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Il signor Lanzetti (una storia per imparare “ci” e “ne”) – Intermedio #33

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Ciao a tutti ragazzi e ragazze, benvenuti, bentornati su Podcast Italiano. Finalmente un altro nuovo episodio del Podcast, era da un po’ di tempo, e la spiegazione della mia assenza qui sul podcast la sapete già probabilmente, ovvero è la mia tesi, sto ancora scrivendo la mia tesi e non dovrebbe mancare molto tempo alla, diciamo, ultimazione della tesi e quindi dopo che avrò finito avrò sicuramente molto molto più tempo per il podcast e sono davvero contento di potermi dedicare interamente al podcast, perché oramai è diventata, come forse sapete, la mia professione, cioè tutte le attività che faccio relative al podcast ed al canale YouTube e anche le lezioni di italiano.

A proposito di lezioni di italiano, ne sto facendo davvero tante anche con tanti di voi e dove le sto facendo? Le sto facendo su Italki. Italki 
è di nuovo lo sponsor di Podcast Italiano e lo sarà per i prossimi mesi, il che mi rende molto molto grato perché questo mi aiuta ancora di più in questa fase di transizione in cui sto cercando di rendere Podcast Italiano il mio lavoro, quindi grazie davvero ad Italki. Italki è un sito, una piattaforma dove potrete trovare un sacco di studenti di lingua, di qualsiasi lingua che vi possiate immaginare, tra cui anche ovviamente di italiano. Tra cui anche me. Sì, io insegno da Italki ormai dal 2016 ed è una cosa che mi piace fare moltissimo, ci sono diversi vantaggi per cui è meglio fare una lezione su Italki online che fare lezione con un insegnante privato faccia a faccia. Un motivo è il fatto che è molto più facile organizzarsi, potete farlo da casa vostra in qualsiasi momento, non dovete uscire di casa se è inverno nel vostro paese, non è bello affrontare il freddo. Seconda cosa, è più economico piuttosto che farlo con un insegnante reale in carne ed ossa diciamo. Terza cosa, potete vedere le recensioni degli insegnanti, quindi sapete in anticipo se un insegnante ha buone probabilità di piacervi. E i motivi sono altri, ma ne parleremo nelle prossime sponsorizzazioni, ve ne dico altri due: il primo è che se seguite il link in descrizione potrete avere 10 dollari di sconto sulla prima lezione che farete; e il secondo è che, come ho già detto, potete fare lezione anche con me. Vi dico, se volete fare lezione con me, meglio prenotare in anticipo perché ho molti studenti, altrimenti potrete fare lezione con i tantissimi insegnanti di italiano, validissimi insegnanti che ci sono su Italki che io consiglio caldamente.
Grazie ad Italki per il sostegno e ci sentiamo l’episodio.

Fai una lezione di italiano con me o con altri insegnanti su Italki e ottieni gratuitamente 10 $ in crediti.

