La storia di Italo, cap. 3 – Principiante #8


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Capitolo uno
Capitolo due

Ciao a tutti. Benvenuti o bentornati su Podcast Italiano, questo è il terzo capitolo de “La Storia di Italo”, una storia di livello principiante per chi impara l’italiano. La storia è scritta e narrata da me, Davide Gemello, ed Erika Porreca. La musica è scritta da me. Se non avete sentito il primo ed il secondo episodio, ascoltateli prima di ascoltare questo. Leggete anche la trascrizione e la traduzione di questo episodio in inglese su podcastitaliano.com.
Buon ascolto!


 

Il mio aereo atterra a Milano, una delle città italiane più famose. Non ho tempo di visitarla, però. Un treno per Torino mi sta aspettando.
My plane lands in Milan, one of the most famous cities in Italy. I haven’t got time to visit it, though. A train to Turin is waiting for me.

Mi piace viaggiare in treno, vedere il paesaggio cambiare fuori dal finestrino. Attorno a me tutti parlano italiano. Cerco di ascoltare e capire il più possibile.
I like travelling by train, seeing the landscape change outside the window. Everybody is speaking Italian around me. I try to listen and understand as much as possible.

Arrivo a Torino alle due del pomeriggio. Il sole splende alto nel cielo, fa caldissimo, sono stanco, ma non sono mai stato così felice.
I arrive in Turin at two in the afternoon. The sun is shining high in the sky. It’s very hot and I’m tired, but I’ve never been this happy.

La stazione di Torino è bellissima, non troppo grande, ma molto elegante. Uscendo, vedo un grande corso e mi sento un po’ smarrito. Non so bene dove andare.
Turin’s train station is beautiful, not too big but very elegant.

“Serve aiuto?” mi chiede una signora, con uno strano accento.
“Do you need help?” asks a lady with a strange accent.

“Deve andare a Fiat Mirafiori” dico, e subito mi accorgo di aver commesso un errore. “Devo andare”, non “deve”.
“I needs to go to Fiat Mirafiori” I say, and I immediately notice that I’ve made a mistake. “I need to go, not needs”.

La signora però ha capito: “Prenda il tram 18 allora. Ferma proprio qui. 6 fermate e poi deve scendere. Le regalo il mio biglietto, non mi serve più.”
But the lady understood anyway: “Get on tram 18. It stops right here. 6 stops and then you get off. You can have my ticket, I don’t need it anymore.”

“Grazie mille!”
“Thank you so much!”

“Arrivederci!”
“Goodbye!”

La signora se ne va e io mi sento molto fortunato.
The lady leaves and I feel very lucky.

Prendo il tram. Attraverso la città con i suoi bei palazzi alti e bianchi e i suoi larghi viali alberati. Quando scendo, vedo davanti a me un edificio di cinque piani, largo e bianco. Enorme. È la Fiat: la fabbrica di automobili più grande d’Italia e la più antica d’Europa. Persone da ogni regione d’Italia sono venute a Torino per lavorare qui. Anche mio padre. Entro dall’ingresso principale.
I get on the tram. I ride across the city, with its beautiful  tall white buildings and its wide tree-lined avenues. When I get off, I see  a wide, white, five-story building in front of me. It’s the largest car factory in Italy and the oldest in Europe. People from all parts of Italy came to Turin to work here. My father, too. I go inside through the main entrance.

Subito, un uomo dai capelli bianchi mi ferma. “Posso aiutarla?”
Immediately, a man with white hair stops me. “Can I help you?”

“Si, sto cercando informazioni su un uomo che lavorava qui circa 30 anni fa.”
“Yes, actually, I’m looking for information on a man who used to work here 30 years ago.”

“Allora mi dica, io lavoro qua da molti anni e ho conosciuto molte persone. Forse posso aiutarla. Ha mica una foto?”

“I’ve been working here for several years and I’ve met many people. Maybe I can help you. Do you have a photo?”

“Purtroppo no. So solo che si chiamava Carlo, era sposato con una donna di nome Paola. Io sono suo figlio, ma non l’ho mai davvero conosciuto. Mi hanno mandato a vivere in America quando è scoppiata la guerra. Ora lo sto cercando.”
“Unfortunately I don’t. I just know that his name was Carlo, he was married to a woman named Paola. I’m his son, but I’ve never met him. They sent me to America when the war broke out. I’m looking for him now”.

Ho provato mille volte queste frasi insieme alla mia insegnante Patrizia, le dico senza fare neanche un errore.
I rehearsed these sentences a thousand times with my teacher Patrizia and I say them without making any mistakes.

“Mmm… Carlo… Paola… trent’anni fa… è passato molto tempo” dice l’anziano.
“Hmm… Carlo… Paola… thirty years ago… it’s been a long time” says the old man.

“Lo so, ma io sono speranzoso” rispondo.
“I know, but I’m hopeful” I answer.

“Ricordo tre uomini di nome Carlo più o meno della mia età: uno ha lavorato qui fino a pochi anni fa, ma ora è in pensione. Un altro, un toscano, si è licenziato negli anni 60 per aprire un negozio di sartoria, che era il suo sogno. Il terzo invece era partito per la guerra, e poi non l’ho mai più visto.”
“I remember three men named Carlo who were about my age: one worked here until just a few years ago, but he’s retired now. And another one, a man from Tuscany, left in the 60s to open a tailor’s shop, which was his dream. The third one left for war and I haven’t seen him since”.

Vengo preso dalla paura: mio padre potrebbe essere morto, potrei non conoscerlo mai.
I freeze in fear: my father could be dead and I may never get to meet him.

L’uomo prende un foglio e inizia a scrivere:
The man takes a piece of paper and starts writing:

“Carlo Rastrelli – in pensione
Carlo Baldini – negozio di Sartoria “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – andato in guerra”

“Carlo Rastrelli – retired
Carlo Baldini – tailor’s shop “Su misura”, via Madama Cristina.
Carlo Bianchi – went to war”.

“Ecco tutto quello che so, spero di esserle stato utile. Buona fortuna, signor…?”
“This is all I know, I hope I was helpful. Good luck, mr….?”

“Italo. Grazie molte. È stato gentilissimo.”
“Italo. Thanks a lot. You’ve been very helpful.”

Inizierò le mie ricerche dal negozio di sartoria, visto che ho l’indirizzo. Non sto nella pelle. Ora ho alcuni indizi e soprattutto tanta, tanta speranza.
“I’ll start my research at the tailor shop, since I know the address. I can’t wait. Now I have some clues and, most importantly, a lot of hope.

 


Anche il terzo capitolo de “La Storia di Italo” è arrivato alla sua conclusione. Speriamo che vi sia piaciuto, a me e ad Erika piace molto fare queste storie e ci divertiamo anche con gli effetti sonori, io con la musica. Pensiamo sia un lavoro simpatico. A proposito, sono in compagnia di Erika in questo momento.

– Ciao.

– Erika che sta dietro alla scrittura dell’episodio, ha scritto la maggior parte di ciò che avete sentito fin’ora, mentre io lavoro sugli altri aspetti. Ma in ogni caso è un lavoro di squadra e penso il risultato sia buono. Vuoi dire qualcosa Erika?

– Sì, spero, come hai detto tutto, che vi piaccia la storia, che la troviate interessante, che vi intrattenga, che sia utile per il vostro italiano e che, appunto, possiate apprezzare il lavoro che facciamo.

– Detto questo, ci vediamo nel prossimo capitolo, nel quarto capitolo de “La Storia di Italo”. Ciao!

– Ciao!

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