah (ride), non lo so!”. E’ semplicemente che in alcuni contesti i phrasal verbs possono essere letteralmente ‘bypassati’, cioè si può anche evitare di usarli, perché l’inglese è una lingua ricchissima che offre tante alternative.

D. Va bene, direi che abbiamo affrontato tutti i temi di cui volevo parlare, quindi ti ringrazio. Come sempre è tutto interessante quello che hai da dire. La prossima volta parleremo di dialetti e accenti in Italia, che è un altro argomento molto interessante.

L. Grazie Davide, grazie a te per avermi invitato. Spero sia stato interessante per chi ci ha ascoltato e se c’è qualche studente delle scuole medie e delle superiori – italiano – che ascolta, prenda nota delle cose più importanti per cambiare l’approccio scolastico perché non dipende dal sistema ma dipende da loro se vogliono imparare una lingua no, e a casa possono fare qualsiasi cosa, e che imparare una lingua è fantastico, cambia il tuo modo di vedere il mondo e il tuo modo di guardare te stesso, quindi meglio di così non si può.

D.Sicuramente. Grazie ancora e alla prossima!

L.Un abbraccio! Ciao.

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