L’episodio di oggi è un po’ particolare e non so se è abbastanza facile per essere considerato un episodio di livello intermedio, potrebbe essere tra l’intermedio e l’avanzato, però mi direte voi. In ogni caso ora vi spiego di cosa si tratta. Sapete che a me piace raccontare storie, o meglio l’ho fatto con la storia di Italo, una storia per studenti di livello principiante che era divisa in cinque capitoli. Magari qualcuno di voi l’ha ascoltata, magari per iniziare ad imparare l’italiano e adesso sa l’italiano molto meglio, però ha iniziato da quello. Non lo so, magari qualcuno di voi che ha fatto questo percorso c’è. Secondo me lo storytelling è uno strumento molto molto importante e davvero molto divertente nell’apprendimento e anche nell’insegnamento di una lingua, e oggi ho voluto cimentarmi nuovamente nello storytelling. Però nello storytelling audio, che a me piace molto, perché mi piace un sacco aggiungere effetti sonori e creare un’atmosfera sonora attorno al testo, attorno alla storia. Il modello è un po’ simile alla storia che aveva scritto Erika, sempre di livello intermedio, che era incentrata intorno ai verbi 
sapere, potere, riuscire, essere in grado. Era una storia quindi con un focus grammaticale, se vogliamo dire (meglio: per così dire).
 E questa è una storia simile perché è una storia per imparare le parole “ci” e “ne”, o meglio aiutarvi a fare attenzione a come si usano queste parole. Sì, perché è una storia abbastanza lunga, di 15 minuti, in cui ho usato tantissime volte varie espressioni con “ci” e con “ne”. Come vi consiglio di usare questo episodio? Ma, io vi consiglio, cercate la prima volta di ascoltarlo per piacere, per capire la storia e per divertirvi sostanzialmente. Poi vi consiglio di fare un altro ascolto in cui cercate di fare attenzione a tutti i diversi usi di “ci” e “ne” e anche di capire perché li ho utilizzati in questa maniera. Questa è una mia proposta, potete utilizzare l’episodio come vi pare e piace sinceramente, però io consiglio sempre questa tecnica dell’ascolto consapevole, lo chiamo io: quindi va bene ascoltare per capire, ascoltare per anche godersi ciò che viene detto, ma è molto, è una tecnica molto molto efficace secondo me quella di ascoltare per notare, ascoltare per fare attenzione a tutti i dettagli grammaticali, a tutti i dettagli lessicali e chiedersi “Mmm, ma perché ha usato questo “ci”, mmm ma perché ha usato questa parola?” quindi fare molta molta attenzione a tutti i dettagli. Io vi consiglio di fare entrambe le cose.
Nell’episodio ho anche inserito due o tre personaggi con alcuni accenti regionali che ho provato ad imitare io, e risulteranno sicuramente un pochino più difficili da capire ma penso che possa essere anche un buon esercizio per voi, inoltre l’ho fatto perché io mi diverto a farlo e secondo me aggiunge un po’ di colore alla storia avere diversi accenti italiani al suo interno. In ogni caso se non capite qualcosa troverete la trascrizione integrale dell’episodio su Podcast Italiano, quindi potete verificare tutto. Ora un breve riassunto di come si utilizzano “ci” e “ne” per rinfrescarci un po’ la memoria prima di passare all’episodio.

Come si usa “ci”
– Iniziamo da “ci”; “ci” può essere un pronome riflessivo, quindi: “ci vediamo, ci sentiamo”.

– “Ci” può essere un pronome diretto e anche indiretto: “Giovanni ci ha visto mentre entravamo al cinema” oppure “Giovanni ci ha consigliato di non andare al cinema”. Quindi “noi” nel primo caso; “a noi” nel secondo caso.

– “Ci” può essere utilizzato con “essere” quindi: C’è, ci sono, ci siamo, quindi esistere.

– “Ci” può essere usato per sostituire “a” quindi pensare ad una cosa, credere ad una cosa può diventare “pensarci o crederci”.

– Ma può anche sostituire “con” quindi: “ieri ho visto Giovanni (sempre Giovanni) e ci ho parlato per 5 minuti”.

– “Ci” può anche sostituire un luogo, quindi: “alla festa di Marcello non ci vado, non ci voglio andare”, cioè non voglio andare là, quindi sostanzialmente sostituisce “là” oppure a un luogo.

– E si usa in vari verbi pronominali, quindi: “ci vogliono”, “ci vogliono cinque minuti per fare qualcosa” o “ci metto cinque minuti per fare qualcosa”, oppure verbi come “vederci”, o “sentirci”: “ci vedo, non ci vedo niente, “non ho gli occhiali, senza occhiali non ci vedo” oppure: “senza l’apparecchio acustico non ci sento”. A volte si utilizza con il verbo avere, quindi: “non ce le ho le chiavi” è un uso pleonastico, quindi superfluo, ma estremamente comune in italiano. Quindi non ce l’ho io, non ho io qualcosa: “non ce l’ho, non ce le ho le chiavi”. Oppure altri verbi come capire: “non ci capisco nulla” questo è molto velocemente come si usa “Ci” so che è complicato però questi sono gli usi di base.

Come si usa “ne”
– Passiamo ora a “ne”. “Ne” innanzitutto può indicare una parte di qualcosa: “vuoi dell’altra pasta? No, non ne voglio più”, “non voglio più di pasta”, non voglio più parte di pasta, non ne voglio più. “Al concerto erano previste cinquemila persone, ma ce n’erano solamente duemila”. Quindi “ce” il primo “ce” è il ce del verbo esserci, n’erano, la “n” di “n’erano” indica “di loro”. Quindi di una parte di queste tremila, ce n’erano solamente tremila.

