Avanzato #1 – I dialetti italiani

Benvenuti su podcast italiano. Questo è il primo episodio di livello avanzato e il tema di oggi sono i dialetti italiani, che personalmente trovo estremamente interessante, ma che spesso purtroppo causano dubbi a tutti gli stranieri che imparano l’italiano.

Versione a livello intermedio

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Forse siete a conoscenza del fatto che in Italia esistono molti dialetti, e se siete già stati in Italia probabilmente vi siete resi conto di come non sempre il modo di parlare della gente sia comprensibile in egual maniera (in an equal manner) in ogni angolo dello stivale. Magari non avete difficoltà a capire gli abitanti di una regione, ma spostandovi altrove la vostra comprensione peggiora significativamente. Forse vi hanno spiegato che ciò è causato dalla forte presenza di dialetti sul suolo italiano.

Innanzitutto occorre fare una distinzione tra dialetto e accento. In inglese, per esempio, con “dialect” comunemente si intende “varietà di inglese”. In italiano, tuttavia, il dialetto è qualcosa di diverso. I dialetti in Italia, infatti, sono delle vere e proprie (actual) lingue separate. O meglio, lingue  “sorelle” dell’italiano, che presentano (to differ, exhibit differences/ es. presentare somiglianze, presentare rischi ecc.) tuttavia numerose differenze. Io, abitando in Piemonte (nel nord) capirei molto poco se una persona mi parlasse in dialetto siciliano.

In Italia, infatti, esistono numerosissimi dialetti. Quanti? Difficile dirlo, perché spostandosi di pochi chilometri ogni dialetto muta leggermente, quindi, a rigor di logica ( logically speaking, stands to reason), potenzialmente potrebbero esisterne migliaia.

L’italiano, in quanto lingua romanza, deriva dal latino. Ciò di cui forse non siete al corrente è che l’italiano si parla relativamente da poco tempo. La base dell’italiano è il fiorentino letterario del 1300. Penso abbiate sentito parlare di Dante, il più celebre scrittore italiano. L’italiano viene definito spesso come “la lingua di Dante”, ed egli stesso (he himself) è conosciuto come  “il padre dell’Italiano”. Tale titolo è appropriato perché il suo contributo (contribution) alla lingua è stato eccezionale. Infatti fu uno tra i primi a scegliere di non scrivere esclusivamente in latino, ma anche nella lingua locale (chiamata a quei tempi “volgare”). Il suo capolavoro “La Divina Commedia” fu scritto in volgare fiorentino, ovvero la lingua di Firenze. Egli stesso creò molte parole da zero basandosi (on the basis of) sul latino classico, molte delle quali ancora in uso.

L’importanza di Dante fu così grande che di fatto il suo fiorentino divenne la lingua utilizzata dai letterati (scholars, intellectuals) di tutta Italia per comunicare e scrivere (insieme al latino), ma era una lingua che la gente comune non conosceva e non parlava. Persino a Firenze la lingua mutò (mutare = cambiare, changed) nel corso dei secoli a partire dai tempi di Dante. A causa della situazione politica italiana, dopo la caduta dell’impero romano la penisola è stata frammentata in diversi regni e stati. In ognuno di questi, il popolo adoperava (adoperare = usare, utilizzare / used) la propria lingua. Gli idiomi italici (idiomi=languages, but rarer / italico = of Ancient Italy) – con poche eccezioni – discendevano tutti dal latino.

Nel 1861 l’Italia divenne (became / divenire = diventare) un regno unitario, e l’italiano, basato sul fiorentino, fu adottato come lingua nazionale a causa della sua importanza letteraria. Ma fu necessario molto tempo prima che il popolo iniziasse a utilizzarlo. L’istruzione obbligatoria per molti decenni non ebbe particolare successo (wasn’t very succesful). Le guerre mondiali in parte aiutarono, in quanto persone da ogni angolo del paese dovevano comunicare tra di loro. Inoltre spesso i soldati scrivevano lettere ai propri familiari in italiano e non in dialetto, dato che spesso non sapevano nemmeno come si scrivessero le parole dialettali, mentre conoscevano le basi dell’ortografia dell’italiano, che avevano studiato a scuola.

Ciò che contribuì maggiormente (contributed more than anything else) alla diffusione capillare della lingua fu l’avvento della televisione negli anni ‘50. La televisione portò l’italiano in ogni angolo della penisola. Per questo l’italiano è una lingua giovane: è utilizzato su larga scala (on a large scalesolamente da circa 70 anni.

Oggi l’italiano è diffuso praticamente su tutto il territorio. Nel 2006 il 91,8% di abitanti dichiarava di parlare italiano. I dialetti, tuttavia, non sono scomparsi, e sono parlati maggiormente da persone anziane e in zone di provincia (ma non esclusivamente) e in contesti familiari e informali, ma molto più raramente in ambito lavorativo. (working environment / ambito = scope, context, field).

Inevitabilmente però l’utilizzo del dialetto è in calo (declining). Io, per esempio,  nonostante  tutti i miei nonni siano piemontesi, non parlo il dialetto Piemontese, eccezion fatta (with the exception of) per alcune parole e frasi. La diffusione del dialetto dipende da innumerevoli (countless, numerous) fattori, tra cui regione, età, classe sociale, ecc. Ad esempio il dialetto Veneto, contraddistinto (characterised / sin: caratterizzato) da una ricca storia letteraria, è ancora vivo e vegeto (very much alive).

I dialetti hanno influenzato e influenzano tutt’oggi (to this day) l’italiano stesso (italian itself). Infatti in ogni regione l’italiano è caratterizzato da parole e usi provenienti dal dialetto locale, e per lo stesso motivo gli accenti sono molto variegati (varied, diverse). Per questo ogni regione possiede il proprio “italiano regionale”, mentre l’italiano scritto è decisamente più uniforme. Gli italiani però non hanno solitamente problemi quando comunicano in italiano. Anzi, è proprio la necessità di comunicare che ha reso e rende (made and is still making / render = to make, to render) l’italiano sempre più consolidato nel paese.

So che tutto questo può spaventare lo studente straniero, non abituato a una tale varietà dialettale (not used to such a variety of dialects) nel proprio paese. Ma il mio consiglio è: non preoccupatevi. E’ difficile al giorno d’oggi trovare un italiano che non parli l’italiano. La difficoltà principale può essere capire l’accento, che varia fortemente  da regione a regione, e alcuni regionalismi (regional traits). Spero che con il tempo imparerete ad apprezzare la nostra grande ricchezza  di accenti, di parole e di usi che costituiscono (costituiscono, make up) l’eredità dei dialetti nella lingua italiana .

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Spero che questo episodio vi sia piaciuto, se non avete capito tutto ascoltatelo di nuovo, una seconda, una terza volta. Se avete troppi problemi  potete provare ad ascoltare l’episodio intermedio in cui parlo di dialetti, perché è praticamente lo stesso testo ma semplificato, con parole più facili e senza alcune informazioni. Come ho già detto troverete la trascrizione sul sito, inoltre sempre sul sito vi lascio una cartina dei dialetti italiani. Come ho detto nell’episodio è difficile stabilire dove inizia un dialetto, dove finisce un dialetto, dove inizia un altro dialetto, comunque ci sono persone  che ci hanno provato, linguisti che si occupano di dialetti, che hanno provato a cimentarsi in questo difficile compito,  e anche se una mappa del genere non può essere perfetta, secondo me è molto interessante.

Questo per oggi è tutto, ci risentiamo nel prossimo episodio.
Alla prossima!

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