La parola “ciao” – Intermedio #13


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Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano!
In questo episodio di livello intermedio vi parlerò di una delle parole italiane più conosciute al mondo: sto parlando di “ciao”. Prima di iniziare, vi ricordo che potete leggere la trascrizione di questo episodio su podcastitaliano.com, dove troverete la traduzione delle parole più difficili.

Partiamo dall’etimologia, che per quanto riguarda la parola “ciao” è davvero interessante. Infatti la parola “ciao” deriva dal latino “sclavus”. In latino questa parola significava in origine “slavo”, ovvero una persona appartenente all’etnia  degli slavi. (belonging to the ethnicity of Slavs) Ma da sclavus deriva anche la parola “schiavo” (“slave” in inglese). Come si spiega? (how do you explain that?) Beh, dato che la maggior parte degli schiavi ai tempi dei romani veniva dalla regione dei Balcani, la parola “sclavus”, cioè “slavo”, assunse il significato di schiavo (took on the meaning of “slave”– assunse = passato remoto di assumere), servo,appunto.

Nella regione del Veneto, l’espressione “s-ciavo” (ovvero [sono vostro] schiavo), derivante appunto dalla parola “sclavus” e divenuta (=diventata) poi “s-ciao” era utilizzata come forma di saluto (greeting) Perché la parola “schiavo” veniva utilizzata per salutare altre persone? Beh, auto-definirsi “schiavo” di qualcuno significava mostrare profondo rispetto nei confronti del proprio interlocutore. Probabilmente si trattava (=era) infatti di un registro decisamente formale.
Dal veneziano “s-ciao”, il saluto è poi passato al lombardo nella forma “ciao” e da lì all’italiano, diventando sempre più diffuso in tutta la penisola dal 1800  in poi.
“Ciao” non è utilizzato solo in italiano, ma in tantissime altre lingue: in inglese, in spagnolo, in francese, in tedesco, e persino in lingue più lontane come il russo, l’estone o il macedone. Anche in Ungheria, dove mi trovo ora in Erasmus, ho sentito “ciao” pronunciato da qualcuno come saluto.

Perché “ciao” è così diffuso? Si pensa che sia stata l’immigrazione italiana a diffonderlo (it was the italian immigration that spreaded it) in tantissimi paesi del mondo. Noi italiani siamo andati un po’ in tutto e il mondo e, tra le tante cose che abbiamo esportato, c’è anche la parola “ciao”. Inoltre (ma questa è la mia teoria personale) la parola “ciao” è divertente da pronunciare (fun to pronounce). Sembra una parola simpatica (fun, nice, pleasant), una parola amichevole, come “aloha” in hawaiano. Secondo me il fattore fonetico potrebbe aver contribuito al suo successo. (might have contributed to its success)
Una differenza importante, però, è che nelle altre lingue “ciao” viene solitamente utilizzato solo per congedarsi (say goodbye), mentre in italiano si può utilizzare sia quando ci si incontra sia quando ci si congeda.

 

In italiano, “ciao” è considerato un saluto informale, che si può rivolgere (that can be addressed) ai propri familiari o amici.
Tuttavia, nella lingua di oggi, è sempre più comune utilizzare “ciao” per salutare persone che non conosciamo. Un giovane che si rivolge ad un altro giovane (o a una persona non troppo più anziana, diciamo fino ai quarant’anni) anche se non lo conosce, lo saluterà con “ciao”, dandogli del tu (addressing him with the informal “tu”). Quando “si da del tu” infatti ci si saluta dicendo “ciao”, mentre quando si da del “Lei” (address sb with the formal “Lei”) ci si saluta dicendo “buongiorno/buonasera”. Utilizzare sempre meno la forma di rispetto “Lei”, e sostituirla con “tu” è una tendenza dell’italiano di oggi. È normale entrare in un negozio ed essere salutati oppure salutare con un “ciao”. È invece molto raro salutare con “ciao” e dare del tu a persone anziane (eccetto i propri nonni, parenti o persone con cui si ha molta confidenza) o a persone che occupano posizioni di rilievo (prominent positions) (es professori, avvocati, medici, politici, ecc).

 

Infine, volevo parlarvi della canzone più famosa che ha nel titolo la parola “ciao”, ovvero…
[musica]
Si tratta di Bella Ciao, canto popolare nato tra i partigiani (partisans) durante la Seconda Guerra Mondiale, che combattevano contro l’invasore (invader), come viene chiamato, nazi-fascista. Dopo la guerra “Bella Ciao” ha avuto una grandissima fortuna (qui avere fortuna = avere successo), venendo cantata, tradotta e diffusa in tutto il mondo. Esistono tantissime versioni di “Bella Ciao” e altrettanto numerose sono le versioni storiche che cercano di rintracciare le sue origini. (track down its origins) Così numerose che un professore della mia precedente università ha dedicato un libro intero alla storia della canzone.
Benché “Bella Ciao” sia nata [in Italia] e legata alla vicende italiane,  in molte parti d’Europa è diventato un canto di ribellione (song of rebellion) contro regimi nazionalisti. Bella Ciao è stata cantata durante le proteste contro Erdogan nel 2013 in Turchia e nel 2015 per manifestare solidarietà (show solidarity) alle vittime dell’attacco terroristico nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi.
Alla fama di Bella Ciao ha contribuito (=helped it become more  famous) anche il suo utilizzo nella serie La Casa de Papel, che io personalmente non guardo, ma che è molto, molto famosa.
[Musica “Casa de Papel”]
La versione cantata nella serie è diventata poi un remix creato dal dj Hugel, che a giudicare dai 63 milioni di visualizzazioni su YouTube, ha riscosso un successo enorme (has been very successful).
[Remix di Hugel]

Questo è tutto quello che volevo raccontarvi in merito alla parola “ciao”. Spero che l’episodio vi sia piaciuto. Se è così, vi invito ad ascoltare gli altri episodi del podcast e, se vi sentite particolarmente gentili, potreste lasciare una recensione positiva a Podcast Italiano su Apple Podcasts. Vi ringrazio per l’ascolto e ci sentiamo nel prossimo episodio.

Ciao!

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