– “Ne” si usa anche con tanti, non voglio dire tutti, ma con tanti verbi che hanno la preposizione “di” quindi: “voi parlate di qualcosa” potete anche parlarne. “Mi è successo qualcosa ma non te ne voglio parlare adesso, te ne parlerò dopo, te lo dirò dopo, ti parlerò di questo dopo.

– E infine “ne” può essere anche andarsene da un luogo, da un luogo o da una situazione, quindi: “me ne sono andato, me ne vado, oppure “uscirne da una situazione”. È una situazione difficile ma bisogna uscirne. Inoltre, se volete sentire un’analisi più approfondita di quanto ho detto in questo episodio, forse sapete, io ho un podcast esclusivo. Un podcast esclusivo? Ma cosa stai dicendo Davide? Sì, forse ormai lo sapete, io ho il mio podcast di italiano club, all’interno del quale faccio un podcast esclusivo che si chiama “Tre parole” che di solito uso per prendere tre parole che uso in uno dei miei episodi o uno dei miei video e per approfondire queste parole e per aiutare i miei studenti a ricordarsi queste parole. E per questo episodio farò una cosa un po’ diversa, analizzerò alcuni degli usi di “ci” e “ne” di questo episodio. Quindi se vi interessa, andate a dare un’occhiata al Podcast Italiano Club, ci sono già 90 persone e sono contente di farne parte credo, non lo so chiedete a loro se sono contente, ma penso di sì. E ora finalmente possiamo sentirci la storia. Buon ascolto!

Ascolta l’analisi super dettagliata dell’episodio sul Podcast Italiano Club

mancare: essere rimasto
(is left)

ultimazione: completamento
(completion)

grato: riconoscente
(grateful)

affrontare: avere a che fare con una difficoltà
(to face)

in anticipo: 
(early, in advance)

percorso: cammino, tragitto
(way, path, route)

cimentarsi: mettersi alla prova in qualcosa
(to take on, to dabble in)

incentrata intorno: 
basato su
(centered around)

come mi/ti/gli/ecc. pare e piace: 
as (pron.) please, as (pron.) wish

 

 

 

risultare
dimostrare essere, rivelarsi
(turn out to be)

 

 Il signor Fabrizio Lanzetti faceva di professione il capotreno. Il capotreno è colui che lavora su un treno e si occupa di diverse mansioni. A volte oltre al Capotreno c’è anche il controllore, la persona che controlla i biglietti su un treno. Normalmente però nei treni regionali, dove lavorava di solito Lanzetti, il Capotreno ricopre entrambe le funzioni. È una professione molto importante, perché sul treno ci viaggiano tante persone e non tutte le persone che ci salgono sono provviste di biglietto. Il lavoro di Lanzetti, tra le altre cose, prevedeva che perlustrasse tutto il treno da cima a fondo e chiedesse il biglietto a tutte le persone che ci salivano. Quel bel giorno di primavera il treno su cui Lanzetti era di turno ci avrebbe messo un’ora e dieci minuti per arrivare a destinazione. Lanzetti doveva fare la sua perlustrazione del treno tre volte durante il viaggio e andare a chiedere alle persone a cui non lo aveva ancora chiesto di mostrargli il biglietto. Ci metteva di solito 15 minuti a percorrere tutto il treno, nel migliore dei casi, ovvero quando ce l’avevano tutti, se no ce ne volevano anche di più. Di persone che salgono senza biglietto ce ne sono, più spesso di quanto si potrebbe immaginare. Arrivato al terzo vagone  arrivò da un signore anziano vestito di tutto punto, con giacca e cravatta elegantissime. Gli chiese il biglietto.

– Il biglietto, per favore.

L’uomo sembrava totalmente addormentato. A volte succedeva che qualche passeggero dormisse quando Lanzetti passava a chiedere i biglietti. Allora ripetè, a voce più alta:

– Il biglietto, per favore.

Nessuna risposta dall’uomo, che continuava a dormire con la bocca aperta. Lanzetti pensò: “Forse non ci sente… magari è
sordo…”. Si schiarì la voce.

