Avanzato #8: Siamo dipendenti dagli smartphone?


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Ciao a tutti e bentornati su Podcast Italiano!
Oggi volevo fare un episodio su un tema a cui mi sto interessando recentemente, ovvero la dipendenza (addiction) dagli smartphone (ma in generale dalla tecnologia). Credo si tratti di un argomento molto attuale (topical) ovunque voi viviate, considerato il numero di dispositivi (devices) che  esistono in tutto il mondo. Facendo una breve ricerca ho scoperto che il numero di smartphone nel mondo è superiore ai due miliardi. Inoltre Facebook ha due miliardi di utenti mensili e circa un miliardo di questi utilizza la piattaforma quotidianamente. 800 milioni di persone accedono a Instagram ogni mese e 500 milioni almeno una volta al giorno.
Sono numeri significativi su cui è importante riflettere. Gli smartphone hanno compiuto (accomplished, carried out) una vera e propria rivoluzione dalla loro comparsa (appearence – da “comparire”) ad oggi. I vantaggi che gli smartphone hanno apportato alla nostra vita sono sotto gli occhi di tutti (are under everyone’s eyes), diventando in pochi anni un oggetto fondamentale che ha cambiato la nostra vita e le nostre abitudini. Ma come spesso capita, la tecnologia ha alcuni lati oscuri.
Provate a fare questo esperimento: la prossima volta che salite su un pullman, su un treno, che siete al ristorante, a una lezione a scuola o all’università – insomma, in qualsiasi luogo pubblico dove ci sono molte persone -provate a dare un’occhiata alle persone che vi circondano e contare quante di esse (=quante di queste, quante di loro) stanno utilizzando uno smartphone. Guardate i loro comportamenti, come molte di queste, per esempio, fanno scrolling su Facebook senza nemmeno fermarsi a leggere ciò che gli passa sotto gli occhi. Io ultimamente lo faccio spesso e devo dire che rimango sempre più sorpreso, se non scioccato. Sia ben chiaro: non sono un tecnofobo, non odio la tecnologia. Tutt’altro (quite the contrary). Sono il primo che utilizza la tecnologia costantemente. E se fossi privato dello smartphone – o ancora peggio, di internet! – probabilmente avrei una crisi nervosa (nervous breakdown). Ed è proprio questo il punto! La tecnologia ci ha cambiati profondamente.
Sono dell’idea che la tecnologia ormai sia una parte integrante (integral part, parte fondamentale) della nostra vita e non si possano prendere in considerazione approcci massimalisti come non possedere uno smartphone o non avere una connessione internet. I disagi che ne risulterebbero (would result from this, sarebbero causati da questosarebbero troppo grandi. La domanda che mi pongo è: non stiamo forse esagerando? Non stiamo diventando una società di telefono-dipendenti (mi sono inventato questa parola)? Se prima dell’avvento degli smartphone era più difficile diventare dipendenti dalla tecnologia, perché fondamentalmente l’accesso ad internet era limitato a un luogo fisico (il pc), ciò è cambiato radicalmente con l’avvento (=arrivo, comparsa) degli smartphone. L’intero universo di internet è potenzialmente sempre con noi, se non nella nostra mano comunque in tasca o sul comodino (bedside table) affianco a noi mentre dormiamo, ed è sempre lì che ci attira con il suo richiamo (call) insistente ad ogni momento del giorno e della notte. Vieni su Facebook! Apri Instagram! Dai un’occhiata a Twitter! La loro mera presenza ci distrae persino da attività come una conversazione con un amico o un parente: pensate alle notifiche che compaiono dal nulla e che per qualche secondo distolgono la nostra attenzione (take our attention away).
Gli smartphone hanno inoltre come effetto la nostra intolleranza alla noia. (la notifica di Facebook l’ho messa io, volevo vedere quanti di voi si sarebbe distratti). Dicevo, nei tempi morti (downtime – momenti in cui non abbiamo niente da fare), anche di pochi minuti, ci fiondiamo (lett. “to dash”, andare velocemente da qualche parte) subito sullo smartphone: per esempio quando dobbiamo aspettare l’autobus per due minuti o quando saliamo le scale mobili o prendiamo l’ascensore, il che può essere negativo perché si ritiene che la noia sia il momento in cui il nostro cervello ha le idee migliori (i grandi inventori, scienziati, scrittori del passato probabilmente si annoiavano spesso). Ma un’altra conseguenza del nostro uso degli smartphone è che la nostra curva di attenzione (attention span) diminuisce. Nel 2000, secondo uno studio di Microsoft, questa era in media di 12 secondi, mentre nel 2013 è scesa a 8 (un pesce rosso in media ha una curva di attenzione di 9 secondi).