– Ahem. Signore! Il biglietto, per favore!

Ma l’uomo non voleva saperne di svegliarsi e continuava a dormire, addirittura russando. Lanzetti pensò: “Magari sta facendo finta. Magari è una tattica, semplicemente non ha il biglietto”. Sapeva di doverlo svegliare. Non ne aveva molta voglia e in generale non era mai contento di dover affrontare individui come il signore addormentato.  Preferiva di gran lunga
quando la sua perlustrazione filava liscia. Ma c’era abituato: di persone strane Lanzetti ne aveva viste tante, nella sua lunga carriera da capotreno. Perché in fin dei conti il treno, soprattutto regionale, è un mezzo abbastanza democratico, ci vanno tutti: ingegneri, studenti, disoccupati, vecchi, giovani. E spesso capitava che ci salissero persone strane. Lanzetti nel corso degli anni aveva sviluppato un intuito per le situazioni problematiche: sapeva in anticipo quando avrebbe dovuto litigare con le persone che non ne volevano proprio sapere di pagare la multa. Non amava litigarci, ma era il suo mestiere. I suoi superiori erano
stati chiari: “D’ora in poi niente più eccezioni! Chi non ha il biglietto deve pagare la multa e scendersene dal treno!”. Lanzetti quindi doveva fare l’arrabbiato, doveva insistere e nel caso fare la multa. Non poteva accettare scuse del tipo “Ce l’ho, l’abbonamento, solo che l’ho dimenticato a casa…”. O a volte giustificazioni assurde come: “Controllore, ce l’ho l’abbonamento, ma me l’ha mangiato il cane…” Ne sentiva spesso, di scuse strane, ci aveva fatto l’abitudine nel corso degli anni.
L’uomo continuava a dormire, così Lanzetti decise di toccarlo sulla spalla per svegliarlo. Nessuna reazione. Lanzetti lo toccò con maggiore forza. L’uomo aprì gli occhi, sembrava intorpidito. Disse con voce ancora addormentata:

         Ma chi sei? Perché mi hai svegliato? Stavo facendo un risposino. – disse con un accento romano abbastanza marcato.

Lanzetti era confuso. – Signore, sono il capotreno. Mi serve il suo biglietto.

         Eh, il biglietto… avercelo, il biglietto… il biglietto non ce l’ho. senti, lasciami, dormire, stavo facendo un bel sogno e vorrei finirlo. Che ne dici?

   Prego? – rispose sempre più confuso Lanzetti, che ci capiva poco.

         Grazie per la visita, ora se non ti dispiace puoi andartene. Fammi riprendere il sogno che stavo facendo– disse e chiuse gli occhi come per rimettersi a dormire.

Lanzetti non ci poteva credere. Ma chi era quel pazzo? Nella sua carriera ne aveva viste delle bellema questa aveva dell’incredibile.

 

         Signore, dormirà a casa quando ci arriverà, ora è su un treno, io sono il controllore, mi deve mostrare il biglietto. Il signore iniziò a russareLanzetti non ci poteva proprio credere.

– Signore! – urlò. Tutto il vagone tacque per seguire ciò che stava accadendo. 

– Oh, ma non te sei ancora ancora andato? Ma che vuoi dalla mia vita? Non ho capito – rispose l’uomo, che sembrava infastidito. – Ce l’hai con me? Che ti  ho fatto? Sto cercando di dormire e non mi lasci. Ma non si può nemmeno più dormire?

 

  Se voleva dormire poteva restarsene a casa. Ora mi dia il biglietto, se no mi vedo costretto a farle la multa.

         E fammi sta multa, se proprio vuoi… tanto me ne frego.
– disse l’uomo, quasi rassegnato.

         Prego? – ripetè Lanzetti sempre più basito.

         Me ne frego. Me ne infischio.
Sai quante multe ricevo? Mai pagata nemmeno una. Ora lasciami in pace e non ci provà a svegliarmi un’altra volta. Stavo  a sognà di cantare sul palco del festival di Sanremo e mi hai interrotto il sogno.

         Ma lei come osa? Come si permette?! – Lanzetti
non credeva a tanta insolenza. – Va bene, allora mi dica nome, cognome, indirizzo, data di nascita e le facciamo una multa.- ma Lanzetti fa interrotto da un forte grugnito. L’uomo si era messo di nuovo  a russare! “Figuriamoci, c’era da aspettarselo” pensò
Lanzetti, che si era ritrovato improvvisamente in una delle situazioni più strane della sua carriera e non sapeva come uscirne. Tanti in passato non volevano pagare il biglietto, ma nessuno si era mai messo a dormire impunemente di fronte ai suoi occhi. “Che poi, chi diamine russa così? Chiaramente sta fingendo”.

         Signore, sa che sta facendo interruzione di pubblico servizio? È un reato penale! Se ne rende conto? –
l’uomo non ne voleva sapere e proseguiva a dormire, o a fare finta di dormire. D’altronde, come ci si può addormentare così in fretta? – Alla prossima stazione verrà accompagnato fuori dal treno da un agente di polizia. Non faccia resistenza. In quei casi Lanzetti doveva chiamare la stazione e avvisare di ciò che stava accadendo sul treno. La polizia sarebbe salita e si sarebbe portata via l’uomo. Lanzetti chiamò in stazione e avvisò di quanto stava accadendo. Dalla stazione risposero che avrebbero mandato un agente. Il treno giunse in stazione 10 minuti dopo. Lanzetti chiese agli altri passeggeri sul vagone:

– Non è che potete, per favore, controllare che non se ne vada via? Ci manca ancora che se ne scappi via. Torno subito, ci metto un secondo.

Lanzetti scese dal treno. Gli venne incontro l’agente di polizia, il suo amico Salvatore, che gli chiese:

– Uè Fabbrì. Ma che è successo, ‘sta volta? Uno che non paga?

– Non solo uno che non paga, ma addirittura si mette a dormire quando gli dico di farlo!

– Ma veramente?

– Vacci a parlare tu, provaci tu… con me non ne vuole sapere. Anzi, buttalo fuori dal treno direttamente! – Lanzetti era evidentemente su tutte le furie.

– Vabbè dai, andiamo a vedere, va… – disse il poliziotto,
con aria di rassegnazione.

Giunti al vagone del signore anziano il volto del poliziotto
si illuminò:
– Professore! Ma che ci fa qua?
Lanzetti non ci capiva nulla. I due si conoscevano? L’uomo riaprì gli occhi e riconobbe l’agente di polizia:

– Oh, Salvatore! Come stai? Che bella sorpresa. Stavo facendo un pisolino, ma mi fa piacere che sei venuto a trovarmi. Come sta tua figlia?

         Bene, bene – rispose l’agente – Mariuccia ha
iniziato le medie, sta crescendo troppo veloce, da non crederci. –
Poi si rivolse a Lanzetti: – Scusami Fabbrì, questo è il mio ex-professore di italiano del liceo! Ma ci pensi? Che casualità! Non ci vedevamo da un sacco di tempo! – e riprese a parlare al signore anziano: –  Mi sembra ieri che la tenevo in braccio,
Mariuccia! E lei? Che mi racconta? Insegna ancora alla scuola? O è in pensione?

         No, ci mancherebbe ancora, grazie al cielo sono in pensione. Non ce la facevo più a insegnare, sono troppo anziano. Dovremmo vederci per un bel caffè, che ne dici? Così mi racconti tutto.

         E come no! Quando vuole organizziamo e ci prendiamo un bel caffè.

A Lanzetti la situazione sembrava 
surreale. Anche  il poliziotto era uscito di testa e si era messo a fare quattro chiacchiere con il vecchio! Palesemente irritato, si rivolse all’amico:

– Salvatore, ma che fai?! Guarda che questo è l’uomo che non paga il biglietto!

– E vabbè, Fabbrì, però non lo vedevo da un po’. Fammi
ci fare due chiacchiere, dai… lo adoravo quando andavo a scuola, era il mio professore preferito! 

Lanzetti non ne poteva più sapere.