Penso che la stragrande maggioranza (vast majority) di noi abbia fatto l’esperienza di trovarsi su una pagina o su un’app, come Facebook o Instagram, senza essersi accorto di averla aperta. A me capita spesso ed è qualcosa che sto cercando di cambiare, per esempio mettendo le icone di app come, appunto, Facebook o Instragram in luoghi meno accessibili. Come vi dicevo all’inizio, questo tema mi interessa (e preoccupa) molto ed è per questo che ho iniziato a leggere un libro, chiamato “Irresistible” di Adam Alter. In realtà sono ancora all’inizio, quindi magari farò un altro episodio in futuro se scoprirò qualcosa di interessante, ma da quanto ho scoperto finora la dipendenza dagli smartphone, da internet, dai dispositivi in generale, è una vera è propria dipendenza comportamentale (o behavioral addiction in inglese), che è poi uno dei temi centrali del libro. L’autore definisce “dipendenza comportamentale” un comportamento che “ha dei vantaggi nell’immediato (in the short-time) ma ha delle consequenze più pesanti in futuro. Le dipendenze comportamentali per lungo tempo sono state trascurate (neglected) dalla psicologia, ma ultimamente sono al centro di molta attenzione da parte degli studiosi e vengono sempre più considerate alla stregua delle (al pari di, allo stesso modo di) dipendenze da sostanze. Seconda la neuroscienziata americana Claire Gillan, che studia questa materia, i comportamenti di questo tipo, che generano dipendenza,  attivano le stesse aree del piacere – o sistemi di ricompensa (reward system)– nel nostro cervello attivate dall’utilizzo di sostanze, come le droghe.
In ogni caso, non sono un esperto e come ho già detto non ho ancora finito il libro, dunque non voglio tediarvi (=annoiarvi, think of “tedious”) con termini difficili e concetti di psicologia o neuroscienze perché rischierei di commettere degli errori.
Una cosa che però vi invito a fare, che sto cercando di fare anche io, è di essere più consapevoli di come utilizzate e del rapporto che avete con il vostro smartphone. Una cosa che ho fatto io è installare sul mio telefono un’applicazione Quality Time (per Android, per iOs esiste invece un’altra applicazione che si chiama “Moment”), che registrano il tuo uso quotidiano del telefono. Quanto spesso lo usi, per quanto tempo usi le singole applicazioni, quante volte sblocchi lo schermo (you unlock your screen), ecc. Ho scoperto, con un certo sgomento, (with some dismay) che uso il mio smartphone dalle due alle tre ore al giorno (l’autore dice che la media nel 2015 era di 2 ore e 48 minuti, ma probabilmente, secondo me almeno, oggi, nel 2018, è ancora di più) e che sblocco il telefono dalle 100 alle 120 volte al giorno. Questo senza tenere conto del tempo passato davanti allo schermo del computer.
Come ho già detto non voglio fare la morale (lecture, preach) dato che sono io il primo ad utilizzare la tecnologia costantemente. Dato però che tutti usiamo gli smartphone e altri dispositivi tutti i giorni e che sono di fatto un’estensione del corpo per molti di noi, è importante riflettere sul rapporto che abbiamo con loro.
Voglio concludere con una frase utilizzata da Adam Alter nel libro, tradotta da me in italiano: “Non dobbiamo usare un termine annacquato (watered-down) per descrivere le dipendenze comportamentali; dobbiamo renderci conto di quanto sono serie,  di quanto nuociono al (harm) nostro benessere collettivo e dell’attenzione che meritano. Le prove che abbiamo al momento sono preoccupanti e le tendenze indicano che ci stiamo addentrando in acque perigliose (we’re wading in dangerous waters)
Spero di non avervi inquietato (creeped you out) troppo e su queste note preoccupanti vi saluto. Vi ricordo che il Podcast è su instagram (podcast_italiano), ma, alla luce di quanto detto oggi, cercate di usarlo con moderazione (non il podcast, ma Instagram). Mi farebbe piacere leggere i vostri commenti sul tema. Come si usano gli smartphone nel vostro paese? Come li usate voi? Vi sentite dipendenti o cercate di limitarne l’uso? Potete commentare su podcastitaliano.com nella pagina dell’episodio, che tra l’altro contiene l’intera trascrizione di quanto ho appena detto. Se volete farmi un piacere ancora più grande potete inoltre lasciare una recensione al podcast su iTunes per aiutare altre persone a trovarlo. Detto questo, grazie per l’ascolto e alla prossima!

 

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