– Ma siete impazziti tutti?! Vi è dato di volta il cervello?! Ma che è sto 
salottino?! Questo è un treno che deve ripartire! Siamo già in ritardo! Salvatore, ma che fai? Questo tizio si rifiutava di pagare fino a due secondi fa, si metteva a dormire al posto di parlarmi! Ma te ne rendi conto? E tu ci fai salotto? Col treno fermo in stazione? Stiamo bloccando tutto il traffico ferroviario! Improvvisamente da dietro la porta uscì un uomo dai capelli ricci e biondi. Era Giovanni, collega di Lanzetti, anche lui capotreno, ma che non doveva essere su quel treno in quel momento. Aveva filmato tutta la scena con una videocamera. Esclamò: 

 – Auguri Fabrizio!
Ci sei cascato! 

Tutto il vagone inizò ad applaudirlo ed acclamarlo. 

– Ci sono cascato? Ma che sta succedendo?! Auguri di che?! Ma siete impazziti?!

Giovanni gli disse, continuando a filmare:

– Ma come, Fabrizio! Non ricordi? Quanti
ne abbiamo oggi? Su, pensaci.

 

– Oggi è il… 12 marzo.

– 12 marzo.. e? Non ti dice niente, questa
data? Fabrizio! Dodici marzo! Lanzetti si rese conto. Il 12 marzo, trent’anni prima, aveva iniziato a fare quel lavoro.

         Trent’anni di lavoro! – sovvenne a Lanzetti.

         Bravo, ci sei arrivato! Un
applauso a Fabrizio, trent’anni di onorata carriera!
E di nuovo tutto il vagone prese ad applaudire.

         Complimenti, Fabbrì! – disse l’agente, singhiozzando
e abbracciando Lanzetti. “Trent’anni, te ne rendi conto? Io prima che ci arrivo a trent’anni di carriera ce ne vuole

         Grazie, ragazzi, non me l’aspettavo proprio… non
ho parole…  però il treno è fermo! Siamo
fermi in stazione! Dobbiamo ripartire subito! Se no non ci arrivo
nemmeno alla fine di questo viaggio, mi licenziano prima!

         E rilassati, Fabbrì, non hai mai sgarrato in
trent’anni! Sei un dipendente modello. Che vuoi che succeda se per una volta fai arrabbiare i capi… – lo rassicurò Giovanni.

Lanzetti scese dal treno e fischiò, indicando al conducente che si poteva ripartire. Lanzetti però voleva sapere:

– E dunque lui chi è? – indicando il signore anziano.

         Non lo riconosci? – disse Giovanni, poi
rivolgendosi al signore anziano: – Glielo dica lei!

         Buongiorno, sono Michele Carli, non sono
l’ex-professore pazzo del suo amico. Sono l’amministratore delegato di Trenitalia. Sono venuto da Roma apposta per vederla e festeggiare con lei i suoi trent’anni di carriera. Ho sentito parlare molto bene di lei, signor Lanzetti. Mi hanno convinto a fare questa scenetta ridicola sul treno, i suoi amici. Le confesso, non è stato facile, non sono il tipo da fare questo cose Però oggi ho fatto un’eccezione per lei. So che sono stato un po’ impudente, non me ne voglia, interpretavo una parte. Lei si è dimostrato anche in questa occasione l’impiegato modello che è stato in questi trent’anni. A proposito, sono venuto a portarle questa. – Tirò fuori dallo zaino una targhetta d’oro, con il simbolo di Trenitalia, con su scritto: “A Fabrizio Lanzetti, per trent’anni di onorata carriera in Trenitalia. Michele Carli, amministratore delegato”.

         Sono… non so che dire! – balbettò Lanzetti. – La
ringrazio! – sembrando un po’ commosso.

– La ringraziamo tutti noi per il suo lavoro questi trent’anni. Ah, a
proposito, dopo parliamo di un aumento dello stipendio. Se lo merita. – disse Michele Carli, che si era trasformato in una persona molto più seria e formale, completamente diversa rispetto al signore anziano insolente e un po’ stordito che interpretava fino a un attimo prima.

Tutti e quattro, Lanzetti, Michele 
Carli, Salvatore e Giovanni, arrivarono al capolinea, dove li stava aspettando un gruppo di ferrovieri, impiegati dei treni, che gli avevano preparato una festicciola. Festeggiarono insieme giovani e anziani, brindarono alla carriera di Lanzetti, ancora incredulo. Era venuto l’amministratore delegato da Roma, apposta per lui! Pensò: “Il duro lavoro paga”. Inutile dire che fu il giorno più bello della sua lunga e onorata carriera da capotreno.

Ascolta l’analisi super dettagliata dell’episodio sul Podcast Italiano Club

 

 

capotreno:
responsabile del treno
(train manager)

perlustrare
ispezionare un luogo
(examine, scour)

da cima a fondo:
dall’inizio alla fine
(through and through)

di turno:
che fa il turno 
(on duty, on shift)

vestito di tutto punto:
vestito in maniera elegante
(dressed up)

sordo:
chi non (ci) sente
(deaf)

schiarirsi la voce:
(clear one’s throat)

non volerne sapere di fare qualcosa:
non voler fare qualcosa per niente
(not want to hear a thing about)

filare liscio:
avvenire senza alcun problema
(to go smoothly)





fare l’arrabbiato:
comportarsi da persona arrabbiata
(to act angry)

farci l’abitudine:
abituarsi
(to get used to)

intorpidito:
addormentato
(numb)

riposino
pisolino, sonnellino
(nap)

avercelo, il biglietto
Magari ce l’avessi!
(I wish I had it!)









vederne delle belle:
vedere cose strane
(see crazy things)

russare
respirare rumorosamente nel sonno
(snore)

Tacere
smettere di parlare
(to go silent)

Avercela con qualcuno
(essere arrabbiato con qualcuno)
To be angry at someone

Me ne frego, me ne infischio
I don’t care

Provà/sognà:
provare/sognare in romano

Insolenza:
(mancanza di rispetto)
insolence

Grugnito:
(verso tipo maiale)
grunt

c’era da aspettarselo:
dovevamo aspettarcelo
(that’s to be expected)

reato penale
(criminal offence)

d’altronde:
dopo tutto…
(after all, besides)





ci manca ancora che: 
(the last thing we need is…)










Su tutte le furie
furioso
(furious)










pisolino:
vedi “riposino” sopra











Ci mancherebbe ancora:
Vedi “ci mancherebbe altro” sopra
















Salottino:
luogo dove le persone che si mettono a chiacchierare
(parlour), diciamo “fare salotto”



cascarci:
credere a uno scherzo
(to fall for something)






Quanti ne abbiamo?
(what date is it today)





sovvenire:
venire in mente
(come to mind)

arrivarci:
capire qualcosa


ce ne vuole :
manca molto tempo
(I have a long way to go)








conducente:
guidatore
(driver)





amministratore delegato:
CEO

impudente:
impertinente
(insolent, cocky)



targhetta:
(piccola targa)
plate

onorata carriera:
honorable service

balbettare:
parlare con qualche problema
(to stutter, to mumble)

commosso:
essere molto emozionato, toccato
(to be moved)

aumento dello stipendio:
(salary raise)

stordito:
scemo, che non capisce niente
foolish, silly

Fatemi sapere cosa ve ne è parso di questo episodio, io come
sempre mi diverto molto a fare queste cose creative. Chiaramente ci vuole il triplo del tempo rispetto ad un episodio normale, perché devo mettere anche gli effetti sonori, la musica, scrivere tutto, è molto molto complicato, però spero che il risultato vi sia piaciuto e se volete supportare Podcast Italiano e me nella fattispecie al fine che io possa creare altri episodi di questo tipo, andate a dare un’occhiata al Podcast Italiano Club dove troverete anche l’analisi extra di questo episodio oppure potete come sempre fare una donazione libera su PayPal, troverete come al solito il link alla mia pagina PayPal nella descrizione del podcast, oppure sul sito podcastitaliano.com. A proposito, volevo ringraziare anche Sarah, Alessandro, Hillary, Martin, Marvin, Wolfgang e Stephen, grazie a voi per le vostre donazioni molto generose, per il sostegno che mi date e per la possibilità che mi concedete di provare a fare questo nella vita e non andare a lavorare in azienda. Grazie ancora e alla prossima. 

 

4 thoughts on “Il signor Lanzetti (una storia per imparare “ci” e “ne”) – Intermedio #33”

  1. Bravo Davide! Quest’episodio mi è piaciuto moltissimo! Spero che creerà più come questo!

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